Niente da spartire

Di seguito diffondiamo un volantino distribuito ieri a Bologna:

NIENTE DA SPARTIRE

– Niente da spartire nè col machismo omofobo, transfobico, misogino e assassino di Putin, nè con la chiamata alle armi del buon padre di famiglia Draghi e dei suoi alleati Nato pronti a dividersi il mondo a costo di un bagno di sangue.

– Niente da spartire con le analisi geopolitiche, non è affar nostro scegliere sull’altare di quale stato e a quali interessi si può sacrificare la vita delle persone.

– Niente da spartire con i mercanti e produttori di armi, prestigioso comparto dell’export Made in Italy che fanno soldi a palate e non hanno cessato i loro sporchi traffici neanche un giorno in piena pandemia, attività essenziali, dicevano, mentre milioni di persone vivevano confinate nelle loro case senza deroghe a costo di sofferenze mentali e fisiche.

– Niente da spartire con l’economia della guerra su cui il capitalismo strutturalmente si regge.

– Niente da spartire con lo spettacolo della guerra. I media sciacalli vanno in cerca instancabilmente di immagini e storie tragiche da dare in pasto all’opinione pubblica al servizio della propaganda guerrafondaia dell’Occidente.

– Niente da spartire con il pietismo sulle badanti ucraine che fino a quando non sono diventate funzionali alla narrazione dei governati di casa nostra erano invisibili, democraticamente sfruttate e ricattatte col cappio al collo dei permessi di soggiorno.

– Niente da spartire con il razzismo dell’accoglienza per cui sulla linea del colore si decide chi far passare e chi far inseguire coi cani alle frontiere e far morire in mare.

– Niente da spartire con i signori del nucleare e della guerra (che sono gli stessi, fatalmente) quelli che di mestiere producono devastazione ambientale e morte.
Sono il problema e non la soluzione.

– Niente da spartire con chi ha fatto dei nostri territori una polveriera disseminando basi Nato massicciamente nel sud dell’italia e nelle isole,e reprimendo duramente chi vi si oppone. In queste periferie dell’impero, a Taranto, in Sardegna e in Sicilia le acciaierie e l’industria pesante avvelena e fa ammalare ad ogni respiro e uno dei motivi per cui non si può dismettere è la natura “strategica” della produzione per l’autarchia dell’industria bellica.

Sappiamo di vivere in un mondo che si regge sulle stragi in mare, al lavoro, nelle carceri, nelle case, nei campi di concentramento ai confini dell’Occidente in cui milioni di persone vengono usate come strumenti di pressione e merce di scambio, una guerra a bassa intensità in cui, come per la pandemia, il problema dei governanti è stabilire quante morti e quanta sofferenza è “tollerabile” dalla società civile come danno collaterale procurando di spostare il limite sempre un po’ più in là.
Sappiamo altresì che la rimozione collettiva di questa ferocia serve allo Stato per conservare saldamente il primato della violenza.

Guerra alla vostra guerra e Guerra alla vostra pace

Niente da spartire – pdf

“Quello che è successo a me non può essere solo mio”

Condividiamo il discorso della mamma di Matteo Tenni in seguito all’archiviazione “per tragica fatalità” del processo sulla morte del figlio.

Una semplice infrazione al codice della strada che il 9 aprile 2021 a Pilcante si è trasformata in violenta caccia al «matto», fino al vero e proprio abbattimento.

“COGLIONE FERMATI”, “NON SI FERMA ‘STO BASTARDO” , “MATTO, SEI UN MATTO”, “SCHIANTATI, SCHIANTATI”, “DOVEVO SPARARGLI PRIMA”

L’inseguimento predatorio di Matteo fin sulla porta di casa e lo spietato omicidio davanti alla madre Annamaria, cui è stato impedito anche di avvicinarsi al figlio morente, non sono una tragica fatalità, è la polizia, è la psichiatria!

