TORINO: SULLE PERQUISIZIONI ALL’ASKATASUNA

Diffondiamo: LA NOSTRA BANDA SUONA ANCORA IL ROCK: note sulla perquisizione di questa mattina.

Ieri mattina ha avuto luogo una perquisizione al Centro Sociale Askatasuna. Un’operazione che riguarda i fatti del 15 Ottobre 2022 quando nel controviale davanti al centro sociale si è tenuto un concertone che ha visto la partecipazione di migliaia di persone e decine di artisti della città in difesa dello spazio sociale. Decine di camionette e uomini in antisommossa della polizia e della guardia di finanza hanno bloccato l’ingresso di Askatasuna impedendo il passaggio anche alle lavoratrici ed ai genitori della vicina scuola.

La perquisizione, durata diverse ore, ha portato al sequestro degli impianti musicali di tutto ciò che è materiale elettronico e all’applicazione dei sigilli sui frighi del bar dello spazio e degli ambienti deputati alla conservazione della strumentazione musicale. Tra le altre cose è stata anche sequestrata l’agenda che raccoglie i tesserati e le tesserate della campagna “Associazione a Resistere” in solidarietà al Movimento No Tav e al Centro Sociale Askatasuna accusati di associazione a delinquere. Il tutto accompagnato da diverse denunce, da quanto riportato dai giornali 36 delle quali non abbiamo ancora totale contezza, ma tra queste alcune già notificate alquanto creative e folkloristiche come cattiva conservazione degli alimenti e frode in commercio oltre a occupazione e invasione di terreni ed edifici.
Questa operazione si inserisce a pieno titolo all’interno del processo di criminalizzazione delle forme di espressione giovanile e dell’autorganizzazione. Infatti, il tentativo che viene messo in opera è quello di equiparare uno spazio sociale ad un locale commerciale che fa profitto per proprio conto. La differenza è lampante a chiunque abbia frequentato uno dei nostri eventi o delle nostre iniziative sa bene quanto sia prezioso avere la possibilità di far vivere momenti di socialità, culturali e di incontro al di fuori delle logiche del profitto. Evidentemente in questa fase la tendenza governativa è quella di chiudere gli spazi di dissenso e di autogestione, impedendo in particolare ai giovani di incontrarsi e costruire modi diversi per stare insieme. Questo procedimento si inserisce in questo quadro seppur non si tratti della diretta conseguenza del nuovo decreto anti rave, anzi dimostra come gli strumenti per silenziare queste esperienze esistevano già ben prima di oggi.
Per quanto ci riguarda inoltre possiamo tranquillamente dichiarare che l’accanimento questurino nei confronti dell’Askatasuna assume un peso ben differente. Proprio ieri si è tenuta infatti la quarta udienza per il processo di associazione a delinquere che vuole colpire l’Askatasuna, il Movimento No Tav e lo Spazio Popolare Neruda. Il centro sociale è infatti al centro dell’inchiesta che vorrebbe identificarlo come una delle basi in cui opererebbe una fantomatica associazione di delinquenti che organizza queste iniziative per autofinanziare le sue attività criminali. Il tutto scricchiola e fa acqua da tutte le parti infatti siamo ancora in attesa di vedere queste prove schiaccianti.. E così proprio ieri è stato firmato da Enzo Bucarelli il mandato di perquisizione del centro sociale che puzza di provocazione e vendetta.
Ricordiamo che uno degli obiettivi dell’inchiesta per associazione, prima sovversiva e poi derubricata a delinquere (e anche qua ce ne sarebbe da dire), era ed evidentemente è ancora lo sgombero dello spazio. Nonostante numerose interpellanze in consiglio comunale da parte di Fratelli d’Italia per procedere allo sgombero rimaste disattese, la Questura di Torino ha pensato bene di far entrare dalla finestra ciò che non è riuscita a fare entrare dalla porta. Se non è uno sgombero allora sigilliamo tutto ciò che permette allo spazio di comunicare con l’esterno, autorganizzarsi con le persone che da decenni lo attraversano per poter fare esperienza di una socialità diversa, senza profitto, autentica.
Lo diciamo chiaramente: la gravità di questa situazione è palese seppur si sfiori il ridicolo nel vedere decine e decine di uomini ancora una volta a sperperare soldi pubblici per sequestrare impianti audio e frigoriferi. Parliamo di solidarietà da sempre e anche questa sarà occasione per esprimerla e costruirla insieme.
Non finisce qui, la nostra banda suona il rock!

