IMOLA/FAENZA: DUE GIORNI BENEFIT PER LA CASSA ANTIREPRESSIONE CAPITANO A.C.A.B. [24-25 MAGGIO]

Diffondiamo:

* 2 GIORNI BENEFIT PER LA CASSA ANTIREPRESSIONE CAPITANO A.C.A.B. *

24 MAGGIO AL BRIGATA PROCIONA v. Riccione 4 – Imola: SULL’ANTIMILITARISMO.

Ore 19:00
Presentazione della due giorni.
Ore 19:30
Cena con il Piatto Unico del Vascello Vegano
Ore 20:00
Presentazione dell’opuscolo “GUERRA IN UCRAINA. IL DIBATTITO IN CAMPO ANARCHICO”
di e con Piccoli Fuochi Vagabondi.
Ore 20:30
Proiezione della Video/intervista “VOCI ANARCHICHE DALLA RUSSIA”
Ore 22:00
Sul palco: Autotomia (Hc & smoken words remembering from le colline contese tra Emilia e Romagna)
M.A.I. (HC da nessun luogo)
KLAVA (Cavemen riffs da Bologna)

***************

25 MAGGIO AL C.S.A. CAPOLINEA v. Volta 9 – Faenza: SULL’ANTISPECISMO.

Ore 13:00
Strozzapreti del Vascello Vegano
Ore 15:30
Presentazione della due giorni
Ore 16:00
Proiezione del documentario “FOOD FOR PROFIT”.
A seguire riflessioni e confronto sulle vecchie campagne di liberazione animale.
Ore 19:30
Presentazione della MOSTRA FOTOGRAFICA “FISH – LA STRAGE INVISIBILE” di e con Stefano Belacchi.

…..a seguire SI BALLA!!!
Sul palco, i migliori DJ di DISCOSCARICA si alterneranno ai piatti:
Dj Teschio, Dj Niggy, Dj Rigoletto, Dj Scortese, ….

PER TUTTA LA GIORNATA:
– Pizza al forno a legna
– Banchetti informativi

Il Capolinea è abitato da gattx, se porti il cane stacci in occhio.

BOLOGNA: MEZZ’ORA D’ARIA [RADIO]

Diffondiamo:

Di seguito la puntata di Mezz’ora d’aria, trasmissione per un mondo libero da tutte le gabbie sulle frequenze di Radio Citta Fujiko (FM 103.1), andata in onda sabato 11 maggio alle 17:30. Si tratta della prima di una serie di puntate per rompere l’isolamento del carcere e cercare di superare le mura che ci dividono tra dentro e fuori. Uno spazio a disposizione delle persone private della libertà, e di chi gli è accanto.

Per scrivere a Mezz’ora d’aria:
Via Zanardi 369, 40131, Bologna
E-mail: mezzoradiliberta@autistici.org

https://www.autistici.org/mezzoradaria/

BOLOGNA: VOI DECORO. NOI DE CORE

Riceviamo e diffondiamo:

Aggiornamento sul processo per alcune scritte comparse sui muri della città durante il corteo dello sgombero dell’occupazione di Via Zago 1 , che vede coinvolto come parte civile nientepopodimeno che il signor Sindaco di Bologna, Matteo Lepore.

In data 22 marzo 2024 presso il tribunale di Bologna si è tenuta la discussione relativa al processo che vede coinvolt tre compagn con l’accusa di imbrattamento e minaccia. Entrambi i reati si riferiscono ad alcune scritte comparse sui muri della città durante il corteo dello sgombero dell’occupazione di Via Zago 1 a Bologna, nel maggio del 2022: “Lepore infame” e “Lepore nel cofano: 180 in curva”.
Per entrambi i reati viene contestata anche l’aggravante del concorso.
Non è tutto. L’ultimo dei due capi di accusa vede coinvolto come parte civile nientepopodimeno che – udite! udite! – il Mega-Sindaco-Progressista-Galattico della democratica ridente città di Bologna, Matteo Lepore in persona, il quale, per il grave oltraggio subito e per potersi garantire vacanze estive coi fiocchi, richiede al giudice la condanna per tutt e tre i compagn ed un risarcimento di 25.000 euro, di cui 10.000€ come provvisionale subito.
Non è tutto. Per non farsi mancare niente sua maestà il Sindaco richiede inoltre al Gup che la condizionale sia subordinata solo ed esclusivamente al pagamento della provvisionale di 10.000€, pertanto, qualora i compagn condannat non volessero o non fossero nelle condizioni di pagare, si vedrebbero preclus l’accesso alla sospensione della pena, il che significherebbe il gabbio.
Diversamente, il Pm chiede al giudice la condanna di 4 mesi per un compagno per il reato di minaccia, e di 1 mese per il reato di imbrattamento, mentre per le altre 2 persone coinvolte chiede l’assoluzione.
L’udienza di primo grado é stata fissata per il 5 luglio 2024.

