CATANIA: COMUNICATO DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA

Riceviamo e diffondiamo:

Anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti

Comunicato dal carcere di Piazza Lanza dove venerdì 22 maggio è morto Massimo: vittima dello stato.

La storia di Massimo è la storia di un uomo morto per mano dello stato. Un uomo vittima di questo sistema infame.
E se è vero, come è vero, che non esiste il crimine giusto per non passare da criminali, occorre fare luce sul perché Massimo era recluso insieme a noi.
Fuori, uno sbirro ha dato un calcio a sua moglie. E lui ha ricambiato il gesto allo sbirro. Fine della storia. A Massimo viene data una condanna di un anno. La moglie e sua figlia vengono portate in una comunità di recupero. Per lo sbirro nessuna pena o condanna. Dallo sbirro nessun risarcimento.
Massimo arriva a Piazza Lanza dolorante. Ha avuto a che fare con il crack. E ha un’ernia che gli fa male: si lamenta, non sta in piedi, passa giornate a dire “sto male”. Non dorme, non mangia.
Viene portato in ospedale, dove viene liquidato così: “è tossico, in astinenza”. Torna a Piazza Lanza. Dove viene imbottito di farmaci. Nessun Dio sa quali e quanti farmaci gli verranno somministrati in tre giorni.
L’ultima notte, Massimo la passa a chiamare i secondini dicendo “sto male, sto male”. Ma niente, l’abbiamo già detto: a Massimo è stata data l’etichetta di “tossico”, per di più in galera. E’ solo un “tossico criminale”. L’indomani, la mattina, entrerà in doccia e non uscirà più vivo.
Un uomo, Massimo, è morto tra le braccia dello stato, per mano dello stato.
Dal giudice che l’ha condannato, al carceriere che l’ha condotto in cella, ai medici, sia della struttura penitenziaria che ospedaliera: sono tutti coinvolti. Tutti parte integrante di un meccanismo che annichilisce, tumula e uccide chi, detenutx, si ritrova fragile.
Arresto cardiaco, a 51 anni. Loro dicono: “per astinenza”.
Ed anche volendo credere alla loro bizzarra narrazione, che rimane di violenza inaudita, del “tossico in astinenza”, ci si chiede se è tutto vero, se non è un incubo. Hanno ucciso un uomo solo perché aveva sbatti con il crack? Non è meritevole di cure chi ha fatto uso di stupefacenti?
Ma non c’è da chiedersi nulla. Massimo è morto, molto probabilmente per le gravissime complicazioni di un’ernia strozzata non curata. Farmaci errati, diagnosi negate, luogo di cura errato. E’ tutto sbagliato.
In lotta contro la loro narrazione, vogliamo ricordare Massimo in lotta. Come quando sul frigo urlava “sto male, non rientro”. Vogliamo ricordare Massimo che sorride fumando una sigaretta, gli sorridevano gli occhi. Vogliamo ricordare chi non c’è più, ricordare perché non c’è più, ricordare chi è stato ad ucciderlo. Massimo ha agito contro la violenza sbirresca e, per questo, gli è stata inflitta la galera, di morire di galera.
Massimo non era “un tossico”.
Massimo era un nostro compagno.
Massimo è un nostro compagno.
Alla passerella della direttrice, dei medici, degli infermieri e di ogni grado di secondino possibile ed immaginabile, rispondiamo che sappiamo chi è stato. E chi stato non è. E non lo sarà mai.

Ricordiamo un uomo in lotta contro l’ingiustizia e la violenza dello stato, sia fuori che dentro la galera.
Più forti della morte.
Massimo vive, i morti siete voi!
Che la terra ti sia lieve.
Alcunx reclusx di Piazza Lanza

(Qui il comunicato in pdf)

PADOVA: VERITÀ  PER UNA MORTE IN SPDC

Riceviamo e diffondiamo:

