BOLOGNA: PAROLA AD ALFREDO!

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Il 18 maggio al tribunale di Bologna si è svolta la seconda udienza contro 6 compagnx, imputatx per fatti specifici inerenti la mobilitazione del 2022-23 al fianco di Alfredo contro il 41bis e l’ergastolo ostativo.
In quest’udienza sono stati sentiti diversi testimoni e, tra loro, ha potuto prendere parola anche lo stesso Alfredo, in videoconferenza dal carcere di Bancali.
La sue emozione, unita a quella della trentina di compagnx presenti in aula, è stata fin da subito palpabile. Alfredo ha esordito con queste parole
In questo momento è emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all’epoca c’erano Sara e Sandrone che ora sono morti e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere.
Ha proseguito parlando delle motivazioni che nel 2022 , appena trasferito in 41 bis, l’hanno spinto ad intraprendere uno sciopero ad oltranza. Motivazioni che, come lui stesso ha ricordato, hanno trovato ampia diffusione nella mobilitazione internazionale che ha sostenuto la sua lotta. Ha evidenziato che, senza il sostegno ricevuto da fuori, sarebbe stato condannato all’ergastolo ostativo e che la sua lotta è stata mossa dalla necessità che la sua detenzione in 41 bis non creasse un precedente estendibile al movimento.
A seguito di questo Alfredo ha raccontato il suo attuale stato di isolamento. Ha ribadito di essere sottoposto ad un blocco pressoché totale della posta che attualmente (a differenza del periodo antecedente la mobilitazione) vale anche per le notifiche della posta trattenuta. Non riceve corrispondenza da mesi, gli è stata recapitata di recente una lettera di dicembre 2025.
Ha poi parlato dell’ormai risaputa impossibilità dell’accesso ai libri, sia tramite acquisto attraverso cataloghi che tramite la biblioteca centrale del carcere. Ha raccontato il paradosso del suo isolamento, avendo avuto notizia di larga parte delle mobilitazioni anarchiche degli ultimi anni attraverso il corposissimo fascicolo che motiva il suo rinnovo al 41 bis, definito dalle stesse guardie che gliel’hanno notificato “il più corposo della storia del 41bis”.
Come ulteriore elemento della sua carcerazione ha descritto un 41bis che va allargandosi sempre più a persone prima non colpite da questo regime, in un progressivo abbassamento della soglia di accesso, citando l’esempio di un detenuto passato dall’ AS al 41bis perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Quest’occasione ha consentito inoltre ad Alfredo di tratteggiare i passaggi della sua detenzione, dal carcere militare per l’obiezione totale alla leva, alle sezioni comuni, dalle sezioni di Alta Sicurezza di Ferrara e Terni, fino all’approdo in 41bis, definito luogo di isolamento totale. Sicuramente lo sguardo di Alfredo non si è fermato alla sua personale esperienza e, anche questa volta, non ha perso occasione per condannare la brutalità del 41bis tutto, ribadendo che per lui non c’è distinzione tra prigionieri all’interno di tale sistema di reclusione e annientamento. Ha raccontato l’orrore del reparto ospedaliero di 41 bis di Opera, dove sono detenute perlopiù persone molto anziane, parecchie affette da Alzheimer, in carrozzina o con diverse autonomie limitate, che non sanno manco più perché si trovano lì. Non ha potuto esimersi dall’esprimere, infine, una valutazione sul senso di questo regime, voluto originariamente per eliminare quei soggetti con cui lo Stato ha trattato e che ha dovuto mettere a tacere una volta rivelatisi inutili ai suoi sporchi giochi.
A seguito della sua testimonianza si sono levati in aula inevitabili e calorosi saluti carichi di affetto che hanno fatto indispettire la giudice con il conseguente sgombero dell’aula. Anche all’inizio dell’udienza lx compagnx presentx sono riuscitx a salutare Alfredo che ha ricambiato con affetto, riuscendo così a rompere, seppur per una frazione di secondo, un isolamento tremendo. È stata un’emozione fortissima, condivisa da entrambi i lati di quel maledetto schermo.
Siamo certi che l’occasione di oggi sia stata molto preziosa per Alfredo, ma ancor più per noi, che nelle sue parole e nella sua sempre presente ironia, abbiamo trovato ancora una volta una determinazione enorme, un odio per gli oppressori e un fortissimo amore per i suoi compagni, a partire dalle sue prime parole per Sara e Sandro. Ed è con il loro vivo ricordo che anche noi vogliamo concludere queste righe, per non dimenticare chi ha dato la propria vita per lottare per un mondo diverso.

