ASTRAZIONE E PERDITA DI SIGNIFICATO

Diffondiamo questo scritto, come un dono sempre attuale.

Pensiero e dinamite, il pensiero per sollevare i deboli,
la dinamite per abbattere i potenti
Paolo Schicchi

La pochezza dei tempi non avviene per caso. Per chi ha un mondo da demolire, astrazione e insignificanza stanno sempre più divenendo spettri. Da una parte è chiaro come un sistema estremamente tecnologico renda l’alienazione astratta: reale e virtuale tendono a mischiarsi e il sentire ne viene divorato. Che fare quando l’avvilimento emerge in tutta la sua inconsistenza nel vissuto? Quando si percepisce la stasi ma non se ne vuole vedere la sostanza? Questa greve alienazione senza peso è legata fortemente alla perdita del significato di ogni parola. Con chi discutere se tutto è diventato incomprensibile? Se la giustapposizione ha offuscato la contrapposizione? Se si può dire questo e fare il suo perfetto contrario? Se si considera la vita separata dalla sopravvivenza perché tanto questa separazione rende comodo il fatto di sommergere nella sicurezza del bisogno, piuttosto che inoltrarsi nella selva oscura della libertà desiderata e

inafferrabile?

Allora reinventarsi potrebbe divenire un tentativo tutto da esplorare. La lotta contro l’oppressione non è che una minima parte dell’incombenza insurrezionale che vuole prendersi ciò che è inaudito: la vita. Siamo sempre troppo giovani per aspettare, le nostre esistenze sono troppo brevi e non sono mai state così tante le teste dei tiranni da oltraggiare e i loro regni da distruggere. A divenire merce spendibile nelle false coscienze è l’opinione buona per tutte le stagione e per calmare gli animi: il realismo. Ma le mie idee, il mio corpo, le mie azioni non sono quelle di ieri, non saranno uguali nel domani e non appartengono a nessuno se non a me stessa, perché penso e sento. Di già coniato sulla moneta, di già identificato sulla merce, di già programmato nelle infrastrutture, di già urlato dalla cattività, di già disegnato nell’arte e di già scritto su tantissimi fogli imbrattati, nascosta dietro gli imperativi del vivere quotidiano, c’è solo la schiavitù che ci pone in un vincolo del tutto totalitario: indugiare nel futuro.

I dominatori del tempo e i censori dello spazio vogliono imporre a tutte e a tutti la propria misura. Solo le nostre pretese smisurate possono divenire l’ordigno indispensabile per stravolgere tutto l’abbrutimento di questo mondo. Può sempre accadere qualcosa, al di là dell’insignificanza generalizzata e dell’astrazione alienante.

Senza prendere appuntamento con nessuno, stringendo per mano l’imprevedibile, godendo all’infinito per incarnare ciò che più di lontano esiste dalla tecnologia: l’appassionante bellezza della vendetta.

(Dardi, n. 8)

DI TRALICCI E ORO NERO

Diffondiamo da: infranero.xyz

«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati»
(Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)

E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza.
Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto.
Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio.
Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli.
Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE IPOGEO [14 APRILE 2026]

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Oggi si è tenuta la prima udienza del processo sulla manifestazione del 17 maggio 2025 a Catania, che ha portato all’arresto di tre persone, due tutt’ora in carcere ed una adesso ai domiciliari. Il PM dopo un’arringa claudicante, contraddicendosi tra la necessità di corroborare il reato di devastazione e saccheggio e l’opportunità di isolare gli/le imputatx dal resto del corteo, per rafforzare la nota tesi dei buoni e dei cattivi, ha richiesto pene complessive per 36 anni contestando reati come devastazione e saccheggio, interruzione di pubblico servizio, lancio di materiale pericoloso, resistenza, oltraggio, rapina e lesioni personali.
Nel corso della prossima udienza, che si terrà il 21 aprile, verranno sentite le difese di alcunx imputatx.
LUIGI & BAK LIBERX!
LIBERX TUTTX!

