RAVENNA: LA GUERRA SI INTENSIFICA. 32 DENUNCE PER IL BLOCCO AL PORTO

Riceviamo e diffondiamo, scusandoci per il ritardo, il seguente comunicato di alcune realtà anarchiche e libertarie romagnole.

LA GUERRA INTERNA SI INTENSIFICA. 32 denunce per il blocco al porto di Ravenna.

In questi giorni la stampa ha dato notizia dell’arrivo di 32 denunce per un blocco stradale al porto di Ravenna quando, durante lo sciopero generale del 28 novembre indetto dai sindacati di base, un centinaio di persone ha bloccato per circa due ore l’accesso al terminal container contro l’invio di armi e merci dirette verso Israele, impedendo le operazioni di carico e scarico dei camion.

Come in altri porti italiani, nel porto di Ravenna, infatti, che é uno dei principali scali dell’Adriatico per traffico merci, i carichi di armi e di componenti “dual use” (civile e militare) verso le aziende israeliane dopo l’ottobre 2023 sono aumentati, arricchendo compagnie marittime senza scrupoli come MSC, Zim e Maersk.
La notizia delle 32 denunce é finita rapidamente sui media locali e nazionali che hanno ripreso parola per parola la nota della questura ravennate la quale, oltre alle denunce, ancora non arrivate, ha minacciato anche “provvedimenti di natura amministrativa”.

Il reato di blocco stradale, reintrodotto dal Governo Meloni con l’ultimo Decreto Sicurezza (convertito in legge il 9/6/2025), prevede, quando attuato collettivamente, pene da sei mesi a due anni. Con questo decreto – che il governo sta già pensando di affiancare ad un secondo – si sono introdotti nuovi reati, esteso misure come il DASPO urbano ed inasprite alcune aggravanti per colpire chi esprime idee e pratiche non allineate.

Le politiche iper-repressive che il gabinetto Meloni ha attuato con il Decreto Sicurezza, ultimo di una serie di misure istituite dai governi di ogni colore per colpire il dissenso, e seguito ad altre misure del governo in carica come il decreto Rave (convertito in legge il 20/12/2022), quello Caivano (convertito il 13/11/2023) e il cosiddetto ddl “eco-vandali” (convertito il 22/1/2024), sono solo il riflesso “interno” di un mondo in guerra, in cui il dominio politico ed economico si sta ristrutturando. Decreti, fogli di via, zone rosse, daspo urbani, sgomberi di spazi sociali e occupazioni abitative, divieti di manifestare, denunce, perquisizioni ed arresti più numerosi, condizioni cautelari e detentive più dure, lacrimogeni sparati in faccia, fanno tutti parte della stessa logica.

Sorprendersi per la repressione del dissenso significa non aver capito che appunto quello è, da sempre, il compito dello Stato e dei suoi organi di polizia, compito che diventa solamente più appariscente e riconoscibile in una cornice di guerra.
Da quando si é aperto il conflitto tra Nato e Russia sul suolo ucraino, ed in seguito con l’appoggio dato dai governi democratici al genocidio che Israele sta commettendo a Gaza, si é scelto di dirottare miliardi di euro della spesa pubblica verso il settore militare e l’invio di armi. Le misure repressive introdotte, comprimendo i diritti, servono per soffocare il malcontento creato dalle politiche di riarmo e, in prospettiva, stroncare la rabbia che una economia di guerra immancabilmente provoca quando, nel mentre produce profitti per l’industria bellica, taglia la spesa sociale. Sono cioè misure preventive.

I discorsi in Europarlamento che decretano la “fine della pace in Europa” e l’impossibilità a rinunciare ad un riarmo massivo in nome della stabilità democratica occidentale, dimostrano come la diplomazia e l’approccio giornalistico che la diffonde siano prepotenti armi per riscrivere a proprio piacimento la realtà che da tempo hanno deciso di delineare in preparazione ad un conflitto sempre più diffuso.
La narrazione che sta in bocca alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, disegnando la Russia come il nemico, chiede di “prepararsi a vedere i propri figli morire al fronte”(1).

Si reprime con maggior forza chi prova materialmente a mettere i bastoni tra le ruote cingolate del militarismo, come il movimento contro il genocidio palestinese, che prende di mira un alleato indispensabile per i governi occidentali dati gli interscambi di questi con Israele, paese dotato di tecnologie avanzatissime, specie in materia di difesa, sicurezza e sorveglianza. Ma se oggi le persone maggiormente colpite sono quelle solidali con la Palestina, i movimenti ecologisti e quelli più radicali, o ancora chi milita nel sindacalismo conflittuale, molto presto vedremo altre categorie unirsi all’elenco dei nemici interni. I partiti di governo stanno già alzando l’indice contro chi osa scioperare, come i metalmeccanici dell’ex Ilva che temono di perdere il posto di lavoro.

Vediamo così quel che accade sempre quando si passa dalla protesta simbolica all’opposizione reale; quando si toccano gli interessi veri, quelli economici: lo Stato perde la maschera di democrazia formale per mostrare il suo vero volto ed anche i limiti del consentito – cioè quello che non dà fastidio – si fanno più stretti. La guerra è davvero “principalmente un fatto di politica interna, ed il più atroce di tutti” come osservava Simone Weil.