Con Sara e Sandro nel cuore.
Affinchè di ogni prigione non restino che macerie.
Forza Alfredo!
Alcunx compagnx di Bologna imputatx e solidali

La prossima udienza del processo in questione sarà il 15 giugno alle ore 9. Verranno sentiti gli ultimi testimoni e probabilmente si avvierà la discussione.

SALENTO: LUOGHI – CORPI – FRONTIERE. TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI

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Tre parole per provare a tracciare ed intrecciare un’idea di internazionalismo che, per diventare concreta, necessita di dare significato a ciò che siamo, entro e attraverso i luoghi che abitiamo. Animate da questa tensione stiamo organizzando un campeggio di 3 giorni, in Salento, confine meridionale della fortezza europea, nel tentativo di agevolare questa prospettiva attraverso incontri e dibattiti. Perché pensiamo che lottare contro la colonizzazione e la rapina capitalista debba necessariamente comportare l’osservazione dei luoghi come a degli organismi complessi, composti di elementi umani e non umani che viaggiano nello spazio e nel tempo, resistendo o piegandosi alla pressione esercitata dall’esterno. Esattamente come fanno i nostri corpi.

Abbiamo visto lo stravolgimento del territorio in cui viviamo sotto la violenza della ragione dello Stato e del mercato: ridotto a discarica di rifiuti della grande industria europea, spopolato dal ricatto occupazionale, stravolto dalle infrastrutture energetiche e militari e oggi venduto sul banco del turismo. Che questa sia storia antica e non solo nostra, non ci induce a consolata rassegnazione ma ci incoraggia a cercare complicità attraverso e oltre quel limes abitato da altre come noi. Sappiamo che il colonialismo, la repressione e lo sfruttamento possono realizzarsi in forme e intensità molto diverse, fino ad arrivare al genocidio e all’ecocidio, ma sappiamo anche che c’è molto che ci accomuna, perché la frontiera, che è fatta per separare, è pur sempre il luogo in cui si può anche stare di fronte, in una postura dialogica.

Radicamento e disposizione alla mobilità hanno permesso di sviluppare una capacità di condivisione che vorremmo sperimentare attraverso la realtà concreta dell’incontro. Durante i tre giorni andranno a susseguirsi interventi e dibattiti, presentazioni ed escursioni alla scoperta del territorio circostante. Parleremo e ci confronteremo su pratiche di lotta ma anche di sussistenza e di resistenza, su forme di organizzazione e modi di intendere il nostro essere nel presente. Presenteremo una rivista antimilitarista redatta in Italia, che guarda da una prospettiva internazionalista alle pratiche di insubordinazione, disfattismo e sabotaggio della macchina bellica. In continuità con questo tema discuteremo di spazio mediterraneo come spazio di guerra con particolare riferimento alle rotte migratorie e alla città di Taranto come avamposto del controllo militare.

Parleremo della terra e del lavoro che la lega agli uomini e alle donne nel passato e nel presente dei territori che viviamo: la resistenza dei contadini attraverso la rivolta contro l’usurpazione e l’esproprio dei mezzi di sussistenza; la condizione del lavoro agricolo oggi, sotto il ricatto dell’industria per la grande distribuzione. Parleremo di turismo come industria di estrazione di profitto, mettendo a confronto le diverse realtà dei nostri territori, discutendo sulle prospettive che riusciamo a rappresentare.

