BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [4 LUGLIO]

Diffondiamo:

Con il caldo che arriva e il perenne sovraffollamento, le celle diventano posti ancor più insostenibili, e il Dap, come se non bastasse, vorrebbe togliere anche i frigo.

Per le strade si inasprisce la guerra a vecchi e nuovi nemici dello stato, repressi a suon di DDL sicurezza e pacchetti immigrazione volti a costruire il nemico interno, dissimulando la minaccia di una guerra esterna che torna ad essere l’unica prospettiva concreta per questo mortifero sistema di sfruttamento.

Ribadiamo la nostra solidarietà a tutte le persone recluse. Per rompere l’isolamento detentivo ora come nel 2020. Perché in cella non si muoia, ma neanche ci si viva.

Se vuoi portare un saluto o dedicare una canzone ci vediamo sabato 4 luglio alle 16 sotto al carcere, strada sterrata, via del Gomito.

Fuoco alle Galere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx le prigionierx

AGGIORNAMENTI GIORNATA 16 GIUGNO 2026

Diffondiamo da Epigea:

La mattina del 16 giugno, a Catania, si è svolta l’udienza in primo grado relativa ai fatti contestati dalla procura di Catania in occasione di un corteo che ha attraversato le strade della città il 17 maggio scorso. L’operazione “ipogeo”, dal nome della via che precede il carcere di Piazza Lanza, vede coinvoltx 16 imputatx, tre dellx quali sono statx postx in carcere in via cautelare a novembre scorso e di cui solo unx ha poi ottenuto i domiciliari. La richiesta complessiva è di 36 anni di pena e le accuse vanno dal “travisamento”, all’ormai nota “devastazione e saccheggio”, alla “rapina”. La sentenza è attualmente rinviata al 14 luglio e per le due persone ancora rinchiusx nella “patrie galere” (da ormai circa otto mesi) è stata rifiutata ogni istanza di scarcerazione o richiesta di domiciliari per motivazioni legate alla “pericolosità sociale”.
Quantomeno emblematico il fatto che il 14 luglio si celebra la presa della Bastiglia, fondamento dell’attuale società, nata dall’assalto dellx insortx al carcere in quanto emblema di un sistema che minacciava le loro idee e le loro azioni.
Se oggi ha smesso di essere percepita come problrmatica la presenza delle galere non è certo perché sia venuto meno l’endemico carattere sanguinario dei detentori del potere. Se oggi un saluto caloroso alle persone detenute e una critica attiva al sistema che le detiene può tradursi in svariati anni di galera, è perché quello stesso sistema di potere che amministrava regni ed imperi non ha fatto altro che cambiare maschera per potersi garantire la sopravvivenza nei secoli.

Le origini dell’articolo 419 del codice penale dell’attuale ordinamento italiano ha origini, come noto, dal fascistissimo codice Rocco. Un reato, quello di devastazione e saccheggio, pensato per colpire chiunque decidesse di portare avanti una critica attiva nei confronti del regime o che, semplicemente, tentava di accaparrarsi un pezzo di pane durante la grande fame che regimi e guerre impongono alle società da loro amministrate.
Il reato di devastazione e saccheggio è stato riesumato dopo i fatti del G8 di Genova, nel 2001. Quando venne utilizzato con l’intento di criminalizzare e colpire quello che veniva definito come il “blocco nero”. Una categoria impressa dai detentori del potere per poter rinchiudere nelle gattabuie dello stato chiunque tracimasse dal consentito nel corso della propria contestazione. Devastazione e saccheggio è un reato che mira a difendere “l’ordine democratico” nella sua accezione più materiale: la proprietà privata. Si rende così evidente il legame tra il possesso e la sopravvivenza dei regimi democratici ed il ruolo delle polizie come suoi efferati difensori.

La stessa mattina dell’udienza la repressione ha bussato funesta alle porte della nostra alba. Arresti e perquisizioni in tutto lo stivale e lo sgombero del Bencivenga occupato. Infatti, alle prime luci del 16 giugno un’altra operazione repressiva ha colpito 7 compagnx anarchicx, portando all’arresto cautelare in carcere di 5 compagnx, mentre 2 ai domiciliari con braccialetto, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo (270bis). Altrx 2 compagnx sono statx, poi, arrestatx con l’accusa di detenzione di materiale con finalità di terrorismo (articolo 270quinques.3). Un reato introdotto nei nuovi decreti sicurezza ampliando lo spettro di cosa è considerato materiale sovversivo,  come ad esempio un qualunque opuscolo informativo.
Che agli arresti sia seguito lo sgombero del Bencivenga occupato, utilizzando questa giornata di repressione come pretesto, conferma ancora una volta l’efferatezza della guerra alla vita, condotta dal capitale e le sue istituzioni. Provano a reprimere solo con delle presunte accuse, con ore di intercettazioni e spionaggio di chiacchiere informali. Stando a quanto dicono i giornali e la procura di Roma, gli arresti sarebbero ricondotti ai sabotaggi della linea ferroviaria che ci sono stati durante le olimpiadi di “Milano Cortina”, che hanno portato alla perdita di mezzo milione di euro e ad un guasto della linea Roma-Firenze.

