OPERAZIONE IPOGEO: AGGIORNAMENTI SU LUIGI, ALE E BAK IN ARRESTO PREVENTIVO

Diffondiamo

È passato più di un mese e mezzo da quando lx nostrx amicx Luigi, Ale e Bak sono statx arrestatx nel corso dell’Operazione Ipogeo, condotta dalla Procura di Catania lo scorso 20 novembre.
Da allora, Luigi e Ale si trovano incarcerati nella gabbia di Piazza Lanza a Catania. Bak in quella di Brindisi.
I loro arresti preventivi sono volti a colpire la contestazione al ddl sicurezza adottato lo scorso anno dal governo e contro il quale, il 17 maggio, si è svolto un corteo a Catania, proposto dalla rete cittadina contro il ddl 1660.
Come sta accadendo ovunque in Italia, anche in questa occasione, gli inquirenti hanno imposto la narrativa della distinzione tra “buoni” e “cattivi”, dove i secondi sarebbero ovviamente coloro che esprimono con maggior radicalità la propria contestazione verso un ordine delle cose in cui guerra e repressione interna sono le principali bussole che orientano l’agire dei potenti. Così, chi allora contestava con fermezza la violenza del regime carcerario durante il passaggio lungo la via Ipogeo, che conduce alla gabbia di Piazza Lanza, oggi si trova rinchiuso in quella stessa gabbia o in altre altrettanto schifose (1).

Luigi si trova reclusx in uno dei due reparti “maschili” di media sicurezza, in cui si trovano anche la maggior parte delle prigionerx razzializzate. Bak è reclusx nella ex AS2 di Brindisi, ora adibita a detenutx in transito, ovvero in attesa di essere trasferitx nelle sezioni comuni. Le carceri con sezioni ad alta sicurezza hanno strutture ben diverse dalle comuni, e anche se cambiano destinazione d’uso, il cemento resta a soffocare.

Per fortuna a dare aria e respiro ci pensano le alleanze che si creano all’interno tra detenutx, che permettono di continuare a resistere, creare una quotidianità, trovare le energie per costruirsi una vita dentro quelle quattro mura e stare bene, anche con il sottofondo penetrante della televisione sempre accesa. Leggere, scrivere e far sentire la vicinanza attraverso la solidarietà delle amicizie fuori resta una delle cose più potenti che possiamo fare.

Le esperienze dellx nostre compagnx ci raccontano di un posto di sofferenza e resistenza, dove l’equilibrio emotivo di tuttx è instabile, l’odore terribile e la TV sempre accesa. In una cella di pochi metri, costrettx a contendersi lo spazio con altre 5 persone, il mobilio, gli oggetti, i vestiti (puliti e sporchi), si passa il tempo a inventare oggetti utili, sistemi per raffreddare meglio il cibo, si chiacchiera, si guarda la TV, c’è chi va a messa per non impazzire (o forse per impazzire).
Ma la cognizione del tempo ti sfugge troppo facilmente, la luce del sole non sei sicurx che esista. Ogni tanto l’”ora d’aria ” al chiuso, in una stanza col calcetto, più grande della cella e più sgombra ma sempre piena di quell’aria pesante. Ci arriva notizia che Ale a volte si sente “iperattivx”, pienx di energie a cui non può dare sfogo nemmeno camminando su e giù per la cella, non c’è spazio.

Uno degli aspetti che Bak ritiene non secondario del ritrovarsi in gabbia è essere costrettx ad avere come unica alternativa dei cadaveri nei piatti. Ciò è violento, come violento è lo stato che ingabbia ed uccide animalx umanx e non umanx.
In prigione, cucinare il proprio cibo o poter mangiare quello portato da fuori diventa un privilegio economico e sociale, ma anche una pratica concreta di solidarietà tra concellinx e con chi da fuori lx sostiene.

Nelle carceri siciliane questo nutrirsi assieme e da sé è stato ulteriormente ristretto da una circolare regionale quasi un anno fa, che aveva portato moltx detenutx ad organizzarsi in partecipati scioperi, come a Siracusa e a Palermo.
A riprova di come tutto ciò che viene (o non viene) ingerito sia studiato e controllato dallo stato per consumare le nostre vite.

All’interno di queste gabbie, come all’interno dei lager chiamati cpr, uno strumento infame utilizzato sui corpi detenuti sono le terapie di psicofarmaci in grandi quantità,utili ad annientarne e silenziarne rabbia e vitalità.
Lungi da noi stigmatizzare chi ne fa uso e legittimare anche indirettamente logiche proibizioniste, che sono poi quelle che contribuiscono a rendere le galere necessarie e piene. Lungi da noi veicolare giudizi che vengono agiti per moralizzare le condotte e creare ulteriori prevaricazioni, qui ci soffermeremo su l’assunzione in contesti di prigionia dove il tunnel di merda al quale si é sottopostx con la “terapia” rende tanto facile l’accesso a queste droghe quanto difficile la loro sospensione, grazie alla collusione di guardie e medici, che non si  pongono alcun problema sulle condizioni estremamente violente in cui, in particolare per i cpr, le persone si ritroveranno una volta che saranno fuori da quelle grate. E quando qualcunx richiede di smettere, approfittano della dipendenza per impedirlo, violando corpi e volontà dellx reclusx.

