BARI: PRESIDIO PER ANDRE, BAK E GUI – CONTRO IL PONTE, CONTRO LA REPRESSIONE

Diffondiamo

Il 9 settembre, Andre e Bak di Bari e Gui di Varese, sono statx arrestatx per eventi relativi al corteo “Carnevale No Ponte” del 1 Marzo 2025 a Messina.

Tra le accuse, resistenza e lesioni gravissime. In concomitanza degli arresti sono state effettuate diverse perquisizioni, anche a casa di altrx compagnx, con il sequestro di materiale informatico e di propaganda.

Bak è statx arrestatx a Napoli ed è rinchiusx nel carcere di Poggioreale, Andre è statx trasferitx dal carcere di Bari a quello di Potenza come probabile ritorsione, mentre Gui è rinchiuso nel carcere di Varese.

Il ponte di Messina è un’opera devastante, colonialisita ed in linea con le prospettive militariste dello stato. Essa porta con se estrattivismo e devastazione in un territorio già sfruttato e martoriato come quello siciliano. Lo stato, che da sempre difende il ponte, con intensa militarizzazione e repressione oggi decide di punire tre compagnx, poco più che ventenni. Un chiaro tentativo per sedare e intimorire qualsiasi forma di opposizione.

Diamo una forte risposta di solidarietà con lx compagnx arrestatx! Dimostriamo che la repressione del dissenso e le sterili intimidazioni da parte della polizia altro non fanno che unirci sempre di più e ci motivano a scendere in piazza ancora più determinatx. Alla repressione rispondiamo con la solidarietà!

Complici con chi resiste e si oppone al progetto del Ponte di Messina e non solo.

PER ANDRE, BAK E GUI.
CON AMORE E COMPLICITÀ
FREEDOM HURRIYA LIBERTÀ

DI POSTA, PACCHI E COLLOQUI IN CARCERE: FACCIAMO CHE IL NOSTRO PROBLEMA DIVENTI UN PROBLEMA LORO

Riceviamo e diffondiamo:

Dopo 9 giorni dall’arresto per l’esecuzione della misura cautelare in carcere nella sezione comune di Poggioreale, legata ai fatti del corteo di carnevale contro il ponte sullo Stretto, Gabri non ha ancora mai avuto la possibilità di chiamare il suo avvocato.

Già per Andre la possibilità di incontrarlo prima e durante l’interrogatorio di garanzia fu impedita da un trasferimento dell’ultimo minuto al carcere di Potenza e da una connessione malfuzionante della videoconferenza; così come a Guí, al momento dell’arresto, avevano negato di nominare un avvocato di fiducia.

Trascorsi diversi giorni, a Gabri non sono state fornite le informazioni adeguate per poter sentire il suo avvocato difensore, per cui non lo ha ancora chiamato. In più non hanno fatto entrare il pacco di emergenza né quelli inviati successivamente, né ha ancora potuto effettuare i colloqui con le persone familiari. Fortunatamente, sappiamo che la solidarietá e il mutuo aiuto tra detenutx non è mancata.

Intanto, il riesame per Gabri, Guí e Andre, accusatx nello stesso procedimento, è stato fissato per il 25 settembre presso il tribunale del riesame di Messina.

A quanto abbiamo capito, si tratterebbe di intoppi procedurali e burocratici del carcere stesso di Poggioreale, una condizione strutturale legata al sovraffollamento, cosa comune specie in quei luoghi in cui masse di persone vengono riversate quotidianamente nelle galere, come fosse una discarica sociale.

Come Gabri, probabilmente, centinaia di detenutx nelle galere napoletane e in particolare a Poggioreale, uno dei più sovraffollati d’Italia (circa del 160%), vivono questo tipo di problemi come la normalità. Così come è normalità la logorante attesa delle persone detenute e loro affetti di una firma del magistrato di sorveglianza che validi le scartoffie già pronte da mesi sulla sua scrivania per concedere benefici, lavoro esterno per art. 21 o pene alternative.

“Sono veloci quando si tratta di portarti dentro e mai quando devi uscire”. 

Anche se per ragioni e contesto molto diversi, come compagnx diciamo che l’isolamento di chi è detenutx, non ci è nuovo.

