BOLOGNA: RESOCONTO DEL PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA DI SABATO 4 LUGLIO

Diffondiamo:

Sabato 4 luglio siamo tornatx sotto al carcere della Dozza per rompere l’isolamento a cui sono costrette le persone recluse e ascoltare un po’ di musica assieme, cosa sempre apprezzata. Si sa che l’estate è un periodo sempre difficile per chi è dietro le sbarre, in particolar modo in questi giorni di caldo estremo abbiamo ritenuto ancora più importante non lasciare solx chi è reclusx.
Al nostro arrivo lx prigionierx si sono fattx subito sentire, è stata urlata a gran voce la mancanza di acqua, da settimane intere sezioni sono infatti senza, una situazione oltre al limite, considerate le temperature. È stata fatta presente la presenza di persone anziane e malate che non si possono lavare, sole. Tante richieste di supporto ma anche tanto odio contro le guardie schierate sul muro di cinta, le cui intimidazioni e minacce non sono servite nè a spegnere la rabbia delle persone reclusx per le condizioni inumane a cui sono sottopostx, nè a impedire la comunicazione dentro-fuori.
Abbiamo portato tutta la nostra solidarietà a chi affronta sulla propria pelle il razzismo di stato e questa società autoritaria, classista e patriarcale. Una violenza che si manifesta nelle strade, alle frontiere, nelle armi prodotte qui, nella distruzione dei territori che abitiamo. In un momento in cui è evidente come gli eventi climatici estremi che stiamo subendo sono la diretta conseguenza di questo sistema che si nutre di sfruttamento e devastazione, abbiamo ricordato lx nostrx compagnx in carcere e ai domiciliari accusatx di voler sovvertire questo mondo, urlando forte e chiaro che, se anche cercano di spezzare la solidarietà e le lotte a colpi di DDL sicurezza e operazioni repressive, ciò che otterranno sarà soltanto che a sostenere le lotte e la solidarietà saremo sempre di più.

Tutta la nostra solidarietà alle persone recluse da settimane senza acqua e a chi subisce la violenza del carcere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx lx prigionierx

BOLOGNA: ESITO PRIMO GRADO DEL PROCESSO PER LA MOBILITAZIONE CONTRO IL 41BIS

Diffondiamo:

Il 1 luglio 2026 a Bologna si è tenuta l’udienza conclusiva, con relativa sentenza di primo grado, per il processo sulla mobilitazione contro il 41 bis e in solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo . L’esito è stato un’assoluzione per tutte le persone ancora coinvolte e per tutti i capi di imputazione.

Senza fare alcuna noiosa cronistoria, ricordiamo solo alcuni passaggi rilevanti. Il procedimento, condotto dai carabinieri del Ros di Bologna, viene noto nell’estate del 2023 come un’indagine per associazione con finalità di terrorismo (270bis) relativa a delle azioni compiute durante la mobilitazione (blocchi, sabotaggi e presidi). Nell’autunno 2023 l’inchiesta si allarga ad un gruppo più ampio di persone. Col pretesto del ritrovamento di un accendino recante tracce biologiche sul luogo di uno dei fatti oggetto di indagine, nell’inverno 2023, venne richiesto il prelievo coatto del DNA per tutte le persone coinvolte, a prescindere dai fatti contestati a ciascuna.

Durante l’iter processuale il 270bis è caduto e si è proceduto solo per alcuni fatti specifici: l’interruzione di una messa, l’occupazione di una gru con relativo presidio solidale, l’incendio di un ripetitore. Nel corso della seconda udienza Alfredo ha potuto prendere parola come testimone della difesa, facendo uscire la sua voce dalla tomba per vivi in cui è tutt’ora rinchiuso, dopo due anni di silenzio.

All’oggi, di questa pomposa operazione repressiva rimane ben poco, anche se, è noto, la repressione non è sempre quella che trova traccia nelle carte, ma colpisce spesso nel suo dispiegarsi più che nei suoi risultati formali.
Sebbene ci corra un pensiero in meno nella testa, ricordiamo i due procedimenti ancora in corso a Bologna per le calde manifestazioni solidali di quell’inverno, che vede ancora coinvolte diverse persone a cui ribadiamo vicinanza e solidarietà. Così come vicinanza e solidarietà va a chi, nell’ultima operazione antianarchica del 16 giugno, ha visto la sua vita incrociare le porte del carcere o della detenzione domiciliare, lo sgombero della propria casa o l’ennesima accusa di terrorismo.

Siamo con Giulia, Luna, Pietro, Tony, Bibi, Micol, Nico, Stefano e Arnau, con chi si rivolta, si organizza e colpisce.

Anarchiche e anarchici a Bologna

BOLOGNA: PAROLE PRATICHE

Diffondiamo.  Qui il testo in pdf.

In solidarietà allx compagnx anarchicx arrestatx il 16 giugno 2026

All’alba di martedì 16 giugno l’ennesima operazione repressiva antianarchica, diretta stavolta dalla procura e dalla Digos di Roma, ha portato alla perquisizione di varie case di compagnx e spazi occupati in tutta la penisola, da Bologna a Roma, Torino, Napoli e Forlì. Oltre alle perquisizioni sono state applicate cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazioni.

