FIRENZE: CORTEO AL CARCERE MINORILE [25 APRILE]

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❗❗❗PARTENZA DEL CORTEO SPOSTATA IN PIAZZA DEL CARMINE❗❗❗

Il 25 aprile 1945 ci liberavamo dal fascismo. Eppure come sappiamo il fascismo non ci ha mai lasciatǝ. Italianità, securitarismo e criminalizzazione è il mantra di questo governo fascista (che peraltro prosegue sul tracciato dei precedenti). Mentre il mondo capitalista sprofonda nella crisi perpetua e nelle guerre genocidarie e coloniali, la povertà, la disoccupazione e il lavoro precario avanzano a spese dellǝ giovani, dellǝ migranti, delle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.
E la risposta alla giusta rabbia di chi si vede emarginatǝ e spogliatǝ di tutto è un’ulteriore criminalizzazione. Fin da giovanissimǝ ci insegnano ad avere paura delle autorità, a tenere a freno le domande, a imparare nozioni a memoria, a subire senza reagire. Il nostro futuro ci viene rubato dalle industrie belliche, dalla scomparsa dei diritti umani e dalla desertificazione sociale e ambientale e noi dovremmo restare sedutǝ compostǝ dietro i banchi?

Negli ultimi anni la repressione delle persone giovani è aumentata sempre di più, anche grazie alla narrazione tossica dei media su “maranza” e “baby gang”. Con il decreto Caivano del 2023 sono aumentate le pene per molti piccoli reati, con il risultato di rinchiudere più giovani e giovanissimǝ dietro le sbarre. Non dimentichiamo, inoltre, il coraggioso protagonismo dellǝ minori stranierǝ non accompagnatǝ nelle mobilitazioni per la Palestina dei mesi scorsi. Ora pagano un prezzo più salato di altrǝ perché è più facile reprimere chi già è ai margini della società.
Ogni struttura detentiva lascia ferite indelebili, ma il carcere minorile è particolarmente crudele perché tarpa le ali a chi sta per spiccare il volo alla scoperta della vita. Simboleggia l’accanimento dello stato contro chi subisce un sistema malato architettato da altri e non riesce a trovarvi il proprio posto.

Libertà significa abolire ogni gabbia e ogni confine.
Per questo il 25 aprile 2026 vogliamo portare un po’ di rumore e solidarietà sotto il carcere minorile in Via Orti Oricellari 18, una struttura fatiscente e spesso sovraffollata.
Ci troviamo alle 14:00 in piazza Santo Spirito e partiamo in corteo verso il minorile, poi torneremo in Santo Spirito per convergere con il corteo antifascista.

Per tutte le realtà e persone interessate a organizzare insieme il corteo e a discutere di repressione dellǝ minori, appuntamento lunedì 20 aprile alle ore 19:00 all’occupazione di via del Leone 60/62
C.A.N.I.

FORLÌ: ANCORA SUL PROGETTO ERiS!

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LUNEDÌ 27 APRILE 2026, FORLÌ, serata di contro-informazione sul “Progetto ERiS”.

ORE 20:30, VIALE ROMA 275 (adiacente la chiesa di S. Giovanni B.), Quartiere Ronco, Forlì.

Forse non tutte e tutti ancora sanno che nel quartiere Ronco, giù gravato dall’areoporto civile e dalla caserma De Gennaro (i cui soldati vanno in giro per il mondo a fare la pace coi carriarmati), il Comune di Forlì avrebbe approvato la costruzione di una fabbrica di componentistica per nano-satelliti.
Queste tecnologie sofisticatissime (prodotte, tra le altre, da Thales e Leonardo, colossi mondiali dell’industria di guerra) sono, per intenderci, indispensabili alla nuova guerra hi-tech che vediamo tutti i giorni sui nostri schermi: possiamo accettare che una cosa del genere succeda a “casa nostra”?!

Ne parliamo con la giornalista e attivista Linda Maggiori che farà una panoramica su che cos’è il progetto, sullo stato attuale dei lavori e sul perchè questo progetto incontra la nostra ferma opposizone.

CESENA: PRESENTAZIONE DELLA FANZA “SBI-LANCIO – PAROLE E IMMAGINI DI UNA LOTTA ANCORA DA FINIRE CONTRO 41BIS ED ERGASTOLO”

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DOMENICA 19 APRILE 2026 / allo Spazio Libertario “Sole e Baleno”, via Sobborgo Valzania 27, Cesena.

