CPR DI BARI PALESE: LO STATO UCCIDE

Diffondiamo:

Due giorni fa, l’11 febbraio 2026, é stato ucciso un ragazzo di 25 anni di origine marocchina che era rinchiuso nel CPR di Bari Palese. Si parla di cause naturali, di arresto cardiaco, ma sappiamo come ogni morte all’interno dei lager di stato non é mai cosi naturale e innocente. Dal momento che ci si trova in una condizione di privazione della libertà, in cui a decidere se hai abbastanza dignità per una visita medica, o per del cibo non avariato, non sei tu, ma le guardie, coloro che in quel momento hanno completo potere su di te.

Come sarà stato trattato il suo corpo?
La sua famiglia scoprirà della sua morte? E come? Dai giornali che per ora non hanno avuto neanche la decenza di dire il nome alla vittima?

Stupide domande per le quali sappiamo già fin troppo bene le risposte, perché questa non é di certo la prima morte all’interno di un CPR.

Nello stesso giorno é stata condannata ad 1 anno di pena per omicidio colposo, la direttrice del CPR di Torino, per la sua responsabilità della morte di Moussa Balde il 23enne proveniente dalla Guinea che il 23 maggio 2021 si è suicidato nel CPR di Torino.

Poco ci interessa di chiacchiere e sentenze di tribunali, che sono chiaramente posizionati e schierati al fianco di chi é direttamente responsabile nelle torture quotidiane in carcere e CPR; in uno stato razzista che tratta le persone migranti come scarti da rinchiudere, la cui vita non ha un briciolo di valore. Non ci interessa trovare unx solx colpevole formale che non è che un capro espiatorio che il sistema “sacrifica” (se di sacrificio si può parlare, guardando alla pena farlocca che le è stata data) quando l’ha fatta grossa, per pulirsi un attimo la faccia agli occhi dell’opinione pubblica. Per queste morti, la colpa é chiara, esplicita e condivisa. Lo stato: che sostiene e si regge sull’esistenza di questi luoghi tortura razzisti che sono i CPR.

Le morti all’interno di questi luoghi sono normalizzate, luoghi come galere e CPR dove autolesionismo, tentati suicidi, scioperi della fame sono all’ordine del giorno come forme di resistenza, rifiuto, ribellione da parte di individui privati della libertà.

Così come é all’ordine del giorno che vengano firmati fogli di idoneità medica alla reclusione all’interno dei CPR, senza nessun reale accertamento, e con la consapevolezza di star chiudendo una persona in un luogo dove l’unica assistenza medica possibile, consiste nella somministrazione di grandi quantità di psicofarmaci sedativi, senza alcun accertamento sulla condizione di salute delle persone. E comunque ribadiamo che si tratta di luoghi tortura all’interno dei quali nessun essere vivente dovrebbe essere idoneo a finire.

Per questo non ci stupisce che nei CPR si muore, cosi come nei CARA e nelle carceri. E i responsabili per tutte queste morti sono guardie, magistrati, istituzioni, aziende, operatori e sanitari, che permettano il perpetrarsi di questo sistema razzista, violento e di tortura.

Ci abbracciamo alla famiglia e alle amicizie del ragazzo ucciso. Esprimendo tutta la nostra solidarietà a loro, così come a chi continua ad essere rinchiuso nei CPR. Per questo ieri sera siamo andatx a portare solidarietà fuori dal CPR di Bari Palese.

Come per Moussa, Ramy, Abel, Abderrahim, i morti di Modena, e tutte le persone uccise dalla mano violenta di questo stato razzista, vogliamo Vendetta!

Unica soluzione FUOCO AI CPR

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [28 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

SABATO 28 febbraio torniamo sotto al carcere della Dozza per portare un po’ di musica e tutto il nostro calore a chi vive la violenza del carcere. Rompiamo l’isolamento con cui tentano di annichilirci!

Ci vediamo alle ore 15:00 in via Ferrarese davanti le sezioni femminili (in prossimitá del benzinaio), per poi spostarci insieme sotto le sezioni maschili.