MILANO: AGGIORNAMENTI DELLE ULTIME SETTIMANE DAL CPR DI VIA CORELLI

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Torniamo a ribadire quanto sia invivibile la vita dentro a un CPR per non assuefarci alle manifestazioni del razzismo di stato nella sua quotidianità.
E quindi lo ripetiamo ancora: al Corelli il cibo è immangiabile, tanto da rendere sfumato il confine tra rifiutare il cibo come protesta, per puro disgusto, o per autotutela, dato che chi sceglie di mangiarlo poi spesso sta male per questo; le persone non vengono curate quando ne hanno bisogno; la risposta a qualsiasi atteggiamento che rischia di arrecare disturbo è l’isolamento, oppure una siringa per calmarti, o ancora un pestaggio, se non una combinazione di tutte e tre le cose.

Il sadismo della struttura non si ferma davanti a nulla: anche persone con gravi problemi di salute fisica e mentale vengono rinchiuse e addirittura se ne trovano tra le mura infami del Corelli alcune che erano state dichiarate non idonee al trattenimento in altri CPR d’Italia.

Continuano anche le deportazioni: nel mese di marzo sono state tre per l’Egitto su voli charter, a cui si aggiungono quelle sui voli di linea per la Tunisia e il Sud America.

Tra sporcizia, docce che non funzionano o che sono così ustionanti da renderle inutilizabili, persone recluse che dormono per terra e le cure più basilari che vengono negate, lo stato ribadisce nei singoli dettagli quotidiani che le vite delle persone migranti valgono solo quando è possibile sfruttarle silenziosamente sul posto di lavoro o per gonfiare le tasche di qualche improbabile cooperativa ‘sociale’.

Ma anche nelle ultime settimane a questa violenza si reagisce con atti di ribellione che assumono varie forme: un fuoco viene acceso, le battiture risuonano assordanti per dare sfogo alla rabbia, c’è chi inzia uno sciopero della fame o si ferisce per farsi sentire. L’esito di queste azioni è spesso imprevedibile: ingerire una batteria può aprirti un’occasione di libertà, oppure può accelerare la tua deportazione.
Infatti, l’arbitrarietà con cui vengono decise la liberazione e la deportazione fa sì che anch’esse diventino strumenti di gestione per la pacificazione del centro.

Al Corelli, così come in ogni gabbia, la vita è invivibile.
E se le giornate dentro scorrono statiche e in attesa, a muoversi rapidamente sono invece i lavori per ampliare questa struttura sadica e mortifera.

Sempre solidalx con chi si ribella
Fuoco ai cpr ⚡️⚡️⚡️

CAMPOBASSO: PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ PER L’UDIENZA DI AHMAD SALEM

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14 APRILE ORE 11:30
Davanti il tribunale di Campobasso

Presidio di solidarietà per il processo di Ahmad Salem, ragazzo palestinese arrestato la scorsa primavera dalla digos di Campobasso e tuttora detenuto nel carcere di Rossano in Calabria, in attesa di giudizio, perché, secondo le “autorità” italiane,  alcuni contenuti presenti sul cellulare e diffusi online, configurerebbero una forma di incitamento alla violenza e di propaganda “estremista e terrorista”.
Il caso di Ahmad evidenzia, per tutt  noi un nodo centrale: le “autorità” italiane agiscono sistematicamente violenza razzista e islamofoba, sfruttando gli strumenti sempre più sofisticati delle repressione istituzionale.
L’uso della detenzione preventiva in casi come questo significa inviare un messaggio chiaro: il dissenso diventa pericoloso e la verità può essere criminalizzata se mette in discussione interessi di potere o alleanze politiche, SOPRATTUTTO SE SEI UNA PERSONA PALESTINESE.

