A FIANCO DELLE PERSONE ARRESTATE ED INQUISITE IL 16 GIUGNO

Diffondiamo:

Lo scorso 16 giugno l’apparato repressivo statale ha messo in campo l’ennesima operazione anti-anarchica, diretta dalla procura di Roma, effettuando a livello nazionale una serie di perquisizioni, arresti ed infine lo sgombero del Bencivenga, storica occupazione di movimento attiva a Roma dal 2001.

Le accuse ufficiali per giustificare un simile sforzo poliziesco vertono principalmente su sabotaggi alla rete ferroviaria avvenuti in occasione delle recenti olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, nonché sulla costituzione di fantomatiche associazioni finalizzate “al terrorismo e all’eversione dell’ordine democratico” o sul cosiddetto autoaddestramento per i medesimi scopi, applicando alla lettera anche alcune novità in ambito legislativo (come l’art. 270 quinquies 3, il cosiddetto “terrorismo della parola”) realizzate ad hoc per imbavagliare il dissenso, in un’epoca sempre più votata alla soppressione di ogni forma di insubordinazione, che si tratti delle mobilitazioni per Alfredo Cospito prigioniero in 41bis o di quelle contro il genocidio della popolazione palestinese, degli scioperi nella logistica o dei blocchi nelle stazioni e nei porti contro il traffico di armi.

Nove in tutto le persone inquisite e sottoposte alla consueta gogna mediatica, due delle quali attualmente ai domiciliari, le restanti in carcere, progressivamente in trasferimento presso circuiti di Alta Sicurezza dislocati in lungo e in largo per tutta la penisola. Tra queste, il nostro amico e compagno Pietro recluso a Terni.

Da anarchichx, non ci stupiamo del goffo tentativo dello Stato nel creare espedienti per togliere di mezzo tutte quelle individualità che in qualche modo abbiano deciso di mettersi in gioco in prima persona per combattere contro questo presente di cemento, alienazione tecnologica, confini e gabbie. L’unico interesse di chi reprime è bloccare e mettere a tacere chi non è dispostx ad abbassare la testa di fronte alla barbarie del sistema di oppressione capitalista, che ci vorrebbe inermi ed indifferenti di fronte ad un futuro di guerre, riarmo, sfruttamento, devastazione dei territori e controllo sociale. Quello che però ci dà forza in questi giorni bui, è una ferma consapevolezza: chi lotta non è mai solx. La nostra passione per la libertà supera ogni sbarra, ogni muro, ogni frontiera.

La solidarietà è la nostra arma, e non smetteremo mai di essere complici e affini alle persone che oggi stanno pagando sulla propria pelle il duro colpo della repressione. Mandiamo un grande abbraccio solidale a tuttx loro, aspettando il giorno in cui potremo brindare assieme sulle ceneri di ogni autorità.

Micol, Stefano, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giulia, Arnau, Bibi liberx! Tuttx Liberx!

Compagnx dello spazio libertario “Sole e Baleno”, Cesena
https://spazio-solebaleno.noblogs.org


Di seguito diffondiamo gli estremi del conto corrente sul quale versare benefit e contributi economici per l’operazione del 16 giugno:
D’ORA IN AVANTI FARE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO CONTO:

Giovanna di Romano
IT67E3608105138259570159586
Numero Carta PostePay
5333174809836489

È USCITO IL TERZO NUMERO DI LAHAR

Diffondiamo:

Questo numero di Lahar nasce a seguito di un incontro di discussione con quelle realtà e individualità, in particolare a sud, con cui si era già avuto un primo confronto sui temi della rivista e condiviso un interesse a continuarlo. È quindi al tempo stesso un punto di approdo e un punto di partenza. Uno dei propositi con cui era nata questa rivista era proprio quello di condividere ragionamenti e limiti, arricchirci reciprocamente anche a partire da esperienze diverse, per ritrovarci dove possibile individualità complici nell’affrontare questo maleodorante presente. Muoverci dalla nostra prospettiva – in particolare dal sud di questa penisola – per guardarne altre.

Confrontarsi sui punti di continuità e di rottura tra le lotte e le forme di oppressione esistenti nei territori del sud non voleva essere in alcun modo la proposta di una via maestra alla liberazione dai rapporti di potere, ma solo uno dei mille multiformi metodi per demistificare certe forme di propaganda; individuare alcuni nodi critici dell’oppressione; confrontarsi sulla realtà di ieri, oggi e domani, per capirci qualcosa in più e sapere cosa dire e a chi dirlo; cogliere i fiori della rivolta e piantare altri germogli; affinare strumenti di lotta.

