“NON È UN FILM” – UN’ALTRA OPERAZIONE SBIRRESCA CHE IRROMPE NELLE NOSTRE CASE

Diffondiamo:

Verso la mezzanotte di martedì 9 settembre, una decina di sbirri, tra cui qualche faccia nota della digos di Varese, è entrata nella casa di un nostro compagno. Hanno circondato le persone presenti intorno al divano obbligandole a stare sedutx e hanno subito ritirato i telefoni che hanno trovato in giro, senza dare informazioni o mostrare alcun mandato. L’unica informazione comunicata era che si trattava di notificare un avviso di garanzia.

Hanno iniziato una perquisizione superficiale della casa, distraendo dai loro movimenti le persone presenti e intimando loro di stare fermx, pertanto la perquisizione è avvenuta senza che nessunx compagnx potesse sincerarsi di cosa stesse avvenendo nelle stanze accanto.

La richiesta di poter contattare unx avvocatx è stata negata subito: “Non è un film”, hanno risposto.

La sbirraglia si è mossa indisturbata fra tutte le stanze della casa, senza comunicare nulla di quanto preso e lasciato. Hanno chiesto a Guido tutti i suoi altri dispositivi, sequestrando computer, tablet, un altro computer e il telefono.

Dopo essersene appropriati, hanno detto a Guido che doveva andare in questura con loro.
Inizialmente sembrava fosse solo per verbalizzare la perquisizione, ma alla richiesta di spiegazioni non davano risposta. Gli hanno poi detto di preparare una borsa con dei vestiti, aggiungendo in seguito che doveva portare cinque cambi con sé. Le motivazioni su quanto stava accadendo venivano date solo in seguito alle azioni, con modalità confuse e arroganti.
Alla domanda sul perché dovesse essere portato in questura e passarci la notte, due degli sbirri presenti si sono fatti riconoscere, chiedendogli se si ricordasse di loro. Il compagno non ricordava, quindi, scambiandosi prima uno sguardo e poi la domanda “glielo diciamo?”, gli hanno rivelato di essere gli sbirri di Messina e gli hanno consegnato il foglio con le accuse (violenza) che hanno portato al suo arresto.

Queste sono riferite ai fatti avvenuti durante e dopo il corteo NoPonte di marzo. Hanno aggiunto la frase “il collega ha ancora il braccio rotto”. Per queste accuse hanno proceduto con la notifica dell’applicazione di una misura cautelare. Non siamo riuscite a leggere che tipo di misura nello specifico. Al momento Gui si trova nel carcere di Varese: sappiamo che dovrà rimanerci perché entro cinque giorni gli verrà fatto un interrogatorio di garanzia.

Evidentemente ci vien da aggiungere che se da Marzo il braccio del collega è ancora rotto, probabilmente “era già così”.

Sappiamo anche che ci sono altrx due compagnx coinvoltx in questa operazione repressiva. Arrestatx a Napoli e Bari, attualmente detenutx al carcere di Poggioreale e di Bari, a seguito di perquisizioni in casa e la notte passata in questura. A loro va tutta la nostra solidarietà.

SOLIDARIETÀ A GUI BAK E ANDRE

L’UNICO PONTE CHE VOGLIAMO È LA SOLIDARIETÀ TRA INSORTX

Per scrivere:

Casa Circondariale di Varese
Via Felicità Morandi, 5
21100 Varese (VA)
NOME COGNOME

Gabriele Maria Venturi
C/o C.c. di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”
Via nuova Poggioreale 167
80143  Napoli

Andrea Berardi
C/o Casa circondariale di Bari “Francesco Rucci”
Via Alcide De Gasperi 307
70125 Bari

SOSTENIAMO IL LIBRO DI CLAUDIO!

Diffondiamo

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE NELLE GALERE, SOSTENIAMO IL LIBRO DI CLAUDIO

A marzo del 2020, in concomitanza con l’inizio del lockdown, decine e decine di rivolte scoppiarono nelle carceri italiane. Tra evasioni tentate e in parte riuscite e la distruzione di intere sezioni carcerarie, centinaia di persone detenute si ribellavano a quei veri e propri luoghi di sofferenza e morte, che sono le galere dello Stato italiano.