Sarà il fascino discreto della pista anarchica a solleticare la pancia del Sindaco, un’occasione per vendicarsi di quella melassa anarcoide senza referenti, come la definì il suo assessore Daniele Ara, che sgombero dopo sgombero, nonostante il deserto sociale imposto, continua ad insidiare dai bassifondi suburbani l’inesorabile messa a profitto di ogni angolo di città. Sarà perchè la Trap non incontra i gusti del Sindaco, con i suoi testi decisamente irrecuperabili per una persona per bene come lui, sarà perchè 180 km all’ora sono troppi e che 30 è meglio, ma il Sindaco si è offeso, e a questi compagn intende farla pagare.

D’altronde di questi tempi la vita non è facile per Sua Altezza Reale: se dopo lo sgombero di via Zago aveva annunciato alla stampa la fine “dell’epoca delle occupazioni”, in questi anni a dirla tutta T.A.Z., occupazioni, riappropriazione di spazi e lotte contro i processi di gentrificazione e speculazione in città, non solo non si sono mai fermate, ma si sono riprodotte, moltiplicate.

A chi vorrebbe fare di Bologna un museo per turisti e pensa di spaventarci con queste assurde richieste, rispondiamo con la nostra solidarietà indecorosa, partigiana e bandita, voi decoro, noi de core!

Più forte dell’amore per la libertà c’è solo l’odio per chi ce la toglie!

MODENA: BENEFIT INGUAIATX

Riceviamo e diffondiamo:

Venerdì 17 maggio allo Stella Nera in via Silvino Folloni 67 a  Modena: benefit inguatx con la legge. Dalle ore 20 discussione con alcunx compagnx colpitx dalla repressione su nuovi strumenti coercitivi. Dalle 22 concerti.

Tempi di guerra. Il linguaggio del dominio chiama alle armi, smobilita mezzi e corpi, identifica, indirizza e colpisce attraverso le sue forze repressive. Fronti esterni e fronte interno, la guerra diviene totalizzante, assorbendo ogni aspetto della società, della quotidianità, delle nostre vite. Il nemico deve essere distrutto e sradicato, il suo discorso zittito, represso.
Nulla di nuovo, già si sa. La macchina statale, con tutto il suo calderone di boia, servi e aguzzini, tenta di sbrogliare la matassa dell’anarchismo, ma non trovando né capo né coda, si rifà al solito, e a volte non tanto solito, ritornello repressivo: misure cautelari, arresti, 41 bis, mastodontiche operazioni repressive, prelievo coatto del DNA, l’onnipresente accusa di associazione e di istigazione a delinquere. E’ l’Anarchia ad essere messa sotto processo.
Ma non si è ancora visto tribunale che possa annientare la gioia dell’attacco, della solidarietà e della cospirazione. Ogni tentativo su questo piano si è sempre rivelato fallimentare.
E in mezzo alla desertificazione emozionale e sociale, è necessario continuare a fare della parola un mezzo sovversivo, un’arma per fare breccia nel reale; continuare nel conflitto, pezzo dopo pezzo, perimetro per perimetro .
Ed è dalla solidarietà che vorremmo ripartire; prendiamo l’occasione di questa serata, mettendo in analisi le esperienze di alcunx compagnx attaccati dalla repressione, per discuterne, conoscere, confrontarsi e continuare ad alimentare questa tensione verso la distruzione dell’esistente.

Alcune individualità anarchiche

TORINO: PROCESSO D’APPELLO OPERAZIONE SCINTILLA

Il 19 aprile 2024 si è concluso il processo d’appello dell’operazione “Scintilla” che nel febbraio 2019 portò allo sgombero dell’Asilo Occupato, all’arresto di 7 compagni/e a Torino, all’imputazione con l’articolo 270 per altri 11.