Questo numero nasce infatti dal desiderio di ragionare insieme su esperienze di mobilitazione e repressione, così come su obiettivi e metodi (cioè le strade che li collegano e che intendiamo percorrere per perseguirli), in modo da provare a combattere una certa sensazione di spaesamento nel buio. Trovare delle complicità, dilatare l’immaginazione, condividere pezzi di percorsi di liberazione, creare delle occasioni organizzative: per tutte queste cose, a parer nostro, il confronto in carne e ossa resta insostituibile. Del resto, ciò che rimane nero su bianco nelle pagine di questa rivista non è che il frutto mai maturo di tutti i confronti costanti, collettivi, individuali, mancati, complessi, utopici che l’hanno accompagnata finora, e un seme per altri che verranno.

Queste pagine non avrebbero senso di esistere se non fossero state messe insieme per diventare un’occasione di conoscenza, discussione e intervento, sia tra individualità che vivono uno stesso territorio, che tra territori diversi (ma con delle caratteristiche simili), e ciò per due motivi. In primo luogo, affinché lo scambio di informazioni e di visioni del mondo non sia mera restituzione di notizie fine a sé stessa, ma per individuare dei campi d’azione. Era nostra intenzione darci uno strumento più in un momento storico in cui, se stiriamo l’idea che abbiamo della guerra e la estendiamo anche ai territori quasi pacificati che viviamo, una guerra quotidiana contro poveri e dissidenti la troviamo anche nel bombardamento di informazioni che distrugge ogni possibilità di distinguere ciò che conta: il nostro sguardo diventa cieco – senza prospettiva; la nostra coscienza muta – non sappiamo cosa dire e a chi dirlo, cosa fare e con chi farlo. In questo caos imposto dall’alto, la controinformazione può essere uno strumento di lotta, perché è un’informazione non solo diversa da quella dei poteri dominanti, ma che vuole contribuire a distruggerli. Riconosciamo infatti che nella costruzione di un sistema di dominio come quello in cui viviamo sapere è potere: non solo come sostantivo, ma anche come verbo.

Il secondo motivo, soprattutto per quanto riguarda l’efficacia dello scambio tra persone che vivono territori diversi, è che ciò permette di condividere esperienze e conoscenze che solo chi li attraversa possiede. Per questo, curvare le analisi degli scenari bellici e repressivi globali o italiani per guardare alla loro concretizzazione in specifici progetti di potere locali è così importante. Nessuno, nemmeno il potere, può conoscere i territori che viviamo meglio di noi. Per questa ragione abbiamo pensato che per ampliare il nostro sguardo d’insieme potesse essere utile ritrovarci per uno scambio su quanto sta succedendo in vari territori del sud, e provare a condividerlo nero su bianco in questo numero. Affinché nuove affinità e nuove forme di lotta possano germogliare.

Analizzare il ruolo chiave dei territori del sud Italia (e del mondo) nello stringere la morsa della guerra e nel preparare un futuro energivoro, tecnocratico, nuclearizzato e mlitarizzato è per noi una delle angolature da cui provare a seminare conflitto contro questa prospettiva agghiacciante. La devastazione di intere regioni per la costruzione di grandi opere utili solo al capitale militare-industriale; la colonizzazione delle isole e di alcuni punti strategici da parte delle basi militari; la costruzione di poli tecnologici e di ricerca a servizio della guerra; l’estrattivismo di acqua ed energia nelle province spopolate; lo sfruttamento del lavoro di chi resta; la costellazione di reclusori, carceri e cpr; l’incarcerazione di massa in galere e 41 bis; il reclutamento dei giovani al servizio delle forze di polizia e militari, insieme all’aumento dell’odio e della violenza tra sfruttati; la turistificazione al servizio di un piano di espulsione della gente povera: il quadro è più o meno chiaro, ora sta a noi andare fino in fondo e capire come intervenire.

Contro la repressione politica e poliziesca che vorrebbe prevenire il conflitto sociale e punire ogni scintilla di ribellione è quantomai importante contrastare la propaganda con gli strumenti di controinformazione di cui disponiamo, ma perché? Per nutrire un attacco al potere, ma in che forma? Un duello privato tra pochi vendicatori solitari e lo stato? Forse. Una mera indignazione umanitaria della società civile contro lo stato? Anche no. È possibile trovare complici in un sistema ormai intollerabile per la stragrande maggioranza delle persone? Chissà.

Una cosa è certa. Partire dal proprio radicamento nei luoghi che viviamo serve a rafforzarci e a rafforzare connessioni con altre esperienze molto vicine o anche molto lontane: contro ogni confine imposto e contro ogni gabbia teorica, geografica o politica. Coscienti che l’internazionalismo antiautoritario è una delle armi più forti che abbiamo contro gli stati e le loro guerre.