Il 15 febbraio 2024 Marco Crea non si sente bene. Decide quindi di recarsi al reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Antonio a Padova e di sottoporsi volontariamente a una terapia e a un ricovero. Uscirà da quell’ospedale dopo sei giorni, morto. Aveva trentotto anni. Era in cura presso il Centro Salute Mentale sul territorio.
Non conosciamo tutte le fasi che hanno portato a questo epilogo. Sappiamo però che a un certo punto la richiesta volontaria di cura si è trasformata in qualcosa d’altro. Marco Crea si è ritrovato legato a un letto, in una contenzione forzata.
In quella condizione riesce in qualche modo a chiedere aiuto al padre. Vincenzo Crea, al cospetto del suo unico figlio in quelle condizioni, in qualche modo fa sentire la propria voce, esprime la sua perplessità e poi la sua contrarietà. Ma è costretto a desistere: interviene direttamente una volante della polizia, che lo costringe ad allontanarsi.
La mattina seguente però, all’alba del 21 febbraio, lo richiamano urgentemente in ospedale insieme alla famiglia: Marco è in condizioni critiche. Morirà poco dopo per “insufficienza respiratoria”.
La famiglia da subito non accetta le conclusioni sbrigative dei medici. Il padre è stato presente, ha visto, si è opposto da subito al trattamento che i medici avevano riservato a Marco. Viene aperta un’inchiesta per omicidio colposo ed è disposta un’autopsia, ma la prima fase delle indagini si chiude con una richiesta di archiviazione.
Ad aprile 2026, e siamo all’oggi, c’è una svolta: il GIP ha accolto l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta avanzata dalla famiglia, quindi di fatto ordinando un supplemento di indagine. Il PM ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici dell’ospedale Sant’Antonio (tre psichiatri e due anestesisti) con l’accusa di omicidio colposo. La famiglia è convinta che sarebbe stato un mix di psicofarmaci somministrato a dosaggi eccessivi a provocare la morte del figlio. I medici, inoltre, non avrebbero sottoposto Marco a un monitoraggio respiratorio adeguato durante il ricovero. Il ricorso alla contenzione meccanica e a quella farmacologica sembrerebbe dunque essere stato letale.

Come collettivo seguiamo da vicino gli sviluppi di questa brutta storia.
Sappiamo quanto può essere importante ottenere una risposta, una ricostruzione accettabile e non sbrigativa di ciò che è successo veramente durante i sei giorni del ricovero. Per questo continueremo a tenere alta l’attenzione, affinché la famiglia di Marco Crea non sia costretta ad affrontare un doppio lutto: la morte di un figlio, e la privazione di una spiegazione plausibile delle cause e dei motivi che hanno portato alla sua morte, legato a un letto d’ospedale e imbottito di psicofarmaci.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
3357002669

FORLÌ: SULLA SITUAZIONE DI ELECTROLUX

Riceviamo e diffondiamo:

PARLARE DI LAVORO È PARLARE DI UN RICATTO: da quando il capitalismo ci ha private dell’autonomia e della capacità di vivere in sinergia con la madre Terra, tutto ciò che ci serve è diventato a pagamento (cibo, cure, abitazione, vestiario, cultura, spostamenti…) e per soddisfare questo ricatto tocca sottomettersi al salario. Chi mai, davvero, può considerare “nobilitante” fare tutto il giorno, per tutti i giorni della propria vita, la stessa cosa?!

PARLARE DI GOVERNO È PARLARE DI OPPRESSIONE: i politici che ci promettono benessere, pace, giustizia, sono solo dei bugiardi che sfruttano la nostra rassegnazione (talvolta la buona fede) per diventare potenti e fare i loro interessi. Che gentaglia del genere si presenti, in casi di “emergenza sociale” come paladini del bene delle lavoratrici, fa semplicemente vomitare. Che uno come Zattini, cioè un seguace di Salvini, uno dei più viscidi e assassini politici anti-poveri e anti-operai, si proponga come solidale è assurdo e schifoso.

PARLARE DI CASA POUND È PARLARE DI FASCISTI: il fascismo nasce come braccio armato (e impunito) degli agrari, degli industriali, del clero; suo principale, se non unico obiettivo, schiacciare le spinte di emancipazione della classe operaia e contadina (bruciare case del popolo, pestare e ammazzare sindacalisti: le principali occupazioni). Che un partito come Casa Pound porti solidarietà ai lavoratori è, oltre che vomitevole, falso sotto tutti i punti di vista.

