È USCITO IL N.15 DI IPERICO – RICETTARIO ANTIDEPRESSIVO

Diffondiamo:

Dopo 4 anni dall’ultimo numero, torna IPERICO – RICETTARIO ANTIDEPRESSIVO, il Bollettino dello Spazio Libertario “Sole e Baleno” di Cesena.

• Potete trovare il nuovo numero, il N.15 (Primavera 2026), in versione cartacea venendolo a prendere direttamente alla sede dello Spazio, in via Sobborgo Valzania 27 a Cesena, durante le iniziative e le aperture.

• Oppure richiedendolo via mail a: spazio.solebaleno@bruttocarattere.org

• Oppure ancora scaricandolo dal sito in PDF e fotocopiandolo autonomamente.
All’apposita sezione del sito, oltre all’ultimo numero, in PDF trovate anche i numeri precedenti del Bollettino:
https://spazio-solebaleno.noblogs.org/iperico/

SUL RADUNO NAZIFASCISTA “LA FINE DELL’ANTIFASCISMO” A PREDAPPIO.

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«Lo siamo tutti, cara Cate […] Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista»
– Cesare Pavese. La Casa in collina –

SUL RADUNO NAZIFASCISTA “LA FINE DELL’ANTIFASCISMO” A PREDAPPIO.
E se queste merde avessero ragione?

E’ di oggi (21/04) la notizia che i fascio-nazisti di Forza Nuova, capeggiati dal loro milionario capo-padrone, Roberto Fiore, insieme ad altri due partiti neo-nazisti, il greco Alba Dorata e l’inglese British National Party, organizzeranno in uno stabile di proprietà di Domenico Morosini (commerciante fascista di paccottiglia mussoliniana e proprietario di Villa Carpena, ex residenza forlivese del dittatore, oggi museo privato) nel giorno della “liberazione”, il 25 aprile, un convegno dall’eloquente titolo “la fine dell’antifascismo”.

La scelta è ricaduta sul “paese natale di Mussolini”, secondo noi, sì per ovvi fini propagandistici (nonchè la scelta provocatoria della data, così come di renderla pubblica quattro giorni prima: abbastanza per far loro pubblicità, non abbastanza per organizzare una risposta antifascista reale) ma anche perchè, e ci piange il cuore dirlo, tra le colline romagnole questi mercenari del capitale si sentono tranquilli.
La tragedia, infatti, è che queste merde (in doppioppetto, ma con al seguito sicari e picchiatori da strada) non hanno tutti i torti a parlare di “fine dell’antifascismo”, se in una terra come la Romagna, che ha avuto una storica mobilitazione popolare partigiana durante il perido della guerra civile antifascista, oggi non si muove una foglia di fronte a una provocazione simile.

Lungi da noi osannare il 25 aprile come data simbolo di una liberazione che non c’è mai davvero stata (basti citare la quasi totalità di prefetti, giudici, poliziotti e questori fascisti reintegrati nel neonato regime democratico e invece le centinaia di partigianx incarceratx o perseguitatx per le loro azioni) anche perchè si è passatx dal fascismo mussoliniano al capitalismo made in USA con tutto quello che ne è conseguito e le cui conseguenze vediamo ancora oggi più che mai (sudditanza neo-coloniale agli yankee, liberalismo sfrenato, strategia della tensione, tentati golpe orditi/patrocinati dalla CIA), ma ogni simbolo può essere svuotato o completato di significato, da chi lo fa proprio.

E’ pur vero che i fascisti sono al governo in Italia, e che da decenni ormai si sta erodendo ogni qualsivoglia senso di fratellanza/sorellanza e di solidarietà tra lx oppressx, ma una sberla così in pieno volto senza nemmeno un grido, o meglio, un gesto, di dissenso, senza un minimo di opposizione, senza una sana dose di giusta rabbia, fa davvero paura.
Perchè se passa questo, oggi, domani cos’altro passerà, in sordina, come se nulla fosse?!