Si parlerà di frontiera come luogo di possibilità: cerniera che mette le comunità una di fronte all’altra, nell’organizzazione di “ecoregioni” come quella occitana premoderna in cui le Alpi occidentali furono fertile luogo di incrocio. Ancora, frontiera come luogo da attraversare, luogo di sospensione e di pericolo, in cui fondamentale è la solidarietà e l’organizzazione: ne parleremo con un compagno attivo sul confine tra Polonia e Bielorussia. E poi ancora di frontiera come spazio di comunicazione e organizzazione fra margini, tema di discussione che sarà introdotto dalla presentazione del lavoro collettivo di “Les peuples veulent”, un piccolo libro illuminante che, in qualche modo, ha dato ispirazione e impresso una forte energia all’organizzazione di questo incontro.

La tre giorni sarà ospite all’interno di un campeggio attrezzato, a circa 5 chilometri dal mar Jonio, completamente autogestita e autofinanziata.

Avremo dunque necessità di sapere quanto prima il numero delle persone partecipanti. A tal fine scriveteci all’indirizzo: maisiaturista@riseup.net

A’ CHIAZZE UNITE – RACCOLTA DI RIFLESSIONI SU CARCERE, LOTTA E RESISTENZA

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A’ chiazze unite
Raccolta di riflessioni su carcere, lotta e resistenza, scritte da detenutx e gruppi di supporto in Italia, Grecia e Germania per il 25 Aprile 2025.

Antudo, Luigi, Claudio, Giulio, Marianna, Gruppo di supporto per Nanuk, Stecco, Tonio, Alessandro e Graziano.

Redatto e stampato da
Valle d’Itria Antifascista
Settembre 2025

itria.antifa@autoproduzioni.net

Scarica qui il PDF


Dalla prefazione:

Siamo Valle d’Itria Antifascista, un gruppo attivo in puglia dal giugno 2024. Crediamo nell’importanza di fare politica fuori dalle grandi città e vogliamo portare, nella provincia, una narrativa diversa, una narrativa conflittuale che si oppone radicalmente alla politica istituzionale. Vogliamo creare uno spazio che dia la possibilità, a chiunque ne abbia voglia, di avvicinarsi all’anarchia, alla militanza, all’antisessimo, all’antifascismo e a tutte quelle lotte chi si oppongono all’oppressione e allo sfruttamento dei più deboli. Vogliamo interagire con la comunità locale attraverso manifestazioni pubbliche e soprattutto nella vita di tutti i giorni attraverso le conoscenze dirette e personali.

Questa fanzine nasce come conseguenza del nostro primo presidio pubblico nella piazza di un paesino, Locorotondo, dove i concetti di militanza, antifascismo e anarchia sono ben lontani dall’essere familiari.

Abbiamo deciso di organizzare il nostro primo presidio per il 25 aprile 2025. Per noi questa data è un’occasione per ribadire le nostre posizioni di resistenza, lotta e distruzione del sistema attuale imperniato su logiche di dominio e sfruttamento.

Abbiamo voluto ricordare che l’antifascismo non è legato solamente al passato e alle dittature del ‘900, esso non ha mai cessato di esistere e non ha mai smesso di opporsi a tutte le nuove forme di fascismo ed oppressione nella società. Con questo presidio abbiamo voluto ribadire, che l’antifascismo reale, non quello legato alle fasulle celebrazioni istituzionali di questa data, è presente e messo in pratica quotidianamente da moltx compagnx. Una militanza che viene duramente repressa e perseguitata. Numerosx compagnx sono infatti dietro le sbarre proprio perché si impegnano nella lotta contro il fascismo e contro ciò che lo perpetua, ovvero, lo stato e il capitale.

Durante questo presidio abbiamo voluto dare spazio allx compagnx in prigione. Abbiamo voluto portare le loro voci e le loro idee nella piazza del nostro paese, Locorotondo, in modo tale che anche in questo luogo, pieno di turisti, imprenditori e fascisti potessero risuonare le parole dellx compagnx che stanno pagando il prezzo più alto della loro militanza.

Abbiamo quindi scritto allx prigionierx, a collettivi e gruppi di supporto allx detenutx, chiedendo loro un contributo da poter leggere in piazza riguardo all’infame repressione che lx ha colpitx, e delle considerazioni su ciò che vogliano dire al giorno d’oggi, i concetti di resistenza, lotta e distruzione del potere e delle logiche di dominio. Questa fanzine raccoglie alcune delle lettere e dei contributi che ci sono stati inviati.

