CHI DEVASTA E SACCHEGGIA É LO STATO. CON BAK, LUIGI E LE IMPUTATX DELL’OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo:

Oggi 14 luglio alcunx nostrx compagnx verranno giudicatx per un corteo avvenuto a Catania nel maggio 2025, contro l’inasprimento delle misure repressive introdotto dal DL sicurezza. Tra le accuse anche “devastazione e saccheggio”, quel reato di fascisti natali volto a colpire pochx per la rabbia di moltx, e a fare in modo che il conflitto non dilaghi per le strade.
Bak e Luigi stanno affrontando mesi di detenzione preventiva per aver scelto da che parte stare. Li vogliamo liberi subito. É bene che lo Stato sappia che non staremo fermx a guardare mentre ci stringe il cappio intorno al collo. La determinazione di quel corteo ci appartiene. Siamo complici e solidali con chi si rivolta a questo presente di gabbie, guerra, sfruttamento e miseria.

Chi devasta e saccheggia é lo Stato.

Al fianco di Bak, Luigi e lx imputatx dell’operazione Ipogeo.

Liberx tuttx

Compagnx da Bologna

SUI CIVILITICI

Diffondiamo da Infranero:

Il solo manoscritto che sia rimasto di Joseph Déjacque è una lettera scritta il 20 febbraio 1861, alla vigilia del suo imbarco per quell’Europa da cui mancava da sette anni. In questa lettera, indirizzata ad un proscritto francese rifugiatosi in Svizzera, Déjacque esprime tutto il suo disprezzo per un paese in cui aveva sperato di trovare maggiore libertà, e dove invece regnava il «cretinismo politico e religioso». Le parole di Déjacque sul conto della società statunitense dell’epoca sono durissime, e vale la pena qui riportarle: «L’America è letteralmente una nazione di bottegai, di negozianti all’ingrosso e al dettaglio che non hanno in testa e nel cuore che una cosa sola, il commercio, lo sfruttamento. La fede politica come la fede religiosa di ognuno è solo una merce su cui si specula a profitto dei propri interessi mercantili. Nell’americano non c’è che un sentimento, quello della propria venalità e della venalità degli altri; questo sentimento è l’erbaccia che soffoca in lui ogni grande idea. […] Le strade di New York, inseminate di passanti indigeni ed esotici, sono per me più deserte delle foreste dell’Ovest, popolate di alberi e rocce; mi sentirei meno solo in quelle vaste solitudini che in questa popolosa città, vivaio di uomini e donne americanizzati. Lo dico con umiltà più che con boria, (perché dopo tutto questi idioti sono miei fratelli, sono impastati della stessa argilla di cui sono impastato io) qui, tranne rare eccezioni, non frequento nessuno con piacere e nessuno ama sul serio la mia compagnia. Tutti coloro che mettono piede sul suolo americano si abbrutiscono in poco tempo, se non lo sono già prima di venire, gli uni sacrificandosi a un Dio Pluto, gli altri sacrificandosi a un Dio Bacco, il più delle volte sacrificandosi ad entrambi».
Le parole di Déjacque sul conto della popolazione statunitense della metà dell’800 sono precorritrici. Anticipano e corrispondono a quanto si potrebbe sostenere oggi a proposito degli abitanti di tutti i paesi occidentali, che nel frattempo hanno trovato un altro Dio a cui sacrificarsi: Tecno. All’inizio del terzo millennio si è meno soli nei boschi che in mezzo a torme di «civilitici» che brancolano con lo smartphone in mano, urtandosi l’un l’altro, senza vedere nulla, senza sentire nulla, senza provare nulla, senza pensare nulla — alla ricerca del selfie del proprio successo sotto la capillare sorveglianza del Grande Fratello.
Così in questi ultimi anni abbiamo assistito impotenti alla scomparsa delle grandi idee, quali che siano, sepolte sotto tonnellate di venalità, di vanità, di abbrutimento intellettuale ed etico. Tant’è che anche le amare parole con cui Déjacque concludeva la sua lettera potrebbero essere oggi sottoscritte dai pochi amanti rimasti dell’utopia: «Sono stanco di vivere qui da eremita in mezzo alla folla […]. Ho nostalgia, non del paese in cui sono nato, ma del paese che finora ho intravisto solo in sogno, la terra promessa, la terra della libertà al di là del mare rosso… Vedete come vorrei fuggire dal suolo su cui il destino del momento mi incatena, correre alla ricerca della felicità in un altro continente… Poveri socialisti antesignani che siamo! Uomini declassati nella civiltà cristiana, erriamo come intelligenze in pena, sperando sempre di trovare un angolo dove sentirci meno al di fuori dalla nostra sfera naturale, un angolo che non possiamo trovare perché non è di questo mondo, cioè di questo secolo!». Uomo senza mondo, Déjacque sarebbe morto tre anni dopo in preda alla follia a Parigi, nel 1864.
È questo il destino che attende tutti i sovversivi inchiodati ad una calcolata e calcolante realtà che non offre vie di fuga, incapaci di ridurre la smisuratezza del proprio sogno alle mediocri dimensioni dell’esistente? La cella di una prigione o la camera imbottita di un manicomio, un peso legato al collo o il cuore spaccato dallo sconforto? Può darsi, certo. Ma è impossibile fare a meno di notare che, appena sette anni dopo la morte di Déjacque, la Comune di Parigi esplose proprio nelle strade in cui egli si era spento. Niente è mai finito, tutto è sempre possibile. Ecco perché non vale la pena rattristarsi nel frequentare il presente dal fetore di cadavere, molto meglio profanare un certo passato per farne scaturire la vita. Nonostante il successo trionfale riscontrato ovunque dal realismo, ci saranno sempre banchi vuoti alle sue lezioni di consenso e di rassegnazione, di indifferenza e di attendismo, di compromesso e di opportunismo. Non è la politica che seppellirà il vecchio mondo, ma solo l’utopia che, saltata fuori ancora una volta dal ripostiglio dei sogni infranti dove era stata rinchiusa, tornerà a diventare arma fumante spianata contro chi ci obbliga a un’esistenza che non merita di essere vissuta. Un’utopia che non promette pace, ma che scatena guerra. Qui ed ora.