Diversx prigionierx anarchicx o rivoluzionarx, nel tempo, così come nell’ultimo periodo, sia in sezioni comuni che di AS, sono statx ostacolatx o hanno subíto privazioni nelle comunicazioni con l’esterno.

Per il compagno anarchico Alfredo, ancora rinchiuso al 41bis di Bancali (Sassari), da tempo la corrispondenza è ormai totalmente bloccata, cosí come l’accesso alla biblioteca e ai pochi libri e CD giá autorizzati. La posta, anche senza passare dalla censura, sparisce nel nulla.

Al compagno anarchico Ghespe, detenuto al carcere di Spoleto, è stata applicata la censura; non abbiamo modo di sapere se la posta sparisca in entrata o uscita e una censura informale è di certo applicata ai pieghi di libri.

Al compagno Paolo, detenuto a Uta (Cagliari), è applicata ormai una censura informale per cui la posta si perde in entrata o in uscita, salvo che non sia posta raccomandata.

Che gli impedimenti a colloqui, pacchi e corrispondenza siano dati da sottorganico dell’amministrazione penitenziaria o da scopi punitivi e vendette politiche, l’effetto afflittivo sulle persone detenute e quelle a loro vicine o solidali non cambia. Allora diciamo che da un problema nostro dobbiamo farlo diventare un problema loro!

Isolare è un modo per punire chi continua a resistere anche dentro le carceri, non accettando di piegarsi ad un sistema oppressivo e repressivo. Il sistema carcerario impone un isolamento dall’esterno, dagli affetti e dallx compagnx, per cui poter ricevere lettere e pacchi è l’unico modo che si ha per oltrepassare quelle mura e mostrare vicinanza.

Negare la possibilità di comunicare con il proprio avvocato è gravissimo, poichè rappresenta la privazione di una minima consapevolezza sulla propria situazione.

Non poter ricevere il minimo indispensabile per l’igiene e una presenza dignitosa in cella è inaccettabile.

La lotta avviene sia dentro che fuori le gabbie, lo insegnano Alfredo, Anan, e tuttx lx compagnx reclusx.

In questi momenti è importante essere complici con lx compagnx, e mettere in difficoltà chi ostacola chi continua a lottare da dentro.

Raccogliendo i vari inviti a scrivere loro, come forma immediata per far sentire la nostra presenza in questi tempi bui e intasare gli uffici della burocrazia, scriviamo a tuttx!!

Sperando sia cosa apprezzata, riportiamo qui gli indirizzi di alcunx prigionierx a cui poter mandare un saluto scrivendo lettere e cartoline:

Gabriele Maria Venturi
C/o C.c. di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”
Via nuova Poggioreale 167, 80143 – Napoli (NA)

Guido Chiarappa
C/o Casa Circondariale di Varese,
Via Felicità Morandi, 5, 21100 Varese (VA).

Andrea Berardi
C/o C. c. di Potenza “Andrea Santoro”
Via Appia 175, 85100 Potenza (PZ)

Alfredo Cospito
C. C. “G. Bacchiddu”
strada provinciale 56 n. 4
Località Bancali
07100 Sassari

(per Stecco scrivere a:)
Luca Dolce
C. C. di Sanremo
strada Armea 144
18038 Sanremo (IM)

Paolo Todde
C. C. “E. Scalas”
09068 Uta (CA)

(Per Ghespe scrivere a:)
Salvatore Vespertino
C. D. R. Spoleto,
Loc. Maiano 10
06049 Spoleto (PG)

Anan Yaeesh
C.c. di Terni
Str. delle Campore, 32,
05100 Terni TR

Mauro Rossetti Busa
C. R. di Opera
via Camporgnano 40
20141 Milano

Juan Antonio Sorroche Fernandez
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni

Anna Beniamino
C. C. “G. Stefanini” – Rebibbia
via Bartolo Longo 92
00156 Roma

Dayvid Ceccarelli
C. C. “San Lazzaro”
via delle Novate 65
29122 Piacenza

Antonio Recati
c.c. Scandicci
via Minervini 2r
50142 Firenze Sollicciano (FI)

Claudio Cipriani
Via Roma Verso Scampia, 350,
80144 Napoli (NA)

Per Alfredo, Paolo e Ghespe, è preferibile scrivere tramite posta raccomandata.