Il carcere di Bologna sta vivendo una situazione insostenibile fatta di sovraffollamento, violenze e abusi quotidiani subiti dalla popolazione carceraria.
Anni di leggi classiste e razziste hanno riempito quelle mura, facendo della repressione l’unica risposta al crescente disagio economico e sociale, trasformando le nostre strade in “zone di conflitto” sempre piu militarizzate, esclusive ed escludenti.
In un mondo dove ritorna ad essere presente la minaccia di una guerra esterna quale soluzione all’attuale crisi capitalista – dove con l’attiva collaborazione dei governi globali si normalizza il genocidio del popolo palestinese e la violenza coloniale quale forma di gestione ed eliminazione di un umanità considerata inutile/eccedente ai progetti del potere – si rafforza anche alle nostre latitudini la necessità per Stato e padroni di serrare i ranghi alimentando la guerra interna volta a mantenere lo sfruttamento, la violenza e l’ingiustizia sociale dominante.
Una guerra ai poveri e tra poveri portata avanti a colpi di decreti sicurezza contro chi è emarginato, migrante, povero e sfruttato e/o provi a ribellarsi a questa realtà fuori e/o dentro le galere.
Le rivolte a Bologna e Oristano sono solo le ultime di una lunga serie di proteste che hanno scosso le carceri da nord a sud, represse da una brutalità della polizia che non distingue più né limiti d’azione, né differenze tra prigioni e periferie.
Al fianco di quelle rivolte ci sono le nostre lotte, perché solo la solidarietà può abbattere ogni muro e distruggere definitivamente questa società assassina e il carcere di cui ha bisogno.

Tuttx liberx
Palestina libera
NO 41 BIS

QUI CHI NON TERRORIZZA, SI AMMALA DI TERRORE!

Apprendiamo che il nostro blog, insieme a sottobosko.noblogs.org, è finito sulle pagine di un noto giornale bolognese per via della pubblicazione del testo “Chi sabota è nemico dell’Italia”, relativo ad alcuni sabotaggi alle linee ferroviarie avvenuti di recente in occasione delle olimpiadi di Milano Cortina (alcuni proprio nel bolognese). “La rete del terrore” titolano.

La “rete del terrore” è quella che devasta e saccheggia i territori e le nostre vite nel nome del profitto, della guerra, di Stati che uccidono alle frontiere e in mare, quella che quotidianamente tortura e abusa nelle celle delle carceri e dei CPR. Terrore è una vita rubata sacrificata al ricatto sull’altare del capitalismo.

Quando qualcuno prova a rompere questo monopolio, restituendo un’infinitesimale parte della violenza statale, viene duramente repressx.

Terrore è quello che vorrebbero imporci rinchiudendo in carcere lx nostrx compagnx e cercando di affossarli a colpi di sentenze ed anni di galera, provando a isolare e spezzare la solidarietà per scoraggiarci.

La vera ”notizia” é che sono sempre di piu le persone disposte a rivoltarsi al loro terrore. Tutta la nostra solidarietà e complicità a chi decide di agire!

«In tal modo liberi attacchiamo questo sistema mortifero, forti del fatto che, diffuso ovunque, dappertutto può essere colpito… Fino al suo collasso, fino alla liberazione delle nostre vite e delle altrui esistenze»

Nemiche dell’Italia e di ogni Stato

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

*”Dovete tenere presente che, sebbene voi siate dei giudici ed oggi sedete più in alto di me, molte volte i rivoluzionari, ed io stesso nel caso specifico, vi hanno giudicato, molto prima che voi giudicaste me. Noi ci troviamo in campi opposti, in campi ostili tra loro.*

*I rivoluzionari e la giustizia rivoluzionaria – poiché io non ritengo che questo tribunale rappresenta la giustizia, ma piuttosto la parola giustizia tra virgolette – molte volte giudicano spietatamente i loro nemici, quando hanno la possibilità di imporre la giustizia.*

*Comincerò da molti anni fa. Qui non c’è nessun mio crimine da giudicare. Al contrario, parleremo di crimini, ma non di crimini commessi da me. Parleremo dei crimini dello stato, dei suoi meccanismi, della giustizia e dei crimini della polizia…”*

*Estratto dalla dichiarazione di Nikos Marzitos di fronte alla giuria del tribunale penale di Atene durante un processo tenutosi tra il 5 e 7 luglio 1999, nel quale era accusato di detenzione di armi ed esplosivi e per un fallito attentato in solidarietà alla popolazione di Strimonikos in lotta contro un opera devastante proprio come il Ponte sullo Stretto.*

Qui: Nikos inizia ad elencare crimini e soprusi commessi da polizia, istituzioni e stato greco.