Per sedare questo stato di agitazione che aveva per un frangente messo in crisi quel sistema, lo Stato rispondeva ancora una volta con torture, mancati soccorsi e uccisioni: 14 detenuti morirono tra il carcere Sant’Anna di Modena e i trasferimenti verso altri penitenziari. Nel mondo di fuori, con pochi mezzi ma tanto cuore, un moto di solidarietà verso le persone detenute si è mosso in diverse parti della penisola, tra azioni dirette, presidi, controinformazione e relazioni umane tra persone sconosciute ma unite dal comune orizzonte di abbattimento dei muri delle galere.

Per alcuni frangenti, l’isolamento tra fuori e dentro che lo Stato cerca in ogni modo di difendere è stato spezzato. Non si trattò solo della più grande ondata di rivolte e proteste di detenuti comuni e della più grande strage di stato dal secondo dopoguerra nelle carceri italiane: fu anche un momento storico importante che dobbiamo tenere a mente per comprendere anche il presente della condizione detentiva attuale. A 5 anni di distanza, dopo le archiviazioni di Stato e la rimozione dalla memoria collettiva, c’è chi ancora tiene vivido ricordo di quelle giornate e che vuole estenderne memoria viva, non soltanto per chi ha perso la vita per vigliacca mano di guardie e amministrazione penitenziaria e che impunemente continuano la loro misera vita per complicità di giudici e tribunali, ma anche come monito per tutte quelle persone più giovani cui lo Stato vuole destinare una vita di galera e pena costante.

Infatti, Claudio, uno dei cinque detenuti che per primi decisero di esporsi nel 2020 presentando un esposto in cui denunciavano ciò che lo Stato aveva agito in quei giorni, tuttora detenuto nel carcere di Secondigliano (Napoli), ha scritto un libro che ripercorre dalla sua prospettiva gli accadimenti di quelle giornate e presenta un’analisi della situazione carceraria a partire dalla sua diretta esperienza in diversi penitenziari. La pubblicazione di questo libro, da parte di tutti lx compagni che hanno supportato il suo processo di realizzazione, rappresenta per noi una di quelle fratture al muro di isolamento “tra dentro e fuori” creato dallo Stato e per questo crediamo nell’importanza di sostenerne la più ampia diffusione.

Il libro sta per approdare alla fase di stampa, per cui invitiamo chiunque voglia contribuire economicamente a farlo attraverso questa cena o altre modalità che ritenga opportune. Ci teniamo anche a ricordare che per volontà di Claudio, il ricavato del libro, una volta che sarà pronto per la distribuzione, sarà destinato a sostenere la battaglia per la verità, portata avanti dalle famiglie dei detenuti morti nella strage di Modena. Consapevoli che allo Stato lasciamo le “verità ufficiali”, mentre noi ci teniamo i pezzi di storia raccontati dal lato di chi è oppressi.

CHE LA SOLIDARIETÀ FACCIA MACERIE DI OGNI GALERA
STRAGISTA È LO STATO

 

INIZIATIVA IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO CONTRO IL BLOCCO DELLA POSTA

Da diffondere il più possibile!

Per rompere l’isolamento a cui l’anarchico Alfredo Cospito* è sottoposto tramite il blocco praticamente totale della corrispondenza, rilanciamo qui la chiamata a mandargli cartoline e lettere… in questo periodo di spostamenti vacanzieri, ecc. potrebbe arrivare corrispondenza a lui diretta da molte amene località!
Questa ennesima chiamata a scrivere al nostro compagno è motivata anche dagli aggiornamenti che ci giungono da Bancali, visto che Alfredo valuta estremamente opportuno continuare e incrementare l’invio di corrispondenza a lui diretta: anche senza tracciabilità, anche solo cartoline con o senza mittente… se ne arrivassero in numero considerevole darebbero un bell’impegno a chi è preposto a bloccargli la posta.
Si è valutato poi che in questo momento la tracciabilità della corrispondenza a lui destinata non sia necessaria quanto lo è stata fino ad ora visto che Alfredo ha accumulato più di 30 trattenimenti di corrispondenza certificata su cui deve esprimersi il Magistrato di Sorveglianza, che però sta tardando a farlo (normale per quanto riguarda Bancali, a detta dell’avvocato che assiste numerosi reclusi in quell’istituto).
Infine, a margine della questione “corrispondenza”, il prossimo 14 settembre ci sarà un’udienza inerente al “giudizio di ottemperanza” nei confronti del carcere di Bancali: si tratta di un procedimento in cui il magistrato valuta se il carcere non è in grado di fare rispettare un’autorizzazione concessa ma che non viene realmente resa possibile. Si tratta dell’accesso di Alfredo alla biblioteca dell’istituto, che era stata autorizzata senza che però ne abbia potuto beneficiare. Se danno ragione ad Alfredo il giudice designerà altra figura differente dal personale penitenziario per fare sì che l’autorizzazione venga rispettata.

