CATANIA: AGGIORNAMENTI SULL’UDIENZA PRELIMINARE DELL’OPERAZIONE IPOGEO

Diffondiamo:

Il 10 marzo, presso il tribunale di Catania si è svolta l’udienza preliminare nel processo dell’Operazione Ipogeo a carico dellx nostrx compagnx, aggiorniamo di seguito

Per tuttx lx imputatx, tranne uno, è stata avanzata richiesta di rito abbreviato

Il Comune di Catania si è costituito parte civile richiedendo un risarcimento di un milione di euro per presunti danni di immagine alla città. La richiesta è stata giudicata poco dettagliata dalla difesa e risultava priva di marca da bollo, circostanza che ha suscitato il richiamo esplicito del GUP nei confronti dell’avvocato del Comune. Il GUP si è riservato la decisione in merito all’ammissibilità della costituzione di parte civile del comune.

Prossime udienze

14 aprile – requisitoria del Pubblico Ministero

21 aprile – arringa dellx avvocatx della difesa non catanesi

16 giugno – arringa dell’avvocato della difesa di Catania

Ci stringiamo complici e solidali contro ogni tribunale e galera.

Per scrivere allx compas ancora in carcere:

Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale piazza Vincenzo Lanza n° 11
95123 Catania (CT)

Gabriele Maria Venturi
C/o casa circondariale via Appia n°131
72100 Brindisi

AGGIORNAMENTI SUL PROCESSO PER IL CORTEO DEL 5 MAGGIO 2024 A GENOVA

Diffondiamo un aggiornamento su un processo per devastazione e saccheggio in corso a Genova. Per approfondire si rimanda al testo di qualche mese fa “Fuori dal vortice – qualche parola su una nuova operazione repressiva a Genova”.

Il corteo del 5 maggio 2024, in risposta all’arresto di 8 compagnx di fronte all’Ex Latteria Occupata, ha attirato le mire repressive della procura di Genova e del suo burattino, il pubblico ministero Giuseppe Longo. Il tentativo di attribuire il reato di devastazione e saccheggio rivela l’intento di criminalizzare il dissenso nelle piazze. La richiesta di Longo di intrappolare 13 compagnx con misure cautelari è stata accolta pochi giorni fa, confermando per loro l’obbligo di dimora e rientro notturno alle ore 20.

Questa inchiesta è emersa non a caso in un momento di forte fermento per le mobilitazioni in solidarietà alla Palestina: è chiaro che il tentativo di raffreddare e scoraggiare gli animi mentre in migliaia si scendeva in piazza per opporsi al genocidio.

Non sono mancate poi all’appello le notifiche per l’apertura delle indagini in seguito al blocco stradale del 22 settembre scorso davanti al casello di Genova Ovest, giornata di lotta che ha preso una piega spontanea e si inseriva nelle mobilitazioni all’insegna del “Blocchiamo tutto!”.

Ma non saranno certo i biechi tentativi di intimidazione del disegno repressivo a fermarci, non ci faremo spaventare da digos e pubblici ministeri, noi continueremo a stare nelle strade e nelle piazze, ad organizzarci e lottare contro il dispotismo autoritario degli stati, del capitale e dei loro scagnozzi.

Dal fronte interno di una guerra dichiarata all’umanità resisteremo ai manganelli della polizia, alla gentrificazione, alla sorveglianza ipertecnologica, ognunx coi propri mezzi.

Contro il carcere e la società che me ha bisogno.
Contro il racket della guerra e il controllo sociale.
Solidarietà a tuttx lx prigionierx e i popoli in lotta!

LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA

AGGIORNAMENTI DAL CPR DI PALAZZO SAN GERVASIO (PZ), 28 FEBBRAIO

Diffondiamo:

La notizia della morte di stato di Simo Said è arrivata da Bari a Palazzo San Gervasio, scatenando la rabbia e le rivolte delle persone detenute. Negli scorsi giorni sono state distrutte e bruciate alcune zone del centro.
Le rivolte sono continuate con l’inizio del ramadan e il razzismo che caratterizza l’ente gestore nella gestione di questi momenti.

