AGGIORNAMENTO SUL PROCESSO DI PRIMO GRADO “CITY”

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Il 19 Marzo 2026 il PM Scafi, dopo la sua requisitoria, ha richiesto le pene per le/gli imputate/i del primo troncone del cosiddetto processo “City”, relativo ai fatti avvenuti durante il corteo del 4 Marzo 2023 a Torino, in solidarietà ad Alfredo Cospito, ai tempi in sciopero della fame da oltre 5 mesi.

Le pene chieste dalla procura per le/i 18 imputate/i per devastazione e saccheggio si quantificano in più di 130 anni di galera. Per due imputate/i sono stati chiesti più di 12 anni, per altre/i 4 imputate/i più di 9 anni e per tutte/i le/i restante/i piu di 5 anni.

La sentenza per questo troncone del processo sarà pronunciata il 16 Aprile 2026.

Nel frattempo procede anche il processo a carico di altre compagne e compagni accusati per la stessa giornata di lotta, procedimento separato per rendere più rapido il cosiddetto primo troncone.
Il 10 Marzo, in fase di udienza preliminare, la GUP ha archiviato la posizione delle/degli indagate/i per essere stati fermati prima dell’inizio del corteo con l’accusa di quasi reato (art.115 c.p.), nonostante la richieste del PM di applicare la libertà vigilata. Rinvio a giudizio e udienza l’11 Novembre 2026, invece, per compagne e compagni accusati di concorso in devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti ad offendere: in totale 29 rinvii a giudizio.

41bis è tortura! Contro galere e CPR.
Alfredo libero. Tutte libere, tutti liberi!

CATANIA: FANNO IL DESERTO E LO CHIAMANO DECORO – PRESIDIO CONTRO LO SGOMBERO DELLA L.U.P.O

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⚠️PRESIDIO IN PIAZZA PIETRO LUPO (CT) LUNEDI 23/03/26 DALLE 9:00

Dopo averla tirata per le lunghe, fino all’ultima scadenza possibile, per il Comune di Catania è arrivata l’ora dello sgombero della L.U.P.O. Questo spazio aggregativo al di fuori delle logiche di profitto sta per scomparire inghiottito dal Nulla, che tutto divora per trasformare in merce. La L.U.P.O. verrà demolita per fare spazio ad una piazzetta con parcheggio per completare il progetto vetrina del centro città, ad uso esclusivo dei turisti. Con i soldi del PNRR invece di mettere in sicurezza una città devastata da incuria e malagestione in cui il fronte mare crolla, i teatri prendono fuoco e i quartieri popolari restano degradati e privi dei servizi fondamentali, decidono di mettere a profitto ogni singolo pezzo di storia, con la scusa della cultura. L’ipocrisia si trasforma in sfacciataggine, grazie a un’amministrazione che crea una percezione mediatica artificiale, spremendo ogni monumento per monetizzare a favore di una città esclusiva che invece crea marginalità e miseria.

Il clima repressivo che l’intero pianeta sta subendo giustifica ulteriormente l’atteggiamento di un potere che non trova più freni o ostacoli a rallentare la sua marcia, così tramite degli avvisi di zona rimozione affissi alla L.U.P.O., (che fanno riferimento ad una ordinanza sul progetto PUI) validi da lunedì 23 marzo al 31 dicembre ci rendono noto la data dello sgombero o meglio ancora dell’apertura del cantiere per portare a termine la demolizione della L.U.P.O.
Quando la legalità si nutre di sfruttamento del lavoro, sorveglianza, deportazioni, reclusioni, guerre e genocidi, rivendichiamo con orgoglio la nostra indipendenza, rivendichiamo le pratiche di autogestione, rivendichiamo la matrice antifascista, antirazzista, antimachista e anticapitalista che guida il nostro agire, rivendichiamo di aver sperimentato rapporti sinceri ed orizzontali, rivendichiamo la nostra illegalità.

Con lo sgombero della L.U.P.O. un altro pezzo del puzzle si incastra perfettamente alla creazione della sterile città dei padroni, purgata dal degrado del vivente, consegnata alla monocultura del capitale. In pratica un vero e proprio deserto sociale dove abbandonare le centinaia di ragazzx che ogni settimana hanno attraversato la L.U.P.O. coscienti di essere in un luogo che gli appartiene, conquistato attraverso il conflitto e non per una concessione e malgrado l’opposizione delle istituzioni. Il governo cittadino ha deciso di sgomberare manu militare per sanare una contraddizione con la forza, per imporre la sua decorosa idea di città. Ma un’idea è un fuoco che divampa nelle nostre teste e nessuna repressione può spegnere l’incendio che si è propagato nelle menti di chi ha vissuto la L.U.P.O.