Preme nominare anche l’ulteriore violenza che il carcere, con la sua rigida divisione tra reparti cosiddetti “maschili” e “femminili” – riflesso e specchio del binarismo che struttura la società etero-patriarcale in cui viviamo, soffocandoci –  agisce sulle persone trans. Anche dentro Piazza Lanza, ci arrivano notizie di donne trans che si ritrovano in detenzione con uomini cis.  E possiamo solo immaginare di quantx non ci arrivi proprio, ahinoi, alcuna notizia.
È questa realtà infame che suicida le persone in gabbia: oltre 50 quelle che si sono tolte la vita per mano dello stato nel solo periodo compreso tra gennaio e luglio di quest’anno. E ad agosto, proprio a Piazza Lanza, a queste si è aggiunta una persona delle Mauritius, che era reclusa in attesa di giudizio. E proprio a Piazza Lanza, a fine novembre, un giovane recluso si è suicidato nella sua cella e un’altra persona straniera ha rischiato di morirvi. Nel silenzio dei carcerieri, che ne parlano solo per chiedere nuove assunzioni, imputando quelle che definiscono “tragedie” a chissà quale sottorganico. Un silenzio su queste morti reso ancor più assordante dal razzismo sistemico che rafforza l’isolamento e il sentimento di abbandono cui sono sottopostx lx prigionierx quando allo status di reclusx si somma quello di soggettività razzializzatx, magari senza familiari che possano portare vestiti o un qualche supporto o senza una casa “legale” con cui poter tentare la roulette dei domiciliari.

In queste settimane di arresto preventivo, le istanze di trasferimento ai domiciliari presentate dallx legalx hanno avuto esiti diversi per ciascunx dellx nostrx compagnx.

A metà dicembre, i giudici hanno rifiutato l’istanza di riesame con richiesta di trasferimento ai domiciliari per Luix come misura alternativa alla detenzione in carcere. Oltre che devastazione e saccheggio in concorso, resistenza, danneggiamento e lesioni, a Luigi si contesterebbe anche la “rapina” di una paletta ad un vigile urbano, reato molto pesante dal punto di vista repressivo il cui uso, sul piano semantico prima ancora che penale, sembra rimandare a una volontà di accumulare patrimonio che in quel corteo non aveva appiglio alcuno.

Dovremo aspettare altre settimane prima di un nuovo pronunciamento sul suo rilascio ai domiciliari.

La medesima istanza è stata rifiutata dai giudici del riesame anche per B, per lx quale la risposta negativa é arrivata molto in ritardo rispetto alle altre.

Per Ale, la stessa richiesta è stata invece accolta ormai tre settimane fa. Eppure, lx nostrx compagnx aspetta ancora dentro la sua cella. Perché? Viene da chiedersi. La risposta delle guardie è che bisogna che arrivino i braccialetti elettronici. Spesso tardano ad essere riforniti, in diverse aree d’Italia. Non stupisce che Catania sia una delle città più colpite da questi ritardi, visto l’altissimo livello di sovraffollamento carcerario (+70% lo scorso dicembre al Lanza) e repressione cui è sottoposta la sua popolazione, come quella siciliana più in generale. Come iscritto nella relazione coloniale che intercorre fra questa e lo stato italiano.
Sappiamo benissimo quanto spazio di arbitrio questo possa di fatto lasciare nelle mani di giudici e carcerieri. La nostra attenzione non si abbassa mai da quello che succede allx nostrx amicx e compagnx ora in mano dello stato.

Avvertiamo tutta la violenza opprimente di questo ordine delle cose. Ma non ci spezza.

L’INTRECCIO DELLE NOSTRE MANI E’ MOLTO PIÙ FORTE DELLE VOSTRE CATENE.
UN RAMO D’OLIVO, QUANDO SI TAGLIA, ESPLODE DI VITA E NE GENERA MOLTI DI PIÙ.