Il secondo grado ha confermato la caduta del reato associativo e le assoluzioni per l’attacco a due bancomat delle poste italiane.
A differenza del primo grado di giudizio anche le condanne per istigazione a delinquere sono venute meno tra prescrizioni e assoluzioni.
Sono purtroppo rimaste invariate la condanna a 4 anni e 2 mesi ai danni di un compagno per un ordigno indirizzato all’allora ditta fornitrice dei pasti del CPR di Torino, collegato in videoconferenza durante l’udienza dal carcere di Catania, e la condanna a 3 anni per una compagna accusata di concorso per l’incendio innescatosi durante una rivolta nel marzo 2016 all’interno del CPR torinese.

In attesa delle motivazioni della sentenza per qualche considerazione più approfondita, ribadiamo l’importanza della solidarietà con chiunque si rivolti e resista, non solo nei meandri della detenzione amministrativa ma in tutte le patrie galere.
L’idea che questi bagliori di libertà siano sollecitati dall’esterno è semplicemente grottesca. Da quando questi luoghi sono stati istituiti, e a qualsiasi latitudine, al loro interno si sono succeduti episodi di distruzione continui.
La solidarietà tra dentro e fuori, che polizia e apparato giudiziario interpretano come istigazione, è ben altra cosa, indispensabile per chiunque abbia una tensione alla libertà e alla dignità degli individui. Ed è proprio questa tensione che l’ultimo pacchetto sicurezza del governo Meloni tende a colpire, con l’inasprimento dei reati contro chi cerca di rompere l’isolamento di questi luoghi.
Il mondo attuale necessita sempre maggiormente di uomini e donne chiusi/e in gabbia e la preoccupazione dei governanti sembra concentrarsi sull’innalzamento di muri fisici e giuridici, utili a gestire coloro che sono ritenuti eccedenza umana, e a colpire chiunque non accetti questa oscena organizzazione sociale.
Non ci sembra casuale infatti che la condanna per la compagna in contatto telefonico con i reclusi al momento della rivolta nel CPR, sia la stessa di chi al tempo era stato identificato come diretto responsabile dell’incendio delle gabbie in cui si trovava rinchiuso.
Una sentenza che segna un nuovo solco della giurisprudenza italiana creando, attraverso il concorso, un nesso causale tra rivolte, azioni di protesta e insubordinazioni all’interno di strutture detentive e chi con esse solidarizza all’esterno.
Sull’equipollenza della pena comminata, in questo caso e su quelli che le nuove normative potrebbero interessare, ci riserviamo di poter aprire a stretto giro una più puntuale riflessione.
Come per tutti i cambiamenti giurisprudenziali, l’attenzione dovrebbe essere riposta non tanto al peggioramento dello status di diritto, quanto piuttosto alle istanze cui tentano di far fronte in termini di governo della società, specie in un momento come questo di recrudescenza politica di fronte alla guerra.

Nella stessa direzione, del resto, ci sembra si iscrivano le ultime misure cautelari disposte dalle procure di Torino e Bologna per la campagna dello scorso anno al fianco di Alfredo Cospito e contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo, atte a recidere ancora una volta i legami di solidarietà tra dentro e fuori, riesumando oltretutto la carta del concorso in devastazione e saccheggio per quasi 50 compagni/e.

Non possiamo che esprimere la nostra più totale complicità a loro,
all’imputato e all’imputata condannati in questo processo,
a tutti i rivoltosi che nelle carceri e nei CPR scardinano le regole della prigionia continuando a lottare a testa alta,
a chi qui a Torino è sottoposto a misure cautelari per aver tentato di bloccare la deportazione di un recluso,
a tutti i compagni e le compagne prigioniere dello Stato.

Alcuni imputati/e e compagni/e di Torino

RACCOLTA TESTI PERSONE RINCHIUSE IN STRUTTURE PSICHIATRICHE

Diffondiamo da Assemblea Rete Antipsichiatrica

Su invito di una persona che si trova in una condizione di reclusione psichiatrica mettiamo a disposizione i nostri indirizzi email con l’intento di raccogliere testimonianze, racconti, scritti e narrazioni di coloro che si ritrovano in strutture psichiatriche come SPDC (Servizi Psichiatrici Diagnosi e Cura), REMS (Residenze per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza) o Strutture Residenziali Psichiatriche chiuse.

Gli obiettivi principali sono innanzitutto dare voce a chi non ne ha, riuscendo possibilmente a mettersi/li in relazione ed inoltre rendere pubbliche tali testimonianze (con il consenso della persona e rispettandone l’anonimato) attraverso un’eventuale pubblicazione quanto più possibile periodica.