PARLARE DI PARTITI DI OPPOSIZIONE È PARLARE DI UN TEATRINO: se adesso al governo, locale come nazionale, c’è una melma di reazionari, bigotti, fascisti e razzisti, ciò non significa che “dall’altra parte” vi siano delle brave persone. Il Partito Democratico e i suoi sottoinsiemi non sono altro che il volto sorridente di Confindustria. Le sfruttate non hanno “santi in paradiso”, non hanno “governi amici”. Hanno solo l’unità e la solidarietà come armi.

PARLARE DI SINDACATI CONFEDERALI È PARLARE DI TRADIMENTO: se il sindacato alla sua nascita, cent’anni e passa or sono, era un organismo conflittuale, da decenni, in Italia, CGIL, CISL e UIL non sono altro che le stampelle dei padroni delle fabbriche, funzionari stipendiati per arginare la reale conflittualità, per “strappare” dei contentini e fare sì che il calderone della rabbia non esploda mai davvero, e via di cassa integrazione, licenziamenti concordati etc.

PARLARE DI RICONVERSIONE INDUSTRIALE È PARLARE DI GUERRA: se invece di produrre cucine, o laminati, ci proponessero di costruire materiale bellico, accetteremo di sfamare “la nostra famiglia” contribuendo a produrre le armi che maciullano persone e città in altre parti del mondo!? Questo sta già accadendo al settore “dell’automotive” che sta venendo riconvertito al bellico. Per quanto giustificheremo la complicità in massacri e genocidi con la scusa di “portare a casa il pane”!?

PARLARE DEL CASO ELECTROLUX È PARLARE DI TUTTO QUESTO, E DI MOLTO ALTRO!

PARLARE DI LAVORO È METTERE LE MANI IN UNA CONTRADDIZIONE ENORME: lavorare fa schifo e il lavoro ti uccide, sia che ce l’hai sia che non ce l’hai (lo sanno bene all’ILVA di Taranto e lo sanno bene i 3 morti sul lavoro al giorno in Italia) ma fintanto che non avremo nel cuore e nella testa l’orizzonte di un modo altro di vivere e sopravvivere, lottare sul posto di lavoro, lottare in autogestione, solidale con i propri compagni (senza divisioni razziste, che fanno il gioco dei padroni), senza deleghe agli “specialisti”, non può che essere un valido strumento per sentire che non è tutto perduto, che con l’unione tra sfruttate si può vincere l’arroganza degli sfruttatori, che la dignità ha un valore che non ha prezzo e ci spinge a cercare sempre più e sempre meglio di non farci mettere i piedi in testa, di essere libere.

Gli scioperi spontanei del periodo Covid, scioperi organizzati dalle lavoratrici, senza che i sindacati muovessero un dito, sono un bell’esempio, anche a Forlì, proprio all’Electrolux, di quello di cui scriviamo.

SOLIDARIETÀ A CHI LOTTA!

PER LA DISTRUZIONE DEL LAVORO SALARIATO E DELLE FABBRICHE, E PER FARLO ASSIEME, COSTRUENDO UN ALTERNATIVA DI MUTUO APPOGGIO CHE CI FACCIA VIVERE BENE TUTTE, SENZA IL RICATTO DELLA SVEGLIA E DELLA BOLLETTA.

IN UNA PAROLA: PER LA RIVOLUZIONE!

– Alcunx Anarchicx da sempre e per sempre contro il lavoro salariato –

TARANTO: PROSFYGIKA. LOTTE E TERRITORI A CONFRONTO [30/31 MAGGIO]

Riceviamo e diffondiamo:

Prosfygika, comunità occupata e autogestita nel cuore di Atene da 16 anni, con oltre 400 abitanti e costantemente in prima linea nelle lotte sociali, politiche e internazionaliste, è oggi sotto sgombero.

Alcune compagnx, sono in giro per l’Italia, per presentare il progetto della comunità di Atene, raccogliere fondi, costruire e rafforzare una rete di connessioni e di supporto reciproca con altre realtà internazionaliste.

Potremo conoscere e confrontarci con lx compagnx sabato 30 maggio dalle 18:30, presso la Casa del Popolo “Città Vecchia” di Taranto e domenica 31 maggio dalle 13:00, presso La Comune “Urupia”.