La foga repressiva é comune a tutte le nazioni che si stanno attrezzando per la guerra, non é prerogativa di un singolo governo di destra come quello italiano. Non si tratta più solo di governi particolarmente autoritari come la Russia, la Cina o l’Iran, o come l’Egitto, la Turchia e l’Arabia Saudita (questi ultimi alleati dell’occidente). In Francia, Grecia, Inghilterra, Germania ed altri paesi é sempre più difficile manifestare, basta una bandiera palestinese per vietare un corteo, essere portati in caserma o aggredite da un poliziotto. Negli Stati Uniti il movimento antifascista viene ufficialmente iscritto nel registro delle organizzazioni terroristiche, così come in Inghilterra Palestine Action. In Ucraina, dove vige la legge marziale, gli scioperi sono ostacolati e le persone sono reclutare con la forza per la strada per andare a combattere e spesso disertano ed emigrano per fuggire da questa eventualità. In sempre più paesi si sta ripristinando la leva militare e presto si potrebbe aggiungere anche l’Italia, come anticipato dal ministro della difesa Guido Crosetto.

Di fronte al militarismo che avanza nella società e nell’economia, e ad un genocidio commesso in presa diretta e trasmesso sugli schermi di tutto il mondo, appellarsi agli organismi internazionali – ad esempio le Corti di giustizia – significa non aver capito che questi, se mai hanno contato qualcosa, non contano più nulla. É la forza militare ed economica dei singoli Stati e dei blocchi imperialisti, nonché delle aziende maggiori (in Italia, tra le prime, Eni e Leonardo), che regola i rapporti di potere tra interessi contrapposti e/o convergenti. Questo é tanto più vero oggi, quando questi rapporti tra potenze sono in via di ridefinizione. Quando le nazioni decidono di affidare la risoluzione delle loro controversie alle armi, la finzione diplomatica cessa il suo compito. In mezzo a queste dispute per il potere il fattore della resistenza ha ancora il suo peso, ecco perché la popolazione palestinese, che resiste da così tanti anni, dà così tanto fastidio (persino ai governi dei paesi arabi).
La prospettiva di un domani migliore non giunge come regalo delle istituzioni ma germoglia con l’azione diretta degli individui, dalla resistenza delle comunità.

I container pieni di merci dirette nei porti israeliani alimentano l’industria e l’esercito sionisti, ma anche le colonie nei territori rubati in Cisgiordania. Questo sostegno all’occupazione militare e al massacro della popolazione palestinese avviene con la responsabilità diretta delle aziende che vendono le tecnologie per lo sterminio, dei governi occidentali come quello italiano ed anche quella più dissimulata ma comunque effettiva delle amministrazioni locali che gestiscono i territori.
Le stesse responsabilità che osserviamo nel caso del porto di Ravenna le ritroviamo in pieno quando si tratta di concedere i terreni e le autorizzazioni necessarie per l’insediamento di produzioni belliche, come è il caso della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Forlì, sponsor del progetto di Thales Alenia Space e Leonardo al Tecnopolo forlivese per la produzione di antenne satellitari “dual use” (progetto ERiS).
Al contrario chi cerca d’impedire l’arrivo di armi e rifornimenti a chi continua ad opprimere e massacrare; chi lotta contro l’industria militare e la riconversione bellica; chi diserta le guerre dei potenti, ha dalla sua parte una cosa che governanti e repressori non impareranno mai. Si chiama dignità.

Solidarietà alle persone denunciate per il blocco stradale a Ravenna.

La guerra parte anche dalle nostre città. Bloccare i traffici di armi e la logistica militare é giusto, oltre che necessario!

– Spazio Libertario “Sole e Baleno” Cesena
– Collettivo Samara
– Equal Rights Forlì
– Brigata Prociona Imola
– Assemblea Anarchica Imolese
– Spazio Autogestito Capolinea Faenza

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NOTA

(1) Si tratta di una dichiarazione fatta a novembre dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito francese, il Generale Fabien Mandon, esortando la Francia a prepararsi ad “accettare di perdere i propri figli” in un conflitto ritenuto non lontano. 

LA GUERRA INTERNA SI INTENSIFICA. 32 denunce per il blocco al porto di Ravenna.

UNA LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI CATANIA

Diffondiamo:

“A prescindere dal fatto che mi fossi mentalmente preparato, mi resi conto che non siamo mai del tutto pronti ad affrontare i momenti peggiori della nostra vita, quei momenti che, quando ci trovano in condizioni normali, se possiamo rifiutiamo con forza. L’essere umano non è fatto per la tristezza, per la sofferenza, per il carcere.” Claudio Lavazza, “Pestifera la mia vita”.

Lettera dal carcere di Piazza Lanza (CT) da LUIGI.