Ore 17:30 Presentazione della fanza “SBI-LANCIO – Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo.”

A seguire aperitivo.

https://spazio-solebaleno.noblogs.org

PRESIDIO SOLIDALE SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI BRINDISI

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Presidio solidale sotto le mura del carcere di Brindisi – Sabato 11 aprile alle ore 11:00 affinché la solidarietà tra persone libere e detenute possa varcare la soglia di quelle mura!

Per la stragrande maggioranza delle persone il carcere è un universo sconosciuto. Il carcere fa schifo. Per nessuna vita c’è dignità nell’essere rinchiusa tra le sbarre.
Nello specifico, dall’amministrazione penitenziaria italiana alle singole galere, guardiamo e viviamo carceri, dirigenti, politici, che blaterano di rieducazione e reinserimento nel migiore dei casi ma sono sempre più evidenti le sue peculiarità nel modo di trattare e torturare lx detenutx.
Da qui la necessità di parlarne, di convocare presidi e manifestazioni sotto le carceri, perché crediamo che sia urgente rompere il muro dell’indifferenza, della diffidenza e dell’omertà che avvolge gli istituti di detenzione, affinché si possa fare luce sulle brutali condizioni detentive nelle carceri italiane, tra morte per mancanza di cure e suicidi (79 nel 2025), sovraffollamento cronico, assenza totale di assistenza sanitaria e di cura affettiva, mancanza di attività ricreative, sportive e di formazione e lavoro.

Le carceri non solo non “riabilitano”, ma escludono ulteriormente i detenuti dalla società, imponendo loro uno stigma e marchiandoli a vita. I luoghi di detenzione sono uno strumento dello stato per tenere rinchiuse le “classi pericolose”, ovvero persone povere, migranti, tossicodipendenti, militanti ed attiviste politiche, e tuttx coloro che hanno preferito correre il rischio di infrangere la legge piuttosto che rinunciare alla propria dignità.
Per il governo Meloni e più in generale per i governi degli ultimi 25 anni, la legislazione d’emergenza attuata attraverso i “decreti sicurezza”, l’innalzamento delle pene, la creazione di nuove fattispecie di reato, la repressione penale sempre più diffusa e il carcere, hanno assunto un ruolo centrale in una strategia d’azione volta a silenziare e invisibilizzare le soggettività marginalizzate e a reprimere ogni forma di dissenso, attraverso la costruzione di paure sociali che generino la percezione di una permanente “emergenza sicurezza”.

Sabato 11 sotto il carcere di Brindisi costruiamo un ponte tra chi sta fuori e chi è dentro, salutiamo! mettiamo musica! raccontiamo storie e dediche a chi è dentro. Porta tanta rabbia e voglia di libertà!

FUOCO ALLE GALERE! LIBERTA’ PER TUTTX!

BERLINO: PRESENTAZIONE DI “HAIKU SENZA HAIKU”

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Presentazione del progetto “Haiku Senza Haiku” e del nuovo appello internazionale “Radici e Radicalità”, nato dal dialogo cartaceo tra Miguel Peralta, anarchico detenuto cinque anni nelle carceri messicane, oggi in giro da qualche parte nel mondo, ma ancora sotto processo e Juan Sorroche, compagno prigioniero in quella che ancora chiamiamo Italia.

03.04.2026
h. 18
Wildenbruchstrasse 24
Soli dinner and talk reading

05.04.2026
h. 16
Infoladen Sherer 8
13347
Live acustic music, snack, frei alcol drinks

PER SARA, PER SANDRONE. MORTI COMBATTENDO PER LA LIBERTÀ

Nella notte tra il 19 e il 20 Marzo 2026 perdono la vita Sara e Sandrone, in seguito all’esplosione accidentale di un ordigno avvenuta in un casolare nel parco degli Acquedotti a Roma.

Ci sono ragioni di vita così profonde, che spingono a immaginare di mettere in gioco tutto. Ragioni di vita che sono contenute in uno sguardo complice, nel silenzio di un casale, prima che un boato frantumi la notte.
Di fronte all’ordine che ci soffoca, Sara e Sandrone hanno fatto una scelta, quella di combattere senza riserve. Nostri compagni di sempre che ricordiamo con fierezza.
Perché quando la società che ci incarcera impedisce la stessa possibilità di alzare la testa, quando la guerra degli Stati imperversa massacrando intere popolazioni, la violenza liberatrice non è più un’opzione, ma la sola via percorribile.
Questo Sara e Sandrone lo hanno sempre saputo. Come una ragione di vita.