UNA SPUDORATA INIZIATIVA ANTI-ANARCHICA. SULL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO

Diffondiamo:

Il 16 giugno scorso è stata lanciata l’ennesima operazione repressiva contro il movimento anarchico. Dopo le solite perquisizioni in varie città (Roma, Bologna, Forlì, Napoli, Torino e Milano), sono state applicate nove misure cautelari: sette in carcere, con trasferimenti nei circuiti di Alta Sicurezza (AS2) e due ai domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazioni. L’operazione è servita oltretutto da pretesto per sgomberare uno dei luoghi perquisiti, il Bencivenga Occupato, attivo a Roma da ben 25 anni.

Tra i capi di accusa alcuni sabotaggi alla rete ferroviaria dell’Alta velocità in occasione della devastazione portata dalle Olimpiadi di guerra Milano-Cortina (alla cui sicurezza, per intenderci, hanno partecipato anche agenti dell’ICE, la milizia assassina di Trump) a cui i repressori, per rendere più credibile il reato di associazione con finalità di terrorismo – il famigerato 270 bis – hanno collegato una serie di lotte che si sono sviluppate negli ultimi anni, dalle mobilitazioni a sostegno di Alfredo Cospito a quelle contro il 41 bis, fino alle recenti mobilitazioni per la Palestina.

Ma a rendere palese che ad essere perseguite non sono solo determinate azioni quanto il pensiero che le anima, è il fatto che due degli arresti sono avvenuti per degli opuscoli rinvenuti durante le perquisizioni domiciliari contestando il cosiddetto “Terrorismo della parola” (270 quinques terzo, “detenzione di materiale con finalità di terrorismo”), reato introdotto dal D.L. 11 aprile 2025 n. 48 ovvero il penultimo pacchetto sicurezza del governo Meloni. Si tratta di un reato predittivo, altrimenti detto di “pericolo presunto”, che punisce – con la reclusione da due a sei anni – non il compimento di un atto ma il suo ipotetico verificarsi, attraverso la semplice detenzione di scritti cartacei o virtuali.

Come hanno ben scritto altrx compagnx “il 270 quinques terzo, a detta dex legali, è estremamente ostico da smontare in sede processuale perché non vi è la necessità da parte del PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge sembra fatta apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita individuale, sia nella propaganda”. Che poi lo scritto incriminato lo si sia effettivamente letto o meno, sembra essere ininfluente per le finalità repressive.

Non é nemmeno un caso se questa nuova operazione anti-anarchica avviene nel momento in cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma era chiamato a esprimersi sul rinnovo o meno del regime di 41bis per Alfredo Cospito, l’unico anarchico nella storia a cui – dal 2022 – é stato applicato questo regime afflittivo specifico, poi effettivamente rinnovato per altri due anni, respingendo il ricorso del suo avvocato.

Di fronte a questa nuova operazione repressiva, sintomo di una crescente stretta contro l’opposizione interna e nuovo capitolo del secolare quanto vano tentativo dello Stato di annientare l’anarchismo, non servono troppe parole, ma serve continuare – ed, anzi, intensificare! – le lotte contro la guerra e i nazionalismi, contro il militarismo e il riarmo dell’economia e della società, contro quella macchina infernale che è il carcere e le sue appendici mostruose come il 41 bis, contro l’esistenza e la militarizzazione delle frontiere e quei campi di concentramento per immigrati che sono i Cpr (ora “esternalizzati” in Paesi terzi, sull’esempio dell’Italia in Albania e con la benedizione del Patto su migrazione e asilo dell’UE), contro la devastazione dei territori da parte di progetti calati dall’alto utili solo alla speculazione del cemento e della finanza.
Per una società autorganizzata e libera da autorità e capitalismo. Per l’anarchia!