Notti insonni quellx di moltx a cavallo del nuovo anno. Moltx pensano che il nuovo anno porti via le ingiustizie di quello vecchio. Così si condensano nei sogni speranze, sconti di pena, alcunx parlano di amnistia. Io non sono nuovo a questo tipo di analisi, ahimè, nichilista: non cambierà nulla. E da questo non luogo lo si percepisce negli occhi, anche un pò i miei, di chi ha poca fiducia. La notte del 31 pioveva, ho visto nei cieli i colori dellx solidali, preso un pò meno male esco in sezione (devo chiederlo alla guardia in quanto noi siamo col regime a “celle chiuse”) per fumare una sigaretta. Il primo che trovo fuori è unx stranierx biancx, dico a lxi di questo nichilismo e trovo terreno fertile, è qui dal 2015, e mi dice “tu sei italiano, conosci la legge meglio di me”, le sue parole mi risuonano dentro per molti giorni. In effetti io sto aiutando chi posso, lo faccio col privilegio di provenienza. Pochi giorni dopo una persona che conosco, perchè è statx reclusx in un CPR, mi dice: “Qui sono razzisti”. Mi viene solo da stringerlo, non dico nulla, perchè penso a quanto cuore deve avere unx che è statx in un CPR ad avere ancora speranza, specie qui, in uno stato che gli garantisca trattamenti paritari, non lo farà di certo per mezzo dei suoi sgherri, e ci frammenta il colore della pelle anche se le celle solo le stesse per tuttx. Che poi ogni cella non abbia le stesse opportunità di attingere alla spesa è evidente, perchè qui si riproduce lo stesso sistema d’esclusione capitale. Non ti resta che “metterti a carrello” per mangiare. Significa che non avendo i soldi per comprare il gas, la pasta o il caffè, quel che ti rimane passa dal governo. Che non si nasconde in fatto d’esclusione, m’arriva voce che Bak ha dovuto fare storie per continuare la lotta anti-specista. Non me ne vorrà, lo so, ma qui quasi ogni giorno ci sono “discussioni” per il cibo, spesso carente, per lx musulmanx. Così le celle che già faticano, a volte, restano a secco, non gli resta che ribellarsi. Ma anche quello costa, ed a volte è privilegio di pochx. La ribellione consiste che o ti becchi un rapporto e quindi “compri altra galera” oppure paghi con l’isolamento. Tutto ha un prezzo, specie combattere giustizie “sistemiche”. In altre lettere ho parlato della costante oggettificazione dei corpi femminilizzati, sto cercando di capire quanto sono disposto a pagare, perchè non riusco più a sopportare la costante sessualizzazione dei corpi. La cosa genera liti, qui per le donne, considerate di proprietà, si è disposti a pagare qualsiasi prezzo, se ad esempio durante i colloqui incroci qualche sguardo di donne sposate, magari più volte. BOOM, il putiferio. Salvo poi dirne di ogni colore ad ogni corpo che passa vicino alle celle o in tv. Per me oltre a trovere tutto ciò di una violenza inaudita, se provo ad infilarmi nel meccanismo ci trovo anche incoerenza. Quello con la quale trovo coerenza è che i corpi considerati “inferiori” siano quelli che “tendenzialmente” esulano il maschio cis-bianco. E per questo, anche se mai mi unirò a violenze e vessazioni, mi odio, anche per il mio poco agire in tal senso e se sulle questioni anti-razziste trovo un pò di terreno da “zappare” contro il patriarcato mi sento impotente, quasi codardo, perchè mi ritrovo ristretto e solo a sentire questa ingiustizia- perlomeno tra queste mura specifiche.
L’urlo che lancio è quello di scrivermi che ne pensate, che strumenti mettere in campo, ho pensato ad un “non pensi possa essere tua figlia? moglie?”, ma mi pare di riprodurre la violenza “dell’appartenenza” e della famiglia.
Chiedo anche ai maschietti di scrivermi, consiglio di leggere “Carta-forbici-sassi”, perchè mi ritrovo sul loro spunto che mi scrivono molte compagne, ma i compagni si contano sulle dita d’una mano. Alle compagne (femminile sovraesteso..ma ci tengo a sentire anchx compagnx trans) chiedo ancora di scrivermi e condividere qualche spunto o consiglio. Mi offro di provarli, costi quel che costi. Mi spiace e mi scuso per il tenore di queste righe, un nuovo anno è passato, ma le ingiustizie non vanno via, specie quelle che sento nell’animo, vedo con i miei occhi. Al fianco dellx compagnx transfemministe in lotta, al fianco di Nadia al 41bis, contro il reato di provenienza. Ed ancora scusa per il nichilismo e lo scarso romanticismo che ci si aspetta da un prigioniero anarchico, ma qui imparo a rifiutare l’etichetta di prigioniero politico, sarebbe l’ennesimo tentativo, che lo stato già fa con il regime di AS2, di creare “classi”, non cadrò in questo tranello, sono vittima e carnefice (in quanto uomo cis-bianco) di questo sistema economico-patriarcale.

Per quel che può valere le mie scuse, il mio odio verso questo stato, la voglia di far meglio.

Consiglio di leggere la poesia di Virgilia D’Andrea “Io non sono vinta”, ne facemmo un manifesto prima del corteo del 17 maggio, qualcunx me la può inviare in forma integrale? Sono accetti solo dei versetti e dei commenti.