FIRENZE: TONIO LIBERO, TUTTX LIBERX

Diffondiamo:

Ieri mattina hanno arrestato un nostro compagno, Tonio, mentre usciva da Corsica. Gli inquirenti parlano di sei attacchi alla linea dell’alta velocità tra Firenze e Bologna. Non sappiamo chi abbia compiuto questi attacchi, ma non fatichiamo a immaginare quali siano le motivazioni che potrebbero aver spinto qualcuno ad agire. Chiunque abiti o conosca il Mugello sa di cosa parliamo. In realtà basta fare una ricerca di due minuti su internet per capire cosa rappresenta il Tav per il Mugello. I giornali evocano la strategia della tensione, confidando nella scarsa memoria di questo paese. Come se l’odio dello stato e dei fascisti verso il movimento di allora e il disprezzo che mostrarono per la vita umana possano essere associati all’amore per un territorio e per quella vita che proprio il Tav ha distrutto e continua a distruggere. Era il 2012, dopo solo tre anni dal primo treno partito, e già erano stati calcolati 57 km di corsi d’acqua persi. 57. kilometri. Una tragedia annunciata sin dal progetto iniziale. Un ecosistema distrutto anche secondo la stessa magistratura che oggi accusa Tonio, che condannò ben 19 tra dirigenti e direttori dei lavori per quello che era un disastro troppo evidente per essere insabbiato. Ad essere insabbiate furono invece proprio le stesse condanne, annullate con un colpo di spugna finale dalla cassazione. Ma non è per ignoranza che si associano queste azioni alla strategia della tensione. Come si trasforma il danneggiamento di un quadro elettrico in una punizione esemplare? Aspetta, com’era la risposta? Ah già.. il terrorismo! Il punto della questione è sempre più evidente: quando si parla di pene non è importante cosa hai fatto, è importante chi sei, quali sono le tue idee e quanto si teme che possano diffondersi. In questi giorni Alfredo Cospito sta morendo pur di non sottostare al regime di tortura del 41 bis. Regime che gli è stato inflitto per una “strage” che non poteva ferire nessuno e non ha inftti ferito nessuno a parte il cantiere di una scuola carabinieri. Sempre questa settimana ad altri tre compagni di Corsica sono stati notificati altrettanti avviamenti di indagini per associazione sovversiva con finalità di terrorismo per aver partecipato ad un imbrattamento al comando militare della Sardegna in cui una torcia è stata lanciata su della vernice prendendo inavvertitamente fuoco. Totale dei danni dell’azione: tre nanosecondi di fiamme accidentali e una macchia nera su una parete. Questa è la realtà in cui ci troviamo ad agire: la cosiddetta giustizia distorce come sempre se stessa quando si tratta di colpire chi lotta. A Tonio va tutta la nostra solidarietà. Tonio libero. Tutti liberi.

Per scrivergli e mostrargli affetto (consigliamo con telegramma e posta 1)
Antonio Recati
Carcere circondariale di sollicciano
Via Minervini 2r,
50142, Firenze


Ieri sera (26 gennaio) un nutrito gruppo di compagnx e solidali si è riunito sotto al carcere di Sollicciano per portare il proprio affetto e solidarietà a Tonio e alle persone detenute. Odiamo il carcere e la società che ne ha bisogno. Liberx tuttx!

TORINO: PERQUISIZIONE ALL’ASKATASUNA

Diffondiamo da fb Radio Blackout:

Il concertone del 15 ottobre non è proprio andato giù, la Digos di Torino si è presentata questa mattina con l’intenzione di sequestrare materiali acustici e altro materiale utile a momenti di socialità e intrattenimento presente all’interno del centro sociale.
Ad ora non si ha ancora chiara l’entità dell’operazione, seguiranno aggiornamenti.

MODENA: CORTEO ANTICARCERARIO

Sono passati 3 anni da quel maledetto 8 marzo, in cui, a seguito delle rivolte scoppiate nelle carceri di tutto il paese, hanno perso la vita 14 persone.
Modena è diventata il tragico simbolo di quella strage, poichè di quelle 14 vittime, 9 erano detenute nel carcere Sant’Anna.
In questo paese di carcere si è sempre parlato troppo poco, ma i tragici avvenimenti, a partire dalla strage dell’8 marzo, passando per il terrificante numero di suicidi del 2022, fino alla lotta di Alfredo Cospito contro quel dispositivo di tortura che è il 41bis hanno finalmente imposto una riflessione collettiva sui luoghi di detenzione. Il carcere tocca chiunque: da chi non arriva a fine mese fino a che lotta per una società migliore.
E’ giunto il momento di pretendere lo smantellamento di un sistema che genera morte:
– per avere verità e giustizia sulle morti in carcere, delle rivolte e non solo
– per denunciare le condizioni delle carceri
– per l’abolizione dell’ergastolo e del 41bis
– per fermare l’uso creativo della legge al fine di punire dissenso e lotte sociali

