DENUNCIATX DUE COMPAGNX A CAMPOBASSO IN OCCASIONE DELL’ UDIENZA DI AHMAD

Diffondiamo:

Il 20 gennaio a Campobasso c’è stato un presidio in solidarietà ad Ahmad Salem, ragazzo palestinese ingiustamente arrestato la primavera scorsa dalla digos di Campobasso, mentre faceva richiesta d’asilo politico.
Quel giorno abbiamo partecipato al presidio per portare solidarietà a tuttx lx prigionierx palestinesi e perchè riteniamo vergognoso che Ahmad, come tante altre persone, sia tutt’ora reclusx dalle istituzioni totali, le galere, che reputiamo essere i luoghi dove la repressione dello Stato prende una delle sue forme più violente.
C’è un collegamento ovvio tra chi costringe le persone nelle carceri e chi finanzia il genocidio in Palestina, come chi toglie fondi a scuole, centri antiviolenza e ospedali per spostarli verso multinazionali di armi o combustibili fossili.
Per questo, con un gruppo di persone, dopo l’udienza di Ahmad, abbiamo deciso di spostarci per un breve saluto al carcere di Campobasso, che si trova a pochi metri dal tribunale.
Si tratta di un carcere sovraffollato, con una struttura fatiscente e mancanza di servizi base, in cui molti detenuti hanno meno di 25 anni; un posto che si trova in centro, ma è dimenticato e lasciato da parte, mentre all’interno continuano a morire persone nell’indifferenza assordante della città.
Ci sembrava quindi importante portare la nostra solidarietà e spezzare l’isolamento, anche solo per poco tempo, perché la resistenza delle persone detenute ci riguarda tuttx.
Per questo saluto al carcere, peró, due compagnx sono statx denunciatx dalla questura di Campobasso, per manifestazione non autorizzata.
Un atto intimidatorio, volto a reprimere la voglia di esprimere solidarietà e di stare in piazza e in strada contro il fascismo, il sionismo, le galere e tutti i tipi di oppressione che quotidianamente impattano le nostre vite.
Chiediamo a tutte le persone solidali, che vedono il marcio nelle leggi repressive del nostro governo, come nelle forze dell’ordine che eseguono i comandi, di prendere questa occasione per lottare meglio e di più e di stare vicine come possono alle compagnx denunciatx.

CI VEDIAMO IL 10 MARZO A CAMPOBASSO, in occasione della seconda udienza di Ahmad.

Contro lo stato di polizia, contro il sionismo, contro le galere, contro i ddl sicurezza.
Solidarietà con chi lotta!

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

“ […] e le vittime innocenti? Ma io risolsi presto la questione. La casa in cui si trovarono gli uffici della compagnia di CARMAUX non era abitata che da borghesi; non vi sarebbero state dunque vittime innocenti.
La borghesia tutta quanta vive dello sfruttamento dei disgraziati; essa deve tutta quanta espiare i suoi delitti.
Oh! Certo è possibile avanzare distinguo, criticare questa posizione che generalizza, che fa di tutta l’erba un fascio. CERTO. Vi sono borghesi brutti e cattivi, ed altri meno brutti e più buoni, umani quasi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola.
Che differenza vi può mai essere, per lo sfruttato, se il proprio padrone è simpatico o antipatico, brutale o paternalista? Forse è per questo che lo sfruttamento non esiste e il sistema si riadrizza?
NIENTE AFFATTO! ”
Emlie Henry

Emlie parlava di borghesia e dell’attacco a questi ultimi, oggi i tempi sono cambiati e a mio parere al posto di borghesi e borghesia parlerei delle forze dell’ordine e di tutti gli apparati repressivi.

Certo ci sono sbirri buoni e cattivi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola […] Che differenza vi può essere per lx sfruttate se il proprio carnefice ( sbirri, questori, prefetti, giudici e magistrati) è simpatico o antipatico? Forse per questo la violenza non esiste e il sistema repressivo cessa d’esistere? Niente affatto!

