KYRIAKOS È SALPATA VERSO GAZA

Riceviamo e diffondiamo. Qui il comunicato in pdf in italiano e in inglese.

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, «Kyriakos X», naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni. In onore alla vita di Kyriakos, che fino all’ultimo giorno è stata dedicata alla lotta per la giustizia, sempre al finaco dei popoli oppressi, navighiamo in solidarietà con la legittima resistenza del popolo palestinese, che non ha mai smesso di lottare per porre fine all’occupazione colonialista della propria terra.

L’8 maggio, Kyriakos X ha lasciato il porto insieme ad altre 33 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e ha incontrato in mare altre quattro imbarcazioni della Freedom Flotilla Coalition. La barca trasporta 10 persone con passaporti di cinque paesi diversi, tra cui Grecia, Albania, Regno Unito, Corea, Francia e Guadalupe.

Storicamente, la Grecia ha avuto un ruolo di primo piano nel movimento della flottilla sin dal suo inizio. Il 23 ottobre 2008, due piccole barche da pesca con a bordo circa 44 persone del Free Gaza Movement raggiunsero Gaza; 10 di loro avevano passaporti greci. Sono state le prime imbarcazioni a
raggiungere Gaza in circa 40 anni. Le imbarcazioni sono state accolte da decine di migliaia di palestinesi. Il movimento, che in seguito è diventato la Freedom Flotilla Coalition, ha promesso a chi l’ha accolto quel giorno sulle coste della Palestina che “non avrebbe smesso di navigare finché
l’assedio di Israele non fosse stato spezzato”.

UnA deA compagn* che ha reso possibile la partenza di Kyriakos X ricorda bene il primo arrivo della Flotilla. Quel giorno, da bambin4 palestinese Gazawi, era li ad accogliere le barche, e ricorda quanto quelle due piccole imbarcazioni abbiano significato: le persone di Gaza non erano sole, il popolo palestinese non era solo, in tutto il mondo c’era chi lottava per la liberazione.

Kyriakos X mantiene la promessa fatta allora: non smetteremo di navigare finché la Palestina non sarà libera.

Il movimento della flottiglia è un’azione non violenta che naviga legalmente nelle acque internazionali.
Il blocco israeliano dello spazio aereo, marittimo e terrestre di Gaza è illegale: Israele non ha giurisdizione sulle acque territoriali palestinesi. Nonostante ciò, le forze di occupazione israeliane hanno iniziato a intensificare gli attacchi contro le flottiglie a partire dal 2009, speronando le imbarcazioni per affondarle, rapendo, colpendo con taser e aggredendo i partecipanti, imprigionandoli illegalmente e, nel 2010, uccidendo 10 civili a bordo della “Mavi Marmara”.

La brutalità e l’impunità di Israele sono state ulteriormente messe a nudo durante il suo recente attacco terroristico alla flotta della Global Sumud Filotilla, avvenuto nella notte trail29 e il 30 aprile al largo delle coste di Creta, nella zona SAR greca, a soli 75 km dal Peloponneso e a 1240 km dalla Palestina. L’esercito di occupaizone israeliano, é arrivato dall’altra parte del mediterraneo con le sue navi da guerra, ha rapito circa 175 civili, aleun* de) qual” sono stat torturatA, aggredit* sessualmente e fisicamente.

Le forze di occupazione israeliane hanno distrutto e danneggiato 22 imbarcazioni, distruggendo i motori delle barche, e lasciandole alla deriva, e hanno rapito Saif Abu Keshek e Thiago Avila, che sono stati portati e detenuti illegalmente nella Palestina occupata. Gli avvocati di Adalah hanno riferito che all’arrivo idue attivisti presentavano segni di tortura sui loro corpi. Gli attivisti della GSF rimasti sono stati consegnati direttamente nelle mani delle autorità greche, in territorio greco, il che non solo ha messo in luce ancora una volta il totale disprezzo di Israele peri principi umanitari e il diritto internazionale, ma ha anche rivelato fino a che punto il governo greco sia disposto ad arrivare nella collaborazione diretta con un esercito genocida, agendo apertamente la sua complicità ai crimini di guerra dello stato sionista.

