MILANO: CORTEO SABATO 8 OTTOBRE ORE 15 concentramento a Porta Genova Nessuna prigione, nessuna estradizione! VINCENZO LIBERO, LIBERX TUTTX #Genova2001 #Parigi2022
Categoria: Carcere
MESSINA: SALUTO AI DETENUTI DEL CARCERE DI GAZZI
Riceviamo e diffondiamo con un po’ di ritardo

Veniamo tuttx addestratx, con una violenza tanto piu’ feroce quanto piu’ difficile da riconoscere, a sopravvivere sempre piu’ (de)privatx di legami solidali, isolatx da contesti e relazioni la cui intensita’ potrebbe far vacillare la dipendenza degli individui dallo stato e dal mercato: vietato battere sentieri alternativi, vietato cercare – lottando e arraggiandosi – un’altra maniera di vivere. Veniamo da due anni nei quali e’ stato possibile, per chiunque non sia accecato dalla propaganda stregonesca dei padroni, vedere di cosa sia capace il Potere pur di rinsaldare le redini del proprio
dominio proprio nel momento in cui il suo impianto vacilla su tutti i fronti rischiando di portare il pianeta e gli umani alla catastrofe. Le armi di cui dispone si sono affinate sopra e contro i nostri corpi lungo il corso dei secoli: se oggi ad una rivolta nelle carceri si risponde ripristinando la pena
di morte, come avvenuto nel carcere di Modena e altri istituti detentivi durante il primo lockdown, quando 15 persone sono state brutalmente massacrate dalla polizia, o chiedendo l’introduzione del taser come strumento nelle mani dei secondini per impedire sul nascere ogni ribellione, come avvenuto a Noto qualche settimana fa, ieri si sono messe sul rogo le streghe, si sono poste le basi della ricchezza occidentale sulle macchie di sangue del colonialismo e dello sterminio, si sono soppressi i saperi meno funzionali alla logica della valorizzazione capitalistica, per spianare la strada a un ordine sociale patriarcale e gerarchico: il regno delle merci e dei signori degli eserciti. Per quanto potenti siano i mezzi di cui dispone, la storia delle persone che cercano con ogni mezzo necessario di autodeterminare la propria esistenza, e’ ricca di resistenze, rivolte, battaglie di difesa e di attacco illuminate dall’ardore dei propri cuori – incapaci di adeguarsi alla pressione sociale che imporrebbe di sopprimerne il battito ogni volta che ascoltarlo significa invece mettere in discussione la morale dominante che pretende di regolare (servendosi ieri dei preti, oggi degli psichiatri e dei giudici) i rapporti affettivi, sessuali, proprietari e di cura vigenti tra gli individui. Se dal profilo tracciato da forze dell’ordine ed “esperti” risulta che io sia “pericolosx socialmente”, posso vedermi applicata una misura disciplinare come la sorveglianza speciale pur in totale assenza di prove di reato: il pericolo, il crimine che li contiene tutti, per lo stato e’ cio’ che sono. E questo vale per le individualita’ anarchiche, cosi’ come per chi ha la sola colpa di non avere documenti, di aver varcato una frontiera. Galere e cpr sono il volto piu’ vero e piu’ rimosso dell’ordine sociale in cui viviamo. Chi, come Alfredo, Anna, Juan, ha dedicato la sua vita a mettere negli ingranaggi dell oppressione quanta piu’ sabbia possibile, paga oggi un prezzo altissimo: 28 anni di condanna e l’accusa di attentato con finalita’ di terrorismo per un ordigno alla sede della lega (azione che non ha fatto alcun ferito, nel paese di piazza fontana, portella della ginestra, stazione di bologna), la richiesta di ergastolo per azioni dello stesso tenore, il 41 bis per chi si e’ rivendicato le pratiche rivoluzionarie, tra cui la gambizzazione del manager dell’ansaldo nucleare, dimostrano il pugno di ferro che lo stato e’ disposto ad usare; ma anche, a saperla vedere, la paura che i potenti hanno di un incontro tra la rabbia che cova nel petto di moltissime persone comuni e la minoranza che agisce coscientemente mossa da un desiderio di sovvertimento radicale. Il recente processo ai militanti del SI cobas in seguito alle lotte nel settore della logistica e’ il segno visibile che la posta in palio e’ per tutte e tutti il restringimento degli spazi di agibilita’ esistenziale.