Per mandare pieghi di libri è meglio informarsi prima tramite lx prigionierx o persone solidali su cosa fa piacere o meno ricevere.

LE GABBIE RINCHIUDONO I CORPI MA NON SPENGONO I FUOCHI

Diffondiamo un intervento letto durante il saluto al carcere di Varese del 13/09:

Oggi siamo qui perché un nostro compagno è stato portato in questo carcere infame per aver preso parte a una manifestazione contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. L’ennesima opera devastante e colonialista che vorrebbero imporci in una terra, come la Sicilia, già colonia dello stato italiano, una terra martoriata da basi militari americane, petrolchimici, radiazioni elettromagnetiche. Tutto per la gloria dello stato, i profitti del capitale, il ricatto del lavoro, il mito del “progresso” e dello sviluppo.

Ancora una volta vediamo come lo Stato affila i suoi artigli, utilizzando tutti gli strumenti che ha a disposizione, per reprimere qualsiasi manifestazione di dissenso, ma anche e soprattutto per metterci paura, per provare a spezzare la solidarietà, per darci un avvertimento forte e chiaro: per chi intende sfidare l’ordine costituito, per chi intende opporsi a questo modello di sviluppo, il destino è uno solo: dietro le sbarre.

Noi non ci faremo intimorire da queste rappresaglie, perché abbiamo scelto da che parte stare, perché sappiamo bene che in questo mondo di merda in cui ci ritroviamo a vivere, l’unica via possibile è quella della lotta.

Oggi siamo qui per portare un caloroso saluto e tutta la nostra solidarietà al nostro compagno ma anche a tutte le persone rinchiuse qua dentro, speriamo che la solidarietà trapassi queste mura infami.

Il nostro pensiero va a chi sta subendo la vendetta dello stato, a chi è rinchiuso dentro un CPR solo per non avere i documenti giusti, a chi continua a lottare dentro e fuori le galere.

Perché le gabbie possono rinchiudere i corpi, ma non possono spegnere i fuochi 

Con amore e complicità 

Freedom Hurriya Libertà 

 

“NON È UN FILM” – UN’ALTRA OPERAZIONE SBIRRESCA CHE IRROMPE NELLE NOSTRE CASE

Diffondiamo:

Verso la mezzanotte di martedì 9 settembre, una decina di sbirri, tra cui qualche faccia nota della digos di Varese, è entrata nella casa di un nostro compagno. Hanno circondato le persone presenti intorno al divano obbligandole a stare sedutx e hanno subito ritirato i telefoni che hanno trovato in giro, senza dare informazioni o mostrare alcun mandato. L’unica informazione comunicata era che si trattava di notificare un avviso di garanzia.

Hanno iniziato una perquisizione superficiale della casa, distraendo dai loro movimenti le persone presenti e intimando loro di stare fermx, pertanto la perquisizione è avvenuta senza che nessunx compagnx potesse sincerarsi di cosa stesse avvenendo nelle stanze accanto.

La richiesta di poter contattare unx avvocatx è stata negata subito: “Non è un film”, hanno risposto.

La sbirraglia si è mossa indisturbata fra tutte le stanze della casa, senza comunicare nulla di quanto preso e lasciato. Hanno chiesto a Guido tutti i suoi altri dispositivi, sequestrando computer, tablet, un altro computer e il telefono.

Dopo essersene appropriati, hanno detto a Guido che doveva andare in questura con loro.
Inizialmente sembrava fosse solo per verbalizzare la perquisizione, ma alla richiesta di spiegazioni non davano risposta. Gli hanno poi detto di preparare una borsa con dei vestiti, aggiungendo in seguito che doveva portare cinque cambi con sé. Le motivazioni su quanto stava accadendo venivano date solo in seguito alle azioni, con modalità confuse e arroganti.
Alla domanda sul perché dovesse essere portato in questura e passarci la notte, due degli sbirri presenti si sono fatti riconoscere, chiedendogli se si ricordasse di loro. Il compagno non ricordava, quindi, scambiandosi prima uno sguardo e poi la domanda “glielo diciamo?”, gli hanno rivelato di essere gli sbirri di Messina e gli hanno consegnato il foglio con le accuse (violenza) che hanno portato al suo arresto.

