FORLÌ: LAVORIAMO PER LA GUERRA!

Diffondiamo:

Domenica 25 gennaio una decina di persone vestite con delle tute con i loghi di Leonardo Spa e Thales Alenia Space hanno distribuito, durante il carnevale dell’Aeroporto al quartiere Ronco di Forlì, un volantino contro il Progetto ERiS, Emilia Romagna in Space. Il Progetto ERiS è un’iniziativa che mira a raggruppare aziende che operano nel settore militare per realizzare un nuovo polo aerospaziale. Un progetto che va contrastato!

Qui trovate il testo del volantino e alcune foto:
https://noeris.noblogs.org/2026/01/26/lavoriamo-per-la-guerra/

Il sito noeris.noblogs.org si propone di fare controinformazione sul progetto “Emilia-Romagna in Space” a Forlì.

Chi alimenta la guerra non va lasciato in pace!

L’ISTINTO BRIGANTE. APPUNTI SU 270 BIS E LUCANIA

Diffondiamo:

Quello che segue vuole essere un abbozzo non esaustivo su un’operazione repressiva avvenuta nel territorio lucano. Molti temi semplicemente toccati o citati andrebbero e meriterebbero più spazio e tempo per essere approfonditi, qui ho solo cercato di restituire come potevo un quadro riassuntivo e un minimo di contestualizzazione per comprendere la natura dei fatti. Ogni parola e pensiero espresso sono frutto della sola esperienza e sensibilità individuale di chi scrive.