TORINO: CORPI [S]VINCOLATI

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Chiacchiera e aggiornamenti su solidarietà e complicità dentro e fuori le mura a partire dalle esperienze repressive delle Operazioni Ipogeo e No Ponte. Venerdì 27 marzo, Giardini Saint Bon, Torino.

Dalle 15 aggiornamenti e chiacchiera.
Dalle 18 aperitivo benefit vegan.

Non ci sarà alcool, se lo vuoi portalo.

FUORI TUTTX DA GABBIE E GALERE!

GRAFICATTAC: CHIAMATA ALLE ARMI GRAFICHE CONTRO LA PROPAGANDA BELLICA

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Giustificare la guerra come strumento per vivere in pace è un discorso tanto vecchio quanto ridicolo.  Tuttavia, la propaganda bellica specifica di ogni epoca è spesso riuscita a convincere parte della sua popolazione e a raggiungere, così, una soglia critica di soldati e di adesione popolare sufficiente per guerreggiare davvero.

L’Europa si sta armando e le armi, una volta prodotte, devono essere usate. La guerra è infatti, da sempre, un rilancio dell’economia. Chi ha interesse alla guerra ha bisogno dunque, anche oggi, di instillare tra le menti l’idea della stessa come inevitabile strumento di pace e di creare il desiderio di arruolarsi. Ci stanno lavorando da decenni in modo ricercato, ultra finanziato e incrementale: la presenza nelle strade dei militari, l’ampliamento delle loro competenze, le attività belliche per le scuole, l’esaltazione del militare nel discorso pubblico, nei film, nei giochi sono aumentati poco a poco, permettendo un’assuefazione lenta. Oggi la propaganda lavora anche nel mondo online, ottimizzando, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale i contenuti di messaggi, immagini e video in modo che questi siano quanto più manipolativi possibile; attraverso altri algoritmi scelgono il modo migliore per diffonderli tra i vari social media e, a volte, li generano anche artificialemente. L’Esercito Italiano, per esempio, produce almeno un video online al giorno, in cui non ci sono né morti né nemici, ma opportunità esperienziali e di lavoro, per convincere ad iscriversi ai concorsi per essere reclutati tra i 6000 VFI (Volontari in Ferma Ininizale) messi al bando per quest’anno.

Scommettiamo, invece, sull’intelligenza collettiva per creare una contro narrazione capace di smantellare la macchina della propaganda bellica e di avere effetto nel mondo reale. Infatti, di fronte all’esproprio delle capacità pratiche e intellettuali che caratterizza le società nel “nord” globale, riappropriarsi della creatività è uno dei passi necessari verso la possibilità concreta di lottare per un mondo diverso. Inoltre, davanti alla virtualizzazione quasi totale della comunicazione, sembra che i muri siano uno dei pochi luoghi rimasti dove si può ancora combattere ad armi pari.

GraficAttac è uno spazio per:

– condividere grafiche di manifesti, adesivi, volantini, scritte in contrasto con la propaganda bellica, in ogni suo processo persuasivo, per decifrarne e smantellarne i subdoli meccanismi di fabbricazione di consenso/asservimento sociale e di colonizzazione dell’immaginario

– Interrompere il flusso mediatico e di discorso a sostegno degli eserciti e della militarizzazione della società, contro la ricerca di consenso alla repressione, al riarmo, all’arruolamento, all’industria bellica e alla guerra

– agire nelle strade con attacchinaggi, strappando i muri alla propaganda bellica

– liberare, affilare e conservare affilate, le lame del pensiero critico con cui, definitivamente, rompere le righe!

Invia il materiale a graficattac@autoproduzioni.net entro il 25 aprile 2026

I contenuti saranno aggiornati sul blog graficattac.noblogs.org e (a)periodicamente usciranno altre chiamate.

L’invito è quello di scaricare i contenuti ed attacchinarli massicciamente ovunque.

Chiamata

SALENTO: CORPI, LUOGHI, FRONTIERE – TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI

SALENTO 26-27-28 GIUGNO 2026

Nell’antica Grecia, la Xénia indicava il rituale dell’ospitalità verso lo straniero che bussava alla porta. Viaggiatore, naufrago o fuggitivo, l’ospite riceveva cure e onori che un giorno avrebbe dovuto ricambiare. Nel corso dei secoli, le regole della Xénia hanno reso il Mediterraneo uno spazio di ibridazioni e incroci, uno spazio di possibilità, dove l’alterità e l’ignoto contaminavano l’identità dei popoli.