Una repressione, quella compiuta dal capitale per mano delle leggi di stato, che ha visto l’accanimento dell’ordine anche nei confronti di chi esprime e/o ha espresso solidarietà verso le persone cui viene privata, ancora, la libertà. La solidarietà è un crimine. Lo dimostra l’ondata repressiva che si è scagliata contro le mobilitazioni in tutta Italia contro il regime di tortura del 41-bis ed in solidarietà alle persone li ristrette. Basti pensare all’operazione “city” a Torino o alla più recente sentenza del tribunale di Bologna, arrivata sempre il 16 giugno, relativa al processo in cui ha testimoniato anche Alfredo Cospito, per la mobilitazione contro il 41bis del 2022-23, che ha emesso una condanna a un anno e 8 mesi per danneggiamento per unx compagnx e l’assoluzione per lx altrx.

Potrebbe sembrare il plot di una commedia citare che nelle stesse ore avveniva anche l’ultima udienza del processo che ha portato in tribunale – con accuse di tortura e lesioni-  98 infami guardie penitenziarie responsabili della strage nel carcere di Modena nel 2020, in cui sono state ammazzate 9 persone detenute. Questa udienza è stata il momento conclusivo per la discussione degli atti di opposizione presentati dagli avvocati dei detenuti e dall’associazione Antigone contro l’istanza di archiviazione depositata l’11 luglio 2025. Il gip, anche in questo caso, si riserva di decidere in una sentenza rinviata. (Chissà perchè qui non vi sono imputati rinchiusi in misure cautelari nel frattempo…)

Quello che si delinea è un quadro repressivo, dispiegatosi largamente nella giornata del 16,  costruito su narrazioni delle questure che vogliono colpire l’anarchismo e, quindi, distruggere pensieri e azioni di lotta per un mondo libero, contro la guerra e chi la produce e vi partecipa, contro l’oppressione in tutte le sue forme. Le testate delle questure non hanno perso occasione per dipingere il movimento anarchico come la spaventosa, gerarchica e organizzata cellula mafiosa terrorista che si muove nei tunnel sotterranei, in clandestinità. Non si son fatti scappare neanche la possibilità di seguire compagnx con droni spiandone ogni movimento. Dall’elezione di Alfredo Cospito a leader anarchico, alle presunte azioni terroristiche che avrebbero potuto compiere Sara e Sandro, mortx nell’esercizio delle loro passioni il 19 marzo, tutto costruisce uno scenario surreale e grottesco dellx anarchicx come un’organizzazione mafiosa, come un pericolo non solo per lo stato ma per tutta la popolazione. Ma le bombe di Piazza della Loggia, di Piazza Fontana, della strage di Bologna etc. etc. etc. non portavano certamente in grembo il progetto di un mondo libero dall’oppressione. Sappiamo bene, invece, il quadro in cui questi attentati si inserivano. Da una parte la tensione per un golpe fascista e dall’altro quella per l’istituzione democratica del fascismo. E le vittime calcolate di queste stragi sono svariate. Ad oggi, la storia della benamata repubblica non conosce esplosione rivendicata dalla lotta anarchica che sia macchiata anche di una sola vittima innocente. Gli ordigni piazzati da Solar e Monica Caballero in solidarietà alle rivolte che si dispiegavano allora in Cile non ha ucciso una sola persona; l’ordigno davanti alla scuola ufficiali dei carabinieri non ha ucciso nessuno. Questo non per porci in una postura di giudizio verso altre pratiche di azione, giudicare non ci interessa e i giudici non ci sono mai piaciuti. Piuttosto ci preme evidenziare il modo totalmente arbitrario e funzionale al sistema in cui i detentori del potere utilizzano la legge (quella che a detta loro è uguale per tutti) a loro piacimento, definendo chi è terrorista e chi no, chi è stragista e chi no. Rendendo evidente che quando la paura cambia campo, anche solo per un istante, le grinfie del potere si dotano di artigli accuminati e li affondano nel tessuto dell’esistenza.

Tutto ciò fa parte del costante tentativo di ingabbiare le idee anarchiche e stigmatizzarle all’interno di logiche di potere, morte e sopraffazione. È paradossale  che lo stato, istituzione violenta per eccellenza, signore della guerra che uccide nelle carceri e nei CPR, nelle campagne, che devasta e saccheggia i nostri territori, accusi di violenza, terrorismo o strage chi cerca in ogni forma di resistere e lottare praticando forme di vita libera con uno sguardo d’amore verso chiunque… piante, animali e rocce.

La repressione agita dallo stato, non è altro che una risposta dettata dalla paura che le sue istituzioni, le sue regole, speculazioni e profitti vengano messi in crisi.

Non smetteremo mai di mostrare e praticare la solidarietà per chi è colpitx dalla repressione e per chi lotta ogni giorno contro l’esistente.

Ci stringiamo affinché il nostro agire possa non essere solo in risposta alla repressione ma nella costante costruzione di legami e complicità, affinchè le nostre radici rompano le loro strade e i loro muri.

Complici e solidali con Micol, Bibi, Nico, Arnau, Ste, Giu, Luna, Marti, Marifra, Toni, Pietro e tuttx lx altrx indagatx
Con Bak e Luigi
Con Alfredo, Nadia, Roberto e Marco e tuttx lx progionierx che continuano a resistere al 41bis e all’ergastolo ostativo.

Con tutte le persone colpite da indagini e perquisizioni, con lx compagnx del benci sgomberato.

Libertà per tuttx lx prigionierx
Fuoco a tutte le gabbie

Di seguito l’indirizzo per scrivere a Micol, mentre per Nico, Arnau, Ste, Pietro, Toni e Bibi attendiamo notizie sui possibili trasferimenti nelle AS. Condivideremo gli indirizzi appena possibile.