Così modificherei e renderei mie le parole di Emlie, per rispondere alla narrazione costruita delle pazze che attaccano le forze dell’ordine senza un motivo, in modo generalizzato. Non necessitiamo di un motivo per attaccare questi esseri in divisa, la loro esistenza e violenza basta a renderlo più che accettabile, direi giusto. All Cops are Bastard, All cops are target.

“[…] Certo non mi illudo. Lo so che i miei atti non saranno ancora ben compresi dalle folle impreparate. Anche fra gli operai, per i quali ho lottato, molti, traviati dai vostri giornali, mi credono loro nemico. Ma questo poco importa. Io non mi preoccupo del giudizio di alcuno. Non ignoro nemmeno che vi sono sedicenti anarchici ( e compagni aggiungo io), i quali si affrettano a rinnegare ogni solidarietà coi propagandisti del fatto. Essi tentano di stabilire una distinzione sottile fra teorici e terroristi. Troppo vili per rischiare la loro vita, rinnegano coloro che agiscono…”

Con queste parole, vorrei riflettere e mettere a nudo tutta la parte di movimento “compagnx” che ad ogni occasione non perde tempo a dissociarsi Da OGNI AZIONE, CORTEO o MOVIMENTO PIU DETERMINATI E ANTAGONISTI, perfino aiutare gli inquirenti con le loro operazioni repressive. In entrambe le giornate per cui sono indagatx e accusatx di vari reati, “compagnx”, associazioni e sindacalisti non hanno perso tempo a dissociarsi e denunciare la “ violenza” e il “terrore” portato in piazza.

In primis il movimento No Ponte istituzionale, che ha sabotato il corteo del 1 marzo, e dopo pochi minuti dall’aggressione della polizia verso il corteo, già scrivevano e pubblicavano comunicati di dissociazione e di condanna verso chi ha lottato e resistito a quelle cariche. E nei giorni successivi hanno continuato il loro show con conferenze stampa e continue parole di condanna. Con questo non voglio rendermi superiore a chi non vuole rischiare la propria vita, non condanno i teorici, ma chi con le sue parole attacca e isola chi agisce.

DAI CORTEI PER RAMY A MILANO AI CORTEI NAZIONALI E NON PER LA PALESTINA IL PRIMO NEMICO DELL’ INSURREZIONE SONO I MOVIMENTI E I CORPI APPACIFICATORI!

SOLIDARIETÀ ALLX ANARCHICHX RINCHIUSX NELLE GALERE
DA CATANIA ALL’INDONESIA.

SEMPRE PACIFISTX, MAI PACIFICX!

BAK
CARCERE DI BRINDISI

CESENA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020 – VIAGGIO TRA LE CARCERI”

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Venerdì 6 marzo
presso lo Spazio Sole e Baleno (Cesena)
presentazione del libro “Next Stop Modena 2020, viaggio tra le carceri”.
Ore 19.30 cena vegan
Ore 20.30 presentazione e discussione con una curatrice del libro

Il periodo “pandemico”, come viene oggi chiamato, in Italia inaugura la sua funzione di esperimento sociale di reclusione, controllo, domesticazione con un massacro all’interno nelle carceri italiane che non ha eguali nella storia repubblicana: 13 detenuti morti, tutti dimenticati e catalogati dal potere come “tossici morti di overdose”

Claudio, uno dei detenuti che c’era, in quel momento imprigionato al Sant’Anna di Modena, ricostruisce quei giorni di violenza sistemica (ma anche di sfogo liberatorio da parte dei rivoltosi, di solidarietà) e riflette sulla natura del carcere in quanto istituzione totale.

Un libro che l’autore non può presentare, perché tutt’ora recluso nelle patrie galere, ma che grazie alla generosità e all’impegno di alcunx compagnx può portare in giro le idee e il vissuto di Claudio e di chi c’era, dal lato giusto della barricata.