LIBERTÀ PER LUIGI, ALE, ANDRE, BAK, GUI
LIBERTÀ PER LX ARRESTATX DI SAN BERILLO
LIBERTÀ PER TUTTX LX PRIGIONERX DI CARCERI E CPR

FUOCO ALLE GALERE

Per scrivere allx amicx:

Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa circondariale Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania

Venturi Gabriele Maria
C/o Casa circondariale
Via Appia 131 – 72100 Brindisi

Di Mauro Alessio
C/o Casa circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania
[Consigliamo di spedire con posta raccomandata, così che se dovesse uscire
ai domiciliari prima di ricevere le lettera, questa tornerà indietro
all’indirizzo fornito dal mittente]

(1) https://radioblackout.org/2025/11/operazione-ipogeo-a-catania/

https://distrovo.noblogs.org/post/2025/07/04/carcere-di-piazza-lanza-detenzione-centrale/

EPIGEA – BLOG SOLIDALE CON GLX IMPUTATX NELL’OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo e accogliamo con piacere la nascita del nuovo blog Epigea:

Noi siamo per l’abolizione del gendarme. Noi siamo per la libertà per tutti, e per il libero accordo, che non può mancare quando nessuno ha i mezzi per forzare gli altri, e tutti sono interessati al buon andamento della società. Noi siamo per l’anarchia. Errico Malatesta

Catania è il crocevia ideale al cui interno le contraddizioni del capitalismo moderno trovano la loro piena espressione. Cantieri mirati allo stravolgimento della fruizione del territorio, appalti milionari comodi per i fiancheggiatori del potere, ghetti e periferie bersagli di ordinaria repressione, continui assist alla gentrificazione e alla logica di profitto in salsa turistica. Una città che è stata anche il terreno di scontro nel quale molteplici individualità, in vari modi, si sono opposte al potere durante cortei contro il genocidio in Palestina e scioperi generali imbattendosi in conseguenti piogge di denunce e di salatissime sanzioni.

Catania è stata testimone, il 17 Maggio 2025, di una netta e radicale opposizione alla pretesa egemonia di uno stato che, convinto di poter chiudere definitivamente la partita contro chi lo combatte senza deleghe, da poco aveva aggiunto al suo arsenale il cosiddetto Decreto Sicurezza.

Quel giorno, decine di individualità in rivolta si sono fatte carico nei modi opportuni della “straordinaria necessità e urgenza di introdurre misure in materia di tutela del personale delle forze di polizia” avendo cura di strappare alle forze dell’ordine il monopolio della violenza per riappropriarsi di spazi di libertà e conflittualità spingendosi fin sotto uno degli emblemi dell’ordine costituito: il carcere.

Catania oggi è la città dove compagnx che non hanno ceduto al ricatto della paura, veicolata da decreti e leggi liberticide, sono statx denunciatx, e altrx arrestatx, a seguito dell’Operazione Ipogeo, sbandierata come esemplare atto giustificativo delle misure emergenziali partorite dal governo Meloni. L’accusa principale, quella di devastazione e saccheggio, insieme ad un ampio ventaglio di danneggiamenti, rapina, imbrattamenti e resistenze sono un chiaro segnale della portata repressiva messa in atto.

Dall’ondata repressiva sorge Epigea, germoglio che, da sottoterra, emerge per diffondere e ribadire che noi siamo e saremo sempre al loro fianco. Riteniamo che raccogliere e condividere ogni testimonianza solidale, nelle varie forme in cui esse si concretizzano, e gli approfondimenti su questi fatti sia fondamentale per il proseguimento della lotta stessa.

NO ALLA PLP4

Diffondiamo:

La Commissione Sanità della Regione Lombardia ha approvato all’unanimità un progetto di legge, la PLP4, per istituire un patentino obbligatorio per chi vive con cani appartenenti a 26 razze considerate “potenzialmente pericolose”. Si va dai già stigmatizzatx pit, molossi e simili fino a moltx canx pastorx e a meticcx rinconducibili a queste razze.

La proposta sarà in discussione in Parlamento per diventare legge nazionale.

Secondo la PLP4, chi è intenzionatx ad adottare unx canx, dovrà seguire un corso e sottoporre lx canx a un test di tipo addestrativo, avendo a disposizione tre tentativi per passare il test e rischiando che lx canx che non lo supera venga sequestratx e trattenutx in canile. Tale proposta, costruita senza coinvolgimento di comportamentalistx di istruttorx o di educatorx cinofilx è ben lontana dai principi di base cinofili e sottende infondate idee di eugenetica: infatti esonera chi compra lx canx da allevatori ENCI da qualsiasi obbligo e test in nome della selezione praticata dall’allevatore.

Eugenetica che va di pari passo con il classismo intrinseco della PLP4.

Infatti, oltre a incentivare l’acquisto di “razze pure” sotto la garanzia di ENCI, nella proposta vengono introdotte misure onerose, come il recinto con antiscavalco a casa, e coercitive, come obbligo di museruola, collare a strozzo e pettorina agganciati insieme in passeggiata.

Da una parte, quindi, la legge proteggerebbe chi lucra sullx canx come l’ENCI – che, ricordiamo, è un ente privato ottocentesco che per statuto protegge e incentiva la diffusione delle razze – e gli allevatori, mentre dall’altra penalizza chi vuole condividere la propria vita con dellx canx meticcx, magari adottandolx da un canile, rendendo davvero difficile e decisamente oneroso il percorso di adozione.

