CARCERE DI SECONDIGLIANO: ANCORA UNA VOLTA IL SISTEMA REPRESSIVO HA GENERATO UN PROPRIO FIGLIO

Diffondiamo il testo di questi manifestini diffusi su alcuni muri della città di Napoli. Parlano del nuovo direttore di Secondigliano e ci sembra importante dargli eco e diffusione.

Da anni il punto di sfogo del sistema di repressione e di coercizione umana è individuato, dalle autarchie di tutto il pianeta, nel mondo carcerario.
Le maggiori ingiustizie sociali, le più forti forme di coercizione psicologica, e la più raffinate e subdole forme di intrusione nella mente umana, vengono sperimentate all’interno delle carceri. La disgregazione umana assurge a metodo di controllo e di repressione, non sempre direttamente percepibile dal detenuto e, circostanza ancora più grave, quasi mai percepita dal mondo esterno.

In questo solco sembra avviarsi il nuovo Direttore del Penitenziario di Secondigliano che, con una logica costrittiva e restrittiva, in poche settimane si è subito fatto conoscere dalla popolazione detentiva. In verità la conoscenza fisica di questa persona non si é ancora avuto il piacere di farla, perché da buono soggetto autoritario non ha inteso nemmeno presentarsi a i detenuti. Nessun giro di conoscenza per i reparti, nessun comunicato, nessuna forma di contatto con i detenuti. Quello in cui si è tanto profuso, invece, è nella emissione di numerosi ordini restrittivi che hanno notevolmente aggravato la situazione detentiva:

– diminuzione delle telefonate agli avvocati, con notevole detrimento del diritto alla difesa dei detenuti;
– chiusura anticipata dei blindi delle celle;
– limitazione delle ore di accensione dei termosifoni;
– limitazione sui cibi in ingresso portati dai familiari dei detenuti;
– eliminazione di molti prodotti alimentari prima distribuiti con il normale vitto;
– forte diminuzione dei corsi di formazione e di ingresso degli assistenti volontari, elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella vita esterna.

Tutto questo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’Ordinamento Penitenziario che però molto spesso e in senso unico. Ed invero, risulta che molte delle norme regolamentari dell’Ordinamento non vengano rispettate dall’amministrazione detentiva:

– non viene mai rispettato il menù ministeriale;
– non sono rispettati i diritti dei detenuti in relazione alle visite dei familiari, visto che in alcuni casi anche conviventi dei parenti (soggetti riconosciuti dalla normativa vigente come parenti ormai a tutti gli effetti) non sono ammessi a colloquio diretto;
– non viene fornito il giusto quantitativo di derrate alimentari, né la qualità prescritta ex lege. Molto spesso il vitto é cosi scadente da non poter essere consumato e, sempre altrettanto spesso, i detenuti sono costretti a rimandare indietro la frutta marcia che nemmeno gli animali mangerebbero;
– è notorio che i controlli sanitari dell’ASL vengono preannunciati e, di conseguenza, le ore precedenti a tali accessi sono dedicate alle “grandi pulizie” e le derrate alimentari vengono sostituite con quelle di migliore qualità;

Rilevato che il detenuto, per I’alimentazione, costa allo Stato meno di €3,00 cadauno al giorno, mentre in totale dovrebbe costare circa €150,00 al giorno, alcune domande si pongono:

– che tipo di prodotti potrà essere mai fornito a questo prezzo se non uno scadente?
– come fa a costare €150,00 al giorno un detenuto a cui non vengono forniti nemmeno i servizi primari quali la sanità: un medico non & quasi mai presente, un accertamento medico e radiografico é assolutamente un miraggio, visite specialistiche vengono effettuate solo saltuariamente e senza un criterio logico, i medici privati personali praticamente sono banditi ed esclusi dal carcere anche se disponibili a sottoporsi a tutti i controlli necessari.

Questa situazione genera la più grande delle domande:
* dove sono i fondi che lo Stato destina alle carceri e che ammontano a 3,5 miliardi di Euro all’anno?

Dove sono i fondi destinati all’alimentazione (almeno minimamente sana dei detenuti) visto che mangiano solo prodotti comprati a proprie spese con il sopravvitto, memori del fatto che dalle ricerche effettuate il vitto non solo é scadente, ma addirittura DANNOSO.
Pertanto, si CONDANNA il comportamento autoritario e REPRESSIVO del nuovo DIRETTORE

DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO che non ha nessuna volontà di confronto con i detenuti e che, sicuramente, comporterà un inasprimento delle condizioni di vita di questi ultimi.

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

“ […] e le vittime innocenti? Ma io risolsi presto la questione. La casa in cui si trovarono gli uffici della compagnia di CARMAUX non era abitata che da borghesi; non vi sarebbero state dunque vittime innocenti.
La borghesia tutta quanta vive dello sfruttamento dei disgraziati; essa deve tutta quanta espiare i suoi delitti.
Oh! Certo è possibile avanzare distinguo, criticare questa posizione che generalizza, che fa di tutta l’erba un fascio. CERTO. Vi sono borghesi brutti e cattivi, ed altri meno brutti e più buoni, umani quasi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola.
Che differenza vi può mai essere, per lo sfruttato, se il proprio padrone è simpatico o antipatico, brutale o paternalista? Forse è per questo che lo sfruttamento non esiste e il sistema si riadrizza?
NIENTE AFFATTO! ”
Emlie Henry

Emlie parlava di borghesia e dell’attacco a questi ultimi, oggi i tempi sono cambiati e a mio parere al posto di borghesi e borghesia parlerei delle forze dell’ordine e di tutti gli apparati repressivi.

