PRESIDIO AL CARCERE DI FERRARA [10 LUGLIO]


Diffondiamo:

Il 16 giugno una nuova operazione repressiva antianarchica mette in carcere 7 compagnx e altrx 2 ai domiciliari. Uno di loro si trova nella sezione AS2 di Ferrara. Dicono che cospirassero per sovvertire questo mondo e che abbiano compiuto dei sabotaggi per opporsi alla guerra. Ecco perché saremo li sotto. La vicinanza alle idee pericolose e la solidarietà a chi vengono contestate va urlata, urlata forte!

Venerdì 10 LUGLIO ore 18, via Arginone 327 Ferrara.

BIBI, TONY, STE, ARNAU, MICOL, PIETRO, NICO, GIULIA e LUNA LIBERX! TÚTTX LIBERX!

BOLOGNA: PAROLE PRATICHE

Diffondiamo.  Qui il testo in pdf.

In solidarietà allx compagnx anarchicx arrestatx il 16 giugno 2026

All’alba di martedì 16 giugno l’ennesima operazione repressiva antianarchica, diretta stavolta dalla procura e dalla Digos di Roma, ha portato alla perquisizione di varie case di compagnx e spazi occupati in tutta la penisola, da Bologna a Roma, Torino, Napoli e Forlì. Oltre alle perquisizioni sono state applicate cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazioni.

L’accusa contestata è l’ormai nota “associazione con finalità di terrorismo” (art. 270 bis). Per due dex sette compagnx si aggiunge inoltre l’accusa di sabotaggio alle linee dell’Alta Velocità sulla tratta Roma-Firenze, in riferimento ai fatti dello scorso 14 febbraio. In quell’occasione la devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come olimpiadi invernali, coincise con una serie di sabotaggi in varie parti della penisola, tra cui quello contestato in questa operazione.

Ad altri due compagni, tratti in arresto a seguito delle perquisizioni, è contestato inoltre il possesso di alcuni opuscoli. L’accusa è quella di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo” (art. 270 quinquies-ter), il cosiddetto “terrorismo della parola”, nuova fattispecie di reato entrata in vigore nel 2025 con l’ultimo pacchetto sicurezza.

Inoltre, a seguito di questa operazione è stato sgomberato il Bencivenga, spazio occupato attivo da venticinque anni a Roma.

Vogliamo esprimere con amore e rabbia la nostra incondizionata solidarietà a tuttx lx compagnx incarceratx, colpitx dalle misure cautelari, indagatx, perquisitx, sgomberatx, cogliendo l’occasione per dar voce ad alcuni pensieri su questa ennesima operazione e il contesto in cui avviene.

L’articolo 270bis è ormai il dispositivo principale con cui lo stato, in difesa di sé stesso e del suo ordine democratico, colpisce il mondo anarchico.
Un ordine democratico basato sulla divisione razzista, classista, patriarcale della società. Un ordine democratico fondato su guerre e genocidi, realizzati in un altrove abbastanza lontano -come quello palestinese- così da non perturbare la finta pace sociale.

La distruzione e lo sterminio, però, nascono proprio qui, nei territori che abitiamo, prodotti all’interno delle fabbriche di armi e organizzati attraverso politiche belliche e di riarmo. Parallelamente, in questi altrove lontani, dispositivi repressivi, di controllo e sorveglianza vengono sperimentati, per poi essere importati e applicati nel nostro caro occidente.

La violenza del famoso ordine democratico si manifesta con pratiche e meccanismi differenti: le frontiere che qualcunx può attraversare liberamente sono linee di morte e di respingimento per altrx, le città e i luoghi che abitiamo ospitano carceri e cpr, caserme, questure, basi militari e luoghi di sfruttamento e oppressione. L’ordine democratico si nutre della devastazione del mondo animale e vegetale. Esso quotidianamente produce e riproduce relazioni umane forgiate dalla violenza strutturale del colonialismo, del razzismo, del patriarcato e del classismo. Un ordine che vorrebbe ogni essere vivente fondamentalmente isolato e anestetizzato.

Di fronte a tutto questo, chi non vorrebbe sovvertire lo stato e il suo ordine democratico?
È chiaro che allo stato fa paura che a lottare contro tutto ciò non ci sia lo specchio di sé stesso, ovvero delle presunte associazioni, organizzate, muscolari e gerarchiche, ma delle individualità che credono e vivono per la libertà e l’anarchia.