Perchè se già abbiamo normalizzato le morti in mare e alle frontiere di chi scappa dalle tragedia che il nostro colonialismo impianta nel loro paese; se abbiamo normalizzato che politicx e padroni fanno quello che vogliono e “tanto non possiamo farci nulla”; se abbiamo normalizzato che le carceri sono sempre più luoghi di tortura dove seppellire le eccedeza marginali di questa società da incubo; se abbiamo normalizato un genocidio altamente tecnologico in diretta social; se abbiamo normalizzato l’esistenza del 41bis, un regime di tumulazione in vita per prigionierx (tra cui comunistx e un anarchico, Alfredo Cospito); se abbiamo normalizzato che le nostre città siano doventate dei deserti di asfalto e vetrine, dove se ti bevi una birra su un marciapiede ti becchi un DASPO; se abbiamo normalizzato, e lo abbiamo fatto, già tutto questo e molto altro e se normalizziamo che dei nazisti, che hanno sulle spalle morti ammazzati, pestaggi, stragi (Fiore è stato indagato e se ne andò in latitanza in Inghilterra dove fondò il suo impero, Easy London, per la strage di Bologna del 2 agosto) possano venire tra le “nostre” colline, in aperta provocazione, allora siamo già cadutx anche noi nel fascismo, siamo già un pò fascistx, e hanno vinto loro.

Se invece non siamo dispostx ad accettarlo, perchè la vita che abbiamo nei nostri sogni e nel cuore è una vita che non è disposta a scendere a patti con questi assassini e sicari al servizio degli oppressori, allora DOBBIAMO FARE QUALCOSA!

Per non lasciarci con solo alcuni slogan, impegniamoci a costruire, nel tempo, anzi, ricostruire, un antifascismo che sappia dare risposte concrete a situazioni come questa, che ci è capitata tra capo e collo come l’ennesima piccola-grande emergenza, che poi, il minuto dopo averla scrollata dallo schermo, già non esiste più.
Seminiamo, nuovamente, faticosamente, nel nostro territorio (dalla bassa fino agli appennini) un antifascismo che non sia solo un fregio – seppur sentito – da sfoggiare nelle ricorrenze, ma una pratica di conflitto e di solidarietà.

Contro il fascismo in ogni sua forma, anche quello che abbiamo introiettato, sotto le spoglie dell’abitudine alla banalità del male.

Qui l’articolo (preso da quel giornalaccio del Resto del Carlino, che per la cronaca è storicamente filo fascista) che racconta per sommi capi questa brutta e gravissima faccenda:

https://www.ilrestodelcarlino.it/forli/cronaca/sfregio-25-aprile-predappio-finito-antifascismo-vkbxyrpi

Antifascistx dalle colline romagnole.

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE CITY

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Sentenza di primo grado operazione City primo troncone e aggiornamenti
secondo troncone

Si è concluso il 16 aprile 2026 il primo grado di uno dei due “tronconi” dell’operazione city, relativo al corteo del 4 Marzo 2023 in solidarietà con Alfredo Cospito da mesi in sciopero della fame contro 41 bis ed ergastolo ostativo. In quella giornata migliaia di compagne/i e solidali sfilarono nel centro di Torino manifestando con rabbia e lasciando dietro di sé solo un millesimo di quella violenza elargita ovunque dai vari governanti e dal loro braccio armato. L’accusa di devastazione e saccheggio in concorso, già dalle/dagli imputate/i restituita al mittente, è caduta anche nelle aule tribunalizie, derubricata in danneggiamento pluriaggravato in concorso e violenza a pubblico ufficiale in concorso. Tutte/i condannate/i le e gli imputate/i con pene che vanno dai 18 mesi ai 5 anni e mezzo.