L’accusa contestata è l’ormai nota “associazione con finalità di terrorismo” (art. 270 bis). Per due dex sette compagnx si aggiunge inoltre l’accusa di sabotaggio alle linee dell’Alta Velocità sulla tratta Roma-Firenze, in riferimento ai fatti dello scorso 14 febbraio. In quell’occasione la devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come olimpiadi invernali, coincise con una serie di sabotaggi in varie parti della penisola, tra cui quello contestato in questa operazione.

Ad altri due compagni, tratti in arresto a seguito delle perquisizioni, è contestato inoltre il possesso di alcuni opuscoli. L’accusa è quella di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo” (art. 270 quinquies-ter), il cosiddetto “terrorismo della parola”, nuova fattispecie di reato entrata in vigore nel 2025 con l’ultimo pacchetto sicurezza.

Inoltre, a seguito di questa operazione è stato sgomberato il Bencivenga, spazio occupato attivo da venticinque anni a Roma.

Vogliamo esprimere con amore e rabbia la nostra incondizionata solidarietà a tuttx lx compagnx incarceratx, colpitx dalle misure cautelari, indagatx, perquisitx, sgomberatx, cogliendo l’occasione per dar voce ad alcuni pensieri su questa ennesima operazione e il contesto in cui avviene.

L’articolo 270bis è ormai il dispositivo principale con cui lo stato, in difesa di sé stesso e del suo ordine democratico, colpisce il mondo anarchico.
Un ordine democratico basato sulla divisione razzista, classista, patriarcale della società. Un ordine democratico fondato su guerre e genocidi, realizzati in un altrove abbastanza lontano -come quello palestinese- così da non perturbare la finta pace sociale.

La distruzione e lo sterminio, però, nascono proprio qui, nei territori che abitiamo, prodotti all’interno delle fabbriche di armi e organizzati attraverso politiche belliche e di riarmo. Parallelamente, in questi altrove lontani, dispositivi repressivi, di controllo e sorveglianza vengono sperimentati, per poi essere importati e applicati nel nostro caro occidente.

La violenza del famoso ordine democratico si manifesta con pratiche e meccanismi differenti: le frontiere che qualcunx può attraversare liberamente sono linee di morte e di respingimento per altrx, le città e i luoghi che abitiamo ospitano carceri e cpr, caserme, questure, basi militari e luoghi di sfruttamento e oppressione. L’ordine democratico si nutre della devastazione del mondo animale e vegetale. Esso quotidianamente produce e riproduce relazioni umane forgiate dalla violenza strutturale del colonialismo, del razzismo, del patriarcato e del classismo. Un ordine che vorrebbe ogni essere vivente fondamentalmente isolato e anestetizzato.

Di fronte a tutto questo, chi non vorrebbe sovvertire lo stato e il suo ordine democratico?
È chiaro che allo stato fa paura che a lottare contro tutto ciò non ci sia lo specchio di sé stesso, ovvero delle presunte associazioni, organizzate, muscolari e gerarchiche, ma delle individualità che credono e vivono per la libertà e l’anarchia.

L’introduzione dell’art. 270 quinquies-ter è l’ennesimo tassello che si aggiunge ai dispositivi di repressione. Un chiaro segno dei tempi, in cui la sola espressione di ideali di libertà o il rinvenimento di un testo scomodo allo stato, sono sufficienti per costruire operazioni, agitare lo spauracchio del terrorismo interno, ingabbiare e reprimere. Lo abbiamo già visto con la repressione che si è abbattuta nei confronti della resistenza palestinese e delle manifestazioni in solidarietà ad essa. In particolare ci riferiamo alla condanna del prigioniero Ahmed Salem per questa stessa accusa di “terrorismo della parola”, comminatagli sulla base di alcuni video provenienti da Gaza rinvenuti nel suo cellulare, ma in fin dei conti fondata principalmente sul fatto che fosse palestinese. Così come, prima di lui è avvenuto, per altre persone inserite nel calderone del cosiddetto “terrorismo di matrice islamica”.

Tutto questo ci dice quanto può alzare il tiro la macchina della repressione, che vorrebbe convincerci che lottare abbia un costo troppo alto, dissuadendoci dal farlo o semplicemente controllando le esistenze di chi ritiene nemico del suo ordine.

Ma le lotte sono incontrollabili. Esistono ancora cuori coraggiosi che non solo con le parole, ma anche con l’azione diretta lottano per la libertà. Così è stato per il sabotaggio della linea AV a febbraio di quest’anno. Chiunque sia statx, ha compiuto un gesto necessario per opporsi alla guerra, basti pensare all’accordo inerente la logistica bellica tra la Leonardo e RFI, e alla devastazione che in quel momento trovava espressione concreta nelle olimpiadi invernali.

Il legame tra pensiero e azione, fondamento della tensione anarchica, è ciò che lo stato teme e che, ancora una volta vuole colpire, tentando di isolare e stigmatizzare le pratiche “terroristiche” da quelle del “legittimo dissenso”. Questo modus operandi, fondamento dell’agire repressivo, ha toccato il suo massimo apice con la morte di Sara e Sandro, avvenuta in un casolare di Roma il 19 marzo a seguito dell’esplosione di un probabile ordigno. Lo stato infatti, con i suoi scribacchini pennivendoli, ha tentato in ogni modo di isolarlx, di stigmatizzarlx e delegittimarne la memoria, proprio a causa delle circostanze in cui la loro morte è avvenuta. A differenza di quanto lo stato avrebbe voluto, intorno ax due compagnx cadutx, si è stretto invece non solo l’intero movimento anarchico, ma ben oltre. A testimonianza del fatto che ci sono idee e pratiche proprie di un bagaglio di lotta e di giustizia che ha un orizzonte ben più esteso di quello che lorsignori vorrebbero. Non è dunque un caso che la richiesta di custodia cautelare dex 7 compagnx indagatx per 270bis è giunta alla gip un mese dopo la morte di Sara e Sandro.