Il 41 bis e’ un regime detentivo che merita un’attenzione particolare – e alla cui soppressione generalizzata dovremo orientare molte delle nostre forze. Si tratta di una vera e propria tortura, di una dichiarazione di guerra rivolta verso il nemico interno. Applicato inizialmente con l’intento proclamato di stroncare e assestare il colpo di grazia alle organizzazioni mafiose, e’ stato via via esteso a reati di terrorismo – provando sempre piu’ ad integrare in questa categoria le forme non spettacolari di conflitto sociale. Noi che abbiamo conosciuto, nei nostri territori, la mafia come garante della riproduzione di rapporti sociali e codici di produzione di forme di coscienza totalmente funzionali alla logica del capitale; noi che sappiamo quantx compagnx siano statx repressx e uccisx per avere occupato le terre dei latifondisti insieme ai contadini, diciamo col cuore in gola che questa menzogna della lotta alla mafia da parte dello stato non ce la beviamo. Ci battiamo insieme contro la mafia, contro il carcere e il 41 bis, contro lo stato e tutte le sue gabbie.
Si accorgeranno, provando a seppellirla in carcere, che la rivolta e’ un seme che non smettera’ mai di germogliare.
SCONTRI A NAPOLI
5 agosto 2022
Dalla pagina facebook del Movimento di lotta -Disoccupati “7 novembre”
ASSEDIATO IL CONSIGLIO COMUNALE
I disoccupati in piazza, in centinaia e centinaia, resistono alle provocazioni e cariche sotto al Consiglio Comunale. Manganellate e criminalizzazione non ci fermeranno.
La grave situazione che sta colpendo chi percepiva il Reddito di Cittadinanza, migliaia di famiglie, a causa del protocollo INPS e Ministero di Giustizia che ne sancisce l’assurda sospensione dell’erogazione a chi era oggetto di sentenze passate in giudicato da meno di 10 anni, insieme la necessità di avere risposte sugli impegni assunti il 6 Luglio al Tavolo Interistituzionale per la nostra vertenza sui progetti di formazione e lavoro socialmente necessario, per percettori e non percettori, quindi disoccupati di lunga durata appartenenti alle platee storiche.
Questi i motivi principali della tensione che si sta vivendo in città.
GUERRA, CRISI SANITARIA, CRISI AMBIENTALE
INFLAZIONE, CAROVITA, SFRUTTAMENTO!
Non pagheremo noi la vostra crisi!
Lavoro o non lavoro, dobbiamo campare!
Movimento di lotta -Disoccupati “7 novembre”
CONTRO PATRIARCATO, RAZZISMO E VIOLENZA DI STATO
DA FIRENZE A CIVITANOVA MARCHE
,
ACCANTO A CHI OGGI NON C’È PIÙ, AL FIANCO DI CHI LOTTA!

Arriverà quella soglia di saturazione in cui l’insieme delle oppressioni e delle discriminazioni sistemiche diventerà inaccettabile?
Cosa unisce una professoressa trans* che sceglie il fuoco pur di smettere di subire violenze da questa societa’, due sex workers brutalmente uccise, l’omicidio di una donna trans* e l’assassinio di un uomo razzializzato ammazzato in questi giorni, mentre intorno i passanti riprendevano coi telefonini?
Li unisce il fatto di non essere episodi, fatalità, ma il preciso esito di una violenza strutturale accettata tutti i giorni.