NOI NON DIMENTICHIAMO, NOI SAPPIAMO CHI È STATO

CHI SI RIBELLA NON È MAI SOLO/A

Il 15 ottobre 2011 resta impresso nella testa di chi l’ha vissuto come una boccata d’ossigeno: vale la pena svegliarsi la mattina e vivere per lottare.
A distanza di 11 anni sappiamo che quella fiammata di rabbia ha un riverbero anche tra chi oggi è giovane e l’ha vissuta nei racconti di chi non ha mai smesso di autorganizzarsi nelle lotte.
Ribellarsi resta una possibilità perché c’è chi lo ha fatto, lo fa e lo rifarà. Non c’è altro modo per dimostrarlo e non bastano le parole, le esortazioni o gli slogan.
La repressione ha colpito duramente: arresti in piazza, condanne pesanti anche per devastazione e saccheggio, carcere.
Il monito è rivolto a tutte e tutti noi.
Il 15 febbraio 2022 arriviamo all’udienza conclusiva, quella in corte di Cassazione, per chi è già stato/a condannata/o in secondo grado nell’ultimo troncone processuale.
Se le condanne verranno confermate, alcune delle persone imputate entreranno in carcere.
I risarcimenti richiesti dalle parti civili ammontano a centinaia di migliaia di euro.
La solidarietà che abbiamo dimostrato sin dal primo momento ai/alle manifestanti colpiti/e dallo stato è la stessa che ci guida in tutte le lotte ed è motore delle nostre relazioni.
Martedì 15 febbraio saremo davanti la corte di cassazione, dalle ore 10, in presidio solidale per chi entrerà a processo e per tutte e tutti noi.
Vi invitiamo a partecipare perché non possiamo restare in silenzio.

LIBERI TUTTE

_Le compagne e i compagni_

Insuscettibili di ravvedimento

Ieri mattina, 8 febbraio 2022, Ros e Digos hanno eseguito tre mandati di custodia cautelare e perquisizioni a Torino e dintorni. Una persona è stata raggiunta dall’ordine di arresto mentre si trovava già in carcere, un’altra, sottoposta ad obbligo di dimora è stata arrestata e portata alle Vallette. Un nostro compagno invece dopo la perquisizione si è visto notificare l’obbligo di dimora a Torino insieme alle firme quotidiane e al rientro notturno.

Le indagini inizialmente erano partite vertendo su un’accusa di addestramento e attentato con finalità di terrorismo (270 quinquies e 280 bis) estendendosi poi con l’uso di intercettazioni telefoniche e geolocalizzazioni a reati diversi quali rapina ed evasione e resistenza. Quest’ultimo capo di accusa si riferisce al saluto sotto al carcere cittadino del capodanno scorso durante il quale la polizia in assetto antisommossa aveva largamente utilizzato gas lacrimogeni non riuscendo tuttavia a disperdere lə solidali.

Non ci stupisce quest’ennesima operazione repressiva che colpisce chi non ha mai nascosto il suo odio per l’autorità e la sua avversione per le regole imposte. Nel quadro di questa indagine le frequentazioni politiche e la partecipazione a iniziative anarchiche assurgono ad assioma del profilo psicologico degli indagati.

Esprimiamo la nostra solidarietà a chi non si piega davanti alle limitazioni della libertà e alle costrizioni imposte dallo Stato e a chi lotta per distruggerle.

Compagnə e solidali

Da  https://nocprtorino.noblogs.org/post/2022/02/09/insuscettibili-di-ravvedimento/


PER UN MONDO SENZA PSICHIATRIA, SENZA CARCERE E SENZA FRONTIERE

A luglio del 2021 è stata aperta una sezione ‘nido’ al femminile della Dozza proprio accanto alla sezione psichiatrica – la cosi detta ‘sezione articolazione salute mentale’, l’unica femminile in Emilia Romagna.

Il carcere che annienta gli adulti si è organizzato per l’infanzia: un nido dietro le sbarre accanto al repartino psichiatrico, due dispositivi che insieme esprimono tutta la ferocia del sistema carcerario.

Sabato 22 gennaio dalle 18:00 alle 18:30 su Mezz’ora d’aria, trasmissione radio anticarceraria bolognese sulle frequenze di Radio Città Fujiko, una puntata per parlare di carcere femminile, infanzia reclusa e psichiatria.

PER UN MONDO SENZA PSICHIATRIA, SENZA CARCERE E SENZA FRONTIERE

Il podcast della puntata

La puntata si troverà anche sul sito della trasmissione
https://www.autistici.org/mezzoradaria/

Diffondi

Il 15 febbraio 2021 muore Isabella P., 37 anni,  ‘temporaneamente trasferita’ dall’articolazione femminile di Bologna in quella di Pozzuoli per il tempo dei lavori di ‘ristrutturazione’ nel repartino psichiatrico della Dozza.

Una crisi respiratoria.

Isabella è solo un nome in più nell’elenco dei tanti morti di carcere e di psichiatria.

Isabella non c’è più, l’articolazione ‘salute mentale’ c’è ancora, oggi con una sezione ‘nido’ accanto.

Protesta e battiture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Dalla Vampa, Napoli.