Facciamo anche nostra la proposta di “Iniziativa in solidarietà ad Alfredo contro il blocco della posta” formulata dai/dalle compas di S’Idea Libera di Sassari per dare ulteriore sviluppo  al tentativo di inceppare uno dei dispositivi di isolamento applicati nei confronti di Alfredo: un’occasione in più perché, superata questa “fase estiva” di invio di cartoline e lettere senza modalità coordinate, si provi a dare continuità sul lungo periodo all’impegno nel dimostrare ai suoi carcerieri che Alfredo non sarà mai solo!

INIZIATIVA IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO CONTRO IL BLOCCO DELLA POSTA.

In relazione alla situazione di censura, blocco e isolamento di Alfredo in 41 bis a Bancali, vorremmo condividere questa proposta di iniziativa.
Nel tempo sono state diverse le occasioni in cui, in forma individuale o organizzata, si è cercato di rompere l’isolamento tramite la corrispondenza. In questo momento, in cui ci sembra importante battere il ferro con costanza, abbiamo pensato a un’iniziativa che abbia come obiettivo quello di sostenere Alfredo tramite la corrispondenza e dargli un po’ di continuità per avere un certo impatto, o provare ad averlo.

La proposta è la seguente: ogni realtà, collettivo o individuale, che abbia voglia di aderire si prende l’impegno di inviare almeno 7 cartoline ad Alfredo in una determinata settimana. In questo modo, quante più adesioni ci saranno, tanto più riusciremo a garantire una “copertura” nel tempo con una certa continuità.

Proponiamo questa modalità organizzativa:

1. le realtà, individuali o collettive, possono mandare la propria disponibilità alla mail evaliber2@inventati.org entro l’1 settembre.
2. sulla base delle disponibilità butteremo giù un calendario, per cui a ogni realtà sarà data una settimana di riferimento in cui inviare le cartoline/lettere ad Alfredo.

L’indirizzo per scrivere ad Alfredo è:
Alfredo Cospito
C.C. “G.Bacchiddu”
Strada Provinciale 56, n°4
Località Bancali
07100 Sassari

Rompiamo l’isolamento!

Spazio Sociale S’Idea Libera (Sassari)
Cassa AntiRep delle Alpi occidentali

* Alfredo Cospito è un compagno anarchico in carcere dal 2012. Inizialmente arrestato e condannato per il ferimento dell’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare, sta ora scontando una condanna a 23 anni di reclusione emessa nell’ambito del processo “Scripta Manent” in cui sono stati imputati (e alcune e alcuni tra loro anche condannati) vari anarchici e anarchiche. Dopo la sua assegnazione al regime detentivo del 41bis nella primavera del 2022, Alfredo ha intrapreso uno sciopero della fame durato 6 mesi contro il 41bis e l’ergastolo ostativo che, grazie anche all’energica mobilitazione internazionale che ha accompagnato la sua iniziativa, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’aberrazione di questo regime carcerario e della condanna a morire in carcere rappresentata dall’ergastolo ostativo.
Alfredo è tuttora rinchiuso nel 41bis di Bancali (Sassari), e il rinnovo o meno della sua assegnazione a tale regime avverrà la prossima primavera. La finalità del 41bis è chiara: annientare fisicamente e psicologicamente gli individui che ci finiscono. Nel caso di Alfredo è evidente una progressiva limitazione nelle già esigue possibilità di vivibilità stabilite per tale regime detentivo: blocco della corrispondenza da/per l’esterno, impossibilità di accedere alla biblioteca interna (autorizzazione che Alfredo aveva avuto dalla Direzione), blocco dei libri regolarmente acquistati in libreria tramite il carcere (come prevede il regime del 41-bis) e di altri beni, come farina o indumenti, di uso quotidiano.

