NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI

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Di recente è giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute. Il libro ha iniziato il suo “viaggio” fuori, con le prime presentazioni a Napoli e a Udine. Di seguito il blog di riferimento della rete solidale che ha sostenuto l’iniziativa di Claudio, si potranno trovare le presentazioni in programma oltre che aggiornamenti, contributi e lettere dal carcere.

nextstopmodena2020.noblogs.org

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE DENTRO LE GALERE

MESSINA: PRESENZA SOLIDALE DAVANTI AL TRIBUNALE PER IL PROCESSO AL CARNEVALE NO PONTE

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L’11 febbraio ci sarà la sentenza di primo grado del processo al Carnevale No Ponte che vede imputatx Gui, Andre e Bak con accuse che includono resistenza aggravata e lesioni gravi a pubblico ufficiale.
Lx nostrx compagnx già da settembre sono nella morsa della repressione tra carcere e domiciliari come misure cautelari.

Mentre il genocidio continua e lo stato italiano aumenta la spesa militare, la repressione interna prende di mira ogni forma di opposizione a questo sistema di morte. Il ponte, in questo senso, è un simbolo dell’economia delle infrastrutture che devasta la terra e saccheggia i suoi abitanti.
Opporsi al progetto del ponte significa anche opporsi, nel senso più concreto, alla violenza imposta sui nostri corpi.

Chi sperava che arrestandone tre, chiamandolx infiltratx, facinorosx, ci avrebbe schiacciato, si sbagliava. Siamo ancora qui..
“e questa scoperta non soltanto infrange il mito dell’invicibilità coloniale, ma ci ricorda che la libertà è ottenibile, che il futuro è alla nostra portata.”
M.eK

CATANIA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DI PIAZZA LANZA

Diffondiamo:

Sabato 14 febbraio 2026 ore 14:00
Presidio solidale davanti al carcere di Piazza Lanza (CT) per portare vicinanza allx reclusx

“Appare evidente che stiamo vivendo in una società piena di carceri, di repressione, di controlli asfissianti che si addentrano fin nei comportamenti individuali e intimi. Il carcere è l’espressione più brutale e immediata del potere e, come il potere va distrutto, non può essere progressivamente abolito. Chi pensa di poterlo migliorare per poi distruggerlo ne rimane prigioniero per sempre.”

Tutte libere, tutti liberi

CATANIA: ASSEMBLEA CITTADINA CONTRO LA REPRESSIONE

Diffondiamo:

Mentre il genocidio palestinese viene perpetrato fuori dalla luce dei riflettori, gli stati preparano la guerra. L’Italia prevede di aumentare gradualmente le spese per la difesa nei prossimi tre anni per un totale di circa 12 miliardi, denari che invece di essere utilizzati per istruzione, sanità e altre politiche sociali serviranno ad addestrare soldati ed accumulare armi.

Il quadro che si sta configurando è chiaro: l’Italia, come tutta l’Europa, si muove verso un’economia di guerra a scapito delle masse popolari e, per continuare indisturbata, ha bisogno di disciplinare quelle stesse masse che, già da due anni esprimono il loro dissenso in piazza.

Ne sono un chiaro esempio il DDL sicurezza approvato nel 2025 e il suo “gemello” in preparazione nelle prossime settimane.

Questi decreti delineano una precisa cornice repressiva che incide sui reati di piazza come oltraggio, resistenza, imbrattamenti, travisamenti e lesioni.

La scure repressiva, negli ultimi mesi ha colpito anche qui in Sicilia. Partendo dall’operazione che riguarda il corteo del Carnevale No Ponte tesa a criminalizzare l’opposizione alla grande opera.

A seguire l’Operazione Ipogeo che colpisce una manifestazione contro il Decreto Legge Sicurezza a Catania con 16 perquisizioni, 3 arresti 12 fogli di via e 4 avvisi orali.

Poi è la volta di due cortei per la Palestina e contro il genocidio del 22 settembre e del 3 ottobre. Il “Blocchiamo Tutto”, parola d’ordine che ha radunato affluenze massicce in tutto lo Stivale, è stato il primo vero test per la tenuta del Decreto Sicurezza che solo a Catania ha prodotto 41 multe, 4 obblighi di firma e 13 denunce. Si prosegue con Niscemi, territorio devastato dalla recente frana e mutilato dall’imponente base militare USA, dove il movimento No Muos è stato pesantemente colpito da svariate denunce.