Durante questi eventi, oltre alla presentazione di Prosfygika, si darà spazio al dibattito sulle lotte locali tarantine e all’interscambio tra i due progetti comunitari di Prosfygika e Urupia, in modo tale da tracciare parallelismi e differenze tra le diverse realtà e rendere ancora più solida la connessione tra i vari progetti.

per info e prenotazioni per cena/pranzo benefit:
itria.antifa@autoproduzioni.net

BOLOGNA: TATTOO CIRCUS BENEFIT PRIGIONIERX [23 e 24 MAGGIO]

Diffondiamo:

La tattoo circus vuole essere un momento dedicato al tatuaggio e al piercing fuori dalle logiche di mercato, che pone al centro la solidarietà con le persone rinchiuse dentro le carceri.
In un momento in cui guerre divorano corpi e territori e gli stati stringono la morsa interna della repressione, sembra fondamentale creare e supportare un’iniziativa come la tatto circus.
Un’occasione in cui porre al centro i percorsi di lotta e critica radicale nei confronti della società che ci circonda, quella stessa società che produce e necessita massacri per sopravvivere e carceri per reprimere.
Sarà una due giorni di discussione e condivisione di esperienza di lotta, di resistenza.

Al Tribolo, in via Donato Creti 69/2

CONTRO OGNI STATO, GALERA E CPR
AI CUORI GENEROSI, CON SARA E SANDRO
ALFREDO LIBERO
TUTTX LIBERX

 

BOLOGNA: PAROLA AD ALFREDO!

Diffondiamo:

Il 18 maggio al tribunale di Bologna si è svolta la seconda udienza contro 6 compagnx, imputatx per fatti specifici inerenti la mobilitazione del 2022-23 al fianco di Alfredo contro il 41bis e l’ergastolo ostativo.
In quest’udienza sono stati sentiti diversi testimoni e, tra loro, ha potuto prendere parola anche lo stesso Alfredo, in videoconferenza dal carcere di Bancali.
La sue emozione, unita a quella della trentina di compagnx presenti in aula, è stata fin da subito palpabile. Alfredo ha esordito con queste parole
In questo momento è emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all’epoca c’erano Sara e Sandrone che ora sono morti e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere.
Ha proseguito parlando delle motivazioni che nel 2022 , appena trasferito in 41 bis, l’hanno spinto ad intraprendere uno sciopero ad oltranza. Motivazioni che, come lui stesso ha ricordato, hanno trovato ampia diffusione nella mobilitazione internazionale che ha sostenuto la sua lotta. Ha evidenziato che, senza il sostegno ricevuto da fuori, sarebbe stato condannato all’ergastolo ostativo e che la sua lotta è stata mossa dalla necessità che la sua detenzione in 41 bis non creasse un precedente estendibile al movimento.
A seguito di questo Alfredo ha raccontato il suo attuale stato di isolamento. Ha ribadito di essere sottoposto ad un blocco pressoché totale della posta che attualmente (a differenza del periodo antecedente la mobilitazione) vale anche per le notifiche della posta trattenuta. Non riceve corrispondenza da mesi, gli è stata recapitata di recente una lettera di dicembre 2025.
Ha poi parlato dell’ormai risaputa impossibilità dell’accesso ai libri, sia tramite acquisto attraverso cataloghi che tramite la biblioteca centrale del carcere. Ha raccontato il paradosso del suo isolamento, avendo avuto notizia di larga parte delle mobilitazioni anarchiche degli ultimi anni attraverso il corposissimo fascicolo che motiva il suo rinnovo al 41 bis, definito dalle stesse guardie che gliel’hanno notificato “il più corposo della storia del 41bis”.
Come ulteriore elemento della sua carcerazione ha descritto un 41bis che va allargandosi sempre più a persone prima non colpite da questo regime, in un progressivo abbassamento della soglia di accesso, citando l’esempio di un detenuto passato dall’ AS al 41bis perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Quest’occasione ha consentito inoltre ad Alfredo di tratteggiare i passaggi della sua detenzione, dal carcere militare per l’obiezione totale alla leva, alle sezioni comuni, dalle sezioni di Alta Sicurezza di Ferrara e Terni, fino all’approdo in 41bis, definito luogo di isolamento totale. Sicuramente lo sguardo di Alfredo non si è fermato alla sua personale esperienza e, anche questa volta, non ha perso occasione per condannare la brutalità del 41bis tutto, ribadendo che per lui non c’è distinzione tra prigionieri all’interno di tale sistema di reclusione e annientamento. Ha raccontato l’orrore del reparto ospedaliero di 41 bis di Opera, dove sono detenute perlopiù persone molto anziane, parecchie affette da Alzheimer, in carrozzina o con diverse autonomie limitate, che non sanno manco più perché si trovano lì. Non ha potuto esimersi dall’esprimere, infine, una valutazione sul senso di questo regime, voluto originariamente per eliminare quei soggetti con cui lo Stato ha trattato e che ha dovuto mettere a tacere una volta rivelatisi inutili ai suoi sporchi giochi.
A seguito della sua testimonianza si sono levati in aula inevitabili e calorosi saluti carichi di affetto che hanno fatto indispettire la giudice con il conseguente sgombero dell’aula. Anche all’inizio dell’udienza lx compagnx presentx sono riuscitx a salutare Alfredo che ha ricambiato con affetto, riuscendo così a rompere, seppur per una frazione di secondo, un isolamento tremendo. È stata un’emozione fortissima, condivisa da entrambi i lati di quel maledetto schermo.
Siamo certi che l’occasione di oggi sia stata molto preziosa per Alfredo, ma ancor più per noi, che nelle sue parole e nella sua sempre presente ironia, abbiamo trovato ancora una volta una determinazione enorme, un odio per gli oppressori e un fortissimo amore per i suoi compagni, a partire dalle sue prime parole per Sara e Sandro. Ed è con il loro vivo ricordo che anche noi vogliamo concludere queste righe, per non dimenticare chi ha dato la propria vita per lottare per un mondo diverso.