ps: Per chi fosse interessat*, sono state stampate delle cartoline contro il 41bis che si possono richiedere alla mail: cassantirepalpi@autistici.org

CPR DI PALAZZO SAN GERVASIO: NUOVE RIVOLTE E NUOVA REPRESSIONE

Riceviamo e diffondiamo:

Il 5 agosto 2025 un gruppo di solidali si è trovato sotto il Cpr di Palazzo San Gervasio (PZ) in solidarietà alle persone detenute nel lager e per ricordare, a un anno dalla sua morte, Oussama Darkoui, ucciso dalla violenza razzista dello stato e della sua macchina repressiva.

All’arrivo sotto il cpr, alcune persone detenute erano già  sui tetti dei moduli: una protesta era in corso per gridare contro le pietose condizioni in cui riversa il centro (la gestione negli scorsi mesi è stata affidata nuovamente ad Officine Sociali, per segnare un’interruzione e un nuovo inizio, l’ente gestore ha cambiato nuovamente la direzione, così come avvenuto anche lo scorso anno a seguito della morte.)

Nelle celle le temperature superano i 40 gradi, è estate e alle persone detenute, in nome del controllo, è stata negata la possibilità di stare all’aperto nella gabbia arancione in più di tre, ci sono persone che non escono dalla cella da giorni.

Le persone detenute hanno raccontato del caldo, del costo dell’acqua, dell’inaccessibilità a beni primari, dei pasti somministrati in ritardo. La rivolta, iniziata verso ora di pranzo, è durata parecchie ore, tra il fuoco, le rivendicazioni, le pietre e la solidarietà del presidio esterno.

La protesta del 5 è stato uno dei momenti più accessi di giorni di proteste, iniziati la settimana precedente e che ha visto l’alternarsi di varie fasi, fino alla reazione dopo il 5.
Le forze dell’ordine dentro hanno soffocato la rivolta, all’esterno hanno alimentato la solita narrazione di essere vittime invece che carnefici.

Al calare del sole, le persone detenute sono state fatte scendere dal tetto e sono iniziate le procedure di trasferimento e deportazione.
Oggi sappiamo che:
– due persone sono state arrestate in flagranza
– sette sono state arrestate in flagranza differita dopo l’analisi delle immagini delle videocamere e delle foto scattate dalla polizia. Questa procedura è stata applicata in base alle disposizioni del Decreto Sicurezza 2025 : dal 4 giugno 2025 è possibile estendere la flagranza differita per manifestazioni pubbliche. Questa è una delle prime volte in cui viene applicata: come sempre, i CPR si confermano laboratori della repressione statale.

Le minacce e la violenza fisica da parte delle forze dell’ordine hanno soffocato anche il presidio all’esterno, nonostante qualche tentativo di interferire con gli arresti e i trasferimenti delle persone in rivolta, e impedendo di conoscere i provvedimenti che sarebbero stati presi da lì a qualche ora.

Sappiamo che una sola persona è stata individuata come “promotore della rivolta” e ora, successivamente alla convalida del Gip della procura di Potenza, è stata applicata alla sua persona una misura cautelare: oggi si trova detenuto nel carcere di Potenza.
Le altre persone sono state portate nuovamente in Cpr: tra Palazzo, Bari e Brindisi, in attesa del processo sui fatti del 5 agosto che si aprirà a settembre.

Il 5 agosto è stata una giornata di rivolte e repressione.
Solidarietà alle persone detenute.
Contro ogni barriera, frontiera, carcere e cpr. Contro la repressione e i Lager di stato.

SETTIMANA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON LX PRIGIONIERX ANARCHICX [23-30 AGOSTO]

Diffondiamo

Contro la società carceraria, creiamo legami.

