
Condividiamo questi testi di aggiornamento dalla Palestra L.U.P.O di Catania. Il 21 marzo lx compagnx hanno ricevuto notizia dell’imminente demolizione dell’edificio e cantierizzazione dell’area, per realizzare l’ennesimo progetto di “riqualificazione urbana” finanziato con i soldi del PNRR. Da quel giorno, compagnx e solidali resistono in presidio permanente contro le ruspe del Nulla che avanza. Tutta la nostra solidarietà a chi continua ad aprire spazi di libertà: contro sgomberi e gentrificazione, lottiamo contro i padroni delle città.
31/03/2026
Dopo otto giorni di presidio permanente in Piazza Pietro Lupo, alle 4 di notte del 31 Marzo 2026 un ingente arrivo di mezzi pesanti e ogni tipo di forza armata circonda la L.U.P.O. per dare il via allo sgombero e simultaneamente alla demolizione.
I presenti al momento dell’irruzione vengono identificati e subito rilasciati.
Il quartiere è militarizzato e tutte le vie d’accesso alla piazza sono bloccate da mezzi pesanti e barriere mobili, impedendo il transito diretto.
Una cinquantina di solidali resta in presidio all’angolo tra Via Teatro Massimo e Piazza Cutelli, il punto più vicino e adiacente raggiungibile.
Un’idea non si demolisce.
Contro galere, cpr e cantieri, fino alla fine.

28/03/2026
Questo non è uno sgombero
Questo non è un cantiere
Questo è un ammutinamento
Che un pezzo di città non volesse rinunciare alla L.U.P.O. era già intuibile, ma la solidarietà immediata dopo l’anomalo tentativo di sgombero ha spazzato via ogni dubbio. La necessità di spazi che non calino dall’alto e che rifiutino le logiche relazionali del profitto è talmente forte che in tantx sono dispostx a combattere per ottenerla.
Il tentativo di recintarci in un cantiere mentre ancora viviamo lo Spazio è la dimostrazione del pressappochismo criminale dell’apparato istituzionale che, galoppando ormai verso un progressivo scenario sempre più militarista, crede di poter disporre di chiunque come di un docile soldato pronto per il fronte.
Ed è proprio in questo scenario che le istituzioni sono colluse, direttamente e indirettamente, in ogni disegno bellico.
A fare grandi affari è l’industria della guerra italiana che nel 2025 ha registrato un volume di transazioni per un totale di 14 miliardi, ma è la società intera che si avvia verso un processo di militarizzazione dell’esistente. Il nuovo modello occidentale è la macchina da guerra sionista alimentata da colonialismo razzista e fanatismo religioso. Con una disciplina che prende piede già nelle scuole e attraverso l’indottrinamento mediatico si mantiene con la pervasiva tecno-sorveglianza.
Disertiamo tutte le guerre e rimandiamo al mittente gli ipocriti attacchi che vengono da chi rappresenta un sistema genocida.
Contrastare la gentrificazione e le logiche di profitto sono la macchia che vogliamo creare nella decorosa trama dietro il cantiere di Piazza Lupo, incuranti delle invettive di politici di quartiere, di presunti residenti preoccupati e degli interessi dei soliti costruttori mafiosi amici del potere.
Crediamo in spazi autogestiti e orizzontali e snaturare questa scelta rimane solo una vigliacca via d’uscita per ricondurre il conflitto a più miti posizioni, forse quelle di chi ha dichiarato in questi giorni la necessità di aprire tavoli di concertazione o proporre creazioni di hub socio-culturali.
Chi difende la L.U.P.O. e chi in varie parti d’Italia e non solo, ha manifestato solidarietà, sa bene che l’autogestione e l’azione diretta sono le pratiche necessarie da contrapporre a strategie di recupero e contrattazione con il potere.
La L.U.P.O. continua
Piazza Pietro Lupo è occupata Permanentemente dal 23 Marzo
Fino all’ultimo ululato collettivo
Il Consiglio del Primo Municipio, per quanto sia un organismo che non riconosciamo e disprezziamo come qualsiasi frammento del grande mosaico istituzionale dell’oppressione, ci fornisce un’occasione per fare chiarezza sullo sgombero della L.U.P.O.
Il vero insulto al riscatto di questo quartiere non sono certo gli abbattimenti delle transenne del cantiere e il non rispettarne la sua sacra inviolabilità ma il prendere per buona l’ennesima proposta che mira a creare una piazza gentrificata ad uso e consumo di profitto e turismo. Crediamo che il vero insulto è la solita salsa pseudo ambientalista delle istituzioni quando, inserendo colonnine di ricarica elettriche e pannelli solari, credono di poter abbindolarci proponendo l’ennesimo parcheggio.