Piccoli Fuochi Vagabondi
https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/una-spudorata-iniziativa-anti-anarchica-sulloperazione-repressiva-del-16-giugno/

IN ESTATE CI SONO DUE CERTEZZE: IL CALDO E UN’INCHIESTA ANTI-ANARCHICA. UN TESTO DA NAPOLI

Diffondiamo da Napoli:

“Odio l’estate”

Sulle note di Bruno Martino

Niente di nuovo sotto al Sole.

In estate ci sono due certezze: il caldo e un’inchiesta anti-anarchica.

Le giornate che si allungano, l’asfalto che brucia e, con puntuale infamità, la Magistratura Antimafia e Antiterrorismo (DNAA) che si premura di mandare qualcuno al fresco.

A prima (s)vista sembrerebbe l’ennesimo gioco d’animazione che, almeno dagli anni ’90 li fa divertire ogni stagione. Se non fosse che …

Qualcosa di nuovo sotto al Sole c’è sempre

A questo nuovo giro di vite, tra le 5 e le 6 di mattina del 16 giugno, la Procura di Roma ha sguinzagliato digos e polizia per tutta Italia con 18 mandati di perquisizione (per case di compagnx, familiari e due spazi occupati) e 7 mandati di arresto per compagne e compagni per un’inchiesta per associazione con finalità di terrorismo (270 bis) e con l’accusa di aver sabotato la linea dei Treni ad Alta Velocità (TAV) in occasione delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Approfittando ulteriormente della già infame inchiesta, al termine delle perquisizioni, ci vengono strappati altri due compagni, imprigionati con l’accusa di 270 quinquies TER per il ritrovamento di alcuni opuscoli.

Il reato di autoaddestramento (270 quinquies) è stato usato per decenni nei confronti dei cosiddetti terroristi islamici, perlopiù persone arabo-islamiche sbattute in galera per aver scritto o consultato sui social cose che non piacciono agli stati occidentali. Questo nuovo strumento repressivo doveva servire a colpire quelli che sono stati definiti semplicisticamente e opportunisticamente “lupi solitari” che si radicalizzano da soli, ma in sostanza ad avere nuovi strumenti per colpire ogni “terrorista” senza ricorrere all’impianto associativo. È così che Ahmed Salem è stato condannato a 4 anni di galera per la presenza sul suo telefono di alcuni video della resistenza palestinese.

Circa tre anni fa, abbiamo iniziato ad assistere all’ulteriore espansione di questo dispositivo repressivo. Era la prima volta che questa accusa veniva utilizzata nella storia della repressione antianarchica quando a Napoli un compagno veniva accusato di 280 bis (attentato con finalità di terrorismo) aggravato, appunto, da 270 quinquies. Cogliamo l’occasione per aggiornare sul fatto che questo processo a Zac, che si era concluso nel luglio 2024, ricomincerà il prossimo 16 luglio, perché il PM, evidentemente indispettito dall’esito, ha presentato appello contro l’assoluzione.

In quel contesto scrivevamo: “Nei decreti sicurezza di prossima introduzione si prevede l’inserimento del reato di <detenzione di materiale con finalità di terrorismo>: in parole povere, uno stesso materiale letto da una persona qualunque e letto da un anarchico, diventa reato nel secondo caso. Riuscirà Willy il coyote (proprio il cartone animato) guardato da un anarchico, a sfuggire alla finalità di terrorismo?”

[Warner Bros. annuncia uscita Coyote Vs. Acme nel 2023 – Lo Spazio Bianco][willy coyote][154 immagini, foto stock e illustrazioni esenti da diritti d’autore a tema Wile coyote | Shutterstock]

Più che facili previsioni, facevamo i conti con una realtà. Quel pacchetto sicurezza è infatti poi diventato legge, comprendendo il nuovo articolo 270 quinquies TER, che ha determinato un’ulteriore estensione della sua già arbitraria applicabilità.Con il reato di 270 quinquies era punito il fatto di aver acquisito anche autonomamente istruzioni per la fabbricazione di armi, materiali esplosivi, sostanze chimiche/batteriologiche e altre pratiche e metodi finalizzate ad atti di “terrorismo” inclusi i sabotaggi, ma la detenzione di materiale di questo tipo doveva essere unita sul piano probatorio ad altre condotte concretamente collegabili con la finalità di terrorismo. Con la nuova fattispecie, invece, è punita direttamente e per sé la sola detenzione di materiale contenente questo tipo di istruzioni o informazioni, o anche per il solo fatto che provengano da gruppi considerati terroristici. Data l’estrema indeterminatezza, ci sembra evidente la funzione preventiva e deterrente di questa norma, funzionale a garantire con molta più facilità l’arresto immediato di chiunque venga trovato in possesso di materiali cartacei o digitali considerati pericolosi.