Certo ci sono sbirri buoni e cattivi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola […] Che differenza vi può essere per lx sfruttate se il proprio carnefice ( sbirri, questori, prefetti, giudici e magistrati) è simpatico o antipatico? Forse per questo la violenza non esiste e il sistema repressivo cessa d’esistere? Niente affatto!

Così modificherei e renderei mie le parole di Emlie, per rispondere alla narrazione costruita delle pazze che attaccano le forze dell’ordine senza un motivo, in modo generalizzato. Non necessitiamo di un motivo per attaccare questi esseri in divisa, la loro esistenza e violenza basta a renderlo più che accettabile, direi giusto. All Cops are Bastard, All cops are target.

“[…] Certo non mi illudo. Lo so che i miei atti non saranno ancora ben compresi dalle folle impreparate. Anche fra gli operai, per i quali ho lottato, molti, traviati dai vostri giornali, mi credono loro nemico. Ma questo poco importa. Io non mi preoccupo del giudizio di alcuno. Non ignoro nemmeno che vi sono sedicenti anarchici ( e compagni aggiungo io), i quali si affrettano a rinnegare ogni solidarietà coi propagandisti del fatto. Essi tentano di stabilire una distinzione sottile fra teorici e terroristi. Troppo vili per rischiare la loro vita, rinnegano coloro che agiscono…”

Con queste parole, vorrei riflettere e mettere a nudo tutta la parte di movimento “compagnx” che ad ogni occasione non perde tempo a dissociarsi Da OGNI AZIONE, CORTEO o MOVIMENTO PIU DETERMINATI E ANTAGONISTI, perfino aiutare gli inquirenti con le loro operazioni repressive. In entrambe le giornate per cui sono indagatx e accusatx di vari reati, “compagnx”, associazioni e sindacalisti non hanno perso tempo a dissociarsi e denunciare la “ violenza” e il “terrore” portato in piazza.

In primis il movimento No Ponte istituzionale, che ha sabotato il corteo del 1 marzo, e dopo pochi minuti dall’aggressione della polizia verso il corteo, già scrivevano e pubblicavano comunicati di dissociazione e di condanna verso chi ha lottato e resistito a quelle cariche. E nei giorni successivi hanno continuato il loro show con conferenze stampa e continue parole di condanna. Con questo non voglio rendermi superiore a chi non vuole rischiare la propria vita, non condanno i teorici, ma chi con le sue parole attacca e isola chi agisce.

DAI CORTEI PER RAMY A MILANO AI CORTEI NAZIONALI E NON PER LA PALESTINA IL PRIMO NEMICO DELL’ INSURREZIONE SONO I MOVIMENTI E I CORPI APPACIFICATORI!

SOLIDARIETÀ ALLX ANARCHICHX RINCHIUSX NELLE GALERE
DA CATANIA ALL’INDONESIA.

SEMPRE PACIFISTX, MAI PACIFICX!

BAK
CARCERE DI BRINDISI

TORINO: INIZIATIVE SOLIDALI CON LX IMPUTATX DELL’OPERAZIONE CITY

Diffondiamo

Iniziative solidali con lx imputatx dell’Operazione City a Torino

24 febbraio ore 9
Tribunale di Torino – aula maxi 3
Presenza solidale in aula e fuori dal tribunale

27 febbraio ore 18
Radio Blackout (Via Cecchi 21/A)
Presentazione dell’opuscolo “Il conflitto e il suo rimosso” – discussione a partire dal reato di devastazione e saccheggio e aggiornamenti dal processo City


Dall’ottobre 2022 alla primavera 2023, una importante mobilitazione ha accompagnato lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, compagno anarchico prigioniero in 41bis. Iniziative, manifestazioni, azioni dirette hanno segnato in Italia e in molte altre parti del globo i passi di un movimento eterogeneo che è cresciuto nel dare forza alla protesta di Alfredo: una protesta che ha rivendicato l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo ostativo, il “fine pena mai”, con cui lo Stato italiano condanna quasi 1300 detenuti a morire in galera.

Ovviamente quello stesso stato, che probabilmente avrebbe lasciato morire di fame Alfredo, non ha tardato a presentare il conto con inchieste e processi in vari territori e città dove si è propagata la mobilitazione di quei mesi. A Torino, questa controffensiva dello Stato si sta manifestando principalmente per mezzo della cosiddetta “operazione City”: che ha emanato, nel 2023, un buon numero di misure cautelari e ha aperto due filoni processuali di cui si stanno tenendo le udienze. Nel primo troncone, di cui è prevista la sentenza di primo grado verso metà Aprile, i compagni e le compagne sono tuttx accusatx di “concorso in devastazione e saccheggio”. La chiamata in causa del “concorso” svela la finalità politica per cui viene utilizzato: spaventare e dissuadere dal manifestare, poiché l’arbitraria punizione potrà colpire chiunque scenda in strada e in qualunque modo decida di farlo. Il secondo troncone – la cui udienza preliminare sarà il 26 Febbraio – vede imputatx 53 compagnx accusatx di vari reati tra cui spicca, anche in questo caso, il reato di “concorso in devastazione e saccheggio” e il, rarissimo, “quasi reato” (art 115 c.p.) contestato a coloro che sono statx fermatx prima del corteo.