L’introduzione dell’art. 270 quinquies-ter è l’ennesimo tassello che si aggiunge ai dispositivi di repressione. Un chiaro segno dei tempi, in cui la sola espressione di ideali di libertà o il rinvenimento di un testo scomodo allo stato, sono sufficienti per costruire operazioni, agitare lo spauracchio del terrorismo interno, ingabbiare e reprimere. Lo abbiamo già visto con la repressione che si è abbattuta nei confronti della resistenza palestinese e delle manifestazioni in solidarietà ad essa. In particolare ci riferiamo alla condanna del prigioniero Ahmed Salem per questa stessa accusa di “terrorismo della parola”, comminatagli sulla base di alcuni video provenienti da Gaza rinvenuti nel suo cellulare, ma in fin dei conti fondata principalmente sul fatto che fosse palestinese. Così come, prima di lui è avvenuto, per altre persone inserite nel calderone del cosiddetto “terrorismo di matrice islamica”.

Tutto questo ci dice quanto può alzare il tiro la macchina della repressione, che vorrebbe convincerci che lottare abbia un costo troppo alto, dissuadendoci dal farlo o semplicemente controllando le esistenze di chi ritiene nemico del suo ordine.

Ma le lotte sono incontrollabili. Esistono ancora cuori coraggiosi che non solo con le parole, ma anche con l’azione diretta lottano per la libertà. Così è stato per il sabotaggio della linea AV a febbraio di quest’anno. Chiunque sia statx, ha compiuto un gesto necessario per opporsi alla guerra, basti pensare all’accordo inerente la logistica bellica tra la Leonardo e RFI, e alla devastazione che in quel momento trovava espressione concreta nelle olimpiadi invernali.

Il legame tra pensiero e azione, fondamento della tensione anarchica, è ciò che lo stato teme e che, ancora una volta vuole colpire, tentando di isolare e stigmatizzare le pratiche “terroristiche” da quelle del “legittimo dissenso”. Questo modus operandi, fondamento dell’agire repressivo, ha toccato il suo massimo apice con la morte di Sara e Sandro, avvenuta in un casolare di Roma il 19 marzo a seguito dell’esplosione di un probabile ordigno. Lo stato infatti, con i suoi scribacchini pennivendoli, ha tentato in ogni modo di isolarlx, di stigmatizzarlx e delegittimarne la memoria, proprio a causa delle circostanze in cui la loro morte è avvenuta. A differenza di quanto lo stato avrebbe voluto, intorno ax due compagnx cadutx, si è stretto invece non solo l’intero movimento anarchico, ma ben oltre. A testimonianza del fatto che ci sono idee e pratiche proprie di un bagaglio di lotta e di giustizia che ha un orizzonte ben più esteso di quello che lorsignori vorrebbero. Non è dunque un caso che la richiesta di custodia cautelare dex 7 compagnx indagatx per 270bis è giunta alla gip un mese dopo la morte di Sara e Sandro.

E sempre non a caso, l’esecuzione delle misure cautelari avviene nello stesso periodo in cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma è stato chiamato a esprimersi in merito al rinnovo della detenzione in 41bis ad Alfredo Cospito per ulteriori due anni. Sappiamo bene come ogni operazione prepari il terreno alla successiva, e sia funzionale a legittimare ulteriormente le misure applicate allx compagnx già prigionierx dello stato.

Ma se la loro carta di oggi farà la loro carta di domani, è bene che sappiano che la nostra solidarietà, quella di ieri come quella di oggi, sarà il motore della nostra solidarietà di domani, e di sempre. E la migliore solidarietà che possiamo portare, oltre a stringerci allx nostrx compagnx e supportarlx, è continuare nelle lotte.

COMPLICI E SOLIDALI CON BIBI, ARNAU, NICO, STE, MICOL, PIETRO, TONY, GIULIA e LUNA.

TUTTX LIBERX!

 

Compagnx da Bologna e dintorni

COME FUOCO AL VENTO – UNA RACCOLTA DI RIFLESSIONI SU CARNEVALE NO PONTE E OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo un nuovo opuscolo:

COME FUOCO AL VENTO – Una raccolta di riflessioni su carnevale no ponte ed operazione ipogeo


Dall’introduzione:

Questa è una raccolta non esaustiva di testi, interventi, lettere comunicati scritti in seguito a due operazioni repressive: il processo per il carnevale no ponte e l’operazione ipogeo, che hanno portato a perquisizioni, arresti e misure preventive in Sicilia e in Puglia. Attualmente, tre compagnx sono stati condannati a pene tra 1 e 3 anni per il processo in primo grado del carnevale no ponte, due hanno ricevuto rispettivamente un foglio di via da Messina e un avviso orale per un corteo solidale in occasione dell’udienza.

Due compagnx si trovano in custodia cautelare in carcere ormai da 8 mesi con l’accusa di devastazione e saccheggio nell’ambito dell’operazione ipogeo, il cui processo è ancora aperto (14 persone imputate, 36 anni di pena complessivi richiesti).