MESTRE: IN PIAZZA CONTRO IL 41BIS

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Sabato 2 maggio alle ore 17 in piazzetta coin a Mestre (Venezia) per insistere ancora contro la tortura di Stato e le sue carceri di guerra. Al fianco di Alfredo con Sara e Sandro nel cuore.

Entro il prossimo 4 maggio il ministro della giustizia deciderà sul rinnovo del “carcere duro” per Alfredo Cospito, anarchico detenuto da quattro anni in regime di 41bis.

Il 41bis è a tutti gli effetti una “pena di morte viva”. Un’arma di guerra che lo Stato riserva ai suoi nemici interni. Una tortura legale da cui si esce da morti o da collaboratori.

Scendiamo in piazza, di nuovo.
Solidali con Alfredo e la sua lotta.
Contro il 41bis. Contro ogni galera.

Compagne e compagni dal Veneto

https://nonriciclabile.noblogs.org/2026/04/22/in-piazza-contro-il-41-bis/

FORLÌ: ANCORA SUL PROGETTO ERiS!

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LUNEDÌ 27 APRILE 2026, FORLÌ, serata di contro-informazione sul “Progetto ERiS”.

ORE 20:30, VIALE ROMA 275 (adiacente la chiesa di S. Giovanni B.), Quartiere Ronco, Forlì.

Forse non tutte e tutti ancora sanno che nel quartiere Ronco, giù gravato dall’areoporto civile e dalla caserma De Gennaro (i cui soldati vanno in giro per il mondo a fare la pace coi carriarmati), il Comune di Forlì avrebbe approvato la costruzione di una fabbrica di componentistica per nano-satelliti.
Queste tecnologie sofisticatissime (prodotte, tra le altre, da Thales e Leonardo, colossi mondiali dell’industria di guerra) sono, per intenderci, indispensabili alla nuova guerra hi-tech che vediamo tutti i giorni sui nostri schermi: possiamo accettare che una cosa del genere succeda a “casa nostra”?!

Ne parliamo con la giornalista e attivista Linda Maggiori che farà una panoramica su che cos’è il progetto, sullo stato attuale dei lavori e sul perchè questo progetto incontra la nostra ferma opposizone.

CESENA: PRESENTAZIONE DELLA FANZA “SBI-LANCIO – PAROLE E IMMAGINI DI UNA LOTTA ANCORA DA FINIRE CONTRO 41BIS ED ERGASTOLO”

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DOMENICA 19 APRILE 2026 / allo Spazio Libertario “Sole e Baleno”, via Sobborgo Valzania 27, Cesena.

Ore 17:30 Presentazione della fanza “SBI-LANCIO – Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo.”

A seguire aperitivo.

https://spazio-solebaleno.noblogs.org

BOLOGNA: BREVE AGGIORNAMENTO SUL PROCESSO RIGUARDANTE LA MOBILITAZIONE CONTRO IL 41BIS IN SOSTEGNO AD ALFREDO COSPITO

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Lo scorso 18 marzo si è tenuta la prima udienza contro 6 compagnx per fatti specifici riguardanti la mobilitazione in sostegno ad Alfredo contro il 41bis. In quest’occasione sono state presentate le liste testi sia dell’accusa che della difesa, con rinvio. Durante l’udienza successiva dell’8 aprile è stato reso noto che sono stati accolti tutti i testimoni presentati dalla difesa, tra cui Alfredo!
Durante la prossima udienza (18 maggio ore 9) potrebbero essere sentiti tutti i testimoni e quindi anche Alfredo, seppur in videoconferenza.
Anche se in una squallida aula di tribunale, sarà un’occasione per fare uscire la voce di Alfredo da quella tomba per vivi chiamata 41bis in cui è sepolto da quasi 4 anni.

IL 41bis È TORTURA!
ALFREDO LIBERO!
TUTTX LIBERX!

PER SARA E SANDRO

Riceviamo e diffondiamo queste riflessioni scritte da alcunx compagnx di Bologna in seguito alla morte di Sara e Sandro.Qui il pdf.