Per scrivere allx compagnx:

Bertolani Luigi Calogero
C/o Casa Circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11
95123 Catania

Venturi Gabriele Maria
C/o Casa Circondariale
Via Appia 131
72100 Brindisi

Per il sostegno economico: è possibile mandare dei contributi alla cassa anticarceraria caricando la postepay numero 4023601012012746 intestata a Daniele Giaccone (causale: solidarietá IPOGEO). Per contattare la cassa
scrivere a: vumsec@canaglie.net

TAZ BENEFIT OP. NO PONTE E OP. IPOGEO [7 MARZO, MILANO AREA]

Diffondiamo:

Dal tramonto aggiornamenti da giù, chiacchiere, cibo e bar, rdr e area chillout. Musica fino all’alba.

Il vulcano erutta, i lapilli cadono lontano, il fuoco attecchisce alle erbacce secche che spuntano tra gli spiragli di cemento e si propaga, brucia le grate di tutte le gabbie, siano esse di ferro o di carta. Le fiamme incendiano le terre sfruttate, le città cementificate e soffocanti, gli spazi vuoti e abbandonati, che tornano a pullulare di vita e musica. Le volute di fumo si irradiano verso l’alto e accompagnano i nostri piedi a ritmo di bassi martellanti.

Tra settembre e novembre due operazioni infami hanno colpito compagnx e territori del sud Italia.
A settembre tre compagnx sono stati arrestati in merito ai fatti avvenuti durante un corteo di Marzo a Messina in occasione del Carnevale No Ponte. Andre, Gui e Bak sono statx rinchiusx in carcere e poi agli arresti domiciliari come misura cautelare.

A maggio 2025, un corteo determinato e rabbioso sfilava per le vie di Catania per opporsi all’allora legge liberticida del Decreto Sicurezza. Anche stavolta la risposta repressiva non si è fatta attendere: una valanga di denunce, perquisizioni in diverse case tra Catania, Palermo, Messina, Siracusa e Bari. Due compagnx, Luigi, Bak sono in carcere, mentre un altrx compagnx, Ale, è ai domiciliari, tuttx indagatx per vari reati tra cui spicca quello di devastazione e saccheggio.

Taz contro chi vuole che viviamo nella paura, taz contro chi vuole i territori isolati e frammentati, taz contro chi vuole le relazioni normate e privatizzate. taz contro chi vuole che la voce dellx ribelli venga silenziata.

Contro la repressione e la guerra che ogni giorno si presenta come più inevitabile.
Con la palestina nel cuore,
A fianco di chi ogni giorno lotta e resiste nelle carceri e nei cpr.
Fuoco a galere e tribunali

More info soon, stay tuned 🏴‍☠️🌋

IMOLA: KONTRAKKOLPI ANTIREP

Diffondiamo:

“Alla vostra repressione di Stato rispondiamo con violenza sorta dall’amore per la libertà”

Sabato 24 alcune canaglie vi aspettano alla Brigata Prociona (in via Riccione 4 a Imola) per una giornata di chiacchiere e suggerimenti per il sabotaggio collettivo degli ingranaggi della macchina repressiva imperialista.
E…dopo tanto cospirare… cenetta veg e musichette!🇵🇸

PROGRAMMA:

🔌Ore 16:00 si incomincia con una chiacchiera sull’autodifesa digitale con lx compagnx di HackLab

🍉Alle 18:00, per ricaricarci, ape merenda veg

🏴‍☠️Dalle 18:30, si continuano le chiacchiere con lx compagne della cassa antirepressione Capitano ACAB

🥕Ore 20:30 cena veg misteriosa benefit per lx inguaiatx delle manifestazioni per la Palestina

⚡Dalle 21:30 ci si scatena sotto il palco con:
Rude Cinno
WOR
Anafem
SenzaPalle

✨Tutta la sera banchetti, birrette e presabbene ✨

🇵🇸Entrata up to you – benefit per la cassa antirep Bologna inguaiatx manifestazioni per la Palestina

🖤Let’s take care of each other so we can be dangerous together 🖤

MILANO: RINVENUTO SPYWARE NEL TELEFONO DI UNX COMPAGNX

Diffondiamo:

  • Durante le vacanze di Natale, si sa, si recuperano un po’ di letture arretrate. Tra queste, fortunatamente, ci siamo imbattutx in https://arachidi.noblogs.org/, che nel testo “Occhi indiscreti” narra dei nuovi strumenti di controllo messi in campo dalla polizia nostrana.

    In particolare a qualcunx è risuonata nelle orecchie la vicenda dell’installazione di uno spyware su un telefono cellulare nell’ambito dell’operazione Sismi.

    Nello specifico si tratta di un attacco di phishing che avviene normalmente tramite l’installazione di un’applicazione attraverso un link: in seguito all’interruzione della connettività dati e telefonica, l’utente chiama l’assistenza e questa chiamata viene reindirizzata a un reparto tecnico che si occuperà di installare il malware inviando alla persona un link per l’installazione di un’applicazione.

    Ecco. Nel mese di maggio dell’anno scorso, qualcosa di analogo è successo a unx nostrx compagnx che, dopo aver riscontrato un blocco della funzionalità di internet del suo telefono, era statx contattatx da un “centro assistenza” per il ripristino della connettività dati.