Il 1 gennaio nel reparto Senna del carcere di Santa Maria Capua Vetere le donne detenute, circa 50, hanno protestato dopo l’ennesimo maltrattamento di una di loro da parte del medico di turno. C’è stata una battitura e sono stati bruciati alcuni asciugamani.
Della notizia non ha parlato quasi nessuno, se non un paio di articoli che concludono invocando più sicurezza per la polizia penitenziaria, che sarebbe oggetto di continue violenze da parte delle persone detenute. Gli stessi secondini noti per la mattanza dell’Aprile 2020 e di cui un centinaio sono ora sospesi e sotto processo, insieme a diversi funzionari del DAP. La stessa penitenziaria che ogni giorno maltratta, abusa e uccide in questa e in tutte le altre carceri italiane.
Mentre i sindacati di polizia penitenziaria piangono miseria e i vertici del ministero di giustizia fanno di Santa Maria Capua Vetere un caso esemplare per ripulirsi la faccia della strage di Stato avvenuta a Marzo 2020 nelle prigioni italiane, ricominciano a scoppiare focolai in diversi reparti dappertutto. In Campania, sia a Poggioreale che a SMCV sono diverse decine le persone detenute positive. Ma i contagi all’interno non fanno più notizia. Dopo l’iniziale clamore della campagna vaccinale, è evidente che la situazione strutturale di malasanità e sovraffollamento non è mai cambiata.
Ieri un piccolo gruppo di solidali è andato sotto le mura della prigione per portare un grido di solidarietà alla lotta delle detenute di SMCV. Dopo i primi cori, la risposta da dentro è stata immediata, con battiture e urla – “Libertà, hurryia, indulto”. Il saluto è durato poco, ma il messaggio di rabbia e resistenza da dentro è stato forte e chiaro. Torneremo, non mollate.
Tuttx liberx! 🔥



https://lavampa.noblogs.org/post/category/comunicati/

Op “Prometeo” Beppe ai domiciliari – Appello benefit per spese legali

Beppe, nonostante l’assoluzione, è rimasto in carcere, poiché condannato in primo grado a 5 anni con l’accusa di aver posizionato nel 2016 una tanica di benzina ad un postamat di Genova. Dal gennaio 2021, dopo vari trasferimenti dal sapore punitivo (sia per lui che per Natascia e Robert), Beppe è stato trasferito nel carcere di Bologna, nella sezione AS3. In seguito all’assoluzione per l’op. Prometeo è stato “declassificato” e trasferito, sempre alla Dozza, nella sezione universitaria. Da lì ha fatto subito istanza per i domiciliari, velocemente rigettata dalla corte d’appello di Genova con le seguenti motivazioni che il compagno chiede di condividere:

[…] osserva che a sostegno della presente istanza è stata addotta la mera considerazione del trascorrere del tempo;
le ragioni che hanno determinato il Giudice di primo grado a disporre le misure in atto non sono venute meno; il reato commesso è molto grave, l’imputato è gravato da un precedente penale non rilevante in astratto ma significativo in relazione al reato contestatogli; nemmeno gli arresti domiciliari, pur in luogo lontano da quello di commissione del reato e tantomeno le altre misure meno afflittive, potrebbero garantire un adeguato controllo a fronte del concreto rischio di reiterazione della condotta illecita, potendo l’imputato rientrare in contatto con soggetti dediti a condotte di ribellione e distruzione o comunque attivarsi personalmente con tale finalità; nessun rilievo può avere il tempo decorso dall’inizio della limitazione della libertà personale, perché insignificante per la valutazione della pericolosità, come irrilevante è la vicenda relativa alla contestazione del reato di cui all’art. 280 c.p., conclusasi allo stato con sentenza di assoluzione; è prossima la celebrazione del giudizio di secondo grado (già fissato da questo Presidente, per il quale dovrà essere emesso decreto di citazione a giudizio).
A seguito del suo trasferimento dall’AS al polo universitario, dopo due anni e mezzo di rimbalzi burocratici tra carcere e istituzioni sanitarie – nonostante le condizioni critiche che gravavano sulla sua salute – ha finalmente ricevuto l’operazione per la quale ha portato avanti scioperi della fame e dell’aria.
Mercoledì 10 novembre si è tenuta l’udienza d’appello ed è stata presentata una nuova istanza di domiciliari, questa volta accolta. Oggi, 13 novembre, Beppe uscirà dal carcere per essere trasferito agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni in Sicilia.

Approfittiamo di questo aggiornamento per invitare caldamente tutte e tutti a contribuire alle spese ancora in corso!

Per sostenere le spese dell’ Op Prometeo si può fare riferimento ad entrambi gli IBAN (indicandolo nella causale), mentre per il processo di Genova che vede imputato solo Beppe, va fatto riferimento al secondo IBAN riportato di seguito:

– Postepay evolution
intestata a Vanessa Ferrara
n° 5333 1710 9103 5440
IBAN: IT89U3608105138251086351095
(BIC/SWIFT): PPAYITR1XXX

– Postepay evolution
intestata a Ilaria Benedetta Pasini
n° 5333 1710 8931 9699
IBAN: IT43K3608105138213368613377

A FIANCO DI BEPPE E DI TUTTI I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE ANARCHICHE!