MESTRE: IN PIAZZA CONTRO IL 41BIS

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Sabato 2 maggio alle ore 17 in piazzetta coin a Mestre (Venezia) per insistere ancora contro la tortura di Stato e le sue carceri di guerra. Al fianco di Alfredo con Sara e Sandro nel cuore.

Entro il prossimo 4 maggio il ministro della giustizia deciderà sul rinnovo del “carcere duro” per Alfredo Cospito, anarchico detenuto da quattro anni in regime di 41bis.

Il 41bis è a tutti gli effetti una “pena di morte viva”. Un’arma di guerra che lo Stato riserva ai suoi nemici interni. Una tortura legale da cui si esce da morti o da collaboratori.

Scendiamo in piazza, di nuovo.
Solidali con Alfredo e la sua lotta.
Contro il 41bis. Contro ogni galera.

Compagne e compagni dal Veneto

https://nonriciclabile.noblogs.org/2026/04/22/in-piazza-contro-il-41-bis/

DUE RIGHE CON GLI OCCHI RIVOLTI ALLE STELLE

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viscida e vorace
è la mano dello stato
con un morso
violenta e veloce
vorrei ucciderla

Dopo un mese Sara e Sandro sono ancora nei nostri pensieri. Giorno dopo giorno brucia sempre più!
Alimenta un fuoco che ci porterà sempre più, dalla parte di chi mette in gioco il proprio corpo nella lotta alla libertà.
Al fianco di Alfredo, Anna e tutte le persone colpite dalla repressione per le mobilitazioni contro il 41bis e questa società infame.
Con Kyriakos, Sara e Sandro nel cuore, con amore e rabbia, sino a distruggere l’ultima gabbia

Anarchicx pugliesx

SASSARI: PRESENTAZIONE DI “CARTE FORBICI SASSI. SFIDE DA E CONTRO LE PRIGIONI E IL PATRIARCATO”

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📌 27 aprile 2026 Ore 18:30
Ex Colonia Campestre di via Savoia
Sassari

a cura di Arkivia S’Apara

🔥 Presentazione e chiacchierata con le autrici.
Discuteremo i testi, le esperienze e le riflessioni a partire dal libro e intorno a noi

🍕 a seguire magnozia e beozia

“Questo libro é una sfida.
Sfida con noi stesse nel partire da sé attraverso il racconto autobiografico di prigioniere.
Sfida all’immaginario comune sul carcere femminile.
Sfida alle logiche carcerarie e patriarcali.”

FIRENZE: CORTEO AL CARCERE MINORILE [25 APRILE]

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❗❗❗PARTENZA DEL CORTEO SPOSTATA IN PIAZZA DEL CARMINE❗❗❗

Il 25 aprile 1945 ci liberavamo dal fascismo. Eppure come sappiamo il fascismo non ci ha mai lasciatǝ. Italianità, securitarismo e criminalizzazione è il mantra di questo governo fascista (che peraltro prosegue sul tracciato dei precedenti). Mentre il mondo capitalista sprofonda nella crisi perpetua e nelle guerre genocidarie e coloniali, la povertà, la disoccupazione e il lavoro precario avanzano a spese dellǝ giovani, dellǝ migranti, delle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.
E la risposta alla giusta rabbia di chi si vede emarginatǝ e spogliatǝ di tutto è un’ulteriore criminalizzazione. Fin da giovanissimǝ ci insegnano ad avere paura delle autorità, a tenere a freno le domande, a imparare nozioni a memoria, a subire senza reagire. Il nostro futuro ci viene rubato dalle industrie belliche, dalla scomparsa dei diritti umani e dalla desertificazione sociale e ambientale e noi dovremmo restare sedutǝ compostǝ dietro i banchi?

Negli ultimi anni la repressione delle persone giovani è aumentata sempre di più, anche grazie alla narrazione tossica dei media su “maranza” e “baby gang”. Con il decreto Caivano del 2023 sono aumentate le pene per molti piccoli reati, con il risultato di rinchiudere più giovani e giovanissimǝ dietro le sbarre. Non dimentichiamo, inoltre, il coraggioso protagonismo dellǝ minori stranierǝ non accompagnatǝ nelle mobilitazioni per la Palestina dei mesi scorsi. Ora pagano un prezzo più salato di altrǝ perché è più facile reprimere chi già è ai margini della società.
Ogni struttura detentiva lascia ferite indelebili, ma il carcere minorile è particolarmente crudele perché tarpa le ali a chi sta per spiccare il volo alla scoperta della vita. Simboleggia l’accanimento dello stato contro chi subisce un sistema malato architettato da altri e non riesce a trovarvi il proprio posto.