PER UN MONDO SENZA GALERE!

PESCARA: PRESIDIO AL CARCERE, PER TAREK E PER TUTTX

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Venerdì 20 febbraio ore 18
Pescara, Via Enzo Tortora (all’inizio della prima curva)

Da qualche giorno il nostro compagno Tarek si è cucito la bocca per reagire ai soprusi che sta ricevendo nel carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti, in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e Torino.

Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024, giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.

Diversi mesi fa, è stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3, all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito la consegna di pacchi, negandogli addirittura la solidarietà di qualche calzino e vestito . Inoltre, la struttura è stata problematica impedendogli anche di partecipare alle udienze che lo riguardano: in continuità con la strategia di isolamento propria della detezione gli è stato permesso di partecipare alle udienze solo in collegamento video, nel giorno dell’udienza mancava addirittura la luce.

Tarek ha usato il proprio corpo come strumento di lotta. Per molte persone in detenzione, nelle carceri come nei CPR, il corpo resta ciò di cui non si può essere privati e permette di urlare fuori dalle mura la violenza che si consuma dentro.

Ma se un corpo può gridare fino a spezzarsi, l’incidenza sul reale — quella che sfonda il muro e trasforma una singola denuncia in forza collettiva — può amplificarsi quando, fuori, ci sono persone che si organizzano, capaci di raccogliere quel gesto, sottrarlo all’isolamento imposto e restituirlo alla lotta comune contro quel sistema carcerario che punisce e reprime, che vorrebbe relegare al silenzio. Nelle carceri ci sono persone, in carne ed ossa, che subiscono repressioni di ogni tipo e in ogni forma possibile.

Perché ciò che Tarek ci sta urlando dal carcere di San Donato non resti sepolto tra le mura di cemento, è necessario rispondere con una mobilitazione collettiva per dargli solidarietà materiale e forza politica.

In questi due anni c’è chi ha riempito le piazze di questo paese, bloccato porti, strade e fabbriche, ostacolato come possibile la macchina genocidiaria che parte da paesi come l’Italia.
La Palestina insegna, non lasciamo da sol3 l3 attivist3 palestinesi e solidali colpit3 dalla repressione!

La solidarietà è un’arma, usiamola!

Con Tarek, Anan, Hannoun, Dawoud, Ahmad.
Per la Palestina libera dal fiume fino al mare.

FERRARA: PRESIDIO AL CARCERE – LIBERTÀ PER DAWOUD, LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

Diffondiamo

Continua la vendetta dello Stato italiano, complice del sionismo, contro chi gli scorsi mesi ha contribuito a bloccare il paese, contro chi ha lottato per lo stop al genocidio e per la liberazione della Palestina!

Spiccano le minacce del governo alle comunità e alle associazioni palestinesi in Italia, che si sono tramutate in arresti per terrorismo che hanno colpito il presidente e altri 8 membri dell’API (Associazione Palestinesi d’Italia), tra cui Raed e Yaser, portati e detenuti in custodia cautelare nella sezione di massima sicurezza del carcere di Ferrara. Raed è stato rilasciato mentre Yaser rimane in carcere ma è stato trasferito nel sud Italia. Dawoud è stato da poco trasferito a Ferrara con le stesse modalità.

È inaccettabile che lo Stato italiano utilizzi “prove” fornite dall’entità sionista, la stessa che ha accusato anche l’ONU, l’UNRWA, la Flottilla e numerose ONG di essere affiliate ad Hamas. È inaccettabile che se “Israele” dice che sei un terrorista vieni arrestato e messa alla gogna mediatica in attesa di processo.

A Dawoud va tutta la nostra solidarietà e complicità, come a Mohammad Hannoun, Riyad e Yaser, come ad Anan Yaesh, Ahmad Salem e Tarek, come a tutti i prigionieri politici palestinesi, non ci fermeremo fino a quando non saranno stati tutti liberati!

