BOLOGNA: TATTOO CIRCUS BENEFIT PRIGIONIERX [23 e 24 MAGGIO]

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La tattoo circus vuole essere un momento dedicato al tatuaggio e al piercing fuori dalle logiche di mercato, che pone al centro la solidarietà con le persone rinchiuse dentro le carceri.
In un momento in cui guerre divorano corpi e territori e gli stati stringono la morsa interna della repressione, sembra fondamentale creare e supportare un’iniziativa come la tatto circus.
Un’occasione in cui porre al centro i percorsi di lotta e critica radicale nei confronti della società che ci circonda, quella stessa società che produce e necessita massacri per sopravvivere e carceri per reprimere.
Sarà una due giorni di discussione e condivisione di esperienza di lotta, di resistenza.

Al Tribolo, in via Donato Creti 69/2

CONTRO OGNI STATO, GALERA E CPR
AI CUORI GENEROSI, CON SARA E SANDRO
ALFREDO LIBERO
TUTTX LIBERX

 

BOLOGNA: PAROLA AD ALFREDO!

Diffondiamo:

Il 18 maggio al tribunale di Bologna si è svolta la seconda udienza contro 6 compagnx, imputatx per fatti specifici inerenti la mobilitazione del 2022-23 al fianco di Alfredo contro il 41bis e l’ergastolo ostativo.
In quest’udienza sono stati sentiti diversi testimoni e, tra loro, ha potuto prendere parola anche lo stesso Alfredo, in videoconferenza dal carcere di Bancali.
La sue emozione, unita a quella della trentina di compagnx presenti in aula, è stata fin da subito palpabile. Alfredo ha esordito con queste parole
In questo momento è emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all’epoca c’erano Sara e Sandrone che ora sono morti e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere.
Ha proseguito parlando delle motivazioni che nel 2022 , appena trasferito in 41 bis, l’hanno spinto ad intraprendere uno sciopero ad oltranza. Motivazioni che, come lui stesso ha ricordato, hanno trovato ampia diffusione nella mobilitazione internazionale che ha sostenuto la sua lotta. Ha evidenziato che, senza il sostegno ricevuto da fuori, sarebbe stato condannato all’ergastolo ostativo e che la sua lotta è stata mossa dalla necessità che la sua detenzione in 41 bis non creasse un precedente estendibile al movimento.
A seguito di questo Alfredo ha raccontato il suo attuale stato di isolamento. Ha ribadito di essere sottoposto ad un blocco pressoché totale della posta che attualmente (a differenza del periodo antecedente la mobilitazione) vale anche per le notifiche della posta trattenuta. Non riceve corrispondenza da mesi, gli è stata recapitata di recente una lettera di dicembre 2025.
Ha poi parlato dell’ormai risaputa impossibilità dell’accesso ai libri, sia tramite acquisto attraverso cataloghi che tramite la biblioteca centrale del carcere. Ha raccontato il paradosso del suo isolamento, avendo avuto notizia di larga parte delle mobilitazioni anarchiche degli ultimi anni attraverso il corposissimo fascicolo che motiva il suo rinnovo al 41 bis, definito dalle stesse guardie che gliel’hanno notificato “il più corposo della storia del 41bis”.
Come ulteriore elemento della sua carcerazione ha descritto un 41bis che va allargandosi sempre più a persone prima non colpite da questo regime, in un progressivo abbassamento della soglia di accesso, citando l’esempio di un detenuto passato dall’ AS al 41bis perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Quest’occasione ha consentito inoltre ad Alfredo di tratteggiare i passaggi della sua detenzione, dal carcere militare per l’obiezione totale alla leva, alle sezioni comuni, dalle sezioni di Alta Sicurezza di Ferrara e Terni, fino all’approdo in 41bis, definito luogo di isolamento totale. Sicuramente lo sguardo di Alfredo non si è fermato alla sua personale esperienza e, anche questa volta, non ha perso occasione per condannare la brutalità del 41bis tutto, ribadendo che per lui non c’è distinzione tra prigionieri all’interno di tale sistema di reclusione e annientamento. Ha raccontato l’orrore del reparto ospedaliero di 41 bis di Opera, dove sono detenute perlopiù persone molto anziane, parecchie affette da Alzheimer, in carrozzina o con diverse autonomie limitate, che non sanno manco più perché si trovano lì. Non ha potuto esimersi dall’esprimere, infine, una valutazione sul senso di questo regime, voluto originariamente per eliminare quei soggetti con cui lo Stato ha trattato e che ha dovuto mettere a tacere una volta rivelatisi inutili ai suoi sporchi giochi.
A seguito della sua testimonianza si sono levati in aula inevitabili e calorosi saluti carichi di affetto che hanno fatto indispettire la giudice con il conseguente sgombero dell’aula. Anche all’inizio dell’udienza lx compagnx presentx sono riuscitx a salutare Alfredo che ha ricambiato con affetto, riuscendo così a rompere, seppur per una frazione di secondo, un isolamento tremendo. È stata un’emozione fortissima, condivisa da entrambi i lati di quel maledetto schermo.
Siamo certi che l’occasione di oggi sia stata molto preziosa per Alfredo, ma ancor più per noi, che nelle sue parole e nella sua sempre presente ironia, abbiamo trovato ancora una volta una determinazione enorme, un odio per gli oppressori e un fortissimo amore per i suoi compagni, a partire dalle sue prime parole per Sara e Sandro. Ed è con il loro vivo ricordo che anche noi vogliamo concludere queste righe, per non dimenticare chi ha dato la propria vita per lottare per un mondo diverso.

