RABBIA, REPRESSIONE E RIVOLTA NEL CPR DI MACOMER

Diffondiamo da Rifiuti:

a dentro al CPR le persone imprigionate continuano a lottare ogni giorno per la loro libertà e per la loro dignità. Le condizioni in cui vivono non sono un’eccezione, sono la quotidianità di un sistema razzista di stato che tortura e uccide lentamente. Giornalmente le persone rinchiuse in questo lager danno notizie e informazioni sulle condizioni in cui si trovano a vivere con chiamate, video e foto, privandosi anche di quel poco tempo che la gestione “concede” loro l’uso dello smartphone, unico modo per comunicare anche con le loro famiglie.

La rivolta di quindici giorni fa all’interno del CPR che ha permesso l’evasione, anche se di breve durata, di alcuni prigionieri e il trasferimento di altri, su loro richiesta, dopo una lunga trattativa sul tetto della struttura. Forse è per questo che tra epidemie di scabbia, scioperi della fame, prigionieri in isolamento e altri in condizioni sanitarie gravi, la tensione è altissima e gestori e sbirri sono tanto preoccupati che ieri, ogni 8 ore, trattenevano i prigionieri per perquisire i blocchi in cerca di accendini, corde etc.

Ci mandano questo video, chiedendoci di pubblicarlo, per gridare ancora una volta la violenza istituzionale che opprime chiunque passi per questo lager. Bisogna essere stupidi per non capire che intimidazioni, umiliazioni e repressione sono un incentivo per i prigionieri nella loro lotta per la libertà, è benzina su un fuoco che divampa.

 

LA SAGRA DEL NAZIFASCISMO – ANCORA SUL CONVEGNO DI FORZA NUOVA DEL 25 APRILE A PREDAPPIO

Diffondiamo

Alla fine dobbiamo ammettere che ci siamo un po’ cascatx anche noi, abbagliatx dalla bile e dai crampi allo stomaco che ti vengono ogni volta che si parla di Predappio e delle sempre più inquietanti manifestazioni fasciste che li si tengono puntualmente, non abbiamo carpito fin da subito il carattere essenzialmente propagandistico di tutta la faccenda.
Perché alla luce del fatto che il luogo scelto per la conferenza (l’ex fabbrica Caproni, che è un rudere con tutti gli ingressi murati) era chiaramente fasullo, e che di conseguenza i nazi si sono spostati al circolo ACLI di Rocca delle Caminate * dove sembrano ormai di casa (è un camerata predappiese che fa le prenotazioni) questa della conferenza del 25 aprile ci pare, a tutti gli effetti, una sparata mediatica per attirare attenzione da parte di chi vede la sua base di iscritti in forte decrescita, Forza Nuova appunto (a favore della Rete dei Patrioti, Casa Pound, addirittura Futuro Nazionale o formazioni simili).

Diciamo questo non per sminuire l’accaduto, ma per ridimensionare il carattere emergenziale che tutto il web mondo ha impresso alla cosa, o meglio, per ribadire, lucidamente, che la “questione Predappio” è un’emergenza, ma costante, radicata nel tempo e prolungata, non certo episodica, non certo nuova. Non che non sia grave organizzare un convegno con esponenti neonazi internazionali sulla “fine dell’antifascismo” proprio il 25 aprile: è certo che è stata una provocazione ed è anche certo che è stato un “saggiare il terreno” per vedere quanto in là ci si può spingere, ma è altrettanto certo che l’effetto più ricercato da tutta questa storia, da parte di Fiore, effetto aihnoi riuscito ci pare, sia stata la pubblicità per la sua facciona di merda e il suo partito.
Infatti per chi conosce il terriotorio, lo sa fin troppo bene che da anni il 25 aprile non è la “festa della liberazione” da queste parti, ma uno dei due appuntamenti annuali in cui il paese e la bassa valle del Rabbi si riempiono di merda nazi-fascista che scorrazza nei negozietti di “souvenir” (che faccia tosta chi li ha battezzati tali!). È stato coì l’anno scorso e quello prima ancora e ancora… Se la locale sezione ANPI almeno un tempo organizzava il pranzo del 25 apirle, assediati comunque nella ex casa del popolo (ora sostanzialmente abbandonata, eccezion fatta per una bruschetteria che fa soldoni con…i fascisti! Poveri comunisti che l’hanno costruita con sudore e ideali!) adesso manco quello!