PER UN MONDO SENZA CARCERE

Link iniziativa: https://fb.me/e/2xkZp8cWp

RADIO BLACKOUT: ALFREDO COSPITO. VIETATO DIFFONDERE NOTIZIE SULLE SUE CONDIZIONI DI SALUTE

Evidente la volontà di far calare il silenzio sulla tomba per vivi nella quale Cospito rischia ormai di morire con la benedizione del ministro della giustizia Nordio. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Caterina Calia.

Link: https://radioblackout.org/2023/01/cospito-vietato-diffondere-notizie-sulle-sue-condizioni-di-salute/

ALFREDO AL 41BIS CONDANNATO A MORTE, FISSATA TRA TRE MESI L’UDIENZA PER IL RICORSO

E’ stata fissata tra tre mesi (!!!), il 20 aprile prossimo, l’udienza in Cassazione che affronterà il ricorso presentato dal difensore di Alfredo Cospito. Lo rende noto l’avvocato Flavio Rossi Albertini.

Link: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/01/25/cospito-udienza-cassazione-fissata-tra-tre-mesi_57ce9638-96f1-403b-8546-83ca72d600c2.html

SUL CORTEO CONTRO IL CARCERE, IL 41BIS E L’ERGASTOLO OSTATIVO DEL 19 GENNAIO A BOLOGNA

Condividiamo un testo prodotto collettivamente tra varie individualità riguardo al corteo che c’è stato il 19 gennaio scorso a Bologna, un corteo contro il carcere, il 41bis e l’ergastolo ostativo in solidarietà all’anarchico Alfredo Cospito.

“QUALE SAREBBE IL MESSAGGIO?”

Il 19 gennaio a Bologna si è svolto un partecipato corteo contro il carcere tutto e in solidarietà con l’anarchico Alfredo Cospito e la sua lotta contro il 41bis e l’ergastolo ostativo. In un centro storico militarizzato, partendo da piazza Malpighi, il corteo si è mosso in modo determinato per le strade cittadine, dirigendosi verso uno dei luoghi simbolo dell’abominio carcerario, il carcere minorile del Pratello, per portare solidarietà a chi vi è rinchiuso. Un luogo agli onori delle recenti cronache per la rivolta di dicembre, ma da sempre noto per angherie sui reclusi, atti di autolesionismo, tentativi di fuga; un luogo pieno di sofferenza e rabbia, una rabbia verso cui quello stesso corteo si sentiva affine.

Perché, qualcuno si chiede, tutta questa rabbia? Perché a Bologna, come altrove in tutto il mondo questi “anarchici” bloccano strade, rompono e bruciano cose, imbrattano muri? Perché tale scomposta “violenza”?

Dal 20 ottobre 2022, giorno di inizio del suo sciopero della fame contro ergastolo ostativo e 41bis, Alfredo ha perso 40kg; i medici parlano di un suo collasso imminente. Fino a questo momento lo Stato si è barricato dietro un violentissimo silenzio, non rispondendo alle istanze di revoca del 41bis poste dagli avvocati, né alle svariate sollecitazioni ricevute. Alfredo è stato, di fatto, condannato a morte.

Le proteste, le azioni, le manifestazioni, parte ormai di una campagna internazionale in corso, di cui il corteo di Bologna è solo un piccolo episodio, parlano della volontà di protesta contro l’orrore carcerario, di cui 41bis ed ergastolo sono un’espressione particolarmente efferata; ma parlano allo stesso tempo di emozioni forti che sempre più vanno prendendo campo e chiedono di potersi esprimere. Una protesta è il tentativo di comunicare un messaggio e, seppur nella sua possibile conflittualità, rientra ancora in un rapporto dialettico. Di fronte tuttavia al muro di gomma alzato dallo Stato italiano è evidente che da comunicare ci sia sempre meno e non possiamo che constatare come altre volontà prendano piede. Emozioni come l’angoscia per una terribile notizia che potrebbe arrivare in ogni momento, o la rabbia per un’ingiustizia che sentiamo di star subendo chiedono sempre più di potersi esprimere.