Con un pensiero a chi sta pagando la vendetta dello stato, a chi è strettx nelle grinfie della repressione, a chi continua a lottare dentro e fuori le galere, a dire che il carcere fa schifo e che il 41 bis è tortura. Nonostante provino a spezzare la solidarietà, nonostante i loro tentativi di isolarci, spaventarci, separarci dai nostri affetti più cari cercando di stringerci nella morsa della tristezza e della repressione; nonostante gli anni di galera con cui vorrebbero seppellire vivx lx nostrx compagnx, noi siamo e saremo sempre al loro fianco, nelle strade, nelle piazze, sotto le carceri. Che la solidarietà abbatta quelle mura infami.

FINCHE’ DI OGNI GALERA NON RIMAGANO SOLO MACERIE
LUIGI E BAK LIBERX
TUTTX LIBERX

Giugno 2026, da qualche parte in Sicilia

PDF OPUSCOLO: come fuoco al vento

ALCUNE RIFLESSIONI, E UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE, IN SOLIDARIETÀ ALLX COMPAGNX ARRESTATX E INQUISITX NELL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO

Diffondiamo:

Sono passati dieci giorni da quando, all’alba, in varie parti dello stivale, compagnx si svegliavano con i colpi degli sbirri alle porte ed alle barricate; dieci giorni da quando hanno sigillato col cemento il Bencivenga; dieci giorni in cui si è dormito poco, bestemmiato molto, pensato e riflettuto.
Abbiamo bisogno di trasformare l’universo di emozioni e sensazioni che abbiamo dentro attraverso le parole; abbiamo bisogno di ritrovarci nel calore della solidarietà, di un agire concreto che spezzi il dispositivo più atroce della repressione: l’isolamento.

Vogliamo altresì ambire a riflessioni ed analisi che siano all’altezza dei tempi davvero complessi e gravi che stiamo vivendo per provare a farne, invece, un momento propizio. Anche se con la fretta dell’ennesima ghigliottinata alle nostre relazioni di complicità, avvertiamo la priorità di far uscire qualche concetto che, a caldo, consideriamo cardine per la lettura di questa ennesima indagine antianarchica. Ci troviamo di fronte ad un copione che mescola vecchi e nuovi strumenti repressivi in un contesto connotato da profondi mutamenti sociali ma, esistendo tante e più approfondite analisi sul presente che viviamo oggi, vogliamo concentrarci non tanto sul tratteggiare il contesto-mondo nel quale viene calata dal dominio questa operazione, quanto più cosa questa operazione ci dice del mondo.

Gli ingredienti che vengono citati ripetutamente, al fine di persuadere un GIP a firmare la carcerazione dex nostrx compagnx, parlano del contesto di alcune lotte che si sono sviluppate, in italia, negli ultimi anni. E da qui cerchiamo di partire. Ci riferiamo principalmente alla lotta contro al 41bis che, in qualche forma, secondo chi scrive, ha trovato dei rapporti di continuità nelle mobilitazioni per la Palestina, sviluppatesi con forti connotati antiautoritari (nel primo caso squisitamente anarchici) e che, crediamo, sia importante rivendicare come un tassello del nostro presente di conflitto.

Di quei giorni e mesi di rabbia e azione non devono essere le carogne di tribunali, giornali o caserme a parlare per noi, ma quando lo fanno, citandoli esplicitamente come movente della repressione, ci sembra che sia fondamentale soffermarsi sul portato che ha avuto ed avrà, ciò che abbiamo messo, e che metteremo, in campo. Forse non c’è stato il tempo (o la voglia) di analizzare approfonditamente quello che si è giocato in quelle strade e in quelle piazze ma l’operazione repressiva del 16 giugno muove i suoi passi anche da lì e quindi ci pare sensato interrogarci sul perchè.

Il potere parte dalla necessità che lx anarchicx devono essere isolatx, mistificatx, sbattutx sui giornali quando lx si arresta, e poi ritornare nel dimenticatoio della storia. Così, in parte, lo stato riesce a gestire l’esistenza di un’idea-pratica che porterà alla sua distruzione ed estinzione della sua ragion d’essere: il dominio. Quando lx anarchicx invece non sono più alienx ma sono presenti nello spazio pubblico e i loro slogan sono sulle bocche di persone “insospettabili” o quando nelle manifestazioni di massa alcuni temi e pratiche dell’anarchismo si diffondono, ecco che lo stato decide di dare un segnale più forte di altri. La repressione non serve, infatti, solo a tentare di spezzare dei legami consolidati, fiaccare animi e corpi, diffondere allarme tra lx nemichx dell’ordine, ma anche a dissuadere potenziali complici da unirsi ax “cattivx maestrx”. La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei confronti di quellx che si definiscono attivistx è lì a testimoniare che, certo, questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso, ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente contro lx proprx oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione soggiogata dai rigurgiti patriottici.