Da menzionare inoltre l’Operazione Safe Zone che con la scusa dello spaccio prova a bonificare la marginalità del quartiere catanese di San Berillo per donare il rione agli speculatori e al turismo.

Se la lotta dei Palestinesi ci insegna qualcosa è che la Solidarietà è il cuore di qualsiasi ribellione e che solo praticandola attivamente abbiamo la possibilità di ribaltare lo stato delle cose.

Per discutere di repressione e creare nuovi sentieri di lotta ci vediamo venerdì 06 febbraio alle 19 .

Tuttx liberx!

TORINO: PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CPR

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8 febbraio ore 15

Ritorniamo sotto le mura del CPR di corso Brunelleschi per rompere l’isolamento imposto da questo lager e portare un po’ di calore a chi si trova privato della libertà!

La violenza razzista dello stato dentro i CPR, che si manifesta ogni giorno sulle persone recluse, non può e non deve essere normalizzata. Una violenza su più livelli, ciascuno con un ruolo nel mantenere in funzione la macchina razzista delle espulsioni: dalle Asl che operano sul territorio e che convalidano l’idoneità per queste prigioni, dall’ente gestore Sanitalia che accresce i suoi guadagni sulla pelle delle persone razzializzate, fino alla violenza della polizia che, tramite retate e pestaggi, riempie i centri di detenzione.

La quotidianità nel CPR di Torino è come sempre scandita da soprusi: somministrazione coatta di psicofarmaci nella colazione, ostacoli all’accesso ad un avvocato e deportazioni, in particolare verso la Tunisia – individuali su voli di linea – in cui almeno una persona a settimana viene prelevata e trasferita con l’uso della forza o dell’inganno. Di fronte alla brutalità di chi opera dentro e attorno a questo centro di tortura, le persone recluse rispondono con atti di insubordinazione e rabbia, come lunedì pomeriggio, quando dopo una rissa, una stanza è stata data alle fiamme ed è ora completamente inagibile e chiusa.

In un mondo sempre più militarizzato e razzista, in cui da due anni è in corso un genocidio in Palestina, legittimato e sostenuto dallo stato, la violenza istituzionale e le leggi repressive si accaniscono sempre di più nelle piazze e contro chi lotta. Il “nemico interno” viene costruito e rafforzato giorno dopo giorno: contro le persone razzializzate, senza il giusto documento e contro chiunque scelga di lottare e resistere. Le forme della repressione si avvicinano e si intrecciano sempre di più: dal caso di Mohamed Shahin, privato del permesso di soggiorno e rinchiuso per oltre un mese nel CPR di Caltanissetta, alle operazioni antiterrorismo della DNAA contro i palestinesi dell’API, fino all3 giovani arrestate e tutt’ora reclus3 al minorile, in comunità o ai domiciliari per aver partecipato alle manifestazioni per la Palestina. Di fronte a tutto questo, sta a noi costruire lotte e pratiche di solidarietà contro il razzismo e la violenza di Stato, in tutte le loro molteplici forme.

Complici e solidali con chi lotta e resiste dentro i CPR!

PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI DI GRADISCA E DI TUTTI I CPR

Diffondiamo

21 febbraio 2026 – ore 16:30
CPR di Gradisca d’Isonzo (GO)

Perché portare la solidarietà sotto quelle mura non sia un rituale stanco ma una complicità necessaria

La guerra alla popolazione migrante ritenuta eccedente – così come quella condotta contro tutti i nemici interni, attuali e potenziali – si fa di giorno in giorno più serrata, nei cosiddetti regimi liberali come in quelli totalitari: in tempi di intensificazione ed estensione dei conflitti fra Stati nazionali, i fronti interni devono essere resi inoffensivi e le collettività devono essere “pacificate” con ogni mezzo di cui dispongono gli apparati giudiziari, legislativi e polizieschi.

Contro la parte di popolazione non valorizzabile in termini produttivi (dunque, eccedente), si dispiega un armamentario fatto di retate nelle strade e di ronde nei quartieri a opera dalla manovalanza fascista; di negazione della richiesta d’asilo; di sistematica profilazione razziale; di ostracizzazione violenta delle soggettività migranti, mediante i processi burocratici che rendono sempre più complessa la conquista dei documenti, presupposto necessario per poter accedere a un livello minimo di sopravvivenza e per sfuggire alle deportazioni coatte.