E sempre non a caso, l’esecuzione delle misure cautelari avviene nello stesso periodo in cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma è stato chiamato a esprimersi in merito al rinnovo della detenzione in 41bis ad Alfredo Cospito per ulteriori due anni. Sappiamo bene come ogni operazione prepari il terreno alla successiva, e sia funzionale a legittimare ulteriormente le misure applicate allx compagnx già prigionierx dello stato.

Ma se la loro carta di oggi farà la loro carta di domani, è bene che sappiano che la nostra solidarietà, quella di ieri come quella di oggi, sarà il motore della nostra solidarietà di domani, e di sempre. E la migliore solidarietà che possiamo portare, oltre a stringerci allx nostrx compagnx e supportarlx, è continuare nelle lotte.

COMPLICI E SOLIDALI CON BIBI, ARNAU, NICO, STE, MICOL, PIETRO, TONY, GIULIA e LUNA.

TUTTX LIBERX!

 

Compagnx da Bologna e dintorni

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [4 LUGLIO]

Diffondiamo:

Con il caldo che arriva e il perenne sovraffollamento, le celle diventano posti ancor più insostenibili, e il Dap, come se non bastasse, vorrebbe togliere anche i frigo.

Per le strade si inasprisce la guerra a vecchi e nuovi nemici dello stato, repressi a suon di DDL sicurezza e pacchetti immigrazione volti a costruire il nemico interno, dissimulando la minaccia di una guerra esterna che torna ad essere l’unica prospettiva concreta per questo mortifero sistema di sfruttamento.

Ribadiamo la nostra solidarietà a tutte le persone recluse. Per rompere l’isolamento detentivo ora come nel 2020. Perché in cella non si muoia, ma neanche ci si viva.

Se vuoi portare un saluto o dedicare una canzone ci vediamo sabato 4 luglio alle 16 sotto al carcere, strada sterrata, via del Gomito.

Fuoco alle Galere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx le prigionierx

BOLOGNA: LA PAROLA AD ALFREDO!


Diffondiamo:

Trascrizione della testimonianza. Bologna, 18 maggio 2026

Qui in versione pdf

In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx, imputati per una serie di episodi inerenti la mobilitazione contro il 41 bis e l’ergastolo, tra i testimoni della difesa è stato ascoltato Alfredo Cospito, in video collegamento dal carcere di Bancali.

Per poter rendere meglio leggibili le preziose parole di Alfredo e poterle diffondere anche fuori da quell’aula, abbiamo ridotto al minimo tutti gli interventi dellx altrx interlocutorx.

Anarchicx


/Alfredo inizia con la richiesta che gli venga ridato il foglio con i suoi appunti sequestratogli dai secondini prima di entrare in collegamento. La giudice, dopo aver chiesto al secondino se il sequestro fosse dovuto a disposizioni interne connesse al suo trattamento carcerario e ottenendo in risposta un imbarazzante silenzio, accoglie la richiesta di Alfredo e chiede alla guardia in questione di farglielo riavere trattandosi di suoi appunti per la testimonianza. Di fatto però gli appunti non gli verranno ridati./

/L’avvocato dei compagnx imputatx spiega ad Alfredo che è stato indicato come testimone della difesa in questo processo, poiché le sue condizioni detentive e la sua protesta hanno creato un acceso dibattito pubblico e i fatti contestati aglx imputatx attengono a manifestazioni di vicinanza e solidarietà nei suoi confronti. Pertanto gli farà alcune domande relative appunto alla sua condizione detentiva e allo sciopero della fame da lui intrapreso./

/- Da quanto tempo è detenuto e in quale regime?/

Sono detenuto dal 2011 ma sono quattro anni, scattati proprio adesso, di 41 bis.

Diciamo che nella mia vita ho fatto varie forme di carcere, dal carcere normale, all’Alta Sicurezza. Il 41 bis è l’ /“abiettizzazione”/ del carcere, qui ne ho visto l’essenza stessa, con il tentativo di annientare l’individuo tagliando ogni tipo di comunicazione.

Nell’Alta Sicurezza sono stato a Ferrara e poi a Terni.

Nel 2022 vengo direttamente trasferito qui a Sassari, in 41 bis.

/- Decide in quel momento di intraprendere lo sciopero della fame?/ /Per quale motivo?/

Certo, quasi immediatamente.