Con Sara e Sandro nel cuore.
Affinchè di ogni prigione non restino che macerie.
Forza Alfredo!
Alcunx compagnx di Bologna imputatx e solidali

La prossima udienza del processo in questione sarà il 15 giugno alle ore 9. Verranno sentiti gli ultimi testimoni e probabilmente si avvierà la discussione.

BOLOGNA: CHIAMATA ANTIFASCISTA [9 MAGGIO]

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Se la faccia democratica del razzismo, nell’evidenza più stagnante, continua a erigere lager di Stato in cui deporta e uccide sempre più persone -quando non le ammazza nel Mediterraneo-, la sua espressione concreta si perpetua da sempre all’interno di politiche di controllo e sorveglianza su corpi e territori. Con la stessa retorica di confini e identità nazionali da difendere, i nostalgici delle camice nere il 9 maggio escono dalle fogne e chiamano un presidio in città sotto lo stemma di Remigrazione e Riconquista. Burattini consapevoli, agitati dallo stesso Stato Italiano razzista e colonialista, si uniscono in una parata grigia di islamofobia e odio verso persone razzializzate, considerate come la grande minaccia alla patria e alla sua sicurezza.

Ancora una volta, la creazione del nemico pubblico trova spazio tra i più servi per distogliere l’attenzione dall’unico terrorista esistente: lo Stato. E proprio a riproduzione di questo Stato, i fascisti di Remigrazione propongono tra i loro 10 punti anche un fondo per la Natalità Italiana, il cui obiettivo sarebbe quello di sostenere nuove nascite al fine di “contrastare il declino demografico e la crisi identitaria.” I costanti attacchi all’aborto dei cattofascisti si legano a doppio filo nelle mire identitarie dello Stato Nazione: è questo il connubio in cui razzismo e controllo dei corpi delle donne si fondono al fine di riprodurre la bianchezza della popolazione.

Remigrazione e Riconquista, composta da CasaPound e Rete dei Patrioti e sostenuta dalla Lega e dal partito di Vannacci, si inserisce all’interno di un contesto globale sempre più xenofobo e razzista. Non c’è da stupirsi davanti alla comparsa di scritte sioniste o di adesivi islamofobici, come quelli rinvenuti davanti alla Moschea di via Pallavicini, quando la normalità prestabilita si compone di CPR e deportazioni. Ad aggiungersi a tutto questo, anche il nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che entrerà in vigore da questo giugno, rendendo i confini ancora più invalicabili, permettendo la detenzione dei richiedenti asilo, facilitando le deportazioni e finanziando ulteriori centri di detenzione per migranti Per questo non gridiamo allo scandalo, perché nelle adunate di nostalgici come quella di sabato ritroviamo, in forme diverse, le stesse logiche che governano la nostra società nel suo complesso.