    Questa assistenza spacciata per Fastweb ha fatto installare un’applicazione inviando un link tramite SMS che portava a una pagina internet invece che al playstore. Sul momento sembrava tutto legittimo, Internet è tornato a funzionare lasciando pensare che fosse stato il servizio clienti di Fastweb a contattare la persona e a risolvere il problema.
    E arriviamo a gennaio quando, come detto, la persona coinvolta si è insospettita. Facendo un controllo collettivamente sono stati identificati notevoli incongruenze nella storia:
    – quel giorno non ci sono stati down di rete (diversamente da quello che diceva l’operatore)
    – i numeri che avevano contattato lx compagnx non sono numeri riconducibili a un’assistenza di Fastweb
    – aprendo l’applicazione presente nella home non sembrava svolgere alcuna funzione: mostrava solo il logo di Fastweb e la versione
    – cercando sul playstore non si è trovata nessuna app analoga

    Tutte queste cose sommate ci hanno fatto allertare e analizzando in maniera più approfondita il telefono e l’applicazione abbiamo avuto la certezza che quel giorno di maggio lx nostrx compagnx è statx guidatx nell’istallazione di uno spyware che dalle prime analisi risulta essere in grado di:
    – accedere alla posizione in tempo reale tramite GPS (anche se disattivato)
    – accedere al registro chiamate
    – accedere alla rubrica
    – registrare audio, quindi rendendo il telefono un microfono ambientale
    – collegare un dispositivo a whatsapp bypassando l’autenticazione a due fattori
    – controllare quando il telefono è acceso o spento e quando viene bloccato o sbloccato
    – fare degli screenshot
    Non staremo qua a dilungarci in tecnicismi, che forse non maneggiamo neanche molto bene. Ciò che ci sembra importante è condividere questa informazione sia per avvisare altrx compagnx delle modalità di utilizzo di questi dispositivi sia perché magari a qualcun altro risuonerà, come è successo a noi.
    Agli spioni servi dello Stato, che siano essi esperti di scartoffie o di programmazione informatica, rinnoviamo il nostro più sincero odio e schifo anche per questo 2026.

ALE BENTORNATX A CASA!

Diffondiamo

Finalmente ieri, venerdì 9 gennaio, Ale è uscitx dalla Casa Circondariale di Piazza Lanza, dove era detenutx in arresto preventivo dal 28 novembre scorso. A metà dicembre era stata accolta la richiesta di domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico.
Misura alquanto pesante, utilizzata anche per le misure alternative al carcere accettate per lx nostrx compas Gui, Andre e Bak arrestatx in relazione all’operazione repressiva contro il corteo per il Carnevale No Ponte del 1 marzo 2025.
Successivamente, per Bak venne annullata la misura alternativa e venne trasferito al carcere di Brindisi, un’altra volta detenutx, per l’operazione Ipogeo inerente al corteo NO DDL del 17 maggio 2025.

Siamo un botto contentx che, per ora, almeno ALE sia al caldo di una casa affettuosa e famigliare.
Ricordiamo anche GUI e ANDRE ai domiciliari.
BAK e LUIGI ancora in carcere, nelle grinfie del sistema stato.
FORZA BELLE ANIME!!

La nostra solidarietà non cesserà di essere un’arma usata contro lo stato e i suoi sgherri.

BEN TORNATX ALE!!

 

OPERAZIONE IPOGEO: AGGIORNAMENTI SU LUIGI, ALE E BAK IN ARRESTO PREVENTIVO

Diffondiamo

È passato più di un mese e mezzo da quando lx nostrx amicx Luigi, Ale e Bak sono statx arrestatx nel corso dell’Operazione Ipogeo, condotta dalla Procura di Catania lo scorso 20 novembre.
Da allora, Luigi e Ale si trovano incarcerati nella gabbia di Piazza Lanza a Catania. Bak in quella di Brindisi.
I loro arresti preventivi sono volti a colpire la contestazione al ddl sicurezza adottato lo scorso anno dal governo e contro il quale, il 17 maggio, si è svolto un corteo a Catania, proposto dalla rete cittadina contro il ddl 1660.
Come sta accadendo ovunque in Italia, anche in questa occasione, gli inquirenti hanno imposto la narrativa della distinzione tra “buoni” e “cattivi”, dove i secondi sarebbero ovviamente coloro che esprimono con maggior radicalità la propria contestazione verso un ordine delle cose in cui guerra e repressione interna sono le principali bussole che orientano l’agire dei potenti. Così, chi allora contestava con fermezza la violenza del regime carcerario durante il passaggio lungo la via Ipogeo, che conduce alla gabbia di Piazza Lanza, oggi si trova rinchiuso in quella stessa gabbia o in altre altrettanto schifose (1).

Luigi si trova reclusx in uno dei due reparti “maschili” di media sicurezza, in cui si trovano anche la maggior parte delle prigionerx razzializzate. Bak è reclusx nella ex AS2 di Brindisi, ora adibita a detenutx in transito, ovvero in attesa di essere trasferitx nelle sezioni comuni. Le carceri con sezioni ad alta sicurezza hanno strutture ben diverse dalle comuni, e anche se cambiano destinazione d’uso, il cemento resta a soffocare.