Micol Marino
C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92 00156 Roma

Gli indirizzi per scrivere a Bak e Luigi:

Gabriele Maria Venturi
C/o Casa Circondariale Via Appia, 131 – 72100 Brindisi

Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa Circondariale Piazza Vincenzo Lanza, 11 – 95123 Catania

PER IL NOSTRO AMICO E COMPAGNO BAK E PER LX ALTRX IMPUTATX DELL’OPERAZIONE IPOGEO

Diffusione:

Domani martedì 16 Giugno si terrà l’udienza per il nostro amico e compagno Bak, attualmente detenuto preventivamente nel carcere di Brindisi e per gli altrx detenutx per l’operazione Ipogeo. Sono già 8 mesi che Bak vive tra carceri (Poggioreale e Brindisi) e arresti domiciliari. 8 mesi nei quali la mancanza di Bak si è sentita molto. Ci manca nelle assemblee, nelle piazze e nella vita di tutti i giorni. La repressione colpisce alcunx compagnx direttamente e colpisce anche tutte le persone che lx stanno intorno, cerca di demoralizzare, spaventare ed essere un monito per non finire come chi sta già dietro le sbarre. Gli arresti di Bak e la repressione che ne è conseguita sono stati sì, un duro colpo per noi che siamo una realtà molto piccola ma sono stati anche il motore che ci ha portato a rafforzare ancora di più quei legami con le altre realtà intorno a noi in Puglia, in Italia e in Europa. Alla repressione rispondiamo costruendo ponti, e quanta più dura sarà la repressione tanto più solidi saranno i nostri legami e le nostre convinzioni.

Bak ha varie accuse tra cui “devastazione e saccheggio” per un corteo, avvenuto a Catania nel maggio 2025, contro l’inasprimento delle misure repressive introdotto dal DL sicurezza 2025.

Un articolo che ha origine alla fine dell’800, che riappare durante il fascismo e che viene definitivamente riesumato nei primi anni 2000 dopo il G8 di Genova. Una norma indeterminata e vaga che non definisce chiaramente cosa sia la devastazione e non definisce chiaramente cosa sia il saccheggio. L’articolo 419 sembra presentarsi come un reato contro la società civile che la priverebbe dei propri mezzi di sopravvivenza e di difesa.
Tale indeterminatezza è molto pericolosa in termini repressivi in quanto rende questo articolo liberamente interpretabile da polizia e magistratura che possono decidere arbitrariamente chi etichettare come nemico dello stato e dalla società.
Lo strumento ideale nelle mani del potere per reprimere ogni sintomo di ribellione e ogni comportamento che si distingua dalla tranquilla e gestibile passeggiata dei cortei. Uno strumento che criminalizza i singoli individui e interi contesti di lotta. Un deterrente per chiunque voglia andare oltre le pratiche concesse.

Come alcunx compagni hanno scritto prima di noi crediamo che l’incremento dell’utilizzo dell’articolo 419 da parte del potere sia, tra le altre cose, una conseguenza dello sfaldamento del tessuto sociale e della sempre meno presente solidarietà tra gli oppressi.
Un contesto che purtroppo fa fatica a reagire e che rende più facile l’applicazione di determinate norme repressive.

Nonostante le circostanze ci siano al momento sfavorevoli, non muteremo né il nostro modo di agire né le nostre convinzioni. Al contrario, come detto sopra, risponderemo alla repressione tessendo quante più connessioni possibili.

Ci auguriamo per Bak e per lx altrx imputatx dell’operazione Ipogeo la più lieve possibile delle sentenze.
Non faremo mancare la nostra solidarietà e il nostro supporto allx nostrx compagnx in carcere e continueremo a camminare seguendo quel percorso che abbiamo ben chiaro, quello delle nostre idee e della nostra etica.

“C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna”.
Sara Ardizzone

Bak e Luigi liberx! Liberx tuttx!

Alcunx compagnx dalla Puglia

CATANIA: PRESIDIO SOLIDALE SOTTO AL CARCERE DI PIAZZA LANZA

Diffondiamo:

Venerdì 12 giugno dalle 15

Al fianco di chi ogni giorno resiste dietro le sbarre.
Per portare calore alle persone recluse.

Il carcere è un luogo di sofferenza e disagio che distrugge la personalità degli individui costretti a vivere in condizioni disumane. Ma è lo stesso concetto di prigionia, di privazione della libertà a essere un crimine efferato. Dietro le falsità di reinserimento, risocializzazione e correzione, emergono evidenti i caratteri di vendetta e punizione.
Vivere il carcere significa perdere il controllo della propria vita, dall’aspetto economico e relazionale fino a quello alimentare e sessuale, significa essere sottoposti a umiliazioni e vessazioni quotidiane. È un luogo altamente patogeno, in cui lo stress indebolisce le difese immunitarie, le cure sono insufficienti e forzate, dove detenute e detenuti sono spesso le cavie di terapie sperimentali o oggetto di annichilimento farmacologico. È un luogo di maltrattamenti, torture e omicidi, spesso e volentieri, celati. Venerdì 22 maggio, l’ennesima morte per mano dello stato nel carcere di Piazza Lanza. Un uomo in condizioni di salute precarie è stato lasciato morire in cella.

16 perquisizioni e 3 arresti sono stati effettuati a seguito del corteo del 17 maggio 2025 a Catania contro la repressione per dei fatti avvenuti presso il carcere di Piazza Lanza in solidarietà con le persone detenute. Questa operazione si aggiunge alle altre innumerevoli avvenute di recente nel territorio, come quelle per il Carnevale no ponte, per le proteste pro-Palestina e l’operazione Safe Zone.
Appare evidente che stiamo vivendo in una società piena di carceri, di repressione, di controlli asfissianti che si addentrano fin nei comportamenti individuali e intimi. Il carcere è l’espressione più brutale e immediata del potere e, come il potere, va distrutto. Non può essere progressivamente abolito. Chi pensa di poterlo migliorare per poi distruggerlo ne rimane prigioniero per sempre.