Per spiegare le mie motivazioni, innanzitutto vorrei dire una cosa, secondo me, inerente alla domanda che mi ha fatto. In questo momento per me è abbastanza emozionante essere qui, perché l’ultima volta che mi hanno tolto la mordacchia, la benda, è stato un anno e mezzo fa, quando ho potuto vedere delle facce amiche di compagni, perché qui l’isolamento è costante. Un anno e mezzo fa da quella parte c’era Sara e c’era Sandrone, che sono morti, e proprio questo isolamento non mi permette neanche di dare la mia solidarietà a tutti quei compagni che amavano Sandrone e Sara quindi do tutta la mia solidarietà a questi compagni. È l’unico modo, per esempio, che ho di esternare questo, perché qui l’isolamento è totale, assolutamente totale. Per esempio nel 41 bis ci sono delle sezioni di quattro persone, di quattro celle isolate. Ci sono persone che hanno ergastoli ostativi qui dentro che, per anni e anni, non vedono più l’erba, un albero, è realmente una cosa abbastanza traumatizzante, ma la cosa che mi ha fatto veramente iniziare lo sciopero della fame è che questa specie di stato di eccezione che è il 41bis sta diventando veramente regola… uno strumento nelle mani dello Stato. Per capire perché ho iniziato lo sciopero della fame, bisogna capire, avere una minima idea di cos’è questo sistema carcerario.

Per farvi un’idea: in questo momento, soltanto per venire in questa cella ho dovuto attraversare dei corridoi, come nel Miglio Verde, dove c’è la guardia che urla “Uomo morto che cammina”. La stessa cosa è qui, mentre cammino nel corridoio che è nello sprofondo, sotto il livello della terra, le guardie che stanno affianco a te urlano “Prima, seconda..” perché tu mentre attraversi il corridoio non devi vedere nessun essere umano, nessuno ti deve parlare. Ci sono sezioni di un isolamento mai viste in vita mia, in tutta l’esperienza carceraria che ho fatto. Ogni sezione è di quattro sole celle e tu puoi avere rapporti soltanto con quattro persone quando vai all’aria. L’aria è una vasca di cemento con delle sbarre di ferro che non vedi neanche il cielo. Di solito le persone che sono al 41 bis dopo tanti anni sono delle persone alienate, non hanno più voglia di parlare, neanche più escono dalla prigione. La cosa che mi ha veramente colpito e mi ha portato a fare lo sciopero è vedere le persone qui dentro per le quali veramente l’ergastolo è ergastolo. Sono persone che da vent’anni, qui dentro, davvero non hanno mai visto un albero, non hanno mai visto un filo di erba. È una sensazione realmente terrificante, la censura è totale; nel mio caso la censura, il senso del 41 bis, è proprio non farti parlare, non farti scrivere e neanche leggere. Ovviamente devo fare processi e processi per avere un libro. Addirittura per sentire la musica ci ho messo due anni ad ottenere, attraverso dei processi, la possibilità di avere un lettore cd. La musica che ascolto tentano di bloccarmela perché dicono che è contro il patriarcato, che sono canzoni che esaltano il femminismo quindi fanno ricorsi e ricorsi per non farmi ascoltare musica o farmi leggere libri.

/- Senta quanto è durato il suo sciopero della fame?/

Credo il mio sciopero della fame sia durato mesi, esattamente centosessanta giorni [/in realtà è durato dal 20 ottobre 202//2//al 19 aprile 2023, quindi circa centottanta giorni/].

Dopo un bel po’ sono stato portato a Opera, per le mie condizioni di salute, perché lì c’è un reparto medico. Lì mi sono reso conto della situazione. Era pieno di persone anziane, quasi tutte con l’Alzheimer che non si ricordavano neanche chi erano o dove si trovavano, tutte in 41 bis, che andavano in giro con la carrozzella, con il catetere, si pisciavano e cagavano addosso.

Però capiamoci, se volete realmente sapere le motivazioni dello sciopero io avevo addosso la quasi certezza dell’ergastolo ostativo e grazie alle manifestazioni dei compagni fuori e alla loro mobilitazione in qualche modo sono stati costretti a togliermelo, perché era veramente assurdo.

Mi avevano dato l’ergastolo per una serie di attentati dimostrativi.

La cosa che mi ha più motivato e mi ha fatto rischiare la vita sino quasi alla fine è stato che loro vogliono estendere e rendere questo stato di eccezione una regola. La militarizzazione in questo periodo di guerra veramente si vede in modo lampante qui e la volevano estendere oltre. Già ci sono dei compagni delle Brigate Rosse, tre compagni al 41, però volevano estenderlo al movimento e hanno iniziato con me, con l’anarchico, perché è più facile poi, una volta che mettono me, iniziare ad allargare. Quindi, mi sono detto, “È sopravvivenza”, ho cercato di bloccare questo processo che era iniziato e in quel momento lì mi è sembrato si fosse bloccato, effettivamente lo è.

Adesso il 41bis rimane con le restrizioni che ha, però ultimamente ho visto aumentare il numero delle persone che entrano qua dentro per motivi anche abbastanza futili, ho visto persone entrare perché avevano nell’Alta Sicurezza il telefonino o… non ci sono più quei “boss” che c’erano prima.

/- Successivamente allo sciopero della fame, ha potuto notare un ulteriore irrigidimento nelle condizioni detentive?/

Allora secondo me ci sono state sicuramente delle ritorsioni. Però durante il periodo dello sciopero queste ritorsioni si erano allentate. La posta mi arrivava a frotte, ma lì dipende all’attenzione dei media.

Ci sono stati tanti fenomeni all’interno del 41 bis che ho notato, legati anche alla mia lotta.