Per Sara, per Sandrone morti combattendo per la Libertà!
Per l’Anarchia

 

ROMA: FUORI ALFREDO DAL 41 BIS [18 APRILE]

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Quelle carceri sono delle prigioni di guerra. Fuori Alfredo dal 41bis!

La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria.
La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite.
Lo stato permanente di preparazione alla guerra, in cui siamo immers da quattro anni a questa parte, è il risultato di un adeguamento dell’agenda e della propaganda dello Stato. Autoritarismo, tagli alla spesa pubblica, militarizzazione della società, guerra ai poveri, patriarcato, leggi razziste, detenzione amministrativa (CPR), ma soprattutto, la feroce celebrazione di tutto ciò, rappresentano l’impalcatura economica e culturale a cui stanno abituando la popolazione. I poveri sono individui in eccesso da confinare fuori il consesso sociale. Le persone dissidenti sono nemic da combattere, il conflitto sociale terrorismo. L’imperativo è legge e ordine, o prigione.
Ed è per questo che è appropriato considerare le carceri come delle vere e proprie prigioni e le persone detenute vere e proprie prigioniere di una guerra che, pur non avendo ancora fatto esplodere bombe in questo angolo di mondo, impone la necessità preventiva di serrare i ranghi per scoraggiare e disincentivare non solo il conflitto sociale ma ogni forma di opposizione.
Quelle carceri sono delle prigioni per Anan, condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto palestinese che ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione israeliana; sono delle prigioni per Tarek Dridi, condannato per reato di resistenza all’interno della manifestazione del 5 ottobre 2024; sono delle prigioni per Ahmad Salem, in regime di Alta Sicurezza solamente per aver visionato dei video rintracciabili da chiunque sul web ma ritenuti dagli inquirenti prove della preparazione all’uso di ordigni per il compimento di atti con finalità di terrorismo.
Per Alfredo, per l’abolizione del 41bis, per tutte le persone prigioniere, per la diserzione da ogni guerra, per lo smantellamento dell’apparato militare e dell’ideologia militarista e patriarcale, per tutte le persone colpite dalla repressione per aver agito in solidarietà con la Palestina.
Facciamo appello a coloro che tre anni fa hanno preso una posizione, a quella parte di società che in questi anni è scesa in strada per la Palestina, e che di fronte alle ingiustizie non è solita tacere.

Il 10 aprile assemblea pubblica a Roma.
Il 18 aprile saremo in strada a Roma per Alfredo.

Quelle carceri sono delle prigioni di guerra
Fuori Alfredo dal 41bis

Libertà per tutti e tutte

FORLÌ: CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! SALUTO AL CARCERE

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Per rompere l’isolamento di chi è rinchiusx, per non dimenticare che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio che rinchiude ed elimina chi gli è scomodx o contrarix!

Lunedì 30 marzo (data della sentenza sull’opposizione all’archivizione per il massacro del carcere Sant’Anna di Modena, nel marzo 2020) ore 18:00 Carcere la Rocca, Forlì, lato viale Corridoni.