BOLOGNA: LA PAROLA AD ALFREDO!


Diffondiamo:

Trascrizione della testimonianza. Bologna, 18 maggio 2026

Qui in versione pdf

In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx, imputati per una serie di episodi inerenti la mobilitazione contro il 41 bis e l’ergastolo, tra i testimoni della difesa è stato ascoltato Alfredo Cospito, in video collegamento dal carcere di Bancali.

Per poter rendere meglio leggibili le preziose parole di Alfredo e poterle diffondere anche fuori da quell’aula, abbiamo ridotto al minimo tutti gli interventi dellx altrx interlocutorx.

Anarchicx


/Alfredo inizia con la richiesta che gli venga ridato il foglio con i suoi appunti sequestratogli dai secondini prima di entrare in collegamento. La giudice, dopo aver chiesto al secondino se il sequestro fosse dovuto a disposizioni interne connesse al suo trattamento carcerario e ottenendo in risposta un imbarazzante silenzio, accoglie la richiesta di Alfredo e chiede alla guardia in questione di farglielo riavere trattandosi di suoi appunti per la testimonianza. Di fatto però gli appunti non gli verranno ridati./

/L’avvocato dei compagnx imputatx spiega ad Alfredo che è stato indicato come testimone della difesa in questo processo, poiché le sue condizioni detentive e la sua protesta hanno creato un acceso dibattito pubblico e i fatti contestati aglx imputatx attengono a manifestazioni di vicinanza e solidarietà nei suoi confronti. Pertanto gli farà alcune domande relative appunto alla sua condizione detentiva e allo sciopero della fame da lui intrapreso./

/- Da quanto tempo è detenuto e in quale regime?/

Sono detenuto dal 2011 ma sono quattro anni, scattati proprio adesso, di 41 bis.

Diciamo che nella mia vita ho fatto varie forme di carcere, dal carcere normale, all’Alta Sicurezza. Il 41 bis è l’ /“abiettizzazione”/ del carcere, qui ne ho visto l’essenza stessa, con il tentativo di annientare l’individuo tagliando ogni tipo di comunicazione.

Nell’Alta Sicurezza sono stato a Ferrara e poi a Terni.

Nel 2022 vengo direttamente trasferito qui a Sassari, in 41 bis.

/- Decide in quel momento di intraprendere lo sciopero della fame?/ /Per quale motivo?/

Certo, quasi immediatamente.

Per spiegare le mie motivazioni, innanzitutto vorrei dire una cosa, secondo me, inerente alla domanda che mi ha fatto. In questo momento per me è abbastanza emozionante essere qui, perché l’ultima volta che mi hanno tolto la mordacchia, la benda, è stato un anno e mezzo fa, quando ho potuto vedere delle facce amiche di compagni, perché qui l’isolamento è costante. Un anno e mezzo fa da quella parte c’era Sara e c’era Sandrone, che sono morti, e proprio questo isolamento non mi permette neanche di dare la mia solidarietà a tutti quei compagni che amavano Sandrone e Sara quindi do tutta la mia solidarietà a questi compagni. È l’unico modo, per esempio, che ho di esternare questo, perché qui l’isolamento è totale, assolutamente totale. Per esempio nel 41 bis ci sono delle sezioni di quattro persone, di quattro celle isolate. Ci sono persone che hanno ergastoli ostativi qui dentro che, per anni e anni, non vedono più l’erba, un albero, è realmente una cosa abbastanza traumatizzante, ma la cosa che mi ha fatto veramente iniziare lo sciopero della fame è che questa specie di stato di eccezione che è il 41bis sta diventando veramente regola… uno strumento nelle mani dello Stato. Per capire perché ho iniziato lo sciopero della fame, bisogna capire, avere una minima idea di cos’è questo sistema carcerario.

Per farvi un’idea: in questo momento, soltanto per venire in questa cella ho dovuto attraversare dei corridoi, come nel Miglio Verde, dove c’è la guardia che urla “Uomo morto che cammina”. La stessa cosa è qui, mentre cammino nel corridoio che è nello sprofondo, sotto il livello della terra, le guardie che stanno affianco a te urlano “Prima, seconda..” perché tu mentre attraversi il corridoio non devi vedere nessun essere umano, nessuno ti deve parlare. Ci sono sezioni di un isolamento mai viste in vita mia, in tutta l’esperienza carceraria che ho fatto. Ogni sezione è di quattro sole celle e tu puoi avere rapporti soltanto con quattro persone quando vai all’aria. L’aria è una vasca di cemento con delle sbarre di ferro che non vedi neanche il cielo. Di solito le persone che sono al 41 bis dopo tanti anni sono delle persone alienate, non hanno più voglia di parlare, neanche più escono dalla prigione. La cosa che mi ha veramente colpito e mi ha portato a fare lo sciopero è vedere le persone qui dentro per le quali veramente l’ergastolo è ergastolo. Sono persone che da vent’anni, qui dentro, davvero non hanno mai visto un albero, non hanno mai visto un filo di erba. È una sensazione realmente terrificante, la censura è totale; nel mio caso la censura, il senso del 41 bis, è proprio non farti parlare, non farti scrivere e neanche leggere. Ovviamente devo fare processi e processi per avere un libro. Addirittura per sentire la musica ci ho messo due anni ad ottenere, attraverso dei processi, la possibilità di avere un lettore cd. La musica che ascolto tentano di bloccarmela perché dicono che è contro il patriarcato, che sono canzoni che esaltano il femminismo quindi fanno ricorsi e ricorsi per non farmi ascoltare musica o farmi leggere libri.