Ci sono cuori che non trovano riposo né respiro in questo mondo, tanta è l’oppressione che vedono loro intorno.
Sono cuori stanchi, stanchi di portare catene ma mai rassegnati.
Sono cuori che, in una notte di angoscia, danno vita ai loro sogni.
Ci sono cuori che provano ad avvicinarsi alle stelle nonostante il rischio di bruciarsi.
Oltre le leggi della ragione e la ragione delle leggi.

Nella scelta di lottare, nel rischio conseguente alla scelta, due compagni generosi hanno perso la vita. Li piangiamo, e abbiamo chiaro che non è questo il momento in cui vogliamo misurare prossimità e distanze, divergenze e punti in comune. Questo è il momento in cui vogliamo stringerci con la comunità in cui ci riconosciamo, la stessa che tre anni fa, proprio in questo periodo, era in mobilitazione a fianco di Alfredo; quella comunità fatta di individui che hanno scelto la strada della non rassegnazione e della presa di consapevolezza attiva, della riduzione dello scarto tra astratto e concreto, per quanto possibile. È il momento dell’equilibrio, perché gli ingredienti in circolo nel sangue ora sono molti e non vogliamo lasciarci sopraffare dall’urgenza del tempo, dalla frenesia della risposta a tutte le vergognose e vili parole sputate da giornalisti e sbirri.

Il tempo della vita è lungo, tante vite fanno la storia e noi ne siamo parte. Lo sono le vite di Sara e Sandro, lo è e lo sarà la loro morte, così come quella di tutte le compagne e i compagni caduti nella lotta o uccisi dallo Stato. Ricorre proprio in questi giorni il ricordo dei compagni Sole e Baleno e la loro memoria accompagna da oltre 20 anni le nostre lotte. Se nel corso delle nostre fugaci esistenze avessimo la forza per piangere tutti i morti ammazzati dallo Stato e quella per vendicarli, a uno a uno, saremmo persone migliori.

Ma siamo ciò che siamo, nella nostra determinazione, ma anche nella nostra limitatezza. Ciascuno di noi, come i compagni e le che ci hanno preceduto -anche quelli che non abbiamo mai conosciuto- è un tassello di un percorso rivoluzionario, il cui corso è lungo e si sviluppa lungo una temporalità che sfugge tra le nostre dita. A volte tutto ciò ci fa incontrare l’azione, l’amore, la passione, la solidarietà, la gioia; a volte il fallimento, la paura, la galera, il dolore, la morte. Fare i conti con la misura della vita e della morte è un passaggio ineludibile adesso, così come mettere a fuoco e accettare lo scorrere di entrambe e l’inevitabilità dell’una e dell’altra, come parte della possibilità di costruire e di distruggere, cioè come parte della nostra scelta.

Hanno perso la vita due anarchici e, proprio in quanto tali, due persone generose.
Ma che significa essere un compagno o una compagna generosi? Non è facile spiegarlo a parole, anche perché certe cose è nella lotta spalla a spalla che le capisci e le riconosci. Però, volendoci provare, si potrebbe banalmente dire che la generosità nella lotta si riconosce in quelle persone disposte a spendersi senza aspettarsi un ritorno, ma per un’idea rivoluzionaria. Persone disposte – senza tante parole- a rischiare moltissimo in cambio di un risultato spesso misero, o comunque non commisurato al rischio corso.

Rischiare. Questa è una parola importante in tutta questa vicenda. Per chi dell’idea anarchica ha fatto un pezzo di sé, il motore della propria vita e non una postura occasionale, questa è una parola ineludibile, non solo, né tanto, in termini filosofici e metaforici, ma in un senso terribilmente pratico: la galera, lo stigma, la povertà, le botte, la morte. Non si fanno i soldi ad essere anarchici o anarchiche, né si guadagna la gloria o il potere, anzi di solito è esattamente il contrario. E tutto perché? Per poter vivere e gridare quello in cui crediamo: che un altro modo di vivere tra persone è possibile e chi lo impedisce va combattuto. E tanto basta. Questo, unito a tutta la gioia connessa al tentativo di realizzare quella scheggia di anarchia, vale il rischio di quanto sopra.