Fortunatamente esistono ancora – e sempre esisteranno – minoranze agenti che non solo disertano l’arruolamento patriottico delle coscienze, ma cercano anche di sabotarlo. In questo senso leggiamo lo sgombero di un luogo storico del movimento anarchico, della controcultura, dell’opposizione alla vita metropolitana mercificata: ci tolgono gli spazi perchè è nell’attarversarli assieme (siano essi piazze, squat, cascine, montagne) che si creano legami e possibili cospirazioni. Ci tolgono i nostri luoghi anche per farla finita con la nostra storia, che così come la questione palestinese ci dice, è visceralmente connessa ai territori che abitiamo, in cui lottiamo.

In ogni contesto di guerra la compressione dello spazio pubblcio deve essere massima, figuriamoci sopportare l’esistenza di un’isola di alterità così sfacciata com’è sempre stato il Bencivenga.

E se di guerra si parla è perchè tutto nell’azione della repressione parla il linguaggio bellico: la prova muscolare d’irruzioni sbirresche coi passamontagna calati in faccia; l’apposizione, a mo di sfregio fascista, del tricolore sulla porta appena murata del Benci, che cosa sono se non una diapositiva della guerra che, a macchia di Leonardo è già in atto contro chi sceglie la via della ribellione o percorre, per moto centrifugo della storia, il grande esodo dell’esclusione dai privilegi?

E cosa è stata la celebrazione dei giochi di Milano-Cortina, contro i quali l’azione di sabotaggio dei treni di cui si parla nell’indagine si è scagliata come un fulmine, se non una gigantesca e multimilionaria parata di guerra? (che trova nell’ostentata presenza delle truppe ICE il suo apice)
Il fatto che lo stato, nelle sue stesse vene o arterie – le infrastruttre di trasporti e telecomunicazioni – possa essere ostacolato, indebolito, sabotato, rallentato, è intollerabile per un istituzione totalitaria che si identifica, al netto dei formalismi democratici-liberali, essenzialmente con la sua stessa tensione alla guerra, esterna come interna. Guerra non dichiarata che chiamiamo normalità.

Le armi che si dispiegano in questo stillicidio contro la ribellione e l’alterità, allo stato attuale dell’organizzazione sociale, non sono più rappresentate dal plotone d’esecuzione che si schiera d’innanzi allx condannatx, piuttosto un dedalo di sofisticati tranelli e tagliole che prendono il nome di leggi. Con questo non vogliamo dire che la legge sia uno strumento repressivo nuovo (è purtroppo vecchio quanto l’autorità) ma che assistiamo ad una forma di pan-penalizzazione e pan-normatività, nel contesto italiano, che ci attanaglia, e questa particolare forma di repressione causa tutta una serie di specifiche conseguenze in noi che la subiamo e vi resistiamo.

Inoltre l’arsenale dello stato italiano si è incredibilmente arricchito di nuovi strumenti repressivi negli ultimi anni (senza mai tralasciare di oliare struttre ben rodate e indispensabili come, appunto, il 41bis) e questo, si badi bene, non lo imputiamo alla natura fascista dei governanti attuali: mai come oggi ci permettiamo di dire che democrazia e fascismo sono esattamente due facce della stessa medaglia, intercambiabili e possibilmente coesistenti. Un articolo, tra gli altri, che questa indagine scaglia sul capo dex nostrx compagnx, e che ha giustificato l’arresto di due di loro (arresto che, a parità di condizioni, solo un anno fa non sarebbe avvenuto) che ci pare necessiti un’urgente presa in carico da parte nostra è il 270quinques terzo. Il così detto “terrorismo della parola”.

Se infatti sono anni, decenni, che ci confrontiamo con accuse legati ai reati associativi (270bis) il fatto di punire la semplice detenzione di materiale cartaceo o virtuale che possa essere considerato da lor signori come terrorista, apre la porte a scenari di arresti (in flagranza!) facilissimi per i nostri repressori. Il 270quinques terzo, a differenza del secondo (autoaddestramento) a detta dex legali, è estremamente ostico da smontare in sede processuale perchè non vi è la necessità da parte del PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge sembra fatta proprio apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita individuale, sia nella propaganda.

Queste le suggestioni che abbiamo ritenuto, dopo confronti tutti da approfondire, di condividere per tracciare un minimo comune terreno di azione e di discorso sul quale vogliamo chiamare la mobilitazione per la solidarietà a chi è statx arrestatx, perquisitx, inquisitx, imprigionatx in casa propria.

