MESSINA: DOPO L’AVVISO ORALE, ANCHE UN FOGLIO DI VIA

Diffondiamo (qui il testo in pdf):

DOPO L’AVVISO ORALE, A MESSINA, ANCHE UN FOGLIO DI VIA.
LA CARTA È SOLO CARTA, LA CARTA BRUCERÀ!

Dopo l’avviso orale da parte del questore di Messina nei confronti di unx compagnx per un presidio di fronte al tribunale e del successivo corteo solidale in città il 17 dicembre 2025, giorno della prima udienza relativa al Carnevale No Ponte, anche un foglio di via nei confronti di unx altrx compagnx da “fuori provincia”.

“Se per lo Stato la rivolta contro questo schifo di mondo è violenza, allora ben venga la violenza. Una violenza che si opponga alla ferocia della macchina repressiva che tutela il capitale e i suoi interessi. Col cuore strettx allx compagnx in carcere, e il desiderio di riempire le piazze e non lasciarlx solx”. 

Queste le ultime righe del volantino che il 17 dicembre è stato distribuito nella piazza del tribunale di Messina in occasione di un presidio solidale durante l’udienza sulle misure cautelari per le persone inquisite nel quadro dei fatti avvenuti a Messina lo scorso uno marzo, il giorno del carnevale no ponte. Oltre ad un avviso orale (a riguardo sono state diffuse delle riflessioni nello scritto titolato “GUERRA NO, GUERRIGLIA SÌ – UN CONTRIBUTO DA MESSINA A SEGUITO DEL RICEVIMENTO DELL’ AVVISO ORALE”) si aggiunge, ora- alla lista dei provvedimenti polizieschi di quel giorno- un foglio di via della durata di tre anni, emanato dalla questura di Messina nei confronti di unx solidale da “fuori provincia”. Dispensatori di solitudine e frammenti sociali controllabili in una città asfissiante, ove la reattività questurina si fa notare con una certa avidità di attenzioni. Ancora una volta, il provvedimento è accompagnato dall’affermazione dell’ormai tipica retorica dei “provenienti da fuori” e dei “soliti noti”, ben sostenuta dai vari salottieri locali.

Sarebbe ridondante, ma anche mai abbastanza, ripeterci il contesto entro cui si inserisce questa guerra dello stato nei confronti dei modi dello stare insieme differenti dal soffocante tracciato che la socialità del profitto prevede. Ma non stupisce certo il “normale” funzionamento dell’apparato repressivo in una città dove non si muove nemmanco una foglia oltre quello a cui il routinario ‘status quo’ ci ha abituatx (leggi: costrettx). Hanno inondato una città (l’ennesima) di telecamere per sorvegliare bene che l’agonia imposta non si trasformi mai in iato vitale. Soffocano la vita con tribunali, polizie e provvedimenti, mentre sponsorizzano la morte implementandone l’infrastruttura a tutto campo… Si pensi alla zona falcata di Messina, prossima a ri-centrarsi come hub di guerra nel Mediterraneo attraverso la sua “riqualificazione” in chiave squisitamente militare. Una zona sottratta alla vita da tempo, già “cittadella infame” che durante i moti del 48′ sparava cannonate sullx messinesi insortx; nel 900, prima infettata da effimere industrie che hanno presto lasciato spazio all’abbandono e, poi, infestata dagli zombie mimetici a spalle stellettate. I marinai del tricolore, quelli che ricercano migrantx nel Mediterraneo per portarli nei 10 (e, apparentemente altri in costruzione) CPR presenti sull’italico suolo o in Albania, per esempio. Proprio in questo stesso porto, nel 2018, la guardia costiera Libica riceveva in regalo dal governo italiano due motovedette classe “Corrubbia”, consegnate a quei miliziani addestrati in Italia ad assassinare…

E vogliamo parlare del solito e squallido giochino della democrazia che ha visto l’amministrazione comunale in carica invocare il voto anticipato certa di potersi accaparrare- ancora- questa gallina dalle uova di cemento dorato che è la Messina dei milioni del PNRR e del (bancomat) ponte sullo Stretto? O della totale messa in vendita della città nella vetrinetta “concessa” ad MSC crociere in cambio dell’ennesimo squallido cantiere per un futuro (ma manco troppo) hub crocieristico? Un porto del tutto rinnovato; da un lato la vorace industria del turismo e, nella banchina antistante, le navi di una guerra sempre più imminente ai “confini esterni” della società ma già del tutto presente al suo interno.