Con Sara e Sandro nel cuore.
Affinchè di ogni prigione non restino che macerie.
Forza Alfredo!
Alcunx compagnx di Bologna imputatx e solidali

La prossima udienza del processo in questione sarà il 15 giugno alle ore 9. Verranno sentiti gli ultimi testimoni e probabilmente si avvierà la discussione.

MESSINA: DOPO L’AVVISO ORALE, ANCHE UN FOGLIO DI VIA

Diffondiamo (qui il testo in pdf):

DOPO L’AVVISO ORALE, A MESSINA, ANCHE UN FOGLIO DI VIA.
LA CARTA È SOLO CARTA, LA CARTA BRUCERÀ!

Dopo l’avviso orale da parte del questore di Messina nei confronti di unx compagnx per un presidio di fronte al tribunale e del successivo corteo solidale in città il 17 dicembre 2025, giorno della prima udienza relativa al Carnevale No Ponte, anche un foglio di via nei confronti di unx altrx compagnx da “fuori provincia”.

“Se per lo Stato la rivolta contro questo schifo di mondo è violenza, allora ben venga la violenza. Una violenza che si opponga alla ferocia della macchina repressiva che tutela il capitale e i suoi interessi. Col cuore strettx allx compagnx in carcere, e il desiderio di riempire le piazze e non lasciarlx solx”. 

Queste le ultime righe del volantino che il 17 dicembre è stato distribuito nella piazza del tribunale di Messina in occasione di un presidio solidale durante l’udienza sulle misure cautelari per le persone inquisite nel quadro dei fatti avvenuti a Messina lo scorso uno marzo, il giorno del carnevale no ponte. Oltre ad un avviso orale (a riguardo sono state diffuse delle riflessioni nello scritto titolato “GUERRA NO, GUERRIGLIA SÌ – UN CONTRIBUTO DA MESSINA A SEGUITO DEL RICEVIMENTO DELL’ AVVISO ORALE”) si aggiunge, ora- alla lista dei provvedimenti polizieschi di quel giorno- un foglio di via della durata di tre anni, emanato dalla questura di Messina nei confronti di unx solidale da “fuori provincia”. Dispensatori di solitudine e frammenti sociali controllabili in una città asfissiante, ove la reattività questurina si fa notare con una certa avidità di attenzioni. Ancora una volta, il provvedimento è accompagnato dall’affermazione dell’ormai tipica retorica dei “provenienti da fuori” e dei “soliti noti”, ben sostenuta dai vari salottieri locali.