Ci vediamo il 21 febbraio davanti il carcere di Ferrara, via Arginone 327, alle ore 15:00.

MODENA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI”

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8 marzo 2026 H 19
Istituto Storico della Resistenza
Sala Ulivi, Viale Ciro Menotti 137 (Modena)

La preziosa testimonianza di Claudio, uno dei cinque detenuti firmatari dell’esposto alla Procura di Modena per i fatti avvenuti l’8 marzo 2020 nel carcere di Sant’Anna: la rivolta e la violenta repressione che ne seguì portarono alla morte di 9 prigionieri. Nelle sommosse di quei giorni morirono in totale 14 detenuti negli istituti penitenziari italiani.
Si tratta della più grande strage carceraria della storia repubblicana.


8 MARZO 2020:  in concomitanza con l’inizio del lockdown, scoppiano decine di rivolte negli istituti penitenziari italiani. Tra tentativi d’ evasione di massa e la distruzione di intere sezioni, centinaia di persone detenute si ribellano a quei veri e propri luoghi di sofferenza e morte che sono le patrie galere. Per sedare le agitazioni in un clima di crescente paura, lo Stato risponde con una violenta repressione, torture e mancati soccorsi.
Il bilancio di quei giorni è tragico: 14 detenuti muoiono nelle prigioni in sommossa, 9 solo nella rivolta del Sant’ Anna di Modena.
Si tratta della più grande strage carceraria italiana dal dopoguerra.

A 6 anni di distanza, dopo le varie archiviazioni di Stato e il tentativo di rimozione dalla memoria collettiva,  c’è chi ancora vuole tenere vivo il ricordo di quelle giornate attraverso il racconto di chi l’ha vissuto da dentro, in prima persona.

Next Stop Modena 2020 è la preziosa testimonianza di Claudio Cipriani, uno dei cinque firmatari dell’ esposto alla procura di Modena per i fatti dell’ 8 marzo 2020. Essendo Claudio tuttora detenuto,  la pubblicazione del suo libro  rappresenta una forte crepa nel muro di isolamento tra dentro e fuori e per questo crediamo nell’importanza di sostenerne la più ampia diffusione. Inoltre, per volontà dell’ autore, il ricavato del libro sarà destinato a sostenere la battaglia per la verità portata avanti dai familiari dei detenuti morti.

Abbiamo quindi organizzato la presentazione del libro di Claudio in  Sala Ulivi presso l’istituto storico della Resistenza di Modena domenica 8 marzo. Che la crepa nel muro che ci divide diventi un varco; che delle galere restino solo macerie.

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [28 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

SABATO 28 febbraio torniamo sotto al carcere della Dozza per portare un po’ di musica e tutto il nostro calore a chi vive la violenza del carcere. Rompiamo l’isolamento con cui tentano di annichilirci!

Ci vediamo alle ore 15:00 in via Ferrarese davanti le sezioni femminili (in prossimitá del benzinaio), per poi spostarci insieme sotto le sezioni maschili.

Il carcere di Bologna sta vivendo una situazione insostenibile fatta di sovraffollamento, violenze e abusi quotidiani subiti dalla popolazione carceraria.
Anni di leggi classiste e razziste hanno riempito quelle mura, facendo della repressione l’unica risposta al crescente disagio economico e sociale, trasformando le nostre strade in “zone di conflitto” sempre piu militarizzate, esclusive ed escludenti.
In un mondo dove ritorna ad essere presente la minaccia di una guerra esterna quale soluzione all’attuale crisi capitalista – dove con l’attiva collaborazione dei governi globali si normalizza il genocidio del popolo palestinese e la violenza coloniale quale forma di gestione ed eliminazione di un umanità considerata inutile/eccedente ai progetti del potere – si rafforza anche alle nostre latitudini la necessità per Stato e padroni di serrare i ranghi alimentando la guerra interna volta a mantenere lo sfruttamento, la violenza e l’ingiustizia sociale dominante.
Una guerra ai poveri e tra poveri portata avanti a colpi di decreti sicurezza contro chi è emarginato, migrante, povero e sfruttato e/o provi a ribellarsi a questa realtà fuori e/o dentro le galere.
Le rivolte a Bologna e Oristano sono solo le ultime di una lunga serie di proteste che hanno scosso le carceri da nord a sud, represse da una brutalità della polizia che non distingue più né limiti d’azione, né differenze tra prigioni e periferie.
Al fianco di quelle rivolte ci sono le nostre lotte, perché solo la solidarietà può abbattere ogni muro e distruggere definitivamente questa società assassina e il carcere di cui ha bisogno.