Il tutto basandosi su approcci meramente addestrativi che non prendono in considerazione la relazione persona/cane, impattando pesantemente la vita quotidiana dellx canx e della persone conviventi.

Se questo “progetto” diventasse davvero legge, adottare unx canx meticcix associabile a queste 26 razze (moltissimx!) diventerebbe praticamente un lusso ad appannaggio di pochx, condannando di fatto moltissimx canx a una vita intera dietro alle sbarre.

Questa proposta di legge funge anche da propaganda, da contentino, contro l’indignazione popolare a seguito della percezione dell’aumento delle aggressioni di certi cani nei confronti di persone. Notizie che ci arrivano sempre con titoli eclatanti ma che non tengono mai considerazione delle sistemiche relazionali all’interno della famiglia in cui è inserito il cane, di che vita faceva, da quanto tempo dava segni di disagio etc

La proposta appare costruita su misura per ingrossare le tasche di ENCI, totalmente disinteressata al benessere animale o a fare vera informazione e cultura sull’adozione consapevole e sulle caratteristiche delle varie razze e dei vari individui canx.

Diciamo a gran voce NO ALLA PLP4!

Rilanciamo la campagna campagnanoplp@gmail.com

-Cagne sciolte senza pedigree

INDONESIA: DICHIARAZIONE DEI PRIGIONIERI ANARCHICI DELLA FAAF (ASSOCAZIONE LIBERA DEI FUOCHI AUTONOMI)

Traduciamo e diffondiamo questo breve comunicato di alcunx compagnx imprigionatx a seguito delle rivolte che negli ultimi mesi hanno incendiato l’Indonesia.

ACCENDERE IL FUOCO NELL’OSCURITÀ

Noi anarchicx in Indonesia stiamo affrontando una tempesta enorme. Più di una dozzina di anarchicx sono stati incarcerati e torturati, e lo Stato cerca di disciplinarci incutendo paura. Ma per noi tutto questo non è nulla, perché noi stessx siamo la tempesta, la sua catastrofe incarnata. Qui ci sono i compagnx di BlackBloc Zone, Palang Hitam Anarkis Indonesia, Contemplative, Katong Press e altri collettivi.

Le nostrx compagnx hanno la forma di tempeste avvolte dalle fiamme. Alcunx di noi considerano questo momento come il culmine, ma non è né l’inizio né la fine. Stiamo raccogliendo tutte le fiamme che ci circondano, le fiamme che lo Stato ha cercato di spegnere.

Quante volte dobbiamo ripeterlo? “Possiamo vivere senza lo Stato!”. Al diavolo la società! La società è lo strumento più prezioso dello Stato per preservare la propria esistenza. Odiamo la società con tutto il nostro cuore.

Crediamo che l’alba della fame arriverà prima o poi, e questo segnerà l’inizio dell’era della distruzione dello Stato.

A quellx che sono fuori: resistete, raccogliete tutte le scintille che potete. E a quellx che sono dietro le sbarre, o si sentono prigionierx, non siete solx.

Lottate! Lottate! Al diavolo la vittoria o la sconfitta; l’importante è che i nostri occhi continuino a brillare in ogni battaglia.

A tuttx: spargete la voce! Morte allo Stato! Viva l’anarchia!

CATANIA: SIAMO TUTTX SAN BERILLO

Diffondiamo:

Mentre la Meloni inveisce contro lx “giovani palestinesi” e accomuna il lottare contro il genocidio di un popolo all’essere complici di un gruppo “terroristico”. Mentre se il DL Gasparri diventerà esecutivo, il solo esprimere dissenso contro lo stato sionista verrà paragonato ad antisemitismo e condannato penalmente.
Non si può che ribadire che gli strumenti per contrastare lo Stato quando incarcera i corpi e silenzia le voci sono continuare a mobilitarsi e a creare reti di solidarietà attorno o assieme (quando è possibile) a chi viene silenziatx, far sentire agli scribacchini e ai detentori del potere decisionale che c’è molta gente che continuerà a parlare e a diffondere la voce deglx oppressx!

È anche grazie alle mobilitazioni solidali che la corte di appello di Torino ha accolto il ricorso degli avvocati e disposto la liberazione di Mohamed Shahin dal CPR di Caltanissetta. Siamo contente che questo tentativo repressivo si sia dovuto scontrare con la liberazione di Mohamed!
Ma siamo anche conscie che la determinazione che c’è stata per Mohamed debba esserci per tuttx lx reclusx dentro i CPR che ogni giorno sopravvivono in condizioni disumane.