L’11 febbraio io e altrx due compagnx siamo statx giudicati dalla “giustizia” colpevoli per reati come “resistenza e aggressione” e “lesioni gravissime” a pubblico ufficiale, ma io so di essere giudicatx per aver provato a rispondere a un’imposizione della Polizia sul percorso del corteo: deviato tramite prescrizioni per proteggere la caserma dei Carabinieri Bonsignore del comando provinciale, considerata un punto sensibile da proteggere.

Per spiegare la necessità di proteggere una caserma con prescrizioni, schieramenti di celere e cariche potrei seguire l’esempio di Nikos ma la lista sarebbe lunga, a me e alla Questura basta nominare solo Ramy Elgaml un giovane ucciso dai carabinieri di Milano nel quartiere Corvetto la notte del 24 novembre 2025.

Il 1 Marzo, giorno del corteo, a nemmeno 4 mesi dall’omicidio di stato, in piazza ancora ricordavamo il suo nome e la polizia a protezione di quelle mura lo ricordavano ancora più forte.

Quella maledetta caserma è ancora li, come l’ombra del progetto del Ponte e i danni che ha già prodotto con espropri, acque inquinate e l’isola sventrata dai cantieri del raddoppio ferroviario, ma sui muri della città e sui corpi di qualche sbirro sono rimasti i segni dell’odio e della rabbia verso le forze dell’ordine, lo stato e le istituzioni, l’odio e la rabbia in memoria di Ramy e tutti gli omicidi di stati, in nome della terra sfruttata e deturpata e di tutti i corpi che lottano e resistono come in Palestina, che si rivoltano come in Iran o mettono in gioco i propri privilegi in piazza come a Torino il 31 gennaio. Per me questo vale più di ogni libertà.

*”Non ho nient’altro da dire. Aggiungo solo che non mi importa a che pena mi condannerete, perché che sarò condannato è cosa certa, io non mi pento di niente. Resterò quello che sono. Posso anche dire che il carcere è sempre una scuola per un rivoluzionario. Le sue idee e la resistenza della sua anima vengono messe alla prova. E se supera questa prova diviene più forte e si rafforzano le convinzioni per le quali è andato in galera. Non ho niente da aggiungere.”*

Sempre dalla dichiarazione di Nikos. In quel processo fu condannato a 15 anni di prigione, la sua bomba non è esplosa, non ha fatto danni o feriti, ma tanta paura agli oppressori.

L’unica cosa di cui mi pento è essermi fatto prendere.
Per Ramy, Abel e tutti gli omicidi di stato.
Siamo la natura che si vendica della vostra devastazione e del vostro
saccheggio.

Un abbraccio a tutti lx mix coimputati in questo processo e
dell’operazione Ipogeo
PALESTINA LIBERA
TUTTX LIBERX


DA BOLOGNA AL FIANCO DEX COMPAGNX IN LOTTA AL SUD

Diffondiamo:

Da Bologna al fianco dex compagnx in lotta al Sud!

Oggi a Messina verrà pronunciata la sentenza di primo grado del processo al Carnevale No Ponte, per il quale due persone si trovano attualmente ai domiciliari ed una in carcere. Per questo abbiamo voluto lasciare un messaggio sui muri di Bologna: siamo al fianco del Sud in lotta, siamo complici e solidali con lx inguaiati No Ponte ed Op. Ipogeo!

L’UNICO INFILTRATO È LO STATO NELLE NOSTRE VITE!
GUI, ANDRE, BAK, LUIGI ED ALE LIBERX
TUTTX LIBERX 🖤

NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI

Diffondiamo:

Di recente è giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute. Il libro ha iniziato il suo “viaggio” fuori, con le prime presentazioni a Napoli e a Udine. Di seguito il blog di riferimento della rete solidale che ha sostenuto l’iniziativa di Claudio, si potranno trovare le presentazioni in programma oltre che aggiornamenti, contributi e lettere dal carcere.

nextstopmodena2020.noblogs.org

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE DENTRO LE GALERE

UDINE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI” DI CLAUDIO CIPRIANI

Diffondiamo:

SABATO 7 FEBBRAIO alle 17.00 presentazione del libro NEXT STOP MODENA 2020 – Viaggio tra le carceri di Claudio Cipriani edito da Sensibili alle foglie, allo Spazio Autogestito di Udine
Via De Rubeis, 43

MODENA 2020: I DETENUTI CHIESERO SANITÁ, LO STATO RISPOSE «FATELI MORIRE!»

