
Diffondiamo questo testo da Como. Qui in versione pdf.
Como – città vetrina che zittisce …o almeno ci prova 😉
IIl territorio Comasco è da tempo un grande baluardo del decoro e dell’ordine pubblico, dove ogni tipo di movimento dal basso e critica allo status quo fa estrema difficoltà a prendere piede tra l’individualismo dilagante e la repressione statale/poliziesca che tenta di mantenere tutto sotto il suo controllo.
Siamo elementi stridenti. Già solo occupando lo spazio con lx nostrx corpx, vivendo la città in maniera non conforme al piattume comasco, criticando i dogmi di benessere e ricchezza individuale, rompiamo questa apparente calma e apatia di chi vorrebbe Como a misura di “cittadino perbene” o di turista.
Per questo chiunque osi mettere in discussione, anche solo esistendo e alzando la voce, il quieto vivere di questa città e questa provincia basato sull’indifferenza e sulla proprietà privata viene prontamente punitx e allontanatx, con misure repressive totalmente spropositate, perquisizioni e denunce messe in atto dalla Questura e dalla Digos, palesemente atte a “tenere a bada” e smorzare sul nascere qualsiasi tentativo di andare controcorrente.
Queste intimidazioni non ci fanno paura, anzi, testimoniano ancora di più quanto siamo immersi in un sistema malato che pur di conservarsi non esita a smorzare con violenze poliziesche e istituzionali chiunque osi metterlo in discussione.
Non l’avrete vinta.
¿Que pasa? Alcuni fatti
Nel 2024 un presidio sotto alla Prefettura di Como per chiedere il rilascio immediato dei detenuti politici palestinesi Anan, Al e Mansour era stato brutalmente censurato con delle prescrizioni assurde: divieto di cori in arabo e di utilizzare la lingua araba; divieto di musica e di esporre striscioni o simboli di denigrazione nei confronti di Israele o di autorità estere contenenti richiami al sionismo. La manifestazione non si era fatta intimorire e aveva espresso la sua solidarietà e la sua critica senza timore, rompendo le regole della censura imposte.
Il 9 febbraio 2025, dopo un saluto al carcere Bassone di Como per portare solidarietà e vicinanza alle persone detenute, 6 persone sono state fermate e portate in questura. 3 fogli di via e accuse di resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata. Unx compagnx è statx chiamatx qualche giorno dopo: si aggiungono i reati di istigazione a delinquere, accensione ed esplosioni pericolose, radunata sediziosa, grida e manifestazione sediziosa.
A maggio 2025, con l’accusa di aver fatto delle scritte in sostegno al popolo palestinese e contro lo Stato d’Israele, unx compagnx, dopo mesi dai fatti, è statx perquisitx personalmente. Le modalità degli agenti sono state intimidatorie: hanno ribaltato l’intera abitazione per cercare delle bombolette spray. Hanno chiesto allx compagnx di svestirsi e fare squat nudx a casa sua di fronte a un’agente donna.
Il 26 luglio 2025 alcuni tifosi hanno sventolato la bandiera palestinese allo stadio per esprimere solidarietà alla causa politica palestinese. L’atto ha scatenato una dura risposta delle autorità, che hanno disposto il daspo nei confronti di cinque sostenitori. L’esibizione della bandiera è stata considerata un comportamento discriminatorio, ritenuto in violazione dell’articolo 604‑bis, e tutti e cinque gli individui sono stati sanzionati.
Il 2 ottobre 2025, le manifestazioni in sostegno al popolo palestinese e in risposta all’attacco della Flotilla hanno visto scendere in tante piazze d’Italia migliaia di persone. Seguendo la rabbia e la reazione di tante altre persone e movimenti in tutto il mondo, anche a Como siamo scesx in piazza per affermare il nostro sostegno indiscusso al popolo Palestinese, alla sua resistenza e resilienza.
Probabilmente, la manifestazione di Como ha intimorito l’ordine pubblico, anche solo nell’esserci stata ed essere stata partecipata. Circa una ventina di persone hanno ricevuto notifiche di reato: la maggioranza ha ricevuto manifestazione non autorizzata e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, a qualcun si aggiunge il reato di travisamento, a qualcunx altrx il 604 bis, ossia propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa. 6 persone hanno ricevuto un foglio di via da Como e 5 l’avviso orale di pericolosità sociale.