Oltreoceano, l’accelerazione dei processi di guerra allo straniero e all’oppositore politico – che contemplano, come sempre, l’eliminazione materiale dei nemici dello Stato – sancisce un ulteriore salto di qualità in termini di spettacolarizzazione e propaganda dell’azione repressiva, rispetto a quanto, da molti anni, avviene anche nei nostri territori: se evolvono in parte i metodi, gli obiettivi e i presupposti dell’attacco restano, tuttavia, i medesimi, su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Lo Stato italiano, inoltre, utilizza gli strumenti della detenzione amministrativa e dell’espulsione non solo al fine di ricattare, controllare e sfruttare le vite di tutti i suoi potenziali prigionieri, ma anche come leve per favorire la violenta pacificazione delle lotte: esemplari le vicende di Anan Yaeesh (condannato per terrorismo a più di 5 anni e 6 mesi di carcere), di Alì e Mansour, dei membri dell’Associazione Palestines d’Italia arrestati a Genova, di Ahmad Salem, Tarek Dridi, Zulfiqar Khan e Mohamed Shahin, tutti colpevoli di essersi schierati in solidarietà alla popolazione della Palestina, prendendo parte alla sua lotta di resistenza.

Se abbiamo letto con gioia della liberazione dell’imam torinese, la rabbia per il sistema repressivo dei rimpatri forzati continua ad accompagnarci, consapevoli che le deportazioni – soprattutto verso l’Egitto – proseguono senza sosta, riempiendo di indesiderabili i voli charter e di denaro le tasche delle compagnie aeree. Il corpo della persona migrante è, infatti, sfruttato dalle istituzioni occidentali in ogni momento della sua permanenza in Europa, dal suo ingresso nella Fortezza alla sua espulsione.

Un’altra storia che racconta l’evoluzione nella gestione dei confini da parte dell’Europa e dello Stato italiano, anche a fronte del nuovo “Patto sulla migrazione e l’asilo”, è quella di M., ragazzo minorenne sequestrato qualche mese fa dalla polizia sul confine orientale di Fernetti e portato illegalmente al CPR di Gradisca.

Se abbiamo potuto ascoltare la voce del protagonista di questa vicenda, significativa degli abusi perpetrati dalle istituzioni – anche rispetto agli standard imposti dalle leggi di cui esse stesse si fanno paladine – è soltanto grazie ai legami di solidarietà e mutualismo costruiti nel tempo e con la lotta. Probabilmente anche per rompere questi legami, la cooperativa Ekene (gestore del CPR di Gradisca, assieme alla Prefettura) ha iniziato da diversi mesi a requisire il cellulare ai nuovi prigionieri, consegnando loro un telefono sostitutivo, privo di fotocamera, soltanto in seguito alla convalida. Negare l’accesso a qualsiasi strumento che consenta di rompere il buio e il silenzio delle carceri amministrative – fatto non esclusivo di Gradisca – è un modo ulteriore per isolare i reclusi, tentando di perpetrare indisturbati le pratiche di tortura e deportazione che si consumano dentro a quelle mure.

Dal campo di Gradisca, continuano, in ogni caso, a trapelare i racconti delle tentate evasioni, degli atti di autolesionismo, delle rivolte, oltre che degli abusi quotidiani che ne caratterizzano la vita interna. Un prigioniero con una mano rotta, alla richiesta di essere portato in ospedale, è stato pestato da un operaio della cooperativa Ekene: un fatto per niente raro o isolato, ma che ci ricorda, ancora una volta, il ruolo delle cooperative nella gestione dei campi per le deportazioni. Ci arriva anche notizia del perdurare dell’epidemia di scabbia all’interno del campo e della sistematica somministrazione di cibo avariato e riempito di psicofarmaci.

Per tutto questo, saremo di nuovo a Gradisca d’Isonzo, sabato 21 febbraio, dalle ore 16:30.

Per denunciare la guerra in atto alla popolazione migrante e ai nemici interni.
Per lottare contro i nuovi strumenti di repressione, marginalizzazione ed eliminazione di chi è considerato eccedenza, per la società dello sfruttamento.
Soprattutto, per l’urgenza e la necessità di rendere udibile la nostra solidarietà, costruendo legami di complicità con le persone rinchiuse in quel lager.