Ogni aprile ed ogni ottobre Predappio si riempie di camerati e camerate e purtroppo la cosa è totalmente normalizzata. E seppure una minoranza antifascista (democratica) esiste, è totalmente silenziata, e una mini-minoranza non democratica pure, ma sbirrescamente guardata a vista.
Alla fine, come epilogo di questa ennesima storia di merda, ci pare che possiamo dire che i vincitori sono, come purtroppo spesso accade, questura e prefettura: hanno fatto la parte degli “equilibrati” vietando per pure ragioni tecniche l’aduanata alla Caproni (di essere democristiani non si smette mai) per poi lavarsene le mani quando la cosa si è spostata al circolo ACLI, hanno fortemente blindato l’intero paese per dare il duplice messaggio, da un lato ai fasci per dir loro, “sì camerati, quando ci servite a picchiare qualche zecca ok, ma del resto comandiamo noi, sia chiaro” e dall’altro a compagnx e antifascistx perché capissero che “nessunx provi a manifestare contro”. Così da ribadire ai primi che il racket dell’ordine (cioè l’esercizio della violenza) è saldamente nelle loro mani e ai secondi che la giustizia (cioè vendetta di stato contro chi lo mette in crisi/discussione) è sempre lì pronta a denunciare, perquisire, arrestare, trattenere, fermare e infine picchiare.

E poi, tuttx a casa contenti, col fez in testa o la divisa, con la tracollina del digossino o la croce uncinata, tutti soddisfatti a pancia piena, dopo dichiarazioni vittimiste ai giornalisti da parte del povero Fiore “boicottato” e foto di marziale ordine pubblico con le lucette blu, mentre la memoria di chi ha dato la vita per spazzare via sia gli uni (fascisti al soldo dei padroni) che gli altri (sbirri al soldo dei padroni) marcisce dimenticata e grida vendetta. Abbiamo scritto l’anno scorso per l’occorrenza del 28 ottobre quando appunto Fiore si riaffacciava sulla scena, abbiamo scritto quat’anno per il 25 aprile, perché almeno qualche parola che non fosse la viscida e traditrice retorica antifascista del PD e della CGIL (che purtroppo nel territorio regna sovrana) ci pareva doveroso, ma non vogliamo proseguire per emergenze, così come questo mondo ci ha ammaestratx a fare: Predappio è a tutti gli effetti, da decenni, la capitale nazionale e in parte internazionale, del nazi-fascismo e ogni anno viene invasa da centianai, migliaia di fascisti (ma anche ogni giorno dell’anno i negozietti attirano fasci da tutta la regione e da tutta Italia, spesso in bande non trascurabili dal punto di vista della pericolosità in strada**) e questa cosa non la cambieranno le parole allarmate ad ogni ricorrenza, che poi finiscono nel dimenticatoio digitale qualche istante dopo, nè tantomeno la cambieranno le sparate di politicanti in cerca di qualche sinistro consenso.

E se pure ad alcunx parrà una sorta di democratica indignazione, non possiamo non dire che, porco dio, ax anarchicx è vietato salutare per l’ultima volta un compagno e una compagna cadutx in azione (Sara e Sandro) e a folle di schifosi fascisti è steso il tappeto rosso a Predappio ogni volta che vogliano commerare un dittatore. Non è indignazione la nostra, ma rabbia, tanta rabbia, e vorremmo convincerci che non siamo lx solx a provarla. Se vogliamo cambiare questa situazione, se vogliamo contrastare il fascismo totalmente sdoganato in questa vallata (che è una specie di visione premonitrice dell’Italia intera, dieci, quindici anni prima?!) dobbiamo tirarci su le maniche, noi che viviamo il/nel territorio, in primis, ma con il supporto di tuttx lx compagnx che vorranno starci, per un lavoro che siamo già parecchio in ritardo col cominciare, benchè non sia mai troppo tardi.