Ricordare oggi il corteo del 4 Marzo 2023 non è solo un modo per portare solidarietà alle e agli imputatx, e non lasciarlx solx davanti alla controparte. Ma è anche un modo per ricordare che la lotta contro il 41bis e l’ergastolo ostativo è una lotta sempre attuale: contro il carcere e la società che ne ha bisogno. Inoltre in questa contemporaneità bellica e genocidiaria, il reato di devastazione e saccheggio è sempre più usato dalle procure italiane per reprimere il più duramente possibile le piazze conflittuali e così terrorizzare su larga scala chi sceglie di manifestare. A tal proposito ricordiamo in particolare l’operazione Ipogeo, scattata a Catania nel novembre 2025, che ha portato 3 compagnx in carcere (di cui unx si trova ora agli arresti domiciliari). Se l’accusa di devastazione e saccheggio non è l’unica arma affilata in mano alla magistratura per cercare di reprimere il dissenso (ricordiamo l’uso smodato e continuo dell’art. 270bis), di certo il tentativo di scoraggiare chi partecipa alle piazze conflittuali con lunghe e gravose cautelari e con il timore di anni di galera non è ha sottovalutare.

Nel cercare di cogliere il momento storico che attraversiamo – fatto sia di piazze piene e,a volte, conflittuali nonché di continue ondate repressive – incontriamoci con il fine di riflettere sui tempi che corrono, le pratiche di solidarietà, dissenso e azione che possiamo, o vogliamo, mettere in campo.

La lotta contro il fine-pena-mai, la tortura del 41bis e le galere è legata a filo doppio con la resistenza al colonialismo, posizionandosi al fianco di chi resiste ai genocidi. Tessere le fila di un discorso unitario – che sappia affiancare le pratiche alle analisi – ci permette non solo di raffinare il nostro modo di agire ma anche di non lasciare nessunx indietro.

TAZ BENEFIT OPERAZIONE IPOGEO E NO PONTE [7 MARZO, MILANO AREA]

Diffondiamo

All’ingresso della festa ci sarà la possibilità di lasciare un’offerta libera. Tutto il ricavato della festa, della cena e del bar andrà in benefit per le operazioni “No Ponte” e “Ipogeo”. Porta il tuo banchetto (con tavolino e luce) e se puoi lascia parte del ricavato in benefit. Per info è possibile contattare la mail tazbenefitinfo@protonmail.com
Dalle 19 aggiornamenti dai territori colpiti dalla repressione e chiacchiera su pratiche di solidarietà, cena veg e a seguire musica fino all’alba. Alla festa sarà presente un’area chillout e il bar.

Tra settembre e novembre 2025 due operazioni infami hanno colpito compagnx e territori del sud Italia. A settembre tre compagnx sono statx arrestatx in merito ai fatti avvenuti durante un corteo di Marzo a Messina in occasione del Carnevale No Ponte. Andre, Gui e Bak sono statx rinchiusx in carcere e poi agli arresti domiciliari come misura cautelare. A maggio 2025 invece, in risposta al Decreto Sicurezza che sancisce sotto forma di legge lo stato di guerra interna in cui ci troviamo, un corteo determinato e rabbioso sfilava per le vie di Catania. Anche stavolta la risposta repressiva non si è fatta attendere: una valanga di denunce, perquisizioni in diverse case tra Catania, Palermo, Messina, Siracusa e Bari. Due compagnx, Luigi e Bak sono in carcere con vari capi d’accusa, tra cui spiccano devastazione e saccheggio e rapina.

Queste operazioni repressive puntano a sostenere la narrazione dellx violentx venutx da fuori e dellx infiltratx per sminuire la volontà di opporsi allo Stato di guerra e alle devastazioni dei territori. Questi fatti dimostrano come il tentativo di isolamento delle pratiche di lotta più conflittuali va di pari passo con quello di isolare chi si oppone ai piani del capitale e del mondo-guerra, ma la solidarietà travalica i confini e attraverso la condivisione di pratiche, stringe le anime affini in un obiettivo comune: la libertà. Nella chiacchiera che faremo ci sarà la possibilità di ricevere aggiornamenti sulle operazioni repressive citate e di discutere su cosa intendiamo per solidarietà, la sua importanza e le varie pratiche che possiamo portare avanti per diffonderla (anche in festa!).

La riuscita della festa è una responsabilità collettiva, abbi cura di te stessx ma anche delle persone che ti circondano, rispetta il consenso altrui, rendi lo spazio accessibile. Non saranno tollerati atteggiamenti prevaricatori e discriminatori. Se subisci molestie non sei solx, chiedi una mano al bar o all’area chillout.
Anche partecipare a una festa è una pratica di solidarietà: cerca di venire presto e se riesci fermati fino alla fine per supportare!
Se riesci, lascia il cane a casa!
No machi, no fasci, no sbirri, no sionisti.
Tuttx liberx. Fuoco alle galere

ALCUNE RIGHE DOPO LA SENTENZA IN PRIMO GRADO DEL CARNEVALE NO PONTE

Diffondiamo:

LIBERX TUTTX! LIBERX SUBITO!!!

Mercoledì 11 febbraio si é tenuta l’udienza in primo grado del processo per i fatti del carnevale no ponte dello scorso 1 marzo, a Messina. Le richieste di condanna si attestavano tra i quattro anni ed i quattro anni e mezzo, la sentenza ha infine ridimensionato le pene richieste dall’accusa disconoscendo le aggravanti. Questo non suggerisce certo una simpatia dei giudici nei confronti della libertà; ma, probabilmente, evidenzia l’animo punitivo che muove le intenzioni di questo sistema ogni qual volta si veda radicalmente messo in discussione. Infatti, unx delle tre imputatx si è vistx combinare una pena di tre anni di reclusione, con l’evidente intenzione di aggravare la sua condizione di imputato nel quadro, anche, dell’operazione “Ipogeo”.