RIFLESSIONI SULLA REPRESSIONE E SUL 604-BIS
Ed è qui che il controllo si inserisce all’interno di un quadro un po’ più ampio. Sappiamo che non siamo solx: gli episodi di repressione e le denunce arrivate dopo le mobilitazioni testimoniano una tendenza crescente a utilizzare strumenti normativi e di polizia per reprimere le proteste, trasformando il dibattito politico sulla Palestina in una questione di ordine pubblico e di sicurezza nazionale.
Nella denuncia relativa alla manifestazione del 2 ottobre a Como è stato contestato anche il reato previsto dall’art. 604‑bis c.p., ossia propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa. La questura di Como sembra aver inserito il sostegno alla Palestina nella categoria dell’odio razziale e antisemita, facendo ricorso al DDL 1627 – noto come “Gasparri”. Il disegno di legge, promosso come misura contro l’antisemitismo, adotta la definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che equipara l’antisionismo all’antisemitismo. In pratica, la proposta mira a trasformare la legittima critica alla colonia Israele e all’ideologia sionista in reato penale, equiparando la contestazione politica alla negazione della Shoah e criminalizzando la solidarietà con i palestinesi.
In Italia, ministri israeliani e istituzioni possono apertamente negare il diritto all’esistenza del popolo palestinese, mentre chi denuncia l’occupazione militare o la pulizia etnica portata avanti da Israele viene censurato e perseguito penalmente.
Il tentativo di zittirci non ci intimorisce: sappiamo che i nostri corpi e le nostre voci sono politici e occupano uno spazio che può diventare fastidioso e dirompente rispetto al quieto perbenismo cittadino e al silenzio complice di tutte le istituzioni italiane.
FOGLI DI VIA E AVVISI ORALI
Per il 2 ottobre, sono stati inoltre emessi fogli di via e avvisi orali, anche a persone incensurate e senza cittadinanza italiana. Il provvedimento ha colpito residenti a pochi km dalla città, nei pressi della provincia, che dipendono da Como per servizi, trasporti, ospedali e vita sociale.
L’avviso orale, quasi una “pagella del cattivx cittadinx”, è un ammonimento del questore che ti esorta a fare lx bravx, a rimanere al proprio posto in silenzio. Si basa su atti giudiziari non conclusi (NON CONDANNE!!), cioè su mere indagini che non hanno condotto a processo, ma che vengono comunque usate per giustificare una pericolosità sociale “attuale e concreta”.
Siamo state definite come persone che “offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica”: noi rispondiamo che è giusto e necessario turbarlo questo ordine. Che non ci stiamo alle decisioni di un governo complice di guerre e genocidio in Palestina, che investe in armi e produzione bellica.
Non vogliamo essere complici e quindi rompiamo il silenzio e il quieto vivere, con le nostre voci e i nostri corpi dissidenti.
INGUAIAT3 MA MAI SOL3
Lontane dalle luci dei centri, anche qui in provincia qualcosa si muove. Raccontare quello che succede qui ci permette di colmare la distanza che molte volte si percepisce tra centri e provincie, di rompere con l’idea che soltanto la città può essere teatro di contestazione e azione e che in questi luoghi ognunx pensi solo al “proprio orticello”.
Tutto questo interesse di voler mantenere una calma apparente con tutte le misure repressive di cui si è parlato serve alla macchina bellica, che sfrutta questi luoghi per poter operare indisturbata con profitti ultra-milionari: tra Lecco e Varese, varie aziende producono armi e proiettili che uccidono in Palestina. Anche Como è luogo di transito di queste merci, con piccole azione famigliari che producono componenti bellici. La guerra comincia da qui, e sta a noi incepparne gli ingranaggi.
Guardiamo alla resistenza palestinese, dove ogni forma di azione è fondamentale: da chi recupera cibo, a chi ricostruisce le tende dalle macerie, a chi combatte con i coloni per raccogliere le olive del prezioso olio. Fino alla resistenza armata, fino alla vittoria.