Ed è proprio nel solco di questa guerra che si muovono le “normali” trame del “più gelido dei gelidi mostri”. Una reattività immediata da parte della questura atta a cauterizzare quello che, altresì, rischierebbe di sfuggirgli di mano. Non lasceranno più che questa teppa si muova indisturbata in città, d’altronde l’isolamento e la mostrificazione mediatica garantita anche dallo spalluccismo di certi personaggi “sinistri”- insieme a fattori intrinsechi ai traumi che la mannaia dello stato dissemina- ha reso ancora più spazio alle prepotenti azioni dei cittadini in divisa. Dietro a cotanto saccheggio di vita, come un vetrino della loro squallida ed imperante scienza, si intravedono non troppo nascoste le trame politiche dei salotti del ben parlare di questo crocevia di squallidi interessi; ma, comunque, la “pericolosità sociale” diviene la primaria piaga da attenzionare ossessivamente. Lo si è già visto in città con la modifica del regolamento di polizia urbana che di fatto istituiva una forma “ammorbidita” di zone rosse nel centro cittadino. Oltre quelle già individuate dalla normativa nazionale, venivano incluse alcune aree ritenute “sensibili” per il loro “degrado” e da lì l’ostracizzazione della vita vissuta per fare spazio a presidi fissi di baschetti fiammella muniti e luci blu- “fanno il deserto e lo chiamano decoro”. Non è questione di vittimismo o di rimanere stupitx davanti alle azioni poliziesche, è che sarebbe quantomeno sprovveduto non mettere a fuoco la questione che se da queste parti l’ordine e la sicurezza hanno il nervo scoperto delle motivazioni dovranno pur esserci: un presidio ed un corteo solidale hanno subito dato adito ad indagini e provvedimenti (attualmente, appunto, due), azioni routinarie in altre aree geografiche sono qui pretesto per un ulteriore accanimento poliziesco. C’entra forse che quelle persone presenti in piazza il 17 dicembre significavano l’ennesimo smacco all’operazione di isolamento che lo stato, per mano delle sue autorità, compie quotidianamente nel tessuto relazionale del vissuto? C’entra forse che questo effetto boomerang dell’azione zelante dei gendarmi mette radicalmente in crisi la percezione che l’unico modo per opporsi alla devastazione delle nostre vite sia quello dettato dal “dissenso democratico”? Sarà che chiunque insinui che nel ponte, nella repressione, nella guerra, nella fame, nella solitudine insista il medesimo virus del profitto e del potere venga fatto aderire tout court a quelle categorie di persone sterminabili? Beh… cosa certa è che in nome del decoro e della sicurezza tutelano e celano succulenti scempi di guadagno.