Sentiamo forte in questo momento la spinta a fare sì che la repressione non sia mai e poi mai vissuta come una questione privata (benchè si parli di un contesto che non è quello anarchico, il suicidio di due attivisti per la Palestina, a Torino, posti agli arresti domiciliari, ci dà un sanguinario polso della situazione) e vogliamo, in chiusura di questo testo, chiamare alla mobilitazione in solidarietà ax compagnx colpitx nell’operazione del 16 giugno. Proprio per uscire dall’angolo, proprio per riportare nella dimensione pubblica il fatto che c’è un mondo che si sta disfacendo e del quale possiamo accelerare la caduta, costruendo nel mentre quel sogno difficilissimo e irrinunciabile che è l’anarchia.

Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato: ognunx nei modi che riterrà opportuno, come sempre diciamo, per uscire dall’angolo della presa male e rilanciare la nostra voglia di ribaltare questo dannato presente. La libertà è possibile e tangibile, nella lotta per la liberazione.

Solidarietà e complicità con lx arrestatx, perquisitx, inquisitx del 16 giugno! Nico, Micol, Pietro, Giu, Luna, Bibi, Toni, Ste liberx subito!

Tuttx liberx, fuoco a tribunali e galere!

Alcunx compagnx solidalx

Di seguito diffondiamo gli estremi del conto sul quale versare benfit e contributi economici per l’operazione del 16 giugno: D’ORA IN AVANTI FATE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO CONTO.

Giovanna di Romano
IT67E3608105138259570159586
Numero Carta PostePay
5333174809836489

Questi, al momento gli indirizzi disponibili dex compagnx: scriviamo loro, non facciamolx sentire solx nè isolatx

Andrea Toniolo (Toni):
C.C. di Rossano – Contrada ciminata.
87064 – Corigliano Rossano (CS)

Francesco Benedetti (Bibi):
C.C di Rossano – Contrada ciminata.
87064 – Corigliano Rossano (CS)

Micol Marino:
C.C. Rebibbia femminile – Via Bartolo Longo 92
00156 – Roma (RM)

Stefano Marri:
C.C. di Terni – Strada delle campore 32
05100 – Terni (TR)

Pietro Rosetti:
C.C di Terni – Strada delle Campore  32
05100 – Terni (TR)

Nico Aurigemma:
C.C. di Ferrara – Via arginone 327
44122 – Ferrara (FE)

Arnau Vallet Casadevall:
Regina Coeli
via della Lungara 29
00165 Roma

DI BARRICATE INFRANTE E CUORI SALDI

Diffondiamo qualche parola sullo sgombero del Bencivenga, seguito
all’operazione repressiva del 16 giugno. Qui il pdf.

All’alba di martedì 16 giugno il rumore dei flessibili anticipava l’irruzione al Bencivenga Occupato di una grande quantità di carogne in maschera. Annunciandosi con un mandato di perquisizione, tentavano di nascondere quello che si è poi rilevato ben altro una volta che le barricate hanno ceduto al loro passo: due provvedimenti di custodia cautelare in carcere per un compagno e una compagna che hanno trovato all’interno. Dalle prime pagine dell’ordinanza si è avuto modo di comprendere che la vastità dell’operazione stava colpendo altre compagne ed altri compagni in svariate parti d’Italia. Reato contestato: associazione con finalità di terrorismo (art. 270Bis). Un classico dell’armamentario statale per tentare di imprigionare chi non si piega alla sua pretesa sovranità. Formalizzata la notizia dei mandati d’arresto è iniziata una perquisizione che si è protratta per circa 7 ore, concentratasi, come da manuale, su dispositivi informatici e materiale cartaceo. E’ dopo questo lunghissimo periodo di tempo che lo sgombero è stato annunciato, anche se in mancanza delle scartoffie che lo ufficializzavano.

Ax compagnx che si trovavano lì, prima che venissero trasportatx verso carceri e questure, non è stata data dalla sbirraglia la possibilità di prendere praticamente niente, tra effetti personali e materiale d’archivio presente nello spazio. Niente di cui stupirsi: nella contrapposizione delle parti, in questo conflitto, l’annientamento reciproco è un obbiettivo a cui miriamo entrambi. Nessun grido di sdegno, dunque. Sappiamo benissimmo come la logica dei diritti portata avanti dallo Stato è solo uno degli strumenti per soggiogare la struttura sociale, e perdura fin quando il dominio decida che far valere la propria forza è la strategia preferibile per neutralizzare l’indesiderato in questo presente di guerra.