Uno Stato che tiene in cattività le persone; costringe alle frontiere, respingendo verso il nulla o assorbendo nel tritacarne della detenzione; con le mani sporche del sangue versato da ogni proiettile e/o bomba sganciata nel mondo; che divora la natura, separandocene come papà capitale gli impone; che festeggia davanti alla sofferenza e morte altrui, come quell’uno a zero assassino pronunciato dopo piazza Alimonda o lo sfregolio di mani e risate dopo le scosse dell’Aquila (ma gli esempi andrebbero verso l’infinito); che carcera e si dota di sempre più possibilità di farlo, mentre spalanca le porte dell’industria detentiva ai big delle costruzioni (vedi Webuild); che accoratamente dalle Camere richiede il pugno di ferro contro la vita; che ci soffoca sempre piú, con goduria del sottosegretario Delmastro, tra gli altri.

Ecco questo stesso Stato, oggi, nel ruolo datogli dal plot del grande regista Potere Denaro (Golden globe alla strage e Primo premio alla misoginia), ha emesso sentenza di colpevolezza contro chi smaschera il suo squallido teatrino delle apparenze.

E proprio lo stesso giorno, l’undici febbraio, si é celebrato il processo per l’omicidio di Moussa Balde, ucciso da quel meccanismo stragista che Stati ed Unione europea riservano ai corpi risputati dalle stragi architettate ed eseguite dagli sgherri del sistema di capitale. Una strage che avviene per mano di eserciti e guardie di frontiera; secondini ed operatori delle cooperative; medici, guardie e tribunali. A conferma dell’impunibilità dei sicari in divisa, assoluzioni per tutti gli operatori delle FF. OO. Ma non é certo una condanna di un tribunale che può sanare un meccanismo razzista e misantropo, di cui ne é invece organicamente parte. Nella mattinata dell’undici febbraio poi, ancora una volta, moriva tra le mura del CPR di Bari Palese un giovane venticinquenne, razzializzato e rinchiuso tra le fauci del razzismo strutturale dello Stato e le sue istituzioni. “Arresto cardiaco”…ma come fa un cuore a reggere cotanta malvagità?! Come fanno occhi di bambinx a non trasformarsi in vuoti grigi di paura, gialli di malattia?! L’oblio del dimentacatoio aspetta quest’ennesimo assassinio di Stato, la persona non esiste più, nemmanco un numero…solo un brandello di carne da straziare per ciucciare via quanto più humus vitale possibile da trasformare in sgocciolante denaro, colpevole potere. Morte naturale dicono… ma come fa ad essere naturale una morte inflitta da un mondo fondamentalmente e banalmente finto? Era forse naturale la morte dei soldati nelle trincee durante le guerre mondiali?! Era forse naturale la morte che infliggeva la spada ed il cannone del colonizzatore alla ricerca del demonio nascosto nel petto delle sottomessx?! Sono forse naturali la morti sulle coste di Cutro ed in tutto il Mediterraneo?! Lo sono quelle delle persone suicidate nelle galere della non-vita?! Lo sono quelle dei gazawi? Lo sono quelle dei campi libici?! Quelle dello stragi dell’imperialismo?! Quelle dei tumori inflitti dalla fumata nera dell’industria?! Tutte quelle avvenute nelle caserme?! Sono morti naturali quelle della solitudine dell’abbandono?!

Vogliono ridurre l’esistenza in cattività e celebrano il rito della loro morte insensata con balaclava e trasferte pompose di digossini per andare ad acciuffare il micelio della rivolta. Ma questo, inarrestabilmente contagioso si propaga e rispunta nuovamente, altrove, in più punti, sempre più rigoglioso. Ci potranno imporre galere, pilastri di ponti, infinite linee ferrate e/o asfaltate, caserme, provvedimenti sicurezza etc. etc. etc.; tutti i loro loculi del guadagno e della sicurezza non possono tumulare la pretesa di vita delle insortx.

La loro morte insensata, culto di denaro e spossesso, il loro ipogeo di morte. Le loro squallide operazioni di sicurezza. Mentre il mondo si scandalizza (ben venga) per i rastrellamenti dell’ICE negli Stati Uniti; in Europa, Frontex consegna alle guardie libiche migranti braccatx nel Mediterraneo; le polizie irrompono nei quartieri e rapiscono persone razzializzate in nome del decoro e della sicurezza, vedi San Berillo a Catania, tra gli altri; trans-nazionali dell’infrastruttura mettono sotto scacco interi territori con il supporto di camionette, idranti e procure; vengono sgomberate popolazioni cui terra frana sotto i piedi, come a Niscemi, dove la base del Muos é messa in sicurezza per garantire gli scopi assassini che assolve e migliaia di persone vedono le proprie case crollare al fianco delle laccate passerelle istituzionali; la polizia irrompe in casa delle persone per trascinarle in buchi neri di pochi metri quadri e decisamente affollati. Come ha fatto con altrx compagnx, che il 17 maggio, a Catania, esprimevano una luminosa critica nei confronti di questo schifosissimo mondo galera che uccide e suicida ostaggi quotidianamente.

Ma non finisce qui, lo scempio della giustizia non tarda nel confermare che al peggio non c’è mai fine.. Fogli di via ed avvisi orali; che sgraditx dallo sguardo incendiario si vadano a nascondere nelle foreste!! la caccia alle streghe non è mai finita!! Pennivendoli al servizio ostracizzano la rivolta dai loro confini; “infiltratx venutx da fuori”; “solitx fascinorosx”; “psicosi che si esprimono contro innocenti agenti di polizia”… CHE SCHIFO! Nemici delle vostra stessa specie, svendete il mondo per quei luridi trenta denari e per la plastica emozione di far parte degli incravattati. SQUALLIDI MAGNACCIA INFAMI! Ed ogni istanza di rivolta è invece patologia, è aliena in una baraonda di alienati.