PER NON DIMENTICARE, PER UN MONDO SENZA GABBIE, AL FIANCO DI CHI LOTTA!

Il 20 novembre 2020 cinque uomini coraggiosi, cinque detenuti,presentarono alla procura di Modena un esposto: di fronte alle ripetute falsità e reticenze dei funzionari e delle guardie, responsabili di aver assassinato 9 uomini nel contesto di una massiccia rivolta scoppiata nel carcere modenese nelle giornate di esordio del primo confinamento di massa, in seguito al diffondersi del Covid 19 nel marzo di quell’anno, questi cinque detenuti diedero una svolta, raccontando la verità di quei giorni, raccontando le percosse, gli sputi, le manganellate, le negligenze, le omissioni, il terrore, le brutalità, le umiliazioni.

Il racconto di Claudio, Ferruccio, Mattia, Francesco, Belmonte li espose alle rappresaglie e al rischio di morte: quando si parla franco davanti al potere, quando si dice la verità, ci insegnano gli antichi, la propria vita è esposta al pericolo. Infatti in seguito al loro racconto subirono ulteriori umiliazioni, l’isolamento e il trasferimento conclusivo in 5 differenti carceri. Ma la notizia dell’esposto trapelò e fu fatta circolare da compagne e compagni solidali nelle strade e nei quartieri sotto coprifuoco. In quel caos pilotato che fu l’emergenza Covid 19 l’esposizione mediatica, anche se debole, attutì il colpo repressivo delle autorità sui cinque di Modena.

Claudio Cipriani, uno di loro, ha curato i propri materiali relativi a quella vicenda per darne una restituzione pubblica e riportare l’attenzione su quegli eventi.

La presentazione del libro è promossa dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e Trieste

liberetutti@autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org

BERLINO: BENEFIT CONTRO LA REPRESSIONE [6 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

Siamo compagnx dal sud Italia, dove la repressione, in questo periodo più che mai, ha deciso di bussare alle nostre porte. La repressione così crudele con chi viene direttamente colpitx, ma non solo, perché colpisce anche tutto ciò che circonda loro, tutte lx compagnx e persone care intorno. Terrorizza. Toglie l’energia e la speranza a volte. Prova ad educarne 100 punendone 2 o 3 o più.
Consapevolx del sistema in cui viviamo non ci facciamo abbattere del tutto, continueremo ad organizzarci e cercare di tessere reti in un territorio difficile come il nostro, dove lx compagnx non arrivano, al contrario, vanno via per mille motivi. Rimarremo solidali sempre con lx nostrx compagnx dentro. Siamo solidali e complici anche con chi costrettx a delinquere perché o senza documenti o senza opportunità.

Libertà per tuttx
A fuoco i CPR
A fuoco le galere

UNA LETTERA DI PAOLO DAL CARCERE DI UTA

Diffondiamo una lettera di Paolo dal carcere di Uta. Solidali e complici con chi lotta.

https://rifiuti.noblogs.org/post/2026/01/27/una-lettera-di-paolo-da-uta/

Mi chiamo Paolo Todde ed il 16/12/2025 ho presenziato ad un’udienza del tribunale della libertà/riesame a Cagliari, concernente la mia richiesta di mutare la mia detenzione carceraria, in quella meno afflittiva dei domiciliari con braccialetto elettronico.

In quell’udienza avrei voluto parlare di carcere, non ci sono riuscito, perché in parte mi è stato impedito dal presidente, ed anche dal mio stato d’animo molto nervoso ed ansioso.

Ho un tarlo che mi rode, mi sta consumando piano piano, perché devo riuscire a parlare di carcere in maniera esaustiva, senza peli sulla lingua e con poche paure dietro, questo tra l’altro lo devo ai morti, ai disperati di questo lager.

Mi sono sempre occupato di carcere nella mia vita, ed una volta che ci sono finito dentro, ho potuto sperimentare, documentare la vigliaccheria, il sadismo dei “Lei non sa chi sono io”, ed è stato quindi per me molto facile parlare con l’esterno, su come si vive in un carcere dello stato italico.

Questo mio documentare con l’esterno è stato visto dalla componente securitaria, come la rottura di un tabù.