Per info e richiesta copie contattare: louisemichel@autistici.org

BOLOGNA: RESOCONTO DEL PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA DI SABATO 4 LUGLIO

Diffondiamo:

Sabato 4 luglio siamo tornatx sotto al carcere della Dozza per rompere l’isolamento a cui sono costrette le persone recluse e ascoltare un po’ di musica assieme, cosa sempre apprezzata. Si sa che l’estate è un periodo sempre difficile per chi è dietro le sbarre, in particolar modo in questi giorni di caldo estremo abbiamo ritenuto ancora più importante non lasciare solx chi è reclusx.
Al nostro arrivo lx prigionierx si sono fattx subito sentire, è stata urlata a gran voce la mancanza di acqua, da settimane intere sezioni sono infatti senza, una situazione oltre al limite, considerate le temperature. È stata fatta presente la presenza di persone anziane e malate che non si possono lavare, sole. Tante richieste di supporto ma anche tanto odio contro le guardie schierate sul muro di cinta, le cui intimidazioni e minacce non sono servite nè a spegnere la rabbia delle persone reclusx per le condizioni inumane a cui sono sottopostx, nè a impedire la comunicazione dentro-fuori.
Abbiamo portato tutta la nostra solidarietà a chi affronta sulla propria pelle il razzismo di stato e questa società autoritaria, classista e patriarcale. Una violenza che si manifesta nelle strade, alle frontiere, nelle armi prodotte qui, nella distruzione dei territori che abitiamo. In un momento in cui è evidente come gli eventi climatici estremi che stiamo subendo sono la diretta conseguenza di questo sistema che si nutre di sfruttamento e devastazione, abbiamo ricordato lx nostrx compagnx in carcere e ai domiciliari accusatx di voler sovvertire questo mondo, urlando forte e chiaro che, se anche cercano di spezzare la solidarietà e le lotte a colpi di DDL sicurezza e operazioni repressive, ciò che otterranno sarà soltanto che a sostenere le lotte e la solidarietà saremo sempre di più.

Tutta la nostra solidarietà alle persone recluse da settimane senza acqua e a chi subisce la violenza del carcere.

Con Mic, Ste, Nico, Arnau, Toni, Bibi, Pietro, Giulia, Luna. Con Alfredo. Con Bak e Luigi, e tuttx lx prigionierx

BOLOGNA: ESITO PRIMO GRADO DEL PROCESSO PER LA MOBILITAZIONE CONTRO IL 41BIS

Diffondiamo:

Il 1 luglio 2026 a Bologna si è tenuta l’udienza conclusiva, con relativa sentenza di primo grado, per il processo sulla mobilitazione contro il 41 bis e in solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo . L’esito è stato un’assoluzione per tutte le persone ancora coinvolte e per tutti i capi di imputazione.

Senza fare alcuna noiosa cronistoria, ricordiamo solo alcuni passaggi rilevanti. Il procedimento, condotto dai carabinieri del Ros di Bologna, viene noto nell’estate del 2023 come un’indagine per associazione con finalità di terrorismo (270bis) relativa a delle azioni compiute durante la mobilitazione (blocchi, sabotaggi e presidi). Nell’autunno 2023 l’inchiesta si allarga ad un gruppo più ampio di persone. Col pretesto del ritrovamento di un accendino recante tracce biologiche sul luogo di uno dei fatti oggetto di indagine, nell’inverno 2023, venne richiesto il prelievo coatto del DNA per tutte le persone coinvolte, a prescindere dai fatti contestati a ciascuna.

Durante l’iter processuale il 270bis è caduto e si è proceduto solo per alcuni fatti specifici: l’interruzione di una messa, l’occupazione di una gru con relativo presidio solidale, l’incendio di un ripetitore. Nel corso della seconda udienza Alfredo ha potuto prendere parola come testimone della difesa, facendo uscire la sua voce dalla tomba per vivi in cui è tutt’ora rinchiuso, dopo due anni di silenzio.

All’oggi, di questa pomposa operazione repressiva rimane ben poco, anche se, è noto, la repressione non è sempre quella che trova traccia nelle carte, ma colpisce spesso nel suo dispiegarsi più che nei suoi risultati formali.
Sebbene ci corra un pensiero in meno nella testa, ricordiamo i due procedimenti ancora in corso a Bologna per le calde manifestazioni solidali di quell’inverno, che vede ancora coinvolte diverse persone a cui ribadiamo vicinanza e solidarietà. Così come vicinanza e solidarietà va a chi, nell’ultima operazione antianarchica del 16 giugno, ha visto la sua vita incrociare le porte del carcere o della detenzione domiciliare, lo sgombero della propria casa o l’ennesima accusa di terrorismo.

Siamo con Giulia, Luna, Pietro, Tony, Bibi, Micol, Nico, Stefano e Arnau, con chi si rivolta, si organizza e colpisce.

Anarchiche e anarchici a Bologna

1000+3 COLPI PER BAK E LX DETENUTX DEL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

Oggi (1 luglio) una scatenata dozzina di compagnx ha portato la sua solidarietà sotto le mura del carcere di Brindisi, con un saluto MOLTO RUMOROSO per Bak e lx altrx detenutx.

Il nostro amico e compagno, coinvolto nell’operazione Ipogeo, attende, dopo il rinvio del 16 giugno, la sua prossima udienza per il 14 luglio. Tra le accuse, devastazione e saccheggio.