Ci stanno lentamente ammazzando un compagno, non è il primo e non sarà l’ultimo lo sappiamo, ma è il nostro compagno e siamo arrabbiati, arrabbiate, tanto. Non vogliamo muovere compassione, giustificarci, ci mancherebbe, questa rabbia ce la rivendichiamo. Se però qualcuno vuole trovare un senso a momenti o gesti altrimenti incomprensibili che in giro per il mondo si aggiungono alle civili proteste innalzando il livello dello scontro, è nella rabbia di un cuore a cui stanno ammazzando un compagno che deve cercarlo.

Alla prossima!

Alcun* complici e solidali al corteo del 19 gennaio

IL DAP DI SASSARI DIFFIDA LA DOTTORESSA DI ALFREDO DAL RILASCIARE INTERVISTE A RADIO ONDA D’URTO

La dottoressa di Alfredo Cospito ha ricevuto una diffida da parte del DAP, su segnalazione della nuova direttrice del carcere di Bancali, che la mette in guardia sul rilasciare interviste a Radio Onda D’urto dopo le visite ad Alfredo, pena la revoca dell’autorizzazione ad entrare nel carcere.

A Radio Onda d’Urto  un commento della dottoressa Angelica Milia:

Link: Osservatorio Repressione


REPRESSIONE È CIVILTÀ.

“Lo Stato c’è e si deve vedere”

“Spaccio, immigrazione e degrado” questo il titolo razzista con cui il 22 gennaio 2023 Il Resto del Carlino – giornale storicamente voce di camerati e padronato – comunica l’esito del patto integrato sulla sicurezza tra Prefettura e Comune di Bologna, siglato con la visita del Ministro dell’Interno Piantedosi in città.

Un titolo che sinergicamente esprime e rilancia l’evidente proposito dell’incontro: mistificare la realtà delle cose per legittimare agli occhi dell’opinione pubblica gli abusi di potere sempre più frequenti delle forze dell’ordine e nascondere sotto al tappeto le reali problematiche di quest’organizzazione sociale e di questo modello di sviluppo insensato.

Il nuovo nemico pubblico sono giovani e adolescenti, minori non accompagnati, soprattutto, stranieri, seconde e terze generazioni cresciute ai margini delle metropoli, nelle periferie e per le strade dei quartieri popolari.

Emergenza micro-criminalità, emergenza droga, emergenza immigrazione, emergenza babygang, emergenza malamovida. E m e r g e n z a, parolina dai risvolti repressivi certi, quando è usata dai padroni.

Degrado, spaccio, prostituzione, accattonaggio, danneggiamento al patrimonio pubblico e privato, insediamenti abusivi… questi i focus citati nell’incontro col ministro a Bologna.

Nel mirino corpi randagi, dissidenti, senza fissa dimora, sex workers, senza documenti, e naturalmente chi lotta per la libertà di tutte, contro tutte le gabbie che sorreggono questo sistema di oppressione.

Un’escalation securitaria che attraverso il governo poliziesco delle marginalità mira a sostenere il processo di ristrutturazione neoliberista e a contenere il conflitto sociale all’interno delle città. Una vera e propria guerra ai poveri e alle dissidenze, che con le retoriche della riqualificazione, dell’innovazione urbana e del degrado intende mettere a profitto ogni angolo di quartiere e annientare qualsiasi possibilità di autodeterminazione, relazione e solidarietà dal basso, oltre che qualsivoglia forma di tensione, conflitto e messa in discussione del presente. Un’intensificazione della repressione che opera anche attraverso l’interiorizzazione dell’autorità da parte delle masse sfruttate, sempre più passive e addomesticate. La solidarietà precipita all’interno di  rapporti  completamente colonizzati dalle logiche dei padroni.

E cosi assistiamo a rastrellamenti quotidiani, morti, abusi e uccisioni che si consumano pressoché nell’indifferenza.

Isabella P., trasferita dall'articolazione salute mentale del carcere di Bologna a quella del carcere di Pozzuoli, morta il 15 febbraio 2021 a causa delle massicce dosi di psicofarmaci e dei trattamenti ricevuti.
(Bologna, il repartino psichiatrico con la sezione "nido" accanto". Presidio al carcere della Dozza.)