Per fortuna a dare aria e respiro ci pensano le alleanze che si creano all’interno tra detenutx, che permettono di continuare a resistere, creare una quotidianità, trovare le energie per costruirsi una vita dentro quelle quattro mura e stare bene, anche con il sottofondo penetrante della televisione sempre accesa. Leggere, scrivere e far sentire la vicinanza attraverso la solidarietà delle amicizie fuori resta una delle cose più potenti che possiamo fare.

Le esperienze dellx nostre compagnx ci raccontano di un posto di sofferenza e resistenza, dove l’equilibrio emotivo di tuttx è instabile, l’odore terribile e la TV sempre accesa. In una cella di pochi metri, costrettx a contendersi lo spazio con altre 5 persone, il mobilio, gli oggetti, i vestiti (puliti e sporchi), si passa il tempo a inventare oggetti utili, sistemi per raffreddare meglio il cibo, si chiacchiera, si guarda la TV, c’è chi va a messa per non impazzire (o forse per impazzire).
Ma la cognizione del tempo ti sfugge troppo facilmente, la luce del sole non sei sicurx che esista. Ogni tanto l’”ora d’aria ” al chiuso, in una stanza col calcetto, più grande della cella e più sgombra ma sempre piena di quell’aria pesante. Ci arriva notizia che Ale a volte si sente “iperattivx”, pienx di energie a cui non può dare sfogo nemmeno camminando su e giù per la cella, non c’è spazio.

Uno degli aspetti che Bak ritiene non secondario del ritrovarsi in gabbia è essere costrettx ad avere come unica alternativa dei cadaveri nei piatti. Ciò è violento, come violento è lo stato che ingabbia ed uccide animalx umanx e non umanx.
In prigione, cucinare il proprio cibo o poter mangiare quello portato da fuori diventa un privilegio economico e sociale, ma anche una pratica concreta di solidarietà tra concellinx e con chi da fuori lx sostiene.

Nelle carceri siciliane questo nutrirsi assieme e da sé è stato ulteriormente ristretto da una circolare regionale quasi un anno fa, che aveva portato moltx detenutx ad organizzarsi in partecipati scioperi, come a Siracusa e a Palermo.
A riprova di come tutto ciò che viene (o non viene) ingerito sia studiato e controllato dallo stato per consumare le nostre vite.

All’interno di queste gabbie, come all’interno dei lager chiamati cpr, uno strumento infame utilizzato sui corpi detenuti sono le terapie di psicofarmaci in grandi quantità,utili ad annientarne e silenziarne rabbia e vitalità.
Lungi da noi stigmatizzare chi ne fa uso e legittimare anche indirettamente logiche proibizioniste, che sono poi quelle che contribuiscono a rendere le galere necessarie e piene. Lungi da noi veicolare giudizi che vengono agiti per moralizzare le condotte e creare ulteriori prevaricazioni, qui ci soffermeremo su l’assunzione in contesti di prigionia dove il tunnel di merda al quale si é sottopostx con la “terapia” rende tanto facile l’accesso a queste droghe quanto difficile la loro sospensione, grazie alla collusione di guardie e medici, che non si  pongono alcun problema sulle condizioni estremamente violente in cui, in particolare per i cpr, le persone si ritroveranno una volta che saranno fuori da quelle grate. E quando qualcunx richiede di smettere, approfittano della dipendenza per impedirlo, violando corpi e volontà dellx reclusx.

Preme nominare anche l’ulteriore violenza che il carcere, con la sua rigida divisione tra reparti cosiddetti “maschili” e “femminili” – riflesso e specchio del binarismo che struttura la società etero-patriarcale in cui viviamo, soffocandoci –  agisce sulle persone trans. Anche dentro Piazza Lanza, ci arrivano notizie di donne trans che si ritrovano in detenzione con uomini cis.  E possiamo solo immaginare di quantx non ci arrivi proprio, ahinoi, alcuna notizia.
È questa realtà infame che suicida le persone in gabbia: oltre 50 quelle che si sono tolte la vita per mano dello stato nel solo periodo compreso tra gennaio e luglio di quest’anno. E ad agosto, proprio a Piazza Lanza, a queste si è aggiunta una persona delle Mauritius, che era reclusa in attesa di giudizio. E proprio a Piazza Lanza, a fine novembre, un giovane recluso si è suicidato nella sua cella e un’altra persona straniera ha rischiato di morirvi. Nel silenzio dei carcerieri, che ne parlano solo per chiedere nuove assunzioni, imputando quelle che definiscono “tragedie” a chissà quale sottorganico. Un silenzio su queste morti reso ancor più assordante dal razzismo sistemico che rafforza l’isolamento e il sentimento di abbandono cui sono sottopostx lx prigionierx quando allo status di reclusx si somma quello di soggettività razzializzatx, magari senza familiari che possano portare vestiti o un qualche supporto o senza una casa “legale” con cui poter tentare la roulette dei domiciliari.

In queste settimane di arresto preventivo, le istanze di trasferimento ai domiciliari presentate dallx legalx hanno avuto esiti diversi per ciascunx dellx nostrx compagnx.

A metà dicembre, i giudici hanno rifiutato l’istanza di riesame con richiesta di trasferimento ai domiciliari per Luix come misura alternativa alla detenzione in carcere. Oltre che devastazione e saccheggio in concorso, resistenza, danneggiamento e lesioni, a Luigi si contesterebbe anche la “rapina” di una paletta ad un vigile urbano, reato molto pesante dal punto di vista repressivo il cui uso, sul piano semantico prima ancora che penale, sembra rimandare a una volontà di accumulare patrimonio che in quel corteo non aveva appiglio alcuno.