Quando ci troviamo davanti a una prigione, ci troviamo di fronte alla dura realtà dell’alienazione e della separazione: un muro, una recinzione, torri di guardia, telecamere, cemento e gabbie d’acciaio progettate per tenere gli imputati e i condannati isolati dal resto della società.

Concetti come “riabilitazione” e “pentimento” sono costruiti dalle ideologie degli Stati per sostenere il loro potere, mantenere i territori sotto un’identità nazionale e punire chi si discosta da ciò che considerano legale, progresso o moralità capitalista. Ma una volta fuori dalle mura, possiamo vedere che non sono altro che costruzioni tangibili. È un muro, è materia. Coloro che lo fanno funzionare sono esseri viventi. Sì, la prigione ci isola, ma solo se le diamo quel potere. Quando accettiamo la separazione, i muri diventano permanenti. Per chi sta dentro, l’oblio non è possibile: ogni giorno affrontano la durezza della reclusione. Finché esisteranno gli Stati, ci saranno prigioni e noi saremo dentro le loro mura.

Nella memoria di coloro che ci hanno preceduto manteniamo viva la lotta, dando continuità alle idee e alle azioni di coloro che sono stati segregati dietro sbarre e cemento. Le lotte aldilà delle sbarre fanno parte della memoria collettiva della resistenza.

Dalle dittature più brutali alle “democrazie” dove la violenza di Stato ha un altro volto, ogni Stato cerca di soffocare l’insubordinazione. Anche le idee che sfuggono ai suoi schemi sono perseguitate.

La solidarietà assume molte forme: connessioni, amicizie, scambio di idee, dialoghi e momenti di attacco condivisi. Lx nostrx compagnx non sono isolatx: sono parte viva delle nostre lotte.

In solidarietà con coloro che attraversano le frontiere, con lx fuggitivx, lx esiliatx, lx detenutx in isolamento e coloro che sono caduti nel corso dell’azione o sono stati incriminati.

Contro tutte le prigioni.
Abbiamo scelto una vita di tensione e insubordinazione per cercare una connessione reale.
La forza della vita non può essere sepolta!

https://lapeste.org/semana-internacional-en-solidaridad-por-lxs-presxs-anarquistas-23-al-30-agosto/

ROMA: TROVATA MICROSPIA IN UNA MACCHINA

Riceviamo e diffondiamo:

Trovata microspia (2 microfoni) con scheda SIM della vodafone, scheda SD da 32GB e GPS in una macchina a Roma. Pare che abbia iniziato a registrare ed inviare dal 14 febbraio 2025, venendo forse piazzata a fine gennaio. L’aggeggio si trovava lato autista, in basso, a fianco al sedile sulla sinistra. Si alimentava coi cavi sotto lo sterzo ed i microfoni erano piazzati uno sotto il sedile dell’autista, uno nei pressi della cintura di sicurezza, sempre dallo stesso lato.

Fine delle trasmissioni, merde!

 

MILANO: SULLA SENTENZA DEL CORTEO DELL’11 FEBBRAIO [OPUSCOLO]


Riceviamo e diffondiamo:

Con l’avvicinarsi della sentenza di primo grado del processo per il corteo
dell’11 febbraio 2023 al fianco di Alfredo in sciopero della fame contro il
41 bis, diversi gruppi e singoli hanno deciso di esprimere la propria
solidarietà agli imputati. Questa solidarietà ha preso la forma di cortei,
presidi, interventi, scritti e, infine, si è espressa con l’interruzione della
giudice durante la lettura della sentenza. Questo breve opuscolo nasce con
l’idea di raccogliere e diffondere gli scritti di coloro che in quelle settimane
hanno deciso di prendere posizione al fianco di tutti gli imputati e, ancora
una volta, contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo

PDF: Sulla sentenza del corteo dell’11 febbraio (Milano 2025)

IL CPR DI BARI PALESE BRUCIA DA SETTIMANE

Riceviamo e diffondiamo

Ad una settimana di distanza dalle rivolte di inizio luglio il Cpr di Bari è andato di nuovo a fuoco, lx reclusx si sono rivoltatx per tre giorni di seguito. La rabbia si è trasformata in fuoco dopo i continui abusi da parte di sbirri, operatori e sanitari, complici diretti della violenza dello stato che decide chi e come è utile al capitale. Persone che decidono deliberatamente di votare la propria vita a questa macchina di violenza e reclusione, vantando il loro razzismo nei propri profili facebook ed utilizzando la narrazione del supporto, dell’aiuto umanitario e dell’accoglienza come scudo per legittimare la loro complicità.