La violenza razziale e di genere non e’ un problema di ordine pubblico, avere una vulnerabilità o una diagnosi psichiatrica non significa essere potenziali assassini diversamente da chiunque altro, non è né con la psichiatria, né col giustizialismo, che stravolgeremo alla radice la cultura segregazionista, patriarcale e machista che tiene in piedi questo sistema basato sullo sfruttamento che si riproduce nelle relazioni individuali e collettive.
Ci sono responsabilità precise che vanno indicate.
Chi arma le mani di chi uccide, ammazza?
Non è forse chi porta avanti campagne d’odio cavalcando le paure delle persone a fini economici, propagandistici ed elettorali?
Non sono media, giornali e stampa che veicolano stereotipi ed esasperano insicurezze e paure?
Non sono gli interventi di polizia e repressione che cacciano quotidianamente le fasce più povere e marginalizzate della popolazione dalle città, per fare spazio a profitto e speculazione?
Non è la dottrina securitaria e machista della “tolleranza zero”, della “guerra al nemico”, all’”invasore”?
Non è la morale “disinfettante” bigotta e borghese della “pulizia” e del “decoro” per la fortificazione/colonizzazione dello spazio, contro l’altro diverso da sé, neutralizzato come soggetto?
Non sono forse la violenza delle frontiere, il ricatto dei documenti, le discriminazioni istituzionalizzate?
Non è la delega, l’ipocrisia e l’indifferenza quotidiana?
In nome del Capitale, degli Stati e delle frontiere ogni giorno lə migranti e i migranti in fuga da guerra e povertà subiscono controlli razziali, ricatti, rastrellamenti, violenze e deportazioni. Tutto questo avviene nelle stazioni dei treni, negli areoporti, nelle questure e nei cpr, nei centri di “accoglienza”, all’interno delle città, nei luoghi dello sfruttamento di massa.
In nome del sistema patriarcale alla base di ogni Stato e di questa violenza, che necessita di muri e confini per esercitare il suo potere, ogni giorno le nostre compagnə queer, trans e gender-variant sono respintə in quanto imprevistə e indesideratə, allontanatə dalle famiglie, espostə a sfruttamento, a persecuzioni, aggressioni e vessazioni, sul lavoro, per le strade, nella vita quotidiana.
Quando sopravvivono alle aggressioni vengono incarceratə per essersi difese.
E’ importante dire forte e chiaro che la polizia non solo non ferma abusi e uccisioni ma fa parte del problema: quando non è quella che ammazza, tortura e reprime, è quella che aggredisce e umilia. Il carcere ha la funzione di difendere lo Stato patriarcale e la società borghese da eventuali minacce alla sua integrità, serve da schermo per coprire le disuguaglianze e le oppressioni su cui si regge, affinché tutto rimanga tale.
Se oggi le istanze femministe e transfemministe vengono sempre più depoliticizzate e assorbite dallo Stato e dal Capitale, strumentalizzate e spogliate della loro intrinseca conflittualità, essere oggi in strada ha una valenza doppiamente importante.
Una compagna trans è accusata di aver dato fuoco al citofono di una sede della Lega: in questura è stata descritta come “un uomo travestito da donna” nel tentativo di scalfire e umiliare ciò che vorrebbero annientare. 424 e 270bis, incendio con aggravante di finalità di terrorismo.
“Terrorismo”, la parola magica per intimidire e spaventare chi non intende più subire, la macchina della repressione ha sempre pronto come ribaltare il senso della violenza per colpire chi intende lottare, agire per difendersi.
Si, vorremmo che questa gente provasse un briciolo di quel terrore e di quella violenza di cui si serve per opprimere e opprimerci.
Non dimentichiamo nulla.
CONTRO LA LORO REPRESSIONE
ATTACCO ALLA SEDE DELLA LEGA DI TREVISO
Il tribunale di Treviso ha condannato il compagno Juan a 28 anni.