Al dubbio peloso del Primo Consiglio Comunale che si chiede chi, addirittura, potrebbe mai esercitare una tale violenza contro un cantiere rispondiamo con facilità: tutti e tutte le solidali agiscono con protervia per riappropriarsi della città, la cui rinascita non sta certo in nuovi posteggi o demolizioni di luoghi di aggregazione.
E siamo concordi: l’azione diretta non è mai una bravata, mai lo sarà, perché agire senza delega contro chi ci opprime è una parte essenziale della nostra vita. I lavori potranno pure andare avanti in un cantiere al di fuori della stessa legalità che tanto amano, la L.U.P.O. potrà essere demolita alla fine di questa resistenza coraggiosa ma una cosa è certa: chi sta frapponendo i propri corpi contro lo sgombero della L.U.P.O. diffonde autogestione, orizzontalità e lotta ad un esistente sempre più costretto dalle logiche di mercato e di potere.
Alla vostra presunta rigenerazione urbana, al vostro decoro e ai vostri sogni di hub turistici e led a basso consumo pronti a rendere questa città sempre più una vetrina contrapponiamo la nostra passione per la libertà che è più forte di ogni autorità.
25/03/2026
Dopo tre giorni dall’inizio dell’occupazione di Piazza Lupo il messaggio è chiaro: uno sgombero provoca solo ulteriore sovversione e aizza gli animi ad ambire a sempre maggiore libertà d’azione. Il continuo flusso di solidali cementa la concretezza della pratica di autogestione: pranzi e cene sociali diventano routine, così come i confronti durante le assemblee sulla rotta da tenere; ci si scambia esperienze e si tracciano nuovi percorsi. Fiorisce la gratitudine per il vicinato che esprime supporto e non si risparmia l’odio verso ogni tipo di forza dell’ordine che accenna timide e goffe incursioni a sostegno della realizzazione del cantiere.
Nel tardo pomeriggio lx solidali si riappropriano degli spazi sottratti dalla repressione e abbattono le transenne del cantiere muovendosi poi in corteo spontaneo verso il municipio, ricordando al Comune con uno striscione che lo sgombero della Lupo non avverrà in silenzio.
Abbiamo ben presente tuttavia che qualcosa manca: chi è adesso rinchiuso in galera o chi è costrettx a stare lontano da qui a causa dei fogli di via.
Mentre loro sono prigionierx in celle o in confini geografici arbitrari, la Lupo affila gli artigli e si scaglia contro l’assedio che sempre di più sta circondando la sua tana.
Resisteremo anche per loro, perché quando torneranno potranno essere di nuovo parte dei percorsi di lotta che abbiamo condiviso e che sono transitati anche dentro la Palestra Lupo.
È vero, potrebbe finire tutto anche domani. Ma l’oggi che ci stiamo riprendendo vale tutta la posta in gioco.
Le idee non si demoliscono, le barriere si. Fino all’ultima.
24/03/2026
Il comune ha deciso che noi ce ne dobbiamo andare, ma non si assume la responsabilità di buttarci fuori.
La giunta sociale piaciona preferisce non avere ulteriori cali di popolarità. Dopo aver bruciato 2 teatri, restare inerte difronte al crollo di 2 piazze e suscitando l’ilarità generale per la sua incredibile candidatura a capitale della cultura. Operai e municipale dovrebbero spaventare lx occupanti della lupo e indurlx ad abbandonare il luogo. Da due giorni però la lupo resiste. Il cantiere rimane aperto e la piazza Pietro lupo piena di solidali.
Dopo che hanno provato a recintarci, domani rispondiamo con una nuova giornata di lotta, per affermare con decisione la nostra presenza in città.
La presenza di un’occupazione che da più di 10 anni porta avanti una realtà alternativa al capitale, con pratiche di autogestione.
Domani mattina ore 6:00 colazione diretta.
Il tentativo di accerchiamento fisico della Lupo è proseguito nella giornata di oggi(24/03/2026). Il Comune di Catania continua a delegare agli operai della ditta incaricata di allestire il cantiere il ruolo di confinatore della nostra tana. Nel corso della mattinata, con evidente frustrazione della manovalanza, viene tentata l’ulteriore stretta tramite l’aggiunta di nuove transenne. Il branco non si fa intimidire, difende il territorio ed impedisce che l’asfissia voluta dal potere si concretizzi.
La convivialità, la musica e la solidarietà sono i pilastri di queste giornate, indicando che non c’è volontà di fare nessun passo indietro.
Crediamo sia ora di mostrare gli artigli a chi crede di poter spaventarci solo con la movimentazione di reti, barriere e ostacoli.
L’appuntamento è per le 6:00 con una colazione diretta che dia il via a una giornata di lotta e di riappropriazione di condizioni di vita che ci soddisfano.
La Lupo chiama a raccolta chiunque l’ha transitata, la transita e desidera ancora poterlo fare.
È tempo di ululare, ancora una volta, insieme.