La prima cosa di cui mi sono reso conto è l’influenza che questo governo, attraverso Delmastro, ha avuto rispetto sia alla volontà del DAP che alla direzione del carcere. Per esempio sapendo che dovevano venire dei parlamentari a incontrarmi, nella loro ottica miseramente politica, per usare il 41bis come loro strumento, qualche giorno prima che questi parlamentari arrivassero mi hanno trasferito in un’altra sezione dove c’erano dei boss, così poi potevano rinfacciarmi questa cosa, perché dove stavo prima io c’erano persone che avevano una caratura molto molto minore.

Poi grazie all’aver incontrato questi personaggi -tra i primi ad entrare al 41bis- mi sono reso conto che il 41bis, almeno agli inizi, non è servito tanto per non far comunicare i prigionieri con l’esterno, ma per zittire quelle persone che hanno avuto rapporti con lo Stato italiano in passato, con cui hanno fatto accordi, accordi che sono stati spesso non rispettati e adesso li hanno seppelliti qui dentro per non farli parlare.

Ho iniziato lo sciopero della fame quando mi sono reso conto del meccanismo assurdo in cui mi trovavo che, oltre ad essere liberticida, usa le persone come strumenti politici per dare addosso a una corrente o all’altra… insomma il motivo è questo.

/- Vorrei chiederle se lei attualmente riceve lettere o può scrivere lettere./

In questo momento non ricevo più lettere. Una volta mi venivano notificate, sequestrate e non date, adesso invece non mi vengono neanche più notificate, spariscono. Sono certo che arrivano ma non… eh, sono tipo mesi che non ne ricevo. Adesso ne ho ricevuta una dell’altro anno, dicembre del 2025.

/- Per quanto riguarda la possibilità di lettura, lei ha fatto delle richieste e le sono stati negati dei libri, anche quelli indicati nella lista da cui potrebbe attingere? //Q//uesto, diciamo, è un fatto che io conosco perché è stato res//o pubblico./

Ecco questo non lo sapevo grazie… perché l’isolamento qui dentro è notevole.

Sì i libri ultimamente mi vengono bloccati.

Allora vi spiego, qui c’è la possibilità di avere libri dalla biblioteca, la piccola biblioteca di sezione del 41bis, quelli mi vengono dati.

Poi, dopo qualche anno, sono riuscito a ottenere anche la possibilità di usufruire della biblioteca centrale del carcere. Ho avuto due volte libri da questa biblioteca, dopodiché le mie domande non sono state più soddisfatte, sono state ignorate, infatti ho fatto causa.

Quando compro dei libri ogni tanto mi vengono bloccati, ad esempio ultimamente mi hanno bloccato un libro sulla meccanica quantistica, uno sulle sette eretiche dell’inizio del cristianesimo. Sembrano delle ripicche, però fanno da scarica barile: il comandante dice che la colpa è della direttrice, la direttrice probabilmente dirà che è il DAP, quindi non si sa. Posso dire che secondo me chiaramente sono ritorsioni, posso dire che non hanno voglia di comprarli, però in realtà i libri qui vengono comprati. L’obiettivo è quello di sfiancarti, di isolarti totalmente, hanno iniziato col tagliarmi totalmente qualunque tipo di comunicazione con l’esterno e adesso addirittura cercano di impedirti di leggere libri. Devi stare lì davanti al televisore come un idiota 24 ore su 24 o usufruire dei libri della biblioteca che sono pochissimi. Anche quando chiedi qualcosa al tribunale di sorveglianza, che poi alla fine dopo tanto, un anno o due riesci a ottenere, certe volte non vengono neanche rispettate le cose del tribunale. Ho dovuto lottare quattro anni per ottenere l’abbonamento a “Le Scienze”. Però questo è parte di quel meccanismo di isolamento che per me è importante, è fondamentale rispetto a questo tipo di carcerazione che ha come obiettivo la tortura.

Qui dentro le persone sono messe semplicemente per farle parlare quindi devono essere torturate in questo modo qui, è una cosa che è riconosciuta anche dall’Unione Europea a quanto pare.

Sono delle leggi speciali fatte in un determinato periodo che adesso stanno diventando regola. E la motivazione è che in determinati momenti una democrazia tenderà a diventare più democratura perché queste leggi stanno iniziando ad essere adottate. L’hanno messa nei miei confronti, l’hanno messa in passato nei confronti dei compagni delle BR, poi inizieranno a portare quelli dell’Alta Sicurezza qui, stanno iniziando a costruire carceri in Sardegna, Sardegna già militarizzata, vogliono costruire altri 41. Quindi è come un cancro all’interno. Anche gli stessi giuristi, io non credo a quel tipo di… però anche gli stessi giuristi lo dicono che il 41bis è un’anomalia che sta dirompendo. E il mio sciopero della fame è stato un modo di attirare l’attenzione. Mi dispiace che molti compagni adesso stanno scontando e rischiano mesi e mesi di galera, anni di galera, però penso realmente ne valga la pena rispetto a quello che lo Stato sta facendo, è un punto veramente importante perché è un’arma micidiale in mano ad uno Stato. Qui dentro per esempio la foglia di fico della Costituzione, della democrazia di diritto, non esiste. Qui cos’è la democrazia, è chiaro, lampante, è una questione di forza, il più forte vince su quello più debole. Qui non hai diritti, hai soltanto proibizioni e anche quei pochi diritti che hai non vengono neanche rispettati perché si attaccano alla burocrazia…

Per esempio adesso per vietarmi la lettura dei libri si stanno inventando che devono controllare i libri, ma sono i libri che vanno a comprare loro, perché qui libri per posta non se ne possono ricevere, quindi sanno benissimo che i libri che comprano loro stessi in libreria non hanno messaggi dentro, semplicemente serve a fiaccare. Poi chiaramente c’è uno scontro tra me e l’istituzione, il DAP e anche questo governo che chiaramente fa in modo che ci siano delle ritorsioni, delle pressioni… Questo governo e sicuramente quello che viene dopo, perché nessuno mette in discussione il 41 perché è fondamentale.