Sarebbe ridondante, ma anche mai abbastanza, ripeterci il contesto entro cui si inserisce questa guerra dello stato nei confronti dei modi dello stare insieme differenti dal soffocante tracciato che la socialità del profitto prevede. Ma non stupisce certo il “normale” funzionamento dell’apparato repressivo in una città dove non si muove nemmanco una foglia oltre quello a cui il routinario ‘status quo’ ci ha abituatx (leggi: costrettx). Hanno inondato una città (l’ennesima) di telecamere per sorvegliare bene che l’agonia imposta non si trasformi mai in iato vitale. Soffocano la vita con tribunali, polizie e provvedimenti, mentre sponsorizzano la morte implementandone l’infrastruttura a tutto campo… Si pensi alla zona falcata di Messina, prossima a ri-centrarsi come hub di guerra nel Mediterraneo attraverso la sua “riqualificazione” in chiave squisitamente militare. Una zona sottratta alla vita da tempo, già “cittadella infame” che durante i moti del 48′ sparava cannonate sullx messinesi insortx; nel 900, prima infettata da effimere industrie che hanno presto lasciato spazio all’abbandono e, poi, infestata dagli zombie mimetici a spalle stellettate. I marinai del tricolore, quelli che ricercano migrantx nel Mediterraneo per portarli nei 10 (e, apparentemente altri in costruzione) CPR presenti sull’italico suolo o in Albania, per esempio. Proprio in questo stesso porto, nel 2018, la guardia costiera Libica riceveva in regalo dal governo italiano due motovedette classe “Corrubbia”, consegnate a quei miliziani addestrati in Italia ad assassinare…

E vogliamo parlare del solito e squallido giochino della democrazia che ha visto l’amministrazione comunale in carica invocare il voto anticipato certa di potersi accaparrare- ancora- questa gallina dalle uova di cemento dorato che è la Messina dei milioni del PNRR e del (bancomat) ponte sullo Stretto? O della totale messa in vendita della città nella vetrinetta “concessa” ad MSC crociere in cambio dell’ennesimo squallido cantiere per un futuro (ma manco troppo) hub crocieristico? Un porto del tutto rinnovato; da un lato la vorace industria del turismo e, nella banchina antistante, le navi di una guerra sempre più imminente ai “confini esterni” della società ma già del tutto presente al suo interno.

Ed è proprio nel solco di questa guerra che si muovono le “normali” trame del “più gelido dei gelidi mostri”. Una reattività immediata da parte della questura atta a cauterizzare quello che, altresì, rischierebbe di sfuggirgli di mano. Non lasceranno più che questa teppa si muova indisturbata in città, d’altronde l’isolamento e la mostrificazione mediatica garantita anche dallo spalluccismo di certi personaggi “sinistri”- insieme a fattori intrinsechi ai traumi che la mannaia dello stato dissemina- ha reso ancora più spazio alle prepotenti azioni dei cittadini in divisa. Dietro a cotanto saccheggio di vita, come un vetrino della loro squallida ed imperante scienza, si intravedono non troppo nascoste le trame politiche dei salotti del ben parlare di questo crocevia di squallidi interessi; ma, comunque, la “pericolosità sociale” diviene la primaria piaga da attenzionare ossessivamente. Lo si è già visto in città con la modifica del regolamento di polizia urbana che di fatto istituiva una forma “ammorbidita” di zone rosse nel centro cittadino. Oltre quelle già individuate dalla normativa nazionale, venivano incluse alcune aree ritenute “sensibili” per il loro “degrado” e da lì l’ostracizzazione della vita vissuta per fare spazio a presidi fissi di baschetti fiammella muniti e luci blu- “fanno il deserto e lo chiamano decoro”. Non è questione di vittimismo o di rimanere stupitx davanti alle azioni poliziesche, è che sarebbe quantomeno sprovveduto non mettere a fuoco la questione che se da queste parti l’ordine e la sicurezza hanno il nervo scoperto delle motivazioni dovranno pur esserci: un presidio ed un corteo solidale hanno subito dato adito ad indagini e provvedimenti (attualmente, appunto, due), azioni routinarie in altre aree geografiche sono qui pretesto per un ulteriore accanimento poliziesco. C’entra forse che quelle persone presenti in piazza il 17 dicembre significavano l’ennesimo smacco all’operazione di isolamento che lo stato, per mano delle sue autorità, compie quotidianamente nel tessuto relazionale del vissuto? C’entra forse che questo effetto boomerang dell’azione zelante dei gendarmi mette radicalmente in crisi la percezione che l’unico modo per opporsi alla devastazione delle nostre vite sia quello dettato dal “dissenso democratico”? Sarà che chiunque insinui che nel ponte, nella repressione, nella guerra, nella fame, nella solitudine insista il medesimo virus del profitto e del potere venga fatto aderire tout court a quelle categorie di persone sterminabili? Beh… cosa certa è che in nome del decoro e della sicurezza tutelano e celano succulenti scempi di guadagno.