– Antifascistx dalle colline Romagnole –

* (dove lo scorso 28 ottobre, per chi riesuma il ricordo dalle nebbie dei post virtuali, gli stessi camerati avevano organizzato il pranzo della Marcia su Roma e della scarcerazione del capo, Fiore appunto. La sede ACLI in questione è esattamente di fronte alla Rocca delle Caminate che, per dovere di cronaca, non è stata soltanto una delle “residenze estive” dell’infamone di Predappio, ma anche sede delle SS e luogo di tortura, nonché primissimo luogo di incontro tra Mussolini, ufficiali nazisti e gerarchi rimasti fedeli – post 8 settembre – per fondare la Repubblica Sociale Italiana, il capiotolo più violento, infame e servile del ventennio fascista.
Quella Rocca delle Caminate, contesa tra il Comune di Predappio e il Comune di Meldola, dove, tra i numerosi altri, hanno torturato e seviziato per quattro giorni consecutivi il partigiano Antonio Carini, che non tradì mai i compagni, per poi finirlo a pietrate e trascinarlo legato a un’auto fino al fiume Ronco, nei pressi di Meldola, dove oggi, su quel ponte, campeggia il monumento a Carini e ad altrx partigianx che hanno dato la vita contro queste carogne in camicia nera.)

(** se non abbiamo le prove provate, possiamo quantomeno supporre che i militanti di Casa Pound che hanno aggredito due ragazzi in pieno centro a Cesena, dove hanno la loro sede regionale e i trenta-quaranta ragazzi che inneggiavano all’Italia e al Duce che ne hanno pestati tre, sempre in centro Cesena, sempre l’anno scorso, fossero passati, almeno una volta di qua. Hai Dysneyland a due passi, che fai, non ci vai?! Il movente dei pestaggi: forse è superfluo dirlo, i ragazzi oggetto delle aggressioni erano razzializzati)

È USCITO IL N.15 DI IPERICO – RICETTARIO ANTIDEPRESSIVO

Diffondiamo:

Dopo 4 anni dall’ultimo numero, torna IPERICO – RICETTARIO ANTIDEPRESSIVO, il Bollettino dello Spazio Libertario “Sole e Baleno” di Cesena.

• Potete trovare il nuovo numero, il N.15 (Primavera 2026), in versione cartacea venendolo a prendere direttamente alla sede dello Spazio, in via Sobborgo Valzania 27 a Cesena, durante le iniziative e le aperture.

• Oppure richiedendolo via mail a: spazio.solebaleno@bruttocarattere.org

• Oppure ancora scaricandolo dal sito in PDF e fotocopiandolo autonomamente.
All’apposita sezione del sito, oltre all’ultimo numero, in PDF trovate anche i numeri precedenti del Bollettino:
https://spazio-solebaleno.noblogs.org/iperico/

SUL RADUNO NAZIFASCISTA “LA FINE DELL’ANTIFASCISMO” A PREDAPPIO.

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«Lo siamo tutti, cara Cate […] Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista»
– Cesare Pavese. La Casa in collina –

SUL RADUNO NAZIFASCISTA “LA FINE DELL’ANTIFASCISMO” A PREDAPPIO.
E se queste merde avessero ragione?

E’ di oggi (21/04) la notizia che i fascio-nazisti di Forza Nuova, capeggiati dal loro milionario capo-padrone, Roberto Fiore, insieme ad altri due partiti neo-nazisti, il greco Alba Dorata e l’inglese British National Party, organizzeranno in uno stabile di proprietà di Domenico Morosini (commerciante fascista di paccottiglia mussoliniana e proprietario di Villa Carpena, ex residenza forlivese del dittatore, oggi museo privato) nel giorno della “liberazione”, il 25 aprile, un convegno dall’eloquente titolo “la fine dell’antifascismo”.