L’infermeria continua a non funzionare, il cibo che viene portato è una merda e gli ingressi si susseguono senza sosta. Dal primo settembre più di 400 persone hanno attraversato il lager lucano. Attualmente le persone detenute sono circa 100. E nelle scorse settimane sono aumentate le deportazioni verso l’Albania.

Sabato 28 febbraio, un mese dopo l’ultimo saluto, siamo tornatx sotto le mura del lager per urlare la nostra rabbia e la nostra solidarietà.
Da dentro la rabbia era tanta e si avvertiva una fortissima tensione. Il frastuono della battuta sulle gabbia si è alzata forte, sembrava che da un momento all’altro ogni pezzo del lager potesse crollare lasciando solo macerie e libertà. Le persone detenute ci urlavano lo schifo che vivono ogni giorno.

Contro questo e ogni stato, contro ogni confine.
Fuoco ai cpr, solidarietà a chi si rivolta. Viva la libertà.

ROTE ZORA, ESERCIZIO DI MEMORIA FEMMINISTA

Diffondiamo

51 anni fa una detonazione notturna danneggia l’edificio del tribunale costituzionale contro la criminalizzazione dell’aborto. È la notte del 4 marzo 1975. L’attacco è rivendicato dal gruppo di donne e lesbiche Rote Zora. Inizia così il percorso ventennale del braccio clandestino del movimento femminista tedesco.

Le loro parole ci arrivano oggi con la stessa potenza del fuoco dei loro sabotaggi.
Il libro autoprodotto “Rote Zora. Guerriglia urbana femminista” ne racconta la storia attraverso le loro azioni e i loro comunicati.

Un assaggio in podcast:
https://www.spreaker.com/episode/rote-zora-guerriglia-urbana-femminista–27400139

Per info e copie (300 pag, 10 euro, sconto per le distribuzioni):
rotezoralibro@riseup.net

Ogni cuore è una bomba ad orologeria!

BOLOGNA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DELLA DOZZA

Diffondiamo:

Domani 3 marzo saremo in presidio dalle 10 alla Dozza per portare solidarietá allx compagnx in carcere per la lotta contro il Muba.

La nostra rabbia brucia molto piu forte della vostra repressione!

E se soffi sul fuoco… lo accendi di piú!

ATTACCATO IL PRESIDIO CONTRO IL MUBA A BOLOGNA

Diffondiamo:

Il presidio permanente al parco Mitilini Moneta Stefanini al Pilastro contro il progetto del Muba è stato violentemente attaccato. Ingentissimo il dispositivo poliziesco. Ci sono diverse persone portate in questura e feriti.

C’è bisogno di supporto, chi puo raggiunga il parco o la questura!

TRADUZIONE DI UN TESTO PUBBLICATO SULLA RIVISTA TINDERBOX: COSTELLAZIONI SOTTERRANEE

Diffondiamo:

E’ uscita la traduzione di un testo, poi impaginato a opuscolo, pubblicato nel nr. 7 della rivista Tinderbox: Costellazioni Sotterranee.

Partendo dal contesto statunitense, tratta i temi dell’elaborazione di progettualità di lotta, di prospettive anarchiche a medio/lungo termine, di metodi di organizzazione e di affinità. Poiché sia Tinderbox sia questo specifico articolo sono per scelta non disponibili su internet, sarà lo stesso per questa traduzione. Chi volesse ricevere il  il link per scaricarla può scrivere a costellazionisotterranee2@riseup.net. Sarebbe auspicabile che si usassero mail “sicure”, quindi non gmail, yahoo, libero ecc.