Non smetteremo di supportarlo e non smetteremo di farci sentire.

BAK E LUIGI LIBERI! TUTTX LIBERX!
CHI DEVASTA È LO STATO!

Per scrivere a Bak:
Gabriele Maria Venturi
C/o Casa Circondariale
Via Appia 131, 72100 Brindisi

Per scrivere a Luigi:
Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa Circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11,
95123 Catania

PRESIDIO AL CARCERE DI FERRARA [10 LUGLIO]


Diffondiamo:

Il 16 giugno una nuova operazione repressiva antianarchica mette in carcere 7 compagnx e altrx 2 ai domiciliari. Uno di loro si trova nella sezione AS2 di Ferrara. Dicono che cospirassero per sovvertire questo mondo e che abbiano compiuto dei sabotaggi per opporsi alla guerra. Ecco perché saremo li sotto. La vicinanza alle idee pericolose e la solidarietà a chi vengono contestate va urlata, urlata forte!

Venerdì 10 LUGLIO ore 18, via Arginone 327 Ferrara.

BIBI, TONY, STE, ARNAU, MICOL, PIETRO, NICO, GIULIA e LUNA LIBERX! TÚTTX LIBERX!

BOLOGNA: PAROLE PRATICHE

Diffondiamo.  Qui il testo in pdf.

In solidarietà allx compagnx anarchicx arrestatx il 16 giugno 2026

All’alba di martedì 16 giugno l’ennesima operazione repressiva antianarchica, diretta stavolta dalla procura e dalla Digos di Roma, ha portato alla perquisizione di varie case di compagnx e spazi occupati in tutta la penisola, da Bologna a Roma, Torino, Napoli e Forlì. Oltre alle perquisizioni sono state applicate cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazioni.

L’accusa contestata è l’ormai nota “associazione con finalità di terrorismo” (art. 270 bis). Per due dex sette compagnx si aggiunge inoltre l’accusa di sabotaggio alle linee dell’Alta Velocità sulla tratta Roma-Firenze, in riferimento ai fatti dello scorso 14 febbraio. In quell’occasione la devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come olimpiadi invernali, coincise con una serie di sabotaggi in varie parti della penisola, tra cui quello contestato in questa operazione.

Ad altri due compagni, tratti in arresto a seguito delle perquisizioni, è contestato inoltre il possesso di alcuni opuscoli. L’accusa è quella di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo” (art. 270 quinquies-ter), il cosiddetto “terrorismo della parola”, nuova fattispecie di reato entrata in vigore nel 2025 con l’ultimo pacchetto sicurezza.

Inoltre, a seguito di questa operazione è stato sgomberato il Bencivenga, spazio occupato attivo da venticinque anni a Roma.

Vogliamo esprimere con amore e rabbia la nostra incondizionata solidarietà a tuttx lx compagnx incarceratx, colpitx dalle misure cautelari, indagatx, perquisitx, sgomberatx, cogliendo l’occasione per dar voce ad alcuni pensieri su questa ennesima operazione e il contesto in cui avviene.

L’articolo 270bis è ormai il dispositivo principale con cui lo stato, in difesa di sé stesso e del suo ordine democratico, colpisce il mondo anarchico.
Un ordine democratico basato sulla divisione razzista, classista, patriarcale della società. Un ordine democratico fondato su guerre e genocidi, realizzati in un altrove abbastanza lontano -come quello palestinese- così da non perturbare la finta pace sociale.

La distruzione e lo sterminio, però, nascono proprio qui, nei territori che abitiamo, prodotti all’interno delle fabbriche di armi e organizzati attraverso politiche belliche e di riarmo. Parallelamente, in questi altrove lontani, dispositivi repressivi, di controllo e sorveglianza vengono sperimentati, per poi essere importati e applicati nel nostro caro occidente.

La violenza del famoso ordine democratico si manifesta con pratiche e meccanismi differenti: le frontiere che qualcunx può attraversare liberamente sono linee di morte e di respingimento per altrx, le città e i luoghi che abitiamo ospitano carceri e cpr, caserme, questure, basi militari e luoghi di sfruttamento e oppressione. L’ordine democratico si nutre della devastazione del mondo animale e vegetale. Esso quotidianamente produce e riproduce relazioni umane forgiate dalla violenza strutturale del colonialismo, del razzismo, del patriarcato e del classismo. Un ordine che vorrebbe ogni essere vivente fondamentalmente isolato e anestetizzato.

Di fronte a tutto questo, chi non vorrebbe sovvertire lo stato e il suo ordine democratico?
È chiaro che allo stato fa paura che a lottare contro tutto ciò non ci sia lo specchio di sé stesso, ovvero delle presunte associazioni, organizzate, muscolari e gerarchiche, ma delle individualità che credono e vivono per la libertà e l’anarchia.