Dovremo aspettare altre settimane prima di un nuovo pronunciamento sul suo rilascio ai domiciliari.

La medesima istanza è stata rifiutata dai giudici del riesame anche per B, per lx quale la risposta negativa é arrivata molto in ritardo rispetto alle altre.

Per Ale, la stessa richiesta è stata invece accolta ormai tre settimane fa. Eppure, lx nostrx compagnx aspetta ancora dentro la sua cella. Perché? Viene da chiedersi. La risposta delle guardie è che bisogna che arrivino i braccialetti elettronici. Spesso tardano ad essere riforniti, in diverse aree d’Italia. Non stupisce che Catania sia una delle città più colpite da questi ritardi, visto l’altissimo livello di sovraffollamento carcerario (+70% lo scorso dicembre al Lanza) e repressione cui è sottoposta la sua popolazione, come quella siciliana più in generale. Come iscritto nella relazione coloniale che intercorre fra questa e lo stato italiano.
Sappiamo benissimo quanto spazio di arbitrio questo possa di fatto lasciare nelle mani di giudici e carcerieri. La nostra attenzione non si abbassa mai da quello che succede allx nostrx amicx e compagnx ora in mano dello stato.

Avvertiamo tutta la violenza opprimente di questo ordine delle cose. Ma non ci spezza.

L’INTRECCIO DELLE NOSTRE MANI E’ MOLTO PIÙ FORTE DELLE VOSTRE CATENE.
UN RAMO D’OLIVO, QUANDO SI TAGLIA, ESPLODE DI VITA E NE GENERA MOLTI DI PIÙ.

LIBERTÀ PER LUIGI, ALE, ANDRE, BAK, GUI
LIBERTÀ PER LX ARRESTATX DI SAN BERILLO
LIBERTÀ PER TUTTX LX PRIGIONERX DI CARCERI E CPR

FUOCO ALLE GALERE

Per scrivere allx amicx:

Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa circondariale Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania

Venturi Gabriele Maria
C/o Casa circondariale
Via Appia 131 – 72100 Brindisi

Di Mauro Alessio
C/o Casa circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania
[Consigliamo di spedire con posta raccomandata, così che se dovesse uscire
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(1) https://radioblackout.org/2025/11/operazione-ipogeo-a-catania/

https://distrovo.noblogs.org/post/2025/07/04/carcere-di-piazza-lanza-detenzione-centrale/

EPIGEA – BLOG SOLIDALE CON GLX IMPUTATX NELL’OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo e accogliamo con piacere la nascita del nuovo blog Epigea:

Noi siamo per l’abolizione del gendarme. Noi siamo per la libertà per tutti, e per il libero accordo, che non può mancare quando nessuno ha i mezzi per forzare gli altri, e tutti sono interessati al buon andamento della società. Noi siamo per l’anarchia. Errico Malatesta

Catania è il crocevia ideale al cui interno le contraddizioni del capitalismo moderno trovano la loro piena espressione. Cantieri mirati allo stravolgimento della fruizione del territorio, appalti milionari comodi per i fiancheggiatori del potere, ghetti e periferie bersagli di ordinaria repressione, continui assist alla gentrificazione e alla logica di profitto in salsa turistica. Una città che è stata anche il terreno di scontro nel quale molteplici individualità, in vari modi, si sono opposte al potere durante cortei contro il genocidio in Palestina e scioperi generali imbattendosi in conseguenti piogge di denunce e di salatissime sanzioni.

Catania è stata testimone, il 17 Maggio 2025, di una netta e radicale opposizione alla pretesa egemonia di uno stato che, convinto di poter chiudere definitivamente la partita contro chi lo combatte senza deleghe, da poco aveva aggiunto al suo arsenale il cosiddetto Decreto Sicurezza.

Quel giorno, decine di individualità in rivolta si sono fatte carico nei modi opportuni della “straordinaria necessità e urgenza di introdurre misure in materia di tutela del personale delle forze di polizia” avendo cura di strappare alle forze dell’ordine il monopolio della violenza per riappropriarsi di spazi di libertà e conflittualità spingendosi fin sotto uno degli emblemi dell’ordine costituito: il carcere.

Catania oggi è la città dove compagnx che non hanno ceduto al ricatto della paura, veicolata da decreti e leggi liberticide, sono statx denunciatx, e altrx arrestatx, a seguito dell’Operazione Ipogeo, sbandierata come esemplare atto giustificativo delle misure emergenziali partorite dal governo Meloni. L’accusa principale, quella di devastazione e saccheggio, insieme ad un ampio ventaglio di danneggiamenti, rapina, imbrattamenti e resistenze sono un chiaro segnale della portata repressiva messa in atto.

Dall’ondata repressiva sorge Epigea, germoglio che, da sottoterra, emerge per diffondere e ribadire che noi siamo e saremo sempre al loro fianco. Riteniamo che raccogliere e condividere ogni testimonianza solidale, nelle varie forme in cui esse si concretizzano, e gli approfondimenti su questi fatti sia fondamentale per il proseguimento della lotta stessa.