/- Senta quanto è durato il suo sciopero della fame?/

Credo il mio sciopero della fame sia durato mesi, esattamente centosessanta giorni [/in realtà è durato dal 20 ottobre 202//2//al 19 aprile 2023, quindi circa centottanta giorni/].

Dopo un bel po’ sono stato portato a Opera, per le mie condizioni di salute, perché lì c’è un reparto medico. Lì mi sono reso conto della situazione. Era pieno di persone anziane, quasi tutte con l’Alzheimer che non si ricordavano neanche chi erano o dove si trovavano, tutte in 41 bis, che andavano in giro con la carrozzella, con il catetere, si pisciavano e cagavano addosso.

Però capiamoci, se volete realmente sapere le motivazioni dello sciopero io avevo addosso la quasi certezza dell’ergastolo ostativo e grazie alle manifestazioni dei compagni fuori e alla loro mobilitazione in qualche modo sono stati costretti a togliermelo, perché era veramente assurdo.

Mi avevano dato l’ergastolo per una serie di attentati dimostrativi.

La cosa che mi ha più motivato e mi ha fatto rischiare la vita sino quasi alla fine è stato che loro vogliono estendere e rendere questo stato di eccezione una regola. La militarizzazione in questo periodo di guerra veramente si vede in modo lampante qui e la volevano estendere oltre. Già ci sono dei compagni delle Brigate Rosse, tre compagni al 41, però volevano estenderlo al movimento e hanno iniziato con me, con l’anarchico, perché è più facile poi, una volta che mettono me, iniziare ad allargare. Quindi, mi sono detto, “È sopravvivenza”, ho cercato di bloccare questo processo che era iniziato e in quel momento lì mi è sembrato si fosse bloccato, effettivamente lo è.

Adesso il 41bis rimane con le restrizioni che ha, però ultimamente ho visto aumentare il numero delle persone che entrano qua dentro per motivi anche abbastanza futili, ho visto persone entrare perché avevano nell’Alta Sicurezza il telefonino o… non ci sono più quei “boss” che c’erano prima.

/- Successivamente allo sciopero della fame, ha potuto notare un ulteriore irrigidimento nelle condizioni detentive?/

Allora secondo me ci sono state sicuramente delle ritorsioni. Però durante il periodo dello sciopero queste ritorsioni si erano allentate. La posta mi arrivava a frotte, ma lì dipende all’attenzione dei media.

Ci sono stati tanti fenomeni all’interno del 41 bis che ho notato, legati anche alla mia lotta.

La prima cosa di cui mi sono reso conto è l’influenza che questo governo, attraverso Delmastro, ha avuto rispetto sia alla volontà del DAP che alla direzione del carcere. Per esempio sapendo che dovevano venire dei parlamentari a incontrarmi, nella loro ottica miseramente politica, per usare il 41bis come loro strumento, qualche giorno prima che questi parlamentari arrivassero mi hanno trasferito in un’altra sezione dove c’erano dei boss, così poi potevano rinfacciarmi questa cosa, perché dove stavo prima io c’erano persone che avevano una caratura molto molto minore.

Poi grazie all’aver incontrato questi personaggi -tra i primi ad entrare al 41bis- mi sono reso conto che il 41bis, almeno agli inizi, non è servito tanto per non far comunicare i prigionieri con l’esterno, ma per zittire quelle persone che hanno avuto rapporti con lo Stato italiano in passato, con cui hanno fatto accordi, accordi che sono stati spesso non rispettati e adesso li hanno seppelliti qui dentro per non farli parlare.

Ho iniziato lo sciopero della fame quando mi sono reso conto del meccanismo assurdo in cui mi trovavo che, oltre ad essere liberticida, usa le persone come strumenti politici per dare addosso a una corrente o all’altra… insomma il motivo è questo.

/- Vorrei chiederle se lei attualmente riceve lettere o può scrivere lettere./

In questo momento non ricevo più lettere. Una volta mi venivano notificate, sequestrate e non date, adesso invece non mi vengono neanche più notificate, spariscono. Sono certo che arrivano ma non… eh, sono tipo mesi che non ne ricevo. Adesso ne ho ricevuta una dell’altro anno, dicembre del 2025.

/- Per quanto riguarda la possibilità di lettura, lei ha fatto delle richieste e le sono stati negati dei libri, anche quelli indicati nella lista da cui potrebbe attingere? //Q//uesto, diciamo, è un fatto che io conosco perché è stato res//o pubblico./

Ecco questo non lo sapevo grazie… perché l’isolamento qui dentro è notevole.

Sì i libri ultimamente mi vengono bloccati.

Allora vi spiego, qui c’è la possibilità di avere libri dalla biblioteca, la piccola biblioteca di sezione del 41bis, quelli mi vengono dati.

Poi, dopo qualche anno, sono riuscito a ottenere anche la possibilità di usufruire della biblioteca centrale del carcere. Ho avuto due volte libri da questa biblioteca, dopodiché le mie domande non sono state più soddisfatte, sono state ignorate, infatti ho fatto causa.

