CPR DI BARI PALESE: LO STATO UCCIDE

Diffondiamo:

Due giorni fa, l’11 febbraio 2026, é stato ucciso un ragazzo di 25 anni di origine marocchina che era rinchiuso nel CPR di Bari Palese. Si parla di cause naturali, di arresto cardiaco, ma sappiamo come ogni morte all’interno dei lager di stato non é mai cosi naturale e innocente. Dal momento che ci si trova in una condizione di privazione della libertà, in cui a decidere se hai abbastanza dignità per una visita medica, o per del cibo non avariato, non sei tu, ma le guardie, coloro che in quel momento hanno completo potere su di te.

Come sarà stato trattato il suo corpo?
La sua famiglia scoprirà della sua morte? E come? Dai giornali che per ora non hanno avuto neanche la decenza di dire il nome alla vittima?

Stupide domande per le quali sappiamo già fin troppo bene le risposte, perché questa non é di certo la prima morte all’interno di un CPR.

Nello stesso giorno é stata condannata ad 1 anno di pena per omicidio colposo, la direttrice del CPR di Torino, per la sua responsabilità della morte di Moussa Balde il 23enne proveniente dalla Guinea che il 23 maggio 2021 si è suicidato nel CPR di Torino.

Poco ci interessa di chiacchiere e sentenze di tribunali, che sono chiaramente posizionati e schierati al fianco di chi é direttamente responsabile nelle torture quotidiane in carcere e CPR; in uno stato razzista che tratta le persone migranti come scarti da rinchiudere, la cui vita non ha un briciolo di valore. Non ci interessa trovare unx solx colpevole formale che non è che un capro espiatorio che il sistema “sacrifica” (se di sacrificio si può parlare, guardando alla pena farlocca che le è stata data) quando l’ha fatta grossa, per pulirsi un attimo la faccia agli occhi dell’opinione pubblica. Per queste morti, la colpa é chiara, esplicita e condivisa. Lo stato: che sostiene e si regge sull’esistenza di questi luoghi tortura razzisti che sono i CPR.

Le morti all’interno di questi luoghi sono normalizzate, luoghi come galere e CPR dove autolesionismo, tentati suicidi, scioperi della fame sono all’ordine del giorno come forme di resistenza, rifiuto, ribellione da parte di individui privati della libertà.

Così come é all’ordine del giorno che vengano firmati fogli di idoneità medica alla reclusione all’interno dei CPR, senza nessun reale accertamento, e con la consapevolezza di star chiudendo una persona in un luogo dove l’unica assistenza medica possibile, consiste nella somministrazione di grandi quantità di psicofarmaci sedativi, senza alcun accertamento sulla condizione di salute delle persone. E comunque ribadiamo che si tratta di luoghi tortura all’interno dei quali nessun essere vivente dovrebbe essere idoneo a finire.

Per questo non ci stupisce che nei CPR si muore, cosi come nei CARA e nelle carceri. E i responsabili per tutte queste morti sono guardie, magistrati, istituzioni, aziende, operatori e sanitari, che permettano il perpetrarsi di questo sistema razzista, violento e di tortura.

Ci abbracciamo alla famiglia e alle amicizie del ragazzo ucciso. Esprimendo tutta la nostra solidarietà a loro, così come a chi continua ad essere rinchiuso nei CPR. Per questo ieri sera siamo andatx a portare solidarietà fuori dal CPR di Bari Palese.

Come per Moussa, Ramy, Abel, Abderrahim, i morti di Modena, e tutte le persone uccise dalla mano violenta di questo stato razzista, vogliamo Vendetta!

Unica soluzione FUOCO AI CPR

DA BOLOGNA AL FIANCO DEX COMPAGNX IN LOTTA AL SUD

Diffondiamo:

Da Bologna al fianco dex compagnx in lotta al Sud!

Oggi a Messina verrà pronunciata la sentenza di primo grado del processo al Carnevale No Ponte, per il quale due persone si trovano attualmente ai domiciliari ed una in carcere. Per questo abbiamo voluto lasciare un messaggio sui muri di Bologna: siamo al fianco del Sud in lotta, siamo complici e solidali con lx inguaiati No Ponte ed Op. Ipogeo!