Tuttx liberx
Palestina libera
NO 41 BIS

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

*”Dovete tenere presente che, sebbene voi siate dei giudici ed oggi sedete più in alto di me, molte volte i rivoluzionari, ed io stesso nel caso specifico, vi hanno giudicato, molto prima che voi giudicaste me. Noi ci troviamo in campi opposti, in campi ostili tra loro.*

*I rivoluzionari e la giustizia rivoluzionaria – poiché io non ritengo che questo tribunale rappresenta la giustizia, ma piuttosto la parola giustizia tra virgolette – molte volte giudicano spietatamente i loro nemici, quando hanno la possibilità di imporre la giustizia.*

*Comincerò da molti anni fa. Qui non c’è nessun mio crimine da giudicare. Al contrario, parleremo di crimini, ma non di crimini commessi da me. Parleremo dei crimini dello stato, dei suoi meccanismi, della giustizia e dei crimini della polizia…”*

*Estratto dalla dichiarazione di Nikos Marzitos di fronte alla giuria del tribunale penale di Atene durante un processo tenutosi tra il 5 e 7 luglio 1999, nel quale era accusato di detenzione di armi ed esplosivi e per un fallito attentato in solidarietà alla popolazione di Strimonikos in lotta contro un opera devastante proprio come il Ponte sullo Stretto.*

Qui: Nikos inizia ad elencare crimini e soprusi commessi da polizia, istituzioni e stato greco.

L’11 febbraio io e altrx due compagnx siamo statx giudicati dalla “giustizia” colpevoli per reati come “resistenza e aggressione” e “lesioni gravissime” a pubblico ufficiale, ma io so di essere giudicatx per aver provato a rispondere a un’imposizione della Polizia sul percorso del corteo: deviato tramite prescrizioni per proteggere la caserma dei Carabinieri Bonsignore del comando provinciale, considerata un punto sensibile da proteggere.

Per spiegare la necessità di proteggere una caserma con prescrizioni, schieramenti di celere e cariche potrei seguire l’esempio di Nikos ma la lista sarebbe lunga, a me e alla Questura basta nominare solo Ramy Elgaml un giovane ucciso dai carabinieri di Milano nel quartiere Corvetto la notte del 24 novembre 2025.

Il 1 Marzo, giorno del corteo, a nemmeno 4 mesi dall’omicidio di stato, in piazza ancora ricordavamo il suo nome e la polizia a protezione di quelle mura lo ricordavano ancora più forte.

Quella maledetta caserma è ancora li, come l’ombra del progetto del Ponte e i danni che ha già prodotto con espropri, acque inquinate e l’isola sventrata dai cantieri del raddoppio ferroviario, ma sui muri della città e sui corpi di qualche sbirro sono rimasti i segni dell’odio e della rabbia verso le forze dell’ordine, lo stato e le istituzioni, l’odio e la rabbia in memoria di Ramy e tutti gli omicidi di stati, in nome della terra sfruttata e deturpata e di tutti i corpi che lottano e resistono come in Palestina, che si rivoltano come in Iran o mettono in gioco i propri privilegi in piazza come a Torino il 31 gennaio. Per me questo vale più di ogni libertà.