Scusate la confusione però non avendo il foglio… che dopo un po’ il 41 ti rincoglionisce, perché l’isolamento dopo un po’… parli sempre delle stesse cose…

/- Lei ha percepito che le manifestazioni di solidarietà dall’esterno abbiano portato in qualche modo un contributo anche all’interno e anche alla sua condizione?/

Sì, nel mio caso posso dire tranquillamente che mi ha salvato la vita. Adesso ho un fine pena pena che sarà quando avrò 72 anni. Se non c’era tutta quella pressione fuori mi avrebbero tranquillamente confermato l’ergastolo ostativo che era una roba assolutamente certa, l’attenzione ha fatto in modo che non potessero giocare così sporco. La situazione dentro il carcere è rimasta esattamente la stessa, però va bene, non è che me ne lamento, nel senso qui comunque ho deciso di combattere anche per gli altri che stanno qui dentro che non hanno voce, che non riescono neanche a esprimere dei concetti. La vita di un prigioniero anarchico è sempre quella di cercare di cambiare le cose anche per gli altri e io non faccio distinzioni tra un mafioso o uno spacciatore… per me un prigioniero è un prigioniero. Quindi secondo me è un problema che riguarda un po’ tutti perché, se questa cosa si estende, l’obiettivo è usarla poi quando servirà, per reprimere i movimenti sociali, questo è talmente lampante.

E comunque saluto tutti i compagni che mi stanno vicino.

/- Attualmente le è stato riconfermato il 41 bis. Come si sente e che tipo di comunicazione a riguardo ha ricevuto e rispetto al fuori che notizie -anche tramite quotidiani o altro- è riuscito a ricevere?/

La cosa strana è che il 41 mi è stato riconfermato con un mappazzo di quasi novanta fogli, anche ai “super boss” di solito lo riconfermano con due paginette. Qui sono tutti sorpresi perché è la più grande riconferma della storia del 41bis, neanche a Totò Riina hanno fatto ottanta pagine… Praticamente lo Stato italiano mi ha aggiornato con questi fogli di tutte le lotte che ci son state nel mondo di cui non sapevo niente. Perché lo scopo del 41bis è l’isolamento, mentre invece grazie a Piantedosi, a Nordio c’è proprio un aggiornamento fitto di tutte le azioni successe, in Indonesia, la solidarietà data me… un po’ tutto, il compagno in Grecia che è morto, a cui do la solidarietà, come a tutti i compagni greci. Cose di cui qui dentro ero assolutamente all’oscuro.

Questo per far capire le contraddizioni di questo sistema. Nel mio caso, invece di isolarmi dal contesto, in qualche modo mi hanno reso ancor più pericoloso, credo, rispetto al sistema. Hanno esaltato la mia figura, mi hanno fatto da cassa di risonanza. Perché quando stavo in AS avevo i contatti con i compagni però non avevo un’influenza così forte. Da quando sono al 41bis invece… beh questa è una cosa buona del 41, le mie parole comunque poi sono girate di più, quindi nel mio caso c’è un po’ questo paradosso. Paradosso che è addirittura scritto nei fogli che ho letto. L’ultima volta che avevano discusso il 41 avevano dato pareri positivi perché uscissi, dopo è stato riconfermato secondo me come ritorsione e adesso che le mie parole girano dicono che ho un influenza maggiore, non so loro cosa intendono con influenza rispetto agli anarchici dato che noi ragioniamo individualmente… comunque dicono che ho un’influenza maggiore quindi anche se prima non ero pericoloso adesso il 41 mi ha reso pericoloso… insomma il cane che si morde la coda.

Comunque rispetto a tutti quelli che sono al 41 adesso e anche in passato, ho avuto il più grande fascicolo informativo mai visto, l’ha detto sia chi me l’ha consegnato, sia gli altri detenuti con cui ho parlato, sia gli avvocati. È una cosa abbastanza indicativa di quello che è diventato il 41, una specie di involucro vuoto che non sanno neanche più a cosa serve… Serve, sì, serve come un’arma a disposizione quando le condizioni sociali muteranno e allora potranno censurare qualunque tipo di dissenso. Perché nel mio caso è indubbio che sto qui dentro semplicemente per quello che dico, non per quello che faccio, quindi per le mie parole.