Solo dei folli farebbero una simile scelta. Non lo neghiamo, ci vuole una buona dose di follia per rischiare così tanto, per far detonare le proprie idee, però a ben guardare il folle è in certi casi più sano del sano. D’altronde viviamo in una società in cui -parafrasando qualcuno- la sanità mentale non è altro che un’eccellente copertura. Una società che ingabbia chi ci vive nella piena impotenza di fronte a uno sfruttamento sempre più brutale, a guerre, catastrofi, crisi economiche, in cui gli standard per essere una persona apprezzabile sono dettati da una performatività irraggiungibile; una società in cui tutto è promesso, ma nulla è davvero arrivabile e in cui se fallisci è solo colpa tua, oppure di qualcuno che sta peggio di te, qualche minoranza ad esempio; una società sempre più fondata su una guerra civile a bassa intensità che torna bene solo a chi comanda.

A fronte di tutto ciò alcune persone -e fra queste Sara e Sandro- decidono di lottare, individuano delle responsabilità -persone in carne e ossa o istituzioni che siano- e si danno gli strumenti per reagire contro di loro anziché sfogare il malessere che questa società produce partecipando ad una spregevole guerra fra poveri. Troppo violenti i mezzi che avevano scelto? Non ci stupiamo che ci sia chi lo pensa, anche se, a fronte del clima di guerra e crisi in cui andiamo scivolando, pare difficile pure che ci si possa meravigliare che qualcuno li possa impiegare. Chi sceglie di giudicarli distoglie l’attenzione dalle cause profonde che muovono simili scelte, facendo un favore ai reali responsabili delle nostre miserie: lo Stato e i padroni.

Non sappiamo a chi i due compagni volessero indirizzare ciò che è esploso tra le loro mani, ma di una cosa siamo certi: non sarebbe stata una stazione affollata, né la carrozza di un treno gremito di persone, non sarebbe stata una manifestazione di lavoratori e lavoratrici, né una scuola, un mercato o un ospedale. E questo perché -la storia più o meno recente lo insegna- sono questi gli obiettivi di bombe ben diverse: quelle che gli Stati, le loro polizie ed eserciti non hanno scrupolo ad usare indiscriminatamente contro le popolazioni civili.

Anarchiche e anarchici saranno pure dei folli perché disposti a rischiare per un’idea di giustizia, ma su certi punti le idee le hanno molto chiare: i nemici li conosciamo bene ed è a costoro che è destinata la violenza rivoluzionaria, non certo a chi -simile a noi- speriamo si unisca alla lotta. Siamo persone che della responsabilità individuale hanno fatto un principio e che delle responsabilità delle proprie azioni si assumono le conseguenze in prima persona; questo Sara e Sandro lo avevano ben chiaro e lo hanno dimostrato, rischiando tutto, in un luogo isolato, per dare forma ai loro sogni che sono anche i nostri e che sono l’urlo di tutte le sfruttate e gli oppressi di questa società.

Alcune anarchiche e anarchici di Bologna

 

PER SARA, PER SANDRONE. MORTI COMBATTENDO PER LA LIBERTÀ

Nella notte tra il 19 e il 20 Marzo 2026 perdono la vita Sara e Sandrone, in seguito all’esplosione accidentale di un ordigno avvenuta in un casolare nel parco degli Acquedotti a Roma.

Ci sono ragioni di vita così profonde, che spingono a immaginare di mettere in gioco tutto. Ragioni di vita che sono contenute in uno sguardo complice, nel silenzio di un casale, prima che un boato frantumi la notte.
Di fronte all’ordine che ci soffoca, Sara e Sandrone hanno fatto una scelta, quella di combattere senza riserve. Nostri compagni di sempre che ricordiamo con fierezza.
Perché quando la società che ci incarcera impedisce la stessa possibilità di alzare la testa, quando la guerra degli Stati imperversa massacrando intere popolazioni, la violenza liberatrice non è più un’opzione, ma la sola via percorribile.
Questo Sara e Sandrone lo hanno sempre saputo. Come una ragione di vita.