La missione della flottiglia non è simbolica. Si tratta di un’azione civile, diretta e non violenta, da popolo a popolo, per contrastare un sistema di apartheid, dominio, colonizzazione e oppressione che i governi di tutto il mondo hanno permesso e protetto, da cui hanno tratto impunemente profitto.

Kyriakos X invita chi sitrova a terra a mobilitarsi: la lotta per la liberazione palestinese è ovunque, laddove aziende, istituzioni, media e governi complici alimentano il genocidio di Israele con totale impunità. Israele e i suoi alleati sono responsabili dei loro crimini contro il popolo palestinese.

Kyriakos X invita le persone a concentrarsi sul sabotaggio della macchina e della catena di approvvigionamento delle armi che rende possibile il genocidio di Israele: nei porti, nelle fabbriche, negli uffici aziendali e nelle istituzioni governative. Chiediamo alle persone di tutto il mondo di interrompere il flusso di armi e costringere i governi a fare i conti con la loro complicità. Questo è un momento che richiede un’escalation.

«Salpiamo perché l’assedio illegale e il genocidio di Gaza da parte di Israele devono finire. Salpiamo per i diritti di del popolo Palestinese, e di tutti i popoli, per l’autodeterminazione di ognuno. Salpiamo perché la società civile palestinese ha chiesto al mondo di agire, e noi non possiamo non rispondere».

Mentre la Freedom Flotilla Coalition e la Global Sumud Flotilla continuano la loro navigazione, circa 10.000 palestinesi sono detenut4 nelle prigioni israeliane, la maggior parte senza accuse né processo. Molti vengono torturati, subiscono violenze sessuali e vengono uccisi. Centinaia di loro
sono bambin4. Nel frattempo, la violenza dei coloni e dei soldati israeliani in tutta la Cisgiordania continua a intensificarsi: If bambin4 palestines* vengono colpit* a scuola, le loro case vengono demolite e i loro raccolti o il bestiame distrutti. Allo stesso tempo, la “Linea Gialla” illegale di Israele si sta espandendo a Gaza, e il genocidio e i bombardamenti non si sono mai fermati. Il genocidio di Israele in Libano continua, e le sue innumerevoli violazioni dei cosiddetti cessate il fuoco vengono ignorate dai leader mondiali. Il mondo rimane in silenzio.

Su Kyriakos X non navigano eroi e eroine, siamo persone comuni che rifiutano il silenzio e la complicità: abbiamo deciso di usare i nostri corpi e i nostri privilegi per stare al fianco dei popoli oppressi, rifiutandoci di vivere in un mondo in cui il genocidio è normalizzato e tollerato.

Nessun” è libero finché la Palestina non sarà libera.

Forensic Architecture Tracker https://freedomfiotilla.org/ffo-gsf-tracker/

Live Cams Freedom Filotilla Coalition https://\mww.youtube.com/@freedomflotillacoalition6166

Instagram https://Amww.instagram.com/kyriakosx_ffc.greece

FORLÌ: ANCORA SUL PROGETTO ERiS!

Diffondiamo:

LUNEDÌ 27 APRILE 2026, FORLÌ, serata di contro-informazione sul “Progetto ERiS”.

ORE 20:30, VIALE ROMA 275 (adiacente la chiesa di S. Giovanni B.), Quartiere Ronco, Forlì.

Forse non tutte e tutti ancora sanno che nel quartiere Ronco, giù gravato dall’areoporto civile e dalla caserma De Gennaro (i cui soldati vanno in giro per il mondo a fare la pace coi carriarmati), il Comune di Forlì avrebbe approvato la costruzione di una fabbrica di componentistica per nano-satelliti.
Queste tecnologie sofisticatissime (prodotte, tra le altre, da Thales e Leonardo, colossi mondiali dell’industria di guerra) sono, per intenderci, indispensabili alla nuova guerra hi-tech che vediamo tutti i giorni sui nostri schermi: possiamo accettare che una cosa del genere succeda a “casa nostra”?!