Insomma la loro guerra alla vita gode di una lista infinita di sofferenze inferte dentro e fuori confini, non basterebbe tempo per ricordare le complicità dello Stato italiano con il sistema di esternalizzazione delle frontiere e i massacri che determina sui confini e nei centri di detenzione nei c.d. paesi di transito; le complicità nel genocidio di Gaza (con Webuild nominata per la ricostruzione di gaza); Leonardo S.p.a. fabbrica di morte tutta italiana..

Un tempo le trincee, un tempo Pirelli, un tempo Fiat, un tempo una lineaferrata dritta che taglia esattamente a metà quest’isola o che si ritira tatticcamente sotto le montagne (come nel messinese,lasciando le coste ad altre “operazioni del capitale” possibili). Sempre e comunque trincee da cui viene sferzata la guerra contro l’esistenza, da cui si impone lo squallido esistente. La spaventosa e terribilmente concreta favoletta del ponte sullo Stretto incombe sulle persone e sui territori e mentre il gruppo Webuild (capofila Eurolink consorzio affidatario dei lavori di costruzione del ponte e cantieri affini) attende per poter banchettare di tutta la carne a loro ammazzata dalla cieca brama di governantx, assume sempre più commissioni di cantiere in diverse parti d’Italia. Solo nel meridione vi sono diciannove proggetti in corso, “per un valore aggiudicato di circa tredici miliardi di euro”. Con la complessiva capacità produttiva di “due conci ogni sette minuti” e “quarantotto anelli al giorno”, la costruzione di gallerie nelle diverse tratte ferroviarie AC/AV e nei diversi lotti autostradali segue a spron battuto; il ticchettio dell’invasione. “In Sicilia, Webuild è attualmente impegnata nella realizzazione del Lotto 1 dell’asse autostradale Ragusa-Catania e di sette tratte ferroviarie sulla direttrice Palermo-Catania-Messina. Sulla direttrice Palermo-Catania, sta realizzando: il Lotto 1+2 (Fiumetorto- Lercara Diramazione), il Lotto 3 (Lercara- Caltanissetta Xirbi), il Lotto 4a (Caltanissetta Xirbi- Nuova Enna), il Lotto 4b (Nuova Enna-Dittaino) e il Lotto 6 (Bicocca- Catenanuova). Sulla linea Messina Catania sta invece realizzando il Lotto 1 (Fiumefreddo- Taromina/Letojanni) e il Lotto 2″ (Taormina-Giampilieri)”. Questo solo in Sicilia, risalendo per la Calabria, per la Campania, per la Basilicata, per la Puglia e continuando verso il Nord della penisola, i lotti di cantiere si moltiplicano e moltiplicano. La Statale Jonica 106, in Calabria; la linea alta velocità Salerno-Reggio Calabria e Napoli-Bari; la Nuova Strada Statale Cagliaritana; metropolitana, infraflegrea e linea cumana tra Napoli e circondario; l’ospedale Monopoli Fasano. Questi sono parte dei progetti in corso d’opera solo nel Sud Italia da parte del gruppo, la cantierizzazione di sempre più spicchi di territorio, che via via viene sottratto alle persone per permettere al Sud di avere infrastrutture “nuove e sostenibili”. Ma il loro ‘nuovo’ è fatto sulla negazione ed eliminazione totale del ‘vecchio’ e lo stesso il loro ‘sostenibile’, costruito sulla distruzione e sostituzione della vita vissuta con non-vita futura. Un’imposizione di scambio sempre a perdere, barattare la propria esistenza in virtù di non precisati benefici futuri, l’inno alla sopravvivenza.

Mentre il nuovo mondo si organizza e si espande ci si rende conto che c’è sempre meno spazio per la vita. La voracità con la quale il grande buco nero del loro “progresso” fagocita tutto ciò che incontra è spaventosa; ci sono molteplici esempi di ciò di cui sarebbe capace la trans-nazionale, cui curriculum vanterebbe una lista infinita di devastazioni irreversibili, di operazioni di ghettizzazione ed eliminazione della vita in virtù di strade, ponti, ferrovie, turbine idro-elettriche, basi militari etc. etc. etc. L’utilizzo della semantica bellico-militare è ancora una conferma di quanto la presenza del gruppo parrebbe potersi equiparare ad un’invasione vera e propria. Così mentre dai tubi non scendeva manco l’ultima goccia, sul versante sud del messinese operava una talpa (TBM, ossia Tunnel Boring Machine), una fresa meccanica che sembrerebbe necessitare mille litri d’acqua al minuto per scavare una tana devastante nel cuore della montagna. Mentre il deserto avanza su ogni versante promettono ulteriori opere (invasioni) per depurare e/o dissalare l’acqua e, dunque, ovviare ad una crisi che loro stessi ci infleggerebbero, volendo prosciugare di ogni humus vitale anche queste zone del pianeta. Ed intorno a loro rappresentanti e politicanti di varia tipologia cercano di arraffare tutto l’arraffabile, in termini tanto materiali quanto di squallida notorietà, facendo strazio della vita aprono la pista ai nuovi conquistadores, pronti, questi ultimi, ad acquistare quanto gli viene svenduto da salottierx localx.

Ecco in tutto questo (e molto altro!) si inserisce quest’ennesima operazione repressiva, l’ennesimo sfregio alla vita..

Ancora una volta opponiamo a questo regno delle apparenze la solidarietà per le prigioniere di questo impero misogino e misantropo, stragista e onnifagocitante. Ogni parola qui stesa, ogni riga è direttamente proveniente dal pensiero ardente per tutte quelle persone che si ritrovano investite dal “normale” funzionamento dell’apparato repressivo; a tutte queste persone che, intrise delle contraddizioni che la vita gli ha regalato, resistono dentro il buco nero della detenzione. Carcerate ed inquisite poichè non volenterose di rispondere con un silenzioso “sissignore” al ruolo di vittime accollatogli nel copione dello spettacolo democratico.