BOLOGNA: TATTOO CIRCUS BENEFIT PRIGIONIERX [23 e 24 MAGGIO]

Diffondiamo:

La tattoo circus vuole essere un momento dedicato al tatuaggio e al piercing fuori dalle logiche di mercato, che pone al centro la solidarietà con le persone rinchiuse dentro le carceri.
In un momento in cui guerre divorano corpi e territori e gli stati stringono la morsa interna della repressione, sembra fondamentale creare e supportare un’iniziativa come la tatto circus.
Un’occasione in cui porre al centro i percorsi di lotta e critica radicale nei confronti della società che ci circonda, quella stessa società che produce e necessita massacri per sopravvivere e carceri per reprimere.
Sarà una due giorni di discussione e condivisione di esperienza di lotta, di resistenza.

Al Tribolo, in via Donato Creti 69/2

CONTRO OGNI STATO, GALERA E CPR
AI CUORI GENEROSI, CON SARA E SANDRO
ALFREDO LIBERO
TUTTX LIBERX

 

BOLOGNA: PAROLA AD ALFREDO!

Diffondiamo:

Il 18 maggio al tribunale di Bologna si è svolta la seconda udienza contro 6 compagnx, imputatx per fatti specifici inerenti la mobilitazione del 2022-23 al fianco di Alfredo contro il 41bis e l’ergastolo ostativo.
In quest’udienza sono stati sentiti diversi testimoni e, tra loro, ha potuto prendere parola anche lo stesso Alfredo, in videoconferenza dal carcere di Bancali.
La sue emozione, unita a quella della trentina di compagnx presenti in aula, è stata fin da subito palpabile. Alfredo ha esordito con queste parole
In questo momento è emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all’epoca c’erano Sara e Sandrone che ora sono morti e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere.
Ha proseguito parlando delle motivazioni che nel 2022 , appena trasferito in 41 bis, l’hanno spinto ad intraprendere uno sciopero ad oltranza. Motivazioni che, come lui stesso ha ricordato, hanno trovato ampia diffusione nella mobilitazione internazionale che ha sostenuto la sua lotta. Ha evidenziato che, senza il sostegno ricevuto da fuori, sarebbe stato condannato all’ergastolo ostativo e che la sua lotta è stata mossa dalla necessità che la sua detenzione in 41 bis non creasse un precedente estendibile al movimento.
A seguito di questo Alfredo ha raccontato il suo attuale stato di isolamento. Ha ribadito di essere sottoposto ad un blocco pressoché totale della posta che attualmente (a differenza del periodo antecedente la mobilitazione) vale anche per le notifiche della posta trattenuta. Non riceve corrispondenza da mesi, gli è stata recapitata di recente una lettera di dicembre 2025.
Ha poi parlato dell’ormai risaputa impossibilità dell’accesso ai libri, sia tramite acquisto attraverso cataloghi che tramite la biblioteca centrale del carcere. Ha raccontato il paradosso del suo isolamento, avendo avuto notizia di larga parte delle mobilitazioni anarchiche degli ultimi anni attraverso il corposissimo fascicolo che motiva il suo rinnovo al 41 bis, definito dalle stesse guardie che gliel’hanno notificato “il più corposo della storia del 41bis”.
Come ulteriore elemento della sua carcerazione ha descritto un 41bis che va allargandosi sempre più a persone prima non colpite da questo regime, in un progressivo abbassamento della soglia di accesso, citando l’esempio di un detenuto passato dall’ AS al 41bis perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Quest’occasione ha consentito inoltre ad Alfredo di tratteggiare i passaggi della sua detenzione, dal carcere militare per l’obiezione totale alla leva, alle sezioni comuni, dalle sezioni di Alta Sicurezza di Ferrara e Terni, fino all’approdo in 41bis, definito luogo di isolamento totale. Sicuramente lo sguardo di Alfredo non si è fermato alla sua personale esperienza e, anche questa volta, non ha perso occasione per condannare la brutalità del 41bis tutto, ribadendo che per lui non c’è distinzione tra prigionieri all’interno di tale sistema di reclusione e annientamento. Ha raccontato l’orrore del reparto ospedaliero di 41 bis di Opera, dove sono detenute perlopiù persone molto anziane, parecchie affette da Alzheimer, in carrozzina o con diverse autonomie limitate, che non sanno manco più perché si trovano lì. Non ha potuto esimersi dall’esprimere, infine, una valutazione sul senso di questo regime, voluto originariamente per eliminare quei soggetti con cui lo Stato ha trattato e che ha dovuto mettere a tacere una volta rivelatisi inutili ai suoi sporchi giochi.
A seguito della sua testimonianza si sono levati in aula inevitabili e calorosi saluti carichi di affetto che hanno fatto indispettire la giudice con il conseguente sgombero dell’aula. Anche all’inizio dell’udienza lx compagnx presentx sono riuscitx a salutare Alfredo che ha ricambiato con affetto, riuscendo così a rompere, seppur per una frazione di secondo, un isolamento tremendo. È stata un’emozione fortissima, condivisa da entrambi i lati di quel maledetto schermo.
Siamo certi che l’occasione di oggi sia stata molto preziosa per Alfredo, ma ancor più per noi, che nelle sue parole e nella sua sempre presente ironia, abbiamo trovato ancora una volta una determinazione enorme, un odio per gli oppressori e un fortissimo amore per i suoi compagni, a partire dalle sue prime parole per Sara e Sandro. Ed è con il loro vivo ricordo che anche noi vogliamo concludere queste righe, per non dimenticare chi ha dato la propria vita per lottare per un mondo diverso.