Queste sono riferite ai fatti avvenuti durante e dopo il corteo NoPonte di marzo. Hanno aggiunto la frase “il collega ha ancora il braccio rotto”. Per queste accuse hanno proceduto con la notifica dell’applicazione di una misura cautelare. Non siamo riuscite a leggere che tipo di misura nello specifico. Al momento Gui si trova nel carcere di Varese: sappiamo che dovrà rimanerci perché entro cinque giorni gli verrà fatto un interrogatorio di garanzia.

Evidentemente ci vien da aggiungere che se da Marzo il braccio del collega è ancora rotto, probabilmente “era già così”.

Sappiamo anche che ci sono altrx due compagnx coinvoltx in questa operazione repressiva. Arrestatx a Napoli e Bari, attualmente detenutx al carcere di Poggioreale e di Bari, a seguito di perquisizioni in casa e la notte passata in questura. A loro va tutta la nostra solidarietà.

SOLIDARIETÀ A GUI BAK E ANDRE

L’UNICO PONTE CHE VOGLIAMO È LA SOLIDARIETÀ TRA INSORTX

Per scrivere:

Casa Circondariale di Varese
Via Felicità Morandi, 5
21100 Varese (VA)
NOME COGNOME

Gabriele Maria Venturi
C/o C.c. di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”
Via nuova Poggioreale 167
80143  Napoli

Andrea Berardi
C/o Casa circondariale di Bari “Francesco Rucci”
Via Alcide De Gasperi 307
70125 Bari

SOSTENIAMO IL LIBRO DI CLAUDIO!

Diffondiamo

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE NELLE GALERE, SOSTENIAMO IL LIBRO DI CLAUDIO

A marzo del 2020, in concomitanza con l’inizio del lockdown, decine e decine di rivolte scoppiarono nelle carceri italiane. Tra evasioni tentate e in parte riuscite e la distruzione di intere sezioni carcerarie, centinaia di persone detenute si ribellavano a quei veri e propri luoghi di sofferenza e morte, che sono le galere dello Stato italiano.

Per sedare questo stato di agitazione che aveva per un frangente messo in crisi quel sistema, lo Stato rispondeva ancora una volta con torture, mancati soccorsi e uccisioni: 14 detenuti morirono tra il carcere Sant’Anna di Modena e i trasferimenti verso altri penitenziari. Nel mondo di fuori, con pochi mezzi ma tanto cuore, un moto di solidarietà verso le persone detenute si è mosso in diverse parti della penisola, tra azioni dirette, presidi, controinformazione e relazioni umane tra persone sconosciute ma unite dal comune orizzonte di abbattimento dei muri delle galere.

Per alcuni frangenti, l’isolamento tra fuori e dentro che lo Stato cerca in ogni modo di difendere è stato spezzato. Non si trattò solo della più grande ondata di rivolte e proteste di detenuti comuni e della più grande strage di stato dal secondo dopoguerra nelle carceri italiane: fu anche un momento storico importante che dobbiamo tenere a mente per comprendere anche il presente della condizione detentiva attuale. A 5 anni di distanza, dopo le archiviazioni di Stato e la rimozione dalla memoria collettiva, c’è chi ancora tiene vivido ricordo di quelle giornate e che vuole estenderne memoria viva, non soltanto per chi ha perso la vita per vigliacca mano di guardie e amministrazione penitenziaria e che impunemente continuano la loro misera vita per complicità di giudici e tribunali, ma anche come monito per tutte quelle persone più giovani cui lo Stato vuole destinare una vita di galera e pena costante.

Infatti, Claudio, uno dei cinque detenuti che per primi decisero di esporsi nel 2020 presentando un esposto in cui denunciavano ciò che lo Stato aveva agito in quei giorni, tuttora detenuto nel carcere di Secondigliano (Napoli), ha scritto un libro che ripercorre dalla sua prospettiva gli accadimenti di quelle giornate e presenta un’analisi della situazione carceraria a partire dalla sua diretta esperienza in diversi penitenziari. La pubblicazione di questo libro, da parte di tutti lx compagni che hanno supportato il suo processo di realizzazione, rappresenta per noi una di quelle fratture al muro di isolamento “tra dentro e fuori” creato dallo Stato e per questo crediamo nell’importanza di sostenerne la più ampia diffusione.