Matteo Tenni, ucciso dalle forze dell'ordine il 9 aprile 2021 a Pilcante per una semplice infrazione al codice della strada trasformatasi in una violenta e predatoria caccia al «matto» finita nel sangue sulla sua porta di casa. 
(Quello che è successo a me non può essere solo mio)

Abdel Latif, 26 anni, rimasto per dieci giorni su una nave-quarantena, trasferito nel Cpr di Ponte Galeria e poi morto al San Camillo di Roma il 26 novembre del 2021, legato mani e piedi per giorni. (Contenzioni ed espulsioni ingranaggi nella società dell'esclusione)


Cloe Bianco, prof trasgender prima sospesa dal lavoro poi allontanata definitivamente dall’insegnamento, che ha scelto il fuoco all'interno del suo camper pur di smettere di subire le violenze dì questa società. (Oggi la mia libera morte. La tragica scelta di Cloe Bianco)

Alika Ogorchukwu aggredito e ammazzato per strada a Civitanova Marche a luglio del 2022 mentre intorno i passanti riprendevano coi telefonini. (Giustizia per Alika Ogorchukwu)

Yessenia, uccisa a Roma insieme ad altre due sex workers a novembre 2022. (Tutte le sex workers uccise sono nostre sorelle)

Oussama Ben Rebha, 23 anni, raccolto dalle acque del Brenta senza vita il 10 gennaio 2023 dopo un fermo di polizia. (Verità e giustizia per Oussama e contro gli abusi della polizia, corteo dalla stazione centrale di Padova.)

La lista è infinita. Ad unire queste uccisioni il fatto di non essere episodi, tragiche fatalità, ma il preciso esito della medesima violenza strutturale accettata tutti i giorni.

Un sistema di neutralizzazione selettiva che si gioca sempre sulle linee del privilegio, volta ad annientare tutti quei soggetti sociali non utili alla macchina neoliberista e problematici al discorso del potere.

Come il trentaseienne trovato morto in via Carracci a Bologna pochi giorni fa o l’anziano senza tetto settantacinquenne morto di freddo il mese scorso in via San felice, sempre a Bologna, entrambi spirati in pieno centro, a pochi passi da molteplici servizi e attività commerciali.

Intanto la sanità sprofonda inesorabilmente verso il baratro sotto gli occhi – e sulla pelle – di tutti, mentre Stato e amministrazioni si organizzano per portare la polizia anche all’interno degli ospedali e dei servizi socio-sanitari.  Si parte da Roma, Milano, Napoli, ma si valuta anche per altre città e naturalmente per Bologna, dove al policlinico Sant’Orsola sono già stati sperimentati giubbotti antiggressione per gli infermieri.

Un approccio securitario che tende ad investire e a travolgere anche ambiti in cui tali ingerenze non sempre storicamente sono state così accettate, come a scuola, in cui l’intervento militare e poliziesco si fa sempre più violento.

A Parma  il 12 ottobre 2022 presso l’istituto tecnico Bodoni hanno fatto irruzione due agenti di polizia che hanno atterrato e immobilizzato con la forza uno studente di 14 anni. (Parma: fuori la polizia dalle scuole)

Nel 2021 a Fano un giovane studente è stato sottoposto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio) e ricoverato al reparto psichiatrico di Pesaro soltanto perchè si rifiutava di indossare la mascherina. (Fano Tso su studente)

Gli studenti del Liceo Manzoni di Milano sono stati invece puniti per le loro rivendicazioni sui muri durante l’occupazione. Recitava il murals dipinto in palestra “Non saremo merce per chi lucra sulle nostre vite, stop alternanza”. E poi altre sparse “Salvini appeso”, “Meloni in piazzale Loreto”, “Fuoco sull’autorità”. Non essendo stato possibile individuare i responsabili tutte le famiglie sono state chiamate a risarcire. (Liceo Manzoni, i danni per le scritte li pagano le famglie)

Come per le rivolte dei detenuti, le sollevazioni degli studenti che hanno infiammato l’Italia dopo decine di mesi di isolamento sono finite duramente represse, finanche col carcere. Sono stati quattro i giovani che hanno pagato con mesi di misure cautelari l’aver osato alzare la testa contro l’aternanza scuola lavoro.

Ciò che è chiaro è che non conta da dove arriva la rabbia, la paura, la frustrazione e la sofferenza in crescente aumento, non importa cos’ha da dire chi non ha mai avuto voce, l’importante è contenere, sedare e reprimere.

E dove non arriva la polizia, arriva la psichiatria. (Su spazio pubblico, spazio privato e psichiatrizzazione della dissidenza)

Organizziamoci contro chi ci fa la guerra!