La scelta è ricaduta sul “paese natale di Mussolini”, secondo noi, sì per ovvi fini propagandistici (nonchè la scelta provocatoria della data, così come di renderla pubblica quattro giorni prima: abbastanza per far loro pubblicità, non abbastanza per organizzare una risposta antifascista reale) ma anche perchè, e ci piange il cuore dirlo, tra le colline romagnole questi mercenari del capitale si sentono tranquilli.
La tragedia, infatti, è che queste merde (in doppioppetto, ma con al seguito sicari e picchiatori da strada) non hanno tutti i torti a parlare di “fine dell’antifascismo”, se in una terra come la Romagna, che ha avuto una storica mobilitazione popolare partigiana durante il perido della guerra civile antifascista, oggi non si muove una foglia di fronte a una provocazione simile.

Lungi da noi osannare il 25 aprile come data simbolo di una liberazione che non c’è mai davvero stata (basti citare la quasi totalità di prefetti, giudici, poliziotti e questori fascisti reintegrati nel neonato regime democratico e invece le centinaia di partigianx incarceratx o perseguitatx per le loro azioni) anche perchè si è passatx dal fascismo mussoliniano al capitalismo made in USA con tutto quello che ne è conseguito e le cui conseguenze vediamo ancora oggi più che mai (sudditanza neo-coloniale agli yankee, liberalismo sfrenato, strategia della tensione, tentati golpe orditi/patrocinati dalla CIA), ma ogni simbolo può essere svuotato o completato di significato, da chi lo fa proprio.

E’ pur vero che i fascisti sono al governo in Italia, e che da decenni ormai si sta erodendo ogni qualsivoglia senso di fratellanza/sorellanza e di solidarietà tra lx oppressx, ma una sberla così in pieno volto senza nemmeno un grido, o meglio, un gesto, di dissenso, senza un minimo di opposizione, senza una sana dose di giusta rabbia, fa davvero paura.
Perchè se passa questo, oggi, domani cos’altro passerà, in sordina, come se nulla fosse?!

Perchè se già abbiamo normalizzato le morti in mare e alle frontiere di chi scappa dalle tragedia che il nostro colonialismo impianta nel loro paese; se abbiamo normalizzato che politicx e padroni fanno quello che vogliono e “tanto non possiamo farci nulla”; se abbiamo normalizzato che le carceri sono sempre più luoghi di tortura dove seppellire le eccedeza marginali di questa società da incubo; se abbiamo normalizato un genocidio altamente tecnologico in diretta social; se abbiamo normalizzato l’esistenza del 41bis, un regime di tumulazione in vita per prigionierx (tra cui comunistx e un anarchico, Alfredo Cospito); se abbiamo normalizzato che le nostre città siano doventate dei deserti di asfalto e vetrine, dove se ti bevi una birra su un marciapiede ti becchi un DASPO; se abbiamo normalizzato, e lo abbiamo fatto, già tutto questo e molto altro e se normalizziamo che dei nazisti, che hanno sulle spalle morti ammazzati, pestaggi, stragi (Fiore è stato indagato e se ne andò in latitanza in Inghilterra dove fondò il suo impero, Easy London, per la strage di Bologna del 2 agosto) possano venire tra le “nostre” colline, in aperta provocazione, allora siamo già cadutx anche noi nel fascismo, siamo già un pò fascistx, e hanno vinto loro.

Se invece non siamo dispostx ad accettarlo, perchè la vita che abbiamo nei nostri sogni e nel cuore è una vita che non è disposta a scendere a patti con questi assassini e sicari al servizio degli oppressori, allora DOBBIAMO FARE QUALCOSA!