Libertà significa abolire ogni gabbia e ogni confine.
Per questo il 25 aprile 2026 vogliamo portare un po’ di rumore e solidarietà sotto il carcere minorile in Via Orti Oricellari 18, una struttura fatiscente e spesso sovraffollata.
Ci troviamo alle 14:00 in piazza Santo Spirito e partiamo in corteo verso il minorile, poi torneremo in Santo Spirito per convergere con il corteo antifascista.

Per tutte le realtà e persone interessate a organizzare insieme il corteo e a discutere di repressione dellǝ minori, appuntamento lunedì 20 aprile alle ore 19:00 all’occupazione di via del Leone 60/62
C.A.N.I.

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE CITY

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Sentenza di primo grado operazione City primo troncone e aggiornamenti
secondo troncone

Si è concluso il 16 aprile 2026 il primo grado di uno dei due “tronconi” dell’operazione city, relativo al corteo del 4 Marzo 2023 in solidarietà con Alfredo Cospito da mesi in sciopero della fame contro 41 bis ed ergastolo ostativo. In quella giornata migliaia di compagne/i e solidali sfilarono nel centro di Torino manifestando con rabbia e lasciando dietro di sé solo un millesimo di quella violenza elargita ovunque dai vari governanti e dal loro braccio armato. L’accusa di devastazione e saccheggio in concorso, già dalle/dagli imputate/i restituita al mittente, è caduta anche nelle aule tribunalizie, derubricata in danneggiamento pluriaggravato in concorso e violenza a pubblico ufficiale in concorso. Tutte/i condannate/i le e gli imputate/i con pene che vanno dai 18 mesi ai 5 anni e mezzo.

Nel frattempo procede anche il processo a carico di altre/i compagne e compagni accusate/i per la stessa giornata di lotta, procedimento separato per rendere più rapido il cosiddetto primo troncone.
Il 10 Marzo, in fase di udienza preliminare, la GUP ha archiviato la posizione delle/degli indagate/i per essere state/i fermate/i prima dell’inizio del corteo con l’accusa di quasi reato (art.115 c.p.), nonostante la richieste del PM di applicare la libertà vigilata. Rinvio a giudizio e udienza l’11 Novembre 2026, invece, per compagne e compagni accusate/i di concorso in devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti ad offendere: in totale 29 rinvii a giudizio.

Ricordiamo che Alfredo Cospito è ancora sottoposto al regime di tortura del 41 bis e che proprio in questi giorni verrà molto probabilmente rinnovato. Quella stagione di lotta a fianco di Alfredo è riuscita a portare al centro del dibattito pubblico la tortura di stato e la ” giustizia ” vendicativa di tribunali e politici, evidenziandone le contraddizioni. Ma rimane ancora da lottare contro il 41 bis.

In ogni caso nessun rimorso

LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA (CT)

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“Eppure io ho visto compagne ritrovarsi ad essere, per l’esterno, il punto di riferimento di un compagno prigioniero solo perché quando era libero ogni tanto ci scopava. Eppure quando andavo a trovare un compagno in galera non mi si chiedeva più come stavo io, ma solo come stava lui. Eppure un amico diceva che il 90% delle lettere che riceveva erano inviategli da compagne. Eppure ho visto una compagna senza casa né lavatrice dover fare il bucato di lenzuola di un compagno prigioniero per mesi. Eppure più di un’amica dice che quando il suo ex-compagno con cui aveva avuto una relazione tossica e con cui aveva fortunatamente rotto i ponti era stato arrestato, aveva avuto un irrefrenabile rigurgito d’amore. Eppure ho visto compagni prigionieri esigere castità dalla morosa libera attraverso ricatti emotivi. Eppure sono stata l’ossigeno di un compagno che quando è uscito, è sparito senza dire ciao, figuriamoci grazie”.
Carte Forbici Sassi_Uccidi la crocerossina che è in te