L’unione europea ha promulgato nuove leggi sull’immigrazione e reso ancora più difficile la vita a chi non è in possesso di un foglio di carta che documenti la sua identità. Mentre succede tutto questo e molto altro, a Catania, nella notte del 15 dicembre si è riattivata la ormai conosciuta macchina repressiva, con l’operazione denominata “Safe Zone”(Notare l’inglesismo). La squadra mobile di Catania e il commissariato centrale, si legge nei giornali, hanno eseguito delle misure cautelari emesse dal giudice delle indagini preliminari contro 38 persone di varie nazionalità con accuse che vanno da spaccio e ricettazione a ritorsione e rapina.
Il rastrellamento ha coinvolto il quartiere popolare di San Berillo, già da tempo obiettivo di una veloce e inumana campagna di pulizia delle strade e di un implacabile corsa alla gentrificazione. E, ancora una volta, i giornali si piegano a riportare le veline della questura, gli articoli, tutti uguali, danno una narrazione completamente dissociata dal contesto in cui le persone vivono le loro vite.

Abbiamo un sindaco che elogia il lavoro delle forze dell’ordine e che inneggia alla legalità di una vita ordinata. Ma a chi e a cosa si riferisce il nostro sindaco? Quale legalità verrà perpetuata finalmente a San Berillo? Una legalità che continuerà a portare fior fior di quattrini nelle tasche delle solite aziende edili costruttrici e delle agenzie immobiliari. E in quartiere, come tutto il centro storico, ci sarà posto solo per hotel di lusso, hub, ristoranti e bar per turisti e studentati per l’alta borghesia universitaria.
E intanto prosegue lo sfaldamento costante e feroce di comunità che si formano e che creano reti di solidarietà tra persone razzializzate, emarginate, escluse e sfruttate. A San berillo avevano trovato un posto dove non soccombere quelle persone che, a causa del razzismo, della speculazione, delle frontiere, non avrebbero mai potuto trovare una casa in città. Persone per le quali l’unica alternativa sarebbe forse stata lo sfruttamento costante perpetrato nelle campagne, dove lavorare e manco legalmente, per due euro e mezzo l’ora, tredici ore al giorno, e ringraziare se non ci si rimane uccise!

Si può parlare di “integrazione” quando ancora esistono e insistono queste forme di schiavismo? Si può perpetuare la solita, ma purtroppo efficace, narrazione della caccia alla delinquenza e all’illegalità, quando quella delinquenza e quell’illegalità sono stato e capitalismo che la producono ogni giorno col loro razzismo e odio per chi è impoveritx? Si può dare una colpa a chi per rabbia e per sopravvivenza, di fronte alle ingiustizie sistemiche che lo trattano come merce di scarto, toglie il velo dell’ipocrisia e sodalizza e si allea con lx proprix affini?

E allora si scopre che l’opportunità di denuncia per estorsione e rapina è nata da un singolo episodio, avvenuto in un contesto che non avrà mai modo di essere narrato se non attraverso le telecamere della questura e le parole di qualche giornalaio lecchino del potere.
Potessimo noi sapere che tipo di estorsioni e di rapine subiscono ogni giorno lx catanesi dalle loro istituzioni dedite al mantenimento dell’ordine!
In un quartiere come San Berillo, disossato fino a quando non ne ottenerranno la sola carcassa vuota, la solidarietà e la comunanza fanno ancora fatica a sparire. E c’è gente che non ci sta al gioco politico di rendere con sapienza crudele delle persone un problema e poi specularci sopra elettoralmente sbattendole in prima pagina come “criminali”.

Ci stringiamo forte allora, solidali con glx arrestatx e con tutte le persone che hanno subito la violenta repressione delle forze dell’ordine, il 15 dicembre e le tante tante volte prima. Con chi pensava di poter vivere migliorandosi e si è dovuto scontrare con razzismo e discriminazione quotidiani, in una Catania e una Europa sempre più dedite ad approfittare della narrazione del nemico che viene da fuori.
Uno dei capri espiatori più utilizzati dal sistema capitale.

SOLIDALI CON GLX ARRESTATX DI SAN BERILLO
SOLIDALI CON TUTTX LX CARCERATX E x RECLUSX NEI CPR

LUIGI LIBERX
BAK LIBERX
GUI LIBERX
ANDRE LIBERX
ALE LIBERX!
TUTTX LIBERX !!
E FUOCO ALLE GABBIE 🔥

alcunx catanesi infuriatx

MESSINA: PRESENZA SOLIDALE AL TRIBUNALE E CORTEO A FIANCO DELLX IMPUTATX NO PONTE

Diffondiamo:

Oggi siamo statx al tribunale di Messina in occasione dell’udienza che vede imputati tre compagnx per il carnevale no ponte del 1 marzo 2025. L’udienza si è svolta a porte chiuse, la prossima sarà quella conclusiva ed è stata fissata per l’11 febbraio 2026.