Non abbiamo Stati amici o presunti valori democratici a cui richiamarci, perché sappiamo che il rapporto tra il fascismo e le istituzioni democratiche è un rapporto segnato dalla continuità molto più che dalla rottura. Per questo il nostro antifascismo è militante e conflittuale rispetto all’ordine costituito, e si pratica agendo in prima persona, senza deleghe. Dalla Palestina fino ai sud globali, colpire il colonialismo e i suoi fautori è la chiara risposta di chiunque si opponga alla distruzione e alla morte, e il passo che più ci avvicina alla liberazione. Sotto una lente che si oppone a gabbie mentali e fisiche, rifiutando l’imperialismo in tutte le sue forme, non ci resta che agire sovvertendo. Per tutto questo, il nove maggio facciamo rumore contro lo Stato e i suoi patrioti. Ovunque saranno loro, troveranno anche noi.

BOLOGNA: PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “DEPORTAZIONI. Riflessioni per attaccare gli ingranaggi del razzismo di Stato”

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Presentazione dell’opuscolo “DEPORTAZIONI Riflessioni per attaccare gli ingranaggi del razzismo di Stato”
MERCOLEDÌ 6 MAGGIO ore 18.30

In una società sempre più carceriera e guerrafondaia, dove il concetto di confine regna eterno, sia nelle dinamiche interne che esterne, riteniamo di fondamentale importanza affrontare e discutere della repressione che ogni giorno subisce chi cerca di superare queste frontiere. Parleremo quindi di deportazioni, considerando i diversi meccanismi e attori che le rendono possibili e analizzando lo sviluppo che ha avuto l’impianto normativo che le regola negli ultimi anni, senza dimenticare il laboratorio politico che il sistema migrazioni ha rappresentato e rappresenta per le società occidentali.

Al Tribolo in via Donato Creti 69/2 (BO)

Fuoco a galere e cpr!
Libertà per tuttx
Con Sara e Sandrone nel cuore!

BOLOGNA: ESITO DELL’UDIENZA PRELIMINARE PER IL CORTEO DI GENNAIO 2023 IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO

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Il 10 aprile a Bologna si è tenuta l’udienza preliminare per 16 compagnx anarchicx sul corteo in solidarieta’ ad Aldredo Cospito, contro 41 bis ed ergastolo ostativo di gennaio 2023 a Bologna.
L’esito dell’udienza a portato l’assoluzione di tuttx x imputatx per tutti i capi d’accusa. Seppur lieti di questa notizia, il pensiero va ad Alfredo, ancora imprigionato nell’infame regime di 41bis.
Per un mondo senza carceri e carcerieri!

BOLOGNA: SULL’INIZIO DEL PROCESSO PER LA MOBILITAZIONE IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO DURANTE LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO IL 41BIS E L’ERGASTOLO

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Condividiamo con voi queste righe di aggiornamento su uno dei processi per la mobilitazione a fianco di Alfredo, con lo stomaco chiuso e una forte stretta al cuore per la morte di Sandro e Sara avvenuta nella notte di giovedì 19 marzo. Due compagni anarchici che se ne sono andati da un mondo in cui ci sarebbe invece sempre più bisogno di cuori sinceri, di sguardi attenti e di mani generose.
Con fermezza e senza indugio ribadiamo la nostra solidarietà e complicità con tuttx lx ribelli e rivoluzionarx che lottano ogni giorno contro lo Stato che reprime, tortura e uccide; contro un sistema guerrafondaio e mortifero e i suoi aguzzini.
Sempre al fianco di chi lotta, di chi trama nella notte!

Fuoco a ‘sto mondo infame!
A Sandro e Sara, per l’anarchia!

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Mercoledì 18 marzo presso il tribunale di Bologna si è tenuta la prima udienza a carico di 6 compagnx per 3 fatti avvenuti prima e durante i mesi di mobilitazione in solidarietà al compagno anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame (danneggiamento di un cantiere durante l’occupazione di una gru, danneggiamento di impianti informatici per due ripetitori andati in fiamme, e l’interruzione di una messa).
È stata discussa la lista testi della difesa, in cui figura anche Alfredo; la giudice ha rinviato all’8 aprile per comunicare la propria decisione in merito. Per la prima udienza abbiamo chiamato una presenza dentro e fuori dall’aula di tribunale e letto degli stralci di una dichiarazione che riportiamo per intero qui sotto, per ribadire la nostra solidarietà e complicità con Alfredo, con tuttx coloro che hanno lottato e che lottano contro il regime di tortura del 41bis, e tutte le galere di questo mondo infame.