Di carcere, fuori meno se ne sa meglio è, tra l’altro quando gli organi di informazione, quando parlano di carcere, fanno i velinari dei sindacati dei secondini, che in quanto a lamentele sono esperti, ma nessuno si degna di ascoltare/sentire i prigionieri, di noi/loro si parla se in “negativo” di aggressioni ai secondini (senza però chiedersene le ragioni, se in “positivo” quando fanno croci per il giubileo, scrivono poesie e balle varie.

La galera è altro, è sofferenza, è lontananza dagli affetti, è anche stare nelle mani di loschi figuri in divisa, che il più delle volte non hanno nessuna idea di come ci si comporti con la controparte (siamo noi prigionieri), oppure scaricano frustrazioni esterne sul disgraziato di turno che hanno davanti, e meno male che non sono tutti così miseri.

Io di questo parlavo, e parlerò, però come dicevo prima i tabù non bisogna sfiorarli, perché poi in breve tempo sono iniziate le manovre dilatorie, provocazioni di bassa lega nei miei confronti.

La prima che ricordo è stata quando io, comprando in carcere l’”Unione Sarda”, lo ricevevo alle 8 di sera se non anche il giorno dopo. A quel punto dopo varie settimane passate in questa maniera, decidemmo io e L. (una compagna), che lei mi spedisse i quotidiani (una volta la settimana) tramite piego libri (le vecchie stampe).

Anche qui il diavolo (in divisa) si mise a fare i dispetti.

Per ritirare i giornali dovevo (supinamente) che questi invii figurassero come pacchi postali, ovviamente io rifiutavo tutto ciò, ed i giornali si accumulavano nel casellario del carcere, tutto questo era fatto per impedire alle persone che venivano in carcere a farmi colloquio, di portarmi dei pacchi con roba da mangiare, vestiario e altre cose permesse.

In un mese ogni prigioniero non può ricevere più di 4 pacchi, per un max di 20 kg al mese, al conto non si possono mettere giornali, riviste, libri perché hanno un’altra procedura.

“Maestri” di questa viltà erano Pinto e Nonnis (due secondini), uno coordinatore del piano (il 2º in questo caso) l’altro al casellario, alla fine un brigadiere della sorveglianza ha risolto il tutto, facendomi avere giornali (una cinquantina), riviste e libri, non so come abbia saputo di questo stupido giochetto.

Sono diversi mesi che io cerco di poter fare una visita odontoiatrica con una dentista che viene da fuori, non ci sono mai riuscito perché o manca la mia richiesta (falso visto che io le facevo), oppure Chiara (la dentista) veniva cacciata perché fuori tempo massimo, quindi io saltavo la visita, anche perché malgrado fossi messo in una lunga lista di pazienti, io finivo sempre ultimo.

Poiché io ho già subito una condanna sono finito nelle grinfie di Borruto (direttore del carcere), e secondo la prassi dovrei fare la domanda a lui, per potere fare questa dannata visita odontoiatrica, tutte le domandine che ho fatto nel tempo non valgono più, comunque mi rifiuto di fare domanda a Borruto, m’apoderu su dollori ‘e kasciali.

Anche di questa situazione c’è di mezzo un secondino, ne parlerò più avanti.

Ho scoperto di soffrire di claustrofobia, quando un giorno andando in tribunale, sono stato portato con un furgone blindato, dove le cellette con meno di un metro quadro di spazio, completamente buie se non con i led rossi della telecamera interna, a dir poco spettrale la situazione, in verità ci sarebbe anche una lampada sul soffitto della celletta, ma malgrado le mie urla fu tenuta spenta dolosamente.

Nella sezione in cui siamo chiusi (Arborea C, al 2º piano), le celle sono chiuse 24 ore al giorno, l’unica possibilità di libertà sono le ore d’aria, che dovrebbero essere 4 ore al dì, questo in teoria perché, se va bene riusciamo a farne 2 e/o 3 ore al giorno, certo c’è la saletta, ma sempre chiuso sei.

Nelle celle ci sono 4 brande, e con questo dovrebbero starci (secondo loro) 4 persone che su meno di 10 metri quadri calpestabili, per 22/24 ore al giorno sono una tortura al supplizio.

Di notte la situazione peggiora ulteriormente, perché chi soffre di claustrofobia si trova sopra di sé un ostacolo (materasso per incominciare), quindi per evitare problemi mettevo il materasso in terra per potere dormire.