AHMAD LIBERO
TUTTX LIBERX
PALESTINA LIBERA

Per più info ecco il link del canale telegram di aggiornamenti https://t.me/+Cm-k0GPrSo83NGI0

BOLOGNA: ESITO DELL’UDIENZA PRELIMINARE PER IL CORTEO DI GENNAIO 2023 IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO

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Il 10 aprile a Bologna si è tenuta l’udienza preliminare per 16 compagnx anarchicx sul corteo in solidarieta’ ad Aldredo Cospito, contro 41 bis ed ergastolo ostativo di gennaio 2023 a Bologna.
L’esito dell’udienza a portato l’assoluzione di tuttx x imputatx per tutti i capi d’accusa. Seppur lieti di questa notizia, il pensiero va ad Alfredo, ancora imprigionato nell’infame regime di 41bis.
Per un mondo senza carceri e carcerieri!

NUOVO BLOG: NON RICICLABILE – ESTRATTI DI LOTTA DA PADOVA E DINTORNI

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Vecchi mostri si riaffacciano dalle discariche ideologiche con una nuova faccia (ma stessa anima). Le stesse idee che ritornano e vengono gettate via per poi essere rimanipolate e ripresentate come il nuovo che avanza. L’opportunismo diventa prassi e la teoria diventa un vortice astratto. In un continuo flusso circolare che si rappresenta sempre uguale, degno figlio della società dello spettacolo.

Vicino ad un cassonetto vecchi sogni di libertà e conflitto attendono il passaggio di un netturbino che mai arriverà. Nella società dello spettacolo riciclabile il dirompente non ha spazio. Il dirompente non è riciclabile, non è riutilizzabile infinte volte per garantire la riciclabilità costante delle stesse forme di potere antagonista.

Tra le crepe dello Stato italiano e dello Stato antagonista la spazzatura abbandonata cospira il giorno della sua liberazione. Dai cassonetti abbandonati e dalle discariche in disuso germogliano alberi dal cibo andato a male. E in primavera, con un po di fortuna, fiori del conflitto sbocceranno da questi rami e queste foglie urlando vecchie parole di libertà.

Non riclabile, estratti di lotta dalle crepe di Padova e dintorni.

Contattaci via mail a: sbagliandosimpara@anche.no

BOLOGNA: BREVE AGGIORNAMENTO SUL PROCESSO RIGUARDANTE LA MOBILITAZIONE CONTRO IL 41BIS IN SOSTEGNO AD ALFREDO COSPITO

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Lo scorso 18 marzo si è tenuta la prima udienza contro 6 compagnx per fatti specifici riguardanti la mobilitazione in sostegno ad Alfredo contro il 41bis. In quest’occasione sono state presentate le liste testi sia dell’accusa che della difesa, con rinvio. Durante l’udienza successiva dell’8 aprile è stato reso noto che sono stati accolti tutti i testimoni presentati dalla difesa, tra cui Alfredo!
Durante la prossima udienza (18 maggio ore 9) potrebbero essere sentiti tutti i testimoni e quindi anche Alfredo, seppur in videoconferenza.
Anche se in una squallida aula di tribunale, sarà un’occasione per fare uscire la voce di Alfredo da quella tomba per vivi chiamata 41bis in cui è sepolto da quasi 4 anni.

IL 41bis È TORTURA!
ALFREDO LIBERO!
TUTTX LIBERX!

CATANIA: STRAVOLGIMENTO IN PILLOLE

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Stravolgimento in pillole 
 
Intento di questo scritto non è fornire alla stampa o agli influencers elementi per i propri articoli e nemmeno spiegare il nostro pensiero in modo completo o esaustivo, ma contrastare 30 anni di disinformazione, banalità e cliché che si riproducono congelati nel tempo. A sempiterna dimostrazione di una società decadente che crede di essere devota al progresso e all’innovazione, ma che dimostra di essere al palo, quando non sceglie volutamente di tornare indietro imboccando i vicoli ciechi della reazione. La somministrazione di queste pillole va inserita nel contesto degli spazi occupati e del loro continuo essere sotto attacco in generale e dello sgombero della L.U.P.O. a Catania, in particolare.
 