Allora vediamo che ad ogni nuova operazione antianarchica qualcosa di nuovo da sperimentare sotto al sole c’è sempre. In genere si tratta piuttosto della combinazione tra vecchi e nuovi strumenti repressivi. Stare a vedere cosa ci combinano questa volta gli scienziati della DNAA riguarda tutti coloro che scelgono di lottare contro un mondo di guerra e sopraffazione. Perché ogni arma puntata oggi contro qualcuno, domani potrebbe cambiare la mira. Il lavoro per mettere fuori gioco chi si mette di traverso ai calcoli del potere si ristruttura di continuo: in una società sempre meno pacificata, le strategie repressive diventano sempre meno selettive, e il mirino può allargarsi fino a includere tutti i nemici e le nemiche dell’autorità. È successo col 270 bis, con l’Alta sicurezza, col 270 quinquies, col 41 bis, col Daspo, con la Sorveglianza speciale. Questa lista si allungherà se lo sconfinamento delle armi del potere non trova argine.

Per ravvivare una narrazione triste.

La narrazione acchittata dai media non sembra affatto casuale, ma semmai diretta emanazione della superprocura nazionale che indaga per reati di mafia e terrorismo (DNAA). Il codice dell’antiterrorismo, basato sulla punizione dell’autore per ciò che è e per ciò che rappresenta, non è molto diverso da quello dell’antimafia, tanto quanto il linguaggio usato. Se al TG1 gli anarchici diventano “pianificatori della strategia della tensione” che si riuniscono in “covi come la mafia”, il popolo dovrebbe necessariamente pensare che valga la pena “metterli in galera e buttare la chiave”, come del resto accetta che venga fatto coi “mafiosi”. Tanto di guadagnato per la magistratura che a combattere anarchici, mafiosi e islamici tutti insieme ci guadagna finanziamenti e salti di carriera senza incontrare ostacoli.

L’altro ieri i rivoluzionari come bruti sanguinari, ieri gli anarchici come kamikaze, oggi anarchici come mafiosi. Ogni relazione in lotta per la libertà viene impigliata nella narrazione di una rete associativa con finalità di “terrorismo” con metodi “mafiosi”, e i terroristi-kamikaze-mafiosi disegnati come mostri a tre teste. Loro non possono immaginare e proporre altro da questo. Noi dal canto nostro non possiamo che immaginare una vita libera da ogni forma di oppressione imposta e non possiamo che proporre di agire per realizzarla. Con ogni mezzo conseguente a questo fine. Oggi come ieri e l’altro ieri, qualcuno trova dentro di sé e con altri aneliti di anarchia per cui vale la pena vivere. Questo siamo. Alla malora il resto.

Per non credere alle favole.

Crediamo dunque nel caos, ma non nel caso. Non è un caso neppure che le richieste di arresto presentate al GIP due mesi fa siano state firmate proprio nei giorni in cui si discuteva il ricorso per l’applicazione del 41bis ad Alfredo, infine rigettato come da copione. A beffarsi di chi negli ultimi mesi ha creduto nelle favole sulla riforma della giustizia, sulla differenza tra giudici buoni e cattivi, sulla giustizia della giustizia, la realtà dimostra che le bugie hanno le gambe corte.

Il magistrato è di nuovo nudo, e fa pure schifo. Il sistema giustizia è irrimediabilmente al servizio della politica. Non c’è controriforma che possa salvarlo dal diventare peggiore di quello che è. I tribunali, rossi o neri che siano, servono a punire chi non sta alle regole del gioco. Le parabole con cui raccontano e ingabbiano le nostre esistenze in quelle aule grigie non sono mai a lieto fine. Innocenti, colpevoli, assoluzioni e condanne sono il vocabolario morto di una lingua di legno, che in ogni caso si traduce in anni di udienze, carcere, preventivi, misure di sorveglianza, domandine, colloqui, microspie, videocamere, eccetera, eccetera, eccetera. Il processo rituale della giustizia, esercitato da uomini e donne in toghe nere e fasce tricolore sarà sempre e comunque la perversa riproduzione del trionfo della loro civiltà (anche se in quegli istanti ci sembra di vedere neanderthaliani vestiti di pellicce che pronunciano parole incomprensibili agitando e sbattendo una clava).

Ma dove corre quella bugia con le sue gambe corte…

Sappiamo molto bene che è lo Stato a seminare terrore indiscriminato come qualunque religione, a estorcere soldi a chiunque come una mafia, e a compiere stragi come…qualunque Stato. (Proprio in questi mesi il caso Delmastro fa da parafulmine a un intero sistema che funziona così; nessuno sdegno se proprio in questi giorni si propongono risibili condanne agli stragisti del ponte Morandi, mentre chi si è ribellato al Ponte sullo stretto è ancora in galera).