L’introduzione dell’art. 270 quinquies-ter è l’ennesimo tassello che si aggiunge ai dispositivi di repressione. Un chiaro segno dei tempi, in cui la sola espressione di ideali di libertà o il rinvenimento di un testo scomodo allo stato, sono sufficienti per costruire operazioni, agitare lo spauracchio del terrorismo interno, ingabbiare e reprimere. Lo abbiamo già visto con la repressione che si è abbattuta nei confronti della resistenza palestinese e delle manifestazioni in solidarietà ad essa. In particolare ci riferiamo alla condanna del prigioniero Ahmed Salem per questa stessa accusa di “terrorismo della parola”, comminatagli sulla base di alcuni video provenienti da Gaza rinvenuti nel suo cellulare, ma in fin dei conti fondata principalmente sul fatto che fosse palestinese. Così come, prima di lui è avvenuto, per altre persone inserite nel calderone del cosiddetto “terrorismo di matrice islamica”.

Tutto questo ci dice quanto può alzare il tiro la macchina della repressione, che vorrebbe convincerci che lottare abbia un costo troppo alto, dissuadendoci dal farlo o semplicemente controllando le esistenze di chi ritiene nemico del suo ordine.

Ma le lotte sono incontrollabili. Esistono ancora cuori coraggiosi che non solo con le parole, ma anche con l’azione diretta lottano per la libertà. Così è stato per il sabotaggio della linea AV a febbraio di quest’anno. Chiunque sia statx, ha compiuto un gesto necessario per opporsi alla guerra, basti pensare all’accordo inerente la logistica bellica tra la Leonardo e RFI, e alla devastazione che in quel momento trovava espressione concreta nelle olimpiadi invernali.

Il legame tra pensiero e azione, fondamento della tensione anarchica, è ciò che lo stato teme e che, ancora una volta vuole colpire, tentando di isolare e stigmatizzare le pratiche “terroristiche” da quelle del “legittimo dissenso”. Questo modus operandi, fondamento dell’agire repressivo, ha toccato il suo massimo apice con la morte di Sara e Sandro, avvenuta in un casolare di Roma il 19 marzo a seguito dell’esplosione di un probabile ordigno. Lo stato infatti, con i suoi scribacchini pennivendoli, ha tentato in ogni modo di isolarlx, di stigmatizzarlx e delegittimarne la memoria, proprio a causa delle circostanze in cui la loro morte è avvenuta. A differenza di quanto lo stato avrebbe voluto, intorno ax due compagnx cadutx, si è stretto invece non solo l’intero movimento anarchico, ma ben oltre. A testimonianza del fatto che ci sono idee e pratiche proprie di un bagaglio di lotta e di giustizia che ha un orizzonte ben più esteso di quello che lorsignori vorrebbero. Non è dunque un caso che la richiesta di custodia cautelare dex 7 compagnx indagatx per 270bis è giunta alla gip un mese dopo la morte di Sara e Sandro.

E sempre non a caso, l’esecuzione delle misure cautelari avviene nello stesso periodo in cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma è stato chiamato a esprimersi in merito al rinnovo della detenzione in 41bis ad Alfredo Cospito per ulteriori due anni. Sappiamo bene come ogni operazione prepari il terreno alla successiva, e sia funzionale a legittimare ulteriormente le misure applicate allx compagnx già prigionierx dello stato.

Ma se la loro carta di oggi farà la loro carta di domani, è bene che sappiano che la nostra solidarietà, quella di ieri come quella di oggi, sarà il motore della nostra solidarietà di domani, e di sempre. E la migliore solidarietà che possiamo portare, oltre a stringerci allx nostrx compagnx e supportarlx, è continuare nelle lotte.

COMPLICI E SOLIDALI CON BIBI, ARNAU, NICO, STE, MICOL, PIETRO, TONY, GIULIA e LUNA.

TUTTX LIBERX!

 

Compagnx da Bologna e dintorni

COME FUOCO AL VENTO – UNA RACCOLTA DI RIFLESSIONI SU CARNEVALE NO PONTE E OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo un nuovo opuscolo:

COME FUOCO AL VENTO – Una raccolta di riflessioni su carnevale no ponte ed operazione ipogeo


Dall’introduzione:

Questa è una raccolta non esaustiva di testi, interventi, lettere comunicati scritti in seguito a due operazioni repressive: il processo per il carnevale no ponte e l’operazione ipogeo, che hanno portato a perquisizioni, arresti e misure preventive in Sicilia e in Puglia. Attualmente, tre compagnx sono stati condannati a pene tra 1 e 3 anni per il processo in primo grado del carnevale no ponte, due hanno ricevuto rispettivamente un foglio di via da Messina e un avviso orale per un corteo solidale in occasione dell’udienza.

Due compagnx si trovano in custodia cautelare in carcere ormai da 8 mesi con l’accusa di devastazione e saccheggio nell’ambito dell’operazione ipogeo, il cui processo è ancora aperto (14 persone imputate, 36 anni di pena complessivi richiesti).