Insomma, dalle giornate in solidarietà alle persone inquisite per i fatti del carnevale no ponte sono-ad oggi- maturati un avviso orale ed un foglio di via della durata di tre anni, corredati dalle relative denunce (“blocco stradale”, “oltraggio e minaccia aggravata a P.U.”, “manifestazione non autorizzata”, …). Eppure quel giorno ci si è ritrovatx per agire solidarietà in un mondo che ci vorrebbe invece investiti solo dell’angusto ruolo di agitx, per poter far di noi carne da macello nello sterminio scientifico del capitale. Esattamente quella solidarietà che è considerata una scintilla pericolosa in un mondo disseminato di polveriere e, quindi, perseguitata dall’ordine e dalla disciplina a logo ‘S’ doppiamente sbarrata. La solidarietà è, dunque, pericolosa. Lo confermano anche i fogli di via emessi qualche mese fa dalla questura di Varese in occasione di un saluto solidale ad unx amicx e compagnx detenutx lì dentro. Lo confermano anche i trasferimenti da un carcere ad un altro di detenutx che raccolgono la solidarietà da “fuori” e diventano, dunque, scomodx negli equilibri tanto precari che si instaurano nel mantenimento minimo dell’ordine interno. Come successo nel trasferimento verso il carcere di Potenza di una delle tre persone sottoposte a misure cautelari sempre nel quadro del processo relativo ai fatti del carnevale no ponte; a poco è servito questo tentativo di isolamento, la solidarietà- e chi la agisce- disconosce i vostri confini ed il valore divisivo che lorsignori accollano a tempo e spazio- acuminate lame del potere. Il rinnovo della detenzione al 41/bis di Alfredo Cospito sottolinea, ancora, la necessità degli amministratori del potere di creare dei pascoli recintati e ben sorvegliati, alcuni molto angusti, per rinchiudervi le “pecore nere” di questa concreta favola dell’orrore. La necessità di mettere “sotto censura” persone che si ritrovano ristrette e detenute non conferma che certe cose non conoscono il confine della corporeità trasformandosi, invece, in intenzioni osmotiche cui qualunque respiro potrebbe nutrirsi? Le pesantissime misure cautelari inflitte nel contesto dell’operazione “Ipogeo” non mettono in luce, forse, il fatto che da certe parti non è gradito alcun tipo di “innalzamento dell’asticella” dello scontro? Oppure, tutte le misure che lo stato ha inflitto nei confronti di chiunque esprimesse, in maniera attivamente critica, la propria solidarietà con la gente di Palestina, non confermano ancora una volta la pericolosità del “dolore che si fa coscienza” e della “coscienza che si fa azione”? Cosa confermata anche dal moltiplicarsi di personale delle FF. OO. per le strade delle città e dalla loro sempre crescente militarizzazione.

Allora preme rimbombare le parole scritte in “GUERRA NO, GUERRIGLIA SI- UN CONTRIBUTO DA MESSINA A SEGUITO DEL RICEVIMENTO DELL’ AVVISO ORALE”, da Claudio in relazione all’avviso orale sopracitato:  “[…] in faccia alle intimidazioni repressive mi preme dire innanzitutto questo. Mi preme gridare: viva la classe pericolosa!”.

E quindi, “la carta è solo carta, la carta brucerà” è anche un auspicio in tensione verso la pratica della diserzione. Che bruci ogni convocazione al servizio e all’ubbidienza nei confronti di questo mondo-cantiere. E “la carta è solo carta, la carta brucerà” perchè così sarà con questo “regno delle apparenze” che si dota di orpelli che sanno di eternità (seppur a-storica) ma che nulla hanno a che vedere con la sua vera essenza, altrimenti non si spiegherebbe la necessità- da parte di stato e capitale- di mantenere l’esercizio monopolistico della violenza. Il patrimonio è difeso solo in quanto è immagine nitida dell’ordine democratico e della sua percepita eternità. Quindi, contestare tale monopolio e rivolgerlo contro il patrimonio appare, ad oggi, una via concreta per mettere in discussione la fissità del potere, se non la sua stessa esistenza. Proprio per soffocare e stabilizzare ogni vacillamento possibile esistono carceri, fogli di via, avvisi orali, sorveglianze speciali, caserme, sbirri, sbirri interiori, pattuglie, telecamere, collaborazionistx… Proprio in tutela dell’ordine democratico- anche nella sua dimensione più simbolica- dal Codice Rocco, ancora oggi, viene diffusamente applicato il reato di “devastazione e saccheggio”. Eppure la loro stessa legge, nel secondo coma dell’articolo 419 del codice penale, mira a punire chi con la propria azione di “devastazione e saccheggio” comporti “una diminuzione dei mezzi di difesa pubblica e della sottrazione di risorse e sostentamento alle popolazioni”. Domandarsi ancora una volta chi ci devasta e saccheggia davvero la vita, allora, ha ben poco di retorico.

La carta è solo carta, la carta brucerà è un grido di solidarietà “AVEC LE SANS PAPIER”!!! LIBERX TUTTX!! LIBERX SUBITO