E’ il terzo mese di galera, entro nel quarto. Qualcunx più navigatx di me mi scrive: “bastano pochi giorni per capire il carcere”. In effetti torti non ha, il carcere cristallizza alcune dinamiche, quelle repressive, quelle patriarcali, quelle razziste, cerca di annichilirti e lo fa anche coi tuoi affetti. Mi arriva una lettera di una compagna, sì dopo 3 mesi la percentuale di chi mi scrive resta 80% compagnx/e e 20% compagni, ma quello che mi scrive mi colpisce. Mi chiede: “una volta libero mi piacerebbe continuassimo a sentirci, di solito la corrispondenza con altri compagni non continua una volta liberi”. Questa frase mi colpisce dritto in faccia. Ripenso a questo pezzo di Carta, forbici e sassi, nel frattempo sono immerso nell’opuscolo di N. Vosper Riflessioni sull’impatto emotivo del carcere e della repressione. Provo a buttar giù quello che penso, a mettere a nudo quel che sento, che, ahimé, poco ho sentito esporci in quanto maschi/prigionieri.
Parto dal principio, qui la posta è vita, almeno per me lo è. Io a volte mi sento privilegiato, non solo in quanto detenuto che riceve posta (c’è qualcunx che qui non ha niente), ma anche in quanto persona che passa il suo tempo tra fogli, francobolli, penne, opuscoli, libri, lettere d’amore e d’anarchia. Fuori vivevo in una linea di mezzo, tra lavoro e compagnx. Qui, anche se non lx vedo, sento tantx, ed è bellissimo! Conservo tutte le lettere, rispondo a tuttx, con alcunx si creano bei legami, si fanno bei discorsi, ci si conosce, ci si riconosce, si gioca, si fanno disegnini, ci si immagina altrove, felici, senza gabbie, senza sbarre. Se ‘sta galera pesa meno è grazie a questa cura, a questo affetto.

“Se finisci in carcere, o supporti qualcunx che ci è finito, senza dubbio uscirai influenzatx e cambiatx da questa esperienza” N. Vosper, Riflessioni sull’impatto emotivo del carcere e della repressione.

Io qui, tra queste righe, non voglio spaventare nessunx all’idea di finire tra le sbarre, e non mi sento nemmeno di dire “è una passeggiata”. In questo paese, e credo anche altrove, ogni carcere è diverso, ed in genere è lo specchio del territorio, della repressione e del controllo che su esso vige. Con questo, è da tenere conto che non c’avrai a che fare solo tu. Chi si prenderà cura di te entrerà, seppur in parte, nelle dinamiche della prigione che ti fai. Basta poco affinché un colloquio diventi carico di tensione, in un’ora a settimana ti porti tutto quello che hai vissuto dentro una cella o in sezione, in 20 minuti (hai due chiamate alla settimana da 10 minuti) provi a coltivare il rapporto, a parlare del processo, chiedere quel che manca a te o ad altrx. E’ chiaro l’intento, isolarti ancora di più. Ma questo non succede solo a te. Fuori spesso, almeno finora la mia esperienza è questa, è una persona a farti da ponte, e su di lei grava tantissimo, troppo. E questo accade perché, almeno a mio avviso, non ci si divide il carico di cura. E’ raro vedere a colloquio un detenutx socializzatx come uomo fare colloqui con un altro uomo, c’è quasi sempre una figura femminile dall’altra parte.
La mia non è solo una presa di coscienza, è un invito a provare a non replicare la dinamica, ben spiegata nel libro di cui la citazione all’inizio, combattente/crocerossina. Provare a scardinare la prassi che vede il compagno parlare in assemblea o in piazza mentre la compagna fa la fila al colloquio, lava i vestiti, porta il pacco, si accolla gli sbatti. Questa viene riprodotta sia che tu venga arrestatx da solx, sia che tu abbia coimputatx.

“Quello che immagino di voler dire con ciò è: continuate a esprimere voi stessx, continuate ad amare se vi fate male, sì, farà male, e sì, in prigione farà male mille volte di più, ma il solo modo di rimarginare le ferite è attraverso le relazioni -con voi stessx, con i/le vostrx amici/he, con le persone -nuove e vecchie- che amate. Perché nel momento in cui smetti di sentire, smetti di amare e cominci a disumanizzare te stessx e gli/le altrx, allora hanno davvero vinto. Questa non è solo una guerra per i nostri obiettivi politici, è anche una guerra per i nostri cuori, e l’unica cosa che mi sento di dire è: continuiamo a farli battere.” N. Vosper, Riflessioni sull’impatto emotivo del carcere e della repressione.