Per non lasciarci con solo alcuni slogan, impegniamoci a costruire, nel tempo, anzi, ricostruire, un antifascismo che sappia dare risposte concrete a situazioni come questa, che ci è capitata tra capo e collo come l’ennesima piccola-grande emergenza, che poi, il minuto dopo averla scrollata dallo schermo, già non esiste più.
Seminiamo, nuovamente, faticosamente, nel nostro territorio (dalla bassa fino agli appennini) un antifascismo che non sia solo un fregio – seppur sentito – da sfoggiare nelle ricorrenze, ma una pratica di conflitto e di solidarietà.

Contro il fascismo in ogni sua forma, anche quello che abbiamo introiettato, sotto le spoglie dell’abitudine alla banalità del male.

Qui l’articolo (preso da quel giornalaccio del Resto del Carlino, che per la cronaca è storicamente filo fascista) che racconta per sommi capi questa brutta e gravissima faccenda:

https://www.ilrestodelcarlino.it/forli/cronaca/sfregio-25-aprile-predappio-finito-antifascismo-vkbxyrpi

Antifascistx dalle colline romagnole.

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE CITY

Diffondiamo

Sentenza di primo grado operazione City primo troncone e aggiornamenti
secondo troncone

Si è concluso il 16 aprile 2026 il primo grado di uno dei due “tronconi” dell’operazione city, relativo al corteo del 4 Marzo 2023 in solidarietà con Alfredo Cospito da mesi in sciopero della fame contro 41 bis ed ergastolo ostativo. In quella giornata migliaia di compagne/i e solidali sfilarono nel centro di Torino manifestando con rabbia e lasciando dietro di sé solo un millesimo di quella violenza elargita ovunque dai vari governanti e dal loro braccio armato. L’accusa di devastazione e saccheggio in concorso, già dalle/dagli imputate/i restituita al mittente, è caduta anche nelle aule tribunalizie, derubricata in danneggiamento pluriaggravato in concorso e violenza a pubblico ufficiale in concorso. Tutte/i condannate/i le e gli imputate/i con pene che vanno dai 18 mesi ai 5 anni e mezzo.

Nel frattempo procede anche il processo a carico di altre/i compagne e compagni accusate/i per la stessa giornata di lotta, procedimento separato per rendere più rapido il cosiddetto primo troncone.
Il 10 Marzo, in fase di udienza preliminare, la GUP ha archiviato la posizione delle/degli indagate/i per essere state/i fermate/i prima dell’inizio del corteo con l’accusa di quasi reato (art.115 c.p.), nonostante la richieste del PM di applicare la libertà vigilata. Rinvio a giudizio e udienza l’11 Novembre 2026, invece, per compagne e compagni accusate/i di concorso in devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti ad offendere: in totale 29 rinvii a giudizio.

Ricordiamo che Alfredo Cospito è ancora sottoposto al regime di tortura del 41 bis e che proprio in questi giorni verrà molto probabilmente rinnovato. Quella stagione di lotta a fianco di Alfredo è riuscita a portare al centro del dibattito pubblico la tortura di stato e la ” giustizia ” vendicativa di tribunali e politici, evidenziandone le contraddizioni. Ma rimane ancora da lottare contro il 41 bis.

In ogni caso nessun rimorso

MORIRE IN CHIESA, AMMANETTATA E CONTENUTA

Riceviamo e diffondiamo:

Novembre 2023. Vigevano, Pavia.
Chiesa della Madonna Pellegrina.