Le regole sono uguali per tuttx?
Sentiamo dire spesso che le regole sono uguali per tuttx, una pacifica affermazione teorica che dovrebbe mettere d’accordo chiunque, ma che, nella pratica e quindi nella realtà, diventa talmente aleatoria da rasentare l’assurdo. A ben vedere sembra infatti che le regole siano diverse per tuttx.
Lo sono per chi commette lo stesso reato ma non può permettersi un avvocato decente, lo sono per le tasse dellx poverx che in percentuale pagano più di un colosso multimilionario, lo sono per chi non possiede il giusto pezzo di carta per trattenersi nel nostro paese, lo sono per un governante rispetto ad un governato, lo sono per la Russia e per Israele e potremmo continuare all’infinito. Le leggi sono codificazioni di rapporti di forza, non immutabili sacre parole scolpite nella pietra. È legale arrestare e deportare chi non ha commesso reati, è legale vietare la parola che critica Israele, è legale impedire il dissenso attraverso fermi preventivi, è legale l’abuso d’ufficio, ed è legale l’attività di lobbysmo che riduce la politica a mera esecuzione dei dettami dei potenti. Quindi, da eretichx, non ci vergogniamo di sostenere che l’inviolabilità delle vostre sante parole è solo un’opinione, in questo caso un’opinione volta a indirizzarci verso un regime. Gli spazi occupati nascono proprio per sovvertire le regole, per acquisire uno spazio dove le leggi del potere sono estranee e dove si costituiscono altri principi a seconda della comunità che li sostiene.

Spazio per la città?
Non ci appartiene l’ipocrisia di voler restituire un posto alla collettività: questo argomento, usato a destra e a manca, viene utilizzato da istituzioni, giornalisti e anime belle del movimento per giustificare tanto un’occupazione quanto uno sgombero. Ma il bene collettivo punto di fuga a cui tutte le linee politiche dovrebbero tendere è un orizzonte a cui nessuno veramente punta. Ogni scelta che indirizza le regole del gioco proviene da “legittimi” interessi di parte, e chi non detiene abbastanza potere economico è ridotto ad essere privo di voce per difenderli. A Catania i quartieri periferici mancano di servizi essenziali come fognature, reti idriche, illuminazione, scuole, servizi sociali, con strade che sono un colabrodo, e due piazze e un’arteria principale che stanno letteralmente crollando a mare. E quindi perché i fondi del PNRR vengono utilizzati prevalentemente nel centro storico, salotto buono ad uso turistico, e non dove giovano alla collettività? Ed è per il bene della collettività che si costruisce un ecomostro-giudiziario sul trafficato litorale? Chi si fa scudo dell’altruismo spesso nasconde interessi inconfessabili e noi siamo sempre stati ben chiari: un posto occupato non è un centro d’assistenza sociale che eroga servizi. All’interno non vi sono operatori stipendiati o volontari che praticano beneficenza. Uno spazio occupato è un rifugio sicuro per tuttx quellx che sono oppressx da questo sistema sociale e relazionale patogeno e necessitano di potersi esprimere liberamente attraverso attività culturali e sociali non orientate al profitto e non mediate da alcuna autorità. In quanto tale, lo spazio occupato non si rivolge all’intera cittadinanza ma funge da catalizzatore per chi al suo interno si sente ai margini, sfruttatx ed espropriatx della propria possibilità di esprimersi in una società sempre più escludente e dotata di un controllo sempre più soffocante, ma soprattutto per chi vuole reagire a questa condizione e sceglie di organizzarsi orizzontalmente per farlo.