Con un pensiero a chi sta pagando la vendetta dello stato, a chi è strettx nelle grinfie della repressione, a chi continua a lottare dentro e fuori le galere, a dire che il carcere fa schifo e che il 41 bis è tortura. Nonostante provino a spezzare la solidarietà, nonostante i loro tentativi di isolarci, spaventarci, separarci dai nostri affetti più cari cercando di stringerci nella morsa della tristezza e della repressione; nonostante gli anni di galera con cui vorrebbero seppellire vivx lx nostrx compagnx, noi siamo e saremo sempre al loro fianco, nelle strade, nelle piazze, sotto le carceri. Che la solidarietà abbatta quelle mura infami.

FINCHE’ DI OGNI GALERA NON RIMAGANO SOLO MACERIE
LUIGI E BAK LIBERX
TUTTX LIBERX

Giugno 2026, da qualche parte in Sicilia

PDF OPUSCOLO: come fuoco al vento

ALCUNE RIFLESSIONI, E UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE, IN SOLIDARIETÀ ALLX COMPAGNX ARRESTATX E INQUISITX NELL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO

Diffondiamo:

Sono passati dieci giorni da quando, all’alba, in varie parti dello stivale, compagnx si svegliavano con i colpi degli sbirri alle porte ed alle barricate; dieci giorni da quando hanno sigillato col cemento il Bencivenga; dieci giorni in cui si è dormito poco, bestemmiato molto, pensato e riflettuto.
Abbiamo bisogno di trasformare l’universo di emozioni e sensazioni che abbiamo dentro attraverso le parole; abbiamo bisogno di ritrovarci nel calore della solidarietà, di un agire concreto che spezzi il dispositivo più atroce della repressione: l’isolamento.

Vogliamo altresì ambire a riflessioni ed analisi che siano all’altezza dei tempi davvero complessi e gravi che stiamo vivendo per provare a farne, invece, un momento propizio. Anche se con la fretta dell’ennesima ghigliottinata alle nostre relazioni di complicità, avvertiamo la priorità di far uscire qualche concetto che, a caldo, consideriamo cardine per la lettura di questa ennesima indagine antianarchica. Ci troviamo di fronte ad un copione che mescola vecchi e nuovi strumenti repressivi in un contesto connotato da profondi mutamenti sociali ma, esistendo tante e più approfondite analisi sul presente che viviamo oggi, vogliamo concentrarci non tanto sul tratteggiare il contesto-mondo nel quale viene calata dal dominio questa operazione, quanto più cosa questa operazione ci dice del mondo.

Gli ingredienti che vengono citati ripetutamente, al fine di persuadere un GIP a firmare la carcerazione dex nostrx compagnx, parlano del contesto di alcune lotte che si sono sviluppate, in italia, negli ultimi anni. E da qui cerchiamo di partire. Ci riferiamo principalmente alla lotta contro al 41bis che, in qualche forma, secondo chi scrive, ha trovato dei rapporti di continuità nelle mobilitazioni per la Palestina, sviluppatesi con forti connotati antiautoritari (nel primo caso squisitamente anarchici) e che, crediamo, sia importante rivendicare come un tassello del nostro presente di conflitto.

Di quei giorni e mesi di rabbia e azione non devono essere le carogne di tribunali, giornali o caserme a parlare per noi, ma quando lo fanno, citandoli esplicitamente come movente della repressione, ci sembra che sia fondamentale soffermarsi sul portato che ha avuto ed avrà, ciò che abbiamo messo, e che metteremo, in campo. Forse non c’è stato il tempo (o la voglia) di analizzare approfonditamente quello che si è giocato in quelle strade e in quelle piazze ma l’operazione repressiva del 16 giugno muove i suoi passi anche da lì e quindi ci pare sensato interrogarci sul perchè.

Il potere parte dalla necessità che lx anarchicx devono essere isolatx, mistificatx, sbattutx sui giornali quando lx si arresta, e poi ritornare nel dimenticatoio della storia. Così, in parte, lo stato riesce a gestire l’esistenza di un’idea-pratica che porterà alla sua distruzione ed estinzione della sua ragion d’essere: il dominio. Quando lx anarchicx invece non sono più alienx ma sono presenti nello spazio pubblico e i loro slogan sono sulle bocche di persone “insospettabili” o quando nelle manifestazioni di massa alcuni temi e pratiche dell’anarchismo si diffondono, ecco che lo stato decide di dare un segnale più forte di altri. La repressione non serve, infatti, solo a tentare di spezzare dei legami consolidati, fiaccare animi e corpi, diffondere allarme tra lx nemichx dell’ordine, ma anche a dissuadere potenziali complici da unirsi ax “cattivx maestrx”. La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei confronti di quellx che si definiscono attivistx è lì a testimoniare che, certo, questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso, ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente contro lx proprx oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione soggiogata dai rigurgiti patriottici.