L’UNICO INFILTRATO È LO STATO NELLE NOSTRE VITE!
GUI, ANDRE, BAK, LUIGI ED ALE LIBERX
TUTTX LIBERX 🖤

NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI

Diffondiamo:

Di recente è giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute. Il libro ha iniziato il suo “viaggio” fuori, con le prime presentazioni a Napoli e a Udine. Di seguito il blog di riferimento della rete solidale che ha sostenuto l’iniziativa di Claudio, si potranno trovare le presentazioni in programma oltre che aggiornamenti, contributi e lettere dal carcere.

nextstopmodena2020.noblogs.org

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE DENTRO LE GALERE

MESSINA: PRESENZA SOLIDALE DAVANTI AL TRIBUNALE PER IL PROCESSO AL CARNEVALE NO PONTE

Diffondiamo

L’11 febbraio ci sarà la sentenza di primo grado del processo al Carnevale No Ponte che vede imputatx Gui, Andre e Bak con accuse che includono resistenza aggravata e lesioni gravi a pubblico ufficiale.
Lx nostrx compagnx già da settembre sono nella morsa della repressione tra carcere e domiciliari come misure cautelari.

Mentre il genocidio continua e lo stato italiano aumenta la spesa militare, la repressione interna prende di mira ogni forma di opposizione a questo sistema di morte. Il ponte, in questo senso, è un simbolo dell’economia delle infrastrutture che devasta la terra e saccheggia i suoi abitanti.
Opporsi al progetto del ponte significa anche opporsi, nel senso più concreto, alla violenza imposta sui nostri corpi.

Chi sperava che arrestandone tre, chiamandolx infiltratx, facinorosx, ci avrebbe schiacciato, si sbagliava. Siamo ancora qui..
“e questa scoperta non soltanto infrange il mito dell’invicibilità coloniale, ma ci ricorda che la libertà è ottenibile, che il futuro è alla nostra portata.”
M.eK

CATANIA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DI PIAZZA LANZA

Diffondiamo:

Sabato 14 febbraio 2026 ore 14:00
Presidio solidale davanti al carcere di Piazza Lanza (CT) per portare vicinanza allx reclusx

“Appare evidente che stiamo vivendo in una società piena di carceri, di repressione, di controlli asfissianti che si addentrano fin nei comportamenti individuali e intimi. Il carcere è l’espressione più brutale e immediata del potere e, come il potere va distrutto, non può essere progressivamente abolito. Chi pensa di poterlo migliorare per poi distruggerlo ne rimane prigioniero per sempre.”

Tutte libere, tutti liberi

CATANIA: ASSEMBLEA CITTADINA CONTRO LA REPRESSIONE

Diffondiamo:

Mentre il genocidio palestinese viene perpetrato fuori dalla luce dei riflettori, gli stati preparano la guerra. L’Italia prevede di aumentare gradualmente le spese per la difesa nei prossimi tre anni per un totale di circa 12 miliardi, denari che invece di essere utilizzati per istruzione, sanità e altre politiche sociali serviranno ad addestrare soldati ed accumulare armi.

Il quadro che si sta configurando è chiaro: l’Italia, come tutta l’Europa, si muove verso un’economia di guerra a scapito delle masse popolari e, per continuare indisturbata, ha bisogno di disciplinare quelle stesse masse che, già da due anni esprimono il loro dissenso in piazza.

Ne sono un chiaro esempio il DDL sicurezza approvato nel 2025 e il suo “gemello” in preparazione nelle prossime settimane.

Questi decreti delineano una precisa cornice repressiva che incide sui reati di piazza come oltraggio, resistenza, imbrattamenti, travisamenti e lesioni.

La scure repressiva, negli ultimi mesi ha colpito anche qui in Sicilia. Partendo dall’operazione che riguarda il corteo del Carnevale No Ponte tesa a criminalizzare l’opposizione alla grande opera.

A seguire l’Operazione Ipogeo che colpisce una manifestazione contro il Decreto Legge Sicurezza a Catania con 16 perquisizioni, 3 arresti 12 fogli di via e 4 avvisi orali.