[21 luglio]

Ieri ci hanno chiamati dal Cpr di Bari palese per avvertirci che nel Modulo 7 erano stati accesi dei fuochi per protesta e che alcuni moduli della struttura erano andati a fuoco.
Dall’interno abbiamo appreso di varie persone finite in ospedale per autolesionismo e per le botte ricevute dagli agenti di polizia. Gli stessi agenti che insieme agli operatori si sarebbero poi rifiutati di portare in ospedale una persona con gambe e braccia rotte.
Oggi ci hanno comunicato che non riusciva nemmeno ad andare in bagno ma che a nessunx interessava, e che uno sbirro ha deciso di dirgli “Fatti la galera”.
Sia nella quotidianita che nei momenti di rivolta, la prevaricazione ed il ricatto sono lo strumento con cui sbirri, operatori e sanitari esercitano il potere.
Molte persone si sono tagliate e nessunx è statx soccorsx.
Anche M., l’amico che ci ha chiamatx, ci ha raccontato che dopo 3 anni che non si tagliava è tornato a farlo per la disperazione che vive in quel posto.
Che questa notte bruci a lungo!

[22 luglio]

La rivolta continua anche stanotte.
Ci hanno chiamatx dal modulo 7 mentre i primi fuochi si accendevano.
Anche i moduli 3 e 6 vanno a fuoco.
Lx operatorx sono tuttx uscitx e il centro è pieno di camionette.
Gi sbirri sono con maschere antigas e manganelli pronti a menare.
Lx reclusx sono sui tetti per non respirare il fumo dell’incendio.
Ci dicono che sono le guardie ad aver iniziato, forse per vendetta della rivolta di ieri.

[23 luglio]

La rivolta non si è mai fermata.
Stamattina lx amicx ci hanno detto che non c’erano fuochi accesi e nessunx era sul tetto ma che si continuava a urlare,battere e lottare!
Alle 17 più o meno, dal modulo 4 ci hanno chiamatx per avvisarci che stavano accendendo nuovi fuochi.

[Notte del 23 Luglio]

Lx solidalx sono andate sotto il Cpr per portare un saluto e dare sostegno allx rivoltosx.
Il saluto é durato 5 ore nelle quali si è riuscitx a comunicare con le persone recluse salite sui tetti che urlavano Libertà.
A l’una di notte, M. ci ha chiamatx per dirci che era stato messo in Isolamento e che il pacco che era stato lasciato per lui non era mai arrivato. Anche tutti gli altri pacchi lasciati sono stati consegnati solo dopo che lx reclusx hanno cominciato a protestare anche per quelli.
M. in chiamata ci ha fatto sentire il rumore del suo letto, completamente fatto di ferro, senza nemmeno un materasso su cui dormire.
Ci ha ringraziato per il sostegno e per i fuochi d’artificio, dal tetto è riuscitx a vederli bene, non li vedeva da tanto tempo.

M. ha 22 anni, dopo 7 anni di prigione è uscito per buona condotta, lavorava e aveva una vita, faceva spettacoli al teatro, un’attività che aveva iniziato in carcere.
Da un giorno all’altro è stato fermato e portato nel Cpr, senza sapere neache perché.
Lo stesso stato che ha concesso la libertà a M. ha deciso di toglierla senza scrupoli.
Una libertà concessa solo perché lo stato aveva deciso di aver piegato M. abbastanza.
La “buona condotta” resa il marchio di chi è stato “aggiustato” dal carcere.
Una libertà durata il tempo di tornare clandestinx, tornare ad essere un problema da rinchiudere.