Io a ciò voglio aggiungere solo qualche piccolo spunto. Il primo è che scardinare questa ed altre dinamiche non è semplice. Serve autocritica costante, essere dispostx alle volte anche a star male, accettarlo, capire da dove viene, chi lo vuole. Accettare e fare tesoro delle critiche che ricevi, anche se sei reclusx non sottrarti da ciò che scotta, far diventare discussioni orizzontali le problematiche, aprirsi, essere consapevoli che si sbaglia anche da qui. Quando vieni arrestatx, oltre alla repressione ti travolge una solidarietà incredibile. Viene da pensare, alle volte: “beh ho fatto bene, guarda quantx mi vogliono bene”. Ed è allora che sento il privilegio dell’anarchismo, ma quindi è un paracadute? Se poi realizzi che hai messo in gioco il privilegio della libertà, ma la cura e la solidarietà sono sproporzionate in base ai legami che avevi fuori, specie quelli legati alle persone che ti stanno accanto e che si “sbattono”, che ora sono solo quelle socializzate donne. Oh, ci sono esempi anche che scardinano ciò: un compagno accompagnava la “convivente” dellx prigionierx, ed aspettava fuori finché il colloquio non finiva. Si è aperto un dialogo su come combattere in ambienti machisti, come carcere, lavoro, scuola, spazi nostri, ed invito ancora “i maschietti” ad esporsi. Sarebbe bello una volta fuori da qui farne una raccolta. Scrivetemi se vi va, su questo e su altro, è un modo per alleggerire le compagnx/e e per rendere più orizzontale il confronto tra dentro/fuori. Il carcere non si smantella con la lotta “anarcospessa”, ci sono tanti modi per renderlo inefficace. E questa carcerazione, spero provi ad inventarne di nuovi. Qui ci si prova, e spero che quello che dice la compagna, che mi scrive dicendo che quando “siamo fuori” evaporiamo, non succeda in modo sistemico. Io vorrei provare a mantenere tante corrispondenze, vedere nuove e vecchie amicizie, far tesoro di quel che ricevo per alimentare il mio percorso di decostruzione in quanto maschio – ed aggiungerei bianco. La decostruzione è un percorso da iniziare con forza e da solx, poi avrai compagnx di viaggio con lx qualx discuterne, basta ascoltarlx, aprirsi. Fa male a volte, ma fa più male non farlo, trovarsi in un ambiente machista e patriarcale come il carcere e farsi inglobare, riprodurne le dinamiche, o isolarsi pur di non esporsi. Se due ceffoni servono ad aiutare liberazioni, ben vengano, pronti a riceverli.

“Eppure avevo 20 anni ed era molto emozionante ricevere una sua lettera, quel modo di comunicazione così antico, lento, fuori dal tempo, che mi spianava facilmente la strada all’introspezione e al romanticismo, avevo 20 anni e mi sembrava fichissimo flirtare via lettera con il compagnone grande che stava al gabbio… chissà se lui era così scemo da trovare fichissimo filtrare con la ventenne, oppure era solo un uomo medio qualsiasi, ma anarchico. Non cadete nelle mie provocazioni, sto semplicemente dicendo che più il supporto pratico/quotidiano a chi sta al gabbio sarà orizzontale tra tuttx lx compagnx, più avremo possibilità di spezzare i ruoli di genere patriarcali”.
Carte Forbici Sassi_Uccidi la crocerossina che è in te

Piccolo inciso, moltx che mi scrivono, anche i miei affetti più prossimi, hanno detto “è la prima volta che scrivo in carcere”. Eppure si sono buttatx in questa pratica. Io amo scrivere, aiuta ad andare altrove, ho notato che ci si riesce a dire molto su un foglio, a volte anche cose che a voce non si riesce. Ho notato, invece, che chi ha già avuto amicx prigionierx non lo fa, o non l’ha fatto. Maschietti, buttatevi, apritevi, c’è un mondo da sovvertire, anche attraverso queste righe ne esiste un pezzo. Io qui, dalla cella, aspetto le vostre lettere.
Con amore e rabbia.
Freedom, hurriya, libertà.

Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa circondariale
Piazza Lanza, 11
95123, Catania (CT)

AGGIORNAMENTI OPERAZIONE IPOGEO [14 APRILE 2026]

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Oggi si è tenuta la prima udienza del processo sulla manifestazione del 17 maggio 2025 a Catania, che ha portato all’arresto di tre persone, due tutt’ora in carcere ed una adesso ai domiciliari. Il PM dopo un’arringa claudicante, contraddicendosi tra la necessità di corroborare il reato di devastazione e saccheggio e l’opportunità di isolare gli/le imputatx dal resto del corteo, per rafforzare la nota tesi dei buoni e dei cattivi, ha richiesto pene complessive per 36 anni contestando reati come devastazione e saccheggio, interruzione di pubblico servizio, lancio di materiale pericoloso, resistenza, oltraggio, rapina e lesioni personali.
Nel corso della prossima udienza, che si terrà il 21 aprile, verranno sentite le difese di alcunx imputatx.
LUIGI & BAK LIBERX!
LIBERX TUTTX!