I giornali raccontano che è in corso un funerale. Una donna, già in carico ai servizi psichiatrici, entra, si inginocchia, va in crisi, alza la voce. «Non aveva la percezione del luogo in cui si trovava. Abbiamo quindi pensato di chiedere un intervento di natura sanitaria e di pubblica sicurezza», racconta il parroco alla stampa. Sembrerebbe dunque un TSO in piena regola, ma i resoconti cronachistici sono reticenti e contraddittori. Di certo si capisce che c’è stato l’intervento di due agenti della polizia locale, che avrebbero in qualche modo fermato e contenuto la donna. «La donna era a pancia in giù: uno le teneva la testa bloccata per impedirle di picchiarla contro il pavimento mentre i colleghi le aveva bloccato le gambe», secondo un altro quotidiano.
La donna muore durante il fermo.
C’è un processo attualmente in corso. I due agenti devono difendersi dall’accusa di omicidio colposo. «I poliziotti, infatti, avrebbero immobilizzato e ammanettato la donna […] la quale subito dopo sarebbe morta. La Procura dovrà chiarire se il decesso sia stato causato dalle modalità con cui la 39enne è stata fermata o se sia morta per cause naturali», riferisce ancora la stampa.
Fin qui i resoconti cronachistici. Malgrado le nostre ricerche non c’è stato possibile avere ulteriori informazioni sugli sviluppi del procedimento in corso.
Da quello che risulta, e da quello che siamo riusciti a sapere direttamente, la vittima non era una persona aggressiva, né in quel momento stava commettendo violenza contro altre persone. Esprimeva sicuramente a suo modo uno stato di profonda sofferenza interiore, di difficoltà personale. Sarebbe stato necessario prendersi carico, attuare modalità di protezione, ascolto e cura.
Invece sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, le manette, la contenzione, il soffocamento. Con i mezzi tipici del trattamento sanitario obbligatorio, l’unica pratica “medica” che si mette in atto con l’intervento della forza pubblica, con l’imposizione della “cura”. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
3357002669

ASTRAZIONE E PERDITA DI SIGNIFICATO

Diffondiamo questo scritto, come un dono sempre attuale.

Pensiero e dinamite, il pensiero per sollevare i deboli,
la dinamite per abbattere i potenti
Paolo Schicchi

La pochezza dei tempi non avviene per caso. Per chi ha un mondo da demolire, astrazione e insignificanza stanno sempre più divenendo spettri. Da una parte è chiaro come un sistema estremamente tecnologico renda l’alienazione astratta: reale e virtuale tendono a mischiarsi e il sentire ne viene divorato. Che fare quando l’avvilimento emerge in tutta la sua inconsistenza nel vissuto? Quando si percepisce la stasi ma non se ne vuole vedere la sostanza? Questa greve alienazione senza peso è legata fortemente alla perdita del significato di ogni parola. Con chi discutere se tutto è diventato incomprensibile? Se la giustapposizione ha offuscato la contrapposizione? Se si può dire questo e fare il suo perfetto contrario? Se si considera la vita separata dalla sopravvivenza perché tanto questa separazione rende comodo il fatto di sommergere nella sicurezza del bisogno, piuttosto che inoltrarsi nella selva oscura della libertà desiderata e

inafferrabile?

Allora reinventarsi potrebbe divenire un tentativo tutto da esplorare. La lotta contro l’oppressione non è che una minima parte dell’incombenza insurrezionale che vuole prendersi ciò che è inaudito: la vita. Siamo sempre troppo giovani per aspettare, le nostre esistenze sono troppo brevi e non sono mai state così tante le teste dei tiranni da oltraggiare e i loro regni da distruggere. A divenire merce spendibile nelle false coscienze è l’opinione buona per tutte le stagione e per calmare gli animi: il realismo. Ma le mie idee, il mio corpo, le mie azioni non sono quelle di ieri, non saranno uguali nel domani e non appartengono a nessuno se non a me stessa, perché penso e sento. Di già coniato sulla moneta, di già identificato sulla merce, di già programmato nelle infrastrutture, di già urlato dalla cattività, di già disegnato nell’arte e di già scritto su tantissimi fogli imbrattati, nascosta dietro gli imperativi del vivere quotidiano, c’è solo la schiavitù che ci pone in un vincolo del tutto totalitario: indugiare nel futuro.

I dominatori del tempo e i censori dello spazio vogliono imporre a tutte e a tutti la propria misura. Solo le nostre pretese smisurate possono divenire l’ordigno indispensabile per stravolgere tutto l’abbrutimento di questo mondo. Può sempre accadere qualcosa, al di là dell’insignificanza generalizzata e dell’astrazione alienante.

