RIFLESSIONI A PARTIRE DA LATEBRE – OLTRE LE TENEBRE, NEL FURORE DELLA SEDIZIONE

Diffondiamo queste riflessioni di Luigi, anarchico prigioniero, a partire da Latebre – Oltre le tenebre, nel furore della sedizione:

Leggo con piacere Latebre, mi colpiscono molto due capitoli contenuti nella rivista, su quelli provo a riflettere. Sedazione, seduzione, sedizione perché parla di me, parla di noi. Delicatessen perché parla di orizzonti in lotta, di me, di noi ancora.

La galera è un posto buio, non sbaglia chi la definisce un “non luogo”. Ha l’intento di annichilire, tumulare, sedare e perché no? Anche uccidere lx nemichx dello stato, il terrore dei padroni?

Ma oggi i padroni hanno paura?

Sembrerebbe di no, in quanto è feroce l’avanzata della forza del capitale. Mezzo è la città che tutto ingloba, non ne è esente la campagna, la montagna, il vulcano, il mare, il verde ed il cemento hanno ormai lo stesso padrone.

La città a misura di uomo tecnologico, un automa 4.0 che vive nel comfort della sicurezza, agognata ricerca della stessa riempie le galere ed i lager dello stato, i CPR.

La campagna, ormai immense distese di serre al servizio della GDO, non esiste, intorno a me, terra libera da coltivare, dove auto-produrre lontani da logiche del capitale. Ma voglio essere chiaro, io mai comprerei la terra. E non perché ci sono nato, quindi è mia. Credo al contrario che io appartengo a la terra tutta e, se correttezza fosse un termine con un minimo di senso, dovrebbe essere la terra a comprare gli umani, non il contrario. Io occupo il suolo è un termine che mi e ci dovrebbe, rispecchiare. Tuttx siamo abitantx abusivx, o no?

Fa lo stesso la montagna, il vulcano, io c’ho vissuto per anni sotto, è stato emozionante vederlo sbuffare fuoco, sentire l’impotenza che ti pervade quando erutta, poi si scopre che una fetta di vulcano è di un privato. Ancora oggi se ci penso mi sento scemo, è surreale, come è possibile che si possa comprare un vulcano? Ma la domanda fatta al contrario è ancora più surreale: chi te l’ha venduto il vulcano? E no, non è stato Totò come con la fontana di Trevi.

È stato il comune, con il suo Totò, magari appoggiato dal “compratore di vulcani”, provvisto di spalle grosse e mazzetta facile. Mostruosità del caso. E il mare? “Il mare nostro ha continuato a riempirsi di affogati, sputati in acqua da legni fradici, senza in tasca neanche la ricevuta di un biglietto pagato a prezzo di usura. In una deportazione da dannati.”.

Le parole di cui ricopio anche le virgole per imprimerle nella testa sono quelle di Barbara Balzerani. Anche lei dannata della terra, una “terrorista” e perciò meritata la galera, che ha scontato. In mezzo a troppi non detti la rivoluzione di cui è stata parte attiva s’è infranta contro qualcosa di più grande della vita, ammesso che a qualcunx interessa la vita del prossimo, dellx altrx. A Barbara interessava, a me pure, forse per questo meritiamo la galera. Ed il secondino è convinto, anche a ragion veduta, che la nostra vita gli appartiene. Che è lui a decidere le sorti della intera esistenza del tumultuoso mare che è la popolazione detenuta. Sciocco! Siamo vivx, anche da mortx.

Penso ad Alfredo, al rumore che fa l’isolamento, a Nadia che dal 41bis batteva ogni dì per le compagne in AS2 a L’Aquila, penso a Carlo Cipriani che rifiuta di andare al mare con gli operatori, a tantx lottarmatistx, che non chiedono benefici dopo 30 anni di prigionia. È vero quanto si dice in Sedazione, seduzione, sedizione, “Il carceriere, il quale vuole che non si scordi nemmeno un momento l’insuperabile confine tra onirico e reale”.

Vero, come è vero che, se moltx sono confinati in una cella, è grazie al processo tecnologico che non ha creato solo nuove gabbie, ha fatto sì che si riempissero anche le vecchie. E tutto si interseca come se il Fato è stato così beffardo da farmi vedere tutto ed insieme.

Dice l’avv. che mi difende che ad incastrarmi sono state delle telecamere posizionate fuori dal carcere per bloccare eventuali evasioni. Sono quelle del carcere in cui sono ristretto, singolare, no? Come sono le telecamere ad incastrare 40 persone razzializzate, arrestate in un ghetto, ch’è comodo chiamare “piazza di spaccio”. Potrei andare avanti all’infinito ma mi frena il capitolo dopo, Delicatessen.

Perché è bello quando qualcosa colpisce così nel centro nevralgico, tanto che lo stato, anzi gli stati tentano di occultarlo.

Un sabotaggio a Carnia, non rivendicato (!?), eseguito da mani ignote ha rallentato il traffico del petrolio. Non solo in Italia, ma in buona parte dell’Europa. L’ingenuità d’animo mi fa viaggiare con la mente, vorrei conoscere le intenzioni politiche, vorrei saperne di più. Perché non ne hanno parlato? Poi ci penso meglio, è bene così. Non m’interessa chi è stato, mi interessa che è stato. Ed è andata, ha funzionato, ha lasciato il segno perché ne stiamo parlando, perché ha smosso, c’ha fatto felici, ci da la forza di continuare a sognare che l’impossibile non è solo un’utopia, ma è qualcosa alla portata di tuttx, anche di un’individualità, anche e solo animata da un’unicità, quella che sa che la vendetta dei padroni arriva, e magari ne ha – dico giustamente – paura, ma che comunque infrange e si schianta senza freni sulle barricate interne e viscerali del nostro io.

Se penso ad un sogno “possibile possibile possibile” credo sia questo. Ed è fondamentale perseguirlo perché così esiste.

A volte i discorsi con compagnx mi s’imprimono così tanto addosso che mi vien da dire che di questo sono fatto.

Un giorno unx mi disse “L’azione e la pratica vanno allenate”, ed un altrx di recente m’ha scritto che “La tensione costante logora”.

Come dare torto ad entrambx, lo scrivo da una galera, in tensione costante forzata, ma ho imparato a giocare con gli elastici ed a tenderli a mio modo, e questo perché ho allenato l’azione e la pratica.

Che non sono strumenti razionali, lo ben so, ma a vivere con i mostri da mostro ti ricorda ogni giorno che per vivere devi sopravvivere, a te, allx altrx, al nemico, ecco il nemico.

Quello è importante individuarlo, sapere dove si annida, cercarne i nervi scoperti, sapere cosa fare, perché allenando l’azione e la pratica, unita al pensiero, quello a Carnia non è un sogno, per lo più possibile possibile possibile.

Con il cuore stretto al fianco di chi lotta
Con Sara e Sandro più forti della fame
Con Anna, Alfredo, Nadia, Stecco, Ghespe, Bak e Paolo!

TUTTX LIBERX

Luigi Bertolani
C.C. Piazza Lanza
P.zza Lanza, n°11
95123 – Catania (CT)

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