Ne parliamo con la giornalista e attivista Linda Maggiori che farà una panoramica su che cos’è il progetto, sullo stato attuale dei lavori e sul perchè questo progetto incontra la nostra ferma opposizone.

DI TRALICCI E ORO NERO

Diffondiamo da: infranero.xyz

«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati»
(Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)

E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza.
Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto.
Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio.
Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli.
Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.

ROMA: FUORI ALFREDO DAL 41 BIS [18 APRILE]

Diffondiamo:

Quelle carceri sono delle prigioni di guerra. Fuori Alfredo dal 41bis!

La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria.
La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite.
Lo stato permanente di preparazione alla guerra, in cui siamo immers da quattro anni a questa parte, è il risultato di un adeguamento dell’agenda e della propaganda dello Stato. Autoritarismo, tagli alla spesa pubblica, militarizzazione della società, guerra ai poveri, patriarcato, leggi razziste, detenzione amministrativa (CPR), ma soprattutto, la feroce celebrazione di tutto ciò, rappresentano l’impalcatura economica e culturale a cui stanno abituando la popolazione. I poveri sono individui in eccesso da confinare fuori il consesso sociale. Le persone dissidenti sono nemic da combattere, il conflitto sociale terrorismo. L’imperativo è legge e ordine, o prigione.
Ed è per questo che è appropriato considerare le carceri come delle vere e proprie prigioni e le persone detenute vere e proprie prigioniere di una guerra che, pur non avendo ancora fatto esplodere bombe in questo angolo di mondo, impone la necessità preventiva di serrare i ranghi per scoraggiare e disincentivare non solo il conflitto sociale ma ogni forma di opposizione.
Quelle carceri sono delle prigioni per Anan, condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto palestinese che ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione israeliana; sono delle prigioni per Tarek Dridi, condannato per reato di resistenza all’interno della manifestazione del 5 ottobre 2024; sono delle prigioni per Ahmad Salem, in regime di Alta Sicurezza solamente per aver visionato dei video rintracciabili da chiunque sul web ma ritenuti dagli inquirenti prove della preparazione all’uso di ordigni per il compimento di atti con finalità di terrorismo.
Per Alfredo, per l’abolizione del 41bis, per tutte le persone prigioniere, per la diserzione da ogni guerra, per lo smantellamento dell’apparato militare e dell’ideologia militarista e patriarcale, per tutte le persone colpite dalla repressione per aver agito in solidarietà con la Palestina.
Facciamo appello a coloro che tre anni fa hanno preso una posizione, a quella parte di società che in questi anni è scesa in strada per la Palestina, e che di fronte alle ingiustizie non è solita tacere.

Il 10 aprile assemblea pubblica a Roma.
Il 18 aprile saremo in strada a Roma per Alfredo.

Quelle carceri sono delle prigioni di guerra
Fuori Alfredo dal 41bis

Libertà per tutti e tutte

NISCEMI: FUORI LE BASI U.S.A DALLA NOSTRA TERRA

Diffondiamo

Fuori la guerra dalla nostra terra

Il 28 marzo alle ore 15 scendiamo in piazza a Niscemi, la città del MUOS, per una manifestazione contro la guerra e contro l’uso delle basi militari degli Stati Uniti in Italia.

Nel cuore della sughereta di Niscemi si trovano la NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) e il MUOS (Mobile User Objective System): due installazioni militari della US Navy, operative ogni giorno dell’anno e destinate esclusivamente alle comunicazioni militari statunitensi.