Verso la fine di giugno del duemilaventitre, l’alba bussava alle porte vestita da sbirro. Mentre delle case venivano perquisite dall’antiterrorismo di Potenza (tra la Basilicata, Torino, Milano, Sardegna ed Emilia Romagna) dodici persone venivano portate in caserma per una perquisizione informatica e rilasciate dopo otto ore con un foglio di apertura d’indagine nei loro confronti per i reati di associazione terroristica (270 bis) e istigazione a delinquere. A questa son seguiti due anni di limbo nei quali le persone coinvolte son state soggette ad intercettazioni telefoniche e pedinamenti, mentre le proprie vite venivano stravolte e divenivano materiale di studio per le guardie. La scorsa estate arriva così la notifica di chiusura d’indagine, e successivamente lo scorso mese quella per la fissazione dell’udienza preliminare che vi sarà al tribunale di Potenza il 3 marzo di quest’anno.
A conclusione dell’indagine – dalle cui carte si legge essere in realtà iniziata già alla fine del 2020 – si apprende su quali punti poggia l’accusa di 270 bis: propaganda anarchica , ricerca sul web o pubblicazione di materiale inerente alla lotta di Alfredo, striscioni e cartelli apparsi in vari centri in solidarietà con lx compagnx prigionierx, una non meglio precisata apparizione di stendardi inneggiati ad attentati nei confronti di appartenenti alle Istituzioni (riporto come scritto) , scritte su muri, partecipazione a cortei o manifestazioni non autorizzate e non pacificate, l’organizzazione di benefit e il possesso di una cassa di solidarietà (che qui diviene prova di un finanziamento volto ad alimentare questa sedicente associazione) e non ultima il danneggiamento di un impianto di stazione microsismica appartenente all’Eni.
Dalla zuppa di righe e parole cotta da guardie e PM si può dedurre come questa sia stata l’ennesima operazione repressiva agita come risposta repressiva alla solidarietà nei confronti di Alfredo, andando difatti a mutuare strumenti sperimentati sulla pelle di altrx compagnx e la medesima retorica deviante e psichiatrizzante nei confronti di chi cerca di non subire il dominio ma rivoltarsi ad esso e combatterlo (mi riferisco qui ad una certa terminologia psicologica usata per descrivere condotte e comportamenti che sempre più vanno a delineare anche attraverso la profilazione degli individui profili di devianza sociale). D’altro canto è un’operazione che nasce e prende respiro anche e soprattutto per lotte specifiche sul territorio lucano. Difatti nelle carte vengono citati i due spazi occupati che vi erano a Potenza e Matera, i vari collettivi e gruppi di affinità che vivevano e lottavano in queste latitudini, varie lotte tra cui quelle al CPR di Palazzo S. Gervasio e quella contro la trivellazione e la distruzione delle nostre terre e non ultima la scena punk hardcore locale (Make punk a threat again!).
E tale operazione si pone in un momento storico dove la Basilicata si ritrova ad essere un territorio ridotto all’osso, spopolato, immiserito, devastato, espropriato, oppresso e soffocato da anni di capitalismo coloniale e selvaggio. Sempre più trasformata in una bidonville, da dove estrarre e spremere, dove bruciare e seppellire. Un territorio invaso dall’eolico e da pannelli solari, interessato da trivellazioni, espropriato delle proprie fonti di acqua sempre più acquistate da multinazionali – come la Coca-Cola, da dove si prende il gas e l’idrogeno, un luogo dove una ruralità immiserita cozza con le varie sperimentazioni tecnologiche che avvengono nelle istituzioni totali della regione (ospedali e carceri in primis) la quale sempre più tende ad “emanciparsi” – goffamente – dal proprio passato per stare al passo con il progresso. E ciò è evidente anche nei processi di mediatizzazione e spettacolarizzazione del territorio, ridotto a gioiellino turistico per soddisfare la fame di esotico di ricchi turisti che ormai assaltano le coste e i piccoli borghi, sfigurandoli e soffocandoli tramite processi di gentrificazione. Turisti che vengono a cibarsi di una cultura e storia contadina rese mero fenomeno folkloristico mercificabile e consumabile. Nel frattempo le conseguenze di tali saccheggi, avvelenano vite, corpi e territori. Mentre da un punto di vista repressivo questa diviene sempre più territorio di frontiera, confine interno e confino politico.
A queste latitudini il sole illumina un macabro spettacolo del potere privo di ombre e mentre il muoversi di un filo d’erba al vento chiama alla libertà, lo sguardo si scontra subito contro un teatro d’oppressione fatta di rimosso e rimozione. Eppure è proprio nella non accettazione di un certo modo di vivere e di relazionarsi al mondo che nasce questa esigenza, questo spirito e questo desiderio di rivolta. Rivolta che ha animato questi territori nei vari secoli tra insurrezioni, banditismo sociale e brigantaggio, oltre che ai vari movimenti contadini di occupazione delle terre. Tracce di vita in rivolta che han scritto una ricca storia di lotta di classe contro i diversi padroni che si son dati il cambio nel dominio di queste terre. E non c’è da meravigliarsi se in territori così influenzati dalla magia si finisca per crescere con il desiderio di far sì che a cambiare sia la vita stessa creando dal niente piccoli focolari di autogestione e solidarietà. Perché lì dove c’è del vuoto, quel vuoto va colmato con i nostri sogni, legami e tensioni.
E checché ne voglia lo Stato coloniale, questi dialetti sovversivi e questo istinto brigante vanno già costruendo vite e tensioni rivoltose tessendo altre storie di lotta e libertà; perché quei gesti, quei linguaggi e quei sogni di libertà continuano a vivere in noi e attraverso il nostro agire; come una tamurriata sediziosa che accompagna il passo del cuore.

Solidarietà ad Anan, detenuto nel carcere di Melfi
Solidarietà allx compagnx arrestatx per l’op. Ipogeo e allx imputatx per il carnevale no Ponte per essersi oppostx all’ennesimo progetto coloniale
Solidarietà ad Alfredo, Anna, Juan, Stecco, Ghespe e a tuttx lx compagnx detenutx.
Solidarietà con le reclusx nei CPR.
Solidarietà a tuttx lx oppressx che disertano, si rivoltano, sabotano e distruggono questo mondo.
Che sia la fiamma delle nostre passioni a far cenere di questo mondo di morte!