Insomma, dalle giornate in solidarietà alle persone inquisite per i fatti del carnevale no ponte sono-ad oggi- maturati un avviso orale ed un foglio di via della durata di tre anni, corredati dalle relative denunce (“blocco stradale”, “oltraggio e minaccia aggravata a P.U.”, “manifestazione non autorizzata”, …). Eppure quel giorno ci si è ritrovatx per agire solidarietà in un mondo che ci vorrebbe invece investiti solo dell’angusto ruolo di agitx, per poter far di noi carne da macello nello sterminio scientifico del capitale. Esattamente quella solidarietà che è considerata una scintilla pericolosa in un mondo disseminato di polveriere e, quindi, perseguitata dall’ordine e dalla disciplina a logo ‘S’ doppiamente sbarrata. La solidarietà è, dunque, pericolosa. Lo confermano anche i fogli di via emessi qualche mese fa dalla questura di Varese in occasione di un saluto solidale ad unx amicx e compagnx detenutx lì dentro. Lo confermano anche i trasferimenti da un carcere ad un altro di detenutx che raccolgono la solidarietà da “fuori” e diventano, dunque, scomodx negli equilibri tanto precari che si instaurano nel mantenimento minimo dell’ordine interno. Come successo nel trasferimento verso il carcere di Potenza di una delle tre persone sottoposte a misure cautelari sempre nel quadro del processo relativo ai fatti del carnevale no ponte; a poco è servito questo tentativo di isolamento, la solidarietà- e chi la agisce- disconosce i vostri confini ed il valore divisivo che lorsignori accollano a tempo e spazio- acuminate lame del potere. Il rinnovo della detenzione al 41/bis di Alfredo Cospito sottolinea, ancora, la necessità degli amministratori del potere di creare dei pascoli recintati e ben sorvegliati, alcuni molto angusti, per rinchiudervi le “pecore nere” di questa concreta favola dell’orrore. La necessità di mettere “sotto censura” persone che si ritrovano ristrette e detenute non conferma che certe cose non conoscono il confine della corporeità trasformandosi, invece, in intenzioni osmotiche cui qualunque respiro potrebbe nutrirsi? Le pesantissime misure cautelari inflitte nel contesto dell’operazione “Ipogeo” non mettono in luce, forse, il fatto che da certe parti non è gradito alcun tipo di “innalzamento dell’asticella” dello scontro? Oppure, tutte le misure che lo stato ha inflitto nei confronti di chiunque esprimesse, in maniera attivamente critica, la propria solidarietà con la gente di Palestina, non confermano ancora una volta la pericolosità del “dolore che si fa coscienza” e della “coscienza che si fa azione”? Cosa confermata anche dal moltiplicarsi di personale delle FF. OO. per le strade delle città e dalla loro sempre crescente militarizzazione.