Quando tra un piagnisteo e un altro, Salvini prova a ripulirsi di tutta la merda che gli è stata lanciata negli ultimi anni sul pessimo funzionamento dei trasporti, dicendo che gli anarchici seminano il panico tra la povera gente che deve andare a lavorare…diciamo solo due cose. La prima è che la povera gente solo raramente prende la TAV per andare a lavorare. La seconda è che la sua “povera” TAV è a tutti gli effetti un’infrastruttura di guerra. È per questo che da anni azioni, blocchi e scioperi mettono in crisi il suo già inutile ministero…e il militarismo europeo.

Dal 2016, i Piani d’azione per la mobilità militare dell’Unione europea hanno iniziato a prevedere che tutte le infrastrutture dei trasporti venissero convertite in funzione dual use (civile e militare), in vista di una possibile guerra con la Russia. L’ultimo accordo del 2024 tra Rete Ferroviaria Italiana e Leonardo s.p.a. per la militarizzazione digitale delle ferrovie dice tutto: far viaggiare armi sempre più pesanti su treni sempre più veloci.

È per questo che con particolare foga si reprimono le lotte contro ponti, ferrovie… e olimpiadi…di guerra. E sì, è piena la storia di parate mondiali che a colpi di giochi e a suon di concerti, applausi e fuochi d’artificio distolgono lo sguardo dei popoli da bombe che cadono altrove. (Lo sanno bene anche le periferie di Napoli dove l’Occidente in guerra sta acchittando la prima mondiale dell’America’s Cup, una competizione velistica di lusso su un territorio già devastato dall’industria).

Vite di lavoratori, ettari di boschi e interi palazzi sono caduti per permettere a quei treni di passare e a questi circhi internazionali di illudere che tutto scorra sui binari morti della normalità. Ma dove oggi viaggiano gli atleti, domani viaggeranno i militari.

E non finisce qui

Tornando al 16 giugno…Nel corso di quella giornata di merda, oltre a 7 compagnx in carcere e 2 compagne confinate ai domiciliari, con un altro infame colpo di coda il Bencivenga occupato viene sgomberato. Il mandato di perquisizione e arresto sopraggiunto sul posto a carico di due compagni inquisiti si trasforma magicamente nell’espulsione di tutti gli abitanti, nella messa al bando di uno spazio di vita e di lotta per tutti coloro tra noi che nei suoi 25 anni di storie siamo cresciuti anche tra quelle mura spesse, tra quei pavimenti di cemento abbiamo coltivato relazioni, davanti al fuoco ci siamo scaldati dell’amore per una vita diversa e della rabbia per quella complice indifferenza che manda avanti il mondo così com’è. Inutile dire che murare le sue porte e sporcarle con un ridicolo vessillo dell’Italia unita non potrà mai rimuovere l’esperienza di chi ha scelto di vivere pezzi di vita libera insieme. Né tutto ciò che ne rimane; che non è poco in un mondo dove si muore di apatia e solitudine.

Per non concludere.

Per ogni posto e compagn che ci viene strappato siamo sicure di incontrarne ancora altri. Per continuare a lottare per la liberazione di chi è dentro tanto quanto per la nostra. La solidarietà verso i compagni prigionieri è solidarietà verso noi stessi, che per sempre più motivi potremmo finire da quella parte, e che da qua fuori viviamo l’oppressione contro cui loro hanno lottato fino a essere repressi. È per questo che solidarietà significa continuare le lotte, ogni giorno con un motivo in più.

Con Sara e Sandro nel cuore,

Al fianco di Bibi, Micol, Nico, Toni, Arnau, Ste, Pietro, Giulia e Luna. Contro ogni prigione. Per l’anarchia.

Compagne e compagni a Napoli

FERRARA: RESOCONTO DEL PRESIDIO AL CARCERE DI VIA ARGINONE DI VENERDÌ 10 LUGLIO

Diffondiamo:

Venerdì 10 luglio si è tenuto a Ferrara un presidio sotto alle mura del carcere dove fino a giovedì 9 luglio era tenuto prigioniero il nostro compagno Nico, trasferito lì in AS2 a seguito degli arresti del 16 giugno.
Nonostante il rilascio di Nico insieme allx altrx compagnx per cui il riesame ha disposto la revoca delle misure cautelari, si è deciso comunque di portare la nostra solidarietà a tutte le persone detenute nel carcere di via Arginone.

Per un paio d’ore il presidio ha rotto l’isolamento con musica e interventi, scatenando una bella risposta da dentro. Abbiamo ripercorso i fatti del 16 giugno, ricordando i nostri compagni Tony e Pietro ancora in carcere con l’accusa di 270 quinquies-ter, “terrorismo della parola”, perché oggi anche solo immaginare di rivoltarlo questo mondo è qualcosa che lo stato non intende permettersi, così anche la detenzione di qualche opuscolo o video ritenuto “pericoloso”, basta a rinchiudere compagnx e nemici interni nelle patrie galere.