Ho provato a parlare con una psicologa del carcere spiegandogli la situazione, l’unica cosa che voleva fare per me era darmi degli psicofarmaci, per risolvere, secondo lei, i miei problemi.

Ovvio che io ho sdegnosamente rifiutato il tutto, però non avevo fatto i conti con Sarno (ispettore del piano), che nel mese di novembre dell’anno scorso, con un bliz ha cercato di infilare una quarta persona in cella, io gli ho spiegato i miei problemi, ha fatto finta di niente, e mentre comandava ad un suo sottoposto di aprire la cella, io ho dato un cazzotto allo schermo della tv distruggendola, al che si sono bloccati e sono andati via. Scampato pericolo!

Un dieci/quindici giorni dopo nuovo bliz, hanno fatto entrare un quarto in cella, ma sono riuscito ad uscire dalla cella, e mi sono procurato una scopa e uno spazzolone e con quelle ho distrutto numerose lampade del corridoio della sezione; anche allora scampato pericolo, però con due denunce sul groppone perché a nessuno importa delle mie sofferenze.

Per quanto ancora dovrò combattere, dovrò prendere denunce per evitare di stare male, sono più di 14 mesi rinchiuso in una sezione con celle chiuse!

In tutti questi mesi non mi sono fatto mancare niente, ho fatto 44 giorni di sciopero della fame per protestare contro l’inquinamento di coliformi fecali dell’acqua che sgorga dai rubinetti delle celle, per una migliore fruizione della biblioteca, del campo di calcio del carcere. Ora biblioteca blindata, campo di calcio chiuso. Sono stato sconfitto, diciamo vinto ma non convinto.

Mi sono scontrato con un’infermiera (penso sia la responsabile, ma non ho certezza di ciò) che faceva dei giochetti quando di tanto in tanto mi pesavano, tanto che una volta è intervenuto il secondino (penso responsabile) dell’infermeria centrale: Tiziano Portas che si è rivolto a me dicendo – avresti bisogno di schiaffi -, in quel momento gli ho risposto – perché non lo fai tu se hai il coraggio? -.

Ho fatto subito dopo lo sciopero delle medicine, sempre per gli stessi motivi (acqua, biblioteca…) dello sciopero della fame. Dal 25/12 ri-rifiuto le medicine.

Ho salvato la vita a due compagni di cella, che impiccandosi cercavano la morte, per sfuggire alle loro sofferenze (questo con l’aiuto di un altro compagno di cella), in due situazioni temporali distanti.

Sono recidivo di situazioni “scabrose” in carcere, nel 2020/21 ho avuto a che fare con un ispettore (Sanna, ora sta a Buoncammino) che, come mi vedeva, mi faceva il saluto fascista e/o cantava “Faccetta nera”.

Ho raccolto e fatto uscire storie di disperazione come quella di Osvaldo Olla residente a Sinnai, che era finito sotto le grinfie di un secondino di Guasila (oggi presta servizio a Massama), che con prepotenza gliene faceva di tutti i colori, di fatto per impedirgli di utilizzare apparati sanitari (sedia a rotelle, grucce) per aiutarlo nei movimenti in quanto fratturato ad un piede. Dopo un po’ di tempo il tipo si sarebbe sgozzato di notte (sarà vero?).

Che dire di Angelo Frigeri di Tempio, trasferito da Bad’e Carros, perché accusato di avere aiutato Raduano ad evadere dal carcere nuorese.

In quel carcere Frigeri era stato interrogato da un ufficiale proveniente da Uta (Angelucci), ed al tipo, l’ufficiale, disse che avrebbe fatto di tutto affinché fosse trasferito proprio al carcere di Uta, e lì gli avrebbe fatto passare le pene dell’inferno.

Detto e fatto, tanto che il tipo di Tempio dopo un po’ di tempo si è ucciso strozzandosi nel letto.

Ne ho tante altre di storie così, più o meno funeste, sicuramente tristi, ed io imperterrito continuerò a documentarle e a farle uscire dal carcere.

So benissimo anche che, se avessi seguito il consiglio di un amico – est mellusu fai is scimprus po no pagai datziu -, ma io sono un inguaribile idealista, ed è più forte di me: alla prepotenza e alla vigliaccheria non so fare come lo struzzo, è più forte di me devo dire la mia, non riesco a voltarmi con nonchalance, e questo mio modo di fare lo pago sempre.

So long Paullheddu