Quando compro dei libri ogni tanto mi vengono bloccati, ad esempio ultimamente mi hanno bloccato un libro sulla meccanica quantistica, uno sulle sette eretiche dell’inizio del cristianesimo. Sembrano delle ripicche, però fanno da scarica barile: il comandante dice che la colpa è della direttrice, la direttrice probabilmente dirà che è il DAP, quindi non si sa. Posso dire che secondo me chiaramente sono ritorsioni, posso dire che non hanno voglia di comprarli, però in realtà i libri qui vengono comprati. L’obiettivo è quello di sfiancarti, di isolarti totalmente, hanno iniziato col tagliarmi totalmente qualunque tipo di comunicazione con l’esterno e adesso addirittura cercano di impedirti di leggere libri. Devi stare lì davanti al televisore come un idiota 24 ore su 24 o usufruire dei libri della biblioteca che sono pochissimi. Anche quando chiedi qualcosa al tribunale di sorveglianza, che poi alla fine dopo tanto, un anno o due riesci a ottenere, certe volte non vengono neanche rispettate le cose del tribunale. Ho dovuto lottare quattro anni per ottenere l’abbonamento a “Le Scienze”. Però questo è parte di quel meccanismo di isolamento che per me è importante, è fondamentale rispetto a questo tipo di carcerazione che ha come obiettivo la tortura.

Qui dentro le persone sono messe semplicemente per farle parlare quindi devono essere torturate in questo modo qui, è una cosa che è riconosciuta anche dall’Unione Europea a quanto pare.

Sono delle leggi speciali fatte in un determinato periodo che adesso stanno diventando regola. E la motivazione è che in determinati momenti una democrazia tenderà a diventare più democratura perché queste leggi stanno iniziando ad essere adottate. L’hanno messa nei miei confronti, l’hanno messa in passato nei confronti dei compagni delle BR, poi inizieranno a portare quelli dell’Alta Sicurezza qui, stanno iniziando a costruire carceri in Sardegna, Sardegna già militarizzata, vogliono costruire altri 41. Quindi è come un cancro all’interno. Anche gli stessi giuristi, io non credo a quel tipo di… però anche gli stessi giuristi lo dicono che il 41bis è un’anomalia che sta dirompendo. E il mio sciopero della fame è stato un modo di attirare l’attenzione. Mi dispiace che molti compagni adesso stanno scontando e rischiano mesi e mesi di galera, anni di galera, però penso realmente ne valga la pena rispetto a quello che lo Stato sta facendo, è un punto veramente importante perché è un’arma micidiale in mano ad uno Stato. Qui dentro per esempio la foglia di fico della Costituzione, della democrazia di diritto, non esiste. Qui cos’è la democrazia, è chiaro, lampante, è una questione di forza, il più forte vince su quello più debole. Qui non hai diritti, hai soltanto proibizioni e anche quei pochi diritti che hai non vengono neanche rispettati perché si attaccano alla burocrazia…

Per esempio adesso per vietarmi la lettura dei libri si stanno inventando che devono controllare i libri, ma sono i libri che vanno a comprare loro, perché qui libri per posta non se ne possono ricevere, quindi sanno benissimo che i libri che comprano loro stessi in libreria non hanno messaggi dentro, semplicemente serve a fiaccare. Poi chiaramente c’è uno scontro tra me e l’istituzione, il DAP e anche questo governo che chiaramente fa in modo che ci siano delle ritorsioni, delle pressioni… Questo governo e sicuramente quello che viene dopo, perché nessuno mette in discussione il 41 perché è fondamentale.

Scusate la confusione però non avendo il foglio… che dopo un po’ il 41 ti rincoglionisce, perché l’isolamento dopo un po’… parli sempre delle stesse cose…

/- Lei ha percepito che le manifestazioni di solidarietà dall’esterno abbiano portato in qualche modo un contributo anche all’interno e anche alla sua condizione?/

Sì, nel mio caso posso dire tranquillamente che mi ha salvato la vita. Adesso ho un fine pena pena che sarà quando avrò 72 anni. Se non c’era tutta quella pressione fuori mi avrebbero tranquillamente confermato l’ergastolo ostativo che era una roba assolutamente certa, l’attenzione ha fatto in modo che non potessero giocare così sporco. La situazione dentro il carcere è rimasta esattamente la stessa, però va bene, non è che me ne lamento, nel senso qui comunque ho deciso di combattere anche per gli altri che stanno qui dentro che non hanno voce, che non riescono neanche a esprimere dei concetti. La vita di un prigioniero anarchico è sempre quella di cercare di cambiare le cose anche per gli altri e io non faccio distinzioni tra un mafioso o uno spacciatore… per me un prigioniero è un prigioniero. Quindi secondo me è un problema che riguarda un po’ tutti perché, se questa cosa si estende, l’obiettivo è usarla poi quando servirà, per reprimere i movimenti sociali, questo è talmente lampante.

E comunque saluto tutti i compagni che mi stanno vicino.

/- Attualmente le è stato riconfermato il 41 bis. Come si sente e che tipo di comunicazione a riguardo ha ricevuto e rispetto al fuori che notizie -anche tramite quotidiani o altro- è riuscito a ricevere?/

La cosa strana è che il 41 mi è stato riconfermato con un mappazzo di quasi novanta fogli, anche ai “super boss” di solito lo riconfermano con due paginette. Qui sono tutti sorpresi perché è la più grande riconferma della storia del 41bis, neanche a Totò Riina hanno fatto ottanta pagine… Praticamente lo Stato italiano mi ha aggiornato con questi fogli di tutte le lotte che ci son state nel mondo di cui non sapevo niente. Perché lo scopo del 41bis è l’isolamento, mentre invece grazie a Piantedosi, a Nordio c’è proprio un aggiornamento fitto di tutte le azioni successe, in Indonesia, la solidarietà data me… un po’ tutto, il compagno in Grecia che è morto, a cui do la solidarietà, come a tutti i compagni greci. Cose di cui qui dentro ero assolutamente all’oscuro.