*****

L’8 marzo 2020 lo Stato italiano ha inaugurato l’esperimento sociale securitario della pandemia con la strage più sanguinosa nelle carceri di tutta la storia repubblicana: 14 morti, subito etichettati come tossici e subito dimenticati. Il 30 marzo 2026 ci sarà l’esito del ricorso fatto dai familiari delle vittime del carcere Sant’Anna di Modena, dove ne hanno ammazzati 8, contro l’archiviazione del caso. Al di là di risvolti giuridici – perchè per noi chi spedisce la gente in galera e poi prova a darsi un tono democraticamente accettabile con la farsa della “giustizia” è comunque complice di oppressione e di morte – ci pare fondamentale non lasciare che la strage del Sant’Anna (così come le botte, le torture, le sevizie in tanti carceri lungo tutto il Bel Paese ogni giorno) non venga dimenticata, nè perdonata. Inoltre, ci pare importante tornare a parlere di galera e parlarne con chi se la vive, da reclusx ma non solo, perchè lo Stato italiano continua ad armarsi di strumenti legali per sbattere sempre più gente in galera (pacchetti sicurezza, decreti Cutro e Caivano etc.) in previsione di anni di incandescenza sociale, visti il presente di miseria e tristezza in cui ci troviamo e il futuro di fame, guerra e catene sempre più vicini. Il carcere è l’espressione massima di una società ingiusta, che prima ti condanna ad essere un emarginatx, unx stranx, unx poverx, unx sconfittx, un alinex, un delinquentx, un terrorista e poi ti condanna a startene in gabbia, per non disturbare il banchetto del libero mercato, del patriarcato, della democrazia con il manganello che pattuglia le strade. Il carcere è un buco nero nella nostra società, e così lo vogliono i governanti: luoghi che devono incutere timore, eterno ricatto per chi sogna di evadere dagli schemi, chi vuole infrangere la pace sociale fondata sulla diseguaglianza strutturale; al suo interno marciscono individui che ci dipingono come mostri, quando chi bombarda e stermina e se la ride pure in mondovisione, fa il presidente o il ministro.

Il 4 Maggio ci sarà inoltre il rinnovo o il rifiuto del regime di detenzione 41bis per il compagno anarchico Alfredo Cospito che il potere vuole utilizzare come monito per tuttx lx compagnx che non si rassegnano: murare vivo lui, primo anarchico nella storia d’Italia in questo regime carcerario infernale, per terrorizzarci tuttx. La lotta di Alfredo, con quasi 6 mesi di sciopero della fame, ha fatto scoprire al mondo intero l’infamia del 41bis e le strade, in quei lunghissimi mesi, si sono incendiate, di giorno e di notte, di rabbia e di solidarietà. Oggi lo Stato si vendica e condanna compagnx solidali che si sono battutx in quei giorni febbrili, con pesantissime richieste di anni di galera (chiesti, per esempio, fino a 12 anni, a Torino, nell’operazione City).
Scendiamo in strada anche per lui e per tuttx lx compagnx prigionierx nel mondo, nostrx fratelli e sorelle, colpevoli del più bel delitto mai sognato e mai commesso, la libertà!

Fino a che di ogni galera non resteranno che macerie!!

BOLOGNA: SULL’INIZIO DEL PROCESSO PER LA MOBILITAZIONE IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO DURANTE LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO IL 41BIS E L’ERGASTOLO

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Condividiamo con voi queste righe di aggiornamento su uno dei processi per la mobilitazione a fianco di Alfredo, con lo stomaco chiuso e una forte stretta al cuore per la morte di Sandro e Sara avvenuta nella notte di giovedì 19 marzo. Due compagni anarchici che se ne sono andati da un mondo in cui ci sarebbe invece sempre più bisogno di cuori sinceri, di sguardi attenti e di mani generose.
Con fermezza e senza indugio ribadiamo la nostra solidarietà e complicità con tuttx lx ribelli e rivoluzionarx che lottano ogni giorno contro lo Stato che reprime, tortura e uccide; contro un sistema guerrafondaio e mortifero e i suoi aguzzini.
Sempre al fianco di chi lotta, di chi trama nella notte!

Fuoco a ‘sto mondo infame!
A Sandro e Sara, per l’anarchia!

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Mercoledì 18 marzo presso il tribunale di Bologna si è tenuta la prima udienza a carico di 6 compagnx per 3 fatti avvenuti prima e durante i mesi di mobilitazione in solidarietà al compagno anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame (danneggiamento di un cantiere durante l’occupazione di una gru, danneggiamento di impianti informatici per due ripetitori andati in fiamme, e l’interruzione di una messa).
È stata discussa la lista testi della difesa, in cui figura anche Alfredo; la giudice ha rinviato all’8 aprile per comunicare la propria decisione in merito. Per la prima udienza abbiamo chiamato una presenza dentro e fuori dall’aula di tribunale e letto degli stralci di una dichiarazione che riportiamo per intero qui sotto, per ribadire la nostra solidarietà e complicità con Alfredo, con tuttx coloro che hanno lottato e che lottano contro il regime di tortura del 41bis, e tutte le galere di questo mondo infame.