Con la Palestina nel cuore.

Con i rivoltosi di ogni prigione.

Fuoco a tutte le galere!

UDINE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI” DI CLAUDIO CIPRIANI

Diffondiamo:

SABATO 7 FEBBRAIO alle 17.00 presentazione del libro NEXT STOP MODENA 2020 – Viaggio tra le carceri di Claudio Cipriani edito da Sensibili alle foglie, allo Spazio Autogestito di Udine
Via De Rubeis, 43

MODENA 2020: I DETENUTI CHIESERO SANITÁ, LO STATO RISPOSE «FATELI MORIRE!»

PER NON DIMENTICARE, PER UN MONDO SENZA GABBIE, AL FIANCO DI CHI LOTTA!

Il 20 novembre 2020 cinque uomini coraggiosi, cinque detenuti,presentarono alla procura di Modena un esposto: di fronte alle ripetute falsità e reticenze dei funzionari e delle guardie, responsabili di aver assassinato 9 uomini nel contesto di una massiccia rivolta scoppiata nel carcere modenese nelle giornate di esordio del primo confinamento di massa, in seguito al diffondersi del Covid 19 nel marzo di quell’anno, questi cinque detenuti diedero una svolta, raccontando la verità di quei giorni, raccontando le percosse, gli sputi, le manganellate, le negligenze, le omissioni, il terrore, le brutalità, le umiliazioni.

Il racconto di Claudio, Ferruccio, Mattia, Francesco, Belmonte li espose alle rappresaglie e al rischio di morte: quando si parla franco davanti al potere, quando si dice la verità, ci insegnano gli antichi, la propria vita è esposta al pericolo. Infatti in seguito al loro racconto subirono ulteriori umiliazioni, l’isolamento e il trasferimento conclusivo in 5 differenti carceri. Ma la notizia dell’esposto trapelò e fu fatta circolare da compagne e compagni solidali nelle strade e nei quartieri sotto coprifuoco. In quel caos pilotato che fu l’emergenza Covid 19 l’esposizione mediatica, anche se debole, attutì il colpo repressivo delle autorità sui cinque di Modena.

Claudio Cipriani, uno di loro, ha curato i propri materiali relativi a quella vicenda per darne una restituzione pubblica e riportare l’attenzione su quegli eventi.

La presentazione del libro è promossa dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e Trieste

liberetutti@autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org

BERLINO: BENEFIT CONTRO LA REPRESSIONE [6 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

Siamo compagnx dal sud Italia, dove la repressione, in questo periodo più che mai, ha deciso di bussare alle nostre porte. La repressione così crudele con chi viene direttamente colpitx, ma non solo, perché colpisce anche tutto ciò che circonda loro, tutte lx compagnx e persone care intorno. Terrorizza. Toglie l’energia e la speranza a volte. Prova ad educarne 100 punendone 2 o 3 o più.
Consapevolx del sistema in cui viviamo non ci facciamo abbattere del tutto, continueremo ad organizzarci e cercare di tessere reti in un territorio difficile come il nostro, dove lx compagnx non arrivano, al contrario, vanno via per mille motivi. Rimarremo solidali sempre con lx nostrx compagnx dentro. Siamo solidali e complici anche con chi costrettx a delinquere perché o senza documenti o senza opportunità.

Libertà per tuttx
A fuoco i CPR
A fuoco le galere

FORLÌ: LAVORIAMO PER LA GUERRA!

Diffondiamo:

Domenica 25 gennaio una decina di persone vestite con delle tute con i loghi di Leonardo Spa e Thales Alenia Space hanno distribuito, durante il carnevale dell’Aeroporto al quartiere Ronco di Forlì, un volantino contro il Progetto ERiS, Emilia Romagna in Space. Il Progetto ERiS è un’iniziativa che mira a raggruppare aziende che operano nel settore militare per realizzare un nuovo polo aerospaziale. Un progetto che va contrastato!

Qui trovate il testo del volantino e alcune foto:
https://noeris.noblogs.org/2026/01/26/lavoriamo-per-la-guerra/

Il sito noeris.noblogs.org si propone di fare controinformazione sul progetto “Emilia-Romagna in Space” a Forlì.