DICHIARAZIONE LETTA IN AULA DA 6 COMPAGNX SOTTO PROCESSO A BOLOGNA

I fatti per cui oggi veniamo portati al banco degli imputati riguardano la campagna di solidarietà che si attivò su scala internazionale a cavallo tra il 2022 e il 2023 in sostegno ad Alfredo Cospito, prigioniero anarchico rinchiuso nel regime di 41bis dal maggio 2022 che intraprese uno sciopero della fame di 6 mesi contro questo istituto detentivo e l’ergastolo ostativo.
Condannato a 23 anni, insieme ad Anna Beniamino condannata a 18 anni, per strage politica -il reato più grave previsto dall’ordinamento italiano- pur in assenza di morti e feriti. Diversamente da quanto accaduto per piazza Fontana (17 morti), per la stazione di Bologna (85 morti), per piazza della Loggia (9 morti e 102 feriti), per gli innumerevoli attacchi razzisti (ricordiamo in particolare quello di Castelvolturno del 2008, 8 morti): in nessuno di questi casi la strage politica è comparsa tra i capi di imputazione. Né è mai stato scomodato questo reato per le migliaia di morti sulle coste mediterranee o per le centinaia che ogni anno si verificano sul posto di lavoro -queste sì, vere e proprie stragi prodotte da decisioni politiche deliberate e omicide. E perché? Non certo perché i fatti non si accordassero al codice. È semmai questa la conferma di una verità ben nota, che il codice è strumentale, proprio come le stragi, quelle vere e indiscriminate. Entrambi strumenti, a intensità diversa, con cui uno Stato ipocrita colpisce chi lotta o spaventa la popolazione, riducendola a chinare la testa, a non partire, a lavorare in silenzio, ad accettare le strette autoritarie.

La contemporaneità bellica e le conseguenti strette repressive di cui siamo testimoni ce lo rendono sempre più evidente, ecco perché per noi continuare a lottare è più che mai necessario.
E lo facciamo prendendo parola in quest’aula, perché vogliamo dare ancora voce a chi lo Stato vorrebbe mettere a tacere attraverso un regime carcerario di tortura, la cui natura è stata resa evidente al mondo intero grazie alla lotta di Alfredo.
In quei mesi tanti prigionieri e prigioniere aderirono allo sciopero della fame di Alfredo, altri mostrarono la loro solidarietà rinunciando a benefici o come era loro possibile. Questa coraggiosa lotta ha fatto emergere un ampio e determinato movimento di solidarietà anche fuori dalle carceri.
Raramente, negli ultimi decenni, il sistema carcerario, i suoi dispositivi punitivi, la sistemica violenza di cui è permeato e l’arbitrarietà delle sue regole sono stati analizzati, criticati e contestati anche fuori dai contesti militanti. Questa mobilitazione, invece, ha coinvolto un ampio settore di
società: la mobilitazione studentesca, come la presa di parola e la partecipazione attiva di organizzazioni, associazioni e soprattutto di migliaia di individui hanno rappresentato un’assunzione di consapevolezza con pochi precedenti. L’obiettivo, da parte di questa molteplicità di voci, non era fare pressioni per spingere a riformulare le basi giuridiche di un istituto detentivo, bensì sancirne la fine.