*”Non ho nient’altro da dire. Aggiungo solo che non mi importa a che pena mi condannerete, perché che sarò condannato è cosa certa, io non mi pento di niente. Resterò quello che sono. Posso anche dire che il carcere è sempre una scuola per un rivoluzionario. Le sue idee e la resistenza della sua anima vengono messe alla prova. E se supera questa prova diviene più forte e si rafforzano le convinzioni per le quali è andato in galera. Non ho niente da aggiungere.”*

Sempre dalla dichiarazione di Nikos. In quel processo fu condannato a 15 anni di prigione, la sua bomba non è esplosa, non ha fatto danni o feriti, ma tanta paura agli oppressori.

L’unica cosa di cui mi pento è essermi fatto prendere.
Per Ramy, Abel e tutti gli omicidi di stato.
Siamo la natura che si vendica della vostra devastazione e del vostro
saccheggio.

Un abbraccio a tutti lx mix coimputati in questo processo e
dell’operazione Ipogeo
PALESTINA LIBERA
TUTTX LIBERX


NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI

Diffondiamo:

Di recente è giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute. Il libro ha iniziato il suo “viaggio” fuori, con le prime presentazioni a Napoli e a Udine. Di seguito il blog di riferimento della rete solidale che ha sostenuto l’iniziativa di Claudio, si potranno trovare le presentazioni in programma oltre che aggiornamenti, contributi e lettere dal carcere.

nextstopmodena2020.noblogs.org

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE DENTRO LE GALERE

“A PRISÃO CRIOU-NOS” – LETTERA DI UN COMPAGNO RECLUSO IN UN CENTRO DI DETENZIONE PER MIGRANTI IN PORTOGALLO

Diffondiamo da Vozes De Dentro:

Il nostro trauma è tangibile solo quando riusciamo a confrontarlo con quello dei nostri contemporanei. Quando siamo circondati dalla sofferenza, il nostro rapporto con essa muta e la nostra soglia del dolore si abbassa. La sottomissione all’autorità, ottenuta attraverso la paura, è sempre stata in prima linea in questa guerra spirituale, dove l’arma principale è la delega della volontà imposta dall’autorità.

La nostra unica difesa contro questa sfiducia trasformata in arma e questa campagna di paranoia è la certezza della sicurezza che solo noi stessi possiamo garantirci, una certezza ottenuta attraverso la coerenza consapevole, il sostegno tra pari e l’espressione ponderata, dove troviamo forza nell’autosufficienza e nella cura reciproca.

Quando la polizia ha sentito la parola “Africa” uscire dalla mia bocca, ho visto cambiare il loro linguaggio del corpo. Proprio come i cani di Pavlov quando sentono il suono del campanello, ho visto la loro saliva in senso figurato colare dalle loro bocche aperte. L’Europa è stata molto difficile. Ovunque mi girassi, venivo trattato come se il mio status di immigrato mi rendesse automaticamente incompetente; non solo dal sistema, ma anche da tutti coloro che hanno beneficiato di questa retorica, senza mai rendersi conto o riconoscere tali benefici al di là dell’occasionale “check di privilegio”.

Nonostante provassi affinità con chi vive una dissonanza sociopolitica all’interno del proprio paese, c’era sempre una barriera di comprensione, perché la mentalità dell’immigrato non vive questa dissonanza per scelta. La vive per l’isolamento sistemico dai mezzi per conquistare la propria autonomia.

Una cosa che mi ha dato un po’ di serenità nelle prime quarantotto ore dopo l’arresto, rinchiuso in quella cella di cemento per venti ore di fila, è stata una scritta sul muro:

La prigione non può spezzarci. La prigione ci ha formati.