DICHIARAZIONE LETTA IN AULA DA 6 COMPAGNX SOTTO PROCESSO A BOLOGNA

I fatti per cui oggi veniamo portati al banco degli imputati riguardano la campagna di solidarietà che si attivò su scala internazionale a cavallo tra il 2022 e il 2023 in sostegno ad Alfredo Cospito, prigioniero anarchico rinchiuso nel regime di 41bis dal maggio 2022 che intraprese uno sciopero della fame di 6 mesi contro questo istituto detentivo e l’ergastolo ostativo.
Condannato a 23 anni, insieme ad Anna Beniamino condannata a 18 anni, per strage politica -il reato più grave previsto dall’ordinamento italiano- pur in assenza di morti e feriti. Diversamente da quanto accaduto per piazza Fontana (17 morti), per la stazione di Bologna (85 morti), per piazza della Loggia (9 morti e 102 feriti), per gli innumerevoli attacchi razzisti (ricordiamo in particolare quello di Castelvolturno del 2008, 8 morti): in nessuno di questi casi la strage politica è comparsa tra i capi di imputazione. Né è mai stato scomodato questo reato per le migliaia di morti sulle coste mediterranee o per le centinaia che ogni anno si verificano sul posto di lavoro -queste sì, vere e proprie stragi prodotte da decisioni politiche deliberate e omicide. E perché? Non certo perché i fatti non si accordassero al codice. È semmai questa la conferma di una verità ben nota, che il codice è strumentale, proprio come le stragi, quelle vere e indiscriminate. Entrambi strumenti, a intensità diversa, con cui uno Stato ipocrita colpisce chi lotta o spaventa la popolazione, riducendola a chinare la testa, a non partire, a lavorare in silenzio, ad accettare le strette autoritarie.

La contemporaneità bellica e le conseguenti strette repressive di cui siamo testimoni ce lo rendono sempre più evidente, ecco perché per noi continuare a lottare è più che mai necessario.
E lo facciamo prendendo parola in quest’aula, perché vogliamo dare ancora voce a chi lo Stato vorrebbe mettere a tacere attraverso un regime carcerario di tortura, la cui natura è stata resa evidente al mondo intero grazie alla lotta di Alfredo.
In quei mesi tanti prigionieri e prigioniere aderirono allo sciopero della fame di Alfredo, altri mostrarono la loro solidarietà rinunciando a benefici o come era loro possibile. Questa coraggiosa lotta ha fatto emergere un ampio e determinato movimento di solidarietà anche fuori dalle carceri.
Raramente, negli ultimi decenni, il sistema carcerario, i suoi dispositivi punitivi, la sistemica violenza di cui è permeato e l’arbitrarietà delle sue regole sono stati analizzati, criticati e contestati anche fuori dai contesti militanti. Questa mobilitazione, invece, ha coinvolto un ampio settore di
società: la mobilitazione studentesca, come la presa di parola e la partecipazione attiva di organizzazioni, associazioni e soprattutto di migliaia di individui hanno rappresentato un’assunzione di consapevolezza con pochi precedenti. L’obiettivo, da parte di questa molteplicità di voci, non era fare pressioni per spingere a riformulare le basi giuridiche di un istituto detentivo, bensì sancirne la fine.