Di seguito un estratto dall’introduzione:

Costellazioni Sotteranee

Mettere in luce gli ingranaggi della guerra e dell’ecocidio

Di cosa c’è bisogno per costruire un progetto di lotta capace di fare il necessario? […] Nella realtà di oggi, certo molto differente, che sforzi potrebbero dar vita ad una tale dinamica di contagio? Che cosa dovrebbe succedere affinché delle reti di anarchici negli Stati Uniti diventino capaci di suggerire delle azioni che ispirino tutti quelli che provano rabbia di fronte al genocidio di Gaza, alla macchina bellica, all’ecocidio? Non è la rabbia a mancare, ma le proposte potenti di azioni dirette che abbandonino gli obiettivi altamente simbolici come gli uffici dei governi o delle imprese per colpire dove più nuoce.

CARCERE DI SECONDIGLIANO: ANCORA UNA VOLTA IL SISTEMA REPRESSIVO HA GENERATO UN PROPRIO FIGLIO

Diffondiamo il testo di questi manifestini diffusi su alcuni muri della città di Napoli. Parlano del nuovo direttore di Secondigliano e ci sembra importante dargli eco e diffusione.

Da anni il punto di sfogo del sistema di repressione e di coercizione umana è individuato, dalle autarchie di tutto il pianeta, nel mondo carcerario.
Le maggiori ingiustizie sociali, le più forti forme di coercizione psicologica, e la più raffinate e subdole forme di intrusione nella mente umana, vengono sperimentate all’interno delle carceri. La disgregazione umana assurge a metodo di controllo e di repressione, non sempre direttamente percepibile dal detenuto e, circostanza ancora più grave, quasi mai percepita dal mondo esterno.

In questo solco sembra avviarsi il nuovo Direttore del Penitenziario di Secondigliano che, con una logica costrittiva e restrittiva, in poche settimane si è subito fatto conoscere dalla popolazione detentiva. In verità la conoscenza fisica di questa persona non si é ancora avuto il piacere di farla, perché da buono soggetto autoritario non ha inteso nemmeno presentarsi a i detenuti. Nessun giro di conoscenza per i reparti, nessun comunicato, nessuna forma di contatto con i detenuti. Quello in cui si è tanto profuso, invece, è nella emissione di numerosi ordini restrittivi che hanno notevolmente aggravato la situazione detentiva:

– diminuzione delle telefonate agli avvocati, con notevole detrimento del diritto alla difesa dei detenuti;
– chiusura anticipata dei blindi delle celle;
– limitazione delle ore di accensione dei termosifoni;
– limitazione sui cibi in ingresso portati dai familiari dei detenuti;
– eliminazione di molti prodotti alimentari prima distribuiti con il normale vitto;
– forte diminuzione dei corsi di formazione e di ingresso degli assistenti volontari, elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella vita esterna.

Tutto questo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’Ordinamento Penitenziario che però molto spesso e in senso unico. Ed invero, risulta che molte delle norme regolamentari dell’Ordinamento non vengano rispettate dall’amministrazione detentiva:

– non viene mai rispettato il menù ministeriale;
– non sono rispettati i diritti dei detenuti in relazione alle visite dei familiari, visto che in alcuni casi anche conviventi dei parenti (soggetti riconosciuti dalla normativa vigente come parenti ormai a tutti gli effetti) non sono ammessi a colloquio diretto;
– non viene fornito il giusto quantitativo di derrate alimentari, né la qualità prescritta ex lege. Molto spesso il vitto é cosi scadente da non poter essere consumato e, sempre altrettanto spesso, i detenuti sono costretti a rimandare indietro la frutta marcia che nemmeno gli animali mangerebbero;
– è notorio che i controlli sanitari dell’ASL vengono preannunciati e, di conseguenza, le ore precedenti a tali accessi sono dedicate alle “grandi pulizie” e le derrate alimentari vengono sostituite con quelle di migliore qualità;

Rilevato che il detenuto, per I’alimentazione, costa allo Stato meno di €3,00 cadauno al giorno, mentre in totale dovrebbe costare circa €150,00 al giorno, alcune domande si pongono:

– che tipo di prodotti potrà essere mai fornito a questo prezzo se non uno scadente?
– come fa a costare €150,00 al giorno un detenuto a cui non vengono forniti nemmeno i servizi primari quali la sanità: un medico non & quasi mai presente, un accertamento medico e radiografico é assolutamente un miraggio, visite specialistiche vengono effettuate solo saltuariamente e senza un criterio logico, i medici privati personali praticamente sono banditi ed esclusi dal carcere anche se disponibili a sottoporsi a tutti i controlli necessari.

Questa situazione genera la più grande delle domande:
* dove sono i fondi che lo Stato destina alle carceri e che ammontano a 3,5 miliardi di Euro all’anno?

Dove sono i fondi destinati all’alimentazione (almeno minimamente sana dei detenuti) visto che mangiano solo prodotti comprati a proprie spese con il sopravvitto, memori del fatto che dalle ricerche effettuate il vitto non solo é scadente, ma addirittura DANNOSO.
Pertanto, si CONDANNA il comportamento autoritario e REPRESSIVO del nuovo DIRETTORE

DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO che non ha nessuna volontà di confronto con i detenuti e che, sicuramente, comporterà un inasprimento delle condizioni di vita di questi ultimi.

DENUNCIATX DUE COMPAGNX A CAMPOBASSO IN OCCASIONE DELL’ UDIENZA DI AHMAD

Diffondiamo:

Il 20 gennaio a Campobasso c’è stato un presidio in solidarietà ad Ahmad Salem, ragazzo palestinese ingiustamente arrestato la primavera scorsa dalla digos di Campobasso, mentre faceva richiesta d’asilo politico.
Quel giorno abbiamo partecipato al presidio per portare solidarietà a tuttx lx prigionierx palestinesi e perchè riteniamo vergognoso che Ahmad, come tante altre persone, sia tutt’ora reclusx dalle istituzioni totali, le galere, che reputiamo essere i luoghi dove la repressione dello Stato prende una delle sue forme più violente.
C’è un collegamento ovvio tra chi costringe le persone nelle carceri e chi finanzia il genocidio in Palestina, come chi toglie fondi a scuole, centri antiviolenza e ospedali per spostarli verso multinazionali di armi o combustibili fossili.
Per questo, con un gruppo di persone, dopo l’udienza di Ahmad, abbiamo deciso di spostarci per un breve saluto al carcere di Campobasso, che si trova a pochi metri dal tribunale.
Si tratta di un carcere sovraffollato, con una struttura fatiscente e mancanza di servizi base, in cui molti detenuti hanno meno di 25 anni; un posto che si trova in centro, ma è dimenticato e lasciato da parte, mentre all’interno continuano a morire persone nell’indifferenza assordante della città.
Ci sembrava quindi importante portare la nostra solidarietà e spezzare l’isolamento, anche solo per poco tempo, perché la resistenza delle persone detenute ci riguarda tuttx.
Per questo saluto al carcere, peró, due compagnx sono statx denunciatx dalla questura di Campobasso, per manifestazione non autorizzata.
Un atto intimidatorio, volto a reprimere la voglia di esprimere solidarietà e di stare in piazza e in strada contro il fascismo, il sionismo, le galere e tutti i tipi di oppressione che quotidianamente impattano le nostre vite.
Chiediamo a tutte le persone solidali, che vedono il marcio nelle leggi repressive del nostro governo, come nelle forze dell’ordine che eseguono i comandi, di prendere questa occasione per lottare meglio e di più e di stare vicine come possono alle compagnx denunciatx.

CI VEDIAMO IL 10 MARZO A CAMPOBASSO, in occasione della seconda udienza di Ahmad.

Contro lo stato di polizia, contro il sionismo, contro le galere, contro i ddl sicurezza.
Solidarietà con chi lotta!