Il libro sta per approdare alla fase di stampa, per cui invitiamo chiunque voglia contribuire economicamente a farlo attraverso questa cena o altre modalità che ritenga opportune. Ci teniamo anche a ricordare che per volontà di Claudio, il ricavato del libro, una volta che sarà pronto per la distribuzione, sarà destinato a sostenere la battaglia per la verità, portata avanti dalle famiglie dei detenuti morti nella strage di Modena. Consapevoli che allo Stato lasciamo le “verità ufficiali”, mentre noi ci teniamo i pezzi di storia raccontati dal lato di chi è oppressi.

CHE LA SOLIDARIETÀ FACCIA MACERIE DI OGNI GALERA
STRAGISTA È LO STATO

 

SETTIMANA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON LX PRIGIONIERX ANARCHICX [23-30 AGOSTO]

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Contro la società carceraria, creiamo legami.

Quando ci troviamo davanti a una prigione, ci troviamo di fronte alla dura realtà dell’alienazione e della separazione: un muro, una recinzione, torri di guardia, telecamere, cemento e gabbie d’acciaio progettate per tenere gli imputati e i condannati isolati dal resto della società.

Concetti come “riabilitazione” e “pentimento” sono costruiti dalle ideologie degli Stati per sostenere il loro potere, mantenere i territori sotto un’identità nazionale e punire chi si discosta da ciò che considerano legale, progresso o moralità capitalista. Ma una volta fuori dalle mura, possiamo vedere che non sono altro che costruzioni tangibili. È un muro, è materia. Coloro che lo fanno funzionare sono esseri viventi. Sì, la prigione ci isola, ma solo se le diamo quel potere. Quando accettiamo la separazione, i muri diventano permanenti. Per chi sta dentro, l’oblio non è possibile: ogni giorno affrontano la durezza della reclusione. Finché esisteranno gli Stati, ci saranno prigioni e noi saremo dentro le loro mura.

Nella memoria di coloro che ci hanno preceduto manteniamo viva la lotta, dando continuità alle idee e alle azioni di coloro che sono stati segregati dietro sbarre e cemento. Le lotte aldilà delle sbarre fanno parte della memoria collettiva della resistenza.

Dalle dittature più brutali alle “democrazie” dove la violenza di Stato ha un altro volto, ogni Stato cerca di soffocare l’insubordinazione. Anche le idee che sfuggono ai suoi schemi sono perseguitate.

La solidarietà assume molte forme: connessioni, amicizie, scambio di idee, dialoghi e momenti di attacco condivisi. Lx nostrx compagnx non sono isolatx: sono parte viva delle nostre lotte.

In solidarietà con coloro che attraversano le frontiere, con lx fuggitivx, lx esiliatx, lx detenutx in isolamento e coloro che sono caduti nel corso dell’azione o sono stati incriminati.

Contro tutte le prigioni.
Abbiamo scelto una vita di tensione e insubordinazione per cercare una connessione reale.
La forza della vita non può essere sepolta!

https://lapeste.org/semana-internacional-en-solidaridad-por-lxs-presxs-anarquistas-23-al-30-agosto/

CARCERE DI UTA: CAMBIA DIRETTORE MA LA MERDA RIMANE LA STESSA

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Dopo il clamore suscitato dallo sciopero della fame iniziato a staffetta dai prigionieri di Uta e poi proseguito da un nostro compagno sino al 21 giugno scorso, l’amministrazione del carcere, diretta da Marco Porcu, aveva ben pensato di riempire l’acqua di cloro rendendone impossibile anche l’utilizzo per cucinare.

Visto l’entrata del nuovo direttore, Pietro Borruto, abile a pavoneggiarsi di fronte alle telecamere parlando a vanvera del benessere dei detenutx, qualcuno ha fatto rianalizzare l’acqua a disposizione dei prigionierx per bere, lavarsi, etc.. Le analisi hanno rilevato una quantità di 600 Unità Formanti Colonie (batteriche) per millilitro d’acqua (il limite di legge è 0). In altre parole nell’acqua, che si beve e con cui ci si lava a Uta, è presente una significativa contaminazione fecale.