L’operazione repressiva e il conseguente sgombero ci portano a fare delle valutazioni su cui sarà necessario soffermarsi, quello che adesso sappiamo è che, se nei loro intenti lo sgombero del Bencivenga è finalizzato a spezzare i legami tra compagnx, in questo hanno già fallito. Non si può contenere in quattro mura l’odio che proviamo per questa società, come non si potranno contenere nelle quattro mura di un carcere la forza e gli ideali dex nostrx compagnx. Portiamo nel cuore la stessa rabbia! La stessa rabbia di chi non è più al nostro fianco, ma vive nel presente di ogni lotta contro il dominio sull’esistente.

Libertà per Mic, Arnau, Ste, Pietro, Giulia, Nico, Luna, Toni e Bibi!!!

Tuttx Liberx!!!

Con Sara e Sandro, verso un orizzonte di libertà!

Con odio, per amore.
Per l’anarchia!

Compagnx del Bencivenga.

AGGIORNAMENTO SU PIETRO, TRASFERITO NEL CARCERE DI TERNI

Diffondiamo:

Aggiornamento su Pietro, arrestato nell’ambito dell’operazione antianarchica del 16 giugno scorso.

Pietro è stato trasferito martedì 23 dal carcere di Forlì nella sezione As2 di Terni, dove è recluso anche Juan che vi sta scontando una pena di 14 anni e 7 mesi per un’azione contro la sede della Lega Nord a Treviso più un cumulo di altri 8 anni per diverse lotte (nel circuito dell’Alta Sorveglianza di Terni si trova anche Mohammad Hannoun, arrestato a dicembre 2025 con altri sei attivisti palestinesi con l’accusa di presunti finanziamenti ad Hamas).
Gli avvocati di Pietro hanno ripresentato istanza per i colloqui e la prossima settimana andranno a fargli visita. Da quando è là non l’hanno sentito, perché la sua richiesta di colloquio telefonico con gli avvocati non è ancora arrivata. Hanno saputo però con certezza da un suo compagno di sezione che sta bene.

Famiglia e compagnx continuano ad inviare telegrammi e venerdì 26 anche quel pacco di emergenza con cose essenziali che non era stato accettato lunedì a Forlì.

Per chi volesse scrivergli o mandargli un telegramma il nuovo indirizzo è:
Pietro Rosetti presso Casa Circondariale di Terni, Strada delle Campore n. 32, 05100, Terni (TR).

***

Due parole sul carcere di Terni.

Fatta eccezione per le sezioni As, le sezioni comuni del carcere di Terni (Media Sorveglianza) sono largamente sovraffollate: il carcere “ospita” quasi 600 detenuti (con circa 150 detenuti psichiatrici) per una capienza regolamentare di 423 posti. Il 22 febbraio, pare proprio per il sovraffollamento eccessivo, c’è stata una rivolta nella sezione comuni ma le proteste per il sovraffollamento e le inadeguatezze del servizio medico sembrano abbastanza frequenti. Manca personale sanitario adeguato.

Recente é il caso di un detenuto che si è cucito la bocca dopo aver perso tutti i denti per un’infezione e non aver ricevuto adeguata assistenza e cibo liquido conforme alla sua situazione. Negligenze denunciate anche dal resistente palestinese Anan Yaeesh, lì rinchiuso prima di essere trasferito a Melfi, che nell’estate 2025 ha dovuto ricorrere ad un dentista esterno dopo gli intoppi burocratici e le inefficenze dei servizi interni (ricordiamo che Anan é stato condannato per la sua partecipazione alla resistenza palestinese a 5 anni e 6 mesi dalla Corte d’Assise dell’Aquila, ed é in attesa del processo di Appello).
Inoltre pare sia uno tra i carceri italiani con il maggior numero di suicidi.

IL CPR UCCIDE, CHIURLO COMPLICE!

Diffondiamo:

Chiurlo è un’azienda friulana con diverse sedi sparse tra Friuli e Veneto nota soprattutto per il commercio di derivati del petrolio, gas, energia elettrica, lubrificanti e ultimamente nel devastante affare dell’agrivoltaico.
Si vanta di non campare di solo “business, ma anche nel sostegno e nella valorizzazione del tessuto sociale e culturale del territorio, in progetti che promuovono cultura, arte, e iniziative di impatto sociale, contribuendo attivamente allo svilupppo della comunità”. Di queste e altre amenità si vantano molte grandi e piccole aziende che con la loro manodopera collaborano al buon funzionamento di Cpr e carceri.

Quel che è meno noto è infatti che Chiurlo, anche con la sua divisione Chiurlo Tec, dal gennaio del 2020 ad oggi si vede continuamente affidate dalla prefettura di Gorizia la manutenzione ordinaria e straordinaria del Cpr di Gradisca d’Isonzo: riparazione delle gabbie, sostituzione delle vetrate in plexiglass e antisfondamento, riparazione del muro di cinta, posa di sbarre e pannelli in lamiera, tra le altre. Chiurlo è quindi complice attivo dell’esistenza del Cpr goriziano, dando il suo contributo a tenere in funzione la struttura con i suoi dispositivi di contenimento.