Oggi, nell’eco lontana di quell’idea, noi abitanti di un piccolo frammento di terra mediterranea sappiamo di vivere ai margini di quel centro di potere chiamato Occidente. Un Impero che ha costretto l’orizzonte universale della storia entro i confini della sua sovranità. A costo di migrazioni forzate, desertificazione, genocidi e distruzione degli ecosistemi, la sua violenza ha imposto il dominio del profitto e il pensiero unico dello sviluppo tecno-industriale inarrestabile.

Nel territorio in cui viviamo, al confine meridionale dell’Impero, si parla ancora il griko, un’antica lingua derivata dal greco. In griko, sséno, mutazione di xénos, indica la provenienza da un generico altrove. Ancora oggi, mentre il Mediterraneo è uno spazio di respingimenti, frontiere militarizzate e mercato turistico, sentiamo il legame a questa radice storica ed è questa concezione dello spazio che vogliamo abitare e attraversare. Mentre il potere attribuisce agli stranieri la responsabilità della miseria in cui ha fatto sprofondare intere popolazioni, riconosciamo come complici coloro che, come noi, vivono ai margini dell’Impero e rappresentano una breccia aperta su molteplici possibilità.

Vivere ai margini ci permette di vedere da vicino le mura della fortezza, ma anche le sue crepe. Qui, la frontiera è un avvertimento ma anche una sfida. E’ la linea fisica o immaginaria che separa brutalmente la speranza dalla disperazione, il privilegio dallo sfruttamento, il turista dal clandestino. Ma a volte, i centri di detenzione vanno a fuoco.

Viviamo in un territorio devastato dal saccheggio capitalista. Una violenza che, dopo lo spopolamento causato dall’emigrazione dei braccianti agricoli senza terra, è proseguita con l’ installazione di impianti industriali predatori. L’acciaieria di Taranto, il complesso petrolchimico di Brindisi e l’estrazione petrolifera in Lucania sono solo le ferite più visibili di un territorio fatto oggetto di operazioni cosmetiche per essere appetibile sul mercato turistico.

Proposta

Vogliamo organizzare tre giorni di incontri nel nostro territorio, il Salento, per dare voce ad esperienze di lotta provenienti da diversi luoghi ed elaborare insieme analisi politiche a misura delle esigenze del nostro tempo. L’interconnessione dei luoghi di amicizia potrebbe assomigliare a un’esperienza di vicinanza, una mujawara, -come lo definirebbero le nostre compagne libanesi, poiché crediamo che la solidarietà non si basi sul compimento di una «buona azione militante», ma sul considerare le altre lotte come parte delle nostre e viceversa. Riconoscersi è il motore dell’internazionalismo.

Cominciamo con l’abitare un luogo dove condividere storie e prospettive, cibo, musica; un luogo di cui saremo ospiti –sséni– sulle rive del Mediterraneo. Organizzeremo, nello spazio di un campeggio, giornate di discussione e convivialità ma anche di scoperta dei territori e condivisione dei progetti di lotta.

Vi chiediamo di partecipare alla costruzione di questo incontro proponendo interventi sulle vostre esperienze, analisi e pratiche sviluppate tra centri e margini; rapporti tra frontiere e attraversamenti, tra militarizzazione, speculazione turistica da un lato, ed esperienze di resistenza, sussistenza e solidarietà internazionalista dall’altro.

Pubblicheremo prossimamente altri approfondimenti. Organizzeremo le proposte di intervento che perverranno al seguente indirizzo:

maisiaturista@riseup.net

https://luoghicorpifrontiere.noblogs.org/

CATANIA: AGGIORNAMENTI SULL’UDIENZA PRELIMINARE DELL’OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo:

Il 10 marzo, presso il tribunale di Catania si è svolta l’udienza preliminare nel processo dell’Operazione Ipogeo a carico dellx nostrx compagnx, aggiorniamo di seguito

Per tuttx lx imputatx, tranne uno, è stata avanzata richiesta di rito abbreviato

Il Comune di Catania si è costituito parte civile richiedendo un risarcimento di un milione di euro per presunti danni di immagine alla città. La richiesta è stata giudicata poco dettagliata dalla difesa e risultava priva di marca da bollo, circostanza che ha suscitato il richiamo esplicito del GUP nei confronti dell’avvocato del Comune. Il GUP si è riservato la decisione in merito all’ammissibilità della costituzione di parte civile del comune.

Prossime udienze

14 aprile – requisitoria del Pubblico Ministero

21 aprile – arringa dellx avvocatx della difesa non catanesi

16 giugno – arringa dell’avvocato della difesa di Catania

Ci stringiamo complici e solidali contro ogni tribunale e galera.