Da qui passano ogni giorno i segnali che coordinano operazioni militari, missioni e guerre in diversi teatri del mondo. Non sono strutture simboliche o passive e nemmeno strumenti di difesa: sono nodi operativi della macchina bellica statunitense.

Questo significa una cosa molto semplice: gli Stati Uniti fanno comodamente la guerra da casa nostra.

E i territori che ospitano queste infrastrutture vengono trasformati automaticamente in bersagli nei conflitti.

Niscemi è diventata negli anni uno dei simboli della militarizzazione dei territori. Ma la questione riguarda l’intero Paese: basi, radar, sistemi di comunicazione e installazioni militari disseminati sul territorio italiano trasformano l’Italia in una piattaforma di guerra nel Mediterraneo.

Noi rifiutiamo questa condizione.

Rivendichiamo il diritto delle popolazioni a decidere dei propri territori e pretendiamo che i luoghi occupati dalla militarizzazione siano restituiti alle comunità locali.

Per questo il 28 marzo torniamo a Niscemi.

Per dire che la guerra non è inevitabile.

Per dire che i territori non sono basi militari.

Per dire che i luoghi sottratti alle comunità devono tornare alle comunità.

Fuori la guerra dalla nostra terra.

📍 Niscemi

🗓 28 marzo 2026

🕒 ore 15:00

Movimento No MUOS

GRAFICATTAC: CHIAMATA ALLE ARMI GRAFICHE CONTRO LA PROPAGANDA BELLICA

Diffondiamo:

Giustificare la guerra come strumento per vivere in pace è un discorso tanto vecchio quanto ridicolo.  Tuttavia, la propaganda bellica specifica di ogni epoca è spesso riuscita a convincere parte della sua popolazione e a raggiungere, così, una soglia critica di soldati e di adesione popolare sufficiente per guerreggiare davvero.

L’Europa si sta armando e le armi, una volta prodotte, devono essere usate. La guerra è infatti, da sempre, un rilancio dell’economia. Chi ha interesse alla guerra ha bisogno dunque, anche oggi, di instillare tra le menti l’idea della stessa come inevitabile strumento di pace e di creare il desiderio di arruolarsi. Ci stanno lavorando da decenni in modo ricercato, ultra finanziato e incrementale: la presenza nelle strade dei militari, l’ampliamento delle loro competenze, le attività belliche per le scuole, l’esaltazione del militare nel discorso pubblico, nei film, nei giochi sono aumentati poco a poco, permettendo un’assuefazione lenta. Oggi la propaganda lavora anche nel mondo online, ottimizzando, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale i contenuti di messaggi, immagini e video in modo che questi siano quanto più manipolativi possibile; attraverso altri algoritmi scelgono il modo migliore per diffonderli tra i vari social media e, a volte, li generano anche artificialemente. L’Esercito Italiano, per esempio, produce almeno un video online al giorno, in cui non ci sono né morti né nemici, ma opportunità esperienziali e di lavoro, per convincere ad iscriversi ai concorsi per essere reclutati tra i 6000 VFI (Volontari in Ferma Ininizale) messi al bando per quest’anno.

Scommettiamo, invece, sull’intelligenza collettiva per creare una contro narrazione capace di smantellare la macchina della propaganda bellica e di avere effetto nel mondo reale. Infatti, di fronte all’esproprio delle capacità pratiche e intellettuali che caratterizza le società nel “nord” globale, riappropriarsi della creatività è uno dei passi necessari verso la possibilità concreta di lottare per un mondo diverso. Inoltre, davanti alla virtualizzazione quasi totale della comunicazione, sembra che i muri siano uno dei pochi luoghi rimasti dove si può ancora combattere ad armi pari.