NO ALLA PLP4

Diffondiamo:

La Commissione Sanità della Regione Lombardia ha approvato all’unanimità un progetto di legge, la PLP4, per istituire un patentino obbligatorio per chi vive con cani appartenenti a 26 razze considerate “potenzialmente pericolose”. Si va dai già stigmatizzatx pit, molossi e simili fino a moltx canx pastorx e a meticcx rinconducibili a queste razze.

La proposta sarà in discussione in Parlamento per diventare legge nazionale.

Secondo la PLP4, chi è intenzionatx ad adottare unx canx, dovrà seguire un corso e sottoporre lx canx a un test di tipo addestrativo, avendo a disposizione tre tentativi per passare il test e rischiando che lx canx che non lo supera venga sequestratx e trattenutx in canile. Tale proposta, costruita senza coinvolgimento di comportamentalistx di istruttorx o di educatorx cinofilx è ben lontana dai principi di base cinofili e sottende infondate idee di eugenetica: infatti esonera chi compra lx canx da allevatori ENCI da qualsiasi obbligo e test in nome della selezione praticata dall’allevatore.

Eugenetica che va di pari passo con il classismo intrinseco della PLP4.

Infatti, oltre a incentivare l’acquisto di “razze pure” sotto la garanzia di ENCI, nella proposta vengono introdotte misure onerose, come il recinto con antiscavalco a casa, e coercitive, come obbligo di museruola, collare a strozzo e pettorina agganciati insieme in passeggiata.

Da una parte, quindi, la legge proteggerebbe chi lucra sullx canx come l’ENCI – che, ricordiamo, è un ente privato ottocentesco che per statuto protegge e incentiva la diffusione delle razze – e gli allevatori, mentre dall’altra penalizza chi vuole condividere la propria vita con dellx canx meticcx, magari adottandolx da un canile, rendendo davvero difficile e decisamente oneroso il percorso di adozione.

Il tutto basandosi su approcci meramente addestrativi che non prendono in considerazione la relazione persona/cane, impattando pesantemente la vita quotidiana dellx canx e della persone conviventi.

Se questo “progetto” diventasse davvero legge, adottare unx canx meticcix associabile a queste 26 razze (moltissimx!) diventerebbe praticamente un lusso ad appannaggio di pochx, condannando di fatto moltissimx canx a una vita intera dietro alle sbarre.

Questa proposta di legge funge anche da propaganda, da contentino, contro l’indignazione popolare a seguito della percezione dell’aumento delle aggressioni di certi cani nei confronti di persone. Notizie che ci arrivano sempre con titoli eclatanti ma che non tengono mai considerazione delle sistemiche relazionali all’interno della famiglia in cui è inserito il cane, di che vita faceva, da quanto tempo dava segni di disagio etc

La proposta appare costruita su misura per ingrossare le tasche di ENCI, totalmente disinteressata al benessere animale o a fare vera informazione e cultura sull’adozione consapevole e sulle caratteristiche delle varie razze e dei vari individui canx.

Diciamo a gran voce NO ALLA PLP4!

Rilanciamo la campagna campagnanoplp@gmail.com

-Cagne sciolte senza pedigree

INDONESIA: DICHIARAZIONE DEI PRIGIONIERI ANARCHICI DELLA FAAF (ASSOCAZIONE LIBERA DEI FUOCHI AUTONOMI)

Traduciamo e diffondiamo questo breve comunicato di alcunx compagnx imprigionatx a seguito delle rivolte che negli ultimi mesi hanno incendiato l’Indonesia.

ACCENDERE IL FUOCO NELL’OSCURITÀ

Noi anarchicx in Indonesia stiamo affrontando una tempesta enorme. Più di una dozzina di anarchicx sono stati incarcerati e torturati, e lo Stato cerca di disciplinarci incutendo paura. Ma per noi tutto questo non è nulla, perché noi stessx siamo la tempesta, la sua catastrofe incarnata. Qui ci sono i compagnx di BlackBloc Zone, Palang Hitam Anarkis Indonesia, Contemplative, Katong Press e altri collettivi.

Le nostrx compagnx hanno la forma di tempeste avvolte dalle fiamme. Alcunx di noi considerano questo momento come il culmine, ma non è né l’inizio né la fine. Stiamo raccogliendo tutte le fiamme che ci circondano, le fiamme che lo Stato ha cercato di spegnere.

Quante volte dobbiamo ripeterlo? “Possiamo vivere senza lo Stato!”. Al diavolo la società! La società è lo strumento più prezioso dello Stato per preservare la propria esistenza. Odiamo la società con tutto il nostro cuore.

Crediamo che l’alba della fame arriverà prima o poi, e questo segnerà l’inizio dell’era della distruzione dello Stato.

A quellx che sono fuori: resistete, raccogliete tutte le scintille che potete. E a quellx che sono dietro le sbarre, o si sentono prigionierx, non siete solx.

Lottate! Lottate! Al diavolo la vittoria o la sconfitta; l’importante è che i nostri occhi continuino a brillare in ogni battaglia.

A tuttx: spargete la voce! Morte allo Stato! Viva l’anarchia!