In altre parole cambia il direttore ma, come ci aspettavamo, la quantità di merda è rimasta la stessa; alla faccia di garanti, politici e leccapiedi che appaiono indaffarati nel criticare la situazione delle galere ma operano perchè tutto rimanga così com’è.

Solidali con i prigionierx, ci rivedremo presto di fronte ai cancelli della galera di Uta

NO 41-BIS NÉ A UTA NÉ ALTROVE

FUOCO ALLE GALERE

TUTTX LIBERX

CARCERE DI TRAPANI – UN LAGER INVISIBILE

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Pochx parlano del carcere di Trapani, la mancanza di lotte territoriali fanno si che in quel territorio lo stato lavori indisturbato.

Solidali che raggiungono la città lo fanno per presidiare il CPR nel quartiere Milo, ma il carcere della città versa in condizioni estreme.

Qualche mese fa dellx reclusx hanno messo a ferro e fuoco la struttura, mettendo alle strette i guardiani per sei ore di fila, rifiutandosi di entrare nelle celle.

Ribaltando per poche ore il gioco di forza che nelle carceri è regola.

Lx rivoltosx erano un centinaio, a conferma che qualcosa cambia, la volontà di isolare i corpi e di tumularli trova risposte dure e concrete, comunità nuove si creano, resistono, combattono, attaccano lo stato, i suoi sgherri.

La conta è di 5 agenti feriti.

Ieri, l’ennesima conferma arriva da fonti parlamentari (sigh!) che a sorpresa fanno visita alla struttura, trovandola fatiscente, celle forni e piene di topi, parlando, come al solito, di agenti stremati.

Diciamo con chiarezza, a queste forze parlamentari, che le condizioni degli agenti non ci interessano, anzi.

Ad oggi la struttura conta di 523 detenutx su una capienza di 400 posti, che lo stato dichiara estendibili a 500.

La situazione al suo interno rischia di collassare, e che le persone detenute possano avere aggravi alla loro salute.

Quindi? che fare?

Di certo queste visite non ci fanno piacere, perché hanno scopi riformisti che in combutta coi giornalai mirano a fare politica sui corpi tumulati e martoriati dallo stato.

Di recente, GIGI, compagno ai domiciliari ci racconta che non può andare a lavoro dalle sue api perché “pericoloso socialmente”. Smascherando una volta per tutte la volontà meramente punitiva del carcere. Altro che riempirsi la bocca con le riabilitazioni.

Giusto ieri si approvavano 15.000 posti in più nelle carceri, per sopperire il sovraffollamento.

Panzane, raccontate ai benpensanti, che non vedono il circolo capitale e del denaro che gira attorno alle detenzioni in Italia.

Delle carceri vogliamo solo macerie, che quelle sbarre dritte vengano piegate e mai più erette.

CHE DELLE GALERE E DEI I CPR LX RECLUSX TROVINO IN MODO DI ABBATTERE MURA E SBARRE.

Fanculo allo Stato ed ai suoi complici che in questi luoghi ci lucrano e/o ci fanno politica.

Concludiamo con due storie:

Nel carcere di Piazza Lanza a CATANIA viene impedito di far lavare i vestiti nelle proprie case dai cari. Così gli odori delle case spariscono, ma non solo. Allo stesso tempo un salumificio finanzia una lavanderia all’interno delle mura dove “lavoreranno” lx reclusx. Forse ne pagheranno anche il lavaggio. Chiaro no?

Da dentro invece, un recluso ci comunica che in seguito al caldo, buttano i materassi a terra, dai cuscini ne escono blatte, dai materassi altrettanto.

Nessuna riforma per questi luoghi, ne vogliamo la completa abolizione.

MORTE ALLE GALERE, MORTE ALLO STATO, MORTE AI SUOI SGHERRI

NUOVO OPUSCOLO: CARCERE DI PIAZZA LANZA – DETENZIONE CENTRALE

Riceviamo e diffondiamo

“C. detenuta nel carcere di Piazza Lanza racconta una prassi abominevole perpetrata dai guardiani, esseri dalla quale ci asteniamo da giudizi in quanto i loro gesti non si qualificano come tali. Una volta che si viene tradotti in un altro carcere, senza alcun preavviso e senza alcuna informazione su dove si andrà a finire, i secondini ti buttano dentro la cella due sacchi della spazzatura dicendoti “preparati”. Questa prassi viene condita da frasi che paragonano le detenute a spazzatura: “un po’ di immondizia è andata via, ora vediamo quale altra immondizia arriva”.
Ma “non siamo dell’immondizia siamo delle persone umane che abbiamo sbagliato”.