Rete Assemblea Antipsichiatrica

Per info o invio testimonianze:
assembleaantipsichiatrica@inventati.org

antipsichiatriapisa@inventati.org

TORINO: AGGIORNAMENTO DAL CILE + PRESENTAZIONE “TINTA DEL FUGA”, RIVISTA ANTICARCERARIA

Diffondiamo:

GIOVEDI’ 16 MAGGIO dalle ore 18 all’Ex Lavatoio Occupato

AGGIORNAMENTO DAL CILE – PRESENTAZIONE DEL PROGETTO EDITORIALE “TINTA DE FUGA”

A fronte della continua repressione, a differenti latitudini, di ogni forma di lotta e di dissenso, vediamo come non c’è esitazione, da parte degli Stati, nell’infliggere condanne elevatissime a compagni e compagne che portano avanti lo scontro tramite l’attacco diretto ai responsabili primi del dominio.

Se in Italia viene definitivamente chiuso, con la Cassazione dello scorso 24 aprile, il processo Scripta Manent che vede comminata ad Alfredo Cospito, rinchiuso in 41 bis, una condanna di 23 anni e ad Anna Beniamino di 17 anni e 9 mesi; in Cile pochi mesi fa’ si è concluso il
processo di 1° grado nei confronti di Francisco Solar e Monica Caballero, con le rispettive pene a 86 anni e 12 anni. Sempre in Cile continua la lotta in sostegno a Marcelo Villaroel, rinchiuso da anni e anni per via di quelle che erano le leggi esistenti durante dittatura e
il corrispettivo tribunale speciale militare.

Di tutto questo ne parleremo con un compagno di Santiago del Cile.

TRIESTE: AVVISI ORALI E SOLIDARIETÀ. ANCORA E ANCORA

Riceviamo e diffondiamo un testo su alcuni avvisi orali e denunce seguite alla solidarietà portata a Stecco in tribunale a Trieste lo scorso gennaio.

ANCORA E ANCORA

Nei giorni scorsi sono stati notificati, su richiesta dei carabinieri di Trieste, due “avvisi orali” a un compagno ed a una compagna di Gorizia. L’evento scatenante, ultimo in ordine di tempo, sarebbe la solidarietà espressa lo scorso 19 gennaio dentro ad un’aula del tribunale triestino al compagno Stecco, in occasione della prima udienza di un processo che lo vedeva costretto alla comparizione in videoconferenza. Per quella mattina è nel frattempo arrivata la chiusura delle indagini per 13 compagni e compagne, accusati/e a vario titolo di interruzione di pubblico servizio, oltraggio a magistrato in udienza e resistenza. Non ritorniamo oltre sui fatti specifici (per un resoconto si legga qui: https://t.me/sullabreccia/546), né ci dilunghiamo sulla funzione del dispositivo della videoconferenza o su un’analisi dello strumento repressivo dell’avviso orale, che riteniamo l’una e l’altra essere già state esposte dettagliatamente e in modo più che esaustivo in altri contributi.
Ci interessa di più cogliere l’occasione della ricezione di questa ennesima carta straccia, per ribadire nuovamente la nostra solidarietà, vicinanza e affetto a Stecco. In passato lui è stato al nostro fianco nelle discussioni, nelle strade e nelle piazze, noi ora siamo e continueremo a essere al suo fianco, ancor di più nel momento in cui Stecco si trova oggi rinchiuso tra le mura di una galera.
Con l’auspicio che altre manifestazioni di solidarietà tanto e più combattive e incisive non facciano che moltiplicarsi, ribadiamo ancora tutta la nostra solidarietà ad Alfredo, ancora segregato in regime di 41bis nella galera di Bancali e ad Anna, per cui sono state recentemente confermate le condanne a rispettivamente a 23 anni e 17 anni e 9 mesi, a Juan, a Nasci, a Dayvid, a Paska, e a tutti i compagni e le compagne in ogni forma privati/e della libertà.

FUOCO A TUTTE LE GALERE
TUTTI LIBERI
TUTTE LIBERE

Anarchicx

FINCHÈ NON CROLLERÀ. AGGIORNAMENTO DA GRADISCA

Riceviamo e diffondiamo:

La sera del 28 aprile ha avuto luogo al cpr di Gradisca un altro tentativo di fuga. Otto prigionieri hanno cercato di evadere, fortunatamente tre di essi sono riusciti a far perdere le proprie tracce, complice il buio. Un altro, cadendo dal muro di cinta si è fratturato la caviglia ed è stato trasportato all’ospedale (ci risulta attualmente libero), gli altri, alla fine di una notte passata sui tetti, sono stati poi riportati nelle celle dalle guardie.