In un mondo di deleghe l’unico rimedio è L’Autogestione
Sappiamo ci vorreste a casa, davanti ai social a regalarvi tutta la nostra intimità, mentre disimpariamo a confrontarci e ad avere relazioni sane ed autentiche, a cedere alla scarsa attenzione e a gioire della superficialità, ad uniformarci al pensiero del gregge. E vorreste vederci diventarne esemplari paladini solamente per paura di affrontare lo stigma sociale attribuito a chi difende le proprie idee fuori dal coro. Ci vorreste a costruire con fatica una vita precaria di sfruttamento e sacrifici per poter consumare in modo da arricchire qualcuno. Ma se proprio non si può sopprimere l’antico male della gioventù, si può attenuarlo attraverso la movida notturna con affollati locali e discoteche. Lì le regole del commercio assicurano il corretto svolgimento secondo i rituali del consumo: lavoro in nero, maltrattamenti e oggettificazione sessuale, orari di lavoro estenuanti, straordinari non pagati, full time pagati part time…Anche risse e furti appartengono a questa ritualità basata sulla contraddizione tra manager e dipendente, esercente e fruitore, negoziante e cliente, delegato e delegante su cui si basa l’inviolabilità della proprietà. In un luogo occupato cessa di esistere la proprietà e con essa il ruolo e la gerarchia divisiva. Chiunque attraversi lo spazio ne è una parte attiva e non un passivo consumatore. Questo permette una maggiore responsabilizzazione e quindi più cura e rispetto per il luogo e le persone senza necessità di buttafuori, sicurezza e guardie varie, ecco perché una comunità forte non necessita di polizie.

Come muoiono gli spazi occupati
Da 30 anni ad ogni sgombero la solita tiritera: “è la fine dei centri sociali!”, “Una volta erano diversi” “Ai miei tempi sono cresciuti lì artisti formidabili”, “Non hanno più la funzione di un tempo”. Verrebbe da dire: meno male!! I tempi cambiano, le persone, le idee, i movimenti e le espressioni artistiche cambiano con essi. Quello che resta è la necessità di un posto reale dove praticarle uscendo dal proprio steccato. Per noi l’autogestione e l’illegalità del posto occupato sono condizioni necessarie al suo libero sviluppo per dispiegare il potenziale sovversivo della cultura.
Quando uno spazio occupato viene sgomberato non si interrompono solamente i tanti progetti e le attività che si svolgono al suo interno ma si spezza una comunità fluida, viva e attiva. Con lo smantellamento di questa comunità additata a fattore di degrado, si prova ad indebolire la locale capacità di riproduzione di idee e culture alternative al capitale e soprattutto la sua capacità di reagire attivamente in una città territorio conteso tra chi la vive e chi la governa. Non ci stupiamo quindi che le autorità attacchino con forza questi luoghi privando queste comunità della dignità di esistere. Esemplare è il caso della L.U.P.O. dove ancora prima di sgomberare si operava ignorando lx occupanti, recintatx all’interno di un cantiere attivo come fossero invisibili. Come sempre, adesso, politici che lucrano su un sistema mafioso di prebende e clientelarismo, che operano attivamente per costruire guerre, che sostengono il genocidio di una intera popolazione, che seguono ligi i dettami di un suprematista bianco pedofilo, che attuano una sorveglianza di massa per difendere i loro privilegi, che incarcerano, deportano, torturano e massacrano, vorrebbero dirci che siamo noi ad essere una comunità simbolo di morte e degrado?

Perché non rilasciamo interviste
Solo quando un luogo come il nostro viene sradicato, alcune parti della città si accorgono della sua esistenza. Un’esistenza inspiegabile per alcunx. Un’esistenza che quindi deve essere ricondotta a concetti più familiari e innocui, in grado di spiegarla ed etichettarla, per poi catalogarla nella semplice dicotomia tra male e bene. Il sistema mediatico, che in teoria dovrebbe basarsi su un accesso equo, gratuito e universale all’informazione, è incompatibile con il sistema capitalista dato che i media al suo interno non sono altro che imprese che vendono consenso. Editori, giornalisti e adesso anche influencer ammantati dalla sacra aura d’inviolabilità democratica possono liberamente fungere da voce mercenaria degli interessi privati dei potenti di turno. Mestieri che forti di questa investitura possono prestarsi a qualsiasi bassezza: sensazionalismo, nessun garantismo per i meno abbienti, informazione parziale o non accurata, razzializzazione dei crimini, strumentalizzazione dei femminicidi, rappresentazione distorta dei rischi, articoli a pagamento, titoloni strappa click, pubblicità trasformate in articoli, e tante altre. Basare la propria comunicazione su mezzi che richiedono benevolenza e magnanimità di un nemico di classe non sembra una mossa sensata ma soprattutto perché mediare la nostra comunicazione e non fare parlare i nostri canali, muri, panchine e cespugli? Perché dobbiamo renderla virale anche al costo di distorcerne totalmente il significato? Perché per sfruttare la scia del momento dobbiamo trasformare le nostre idee in spot? Nonostante tutto hanno provato a metterci parole in bocca, a cucirci addosso i loro cliché preconfezionati, per inquadrarci nella rassicurante narrazione che conviene ai loro sponsor. Ma stavolta i grigi scribacchini del bianco e nero, restando all’asciutto d’informazioni di prima mano e confusi da contrastanti input, si sono dovuti arrendere alla complessità del mondo a colori.