Che possano bruciare.
Per scrivere a Juan:
JUAN ANTONIO SORROCHE FERNANDEZ
Casa Circondariale di Terni,
Strada delle Campore 32,
05100 Terni
CASSAZIONE DEL PROCESSO SCRIPTA MANENT
Si è conclusa il 6 luglio la cassazione per il processo Scripta Manent. La corte ha riqualificato l’attacco esplosivo contro la scuola allievi dei carabinieri di Fossano (Cuneo) del 2 giugno 2006, rivendicato da Rivolta Anonima e Tremenda / Federazione Anarchica Informale e per cui erano imputati Anna e Alfredo, in “strage politica” (art. 285 c. p.), rinviando al tribunale di Torino per il ricalcolo peggiorativo della pena. Sono state confermate tutte le altre condanne comprese tra 1 anno e 9 mesi e 2 anni e 6 mesi per 11 compagni e le assoluzioni per il resto degli imputati, condanne e assoluzioni che quindi diventano definitive.

Verrà il momento per più approfondite riflessioni. Quello che pare evidente è la determinazione dello Stato nello spezzare il movimento anarchico e la lotta rivoluzionaria, peggiorando ulteriormente quanto emerso dall’assise torinese con una sentenza che non pare contenere margini di sindacabilità. Mentre le contraddizioni su cui si regge questa società diventano sempre più ingovernabili, prima che le tensioni sociali prendano forme ingestibili per il potere, lo Stato cerca di dare un duro colpo al movimento e un monito per chi non desiste: due o tre anni per chi scrive un giornale, decine di anni di carcere e finanche l’ergastolo per chi passa alle vie di fatto.
La recente decisione di rinchiudere Alfredo in 41 bis, oltretutto presa sfacciatamente alla vigilia di questa sentenza, si iscrive appieno in questa rappresaglia di Stato: le decisioni sono prese, Alfredo deve essere seppellito, letteralmente, in carcere. Le sue idee, le sue gesta, il suo contributo deve essere messo a tacere, dimenticato, condannato all’oblio.
Ma dimenticare i prigionieri della guerra sociale significa dimenticare la guerra stessa: solidarietà rivoluzionaria con gli anarchici Anna Beniamino e Alfredo Cospito. Morte allo Stato e al capitale, viva l’anarchia!
Gli indirizzi dei compagni in carcere:
Anna Beniamino
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma
Alfredo Cospito
C. C. di Sassari “Giovanni Bacchiddu”
strada provinciale 56 n. 4
Località Bancali
07100 Sassari
Link https://www.rivoluzioneanarchica.it/cassazione-del-processo-scripta-manent/
41BIS, ANALISI DI UN SISTEMA DI TORTURA
41bis, dalla sua finalità originaria alla realtà attuale.
L’intervista trasmessa su radio onda rossa sabato 25 Giugno ad una compagna della campagna “Pagine contro la tortura”
http://www.ondarossa.info/redazionali/2022/06/regime-penitenziario-41bis-analisi

Link al testo: 41 bis. Il carcere di cui non si parla. Di M. Rita Prette. 2012, Sensibili alle foglie.
IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO, CONTRO IL CARCERE E IL 41 BIS
In solidarietà ad Alfredo, con gli anarchici e le anarchiche sotto processo per l’op scripta manent, contro il carcere e il 41 bis sono state organizzate due giornate di iniziative nel Sassarese.
Sabato 25 una quarantina di compagne/i hanno aperto con lo striscione “41 bis = tortura di Stato” un volantinaggio itinerante che ha attraversato il Centro storico della città di Sassari. Si sono alternati cori e interventi durante i quali sono stati volantinati diversi contributi: il portato del processo Scripta Manent, il regime di 41 bis e il ruolo della Sardegna nel panorama penitenziario italiano. Molte delle persone incontrate si sono fermate ad ascoltare gli interventi e a dialogare con interesse.