Il mese appena trascorso è stato molto movimentato all’interno del campo: il lancio del cibo avariato nei corridoi seguito da uno sciopero della fame di due giorni; l’evasione di nove prigionieri – di cui solo uno è sfuggito alla ricattura; la forte rivolta di mercoledì 10 aprile, in seguito al tentativo da parte delle guardie e della cooperativa Ekene di installare sbarre metalliche al soffitto della parte esterna delle celle e alle intense proteste che ne sono seguite, durante le quali i letti sono stati incendiati e le pareti di plexiglass distrutte. Gli sbirri sono intervenuti con manganelli e lacrimogeni e uno di essi se n’è andato con una gamba fracassata.

La domenica successiva si è tenuto un lungo e rumoroso saluto, volto a far arrivare forte e chiara la nostra solidarietà ai reclusi.

Nel frattempo è anche iniziato il processo per la morte di Vakhtang Enukidze: nella seconda udienza del 26 aprile è stata raccolta la testimonianza dello sbirro che coordinò le indagini all’epoca dei fatti. Secondo questa testimonianza, Enukidze sarebbe morto in seguito ad un pestaggio all’interno del carcere di Gorizia dove era stato portato dal cpr – completamente in salute, secondo lo sbirro – due giorni prima di morire, nuovamente all’interno del cpr.
Immediatamente dopo la morte, parlavano di un “edema polmonare acuto” in seguito ad una rissa fra detenuti nel campo, poi “un’overdose di sostanze xenobiotiche unita a broncopolmonite”, adesso il pestaggio letale in carcere, forse perchè la realtà quotidiana delle galere nazionali lo rende addirittura più verosimile.
Cosa dicono gli sbirri ci interessa poco, ancor meno se dentro ai tribunali, ma di fronte a questa serie senza fine di infamità, ci teniamo a ribadire che Vakhtang Enukidze è morto, dopo due giorni di agonia, a seguito del pestaggio di otto guardie in tenuta antisommossa nella sua cella dentro al cpr.
Importante o meno che sia insistere sui dettagli di questa o di tutte le morti dentro le galere o i campi di deportazione, è sempre più schiacciante l’evidenza dell’operato delle strutture di privazione della libertà, volto scientemente e deliberatamente all’annientamento anzitutto mentale – e poi fisico, sempre più spesso fino alle estreme conseguenze – di coloro che hanno la sciagura di trovarsi al suo interno. Di questo ruolo di annichilimento e irrigimentazione – complementare alle funzioni di ricatto e minaccia utili all’amministrazione dell’ordine dello sfruttamento – c’è un bisogno sempre crescente soprattutto quando venti di guerra soffiano sempre più forti e quegli stessi ruoli e funzioni devono estendersi sempre più al mondo esterno, allo scopo di un controllo sociale sempre più serrato e finalizzato alla pacifica riproduzione del sistema di generazione del profitto e saccheggio delle risorse dentro e fuori dai patrii confini.
Mentre si discute ossessivamente di nuove e più capienti carceri, di campi per la deportazione in ogni regione e nella (ex-)colonia albanese, di accordi per impedire le partenze nei Paesi a sud del Mediterraneo, il sistema di selezione della manodopera da sfruttare non deve essere scalfito, contro (quasi) ogni evidenza, anche quella che i cpr sono sempre stati chiusi, e continuano ad esserlo, grazie alle rivolte dei reclusi.

A tal proposito, il questore di Gorizia non sa più cosa dire che non risulti ridicolo per negare la realtà di una prigione sempre più evadibile e soggetta a continue rivolte che ne minano sempre di più la tenuta, come avviene anche negli altri cpr della penisola. Lo scorso gennaio, appena insediato, lo stesso individuo aveva definito il cpr gradiscano “un’eccellenza nella gestione”, uno dei “più efficienti d’Italia”. Noi ci auguriamo che continui ad esserlo, ma nel modo che ogni giorno mettono in pratica con coraggio e determinazione i prigionieri, finchè di questo e di tutti i cpr non restino che macerie.

Compagni e compagne

FINCHÈ NON CROLLERÀ: aggiornamenti da Gradisca