A seguito del presidio un corteo spontaneo ha attraversato le strade della città per ribadire la nostra solidarietà e complicità con lx compagnx indagatx.

Raggiungeteci in Piazza Casa Pia per un pomeriggio di banchetti, distro, musica e vin brulé benefit!

ANDRE, ALE, BAK, GUI, LUIGI LIBERX

TUTTX LIBERX

FUOCO AI TRIBUNALI

MESSINA: DUE GIORNI A FIANCO DELLX IMPUTATX DEL CARNEVALE NO PONTE ED OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo:

16/12 ORE 16:30: Piazza Casa Pia, chiacchiere ed aggiornamenti/ Vinbrulè benefit

17/12 ORE 9.00: Presenza solidale al tribunale di Messina


Mercoledì 17 si terrà la prima udienza del processo contro il Carnevale No Ponte per il quale Andre, Gui e Bak sono statx rinchiusx in carcere e poi agli arresti domiciliari come misura cautelare. L’operazione repressiva orchestrata dalla procura di Messina e sostenuta dalla stampa – se non anche da certi altri sinistri personaggi – puntava a sostenere la narrazione dex violentx venutx da fuori e dellx infiltratx per far passare l’idea che ci sia un’unica via per opporsi alla costruzione di quell’opera devastatrice che è il ponte sullo Stretto.

Una via pacificata, come vuole lo Stato, che ci preferirebbe ciechi davanti alle violenze – da quelle che avvengono qui in Sicilia a quelle genocidiarie in Palestina.

E invece non staremo a osservare passivamente un genocidio in diretta televisiva, né tantomeno le infrastrutture che lo rendono possibile: opere di importanza strategico-militare, porti destinati al transito di guerra, fabbriche d’armi, poliziotti attrezzati come dei soldati, basi militari. Un elenco interminabile di soprusi.

Per garantirsi la legittimità di portare avanti la guerra esterna l’Italia, come tutti i paesi del blocco NATO, pratica una repressione interna fatta di sbirri e galera per chiunque si opponga a queste tecnologie di morte. Così in Inghilterra Palestine Action viene dichiarata organizzazione terroristica e alcunx dellx suox membrx rinchiusx in galera per terrorismo, dopo aver preso di mira le fabbriche di armi di Elbit e Leonardo.

In Italia, Anan, Alì e Mansour rischiano condanne rispettivamente a  12, 9 e 7 anni di reclusione per il crimine, denunciato dallo stato assassino di Israele, di aver collaborato all’organizzazione di un attacco a una colonia israeliana in Cisgiordania. Anan ha dichiarato ai giudici italiani che se il suo reato è aver supportato la resistenza palestinese, ossia aver fatto la cosa giusta, davvero non sente di doversi difendere da questa accusa.

L’Imam di Torino è invece rinchiuso nel CPR di Caltanissetta per aver partecipato a diversi cortei e per aver detto, in riferimento al 7 ottobre 2023, che lx oppressx possono difendersi come meglio credono.

Qui da noi, 23 carceri e 2 CPR evocano e mettono in atto quotidianamente la violenza di questa guerra interna contro chi non rientra disciplinatamente nei ranghi.

In risposta al Decreto Sicurezza, che sancisce sotto forma di legge lo stato di guerra interna in cui ci troviamo, un corteo determinato e rabbioso sfilava a maggio di quest’anno per le vie di Catania.

Davanti al carcere di piazza Lanza è esploso, costringendo la sbirraglia alla difensiva e alla fuga.

Anche stavolta la risposta repressiva non si è fatta attendere: una valanga di denunce, perquisizioni in diverse case tra Catania, Palermo, Messina, Siracusa e Bari. Tre compagnx, Luigi, Bak e Ale, sono in carcere con vari capi d’accusa, tra cui devastazione e saccheggio e rapina. Anche in questo caso, la retorica di questura e stampa è stata quella dei buoni e dei cattivi: chi mette in campo pratiche che eccedono il recinto della legalità è da considerare come un infiltratx e dunque da isolare.

Di fronte a tutto ciò, non c’è da cedere alla paura e cadere nella trappola dell’isolamento. Lo sciopero della fame dei Prisoners for Palestine nelle carceri britanniche trova eco anche in Italia, con la solidarietà di Stecco. La resistenza giornaliera nelle città e nelle campagne delle persone razializzate,di chi viene privato della propria casa, di chi si rivolta nelle carceri e nei CPR, l’insubordinazione contro le zone rosse, fino alle giornate di sciopero di fine settembre e inizio ottobre in cui con grande determinazione sono state bloccate merci, tangenziali, magazzini, stazioni, porti in solidarietà con il popolo Palestinese: tutto questo ci indica di seguire la nostra rabbia.

Se per lo Stato la rivolta contro questo schifo di mondo è violenza, allora ben venga la violenza. Una violenza che si opponga alla ferocia della macchina repressiva che tutela il capitale e i suoi interessi.