Che sia galera, l’ennesimo decreto liberticida, un ponte, un CPR… é chiaro di cosa sono emblema tutte questi orribili scabri. Quello stesso emblema protetto da galere e dai tribunali che le rinfoltiscono. L’unico emblema é il denaro; Stato, guardie, tribunali e galere servono solo a garantirne lo scruscio continuo. E mentre portano avanti il procedimento amministrativo ponte con nuove strategie, le talpe di webuild perforano le colline di tutta l’isola (e non solo) ed il governo regala alle mani dello Stato ulteriori strumenti repressivi ancora più espliciti. La loro guerra alla vita é su ogni fronte, ma non la potranno spezzare finché a brulicare ci sarà il germe della solidarietà; qualcosa che divampa ad ogni atto repressivo come fiamma su cui soffia scirocco.

Che fare di fronte all’apparentemente inesorabile avanzata di questo mostruoso colosso? Quali pratiche opporre ad un mondo che infligge ogni giorno sempre più guerra e devastazione? Come resistere davanti alla squallidissima avanzata del capitale? In che modo territorio e libidine possono diventare inceppamento in questo meccanismo di devastazione garantita? Davanti ad una tale complessità non ci si può certo raccontare di avere delle risposte definitive ed universalmente valide, possiamo quantomeno decidere di tornare alle nostre quotidianità con sempre meno sassi nelle scarpe; cercando di organizzarci ed infrangere quella membrana che ci vorrebbe, invece,
sempre più solx.

Per chi volesse mandare delle parole di calore e abbracci solidali alle persone in questo momento detenute:

-Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale
Piazza Lanza, 11
95123 Catania

-Gabriele Maria Venturi
C7o casa circondariale
Via Appia 131
72100 Brindisi

CON ANDRE, BAK, GUIDO E LUIGI!! LIBERX SUBITO!
CON TUTTA LA GENTE DI PALESTINA!
CON SHANIN E TUTTE LE PERSONE RECLUSE NEI CPR!
CON TAREK, ANAN E AHAMAD!
CON PRISONERS FOR PALESTINE E TUTTX DETENUTX IN SCIOPERO DELLA FAME CON LA CAUSA PALESTINESE!
CON TUTTE LE PERSONE CHE DISERTANO LE CHIAMATE DA ENTRAMBI I LATI DEL FRONTE UCRAINO!
CON ANNA BENIAMINO, ALFREDO COSPITO, JUAN SORROCHE!
NO AL PONTE SULLO STRETTO! NO AL 41BIS! CONTRO OGNI DETENZIONE, ANCHE QUELLE DELLA MENTE!!!

CPR DI BARI PALESE: LO STATO UCCIDE

Diffondiamo:

Due giorni fa, l’11 febbraio 2026, é stato ucciso un ragazzo di 25 anni di origine marocchina che era rinchiuso nel CPR di Bari Palese. Si parla di cause naturali, di arresto cardiaco, ma sappiamo come ogni morte all’interno dei lager di stato non é mai cosi naturale e innocente. Dal momento che ci si trova in una condizione di privazione della libertà, in cui a decidere se hai abbastanza dignità per una visita medica, o per del cibo non avariato, non sei tu, ma le guardie, coloro che in quel momento hanno completo potere su di te.

Come sarà stato trattato il suo corpo?
La sua famiglia scoprirà della sua morte? E come? Dai giornali che per ora non hanno avuto neanche la decenza di dire il nome alla vittima?

Stupide domande per le quali sappiamo già fin troppo bene le risposte, perché questa non é di certo la prima morte all’interno di un CPR.

Nello stesso giorno é stata condannata ad 1 anno di pena per omicidio colposo, la direttrice del CPR di Torino, per la sua responsabilità della morte di Moussa Balde il 23enne proveniente dalla Guinea che il 23 maggio 2021 si è suicidato nel CPR di Torino.

Poco ci interessa di chiacchiere e sentenze di tribunali, che sono chiaramente posizionati e schierati al fianco di chi é direttamente responsabile nelle torture quotidiane in carcere e CPR; in uno stato razzista che tratta le persone migranti come scarti da rinchiudere, la cui vita non ha un briciolo di valore. Non ci interessa trovare unx solx colpevole formale che non è che un capro espiatorio che il sistema “sacrifica” (se di sacrificio si può parlare, guardando alla pena farlocca che le è stata data) quando l’ha fatta grossa, per pulirsi un attimo la faccia agli occhi dell’opinione pubblica. Per queste morti, la colpa é chiara, esplicita e condivisa. Lo stato: che sostiene e si regge sull’esistenza di questi luoghi tortura razzisti che sono i CPR.

Le morti all’interno di questi luoghi sono normalizzate, luoghi come galere e CPR dove autolesionismo, tentati suicidi, scioperi della fame sono all’ordine del giorno come forme di resistenza, rifiuto, ribellione da parte di individui privati della libertà.

Così come é all’ordine del giorno che vengano firmati fogli di idoneità medica alla reclusione all’interno dei CPR, senza nessun reale accertamento, e con la consapevolezza di star chiudendo una persona in un luogo dove l’unica assistenza medica possibile, consiste nella somministrazione di grandi quantità di psicofarmaci sedativi, senza alcun accertamento sulla condizione di salute delle persone. E comunque ribadiamo che si tratta di luoghi tortura all’interno dei quali nessun essere vivente dovrebbe essere idoneo a finire.