Questo per far capire le contraddizioni di questo sistema. Nel mio caso, invece di isolarmi dal contesto, in qualche modo mi hanno reso ancor più pericoloso, credo, rispetto al sistema. Hanno esaltato la mia figura, mi hanno fatto da cassa di risonanza. Perché quando stavo in AS avevo i contatti con i compagni però non avevo un’influenza così forte. Da quando sono al 41bis invece… beh questa è una cosa buona del 41, le mie parole comunque poi sono girate di più, quindi nel mio caso c’è un po’ questo paradosso. Paradosso che è addirittura scritto nei fogli che ho letto. L’ultima volta che avevano discusso il 41 avevano dato pareri positivi perché uscissi, dopo è stato riconfermato secondo me come ritorsione e adesso che le mie parole girano dicono che ho un influenza maggiore, non so loro cosa intendono con influenza rispetto agli anarchici dato che noi ragioniamo individualmente… comunque dicono che ho un’influenza maggiore quindi anche se prima non ero pericoloso adesso il 41 mi ha reso pericoloso… insomma il cane che si morde la coda.

Comunque rispetto a tutti quelli che sono al 41 adesso e anche in passato, ho avuto il più grande fascicolo informativo mai visto, l’ha detto sia chi me l’ha consegnato, sia gli altri detenuti con cui ho parlato, sia gli avvocati. È una cosa abbastanza indicativa di quello che è diventato il 41, una specie di involucro vuoto che non sanno neanche più a cosa serve… Serve, sì, serve come un’arma a disposizione quando le condizioni sociali muteranno e allora potranno censurare qualunque tipo di dissenso. Perché nel mio caso è indubbio che sto qui dentro semplicemente per quello che dico, non per quello che faccio, quindi per le mie parole.

CATANIA: COMUNICATO DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA

Riceviamo e diffondiamo:

Anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti

Comunicato dal carcere di Piazza Lanza dove venerdì 22 maggio è morto Massimo: vittima dello stato.

La storia di Massimo è la storia di un uomo morto per mano dello stato. Un uomo vittima di questo sistema infame.
E se è vero, come è vero, che non esiste il crimine giusto per non passare da criminali, occorre fare luce sul perché Massimo era recluso insieme a noi.
Fuori, uno sbirro ha dato un calcio a sua moglie. E lui ha ricambiato il gesto allo sbirro. Fine della storia. A Massimo viene data una condanna di un anno. La moglie e sua figlia vengono portate in una comunità di recupero. Per lo sbirro nessuna pena o condanna. Dallo sbirro nessun risarcimento.
Massimo arriva a Piazza Lanza dolorante. Ha avuto a che fare con il crack. E ha un’ernia che gli fa male: si lamenta, non sta in piedi, passa giornate a dire “sto male”. Non dorme, non mangia.
Viene portato in ospedale, dove viene liquidato così: “è tossico, in astinenza”. Torna a Piazza Lanza. Dove viene imbottito di farmaci. Nessun Dio sa quali e quanti farmaci gli verranno somministrati in tre giorni.
L’ultima notte, Massimo la passa a chiamare i secondini dicendo “sto male, sto male”. Ma niente, l’abbiamo già detto: a Massimo è stata data l’etichetta di “tossico”, per di più in galera. E’ solo un “tossico criminale”. L’indomani, la mattina, entrerà in doccia e non uscirà più vivo.
Un uomo, Massimo, è morto tra le braccia dello stato, per mano dello stato.
Dal giudice che l’ha condannato, al carceriere che l’ha condotto in cella, ai medici, sia della struttura penitenziaria che ospedaliera: sono tutti coinvolti. Tutti parte integrante di un meccanismo che annichilisce, tumula e uccide chi, detenutx, si ritrova fragile.
Arresto cardiaco, a 51 anni. Loro dicono: “per astinenza”.
Ed anche volendo credere alla loro bizzarra narrazione, che rimane di violenza inaudita, del “tossico in astinenza”, ci si chiede se è tutto vero, se non è un incubo. Hanno ucciso un uomo solo perché aveva sbatti con il crack? Non è meritevole di cure chi ha fatto uso di stupefacenti?
Ma non c’è da chiedersi nulla. Massimo è morto, molto probabilmente per le gravissime complicazioni di un’ernia strozzata non curata. Farmaci errati, diagnosi negate, luogo di cura errato. E’ tutto sbagliato.
In lotta contro la loro narrazione, vogliamo ricordare Massimo in lotta. Come quando sul frigo urlava “sto male, non rientro”. Vogliamo ricordare Massimo che sorride fumando una sigaretta, gli sorridevano gli occhi. Vogliamo ricordare chi non c’è più, ricordare perché non c’è più, ricordare chi è stato ad ucciderlo. Massimo ha agito contro la violenza sbirresca e, per questo, gli è stata inflitta la galera, di morire di galera.
Massimo non era “un tossico”.
Massimo era un nostro compagno.
Massimo è un nostro compagno.
Alla passerella della direttrice, dei medici, degli infermieri e di ogni grado di secondino possibile ed immaginabile, rispondiamo che sappiamo chi è stato. E chi stato non è. E non lo sarà mai.