Un grande abbraccio complice a tuttx lx ammutinatx, consapevoli che nonostante i rischi la libertà è sempre un buon bottino!

 

SIAMO LA CODA DEL SERPENTE CHE VIENE GIÙ DAL MONTE PER RITROVARE LA SUA VOCE CHE CI VIEN TOLTA OGNI DÌ

Diffondiamo:

Siamo una coda composta da diverse soggettività* che abitano l’Appennino.
L’8 marzo abbiamo cantato canzoni con una tradizione di denuncia e lotta e di liberazione.
Abbiamo unito i nostri corpi per dare voce alla stanchezza, alla frustrazione e alla rabbia che ci muovono, ribadendo che l’8 MARZO NON È UNA FESTA.

Da Porretta a Casalecchio, abbiamo scelto di utilizzare il treno in quanto principale mezzo di trasporto pubblico del territorio e luogo dove quotidianamente accadono violenze, molestie e discriminazioni.
Mosse dall’entusiasmo e dalla forza collettiva, abbiamo cantato in mezzo alla strada, all’altezza di Marzabotto, rallentando il traffico per qualche minuto e riempiendo quello spazio simbolico che è la Porrettana: l’arteria principale della Valle del Reno dove anche la domenica pomeriggio sfrecciano veicoli ad alta velocità e dove anche una breve interruzione di quel ritmo è in grado di generare reazioni di rabbia, ostilità e odio.
Lo dimostrano anche alcuni commenti ricevuti:
“Anormali”, “Avrei voluto dare gas e asfaltarvi tutte”, speravo passasse un tir e vi riducesse a strisce pedonali”, “siete solo delle stronze perdigiorno”.
Se tutto questo può aver causato disagio a qualcun, NON CI SCUSEREMO.

Molte le persone solidali che si sono unite ai canti, ma anche tanti gli insulti e le minacce da parte sia di cittadini che di cittadine.
A riprova che la repressione del dissenso e la violenza patriarcale non si esprimono solo con la divisa, sono interiorizzate da chiunque!
Ed è per questo che continueremo a contrastare la cultura patriarcale che normalizza violenze di genere, discriminazioni, molestie, stupri, femminicidi, guerre e ingiustizia sociale!

Continueremo a lottare con convinzione, anche quando questo significherà interrompere il ritmo quotidiano di chi preferisce non vedere e non ascoltare.

Vogliamo difendere i nostri spazi di cura e appropriarci di quegli spazi che il patriarcato rende non sicuri e inaccessibili, per noi e per altre soggettività che sono la coda questo sistema.

Ci insinueremo nelle crepe per allargarle e per fare spazio ai nostri corpi e alle nostre voci, lì dove qualcuno avrebbe preferito invisibilizzarli e farli tacere.

Vogliam cantarle tutte queste strofe tutte queste strofe
Di gioia, di rivolte e liberazione
Del patriarcato si vogliam la fine
Evviva l’autodeterminazione!

*categorie oppresse, marginalizzate, razzializzate, con disabilità, siamo donne, persone non binarie, madri,
lesbiche, disoccupate, lavoratrici, persone trans, studentesse, pendolari, precarie.