Nel frattempo procede anche il processo a carico di altre/i compagne e compagni accusate/i per la stessa giornata di lotta, procedimento separato per rendere più rapido il cosiddetto primo troncone.
Il 10 Marzo, in fase di udienza preliminare, la GUP ha archiviato la posizione delle/degli indagate/i per essere state/i fermate/i prima dell’inizio del corteo con l’accusa di quasi reato (art.115 c.p.), nonostante la richieste del PM di applicare la libertà vigilata. Rinvio a giudizio e udienza l’11 Novembre 2026, invece, per compagne e compagni accusate/i di concorso in devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti ad offendere: in totale 29 rinvii a giudizio.

Ricordiamo che Alfredo Cospito è ancora sottoposto al regime di tortura del 41 bis e che proprio in questi giorni verrà molto probabilmente rinnovato. Quella stagione di lotta a fianco di Alfredo è riuscita a portare al centro del dibattito pubblico la tortura di stato e la ” giustizia ” vendicativa di tribunali e politici, evidenziandone le contraddizioni. Ma rimane ancora da lottare contro il 41 bis.

In ogni caso nessun rimorso

MORIRE IN CHIESA, AMMANETTATA E CONTENUTA

Riceviamo e diffondiamo:

Novembre 2023. Vigevano, Pavia.
Chiesa della Madonna Pellegrina.

I giornali raccontano che è in corso un funerale. Una donna, già in carico ai servizi psichiatrici, entra, si inginocchia, va in crisi, alza la voce. «Non aveva la percezione del luogo in cui si trovava. Abbiamo quindi pensato di chiedere un intervento di natura sanitaria e di pubblica sicurezza», racconta il parroco alla stampa. Sembrerebbe dunque un TSO in piena regola, ma i resoconti cronachistici sono reticenti e contraddittori. Di certo si capisce che c’è stato l’intervento di due agenti della polizia locale, che avrebbero in qualche modo fermato e contenuto la donna. «La donna era a pancia in giù: uno le teneva la testa bloccata per impedirle di picchiarla contro il pavimento mentre i colleghi le aveva bloccato le gambe», secondo un altro quotidiano.
La donna muore durante il fermo.
C’è un processo attualmente in corso. I due agenti devono difendersi dall’accusa di omicidio colposo. «I poliziotti, infatti, avrebbero immobilizzato e ammanettato la donna […] la quale subito dopo sarebbe morta. La Procura dovrà chiarire se il decesso sia stato causato dalle modalità con cui la 39enne è stata fermata o se sia morta per cause naturali», riferisce ancora la stampa.
Fin qui i resoconti cronachistici. Malgrado le nostre ricerche non c’è stato possibile avere ulteriori informazioni sugli sviluppi del procedimento in corso.
Da quello che risulta, e da quello che siamo riusciti a sapere direttamente, la vittima non era una persona aggressiva, né in quel momento stava commettendo violenza contro altre persone. Esprimeva sicuramente a suo modo uno stato di profonda sofferenza interiore, di difficoltà personale. Sarebbe stato necessario prendersi carico, attuare modalità di protezione, ascolto e cura.
Invece sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, le manette, la contenzione, il soffocamento. Con i mezzi tipici del trattamento sanitario obbligatorio, l’unica pratica “medica” che si mette in atto con l’intervento della forza pubblica, con l’imposizione della “cura”. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
3357002669

ASTRAZIONE E PERDITA DI SIGNIFICATO

Diffondiamo questo scritto, come un dono sempre attuale.

Pensiero e dinamite, il pensiero per sollevare i deboli,
la dinamite per abbattere i potenti
Paolo Schicchi

La pochezza dei tempi non avviene per caso. Per chi ha un mondo da demolire, astrazione e insignificanza stanno sempre più divenendo spettri. Da una parte è chiaro come un sistema estremamente tecnologico renda l’alienazione astratta: reale e virtuale tendono a mischiarsi e il sentire ne viene divorato. Che fare quando l’avvilimento emerge in tutta la sua inconsistenza nel vissuto? Quando si percepisce la stasi ma non se ne vuole vedere la sostanza? Questa greve alienazione senza peso è legata fortemente alla perdita del significato di ogni parola. Con chi discutere se tutto è diventato incomprensibile? Se la giustapposizione ha offuscato la contrapposizione? Se si può dire questo e fare il suo perfetto contrario? Se si considera la vita separata dalla sopravvivenza perché tanto questa separazione rende comodo il fatto di sommergere nella sicurezza del bisogno, piuttosto che inoltrarsi nella selva oscura della libertà desiderata e

inafferrabile?