Col cuore strettx allx compagnx in carcere, e il desiderio di riempire le piazze e non lasciarlx solx.

Che lo sperpero del proferire non sia pretesto al tacere.
Che la rapina del significare non sia la tomba di ogni giudizio

ALE ANDRE BAK GUI LUIGI LIBERX SUBITO!!!
LIBERX TUTTX!!

CON LA PALESTINA NEL CUORE
NO AL PONTE SULLO STRETTO


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FINCHÈ DI STATO E PATRIARCATO NON RESTI CHE MACERIE

 

Diffondiamo un intervento letto durante il corteo del 28/11 a Bari.

Il 28 novembre è una giornata di memoria, in memoria di benny petrone morto ammazzato per mano delle squadrette fasciste nel 1977. siamo qui a ricordarci che la guerra interna, così come quella esterna non hanno mai cessato il fuoco.

oggi, quelle stesse mani sporche di sangue sono di chi ci governa, e le stesse che hanno violato qualsiasi forma di diritto nella scuola Diaz a Genova.

La mano che teneva quei manganelli non era diversa, seppur in altre forme, di quella che qualche ora prima aveva ucciso Carlo Giuliani in piazza Alimonda, o di quella che ha ucciso Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Riccardo Rasman.

e oggi siamo qui a ricordare anche che sono passati tre mesi dagli arresti NOPONTE, in cui sono state arrestate tre compagnx, Andre, Bak e Gui, portatx in carcere il 9 settembre in via cautelare, per fatti del carnevale noponte del primo marzo, giorno in cui un vivace corteo attraversò le strade di Messina per dire no al ponte sullo stretto.
Tra le accuse, resistenza e lesioni gravissime.

Andre e Gui sono ancora rinchiusx nelle 4 mure di casa ai domiciliari con braccialetto e divieto di comunicazione con l’esterno, mentre Bak si è ritrovatx di nuovo in stato di arresto e portatx in carcere a Brindisi come misura cautelare a seguito di un’altra operazione infame chiamata IPOGEO, per I fatti del corteo contro il DL sicurezza a catania, del 17 maggio.

All’alba del 20 novembre la digos ha fatto irruzione nelle case di diversx compagnx a Catania, Palermo, Messina e Bari, compiendo perquisizioni a tappeto. Tredici compagnx sono statx denunciatx a piede libero, due invece, Luigi e Bak, sono statx arrestatx preventivamente e tradottx in carcere, con accuse di devastazione e saccheggio. Unx compagnx è braccato da un mandato di cattura europeo.

Il ponte sullo stretto è un’opera devastante, di interesse di stato e mafia, realizzata per mano di Webuild azienda che negli scorsi anni ha realizzato nella base USA di Sigonella 14 edifici da adibire a uffici per uso militare, che finanzia apertamente il genocidio in palestina, e che sottrae case e terra allx abitanti di Messina.

Ci vogliono immobili rispetto all’approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, una legge fascista che sottoscrive un’idea di cittá militarizzate e controllate, che punisce violentemente ogni forma di manifestazione di pensiero, aggravandolo se si scaglia contro i servi delle stato. oltre che ricalcare il razzismo di stato che si esprime al massimo della tortura nei Cpr dove le reclusx se provano a rivoltarsi verranno ingabbiatx da una prigione all’altra.

Ci chiamano violenti e noi gridiamo che lo siamo perché la violenza non può essere solo dello stato e delle guardie sui nostri territori e le nostre vite, siamo violentx perché vorremmo vedere queste cittá svendute ai turisti e piene di telecamere crollare in macerie, così come tutte le gabbie dalle galere ai Cpr, luoghi di tortura di Stato. E poco ci interessa se qualche banca, mc donald o azienda complice di Israele e delle torture nei cpr dovrà spendere due spiccioli per la sua vetrina, ne siamo solo felici, l’importante é mostrare che non siamo corpi inermi che possono accettare qualunque abuso e violenza, ma gliela faremo pagare.

Violenza sono i sistemi di controllo sui nostri corpi, dalle telecamere in ogni strada e palazzo, alle videocamere della digos nei cortei, al controllo attraverso i dispositivi in ogni momento della vita quotidiana. Fare tutto questo in nome di un decoro e di un ordine pubblico é abominevole, e per questo non dovremmo stupirci della risposta delle piazze quando decidono di attaccare questi sistemi di controllo e scagliare delle pietre contro le videocamere, perché violento non é questo ma é lo stato che le installa in nome di una sicurezza che é solo una sicurezza dell’ordine pubblico, razzista e classista.

Perché non ci sentiamo sicure in queste strade, ci sentiamo sicure solo al fianco delle nostre sorelle e dellx harraga, e ci sentiamo ancor più sicure con qualche videocamera in meno!