L’eterogeneità di pratiche con cui questo corpo in mobilitazione si è speso è evidente, non serve un tribunale per stabilirlo. Il dato che conta -e che non si può cancellare- è che ha fatto vacillare chi si era così zelantemente prodigato nel rendere giuridicamente possibile l’applicazione del 41bis ad Alfredo. Come scrivemmo in un volantino in quei mesi, “Da una cella di 41bis un anarchico fa tremare lo Stato”. Niente di più vero e nessuna risposta diversa da ciò che ci si poteva aspettare: lo Stato ha mostrato i muscoli e ha azionato la ghigliottina.
Se in tutta Italia è stata attivata la macchina repressiva contro moltissime voci e azioni che hanno accompagnato la lotta di Alfredo Cospito, è perché i motivi di quella lotta sono particolarmente scottanti per lo Stato italiano. L’Istituto dell’antimafia fa parte dei miti fondativi della seconda Repubblica e le sue declinazioni pratiche vengono raramente messe in discussione, nonostante l’evidente fallimento nel contrastare un sistema che resta profondamente intrecciato a quello dello Stato. Sistema sia di potere che economico, al Nord come al Sud.
All’interno dei dispositivi di ingiustizia, arbitrarietà e violenza di cui è dotato il sistema punitivo della giustizia italiana, il 41 bis e l’ergastolo ostativo sono due strumenti di tortura.
E non si tratta di un artificio retorico, ma di un’analisi sostanziale dell’utilizzo di questi istituti, partendo proprio dal significato letterale del termine, che – citando la Treccani – si riferisce a “varie forme di coercizione fisica applicate a un imputato […] allo scopo di estorcere una confessione o altra dichiarazione utile all’accertamento di fatti non altrimenti accertati, dei quali si debba tener conto nel definire il giudizio”.
L’esempio principe del mafioso che scioglie il bambino dell’acido, fonte di giustificazione populistica di infinite nefandezze, ci parla chiaro: il responsabile, condannato anche per altri omicidi, restò in regime di 41 bis per 4 anni per poi essere liberato. Perché fu liberato? Perché scelse di collaborare con lo Stato.
Tuttora – e dai primi anni novanta ad oggi – diverse centinaia di detenutx sono in 41 bis, sottoposti all’isolamento quotidiano e affettivo, allo stigma sociale che ricade anche sui loro affetti, alla deprivazione sensoriale e molti di loro al fine pena mai. Una condizione cinicamente e scientificamente pensata e realizzata al fine di annichilire la persona.

L’origine geografica di coloro a cui viene prevalentemente applicato il 41 bis, inoltre, ci dice chiaramente cosa significhi, oltre le statistiche, il mai estinto approccio coloniale nei confronti del Sud Italia: un ragazzo di 20 anni arrestato per spaccio nel nord Italia difficilmente entrerà in questo regime carcerario, al quale invece verrà quasi sicuramente sottoposto un suo coetaneo del sud, già dalla fase di arresto cautelare.
Ma sarebbe ingenuo limitarsi alla condanna di tale approccio coloniale senza evidenziare il profondo, inscindibile legame esistente tra gli apparati dello Stato che si servono di questa gente, dal pesce piccolo al pesce grosso, e il Sistema di cui essi fanno parte. Il 41 bis nasce come discarica in cui lo Stato getta tutti i pesci che deve fare fuori dopo essersene servito, la tomba per vivi in cui rinchiude chi non deve più poter parlare e da cui si può uscire solo sancendo un patto di collaborazione con il proprio aguzzino. La natura intrinsecamente violenta di questo regime carcerario squisitamente democratico, trova poi la sua estensione nella possibilità di essere applicato al nemico interno, ossia ai “prigionieri politici”, siano essi comunisti (come Lioce, Morandi e Mezzasalma, in 41 bis dai primi anni 2000) o anarchici (come Alfredo Cospito). Per loro, ricordiamolo, l’unica via d’uscita da questo regime di tortura, è l’abiura delle proprie idee, cioè dei propri percorsi di lotta e di vita, sostanzialmente di se stessi. A tanto arriva la democratica violenza dello Stato: deprivare il fisico e la psiche del prigioniero per minare le sue convinzioni qualora esse non siano allineate con il pensiero unico o, ancor peggio, dichiaratamente sue nemiche.

Con la stessa facilità con cui il genocidio del popolo palestinese è passato dall’essere un evento mainstream a un rimosso collettivo, anche la violenza del 41bis, seppur in scala 1:100 a confronto, è velocemente tornata sotto il velo di silenzio in cui giaceva prima della mobilitazione a cui abbiamo fieramente preso parte.
Sintomo dei tempi?
Fa paura, a fronte dello stato di guerra e di polizia in cui stiamo precipitando, pensare alla possibile ulteriore estensione di questo istituto detentivo. Non serve essere antagonisti, anarchici o chicchessia per prenderne coscienza. Sarebbe molto spiacevole dover affermare un giorno “l’avevamo detto”: proprio per questo non siamo disposti a chiedere scusa per aver lottato al fianco di Alfredo e affermiamo con decisione la nostra simpatia, complicità e solidarietà verso qualunque azione fatta nel mondo in quei mesi di sciopero della fame a fianco di Alfredo Cospito e degli altri prigionieri e prigioniere per contrastare il 41bis e la nostra solidarietà verso il popolo palestinese che con estrema tenacia, resiste e trova nella resistenza la sua ragion d’essere.

Imputate e imputati


Testo in pdf: dichiarazione Bologna