Poi è la volta di due cortei per la Palestina e contro il genocidio del 22 settembre e del 3 ottobre. Il “Blocchiamo Tutto”, parola d’ordine che ha radunato affluenze massicce in tutto lo Stivale, è stato il primo vero test per la tenuta del Decreto Sicurezza che solo a Catania ha prodotto 41 multe, 4 obblighi di firma e 13 denunce. Si prosegue con Niscemi, territorio devastato dalla recente frana e mutilato dall’imponente base militare USA, dove il movimento No Muos è stato pesantemente colpito da svariate denunce.

Da menzionare inoltre l’Operazione Safe Zone che con la scusa dello spaccio prova a bonificare la marginalità del quartiere catanese di San Berillo per donare il rione agli speculatori e al turismo.

Se la lotta dei Palestinesi ci insegna qualcosa è che la Solidarietà è il cuore di qualsiasi ribellione e che solo praticandola attivamente abbiamo la possibilità di ribaltare lo stato delle cose.

Per discutere di repressione e creare nuovi sentieri di lotta ci vediamo venerdì 06 febbraio alle 19 .

Tuttx liberx!

TORINO: PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CPR

Diffondiamo:

8 febbraio ore 15

Ritorniamo sotto le mura del CPR di corso Brunelleschi per rompere l’isolamento imposto da questo lager e portare un po’ di calore a chi si trova privato della libertà!

La violenza razzista dello stato dentro i CPR, che si manifesta ogni giorno sulle persone recluse, non può e non deve essere normalizzata. Una violenza su più livelli, ciascuno con un ruolo nel mantenere in funzione la macchina razzista delle espulsioni: dalle Asl che operano sul territorio e che convalidano l’idoneità per queste prigioni, dall’ente gestore Sanitalia che accresce i suoi guadagni sulla pelle delle persone razzializzate, fino alla violenza della polizia che, tramite retate e pestaggi, riempie i centri di detenzione.

La quotidianità nel CPR di Torino è come sempre scandita da soprusi: somministrazione coatta di psicofarmaci nella colazione, ostacoli all’accesso ad un avvocato e deportazioni, in particolare verso la Tunisia – individuali su voli di linea – in cui almeno una persona a settimana viene prelevata e trasferita con l’uso della forza o dell’inganno. Di fronte alla brutalità di chi opera dentro e attorno a questo centro di tortura, le persone recluse rispondono con atti di insubordinazione e rabbia, come lunedì pomeriggio, quando dopo una rissa, una stanza è stata data alle fiamme ed è ora completamente inagibile e chiusa.

In un mondo sempre più militarizzato e razzista, in cui da due anni è in corso un genocidio in Palestina, legittimato e sostenuto dallo stato, la violenza istituzionale e le leggi repressive si accaniscono sempre di più nelle piazze e contro chi lotta. Il “nemico interno” viene costruito e rafforzato giorno dopo giorno: contro le persone razzializzate, senza il giusto documento e contro chiunque scelga di lottare e resistere. Le forme della repressione si avvicinano e si intrecciano sempre di più: dal caso di Mohamed Shahin, privato del permesso di soggiorno e rinchiuso per oltre un mese nel CPR di Caltanissetta, alle operazioni antiterrorismo della DNAA contro i palestinesi dell’API, fino all3 giovani arrestate e tutt’ora reclus3 al minorile, in comunità o ai domiciliari per aver partecipato alle manifestazioni per la Palestina. Di fronte a tutto questo, sta a noi costruire lotte e pratiche di solidarietà contro il razzismo e la violenza di Stato, in tutte le loro molteplici forme.

Complici e solidali con chi lotta e resiste dentro i CPR!

PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI DI GRADISCA E DI TUTTI I CPR

Diffondiamo

21 febbraio 2026 – ore 16:30
CPR di Gradisca d’Isonzo (GO)

Perché portare la solidarietà sotto quelle mura non sia un rituale stanco ma una complicità necessaria

La guerra alla popolazione migrante ritenuta eccedente – così come quella condotta contro tutti i nemici interni, attuali e potenziali – si fa di giorno in giorno più serrata, nei cosiddetti regimi liberali come in quelli totalitari: in tempi di intensificazione ed estensione dei conflitti fra Stati nazionali, i fronti interni devono essere resi inoffensivi e le collettività devono essere “pacificate” con ogni mezzo di cui dispongono gli apparati giudiziari, legislativi e polizieschi.