Senza prendere appuntamento con nessuno, stringendo per mano l’imprevedibile, godendo all’infinito per incarnare ciò che più di lontano esiste dalla tecnologia: l’appassionante bellezza della vendetta.

(Dardi, n. 8)

DI TRALICCI E ORO NERO

Diffondiamo da: infranero.xyz

«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati»
(Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)

E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza.
Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto.
Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio.
Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli.
Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE IPOGEO [14 APRILE 2026]

Diffondiamo

Oggi si è tenuta la prima udienza del processo sulla manifestazione del 17 maggio 2025 a Catania, che ha portato all’arresto di tre persone, due tutt’ora in carcere ed una adesso ai domiciliari. Il PM dopo un’arringa claudicante, contraddicendosi tra la necessità di corroborare il reato di devastazione e saccheggio e l’opportunità di isolare gli/le imputatx dal resto del corteo, per rafforzare la nota tesi dei buoni e dei cattivi, ha richiesto pene complessive per 36 anni contestando reati come devastazione e saccheggio, interruzione di pubblico servizio, lancio di materiale pericoloso, resistenza, oltraggio, rapina e lesioni personali.
Nel corso della prossima udienza, che si terrà il 21 aprile, verranno sentite le difese di alcunx imputatx.
LUIGI & BAK LIBERX!
LIBERX TUTTX!

MILANO: AGGIORNAMENTI DELLE ULTIME SETTIMANE DAL CPR DI VIA CORELLI

Diffondiamo

Torniamo a ribadire quanto sia invivibile la vita dentro a un CPR per non assuefarci alle manifestazioni del razzismo di stato nella sua quotidianità.
E quindi lo ripetiamo ancora: al Corelli il cibo è immangiabile, tanto da rendere sfumato il confine tra rifiutare il cibo come protesta, per puro disgusto, o per autotutela, dato che chi sceglie di mangiarlo poi spesso sta male per questo; le persone non vengono curate quando ne hanno bisogno; la risposta a qualsiasi atteggiamento che rischia di arrecare disturbo è l’isolamento, oppure una siringa per calmarti, o ancora un pestaggio, se non una combinazione di tutte e tre le cose.

Il sadismo della struttura non si ferma davanti a nulla: anche persone con gravi problemi di salute fisica e mentale vengono rinchiuse e addirittura se ne trovano tra le mura infami del Corelli alcune che erano state dichiarate non idonee al trattenimento in altri CPR d’Italia.

Continuano anche le deportazioni: nel mese di marzo sono state tre per l’Egitto su voli charter, a cui si aggiungono quelle sui voli di linea per la Tunisia e il Sud America.

Tra sporcizia, docce che non funzionano o che sono così ustionanti da renderle inutilizabili, persone recluse che dormono per terra e le cure più basilari che vengono negate, lo stato ribadisce nei singoli dettagli quotidiani che le vite delle persone migranti valgono solo quando è possibile sfruttarle silenziosamente sul posto di lavoro o per gonfiare le tasche di qualche improbabile cooperativa ‘sociale’.

Ma anche nelle ultime settimane a questa violenza si reagisce con atti di ribellione che assumono varie forme: un fuoco viene acceso, le battiture risuonano assordanti per dare sfogo alla rabbia, c’è chi inzia uno sciopero della fame o si ferisce per farsi sentire. L’esito di queste azioni è spesso imprevedibile: ingerire una batteria può aprirti un’occasione di libertà, oppure può accelerare la tua deportazione.
Infatti, l’arbitrarietà con cui vengono decise la liberazione e la deportazione fa sì che anch’esse diventino strumenti di gestione per la pacificazione del centro.

Al Corelli, così come in ogni gabbia, la vita è invivibile.
E se le giornate dentro scorrono statiche e in attesa, a muoversi rapidamente sono invece i lavori per ampliare questa struttura sadica e mortifera.

Sempre solidalx con chi si ribella
Fuoco ai cpr ⚡️⚡️⚡️