Per Sara, per Sandrone morti combattendo per la Libertà!
Per l’Anarchia

 

SALENTO: CORPI, LUOGHI, FRONTIERE – TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI

SALENTO 26-27-28 GIUGNO 2026

Nell’antica Grecia, la Xénia indicava il rituale dell’ospitalità verso lo straniero che bussava alla porta. Viaggiatore, naufrago o fuggitivo, l’ospite riceveva cure e onori che un giorno avrebbe dovuto ricambiare. Nel corso dei secoli, le regole della Xénia hanno reso il Mediterraneo uno spazio di ibridazioni e incroci, uno spazio di possibilità, dove l’alterità e l’ignoto contaminavano l’identità dei popoli.

Oggi, nell’eco lontana di quell’idea, noi abitanti di un piccolo frammento di terra mediterranea sappiamo di vivere ai margini di quel centro di potere chiamato Occidente. Un Impero che ha costretto l’orizzonte universale della storia entro i confini della sua sovranità. A costo di migrazioni forzate, desertificazione, genocidi e distruzione degli ecosistemi, la sua violenza ha imposto il dominio del profitto e il pensiero unico dello sviluppo tecno-industriale inarrestabile.

Nel territorio in cui viviamo, al confine meridionale dell’Impero, si parla ancora il griko, un’antica lingua derivata dal greco. In griko, sséno, mutazione di xénos, indica la provenienza da un generico altrove. Ancora oggi, mentre il Mediterraneo è uno spazio di respingimenti, frontiere militarizzate e mercato turistico, sentiamo il legame a questa radice storica ed è questa concezione dello spazio che vogliamo abitare e attraversare. Mentre il potere attribuisce agli stranieri la responsabilità della miseria in cui ha fatto sprofondare intere popolazioni, riconosciamo come complici coloro che, come noi, vivono ai margini dell’Impero e rappresentano una breccia aperta su molteplici possibilità.

Vivere ai margini ci permette di vedere da vicino le mura della fortezza, ma anche le sue crepe. Qui, la frontiera è un avvertimento ma anche una sfida. E’ la linea fisica o immaginaria che separa brutalmente la speranza dalla disperazione, il privilegio dallo sfruttamento, il turista dal clandestino. Ma a volte, i centri di detenzione vanno a fuoco.

Viviamo in un territorio devastato dal saccheggio capitalista. Una violenza che, dopo lo spopolamento causato dall’emigrazione dei braccianti agricoli senza terra, è proseguita con l’ installazione di impianti industriali predatori. L’acciaieria di Taranto, il complesso petrolchimico di Brindisi e l’estrazione petrolifera in Lucania sono solo le ferite più visibili di un territorio fatto oggetto di operazioni cosmetiche per essere appetibile sul mercato turistico.

Proposta

Vogliamo organizzare tre giorni di incontri nel nostro territorio, il Salento, per dare voce ad esperienze di lotta provenienti da diversi luoghi ed elaborare insieme analisi politiche a misura delle esigenze del nostro tempo. L’interconnessione dei luoghi di amicizia potrebbe assomigliare a un’esperienza di vicinanza, una mujawara, -come lo definirebbero le nostre compagne libanesi, poiché crediamo che la solidarietà non si basi sul compimento di una «buona azione militante», ma sul considerare le altre lotte come parte delle nostre e viceversa. Riconoscersi è il motore dell’internazionalismo.

Cominciamo con l’abitare un luogo dove condividere storie e prospettive, cibo, musica; un luogo di cui saremo ospiti –sséni– sulle rive del Mediterraneo. Organizzeremo, nello spazio di un campeggio, giornate di discussione e convivialità ma anche di scoperta dei territori e condivisione dei progetti di lotta.

Vi chiediamo di partecipare alla costruzione di questo incontro proponendo interventi sulle vostre esperienze, analisi e pratiche sviluppate tra centri e margini; rapporti tra frontiere e attraversamenti, tra militarizzazione, speculazione turistica da un lato, ed esperienze di resistenza, sussistenza e solidarietà internazionalista dall’altro.

Pubblicheremo prossimamente altri approfondimenti. Organizzeremo le proposte di intervento che perverranno al seguente indirizzo:

maisiaturista@riseup.net

https://luoghicorpifrontiere.noblogs.org/