Queste risposte di piazza sono vitali, sono il minimo che si possa fare per reagire senza annichilirsi alle violenze dello stato, e dovrebbero diventare un’abitudine. Perché se si pensa che reprimendo ci staremo zittx e fermx si sbagliano, il nostro obiettivo sará sempre quello di ostacolare il più possibile le opere coloniali ed estrattive, rivoltarci come si rivoltano i popoli del mediterraneo, dal Marocco alla Palestina.

Si pensa sempre al Sud come a dei territori pacificati, ormai arresi ai soprusi e al martirio della nostra terra che ormai ha più pannelli solari di amazon e ulivi israeliani che altro, ma questa pacificazione é un’illusione. La rabbia c’é ed é tanta, fermata dalle operazioni repressive messe in atto da decenni, che fermano chiunque appena prova a ribellarsi. Perché vogliono un sud zitto e debole, accondiscendente, svenduto ad airbnb.

Negli ultimi mesi sono state arrestate tantissime persone in Italia per le mobilitazioni in solidarietá al popolo Palestinese.

Sono passati 5 mesi dalla manifestazione del 14 giugno a Bari, siamo qui a ricordare che B è stat condannat a 8 mesi di reclusione per resistenza e accensione di fumogeno.

Oggi chi giudica fa parte di un apparato statale complice con il genocidio, come quello italiano, che addestra i piloti israeliani a Trapani a pilotare gli F-35, che permette ai velivoli da guerra sionisti di atterrare a Sigonella, che permette le comunicazioni di guerra in medio oriente tramite il MUOS, che è il terzo paese per invio di armi ad israele grazie alla Leonardo S.p.A., uno stato che è complice nelle università, nei laboratori, nelle fabbriche ed in qualsiasi luogo questo potere va difeso e consolidato.

Siamo qui, ancora, per ricordare che un po di mesi fa dei compagni di Bari sono stati accusati di associazione eversiva con finalità di terrorismo per delle scritte sulla Palestina e Cospito al 41 bis.

Il 41bis è un regime di tortura, di annientamento della persona, con un isolamento totale negando la possibiltá di comunicare con l’esterno che siamo gli affetti o le persone solidali. questo regime di tortura é solo l’apice della repressione e dell’annullamento delle relazioni con l’esterno per chi é reclusx in ogni galera, dalle sezioni comuni all’alta sicurezza.

E qui, ci chiediamo, cosa vuol dire essere terrorista oggi?

Se terrorista significa scrivere FREE GAZA o NO 41BIS su un muro, se terrorista significa volere la liberazione dei corpi migranti imprigionati in un lager di stato, e se terrorista è solo chi fa paura allo stato e crea del caos tanto incontrollabile, allora siamo tuttx terroristi.

E come terroristx vogliamo vendetta per uno stato che altro non fa che creare devastazione nei territori, dalla palestina alla basilicata, terre colonie a cui hanno tolto acqua, case, ossigeno, vento, aria, vita.

L’AMORE che proviamo verso le persone amiche, verso la terra e lx animalx non umane, che sono sempre all’ultimo posto, maltrattate e devastate crea un grande, enorme sentimento di VENDETTA.

NOI QUESTA VENDETTA VOGLIAMO NUTRIRLA, RENDERLA PROTAGONISTA FINCHÈ DI STATO E PATRIARCATO NON RESTI E MACERIE

LIBERTÀ PER TUTTX LX PRIGIONIERX

LIBERTÀ PER LA PALESTINA

FUOCO AD OGNI GABBIA

OCCHI INDISCRETI. RELAZIONE SULLE MODALITÀ E GLI STRUMENTI DI REPRESSIONE DIGITALE


Diffondiamo da Arachidi:

La tecnologia digitale pervade ogni ambito delle nostre vite, e di certo la repressione statale delle lotte non sfugge a questa regola.

In quanto amici e compagne informatiche periodicamente siamo sottoposte a sessioni di domande su quello che sbirri e questure varie possono fare; altrettanto spesso, ci capita di essere a tiro di comportamenti che denotano una certa leggerezza, e che poco tengono conto di quanti strumenti i suddetti possano avere, e di quanto negli ultimi anni il budget destinato a strumenti di controllo all’avanguardia sia aumentato.

Per questo motivo, e per molti altri, abbiamo deciso di scrivere questo testo che raccogliesse un po’ di informazioni in modo schematico su ciò che abbiamo visto o letto avvenire in questo ultimo periodo (esteso agli ultimi 3 anni circa).

Questo testo NON è pensato per far nascere paranoie, ma come una forma di collettivizzazione; tuttavia questa raccolta può non essere comprensiva di tutte le tecniche utilizzate dallo stato, anche perchè purtroppo della maggior parte si viene a sapere a posteriori, ossia a indagini concluse.

Qui il sul sito il testo completo.