L’eterogeneità di pratiche con cui questo corpo in mobilitazione si è speso è evidente, non serve un tribunale per stabilirlo. Il dato che conta -e che non si può cancellare- è che ha fatto vacillare chi si era così zelantemente prodigato nel rendere giuridicamente possibile l’applicazione del 41bis ad Alfredo. Come scrivemmo in un volantino in quei mesi, “Da una cella di 41bis un anarchico fa tremare lo Stato”. Niente di più vero e nessuna risposta diversa da ciò che ci si poteva aspettare: lo Stato ha mostrato i muscoli e ha azionato la ghigliottina.
Se in tutta Italia è stata attivata la macchina repressiva contro moltissime voci e azioni che hanno accompagnato la lotta di Alfredo Cospito, è perché i motivi di quella lotta sono particolarmente scottanti per lo Stato italiano. L’Istituto dell’antimafia fa parte dei miti fondativi della seconda Repubblica e le sue declinazioni pratiche vengono raramente messe in discussione, nonostante l’evidente fallimento nel contrastare un sistema che resta profondamente intrecciato a quello dello Stato. Sistema sia di potere che economico, al Nord come al Sud.
All’interno dei dispositivi di ingiustizia, arbitrarietà e violenza di cui è dotato il sistema punitivo della giustizia italiana, il 41 bis e l’ergastolo ostativo sono due strumenti di tortura.
E non si tratta di un artificio retorico, ma di un’analisi sostanziale dell’utilizzo di questi istituti, partendo proprio dal significato letterale del termine, che – citando la Treccani – si riferisce a “varie forme di coercizione fisica applicate a un imputato […] allo scopo di estorcere una confessione o altra dichiarazione utile all’accertamento di fatti non altrimenti accertati, dei quali si debba tener conto nel definire il giudizio”.
L’esempio principe del mafioso che scioglie il bambino dell’acido, fonte di giustificazione populistica di infinite nefandezze, ci parla chiaro: il responsabile, condannato anche per altri omicidi, restò in regime di 41 bis per 4 anni per poi essere liberato. Perché fu liberato? Perché scelse di collaborare con lo Stato.
Tuttora – e dai primi anni novanta ad oggi – diverse centinaia di detenutx sono in 41 bis, sottoposti all’isolamento quotidiano e affettivo, allo stigma sociale che ricade anche sui loro affetti, alla deprivazione sensoriale e molti di loro al fine pena mai. Una condizione cinicamente e scientificamente pensata e realizzata al fine di annichilire la persona.

L’origine geografica di coloro a cui viene prevalentemente applicato il 41 bis, inoltre, ci dice chiaramente cosa significhi, oltre le statistiche, il mai estinto approccio coloniale nei confronti del Sud Italia: un ragazzo di 20 anni arrestato per spaccio nel nord Italia difficilmente entrerà in questo regime carcerario, al quale invece verrà quasi sicuramente sottoposto un suo coetaneo del sud, già dalla fase di arresto cautelare.
Ma sarebbe ingenuo limitarsi alla condanna di tale approccio coloniale senza evidenziare il profondo, inscindibile legame esistente tra gli apparati dello Stato che si servono di questa gente, dal pesce piccolo al pesce grosso, e il Sistema di cui essi fanno parte. Il 41 bis nasce come discarica in cui lo Stato getta tutti i pesci che deve fare fuori dopo essersene servito, la tomba per vivi in cui rinchiude chi non deve più poter parlare e da cui si può uscire solo sancendo un patto di collaborazione con il proprio aguzzino. La natura intrinsecamente violenta di questo regime carcerario squisitamente democratico, trova poi la sua estensione nella possibilità di essere applicato al nemico interno, ossia ai “prigionieri politici”, siano essi comunisti (come Lioce, Morandi e Mezzasalma, in 41 bis dai primi anni 2000) o anarchici (come Alfredo Cospito). Per loro, ricordiamolo, l’unica via d’uscita da questo regime di tortura, è l’abiura delle proprie idee, cioè dei propri percorsi di lotta e di vita, sostanzialmente di se stessi. A tanto arriva la democratica violenza dello Stato: deprivare il fisico e la psiche del prigioniero per minare le sue convinzioni qualora esse non siano allineate con il pensiero unico o, ancor peggio, dichiaratamente sue nemiche.

Con la stessa facilità con cui il genocidio del popolo palestinese è passato dall’essere un evento mainstream a un rimosso collettivo, anche la violenza del 41bis, seppur in scala 1:100 a confronto, è velocemente tornata sotto il velo di silenzio in cui giaceva prima della mobilitazione a cui abbiamo fieramente preso parte.
Sintomo dei tempi?
Fa paura, a fronte dello stato di guerra e di polizia in cui stiamo precipitando, pensare alla possibile ulteriore estensione di questo istituto detentivo. Non serve essere antagonisti, anarchici o chicchessia per prenderne coscienza. Sarebbe molto spiacevole dover affermare un giorno “l’avevamo detto”: proprio per questo non siamo disposti a chiedere scusa per aver lottato al fianco di Alfredo e affermiamo con decisione la nostra simpatia, complicità e solidarietà verso qualunque azione fatta nel mondo in quei mesi di sciopero della fame a fianco di Alfredo Cospito e degli altri prigionieri e prigioniere per contrastare il 41bis e la nostra solidarietà verso il popolo palestinese che con estrema tenacia, resiste e trova nella resistenza la sua ragion d’essere.