Chi alimenta la guerra non va lasciato in pace!

AIUTA A STAMPARE LA RIVISTA IL MOVENTE – N.0

Diffondiamo ed invitiamo a sostenere la stampa e la distribuzione della neonata rivista  Il Movente! Qui il crowdfunding.

formato A4, 88 pagine, finita di scrivere a gennaio 2026

Dall’editoriale di questo numero 0, dal titolo Mari Maruso (che sta per mare agitato in siciliano):

“In Sicilia, bellezza assoluta e violenza assoluta convivono l’una di fronte all’altra, e a volte si abbracciano, ora in un abbraccio vitale, ora in un abbraccio mortale. […]

Ciò che ci muove nella scrittura di questo foglio è un’esigenza esistenziale. Un’urgenza. Un sentimento che viene dalle viscere, dalla pancia. Abbiamo delle cose da dire, e vogliamo accogliere contributi scritti che possano toccare i cuori di tuttx. […]

Interpretare la Sicilia, i luoghi che attraversiamo e respiriamo, capirne le relazioni di potere e sfruttamento, comprenderne le ingiustizie, le gioie e i dolori, significa capire il significato di questa insularità specifica, la Nostra insularità. […] Nella colonia, nella frontiera, lo Stato inventa le proprie mitologie di autolegittimazione, giustifica la propria esistenza, costruisce legittimità ideologica per rafforzare la cultura statale nell’Isola e allo stesso tempo nutre il potere centrale con risorse simboliche potenti. […]

Nata dalla necessità di indagare geografie incognite o innominate, come lo sono state queste pagine per il luuungo tempo della loro gestazione, alla creatura serviva un nome.
Se l’armonizzazione di mezzi e fini è già un cammino impervio dell’agire, sintetizzare in poche ma significative lettere sguardi, pulsioni e posture che si vogliono dare come aperte e conflittuali lo è ancora meno. A cosa si accordano i mezzi e i fini? Alla volontà! A tutti quei “vogliamo”, a ciò che ci ha portato ad incontrarci e darci proprio questo strumento. IL MOVENTE!
Sovvertendo e rovesciando il lessico della criminalizzazione e della punizione, scegliamo la scomodità di chi non cerca giustificazioni, legittimazioni o scuse, ma esploriamo radicalmente cosa vuol dire conoscersi e desiderare – di cosa vuol dire riappropriarsi e rivendicare – di cosa vuol dire davvero scegliere. Chiedendo “cosa ci muove?” impariamo cosa ci paralizza e costringe – i loro come. Chiedendo “cosa ci muove?” sperimentiamo e mettiamo alla prova chi siamo e chi possiamo essere – i nostri come. Nel porci la domanda, evadiamo la banalità mortifera delle certezze e apriamo alla condivisione di intuizioni, strumenti e tentativi di risposta. Cosa ti muove?” 

Trovi l’editoriale integrale QUI.

Tolte le spese vive, i ricavati dalla distribuzione di questa rivista vanno a sostenere la Cassa anticarceraria VUMSeC – Voglio Un Mondo Senza Carcere

In questo numero dialoghiamo di: colonialismo, repressione, guerra, carceri e cpr, antimafia, Palestina e tante altre cose… dalla Sicilia… in lotta!

Partecipando e condividendo questa raccolta fondi ci puoi aiutare a sostenere lo sforzo necessario a questa pubblicazione e ad approfondire le crepe tra i tanti, troppi, muri che separano il presente dall’orizzonte della liberazione, il come siamo da come vorremmo essere, i corpi e i pensieri reclusi dall’aria aperta della solidarietà complice e del conflitto diretto.

Tra le ricompense, che sono ragionate per facilitare la distribuzione decentrallizzata e collettiva, abbiamo inserito la possibilità di regalare la rivista a compagnx detenutx che riceveranno anche carta, busta e francobollo per comunicare con chi desiderano.

HAI TEMPO PER PREORDINARE FINO AL 7 MARZO POI ANDIAMO FINALMENTE IN STAMPA

Ci vorranno un paio di settimane dalla fine della campagna prima che i preordini partano, viaggeranno come piego di libro (mettete l’indirizzo giusto!).

Per ulteriori informazioni, ordinare copie senza passare dalla piattaforma (!), comunicazioni o contributi puoi scriverci a ilmoventerivista@bruttocarattere.org