Per questo non ci stupisce che nei CPR si muore, cosi come nei CARA e nelle carceri. E i responsabili per tutte queste morti sono guardie, magistrati, istituzioni, aziende, operatori e sanitari, che permettano il perpetrarsi di questo sistema razzista, violento e di tortura.

Ci abbracciamo alla famiglia e alle amicizie del ragazzo ucciso. Esprimendo tutta la nostra solidarietà a loro, così come a chi continua ad essere rinchiuso nei CPR. Per questo ieri sera siamo andatx a portare solidarietà fuori dal CPR di Bari Palese.

Come per Moussa, Ramy, Abel, Abderrahim, i morti di Modena, e tutte le persone uccise dalla mano violenta di questo stato razzista, vogliamo Vendetta!

Unica soluzione FUOCO AI CPR

QUI CHI NON TERRORIZZA, SI AMMALA DI TERRORE!

Apprendiamo che il nostro blog, insieme a sottobosko.noblogs.org, è finito sulle pagine di un noto giornale bolognese per via della pubblicazione del testo “Chi sabota è nemico dell’Italia”, relativo ad alcuni sabotaggi alle linee ferroviarie avvenuti di recente in occasione delle olimpiadi di Milano Cortina (alcuni proprio nel bolognese). “La rete del terrore” titolano.

La “rete del terrore” è quella che devasta e saccheggia i territori e le nostre vite nel nome del profitto, della guerra, di Stati che uccidono alle frontiere e in mare, quella che quotidianamente tortura e abusa nelle celle delle carceri e dei CPR. Terrore è una vita rubata sacrificata al ricatto sull’altare del capitalismo.

Quando qualcuno prova a rompere questo monopolio, restituendo un’infinitesimale parte della violenza statale, viene duramente repressx.

Terrore è quello che vorrebbero imporci rinchiudendo in carcere lx nostrx compagnx e cercando di affossarli a colpi di sentenze ed anni di galera, provando a isolare e spezzare la solidarietà per scoraggiarci.

La vera ”notizia” é che sono sempre di piu le persone disposte a rivoltarsi al loro terrore. Tutta la nostra solidarietà e complicità a chi decide di agire!

«In tal modo liberi attacchiamo questo sistema mortifero, forti del fatto che, diffuso ovunque, dappertutto può essere colpito… Fino al suo collasso, fino alla liberazione delle nostre vite e delle altrui esistenze»

Nemiche dell’Italia e di ogni Stato

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

*”Dovete tenere presente che, sebbene voi siate dei giudici ed oggi sedete più in alto di me, molte volte i rivoluzionari, ed io stesso nel caso specifico, vi hanno giudicato, molto prima che voi giudicaste me. Noi ci troviamo in campi opposti, in campi ostili tra loro.*

*I rivoluzionari e la giustizia rivoluzionaria – poiché io non ritengo che questo tribunale rappresenta la giustizia, ma piuttosto la parola giustizia tra virgolette – molte volte giudicano spietatamente i loro nemici, quando hanno la possibilità di imporre la giustizia.*

*Comincerò da molti anni fa. Qui non c’è nessun mio crimine da giudicare. Al contrario, parleremo di crimini, ma non di crimini commessi da me. Parleremo dei crimini dello stato, dei suoi meccanismi, della giustizia e dei crimini della polizia…”*

*Estratto dalla dichiarazione di Nikos Marzitos di fronte alla giuria del tribunale penale di Atene durante un processo tenutosi tra il 5 e 7 luglio 1999, nel quale era accusato di detenzione di armi ed esplosivi e per un fallito attentato in solidarietà alla popolazione di Strimonikos in lotta contro un opera devastante proprio come il Ponte sullo Stretto.*

Qui: Nikos inizia ad elencare crimini e soprusi commessi da polizia, istituzioni e stato greco.

L’11 febbraio io e altrx due compagnx siamo statx giudicati dalla “giustizia” colpevoli per reati come “resistenza e aggressione” e “lesioni gravissime” a pubblico ufficiale, ma io so di essere giudicatx per aver provato a rispondere a un’imposizione della Polizia sul percorso del corteo: deviato tramite prescrizioni per proteggere la caserma dei Carabinieri Bonsignore del comando provinciale, considerata un punto sensibile da proteggere.

Per spiegare la necessità di proteggere una caserma con prescrizioni, schieramenti di celere e cariche potrei seguire l’esempio di Nikos ma la lista sarebbe lunga, a me e alla Questura basta nominare solo Ramy Elgaml un giovane ucciso dai carabinieri di Milano nel quartiere Corvetto la notte del 24 novembre 2025.

Il 1 Marzo, giorno del corteo, a nemmeno 4 mesi dall’omicidio di stato, in piazza ancora ricordavamo il suo nome e la polizia a protezione di quelle mura lo ricordavano ancora più forte.

Quella maledetta caserma è ancora li, come l’ombra del progetto del Ponte e i danni che ha già prodotto con espropri, acque inquinate e l’isola sventrata dai cantieri del raddoppio ferroviario, ma sui muri della città e sui corpi di qualche sbirro sono rimasti i segni dell’odio e della rabbia verso le forze dell’ordine, lo stato e le istituzioni, l’odio e la rabbia in memoria di Ramy e tutti gli omicidi di stati, in nome della terra sfruttata e deturpata e di tutti i corpi che lottano e resistono come in Palestina, che si rivoltano come in Iran o mettono in gioco i propri privilegi in piazza come a Torino il 31 gennaio. Per me questo vale più di ogni libertà.