Contro la parte di popolazione non valorizzabile in termini produttivi (dunque, eccedente), si dispiega un armamentario fatto di retate nelle strade e di ronde nei quartieri a opera dalla manovalanza fascista; di negazione della richiesta d’asilo; di sistematica profilazione razziale; di ostracizzazione violenta delle soggettività migranti, mediante i processi burocratici che rendono sempre più complessa la conquista dei documenti, presupposto necessario per poter accedere a un livello minimo di sopravvivenza e per sfuggire alle deportazioni coatte.

Oltreoceano, l’accelerazione dei processi di guerra allo straniero e all’oppositore politico – che contemplano, come sempre, l’eliminazione materiale dei nemici dello Stato – sancisce un ulteriore salto di qualità in termini di spettacolarizzazione e propaganda dell’azione repressiva, rispetto a quanto, da molti anni, avviene anche nei nostri territori: se evolvono in parte i metodi, gli obiettivi e i presupposti dell’attacco restano, tuttavia, i medesimi, su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Lo Stato italiano, inoltre, utilizza gli strumenti della detenzione amministrativa e dell’espulsione non solo al fine di ricattare, controllare e sfruttare le vite di tutti i suoi potenziali prigionieri, ma anche come leve per favorire la violenta pacificazione delle lotte: esemplari le vicende di Anan Yaeesh (condannato per terrorismo a più di 5 anni e 6 mesi di carcere), di Alì e Mansour, dei membri dell’Associazione Palestines d’Italia arrestati a Genova, di Ahmad Salem, Tarek Dridi, Zulfiqar Khan e Mohamed Shahin, tutti colpevoli di essersi schierati in solidarietà alla popolazione della Palestina, prendendo parte alla sua lotta di resistenza.

Se abbiamo letto con gioia della liberazione dell’imam torinese, la rabbia per il sistema repressivo dei rimpatri forzati continua ad accompagnarci, consapevoli che le deportazioni – soprattutto verso l’Egitto – proseguono senza sosta, riempiendo di indesiderabili i voli charter e di denaro le tasche delle compagnie aeree. Il corpo della persona migrante è, infatti, sfruttato dalle istituzioni occidentali in ogni momento della sua permanenza in Europa, dal suo ingresso nella Fortezza alla sua espulsione.

Un’altra storia che racconta l’evoluzione nella gestione dei confini da parte dell’Europa e dello Stato italiano, anche a fronte del nuovo “Patto sulla migrazione e l’asilo”, è quella di M., ragazzo minorenne sequestrato qualche mese fa dalla polizia sul confine orientale di Fernetti e portato illegalmente al CPR di Gradisca.

Se abbiamo potuto ascoltare la voce del protagonista di questa vicenda, significativa degli abusi perpetrati dalle istituzioni – anche rispetto agli standard imposti dalle leggi di cui esse stesse si fanno paladine – è soltanto grazie ai legami di solidarietà e mutualismo costruiti nel tempo e con la lotta. Probabilmente anche per rompere questi legami, la cooperativa Ekene (gestore del CPR di Gradisca, assieme alla Prefettura) ha iniziato da diversi mesi a requisire il cellulare ai nuovi prigionieri, consegnando loro un telefono sostitutivo, privo di fotocamera, soltanto in seguito alla convalida. Negare l’accesso a qualsiasi strumento che consenta di rompere il buio e il silenzio delle carceri amministrative – fatto non esclusivo di Gradisca – è un modo ulteriore per isolare i reclusi, tentando di perpetrare indisturbati le pratiche di tortura e deportazione che si consumano dentro a quelle mure.

Dal campo di Gradisca, continuano, in ogni caso, a trapelare i racconti delle tentate evasioni, degli atti di autolesionismo, delle rivolte, oltre che degli abusi quotidiani che ne caratterizzano la vita interna. Un prigioniero con una mano rotta, alla richiesta di essere portato in ospedale, è stato pestato da un operaio della cooperativa Ekene: un fatto per niente raro o isolato, ma che ci ricorda, ancora una volta, il ruolo delle cooperative nella gestione dei campi per le deportazioni. Ci arriva anche notizia del perdurare dell’epidemia di scabbia all’interno del campo e della sistematica somministrazione di cibo avariato e riempito di psicofarmaci.