Fortunatamente esistono ancora – e sempre esisteranno – minoranze agenti che non solo disertano l’arruolamento patriottico delle coscienze, ma cercano anche di sabotarlo. In questo senso leggiamo lo sgombero di un luogo storico del movimento anarchico, della controcultura, dell’opposizione alla vita metropolitana mercificata: ci tolgono gli spazi perchè è nell’attarversarli assieme (siano essi piazze, squat, cascine, montagne) che si creano legami e possibili cospirazioni. Ci tolgono i nostri luoghi anche per farla finita con la nostra storia, che così come la questione palestinese ci dice, è visceralmente connessa ai territori che abitiamo, in cui lottiamo.

In ogni contesto di guerra la compressione dello spazio pubblcio deve essere massima, figuriamoci sopportare l’esistenza di un’isola di alterità così sfacciata com’è sempre stato il Bencivenga.

E se di guerra si parla è perchè tutto nell’azione della repressione parla il linguaggio bellico: la prova muscolare d’irruzioni sbirresche coi passamontagna calati in faccia; l’apposizione, a mo di sfregio fascista, del tricolore sulla porta appena murata del Benci, che cosa sono se non una diapositiva della guerra che, a macchia di Leonardo è già in atto contro chi sceglie la via della ribellione o percorre, per moto centrifugo della storia, il grande esodo dell’esclusione dai privilegi?

E cosa è stata la celebrazione dei giochi di Milano-Cortina, contro i quali l’azione di sabotaggio dei treni di cui si parla nell’indagine si è scagliata come un fulmine, se non una gigantesca e multimilionaria parata di guerra? (che trova nell’ostentata presenza delle truppe ICE il suo apice)
Il fatto che lo stato, nelle sue stesse vene o arterie – le infrastruttre di trasporti e telecomunicazioni – possa essere ostacolato, indebolito, sabotato, rallentato, è intollerabile per un istituzione totalitaria che si identifica, al netto dei formalismi democratici-liberali, essenzialmente con la sua stessa tensione alla guerra, esterna come interna. Guerra non dichiarata che chiamiamo normalità.

Le armi che si dispiegano in questo stillicidio contro la ribellione e l’alterità, allo stato attuale dell’organizzazione sociale, non sono più rappresentate dal plotone d’esecuzione che si schiera d’innanzi allx condannatx, piuttosto un dedalo di sofisticati tranelli e tagliole che prendono il nome di leggi. Con questo non vogliamo dire che la legge sia uno strumento repressivo nuovo (è purtroppo vecchio quanto l’autorità) ma che assistiamo ad una forma di pan-penalizzazione e pan-normatività, nel contesto italiano, che ci attanaglia, e questa particolare forma di repressione causa tutta una serie di specifiche conseguenze in noi che la subiamo e vi resistiamo.

Inoltre l’arsenale dello stato italiano si è incredibilmente arricchito di nuovi strumenti repressivi negli ultimi anni (senza mai tralasciare di oliare struttre ben rodate e indispensabili come, appunto, il 41bis) e questo, si badi bene, non lo imputiamo alla natura fascista dei governanti attuali: mai come oggi ci permettiamo di dire che democrazia e fascismo sono esattamente due facce della stessa medaglia, intercambiabili e possibilmente coesistenti. Un articolo, tra gli altri, che questa indagine scaglia sul capo dex nostrx compagnx, e che ha giustificato l’arresto di due di loro (arresto che, a parità di condizioni, solo un anno fa non sarebbe avvenuto) che ci pare necessiti un’urgente presa in carico da parte nostra è il 270quinques terzo. Il così detto “terrorismo della parola”.

Se infatti sono anni, decenni, che ci confrontiamo con accuse legati ai reati associativi (270bis) il fatto di punire la semplice detenzione di materiale cartaceo o virtuale che possa essere considerato da lor signori come terrorista, apre la porte a scenari di arresti (in flagranza!) facilissimi per i nostri repressori. Il 270quinques terzo, a differenza del secondo (autoaddestramento) a detta dex legali, è estremamente ostico da smontare in sede processuale perchè non vi è la necessità da parte del PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge sembra fatta proprio apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita individuale, sia nella propaganda.

Queste le suggestioni che abbiamo ritenuto, dopo confronti tutti da approfondire, di condividere per tracciare un minimo comune terreno di azione e di discorso sul quale vogliamo chiamare la mobilitazione per la solidarietà a chi è statx arrestatx, perquisitx, inquisitx, imprigionatx in casa propria.

Sentiamo forte in questo momento la spinta a fare sì che la repressione non sia mai e poi mai vissuta come una questione privata (benchè si parli di un contesto che non è quello anarchico, il suicidio di due attivisti per la Palestina, a Torino, posti agli arresti domiciliari, ci dà un sanguinario polso della situazione) e vogliamo, in chiusura di questo testo, chiamare alla mobilitazione in solidarietà ax compagnx colpitx nell’operazione del 16 giugno. Proprio per uscire dall’angolo, proprio per riportare nella dimensione pubblica il fatto che c’è un mondo che si sta disfacendo e del quale possiamo accelerare la caduta, costruendo nel mentre quel sogno difficilissimo e irrinunciabile che è l’anarchia.

Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato: ognunx nei modi che riterrà opportuno, come sempre diciamo, per uscire dall’angolo della presa male e rilanciare la nostra voglia di ribaltare questo dannato presente. La libertà è possibile e tangibile, nella lotta per la liberazione.

Solidarietà e complicità con lx arrestatx, perquisitx, inquisitx del 16 giugno! Nico, Micol, Pietro, Giu, Luna, Bibi, Toni, Ste liberx subito!

Tuttx liberx, fuoco a tribunali e galere!

Alcunx compagnx solidalx

Di seguito diffondiamo gli estremi del conto sul quale versare benfit e contributi economici per l’operazione del 16 giugno: D’ORA IN AVANTI FATE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO CONTO.

Giovanna di Romano
IT67E3608105138259570159586
Numero Carta PostePay
5333174809836489

Questi, al momento gli indirizzi disponibili dex compagnx: scriviamo loro, non facciamolx sentire solx nè isolatx

Andrea Toniolo (Toni):
C.C. di Rossano – Contrada ciminata.
87064 – Corigliano Rossano (CS)

Francesco Benedetti (Bibi):
C.C di Rossano – Contrada ciminata.
87064 – Corigliano Rossano (CS)

Micol Marino:
C.C. Rebibbia femminile – Via Bartolo Longo 92
00156 – Roma (RM)

Stefano Marri:
C.C. di Terni – Strada delle campore 32
05100 – Terni (TR)

Pietro Rosetti:
C.C di Terni – Strada delle Campore  32
05100 – Terni (TR)

Nico Aurigemma:
C.C. di Ferrara – Via arginone 327
44122 – Ferrara (FE)

Arnau Vallet Casadevall:
Regina Coeli
via della Lungara 29
00165 Roma

DI BARRICATE INFRANTE E CUORI SALDI

Diffondiamo qualche parola sullo sgombero del Bencivenga, seguito
all’operazione repressiva del 16 giugno. Qui il pdf.

All’alba di martedì 16 giugno il rumore dei flessibili anticipava l’irruzione al Bencivenga Occupato di una grande quantità di carogne in maschera. Annunciandosi con un mandato di perquisizione, tentavano di nascondere quello che si è poi rilevato ben altro una volta che le barricate hanno ceduto al loro passo: due provvedimenti di custodia cautelare in carcere per un compagno e una compagna che hanno trovato all’interno. Dalle prime pagine dell’ordinanza si è avuto modo di comprendere che la vastità dell’operazione stava colpendo altre compagne ed altri compagni in svariate parti d’Italia. Reato contestato: associazione con finalità di terrorismo (art. 270Bis). Un classico dell’armamentario statale per tentare di imprigionare chi non si piega alla sua pretesa sovranità. Formalizzata la notizia dei mandati d’arresto è iniziata una perquisizione che si è protratta per circa 7 ore, concentratasi, come da manuale, su dispositivi informatici e materiale cartaceo. E’ dopo questo lunghissimo periodo di tempo che lo sgombero è stato annunciato, anche se in mancanza delle scartoffie che lo ufficializzavano.

Ax compagnx che si trovavano lì, prima che venissero trasportatx verso carceri e questure, non è stata data dalla sbirraglia la possibilità di prendere praticamente niente, tra effetti personali e materiale d’archivio presente nello spazio. Niente di cui stupirsi: nella contrapposizione delle parti, in questo conflitto, l’annientamento reciproco è un obbiettivo a cui miriamo entrambi. Nessun grido di sdegno, dunque. Sappiamo benissimmo come la logica dei diritti portata avanti dallo Stato è solo uno degli strumenti per soggiogare la struttura sociale, e perdura fin quando il dominio decida che far valere la propria forza è la strategia preferibile per neutralizzare l’indesiderato in questo presente di guerra.

L’operazione repressiva e il conseguente sgombero ci portano a fare delle valutazioni su cui sarà necessario soffermarsi, quello che adesso sappiamo è che, se nei loro intenti lo sgombero del Bencivenga è finalizzato a spezzare i legami tra compagnx, in questo hanno già fallito. Non si può contenere in quattro mura l’odio che proviamo per questa società, come non si potranno contenere nelle quattro mura di un carcere la forza e gli ideali dex nostrx compagnx. Portiamo nel cuore la stessa rabbia! La stessa rabbia di chi non è più al nostro fianco, ma vive nel presente di ogni lotta contro il dominio sull’esistente.

Libertà per Mic, Arnau, Ste, Pietro, Giulia, Nico, Luna, Toni e Bibi!!!

Tuttx Liberx!!!

Con Sara e Sandro, verso un orizzonte di libertà!

Con odio, per amore.
Per l’anarchia!

Compagnx del Bencivenga.