Allora preme rimbombare le parole scritte in “GUERRA NO, GUERRIGLIA SI- UN CONTRIBUTO DA MESSINA A SEGUITO DEL RICEVIMENTO DELL’ AVVISO ORALE”, da Claudio in relazione all’avviso orale sopracitato:  “[…] in faccia alle intimidazioni repressive mi preme dire innanzitutto questo. Mi preme gridare: viva la classe pericolosa!”.

E quindi, “la carta è solo carta, la carta brucerà” è anche un auspicio in tensione verso la pratica della diserzione. Che bruci ogni convocazione al servizio e all’ubbidienza nei confronti di questo mondo-cantiere. E “la carta è solo carta, la carta brucerà” perchè così sarà con questo “regno delle apparenze” che si dota di orpelli che sanno di eternità (seppur a-storica) ma che nulla hanno a che vedere con la sua vera essenza, altrimenti non si spiegherebbe la necessità- da parte di stato e capitale- di mantenere l’esercizio monopolistico della violenza. Il patrimonio è difeso solo in quanto è immagine nitida dell’ordine democratico e della sua percepita eternità. Quindi, contestare tale monopolio e rivolgerlo contro il patrimonio appare, ad oggi, una via concreta per mettere in discussione la fissità del potere, se non la sua stessa esistenza. Proprio per soffocare e stabilizzare ogni vacillamento possibile esistono carceri, fogli di via, avvisi orali, sorveglianze speciali, caserme, sbirri, sbirri interiori, pattuglie, telecamere, collaborazionistx… Proprio in tutela dell’ordine democratico- anche nella sua dimensione più simbolica- dal Codice Rocco, ancora oggi, viene diffusamente applicato il reato di “devastazione e saccheggio”. Eppure la loro stessa legge, nel secondo coma dell’articolo 419 del codice penale, mira a punire chi con la propria azione di “devastazione e saccheggio” comporti “una diminuzione dei mezzi di difesa pubblica e della sottrazione di risorse e sostentamento alle popolazioni”. Domandarsi ancora una volta chi ci devasta e saccheggia davvero la vita, allora, ha ben poco di retorico.

La carta è solo carta, la carta brucerà è un grido di solidarietà “AVEC LE SANS PAPIER”!!! LIBERX TUTTX!! LIBERX SUBITO

CESENA: “DAVANTI ALLA REPRESSIONE” – DISCUSSIONE SU COME TUTELARSI IN OCCASIONE DI INTERVENTI DI POLIZIA E SITUAZIONI DI PIAZZA

Diffondiamo

SABATO 23 MAGGIO 2026
Allo Spazio Libertario “Sole e Baleno”
via Sobborgo Valzania 27, Cesena.

* Ore 18:00 – “DAVANTI ALLA REPRESSIONE”, discussione aperta assieme a legali dell’Associazione di Mutuo Soccorso Per Il Diritto Di Espressione su come tutelarsi in occasione di interventi di polizia e situazioni di piazza + approfondimenti sugli ultimi decreti repressivi del governo.

Chi si avvicina alle lotte è il primo obiettivo della repressione: con questa strategia lo Stato cerca di isolare i movimenti e scoraggiare la partecipazione e la loro crescita.
Un’infarinatura di base… in modo da non farsi prendere dal panico!

spazio-solebaleno.noblogs.org/

PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI FORLÌ

Diffondiamo:

LUNEDÌ 18 MAGGIO 2026
Presidio sotto le mura del carcere di Forlì (lato via della Rocca)

Dalle ore 18.00 alle 20.00

Per rompere l’isolamento di chi è rinchiusx, per non dimenticare che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio che rinchiude ed elimina chi gli é scomodx o contrarix!

QUESTA È LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ – CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO

Diffondiamo un volantino distribuito nel centro di Cagliari in occasione del rinnovo del 41bis per Alfredo Cospito. Qui il pdf.

“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere il mio pensiero pubblicamente. Anche se da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito d'ali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”

Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni. Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.

La galera è uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, è la sua evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista. Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.

Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.
Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.
Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.
Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.
Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.

Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità. Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono. Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti. Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.

Per quanto ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.

"Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d'erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono venire a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.” 

ALFREDO COSPITO
FUOCO ALLE GALERE
CON SARA E SANDRO NEL CUORE
ALFREDO LIBERO TUTTX LIBERX

Anarchici contro carcere e repressione