Per tutto questo, saremo di nuovo a Gradisca d’Isonzo, sabato 21 febbraio, dalle ore 16:30.

Per denunciare la guerra in atto alla popolazione migrante e ai nemici interni.
Per lottare contro i nuovi strumenti di repressione, marginalizzazione ed eliminazione di chi è considerato eccedenza, per la società dello sfruttamento.
Soprattutto, per l’urgenza e la necessità di rendere udibile la nostra solidarietà, costruendo legami di complicità con le persone rinchiuse in quel lager.

Con la Palestina nel cuore.

Con i rivoltosi di ogni prigione.

Fuoco a tutte le galere!

UDINE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI” DI CLAUDIO CIPRIANI

Diffondiamo:

SABATO 7 FEBBRAIO alle 17.00 presentazione del libro NEXT STOP MODENA 2020 – Viaggio tra le carceri di Claudio Cipriani edito da Sensibili alle foglie, allo Spazio Autogestito di Udine
Via De Rubeis, 43

MODENA 2020: I DETENUTI CHIESERO SANITÁ, LO STATO RISPOSE «FATELI MORIRE!»

PER NON DIMENTICARE, PER UN MONDO SENZA GABBIE, AL FIANCO DI CHI LOTTA!

Il 20 novembre 2020 cinque uomini coraggiosi, cinque detenuti,presentarono alla procura di Modena un esposto: di fronte alle ripetute falsità e reticenze dei funzionari e delle guardie, responsabili di aver assassinato 9 uomini nel contesto di una massiccia rivolta scoppiata nel carcere modenese nelle giornate di esordio del primo confinamento di massa, in seguito al diffondersi del Covid 19 nel marzo di quell’anno, questi cinque detenuti diedero una svolta, raccontando la verità di quei giorni, raccontando le percosse, gli sputi, le manganellate, le negligenze, le omissioni, il terrore, le brutalità, le umiliazioni.

Il racconto di Claudio, Ferruccio, Mattia, Francesco, Belmonte li espose alle rappresaglie e al rischio di morte: quando si parla franco davanti al potere, quando si dice la verità, ci insegnano gli antichi, la propria vita è esposta al pericolo. Infatti in seguito al loro racconto subirono ulteriori umiliazioni, l’isolamento e il trasferimento conclusivo in 5 differenti carceri. Ma la notizia dell’esposto trapelò e fu fatta circolare da compagne e compagni solidali nelle strade e nei quartieri sotto coprifuoco. In quel caos pilotato che fu l’emergenza Covid 19 l’esposizione mediatica, anche se debole, attutì il colpo repressivo delle autorità sui cinque di Modena.

Claudio Cipriani, uno di loro, ha curato i propri materiali relativi a quella vicenda per darne una restituzione pubblica e riportare l’attenzione su quegli eventi.

La presentazione del libro è promossa dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e Trieste

liberetutti@autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org

BERLINO: BENEFIT CONTRO LA REPRESSIONE [6 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

Siamo compagnx dal sud Italia, dove la repressione, in questo periodo più che mai, ha deciso di bussare alle nostre porte. La repressione così crudele con chi viene direttamente colpitx, ma non solo, perché colpisce anche tutto ciò che circonda loro, tutte lx compagnx e persone care intorno. Terrorizza. Toglie l’energia e la speranza a volte. Prova ad educarne 100 punendone 2 o 3 o più.
Consapevolx del sistema in cui viviamo non ci facciamo abbattere del tutto, continueremo ad organizzarci e cercare di tessere reti in un territorio difficile come il nostro, dove lx compagnx non arrivano, al contrario, vanno via per mille motivi. Rimarremo solidali sempre con lx nostrx compagnx dentro. Siamo solidali e complici anche con chi costrettx a delinquere perché o senza documenti o senza opportunità.

Libertà per tuttx
A fuoco i CPR
A fuoco le galere