Questo mi risuonava nella testa mentre capivo che il mio status irregolare in Europa negli ultimi due anni significava che trovare lavoro, casa, soldi, amici e una comunità era una lotta costante. So che tutti affrontano queste difficoltà in misura diversa, ma essere respinti da una casa o da un lavoro solo per una questione di passaporto, o essere isolati per mancanza di lingua o affinità nazionale, fa sì che, come immigrato, fossi già abbastanza limitato, costretto a cercare soluzioni più creative.

Il movimento Okupa è una porta verso la liberazione, poiché affronta direttamente gli aspetti materiali delle nostre lotte. I movimenti di occupazione in Europa, specialmente in Portogallo e Spagna, sono storicamente nati durante le crisi abitative come meccanismo di sopravvivenza per coloro che erano stati esclusi dai sistemi formali di accesso. Infine, poter dare un riparo a me stesso e agli altri significava sicurezza e mi permetteva di usare le mie conoscenze per colmare la presunta incompetenza che i miei documenti implicavano.

Ammiro l’Europa per due cose: la capacità di isolare le sue vittime e incolparle della loro lotta, e l’adesione a una facciata umanitaria. Usando queste due qualità, si può assumere forza nella comunità e impegno politico per legittimare cause umanitarie, purché si rimanga all’interno della narrativa eurocentrica che dipinge gli “eroi virtuosi” del mondo come separati dagli stessi poteri imperiali che hanno portato conquista, genocidio, schiavitù ed estrazione internazionale di risorse senza conseguenze.

La legge sulle occupazioni è l’ultima a subire forti restrizioni sul suolo imperialista, poiché è chiaro che, senza i mezzi per una vita dignitosa e una carriera, le persone migranti possono organizzarsi e provvedere autonomamente a tali necessità. Per sovvertire un sistema di welfare chiuso, possiamo assumere il controllo delle nostre vite attraverso i resti di una civiltà detta del primo mondo.

Nel centro di detenzione, le altre persone si accoglievano con calorosi abbracci, mentre tutti noi ci confrontavamo con storie complesse di migrazioni internazionali e assimilazione fallita. Esercitavamo identità nazionali uniche, legate da una comune mancanza di coerenza.

Un mio amico, H., era un architetto indiano che lavorava in Medio Oriente, che era venuto in Portogallo e lavorava per Glovo per mandare soldi alla moglie e alle figlie. Mentre gli adolescenti europei anticapitalisti si riprendevano dalle feste in nome della lotta contro il conformismo, H. consegnava loro McNuggets. Metteva da parte un quarto del suo stipendio per le tasse e quasi la metà per mandarlo in India, per dare una vita migliore alle sue figlie.

Un altro detenuto, B., dalla Nigeria, era arrivato un mese prima per lavorare in una fattoria, solo per pagare gli studi della figlia sedicenne. Ora entrambi erano rinchiusi in una cella per il “reato” di esistere senza i permessi giusti.

Quando il giudice ha giustificato la mia detenzione, ha detto che se un portoghese fosse arrivato senza documenti in Africa, il trattamento da parte delle autorità sarebbe stato molto peggiore. Questo non ha alcun fondamento storico. I portoghesi sono arrivati senza documenti in Africa e non sono stati arrestati, ma hanno conquistato terre, commesso un genocidio e istituzionalizzato la tratta degli schiavi.

L’ignoranza degli imperialisti non ha limiti, sempre definita da un’ambivalenza morale radicata nella preservazione dell’identità nazionale.

La più grande menzogna che ho visto nelle cerchie attiviste in Europa è l’idea che il fascismo stia solo “risorgendo”. Perché qualcosa possa risorgere, deve prima essere morto. Il fascismo non è mai scomparso. Si adatta, si rimodella, assume nuovi volti. Finché il popolo europeo crederà che il fascismo possa essere smantellato dalle istituzioni che lo sostengono, la rassegnazione sarà sempre l’unica strada consentita alla classe lavoratrice, mentre la dissidenza è inscenata da un’élite riluttante che si finge resistenza.