Un anarchico lucano

UNA RIFLESSIONE SU “HARRY” da la redazione della neonata rivista IL MOVENTE

Diffondiamo:

“Mari Maruso”, titolo che da mesi si proponeva sul nostro tavolo tra i papabili per questo primo numero, in siciliano, vuol dire mare agitato/pericoloso. Non potevamo di certo prevedere che giusto una manciata di giorni dopo la fine della stesura definitiva di questa rivista ne avremmo visto un’espressione diretta. O meglio, anche se magari non sono state le nostre parole ad evocarne la tempestività, ci sono tonnellate di studi sul cambiamento climatico che da anni si esprimono inequivocabilmente sull’eventualità che fenomeni del genere si sarebbero manifestati nel Mediterraneo secondo uno schema ben preciso: con l’innalzamento delle temperature del mare vedremo i fenomeni metereologici “estremi”, come i cicloni, con minore frequenza ma di maggiore violenza.

Venti fino a 130 km/h, onde alte fino a 16,6 metri (la più alta mai registrata nel Mediterraneo), una scarica di pioggia che in soli 3 giorni ha fatto precipitare la metà della pioggia che normalmente si registra in un intero anno (in Calabria). Il ciclone “Harry”, che si è abbattuto in particolar modo lungo la costa ionica (e pure in Sardegna) tra il 20-23 gennaio, stando alle prime stime ha provocato danni per almeno 2 miliardi di euro.

È stato un evento epocale che non potevamo ignorare.

Cosa che invece, tolte le testate internazionali più “attente”, è stato derubricato dai più a evento di interesse principalmente regionale. Tra il 22 e il 23 gennaio, quando i danni materiali erano ben più che evidenti, la maggioranza dei notiziari nazionali riportavano marginalmente la notizia in coda a quelle di costume o ignorandola del tutto. In diversi si sono subito ricordati dell’allora presidente del consiglio Giovanni Giolitti che, commentando i primi telegrammi arrivati a Roma sul devastante terremoto che rase al suolo Messina e Reggio Calabria nel 1908, se ne uscì così: «L’ennesima fastidiosa lamentela meridionale per il crollo di qualche comignolo».

C’è un evidente schema che si ripropone anche questa volta: i meccanismi di estrazione di risorse (di vario tipo) attivi nel Meridione e nelle Isole, non solo vanno a braccetto con una narrativa-propaganda solidamente costruita attorno alle “colpe” che ben conosciamo di chi abita questi territori, ma ne hanno un bisogno fondamentale per continuare a riprodursi e approfondirsi.

C’è una sostanziale differenza, molto utile agli interessi dei soliti, nel parlare di arretratezza e malaffare invece che di impoverimento sistematico e deliberato saccheggio. Al di là delle parole, anche di lamentela, sul piano fattuale i “danni” della crisi climatica si moltiplicano esponenzialmente quando si sovrappongono alla “normalità” delle “altre” oppressioni e disuguaglianze – che guarda caso sono proprio quelle che fanno in modo che la megamacchina ecocida continui a funzionare per il profitto/”progresso” dei pochi, anzi pochissimi, contribuendo ad inasprire quella stessa crisi.

Un’ultima cosa. È sicuramente vero che nella società dello spettacolo si attiva una maggiore attenzione quando c’è di mezzo qualche “innocente” che crepa. Meglio se male e meglio ancora se del giusto lignaggio, e c’è chi ha sottolineato che lo scarso interesse su Harry e le sue conseguenze sono dovute anche al fatto che non ci sono state vittime su cui lucrare un po’. Questa cosa è falsa, delle vittime morte crepate male ci sono state eccome. 380 migranti risultano dispersi in mare dopo che 8 “imbarcazioni” sono naufragate nel tentativo di raggiungere le coste italiane nei giorni della formazione di Harry. Una sfortunata coincidenza? Sni.

Potrebbe sembrare un collegamento azzardato, ma se insistiamo nel sottolineare il legame che c’è tra la devastazione e il saccheggio dei territori, la spoliazione delle risorse dei loro abitanti, il regime di frontiera e carcerazione che li attanaglia, le dinamiche di militarizzazione legate all’imperialismo, il cambiamento climatico e le tratte migratorie… l’equazione torna.