Con Sara e Sandro nel cuore.
Affinchè di ogni prigione non restino che macerie.
Forza Alfredo!
Alcunx compagnx di Bologna imputatx e solidali

La prossima udienza del processo in questione sarà il 15 giugno alle ore 9. Verranno sentiti gli ultimi testimoni e probabilmente si avvierà la discussione.

BOLOGNA: CHIAMATA ANTIFASCISTA [9 MAGGIO]

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Se la faccia democratica del razzismo, nell’evidenza più stagnante, continua a erigere lager di Stato in cui deporta e uccide sempre più persone -quando non le ammazza nel Mediterraneo-, la sua espressione concreta si perpetua da sempre all’interno di politiche di controllo e sorveglianza su corpi e territori. Con la stessa retorica di confini e identità nazionali da difendere, i nostalgici delle camice nere il 9 maggio escono dalle fogne e chiamano un presidio in città sotto lo stemma di Remigrazione e Riconquista. Burattini consapevoli, agitati dallo stesso Stato Italiano razzista e colonialista, si uniscono in una parata grigia di islamofobia e odio verso persone razzializzate, considerate come la grande minaccia alla patria e alla sua sicurezza.

Ancora una volta, la creazione del nemico pubblico trova spazio tra i più servi per distogliere l’attenzione dall’unico terrorista esistente: lo Stato. E proprio a riproduzione di questo Stato, i fascisti di Remigrazione propongono tra i loro 10 punti anche un fondo per la Natalità Italiana, il cui obiettivo sarebbe quello di sostenere nuove nascite al fine di “contrastare il declino demografico e la crisi identitaria.” I costanti attacchi all’aborto dei cattofascisti si legano a doppio filo nelle mire identitarie dello Stato Nazione: è questo il connubio in cui razzismo e controllo dei corpi delle donne si fondono al fine di riprodurre la bianchezza della popolazione.

Remigrazione e Riconquista, composta da CasaPound e Rete dei Patrioti e sostenuta dalla Lega e dal partito di Vannacci, si inserisce all’interno di un contesto globale sempre più xenofobo e razzista. Non c’è da stupirsi davanti alla comparsa di scritte sioniste o di adesivi islamofobici, come quelli rinvenuti davanti alla Moschea di via Pallavicini, quando la normalità prestabilita si compone di CPR e deportazioni. Ad aggiungersi a tutto questo, anche il nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che entrerà in vigore da questo giugno, rendendo i confini ancora più invalicabili, permettendo la detenzione dei richiedenti asilo, facilitando le deportazioni e finanziando ulteriori centri di detenzione per migranti Per questo non gridiamo allo scandalo, perché nelle adunate di nostalgici come quella di sabato ritroviamo, in forme diverse, le stesse logiche che governano la nostra società nel suo complesso.

Non abbiamo Stati amici o presunti valori democratici a cui richiamarci, perché sappiamo che il rapporto tra il fascismo e le istituzioni democratiche è un rapporto segnato dalla continuità molto più che dalla rottura. Per questo il nostro antifascismo è militante e conflittuale rispetto all’ordine costituito, e si pratica agendo in prima persona, senza deleghe. Dalla Palestina fino ai sud globali, colpire il colonialismo e i suoi fautori è la chiara risposta di chiunque si opponga alla distruzione e alla morte, e il passo che più ci avvicina alla liberazione. Sotto una lente che si oppone a gabbie mentali e fisiche, rifiutando l’imperialismo in tutte le sue forme, non ci resta che agire sovvertendo. Per tutto questo, il nove maggio facciamo rumore contro lo Stato e i suoi patrioti. Ovunque saranno loro, troveranno anche noi.

BOLOGNA: PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “DEPORTAZIONI. Riflessioni per attaccare gli ingranaggi del razzismo di Stato”

Diffondiamo:

Presentazione dell’opuscolo “DEPORTAZIONI Riflessioni per attaccare gli ingranaggi del razzismo di Stato”
MERCOLEDÌ 6 MAGGIO ore 18.30

In una società sempre più carceriera e guerrafondaia, dove il concetto di confine regna eterno, sia nelle dinamiche interne che esterne, riteniamo di fondamentale importanza affrontare e discutere della repressione che ogni giorno subisce chi cerca di superare queste frontiere. Parleremo quindi di deportazioni, considerando i diversi meccanismi e attori che le rendono possibili e analizzando lo sviluppo che ha avuto l’impianto normativo che le regola negli ultimi anni, senza dimenticare il laboratorio politico che il sistema migrazioni ha rappresentato e rappresenta per le società occidentali.

Al Tribolo in via Donato Creti 69/2 (BO)

Fuoco a galere e cpr!
Libertà per tuttx
Con Sara e Sandrone nel cuore!

BOLOGNA: ESITO DELL’UDIENZA PRELIMINARE PER IL CORTEO DI GENNAIO 2023 IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO

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Il 10 aprile a Bologna si è tenuta l’udienza preliminare per 16 compagnx anarchicx sul corteo in solidarieta’ ad Aldredo Cospito, contro 41 bis ed ergastolo ostativo di gennaio 2023 a Bologna.
L’esito dell’udienza a portato l’assoluzione di tuttx x imputatx per tutti i capi d’accusa. Seppur lieti di questa notizia, il pensiero va ad Alfredo, ancora imprigionato nell’infame regime di 41bis.
Per un mondo senza carceri e carcerieri!