Siamo andati sotto al carcere di Ferrara, per dire che no, non ci annichiliscono.

È stata portata solidarietà a Ra’ed Dawoud, prigioniero palestinese nell’alta sicurezza ferrarese, arrestato lo scorso 27 dicembre con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale.
Vi sono stati interventi di solidarietà rivolti a tutte le persone che affrontano sulla propria pelle il razzismo di stato e l’oppressione carceraria, e che continuano a rivoltarsi da dentro, ma anche a chi resiste al di fuori delle mura di questa società carcere militarizzata in cui si consumano guerre, genocidi e devastazioni in nome del cosiddetto “ordine democratico dello Stato“.

Fa paura a chi detiene il monopolio della violenza pensare che si capisca che chi ha il potere non è intoccabile.

Lx prigionierx si sono fatti sentire con urla e fischi, e sebbene le loro parole non ci arrivassero chiare, ci è arrivata tutta la determinazione delle loro voci!

Ricordiamo il presidio al carcere di Ferrara sabato 18 luglio alle 18, al fianco di Dawoud e tuttx le prigionierx palestinesx

Con Pietro e Tony, con Alfredo. Con Bak e Luigi, con Dawoud

TUTTX LIBERX

BOLOGNA: CONTRO QUESTO MONDO, CONTRO LE OLIMPIADI Di GUERRA, SOLIDARIETÀ AX NOSTRI COMPAGNX

Diffondiamo:

Ieri un gruppo di compagnx ha interrotto rumorosamente la placida attesa dei bolognesi che aspettavano l’inizio di uno spettacolo della rassegna del cinema sotto le stelle in Piazza Maggiore. L’intento è stato quello di urlare la solidarietà ax compagnx arrestatx il 16 giugno, con volantini, torce e un grande striscione con scritto: contro le olimpiadi di guerra. Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna.

Di seguito il testo dei volantino distribuito:

Siamo qui oggi per portare tutta la nostra solidarietà ai compagnx arrestati il 16 giugno a seguito di un’operazione repressiva che ha coinvolto diverse città, tra cui la nostra. Sono accusati di associazione con finalità di terrorismo, inoltre, tra i capi di imputazione compare un sabotaggio all’alta velocità in concomitanza di quella macchina di distruzione chiamata Olimpiadi. Quell’evento che dietro la facciata dello sport e del dialogo, nasconde gli interessi dei signori della guerra e della devastazione. Un momento in cui mentre si celebra la “multiculturalità” si ignora che le frontiere sono luoghi di morte e respingimento, come le nostre città, dove esistono luoghi in cui rinchiudere le persone che non hanno i documenti giusti e chi lotta contro quest’ordine di cose. Lo stesso trucco che usa la città di Bologna, che si maschera di inclusione e veste di grandi eventi, ma lascia senz’acqua ad asfissiare le persone detenutx alla Dozza in condizioni disumane. Le roventi strade che attraversiamo ci ricordano come gli eventi climatici estremi di questi giorni ricadano sulla pelle di pochx e siano il risultato diretto di politiche di sfruttamento di corpi e territori.

I nostrx compagnx sono accusati di voler sovvertire questo mondo e noi siamo al loro fianco. Sappiamo che non c’è fatto più spaventoso per lo stato di sapere che esiste la possibilità di pensare e creare un altro presente, qui e ora.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna e tuttx lx prigionierx

BOLOGNA: RESOCONTO DEL PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA DI SABATO 4 LUGLIO

Diffondiamo:

Sabato 4 luglio siamo tornatx sotto al carcere della Dozza per rompere l’isolamento a cui sono costrette le persone recluse e ascoltare un po’ di musica assieme, cosa sempre apprezzata. Si sa che l’estate è un periodo sempre difficile per chi è dietro le sbarre, in particolar modo in questi giorni di caldo estremo abbiamo ritenuto ancora più importante non lasciare solx chi è reclusx.
Al nostro arrivo lx prigionierx si sono fattx subito sentire, è stata urlata a gran voce la mancanza di acqua, da settimane intere sezioni sono infatti senza, una situazione oltre al limite, considerate le temperature. È stata fatta presente la presenza di persone anziane e malate che non si possono lavare, sole. Tante richieste di supporto ma anche tanto odio contro le guardie schierate sul muro di cinta, le cui intimidazioni e minacce non sono servite nè a spegnere la rabbia delle persone reclusx per le condizioni inumane a cui sono sottopostx, nè a impedire la comunicazione dentro-fuori.
Abbiamo portato tutta la nostra solidarietà a chi affronta sulla propria pelle il razzismo di stato e questa società autoritaria, classista e patriarcale. Una violenza che si manifesta nelle strade, alle frontiere, nelle armi prodotte qui, nella distruzione dei territori che abitiamo. In un momento in cui è evidente come gli eventi climatici estremi che stiamo subendo sono la diretta conseguenza di questo sistema che si nutre di sfruttamento e devastazione, abbiamo ricordato lx nostrx compagnx in carcere e ai domiciliari accusatx di voler sovvertire questo mondo, urlando forte e chiaro che, se anche cercano di spezzare la solidarietà e le lotte a colpi di DDL sicurezza e operazioni repressive, ciò che otterranno sarà soltanto che a sostenere le lotte e la solidarietà saremo sempre di più.