Il nostro nemico è un sistema di sistemi, con molte teste e infinite sfumature, e dobbiamo ricordarcelo. Dobbiamo continuare ad insistere nello svelare le sue trame (non poi così tanto occulte ormai), e tentare di spezzarne quanti più fili possibile. Per un motivo molto semplice: è tutto maledettamente collegato e affrontare “una questione alla volta” difficilmente ci porterà a “risolverne” qualcuna.

È doloroso dirlo. Fa oggettivamente terrore provare a tratteggiare anche solo i contorni delle mappe del dominio. Affinché quel dolore afono tipico della rabbia inespressa e repressa – che è tutto tranne che ignorante – non si traduca ancora una volta in rassegnazione e abbandono reciproco dobbiamo alzare la testa, tirarci su le maniche, smettere di chiedere e chiedere e chiedere e impugnare tutte le nostre intelligenze, astuzie e tempeste interiori. E portale fuori.

Non c’è spazio per l’ipocrisia e le mezze verità, né in Sicilia né altrove.

È la guerra sociale.”

— la redazione de IL MOVENTE, fine gennaio 2026

ilmoventerivista@bruttocarattere.org

TREMENDE EDIZIONI: SOUVENIRS D’ANARCHIE. LA VITA QUOTIDIANA AL TEMPO DE “LA BANDA BANNOT”

E’ stato tradotto in lingua italiana e dato alle stampe per Tremende Edizioni “Souvenirs d’anarchie – la vita quotidiana al tempo de “la Banda Bonnot” di Rirette Maitrejan del 1938.

Dalla quarta di copertina:
Dopo la morte di Libertad, nel 1911, Rirette Maitrejan prende le redini, insieme a Victor Serge, de «l’anarchie» e la sede del giornale viene trasferita a Parigi in rue Fessart XIX.  Si trova responsabile dell’organo individualista in un momento in cui i dibattiti sull’illegalismo lacerano il movimento. Appaiono diversi articoli firmati da Serge, o dai suoi pseudonimi, per dimostrare che l’illegalismo non è una buona strategia. Pur facendo parte di questo movimento e ammettendo in teoria alcune inclinazioni illegali, la coppia ne criticò l’attuazione pratica, sostenendo che i rischi fossero sproporzionati rispetto ai benefici.
L’ambiente anarchico, già messo a nudo dall’istituzione delle leggi infami, ha continuato a ridursi al ritmo degli arresti degli illegalisti. Di fatti nel dicembre 1911 comincia l’affare dei banditi tragici per cui verrà arrestata il 20 marzo 1912.
Rirette, sebbene muova alcune critiche  all’approccio illegalista, è solidale con i suoi compagni e vien in loro aiuto molto regolarmente nonostante la differenza profonda di metodo.  È nella casa che condivide con Victor Serge che Callemin e Garnier vanno a meditare dopo il furto con scasso in rue Ordener.
Durante il processo contro quella che è presentata dai giornali come la Banda Bonnot, Rirette verrà accusata di associazione a delinquere a seguito di una serie di rapine perpetrate da individui vicini a «l’anarchie» – di cui è allora la direttrice ufficiale – e di essere, insieme a Victor Serge, l’ideologa; sconta un anno di detenzione preventiva prima di essere definitivamente assolta. Dopo la sua liberazione si allontana dal movimento individualista di cui condanna la deriva illegalista e osserva una certa riserva politica.
È con grande tenerezza e dovizia di particolari che Rirette descrive nei suoi souvenirs questo piccolo ambiente che circonda l’anarchie. Soudy, il piccolo illegalista, porta a spasso le due figlie di Rirette e il piccolo Dieudonné. Carouy canta storie d’amore durante i giri in bicicletta della banda. Callemin, spaccia denaro falso e gestisce perfettamente la cassa del quotidiano «l’anarchie».