*”Non ho nient’altro da dire. Aggiungo solo che non mi importa a che pena mi condannerete, perché che sarò condannato è cosa certa, io non mi pento di niente. Resterò quello che sono. Posso anche dire che il carcere è sempre una scuola per un rivoluzionario. Le sue idee e la resistenza della sua anima vengono messe alla prova. E se supera questa prova diviene più forte e si rafforzano le convinzioni per le quali è andato in galera. Non ho niente da aggiungere.”*

Sempre dalla dichiarazione di Nikos. In quel processo fu condannato a 15 anni di prigione, la sua bomba non è esplosa, non ha fatto danni o feriti, ma tanta paura agli oppressori.

L’unica cosa di cui mi pento è essermi fatto prendere.
Per Ramy, Abel e tutti gli omicidi di stato.
Siamo la natura che si vendica della vostra devastazione e del vostro
saccheggio.

Un abbraccio a tutti lx mix coimputati in questo processo e
dell’operazione Ipogeo
PALESTINA LIBERA
TUTTX LIBERX


CHI SABOTA È NEMICO DELL’ITALIA

Diffondiamo:

Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore.
La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee ferroviare sabotate e bloccate fino al pomeriggio.
Intorno alle 6 sono stati piazzati due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari della linea ordinaria di Castel Maggiore, uno in direzione nord e uno in direzione sud. L’obiettivo erano i cavi per il rilevamento della velocità: uno dei due ordigni, quello verso nord, si è azionato verso le 8 danneggiando i cavi, mentre il secondo, quello in direzione Ancona, è rimasto inesploso. Una cabina elettrica verso Pesaro, invece, ha preso fuoco interrompendo i treni da e verso le Marche.
Due anni fa, una serie di attacchi simili per modalità e contesto erano stati lanciati contro 5 diverse infrastrutture della rete LGV intorno a parigi, causando la cancellazione di un quarto dei treni ed enormi disagi dal 26 al 28 luglio, giorni di inaugurazione delle olimpiadi di parigi. Anche per via della militarizzazione completa della città, in quell’occasione le contestazioni dirette si erano limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente. Pochi giorni dopo usciva questa rivendicazione:
    “Rivendicazione del sabotaggio delle linee TGV qualche ora prima della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024
 
E questa la chiamano una festa? Noi ci vediamo una celebrazione del nazionalismo, una gigantesca messa in scena dell’assoggettamento dei popoli da parte degli Stati.
Sotto a una maschera ludica e conviviale, i Giochi Olimpici offrono un campo di sperimentazione per la gestione poliziesca delle folle e il controllo generalizzato dei nostri spostamenti. 
Come tutti i grandi eventi sportivi, sono anche ogni volta l’occasione per fare culto dei valori su cui si fonda il mondo del potere e del denaro, della concorrenza generalizzata, della performatività a ogni costo, del sacrificio per l’integrità e la gloria nazionale. 
L’appagamento di identificarsi in una comunità immaginaria e sostenere il proprio supposto campo di appartenenza non è meno nefasta dell’incitazione permanente a vedere la propria salvezza nella buona salute della propria economia nazionale e nella potenza del proprio esercito nazionale.”

Nei mesi precedenti le olimpiadi di Parigi 2024 furono approvati due pacchetti di leggi, la “Loi sécurité globale” e la “loi olympique”, quest’ultima che autorizzava la sperimentazione di algoritmi per il riconoscimento facciale per tutta la durata delle olimpiadi. Come in francia, anche nella penisola abbiamo visto promulgare il 5 febbraio di quest’anno, 2 giorni prima della cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi, un nuovo pacchetto sicurezza che tra le altre cose consolida l’uso delle zone rosse come strumento di esclusione sociale, autorizza il trattenimento (già abitualmente praticato) per 12 ore da parte delle forze dell’ordine di individux “pericolosx” in concomitanza di manifestazioni pubbliche, introduce il carcere per l’elusione di un controllo di polizia e una pena pecuniaria fino a un massimo di 20000 euro per manifestazione non autorizzata (articolo 18 del TULPS, Regio decreto del 18 giugno 1931). Come a Parigi nel 2024, anche il 7 Febbraio a Milano le contestazioni dirette si sono limitate ad azioni di disobbedenza civile e non violente, fatta eccezione per i momenti finali del corteo lanciato da CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi). Milano in Movimento scrive in proposito:
    “[…]abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la Tangenziale Est di Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di Polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 ferit* di cui 4 ospedalizzat*.”
 
Dopo il corteo, Meloni e compagnia dichiarano in coro:
    “Chi manifesta contro le olimpiadi è nemico dell’italia“.
Che non ci si permetta assolutamente di mettere a critica lo spirito nazionalista, competitivo di questi “giochi” o il loro drenare quantità impressionanti di fondi pubblici mentre paesi interi crollano, in sicilia, al passaggio di un uragano.
D’altronde non c’e nulla di più importante al momento. Non c’è miglior strumento di distrazione per uno stato odierno. Non c’è maschera migliore, in Italia oggi come altrove in passato; solo un esempio sono le Olimpiadi di Berlino del 1936, in piena dittatura nazista.
Pare chiaro, quando i pacchetti sicurezza diventano occasioni praticamente semestrali per stringere le reti della repressione e soffocarci qualunque dissenso, che il dissenso “pulito”, esplicitamente rivendicato, portato avanti nella legalità, non possa più essere efficace.
Così come inizia a non essere più ignorabile l’inefficacia delle modalità di scontro di piazza diretto portate avanti negli ultimi mesi e anni in tutto il territorio.
Pare dunque necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro.
Per l’eradicazione di questo sistema di morte e sfruttamento,
per la distruzione del controllo totalizzante che ci soffoca.
Ingovernabili, non disobbedienti.
Fuoco alle olimpiadi e a chi le produce. (A)