Tutta la nostra solidarietà alle persone recluse da settimane senza acqua e a chi subisce la violenza del carcere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx lx prigionierx

PRESIDIO AL CARCERE DI FERRARA [10 LUGLIO]


Diffondiamo:

Il 16 giugno una nuova operazione repressiva antianarchica mette in carcere 7 compagnx e altrx 2 ai domiciliari. Uno di loro si trova nella sezione AS2 di Ferrara. Dicono che cospirassero per sovvertire questo mondo e che abbiano compiuto dei sabotaggi per opporsi alla guerra. Ecco perché saremo li sotto. La vicinanza alle idee pericolose e la solidarietà a chi vengono contestate va urlata, urlata forte!

Venerdì 10 LUGLIO ore 18, via Arginone 327 Ferrara.

BIBI, TONY, STE, ARNAU, MICOL, PIETRO, NICO, GIULIA e LUNA LIBERX! TÚTTX LIBERX!

BOLOGNA: PAROLE PRATICHE

Diffondiamo.  Qui il testo in pdf.

In solidarietà allx compagnx anarchicx arrestatx il 16 giugno 2026

All’alba di martedì 16 giugno l’ennesima operazione repressiva antianarchica, diretta stavolta dalla procura e dalla Digos di Roma, ha portato alla perquisizione di varie case di compagnx e spazi occupati in tutta la penisola, da Bologna a Roma, Torino, Napoli e Forlì. Oltre alle perquisizioni sono state applicate cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazioni.

L’accusa contestata è l’ormai nota “associazione con finalità di terrorismo” (art. 270 bis). Per due dex sette compagnx si aggiunge inoltre l’accusa di sabotaggio alle linee dell’Alta Velocità sulla tratta Roma-Firenze, in riferimento ai fatti dello scorso 14 febbraio. In quell’occasione la devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come olimpiadi invernali, coincise con una serie di sabotaggi in varie parti della penisola, tra cui quello contestato in questa operazione.

Ad altri due compagni, tratti in arresto a seguito delle perquisizioni, è contestato inoltre il possesso di alcuni opuscoli. L’accusa è quella di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo” (art. 270 quinquies-ter), il cosiddetto “terrorismo della parola”, nuova fattispecie di reato entrata in vigore nel 2025 con l’ultimo pacchetto sicurezza.

Inoltre, a seguito di questa operazione è stato sgomberato il Bencivenga, spazio occupato attivo da venticinque anni a Roma.

Vogliamo esprimere con amore e rabbia la nostra incondizionata solidarietà a tuttx lx compagnx incarceratx, colpitx dalle misure cautelari, indagatx, perquisitx, sgomberatx, cogliendo l’occasione per dar voce ad alcuni pensieri su questa ennesima operazione e il contesto in cui avviene.

L’articolo 270bis è ormai il dispositivo principale con cui lo stato, in difesa di sé stesso e del suo ordine democratico, colpisce il mondo anarchico.
Un ordine democratico basato sulla divisione razzista, classista, patriarcale della società. Un ordine democratico fondato su guerre e genocidi, realizzati in un altrove abbastanza lontano -come quello palestinese- così da non perturbare la finta pace sociale.

La distruzione e lo sterminio, però, nascono proprio qui, nei territori che abitiamo, prodotti all’interno delle fabbriche di armi e organizzati attraverso politiche belliche e di riarmo. Parallelamente, in questi altrove lontani, dispositivi repressivi, di controllo e sorveglianza vengono sperimentati, per poi essere importati e applicati nel nostro caro occidente.

La violenza del famoso ordine democratico si manifesta con pratiche e meccanismi differenti: le frontiere che qualcunx può attraversare liberamente sono linee di morte e di respingimento per altrx, le città e i luoghi che abitiamo ospitano carceri e cpr, caserme, questure, basi militari e luoghi di sfruttamento e oppressione. L’ordine democratico si nutre della devastazione del mondo animale e vegetale. Esso quotidianamente produce e riproduce relazioni umane forgiate dalla violenza strutturale del colonialismo, del razzismo, del patriarcato e del classismo. Un ordine che vorrebbe ogni essere vivente fondamentalmente isolato e anestetizzato.

Di fronte a tutto questo, chi non vorrebbe sovvertire lo stato e il suo ordine democratico?
È chiaro che allo stato fa paura che a lottare contro tutto ciò non ci sia lo specchio di sé stesso, ovvero delle presunte associazioni, organizzate, muscolari e gerarchiche, ma delle individualità che credono e vivono per la libertà e l’anarchia.