La facciata della sua sede aziendale di San Dorligo della Valle, fuori Trieste, porta adesso chiaro il messaggio della sua complicità nell’esistenza del campo per senza-documenti di Gradisca. Poca cosa, questa, rispetto alle resistenze e alla lotta quotidiana dei reclusi in questo e negli altri centri per le deportazioni e a quello che spetterebbe a tutti coloro che traggono profitto dalla messa a valore della segregazione delle loro vite.
Allargare lo sguardo, individuare i nodi della rete dei collaboratori dei sistemi detentivi per poterli attaccare è uno dei modi di essere al fianco di chi resiste e lotta all’interno di ogni galera per la propria e altrui libertà.

Ingranaggio dopo ingranaggio, muro dopo muro, alla libertà!

ARRESTI DEL 16 GIUGNO, SOLIDARIETÀ DALLA ROMAGNA

Diffondiamo:

SULL’INDAGINE E RELATIVI ARRESTI DEL 16 GIUGNO.
Solidarietà dalla Romagna

…e sono tante, troppe, le mattine così, per tanti, troppi, individui che vengono gettati nel tritacarne del macabro e viscido teatro che lor signori chiamano Giustizia.
Un’ennesima mattina di sveglia con le guardie alla porta, con le loro pettorine da fiction TV, con le pistole alla cintola, i guantini, il puzzo di dopobarba e le facce di chi sta facendo bene il proprio sordido mestiere: applicare la legge.
Non sempre finisce con gli arresti, stavolta sì, e con uno spazio storico sgomberato, spazio che per tantx di noi era casa, per altrx punto di riferimento, scoglio anomalo nel mare di cemento e aperitivi della capitale: il Benci odia ancora!

I fatti, per ora, per quello che ci è dato sapere (visto che le indagini sono tutt’ora in corso) sono più o meno già ampiamente circolati sia in ambienti di movimento, sia nel web-mondo, perciò ci siamo chiestx cosa potevamo dire che ne valesse davvero la pena, in un momento del genere, un momento in cui nove sorelle e fratelli sono tra le grinfie dello stato, al caldo di queste sbarre infami?! (e se ci siamo attardatx tanto per esprimerci pubblicamente, sappiamo che capirete: sono state ore febbrili, di mille cose da pensare e da fare!)

Se le parole hanno un senso in momenti come questo – secondo noi – è di cercare di accostarsi alla pancia e al cuore, cercare di tradurre il magma di sensazioni che proviamo e che tutte non possono esprimersi a gesti: rabbia, rabbia, rabbia, fatica, stanchezza, amaro, impotenza, incredulità, ancora rabbia. Ma, dall’altro lato della barricata interiore dei nostri spiriti inquieti, anche contentezza nel vedere la forza che riusciamo ad esprimere nella solidarietà e la tenacia e la voglia di resistere un secondo in più degli oppressori che mirano a rubarci/intristirici la vita e l’orgoglio di avere compagnx così fortx e dolci allo stesso tempo, così splendidamente imperfettx e incamminatx, a testa alta, verso il nostro sogno comune: la libertà.

Questa è la parte migliore di noi e quando riusciamo a farla emergere, già tocchiamo con mano un pò del mondo che vorremmo, e la repressione – ragion di Stato assassina e vigliacca – ha se non altro questo merito, che ci spinge a tirarla fuori.

Dopo la convalida degli arresti di Toni e Pietro, dopo che anche a Giulia e Luna sono state applicate le misure cautelari (domiciliari con braccialetto elettronico) mentre aspettiamo di sapere dove spediranno tuttx lx nostrx compagnx, che dalle carceri attuali saranno trasferitx nelle sezioni di Alta Sicurezza, come compagnx della Cassa Antirepressione Capitano ACAB vogliamo mandare i nostri abbracci di cuore a tuttx lx arrestatx, perquisitx, inquisitx per questa ennesima operazione del 16 giugno e ci impegniamo a seguire tuttx lx compagnx prigionierx a partire dal nostro compagno, amico, fratello, Pietro, arrestato (come Toni) in ossequio alla logica che vuole che dopo che ste carogne promulgano una nuova legge, qualcunx debba cadervi preda (parliamo qui del 270quinques terzo) per far sorridere di soddisfazione gli aguzzini in giacca e cravatta. Ci pare interessante e importante far cirocolare il nome degli opuscoli che sono valsi la galera per Pietro, visto che hanno giustificato il suo arresto, si chiamano “Taglio e Cucito”, “L’informatore anarchico” e “Stop that train”.