GraficAttac è uno spazio per:

– condividere grafiche di manifesti, adesivi, volantini, scritte in contrasto con la propaganda bellica, in ogni suo processo persuasivo, per decifrarne e smantellarne i subdoli meccanismi di fabbricazione di consenso/asservimento sociale e di colonizzazione dell’immaginario

– Interrompere il flusso mediatico e di discorso a sostegno degli eserciti e della militarizzazione della società, contro la ricerca di consenso alla repressione, al riarmo, all’arruolamento, all’industria bellica e alla guerra

– agire nelle strade con attacchinaggi, strappando i muri alla propaganda bellica

– liberare, affilare e conservare affilate, le lame del pensiero critico con cui, definitivamente, rompere le righe!

Invia il materiale a graficattac@autoproduzioni.net entro il 25 aprile 2026

I contenuti saranno aggiornati sul blog graficattac.noblogs.org e (a)periodicamente usciranno altre chiamate.

L’invito è quello di scaricare i contenuti ed attacchinarli massicciamente ovunque.

Chiamata

NUOVO OPUSCOLO: AAM MOBILITÀ AREA AVANZATA – IL “BOOM” DEL VENETO.

Diffondiamo questo nuovo opuscolo sui progetti in corso della regione veneto in collaborazione con israele. Si parla di droni, infrastrutture chiave appaltate ad aziende sioniste e nuove architetture di guerra spacciate per investimenti civili. Qui il pdf: scarica, stampa, diffondi!

La scrittura di questo testo nasce dal senso di sconforto generato dalle mobilitazioni che hanno investito l’Italia, e il Nord Est nello specifico, negli ultimi mesi. Il ripetersi inesorabile di cortei o meglio passeggiate sempre più pacificate ha portato un senso di impotenza nelle persone che più hanno speso le proprie energie negli ultimi anni, arrivando nel migliore dei casi ad un burn out.

Se è vero che le mobilitazioni per la Palestina hanno aperto la strada a possibilità oltre le cornici imposte attraverso scioperi, cortei e blocchi, nel Veneto la sensazione è che si debba sempre ricominciare da capo e ripetere gli stessi discorsi all’infinito, cominciare ad organizzarsi, cominciare un percorso (ma non lo avevamo già fatto?)

Dobbiamo interrogarci su quali possono essere nuovi metodi di lotta. Per farlo è necessario conoscere a fondo il territorio in cui si vive e cominciare ad individuare degli obiettivi chiari e concreti, individuare gli snodi principali del sistema che vuole essere imposto, per evitare di sprecare tutte le energie che si hanno in una modalità che sembra (é?) studiata apposta per questo. Bisogna ragionare sui modi in cui la macchina bellica viene integrata nel nostro territorio; e su come questo sarà plasmato nel prossimo futuro. Quali sono i progetti che nascono e vengono sviluppati, sotto il silenzio/assenso generale?

Questa ricerca vuole fare luce sui progetti di mobilità aerea avanzata che si stanno sviluppando nel Veneto. Per lo sviluppo di questi, infatti, il territorio del Nord Est è in prima linea: nel 2022, il Veneto è stata la prima regione italiana ad approvare un protocollo per lo sviluppo di tecnologie innovative per il trasporto aereo a bassa quota.
La prima parte è dedicata alla mobilità aerea avanzata in generale, concentrandosi sugli accordi più evidenti nel nostro paese e in particolare nel territorio Veneto. Si vanno poi a prendere in considerazione i due progetti veneti “Sandbox” e “SKY53”. Viene poi fatto un inquadramento generale sulla mobilità aerea avanzata a livello europeo. L’ultima parte è dedicata ad un approfondimento sulle aziende menzionate, a cui è aggiunta una sezione sul metodo utilizzato per la ricerca.

FORLÌ: LAVORIAMO PER LA GUERRA!

Diffondiamo:

Domenica 25 gennaio una decina di persone vestite con delle tute con i loghi di Leonardo Spa e Thales Alenia Space hanno distribuito, durante il carnevale dell’Aeroporto al quartiere Ronco di Forlì, un volantino contro il Progetto ERiS, Emilia Romagna in Space. Il Progetto ERiS è un’iniziativa che mira a raggruppare aziende che operano nel settore militare per realizzare un nuovo polo aerospaziale. Un progetto che va contrastato!