Ricordiamo un uomo in lotta contro l’ingiustizia e la violenza dello stato, sia fuori che dentro la galera.
Più forti della morte.
Massimo vive, i morti siete voi!
Che la terra ti sia lieve.
Alcunx reclusx di Piazza Lanza

(Qui il comunicato in pdf)

PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI FORLÌ

Diffondiamo:

LUNEDÌ 18 MAGGIO 2026
Presidio sotto le mura del carcere di Forlì (lato via della Rocca)

Dalle ore 18.00 alle 20.00

Per rompere l’isolamento di chi è rinchiusx, per non dimenticare che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio che rinchiude ed elimina chi gli é scomodx o contrarix!

QUESTA È LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ – CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO

Diffondiamo un volantino distribuito nel centro di Cagliari in occasione del rinnovo del 41bis per Alfredo Cospito. Qui il pdf.

“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere il mio pensiero pubblicamente. Anche se da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito d'ali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”

Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni. Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.

La galera è uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, è la sua evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista. Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.

Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.
Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.
Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.
Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.
Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.

Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità. Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono. Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti. Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.

Per quanto ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.

"Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d'erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono venire a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.” 

ALFREDO COSPITO
FUOCO ALLE GALERE
CON SARA E SANDRO NEL CUORE
ALFREDO LIBERO TUTTX LIBERX

Anarchici contro carcere e repressione

A’ CHIAZZE UNITE – RACCOLTA DI RIFLESSIONI SU CARCERE, LOTTA E RESISTENZA

Diffondiamo:

A’ chiazze unite
Raccolta di riflessioni su carcere, lotta e resistenza, scritte da detenutx e gruppi di supporto in Italia, Grecia e Germania per il 25 Aprile 2025.

Antudo, Luigi, Claudio, Giulio, Marianna, Gruppo di supporto per Nanuk, Stecco, Tonio, Alessandro e Graziano.

Redatto e stampato da
Valle d’Itria Antifascista
Settembre 2025

itria.antifa@autoproduzioni.net

Scarica qui il PDF


Dalla prefazione:

Siamo Valle d’Itria Antifascista, un gruppo attivo in puglia dal giugno 2024. Crediamo nell’importanza di fare politica fuori dalle grandi città e vogliamo portare, nella provincia, una narrativa diversa, una narrativa conflittuale che si oppone radicalmente alla politica istituzionale. Vogliamo creare uno spazio che dia la possibilità, a chiunque ne abbia voglia, di avvicinarsi all’anarchia, alla militanza, all’antisessimo, all’antifascismo e a tutte quelle lotte chi si oppongono all’oppressione e allo sfruttamento dei più deboli. Vogliamo interagire con la comunità locale attraverso manifestazioni pubbliche e soprattutto nella vita di tutti i giorni attraverso le conoscenze dirette e personali.

Questa fanzine nasce come conseguenza del nostro primo presidio pubblico nella piazza di un paesino, Locorotondo, dove i concetti di militanza, antifascismo e anarchia sono ben lontani dall’essere familiari.

Abbiamo deciso di organizzare il nostro primo presidio per il 25 aprile 2025. Per noi questa data è un’occasione per ribadire le nostre posizioni di resistenza, lotta e distruzione del sistema attuale imperniato su logiche di dominio e sfruttamento.

Abbiamo voluto ricordare che l’antifascismo non è legato solamente al passato e alle dittature del ‘900, esso non ha mai cessato di esistere e non ha mai smesso di opporsi a tutte le nuove forme di fascismo ed oppressione nella società. Con questo presidio abbiamo voluto ribadire, che l’antifascismo reale, non quello legato alle fasulle celebrazioni istituzionali di questa data, è presente e messo in pratica quotidianamente da moltx compagnx. Una militanza che viene duramente repressa e perseguitata. Numerosx compagnx sono infatti dietro le sbarre proprio perché si impegnano nella lotta contro il fascismo e contro ciò che lo perpetua, ovvero, lo stato e il capitale.

Durante questo presidio abbiamo voluto dare spazio allx compagnx in prigione. Abbiamo voluto portare le loro voci e le loro idee nella piazza del nostro paese, Locorotondo, in modo tale che anche in questo luogo, pieno di turisti, imprenditori e fascisti potessero risuonare le parole dellx compagnx che stanno pagando il prezzo più alto della loro militanza.

Abbiamo quindi scritto allx prigionierx, a collettivi e gruppi di supporto allx detenutx, chiedendo loro un contributo da poter leggere in piazza riguardo all’infame repressione che lx ha colpitx, e delle considerazioni su ciò che vogliano dire al giorno d’oggi, i concetti di resistenza, lotta e distruzione del potere e delle logiche di dominio. Questa fanzine raccoglie alcune delle lettere e dei contributi che ci sono stati inviati.

MESTRE: IN PIAZZA CONTRO IL 41BIS

Diffondiamo:

Sabato 2 maggio alle ore 17 in piazzetta coin a Mestre (Venezia) per insistere ancora contro la tortura di Stato e le sue carceri di guerra. Al fianco di Alfredo con Sara e Sandro nel cuore.

Entro il prossimo 4 maggio il ministro della giustizia deciderà sul rinnovo del “carcere duro” per Alfredo Cospito, anarchico detenuto da quattro anni in regime di 41bis.

Il 41bis è a tutti gli effetti una “pena di morte viva”. Un’arma di guerra che lo Stato riserva ai suoi nemici interni. Una tortura legale da cui si esce da morti o da collaboratori.

Scendiamo in piazza, di nuovo.
Solidali con Alfredo e la sua lotta.
Contro il 41bis. Contro ogni galera.

Compagne e compagni dal Veneto

https://nonriciclabile.noblogs.org/2026/04/22/in-piazza-contro-il-41-bis/