Domenica 26 un partecipato presidio si è svolto sotto le mura del carcere di Bancali, dove Alfredo è rinchiuso in regime di 41bis. Dalle sezioni comuni i prigionieri hanno risposto calorosamente, anche se la distanza dalla struttura rendeva talvolta di difficile comprensione le loro parole. Tuttavia chiare e forti sono arrivate le rivendicazioni di “ore d’aria, acqua e vitto”, così come è stato ben visibile un lenzuolo bruciato e ben udibili i cori contro la celere, cori continuati anche quando il presidio si era sciolto. Dopo essere state/i oltre un’ora sotto la sezione dei comuni, ci si è addentrate/i nel campo che costeggia il carcere con la speranza di farci sentire anche da Alfredo. Durante il presidio sono stati fatti numerosi interventi e sono stati letti alcuni estratti di lettere scritte da prigionieri rinchiusi in 41 bis a Bancali e una parte dell’intervista ad Alfredo rispetto all’azione contro Adinolfi. Il filo conduttore che ha legato gli interventi è stato quello della solidarietà a tutte le prigioniere e tutti i prigionieri. La necessità di opporsi al 41 bis, la più brutale espressione della privazione della libertà e di annientamento della persona, è stata inserita all’interno di un bisogno più ampio: quello di opporsi ad un sistema basato su sfruttamento, nocività e guerra.
Sulla via del ritorno dal presidio sotto il carcere di Bancali, in una ventina ci si è diretti ad Alghero per proseguire nella diffusione, in contesti cittadini, dei temi portati nel pomeriggio sotto le mura di Bancali. Abbiamo deciso di intervenire durante il concerto di Ginevra di Marco e, poco prima dell’ inizio, ci siamo messi davanti al palco con due striscioni con scritto “Nessun carcere è giusto” e “Il 41bis è tortura di Stato”. Con un megafono abbiamo scandito un intervento in cui, oltre a ribadire il ruolo del sistema carcere in questa società, si è detto chiaramente di quali azioni sono accusati i/le compagni/e anarchici/e attualmente in carcere e si è espressa ancora una volta la nostra solidarietà nei loro confronti e verso chiunque diffonda e pratichi l’azione diretta. Le numerose persone presenti hanno, sorprendentemente, risposto con applausi di sostegno. Se lo Stato vuole che cali il silenzio su chi viene seppellito vivo in quelle gabbie di cemento, quantomeno è necessario prendersi degli spazi di interruzione della normalità per dar voce a chi viene negata.
In questi due giorni compagne e compagni di diverse provenienze geografiche si sono incontrate costruendo una mobilitazione territoriale, pur non conoscendosi, ma mossi da un comune e sincero sentimento di solidarietà verso tutte le persone indagate nel processo Scripta Manent e tutte le prigioniere e i prigionieri. Auspichiamo che iniziative di questo e altro tipo si moltiplichino, convinte/i che la determinazione e la voglia di mettersi in gioco siano una linea tagliafuoco all’avanzare della vendetta di Stato contro i suoi nemici e disertori.
OPUSCOLO: DALL’ALTRA PARTE
Raccolta di lettere e scritti di donne in carcere
Riceviamo e diffondiamo questo opuscolo.
Dall’introduzione:
“Le parole che seguono vengono da quella parte. Parole che spero possano apportare alle riflessioni che tante di noi stanno facendo sul carcere femminile. Un pretesto per riflettere sui nostri orizzonti limitati e guardare dall’altra parte… Oltre. Cercando di costruire una riflessione ampia su questo mondo e le sue forme di oppressione e repressione. Inoltre la possibilità di far circolare le parole delle compagne, che lontane dai nostri schermi, restano troppo spesso inudite dalle nostre parti.
Perché le parole, come le scintille nel vento trovino ciò che
ormai secco è pronto per bruciare.”