Il carcere di Piazza Lanza, nel pieno cuore di Catania, dopo tanti saluti effettuati dai solidali  è stato passaggio fondamentale della mobilitazione scesa in piazza il 17 maggio contro il DL 1660.

Affinchè tuttx le persone che attraversassero quel luogo fossero consci delle violenze che ogni gabbia ripropone sui corpi dellx reclusx, sono state scritte queste pagine, che qui diffondiamo. Fondamentali, oltre ai dati raccolti, sono state gli ascolti di chi c’è stato dentro, come C. che in un’intervista radio ha raccontato le violenze che i guardiani perpetrano alle donne recluse nelle sezioni di questa prigione.

Ad oggi il carcere conta un sovraffollamento tra i più alti in Italia, le reclusx battono ed urlano dalle finestre: “siamo stanche di stare qui”. Difatti, una delle lamentele che più torna, sia dai racconti, sia dai saluti effettuati è lo totale inesistenza di attività, ed il tempo scorre lento segnando di fatto irrimediabilmente la vita di chi è reclusx.

Nella speranza che saluti e mobilitazioni continuino a toccare questo luogo disumano, diffondiamo queste pagine affinché possano essere strumento per rompere l’isolamento, e portare solidarietà e vicinanza a chi si sente solx.

AFFINCHE’ DI UNA PRIGIONI NON RESTINO CHE MACERIE

Catania, maggio 2025

PDF OPUSCOLO

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NUOVO OPUSCOLO: IL CARCERE DI BICOCCA A CATANIA È UN LUOGO DISUMANO

Riceviamo e diffondiamo:

“Un silenzio assordante, di quelli che fanno un rumore, circonda il complesso penitenziario Bicocca di Catania. Un silenzio che fa salire la rabbia e chiede vendetta. Sì perché quel silenzio è carico di odio, di ingiustizia, di isolamento e repressione. Dentro quelle mura esterne, si trovano, separati ma assieme, reclusx giovanx detenutx e detenutx in alta sicurezza, anime che condividono sotto regimi diversi la stessa tortura, quella dello Stato.”

Il carcere di Bicocca a Catania è un luogo disumano, e per la prima volta, il 13 Aprile del 2025, solidali hanno rotto l’isolamento di questo luogo.
Per farlo, in preparazione, sono state scritte queste pagine che raccontano, attraverso testimonianze e dati raccolti, la vita all’interno di quello che ai nostri occhi risultava invalicabile e disumano; queste racchiudono la sofferenza e l’unione di due luoghi, difatti il Bicocca, diviso solo da un muro di cinta, tiene insieme un carcere minorile ed un carcere ad alta sicurezza.

Prevaricazione, razzismo, violenze, somministrazioni di psicofarmaci e repressione, quello che stato e guardiani hanno scelto di collocare fuori città, a ridosso della zona industriale, dove adesso sorgono i cantieri di WeBuild, azienda costruttrisce del raddoppio ferroiviario, della riustrutturazione di aree di sigonella e non ultima azienda che si è assicurata la costruzione del ponte sullo stretto. La stessa che nel 2023 ha firmato un protocollo d’intesa con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) per favorire il reinserimento sociale e lavorativo dellx detenutx attraverso l’assunzione e la formazione. Accordo che mira a creare nuove opportunità di sfruttamento per lx reclusx, combinando il supporto professionale con lo sviluppo delle infrastrutture.

Quella volta, da alcunx solidali, è stato urlato: “torneremo”. Il motivo per la quale si diffonde questo testo è nella speranza di rendere accessibile a tuttx la rottura dell’isolamento a cui sono costrettx adultx e minori.

AFFINCHÈ DI UNA PRIGIONE NON RIMANGANO ALTRO CHE MACERIE

Catania, aprile 2025

PDF OPUSCOLO

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