Per scrivere allx compas ancora in carcere:

Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale piazza Vincenzo Lanza n° 11
95123 Catania (CT)

Gabriele Maria Venturi
C/o casa circondariale via Appia n°131
72100 Brindisi

AGGIORNAMENTI SUL PROCESSO PER IL CORTEO DEL 5 MAGGIO 2024 A GENOVA

Diffondiamo un aggiornamento su un processo per devastazione e saccheggio in corso a Genova. Per approfondire si rimanda al testo di qualche mese fa “Fuori dal vortice – qualche parola su una nuova operazione repressiva a Genova”.

Il corteo del 5 maggio 2024, in risposta all’arresto di 8 compagnx di fronte all’Ex Latteria Occupata, ha attirato le mire repressive della procura di Genova e del suo burattino, il pubblico ministero Giuseppe Longo. Il tentativo di attribuire il reato di devastazione e saccheggio rivela l’intento di criminalizzare il dissenso nelle piazze. La richiesta di Longo di intrappolare 13 compagnx con misure cautelari è stata accolta pochi giorni fa, confermando per loro l’obbligo di dimora e rientro notturno alle ore 20.

Questa inchiesta è emersa non a caso in un momento di forte fermento per le mobilitazioni in solidarietà alla Palestina: è chiaro che il tentativo di raffreddare e scoraggiare gli animi mentre in migliaia si scendeva in piazza per opporsi al genocidio.

Non sono mancate poi all’appello le notifiche per l’apertura delle indagini in seguito al blocco stradale del 22 settembre scorso davanti al casello di Genova Ovest, giornata di lotta che ha preso una piega spontanea e si inseriva nelle mobilitazioni all’insegna del “Blocchiamo tutto!”.

Ma non saranno certo i biechi tentativi di intimidazione del disegno repressivo a fermarci, non ci faremo spaventare da digos e pubblici ministeri, noi continueremo a stare nelle strade e nelle piazze, ad organizzarci e lottare contro il dispotismo autoritario degli stati, del capitale e dei loro scagnozzi.

Dal fronte interno di una guerra dichiarata all’umanità resisteremo ai manganelli della polizia, alla gentrificazione, alla sorveglianza ipertecnologica, ognunx coi propri mezzi.

Contro il carcere e la società che me ha bisogno.
Contro il racket della guerra e il controllo sociale.
Solidarietà a tuttx lx prigionierx e i popoli in lotta!

LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA

AGGIORNAMENTI DAL CPR DI PALAZZO SAN GERVASIO (PZ), 28 FEBBRAIO

Diffondiamo:

La notizia della morte di stato di Simo Said è arrivata da Bari a Palazzo San Gervasio, scatenando la rabbia e le rivolte delle persone detenute. Negli scorsi giorni sono state distrutte e bruciate alcune zone del centro.
Le rivolte sono continuate con l’inizio del ramadan e il razzismo che caratterizza l’ente gestore nella gestione di questi momenti.

L’infermeria continua a non funzionare, il cibo che viene portato è una merda e gli ingressi si susseguono senza sosta. Dal primo settembre più di 400 persone hanno attraversato il lager lucano. Attualmente le persone detenute sono circa 100. E nelle scorse settimane sono aumentate le deportazioni verso l’Albania.

Sabato 28 febbraio, un mese dopo l’ultimo saluto, siamo tornatx sotto le mura del lager per urlare la nostra rabbia e la nostra solidarietà.
Da dentro la rabbia era tanta e si avvertiva una fortissima tensione. Il frastuono della battuta sulle gabbia si è alzata forte, sembrava che da un momento all’altro ogni pezzo del lager potesse crollare lasciando solo macerie e libertà. Le persone detenute ci urlavano lo schifo che vivono ogni giorno.

Contro questo e ogni stato, contro ogni confine.
Fuoco ai cpr, solidarietà a chi si rivolta. Viva la libertà.

ROTE ZORA, ESERCIZIO DI MEMORIA FEMMINISTA

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51 anni fa una detonazione notturna danneggia l’edificio del tribunale costituzionale contro la criminalizzazione dell’aborto. È la notte del 4 marzo 1975. L’attacco è rivendicato dal gruppo di donne e lesbiche Rote Zora. Inizia così il percorso ventennale del braccio clandestino del movimento femminista tedesco.

Le loro parole ci arrivano oggi con la stessa potenza del fuoco dei loro sabotaggi.
Il libro autoprodotto “Rote Zora. Guerriglia urbana femminista” ne racconta la storia attraverso le loro azioni e i loro comunicati.

Un assaggio in podcast:
https://www.spreaker.com/episode/rote-zora-guerriglia-urbana-femminista–27400139

Per info e copie (300 pag, 10 euro, sconto per le distribuzioni):
rotezoralibro@riseup.net

Ogni cuore è una bomba ad orologeria!