Dall’introduzione:
Ci sono alcuni passaggi di critica di Rirette che troviamo comunque problematici riguardo alcuni modus operandi della banda. Riconosciamo a Rirette però non solo una posizione di critica da parte di chi quelle persone e quelle vicende le ha conosciute in prima persona ma anche l’umanità nel ricordare quelli che riconosce come compagni e amici e nel difenderli nonostante la forse insanabile distanza. […] Abbiamo deciso in ogni caso di dare alle stampe Souvenir d’anarchie perché leggendo questi ricordi è la parte più solidale che ha risuonato dentro di noi e per cui abbiamo creduto valesse la fatica tradurre queste pagine. Non la purezza della militante ma le sensazioni del vissuto umano, fatto di emozioni anche dolorose, di volubilità e dei tentativi di affrontarle, non con l’arroganza di chi è incapace di ascoltarsi ma con l’umiltà dei propri limiti. È in questo che ci siamo riconosciute: la distruzione del mito dell’impavido eroe anarchico. Se il mito serve a spiegare la realtà, sarà poi vero che le anarchiche, e gli anarchici, sono valorose combattenti fatte di pietra adamantina, inscalfibili dal mondo che le circonda? O sono semplici esseri umani, fatte di carne e sangue che soffrono e provano emozioni anche devastanti e sono queste sensazioni che le spingono a ribellarsi ed opporsi all’ oppressione? Vogliamo davvero costruire un immaginario che fagocita tutte le esperienze individuali, comuni ma non per questo banali, per ricollocarle in un’aura di eccezionalità? Correndo il rischio di produrre fantastiche chimere da sognare ad occhi aperti? Non si tratta di un gioco di ruoli in cui si definisce la propria identità sulla basa di un mito, ma piuttosto la disintegrazione del mito come base da cui partire per creare la propria unicità ed individualità. Non siamo interessate a suscitare consenso, stupore, ammirazione, adulazione o fascino nè tantomeno ci alletta la persuasione come metodo di lotta. Preferiamo riportare al presente percorsi e progetti, attraverso la memoria, la valenza dei loro contenuti di vita, di idee e di lotta. Ciò che ci sollecita il cuore e la mente è la possibilità, come forsennati prometei, di rubare il fuoco sacro e bruciare tutto, persino l’idea di mito. Però sta a chi legge decidere cosa fare di queste vite, se usarle come feticcio da venerare (e quindi usarle come mito) o al contrario come punto di partenza per costruire la propria storia.

INDICE:
Introduzione
Souvenirs d’anarchie
Biografie
Appendice (Illegalismo, Individulalismo, Milleux libre, Causerie populaire, Appunti dal carcere La Santè, Le mie memorie di R. Callemin)

Formato 12×16 , pagine 232.
Contributo consigliato 8 euro per singola copia, 6 per i distributori.
Spese d spedizione 1,50 con raccomandata tracciabile 5 euro.
Per copie tremendeedizioni@canaglie.org
Per altri titoli tremendeedizioni.noblogs.org

FAENZA: PROGETTO ERIS FABBRICA DI MORTE

Diffondiamo:

Sabato 31 gennaio, al CSA Capolinea, Faenza

Concerto e piccola chiacchiera/introduzione alla situazione del Progetto ERiS (Emilia Romagna in Space) che pretende di impiantare una fabbrica per la produzione di morte della Leonardo e Thales (tra le altre ditte) a Forlì.

La guerra va sabotata e cancellata dalla storia dell’umanità!

Musica e autogestione, contro ogni autorità e oppressione!!

SUL PROCESSO DI BRESCIA, SEMPRE AL FIANCO DI JUAN

Diffondiamo:

Giovedì 15 gennaio il nostro amico e compagno Juan è stato condannato a 5 anni per «atto con finalità di terrorismo» (280bis) nel processo bresciano per l’azione contro la POLGAI. Se questa condanna divenisse definitiva, il fine pena per Juanito, al momento fissato al 2045, si sposterebbe ancora più in là. Data la fragilità dell’inchiesta e degli elementi a carico del compagno, puntualmente contestati dalla difesa, si poteva sperare in un’assoluzione. Così non è stato: evidentemente i giudici bresciani e i giudici popolari che componevano la corte d’assise, con la consueta viltà e indifferenza per le vite degli altri, non hanno voluto mandare al macero un’indagine durata anni e costata molte migliaia di euro, poiché giunta al terzo tentativo di attribuire a Juan (e inizialmente anche a un altro compagno, poi definitivamente scagionato) la responsabilità dell’azione. Dal canto nostro, nell’attesa del processo d’appello, continuiamo la mobilitazione al fianco del nostro Juan: se è “innocente” merita tutta la nostra solidarietà, se è “colpevole” la merita ancora di più!