CESENA: PRESENTAZIONE DELLA FANZA “SBI-LANCIO – PAROLE E IMMAGINI DI UNA LOTTA ANCORA DA FINIRE CONTRO 41BIS ED ERGASTOLO”

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DOMENICA 19 APRILE 2026 / allo Spazio Libertario “Sole e Baleno”, via Sobborgo Valzania 27, Cesena.

Ore 17:30 Presentazione della fanza “SBI-LANCIO – Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo.”

A seguire aperitivo.

https://spazio-solebaleno.noblogs.org

MILANO: AGGIORNAMENTI DELLE ULTIME SETTIMANE DAL CPR DI VIA CORELLI

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Torniamo a ribadire quanto sia invivibile la vita dentro a un CPR per non assuefarci alle manifestazioni del razzismo di stato nella sua quotidianità.
E quindi lo ripetiamo ancora: al Corelli il cibo è immangiabile, tanto da rendere sfumato il confine tra rifiutare il cibo come protesta, per puro disgusto, o per autotutela, dato che chi sceglie di mangiarlo poi spesso sta male per questo; le persone non vengono curate quando ne hanno bisogno; la risposta a qualsiasi atteggiamento che rischia di arrecare disturbo è l’isolamento, oppure una siringa per calmarti, o ancora un pestaggio, se non una combinazione di tutte e tre le cose.

Il sadismo della struttura non si ferma davanti a nulla: anche persone con gravi problemi di salute fisica e mentale vengono rinchiuse e addirittura se ne trovano tra le mura infami del Corelli alcune che erano state dichiarate non idonee al trattenimento in altri CPR d’Italia.

Continuano anche le deportazioni: nel mese di marzo sono state tre per l’Egitto su voli charter, a cui si aggiungono quelle sui voli di linea per la Tunisia e il Sud America.

Tra sporcizia, docce che non funzionano o che sono così ustionanti da renderle inutilizabili, persone recluse che dormono per terra e le cure più basilari che vengono negate, lo stato ribadisce nei singoli dettagli quotidiani che le vite delle persone migranti valgono solo quando è possibile sfruttarle silenziosamente sul posto di lavoro o per gonfiare le tasche di qualche improbabile cooperativa ‘sociale’.

Ma anche nelle ultime settimane a questa violenza si reagisce con atti di ribellione che assumono varie forme: un fuoco viene acceso, le battiture risuonano assordanti per dare sfogo alla rabbia, c’è chi inzia uno sciopero della fame o si ferisce per farsi sentire. L’esito di queste azioni è spesso imprevedibile: ingerire una batteria può aprirti un’occasione di libertà, oppure può accelerare la tua deportazione.
Infatti, l’arbitrarietà con cui vengono decise la liberazione e la deportazione fa sì che anch’esse diventino strumenti di gestione per la pacificazione del centro.

Al Corelli, così come in ogni gabbia, la vita è invivibile.
E se le giornate dentro scorrono statiche e in attesa, a muoversi rapidamente sono invece i lavori per ampliare questa struttura sadica e mortifera.

Sempre solidalx con chi si ribella
Fuoco ai cpr ⚡️⚡️⚡️

CAMPOBASSO: PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ PER L’UDIENZA DI AHMAD SALEM

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14 APRILE ORE 11:30
Davanti il tribunale di Campobasso

Presidio di solidarietà per il processo di Ahmad Salem, ragazzo palestinese arrestato la scorsa primavera dalla digos di Campobasso e tuttora detenuto nel carcere di Rossano in Calabria, in attesa di giudizio, perché, secondo le “autorità” italiane,  alcuni contenuti presenti sul cellulare e diffusi online, configurerebbero una forma di incitamento alla violenza e di propaganda “estremista e terrorista”.
Il caso di Ahmad evidenzia, per tutt  noi un nodo centrale: le “autorità” italiane agiscono sistematicamente violenza razzista e islamofoba, sfruttando gli strumenti sempre più sofisticati delle repressione istituzionale.
L’uso della detenzione preventiva in casi come questo significa inviare un messaggio chiaro: il dissenso diventa pericoloso e la verità può essere criminalizzata se mette in discussione interessi di potere o alleanze politiche, SOPRATTUTTO SE SEI UNA PERSONA PALESTINESE.

AHMAD LIBERO
TUTTX LIBERX
PALESTINA LIBERA

Per più info ecco il link del canale telegram di aggiornamenti https://t.me/+Cm-k0GPrSo83NGI0