L’introduzione dell’art. 270 quinquies-ter è l’ennesimo tassello che si aggiunge ai dispositivi di repressione. Un chiaro segno dei tempi, in cui la sola espressione di ideali di libertà o il rinvenimento di un testo scomodo allo stato, sono sufficienti per costruire operazioni, agitare lo spauracchio del terrorismo interno, ingabbiare e reprimere. Lo abbiamo già visto con la repressione che si è abbattuta nei confronti della resistenza palestinese e delle manifestazioni in solidarietà ad essa. In particolare ci riferiamo alla condanna del prigioniero Ahmed Salem per questa stessa accusa di “terrorismo della parola”, comminatagli sulla base di alcuni video provenienti da Gaza rinvenuti nel suo cellulare, ma in fin dei conti fondata principalmente sul fatto che fosse palestinese. Così come, prima di lui è avvenuto, per altre persone inserite nel calderone del cosiddetto “terrorismo di matrice islamica”.

Tutto questo ci dice quanto può alzare il tiro la macchina della repressione, che vorrebbe convincerci che lottare abbia un costo troppo alto, dissuadendoci dal farlo o semplicemente controllando le esistenze di chi ritiene nemico del suo ordine.

Ma le lotte sono incontrollabili. Esistono ancora cuori coraggiosi che non solo con le parole, ma anche con l’azione diretta lottano per la libertà. Così è stato per il sabotaggio della linea AV a febbraio di quest’anno. Chiunque sia statx, ha compiuto un gesto necessario per opporsi alla guerra, basti pensare all’accordo inerente la logistica bellica tra la Leonardo e RFI, e alla devastazione che in quel momento trovava espressione concreta nelle olimpiadi invernali.

Il legame tra pensiero e azione, fondamento della tensione anarchica, è ciò che lo stato teme e che, ancora una volta vuole colpire, tentando di isolare e stigmatizzare le pratiche “terroristiche” da quelle del “legittimo dissenso”. Questo modus operandi, fondamento dell’agire repressivo, ha toccato il suo massimo apice con la morte di Sara e Sandro, avvenuta in un casolare di Roma il 19 marzo a seguito dell’esplosione di un probabile ordigno. Lo stato infatti, con i suoi scribacchini pennivendoli, ha tentato in ogni modo di isolarlx, di stigmatizzarlx e delegittimarne la memoria, proprio a causa delle circostanze in cui la loro morte è avvenuta. A differenza di quanto lo stato avrebbe voluto, intorno ax due compagnx cadutx, si è stretto invece non solo l’intero movimento anarchico, ma ben oltre. A testimonianza del fatto che ci sono idee e pratiche proprie di un bagaglio di lotta e di giustizia che ha un orizzonte ben più esteso di quello che lorsignori vorrebbero. Non è dunque un caso che la richiesta di custodia cautelare dex 7 compagnx indagatx per 270bis è giunta alla gip un mese dopo la morte di Sara e Sandro.

E sempre non a caso, l’esecuzione delle misure cautelari avviene nello stesso periodo in cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma è stato chiamato a esprimersi in merito al rinnovo della detenzione in 41bis ad Alfredo Cospito per ulteriori due anni. Sappiamo bene come ogni operazione prepari il terreno alla successiva, e sia funzionale a legittimare ulteriormente le misure applicate allx compagnx già prigionierx dello stato.

Ma se la loro carta di oggi farà la loro carta di domani, è bene che sappiano che la nostra solidarietà, quella di ieri come quella di oggi, sarà il motore della nostra solidarietà di domani, e di sempre. E la migliore solidarietà che possiamo portare, oltre a stringerci allx nostrx compagnx e supportarlx, è continuare nelle lotte.

COMPLICI E SOLIDALI CON BIBI, ARNAU, NICO, STE, MICOL, PIETRO, TONY, GIULIA e LUNA.

TUTTX LIBERX!

 

Compagnx da Bologna e dintorni

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [4 LUGLIO]

Diffondiamo:

Con il caldo che arriva e il perenne sovraffollamento, le celle diventano posti ancor più insostenibili, e il Dap, come se non bastasse, vorrebbe togliere anche i frigo.

Per le strade si inasprisce la guerra a vecchi e nuovi nemici dello stato, repressi a suon di DDL sicurezza e pacchetti immigrazione volti a costruire il nemico interno, dissimulando la minaccia di una guerra esterna che torna ad essere l’unica prospettiva concreta per questo mortifero sistema di sfruttamento.

Ribadiamo la nostra solidarietà a tutte le persone recluse. Per rompere l’isolamento detentivo ora come nel 2020. Perché in cella non si muoia, ma neanche ci si viva.

Se vuoi portare un saluto o dedicare una canzone ci vediamo sabato 4 luglio alle 16 sotto al carcere, strada sterrata, via del Gomito.

Fuoco alle Galere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx le prigionierx