Allora reinventarsi potrebbe divenire un tentativo tutto da esplorare. La lotta contro l’oppressione non è che una minima parte dell’incombenza insurrezionale che vuole prendersi ciò che è inaudito: la vita. Siamo sempre troppo giovani per aspettare, le nostre esistenze sono troppo brevi e non sono mai state così tante le teste dei tiranni da oltraggiare e i loro regni da distruggere. A divenire merce spendibile nelle false coscienze è l’opinione buona per tutte le stagione e per calmare gli animi: il realismo. Ma le mie idee, il mio corpo, le mie azioni non sono quelle di ieri, non saranno uguali nel domani e non appartengono a nessuno se non a me stessa, perché penso e sento. Di già coniato sulla moneta, di già identificato sulla merce, di già programmato nelle infrastrutture, di già urlato dalla cattività, di già disegnato nell’arte e di già scritto su tantissimi fogli imbrattati, nascosta dietro gli imperativi del vivere quotidiano, c’è solo la schiavitù che ci pone in un vincolo del tutto totalitario: indugiare nel futuro.

I dominatori del tempo e i censori dello spazio vogliono imporre a tutte e a tutti la propria misura. Solo le nostre pretese smisurate possono divenire l’ordigno indispensabile per stravolgere tutto l’abbrutimento di questo mondo. Può sempre accadere qualcosa, al di là dell’insignificanza generalizzata e dell’astrazione alienante.

Senza prendere appuntamento con nessuno, stringendo per mano l’imprevedibile, godendo all’infinito per incarnare ciò che più di lontano esiste dalla tecnologia: l’appassionante bellezza della vendetta.

(Dardi, n. 8)

DI TRALICCI E ORO NERO

Diffondiamo da: infranero.xyz

«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati»
(Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)

E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza.
Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto.
Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio.
Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli.
Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE IPOGEO [14 APRILE 2026]

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Oggi si è tenuta la prima udienza del processo sulla manifestazione del 17 maggio 2025 a Catania, che ha portato all’arresto di tre persone, due tutt’ora in carcere ed una adesso ai domiciliari. Il PM dopo un’arringa claudicante, contraddicendosi tra la necessità di corroborare il reato di devastazione e saccheggio e l’opportunità di isolare gli/le imputatx dal resto del corteo, per rafforzare la nota tesi dei buoni e dei cattivi, ha richiesto pene complessive per 36 anni contestando reati come devastazione e saccheggio, interruzione di pubblico servizio, lancio di materiale pericoloso, resistenza, oltraggio, rapina e lesioni personali.
Nel corso della prossima udienza, che si terrà il 21 aprile, verranno sentite le difese di alcunx imputatx.
LUIGI & BAK LIBERX!
LIBERX TUTTX!

MILANO: AGGIORNAMENTI DELLE ULTIME SETTIMANE DAL CPR DI VIA CORELLI

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Torniamo a ribadire quanto sia invivibile la vita dentro a un CPR per non assuefarci alle manifestazioni del razzismo di stato nella sua quotidianità.
E quindi lo ripetiamo ancora: al Corelli il cibo è immangiabile, tanto da rendere sfumato il confine tra rifiutare il cibo come protesta, per puro disgusto, o per autotutela, dato che chi sceglie di mangiarlo poi spesso sta male per questo; le persone non vengono curate quando ne hanno bisogno; la risposta a qualsiasi atteggiamento che rischia di arrecare disturbo è l’isolamento, oppure una siringa per calmarti, o ancora un pestaggio, se non una combinazione di tutte e tre le cose.