NON SI CHIUDONO LX LUPX IN GABBIA.
23/03/2026
Il comune di Catania, nella giornata di venerdì, si premura di affiggere una serie di avvisi intorno alla L.U.P.O. per comunicare l’avvio del tanto discusso cantiere, con inizio 23/3/26 e fine 31/12/26, finanziato dai fondi del PNRR. È l’epilogo di mesi di rinvii, solleciti e altri ingolfamenti tipici della macchina burocratica.
La notizia corre veloce e decine di solidali iniziano a organizzare una presenza costante, confrontandosi e cercando di fare fronte comune contro la minaccia che incombe.
Il comune di Catania ha fretta, molta fretta, forse perché teme di sforare con le tempistiche dei fondi europei e pertanto invia stamattina di buon’ora gli operai della ditta appaltatrice per delimitare l’area di cantiere, ovvero la Piazza Pietro Lupo. Neanche si cura di avvalersi dei cani da guardia del potere, forse troppo impegnati a vigilare i seggi referendari, per dare manforte all’operazione. C’è solo un problema. La L.U.P.O. non è un mero edificio vuoto, una presunta macchia nel tanto caro decoro cittadino, è anche l’unione di chiunque l’ha transitata negli anni e continua a farlo.
Gli operai si ritrovano a dover perimetrare un cantiere al cui interno il branco ancora ulula, ricordando all’autorità che la tana non si abbandona prima del tempo. Durante la giornata si susseguono assemblee, incontri, chiacchiere, convivialità. La piazza antistante, bersaglio ambito dal potere, diventa una ulteriore zona di resistenza sottratta alla repressione dove in questi momenti chi è solidale dimostra la propria vicinanza.
Il presidio è permanente, la voglia di restare insieme anche e per tutta la serata di oggi e fino alla mattina di domani è ancora tempo di ululare alla luna.
La L.U.P.O. può anche perdere il posto, ma non il vizio!
21/03/2026
PRESIDIO IN PIAZZA PIETRO LUPO (CT) LUNEDÍ 23/03/26 DALLE 9:00
Dopo averla tirata per le lunghe, fino all’ultima scadenza possibile, per il Comune di Catania è arrivata l’ora dello sgombero della L.U.P.O. Questo spazio aggregativo al di fuori delle logiche di profitto sta per scomparire inghiottito dal Nulla, che tutto divora per trasformare in merce. La L.U.P.O. verrà demolita per fare spazio ad una piazzetta con parcheggio per completare il progetto vetrina del centro città, ad uso esclusivo dei turisti. Con i soldi del PNRR invece di mettere in sicurezza una città devastata da incuria e malagestione in cui il fronte mare crolla, i teatri prendono fuoco e i quartieri popolari restano degradati e privi dei servizi fondamentali, decidono di mettere a profitto ogni singolo pezzo di storia, con la scusa della cultura. L’ipocrisia si trasforma in sfacciataggine, grazie a un’amministrazione che crea una percezione mediatica artificiale, spremendo ogni monumento per monetizzare a favore di una città esclusiva che invece crea marginalità e miseria.
Il clima repressivo che l’intero pianeta sta subendo giustifica ulteriormente l’atteggiamento di un potere che non trova più freni o ostacoli a rallentare la sua marcia, così tramite degli avvisi di zona rimozione affissi alla L.U.P.O., (che fanno riferimento ad una ordinanza sul progetto PUI) validi da lunedì 23 marzo al 31 dicembre ci rendono noto la data dello sgombero o meglio ancora dell’apertura del cantiere per portare a termine la demolizione della L.U.P.O.
Quando la legalità si nutre di sfruttamento del lavoro, sorveglianza, deportazioni, reclusioni, guerre e genocidi, rivendichiamo con orgoglio la nostra indipendenza, rivendichiamo le pratiche di autogestione, rivendichiamo la matrice antifascista, antirazzista, antimachista e anticapitalista che guida il nostro agire, rivendichiamo di aver sperimentato rapporti sinceri ed orizzontali, rivendichiamo la nostra illegalità.
Con lo sgombero della L.U.P.O. un altro pezzo del puzzle si incastra perfettamente alla creazione della sterile città dei padroni, purgata dal degrado del vivente, consegnata alla monocultura del capitale. In pratica un vero e proprio deserto sociale dove abbandonare le centinaia di ragazzx che ogni settimana hanno attraversato la L.U.P.O. coscienti di essere in un luogo che gli appartiene, conquistato attraverso il conflitto e non per una concessione e malgrado l’opposizione delle istituzioni. Il governo cittadino ha deciso di sgomberare manu militare per sanare una contraddizione con la forza, per imporre la sua decorosa idea di città. Ma un’idea è un fuoco che divampa nelle nostre teste e nessuna repressione può spegnere l’incendio che si è propagato nelle menti di chi ha vissuto la L.U.P.O.