Qui trovate il testo del volantino e alcune foto:
https://noeris.noblogs.org/2026/01/26/lavoriamo-per-la-guerra/

Il sito noeris.noblogs.org si propone di fare controinformazione sul progetto “Emilia-Romagna in Space” a Forlì.

Chi alimenta la guerra non va lasciato in pace!

FAENZA: PROGETTO ERIS FABBRICA DI MORTE

Diffondiamo:

Sabato 31 gennaio, al CSA Capolinea, Faenza

Concerto e piccola chiacchiera/introduzione alla situazione del Progetto ERiS (Emilia Romagna in Space) che pretende di impiantare una fabbrica per la produzione di morte della Leonardo e Thales (tra le altre ditte) a Forlì.

La guerra va sabotata e cancellata dalla storia dell’umanità!

Musica e autogestione, contro ogni autorità e oppressione!!

FORLÌ: I PADRONI MENTONO. IL PROGETTO ERIS È UN PROGETTO DI GUERRA

Riceviamo e diffondiamo: 

Sulla questione del progetto ERiS della cittadella dell’aerospazio a Forlì, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi arriva una paraculata mediatica per negare l’innegabile, ovvero il fatto incontrovertibile che le tecnologie che verrebbero prodotte a Forlì se il progetto andasse in porto troverebbero applicazione anche in scenari bellici. Forse (ci auguriamo) la contro-informazione (non solo da parte del nostro collettivo) e la mobilitazione iniziata a Forlì, con svariate serate a tema e un corteo ben riuscito contro il progetto (ma ci aspettiamo molte altre e variegate iniziative), seppure volutamente ignorate dai media locali, hanno dato molto fastidio ai grandi cartelli economici che governano la città e che, assieme ad aziende belliche come Leonardo, Thales, Curti (tra le altre) e con la partecipazione di Unibo e Comune di Forlì, collaborano a questo scellerato tentativo di installazione di un polo di produzione di tecnologia “dual use”, ovvero antenne per nanosatelliti che avranno applicazioni sia civili che militari.
Gli stessi dirigenti della Fondazione Cassa dei Risparmi non riescono a nasconderne il doppio uso, forse civile ma di sicuro anche militare, quando affermano che “spesso a rendere una tecnologia un’arma è l’uso scellerato da parte dell’uomo”. Qui l’ipocrisia rasenta livelli altissimi: se venissero prodotti spazzolini da denti o libri il problema si porrebbe? Si fatica a credere a soldati armati di libri o spazzolini per fare la guerra!
Non a caso la Fondazione Cassa dei Risparmi, che assieme al Comune di Forlì guida la “Fondazione Mercury” – ente a cui é stato concessa l’area verde pubblica posta nel quartiere Ronco in cui realizzare il progetto ERiS e che in questi giorni dovrebbe incontrarsi con esponenti del governo Meloni, dopo aver incassato la promessa di finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna – tira in ballo, sia come modello che come concorrente sul mercato, Elon Musk.
Musk che dell’utilizzo dei servizi internet satellitari ha fatto la sua fortuna, soprattutto per il ruolo giocato nei conflitti odierni, basti ricordare il ruolo che Starlink di SpaceX ha avuto e sta avendo nella guerra in Ucraina, diventando un elemento chiave, guidando i droni, i missili e i sistemi di puntamento.
Questa é la tecnologia che vorrebbero produrre anche a Forlì, con un progetto che si inserisce nei programmi di riarmo dell’Europa.
Le frottole hanno le gambe corte.
Chi lavora per la guerra non va lasciato in pace!


https://www.forlitoday.it/cronaca/polo-aerospazio-governo.html
Qui l’articolo sulla stampa locale.

https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/aerospazio-e-guerra-a-forli-sul-progetto-eris-di-thales-alenia-space/
Qui un’analisi reale sul progetto ERiS.