Il sadismo della struttura non si ferma davanti a nulla: anche persone con gravi problemi di salute fisica e mentale vengono rinchiuse e addirittura se ne trovano tra le mura infami del Corelli alcune che erano state dichiarate non idonee al trattenimento in altri CPR d’Italia.

Continuano anche le deportazioni: nel mese di marzo sono state tre per l’Egitto su voli charter, a cui si aggiungono quelle sui voli di linea per la Tunisia e il Sud America.

Tra sporcizia, docce che non funzionano o che sono così ustionanti da renderle inutilizabili, persone recluse che dormono per terra e le cure più basilari che vengono negate, lo stato ribadisce nei singoli dettagli quotidiani che le vite delle persone migranti valgono solo quando è possibile sfruttarle silenziosamente sul posto di lavoro o per gonfiare le tasche di qualche improbabile cooperativa ‘sociale’.

Ma anche nelle ultime settimane a questa violenza si reagisce con atti di ribellione che assumono varie forme: un fuoco viene acceso, le battiture risuonano assordanti per dare sfogo alla rabbia, c’è chi inzia uno sciopero della fame o si ferisce per farsi sentire. L’esito di queste azioni è spesso imprevedibile: ingerire una batteria può aprirti un’occasione di libertà, oppure può accelerare la tua deportazione.
Infatti, l’arbitrarietà con cui vengono decise la liberazione e la deportazione fa sì che anch’esse diventino strumenti di gestione per la pacificazione del centro.

Al Corelli, così come in ogni gabbia, la vita è invivibile.
E se le giornate dentro scorrono statiche e in attesa, a muoversi rapidamente sono invece i lavori per ampliare questa struttura sadica e mortifera.

Sempre solidalx con chi si ribella
Fuoco ai cpr ⚡️⚡️⚡️

CAMPOBASSO: PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ PER L’UDIENZA DI AHMAD SALEM

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14 APRILE ORE 11:30
Davanti il tribunale di Campobasso

Presidio di solidarietà per il processo di Ahmad Salem, ragazzo palestinese arrestato la scorsa primavera dalla digos di Campobasso e tuttora detenuto nel carcere di Rossano in Calabria, in attesa di giudizio, perché, secondo le “autorità” italiane,  alcuni contenuti presenti sul cellulare e diffusi online, configurerebbero una forma di incitamento alla violenza e di propaganda “estremista e terrorista”.
Il caso di Ahmad evidenzia, per tutt  noi un nodo centrale: le “autorità” italiane agiscono sistematicamente violenza razzista e islamofoba, sfruttando gli strumenti sempre più sofisticati delle repressione istituzionale.
L’uso della detenzione preventiva in casi come questo significa inviare un messaggio chiaro: il dissenso diventa pericoloso e la verità può essere criminalizzata se mette in discussione interessi di potere o alleanze politiche, SOPRATTUTTO SE SEI UNA PERSONA PALESTINESE.

AHMAD LIBERO
TUTTX LIBERX
PALESTINA LIBERA

Per più info ecco il link del canale telegram di aggiornamenti https://t.me/+Cm-k0GPrSo83NGI0

BOLOGNA: ESITO DELL’UDIENZA PRELIMINARE PER IL CORTEO DI GENNAIO 2023 IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO

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Il 10 aprile a Bologna si è tenuta l’udienza preliminare per 16 compagnx anarchicx sul corteo in solidarieta’ ad Aldredo Cospito, contro 41 bis ed ergastolo ostativo di gennaio 2023 a Bologna.
L’esito dell’udienza a portato l’assoluzione di tuttx x imputatx per tutti i capi d’accusa. Seppur lieti di questa notizia, il pensiero va ad Alfredo, ancora imprigionato nell’infame regime di 41bis.
Per un mondo senza carceri e carcerieri!