I NOSTRI COMPAGNI NON LI SCORDIAMO MAI! JUAN LIBERO, ABBASSO LA POLGAI!

Compagni e compagne

Per continuare a scrivere al compagno:

Juan Antonio Sorroche Fernandez
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni

Da Il Rovescio
https://ilrovescio.info/2026/01/17/sempre-a-fianco-di-juan-condannato-a-5-anni-nel-processo-di-brescia/

NUOVO BLOG: ISPIRA-AZIONE

Diffondiamo l’apertura di un nuovo blog: https://ispiraazione.noblogs.org/

Ispirare l’azione…

Come potremmo sovvertire questo mondo se non agiamo per farlo? La lotta, quando è diretta emanazione di una consapevolezza armata di idee e valori divergenti, ha il potere di far cadere la maschera che copre questo mondo ridotto a merce, scuotendo più di mille parole le coscienze assopite dalle luci degli schermi e dal mantra del produci-consuma-crepa. A patto che ci sia qualcuno disposto a guardare oltre, distogliendo lo sguardo dalla routine accattivante del conformismo; che qualcuno sia disposto ad ascoltare le voci dell’abisso che si levano contro la vita spogliata di senso e le devastazioni e le guerre che sono il motore dell’eterna rincorsa alla potenza che caratterizzano il capitalismo e lo stato.

L’agire non è mai privo di senso, perché rappresenta la ripresa tra le proprie mani di una vita espropriata, è esperienza viva di liberazione, è libertà in atto.

La lotta stessa è azione, se non vuole ridursi a mera voce dissonante.

L’autorità ha mille facce e il dominio è globale e pervasivo, non mancano gli obiettivi da colpire o le motivazioni per farlo. Ciò che manca, forse, è un progetto che conferisca senso ed entusiasmo, fiducia nelle proprie capacità e possibilità e la percezione di riuscire a superare i limiti dell’azione per l’azione sentendosi unite ad altre molteplici volontà determinate a sconvolgere l’ordine leviatanico che governa questo mondo.

Questo blog nasce con l’ambizioso proposito di stimolare le menti e armare le mani di chiunque, anarchiche, anarchici, ribelli di ogni risma, senta l’insopprimibile bisogno di liberarsi dalle catene dell’autorità e distruggere le gabbie mentali, virtuali e materiali del carcere a cielo aperto che chiamiamo società.

Qui ci proponiamo di diffondere la conoscenza di ciò che accade anche altrove, tradurre testi di rivendicazioni e notizie di azioni prese dai siti di controinformazione di tutto il mondo come contributo allo sviluppo dell’immaginazione, di progetti di lotta che si pongano in continuità e dialogo con le prospettive di chi condivide una propensione all’azione diretta. Uno sguardo internazionale insomma, che permetta di scorgere e tessere i sottili fili che collegano l’agire anarchico aldilà dei confini degli stati e delle coscienze.

È un contributo volto ad ampliare gli orizzonti di lotta, affinare le nostre competenze pratiche e conoscenza dei punti deboli del nemico, imparando dalle intuizioni altrui e diffondendo le idee che scorgiamo materializzarsi tra i densi fumi le scintille e le detonazioni, con la convinzione che le parole che accompagnano i gesti di rivolta aprano nuovi immaginari, permettendo di individuare bersagli, scoprire modalità di agire ed ispirare ad attaccare i molteplici volti di ciò che opprime quotidianamente le nostre vite.

Questo sito è aperto a contributi, traduzioni e comunicati di chiunque lo reputi uno strumento utile: si pubblicherà tutto ciò che va nella direzione di promuovere l’azione diretta antiautoritaria, compresi manuali per la diffusione di competenze pratiche e informatiche.