In queste ore roventi (in tutti i sensi!!) ci stiamo dicendo di procedere per passaggi: al momento, in attesa del Riesame che ci auguriamo dissolva o per lo meno ridimensioni il fumoso/fuffoso impianto accusatorio, è seguire lx compagnx nei trasferimenti; è stare vicino agli affetti dellx arrestatx e inquisitx; raccimolare soldi per le molte spese che verranno; farci forza l’un l’altrx, coltivando un sano odio sempre col sorriso, che non ci consumi dentro ma che sappia esondare in faccia ai nostri nemici.
Come sempre diciamo e scriviamo, la miglior solidarietà è proseguir nelle lotte dex compagnx colpitx dalla repressione, e questo vogliamo tenerlo a mente.

Non si tratta di mitizzazione, di martirio per l’ideale, di eroismo o cose del genere, ma di una precisa scelta di campo che lx nostrx compagnx, e noi con loro, abbiamo fatto, da tempo: scegliere il lato scomodo del mondo, per trovare un punto d’appoggio dove far leva, e mandare questo putrido sistema sociale ed economico gambe all’aria.

Scegliere il sogno, l’amore, il conflitto, la solidarietà, l’immischiarsi, il fare la propria parte.
Scegliere, ogni giorno, di non voler essere complici dell’abominio capitalista-statale-patriarcale, ma sabotatorx della normalità, con il fiato sempre corto e il cuore che va a mille. Scegliere di essere vivx, per l’anarchia.

Micol, Ste, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giu, Arnau, Bibbi liberx!
Tuttx Liberx!
Con Sara e Sandro nel cuore.

Cassa Antirepressione Capitano ACAB. 22 giugno 2026
capitanoacab@insiberia.net

SALUTO AL CARCERE DI ROSSANO CALABRO

Diffondiamo:

Questa sera, 29 giugno, un saluto rumoroso ha illuminato il cielo e rotto il silenzio intorno al carcere di Rossano Calabro. Una ventina di solidali si sono ritrovati sotto le mura per portare solidarietà e vicinanza a Bibi e Tony, rinchiusi in AS2 da qualche giorno a seguito dell’operazione repressiva del 16 giugno, a Nicola e a tutti gli altri detenuti.

Con tanta gioia abbiamo sentito le loro voci, ci hanno risposto e siamo riusciti a parlarci per qualche minuto. Stanno bene, sono in cella assieme, ringraziano tutte e tutti per il supporto e ci hanno gridato di continuare a lottare qui fuori. Ci hanno detto che stanno ricevendo i telegrammi, ma non ancora le lettere. Sono stati aggiornati dei trasferimenti degli altrx compagnx e dicono di mandare tanti telegrammi a tuttx.

Passati circa 15 minuti, la polizia penitenziaria e i carabinieri sono arrivati a fermare e identificare i solidali.

La AS2 si trova dalla parte del carcere opposta all’ingresso, verso il mare, sul lato costeggiato dalla ferrovia.

Sicuri di tornare presto sotto quelle mura, continuiamo a scrivergli e far sentire la nostra solidarietà!

TUTTI LIBERI TUTTE LIBERE!!!

Ricordiamo gli indirizzi :

Andrea Toniolo (Tony)
Francesco Benedetti (Bibi)
Csa Circondariale di Rossano
Contrada Ciminata Greco 1
87064 Corigliano Rossano (CS)

Micol Marino
C.C Rebibbia femminile, via Bartolo Longo 92, 00156 Roma

Nico Aurigemma
Casa circondariale – Costantino Satta
via Arginone, 327
44122 Ferrara

Arnau Vallet Casadevall
Regina Coeli, via della Lungara 29
00165 Roma

Stefano Marri
Pietro Rosetti
Casa Circondariale di Terni
Strada delle Campore 32

05100 Terni (TR)

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [4 LUGLIO]

Diffondiamo:

Con il caldo che arriva e il perenne sovraffollamento, le celle diventano posti ancor più insostenibili, e il Dap, come se non bastasse, vorrebbe togliere anche i frigo.

Per le strade si inasprisce la guerra a vecchi e nuovi nemici dello stato, repressi a suon di DDL sicurezza e pacchetti immigrazione volti a costruire il nemico interno, dissimulando la minaccia di una guerra esterna che torna ad essere l’unica prospettiva concreta per questo mortifero sistema di sfruttamento.

Ribadiamo la nostra solidarietà a tutte le persone recluse. Per rompere l’isolamento detentivo ora come nel 2020. Perché in cella non si muoia, ma neanche ci si viva.

Se vuoi portare un saluto o dedicare una canzone ci vediamo sabato 4 luglio alle 16 sotto al carcere, strada sterrata, via del Gomito.

Fuoco alle Galere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx le prigionierx