Imputate e imputati


Testo in pdf: dichiarazione Bologna

BOLOGNA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DELLA DOZZA

Diffondiamo:

Domani 3 marzo saremo in presidio dalle 10 alla Dozza per portare solidarietá allx compagnx in carcere per la lotta contro il Muba.

La nostra rabbia brucia molto piu forte della vostra repressione!

E se soffi sul fuoco… lo accendi di piú!

ATTACCATO IL PRESIDIO CONTRO IL MUBA A BOLOGNA

Diffondiamo:

Il presidio permanente al parco Mitilini Moneta Stefanini al Pilastro contro il progetto del Muba è stato violentemente attaccato. Ingentissimo il dispositivo poliziesco. Ci sono diverse persone portate in questura e feriti.

C’è bisogno di supporto, chi puo raggiunga il parco o la questura!

BOLOGNA: COMPLICI E SOLIDALI CON ALFREDO E TUTTX LX PRIGIONERX ANARCHICHX

🔸 GIOVEDÌ 5/03 – SENZA CHIEDERE PERMESSO. Tettoia Nervi, via Fioravanti.

Presentazione della fanza “SBI-LANCIO. Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo” e cena benefit inguaiatx mobilitazioni NO41 BIS.

🔸 MERCOLEDI 11/03 ORE 19:30 AL TRIBOLO – Via Donato Creti 69/2, BOLOGNA.

LOTTARE E FAR FRONTE ALLA REPRESSIONE: parliamone a partire da alcuni processi in corso a Bologna.

A seguire cena benefit inguaiatx rinviatx a processo per la mobilitazione in solidarietà ad Alfredo contro 41-bis ed ergastolo ostativo.

🔸 MERCOLEDì 18/03 ORE 9:30 AL TRIBUNALE – Via D’Azeglio 56, BOLOGNA.

Presenza solidale in aula e fuori dal tribunale in occasione della prima udienza per la mobilitazione bolognese contro il 41-bis.

CHE LA SOLIDARIETÀ FACCIA MACERIE DI OGNI GALERA, STRAGISTA È LO STATO!

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [28 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

SABATO 28 febbraio torniamo sotto al carcere della Dozza per portare un po’ di musica e tutto il nostro calore a chi vive la violenza del carcere. Rompiamo l’isolamento con cui tentano di annichilirci!

Ci vediamo alle ore 15:00 in via Ferrarese davanti le sezioni femminili (in prossimitá del benzinaio), per poi spostarci insieme sotto le sezioni maschili.

Il carcere di Bologna sta vivendo una situazione insostenibile fatta di sovraffollamento, violenze e abusi quotidiani subiti dalla popolazione carceraria.
Anni di leggi classiste e razziste hanno riempito quelle mura, facendo della repressione l’unica risposta al crescente disagio economico e sociale, trasformando le nostre strade in “zone di conflitto” sempre piu militarizzate, esclusive ed escludenti.
In un mondo dove ritorna ad essere presente la minaccia di una guerra esterna quale soluzione all’attuale crisi capitalista – dove con l’attiva collaborazione dei governi globali si normalizza il genocidio del popolo palestinese e la violenza coloniale quale forma di gestione ed eliminazione di un umanità considerata inutile/eccedente ai progetti del potere – si rafforza anche alle nostre latitudini la necessità per Stato e padroni di serrare i ranghi alimentando la guerra interna volta a mantenere lo sfruttamento, la violenza e l’ingiustizia sociale dominante.
Una guerra ai poveri e tra poveri portata avanti a colpi di decreti sicurezza contro chi è emarginato, migrante, povero e sfruttato e/o provi a ribellarsi a questa realtà fuori e/o dentro le galere.
Le rivolte a Bologna e Oristano sono solo le ultime di una lunga serie di proteste che hanno scosso le carceri da nord a sud, represse da una brutalità della polizia che non distingue più né limiti d’azione, né differenze tra prigioni e periferie.
Al fianco di quelle rivolte ci sono le nostre lotte, perché solo la solidarietà può abbattere ogni muro e distruggere definitivamente questa società assassina e il carcere di cui ha bisogno.

Tuttx liberx
Palestina libera
NO 41 BIS