Verso le 17 di due giorni dopo M. è riuscito a fuggire dal Cpr di Bari Palese; era in isolamento.
Non sappiamo se sia ancora libero ma lo speriamo con tutto il cuore.

[24 luglio]

Oggi la situazione nel lager è più tranquilla.
Lx reclusx sono stanchx e in più l’ufficio immigrazione è stato al centro stamattina per fare terrore psicologico allx rivoltosx.
A. un ragazzo tunisino é stata arrestato per le rivolte di ieri
Non eravamo in contatto con lui purtroppo e non sappiamo chi è il suo avvocato.
Sappiamo della differenza di privilegio che c’è tra chi lotta dentro al Cpr e chi fuori.

Riteniamo fondamentale dare sostegno allx reclusx in questi momenti di rivolta, perchè sappiamo che l’unico modo per chiudere i cpr é attraverso le rivolte, il fuoco e la forza delle persone reclusx di resistere.
É importante essere li sotto per non lasciarlx isolatx in questi momenti, in cui l’apparato repressivo si esprime con violenza non solo attraverso gli arresti, ma anche con il costante ricatto del rimpatrio o del prolungamento della reclusione.

“Fumo denso divampa
e sparge l’urlo per la libertà
dei fratelli imprigionati
La fiamma si alza sconfinando
le alte mura militari
della macchina reclusiva dello stato.
Ombre di giganti con il volto coperto
vanno avanti e indietro
dentro il bianco fumo,
organizzando la rivolta
immaginando l’evasione”

NUOVO OPUSCOLO: DEPORTAZIONI. RIFLESSIONI PER ATTACCARE GLI INGRANAGGI DEL RAZZISMO DI STATO

Diffondiamo

I CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) vanno chiusi e basta, questo è quello che abbiamo imparato in questi lunghi anni di lotte e resistenze da quei campi di morte. Queste strutture sono un vero e proprio monito alle persone libere, un luogo di violenze e dolore, uno strumento di ricatto per la manodopera sfruttata.

Senza dimenticare tutto quello che avviene prima, per riempire un CPR:
retate nei quartieri, sugli autobus, nei ghetti, lungo tutta la penisola.

Nel corso dell’ultimo anno stiamo anche assistendo ad una forte accelerata delle deportazioni. Infatti, considerando il 2024 i dati parlano di un aumento complessivo del 16% rispetto all’anno precedente e il 2025 lascia chiaramente intendere che questi numeri andranno ad aumentare.


Come compagnx riteniamo necessario continuare ad opporci a tutto questo, soprattutto davanti ai nuovi assetti, che per veder crescere le deportazioni alzano il livello di violenza e razzismo in ogni angolo della società.

Ecco il perché di questo testo, nel quale si è cercato di accendere l’attenzione sulle deportazioni, considerando i diversi meccanismi ed attori che le rendono possibili e sottolineando come nel corso degli ultimi anni l’impianto normativo, che regolamenta ogni aspetto dell’esistenza dei/delle non italianx sia diventato sempre più restrittivo, sia nella possibilità di ottenere e mantenere un permesso di soggiorno, sia nella possibilità di entrare in Italia, in Europa.

Un testo, strumento e pretesto, con cui lanciare una mobilitazione contro le deportazioni che avvengono all’ordine del giorno.

Scarica, stampa, diffondi!

LINK AL PDF

TORINO: AGGIORNAMENTI SUL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI

Diffondiamo

Il CPR di Torino imprigiona ad oggi una sessantina di persone divise in 3 aree: Blu, Verde e Gialla.
Dalle rivolte che in primavera distrussero l’area Viola e Bianca, Sanitalia – cooperativa gestrice del centro – ha mantenuto un costante livello di terrore volto a scoraggiare ogni tipo di protesta, soprattutto attraverso la minaccia del carcere. Infatti nelle ultime settimane, in più episodi ci sono stati detenuti trasferiti in galera a seguito di singoli episodi di insubordinazione o di litigio tra prigionieri. Il ritorno dal carcere al CPR, dopo pochi giorni, porta con sé in alcuni casi una misura cautelare, in altri un trasferimento punitivo in un altro CPR, e sempre e comunque un’immediata riconvalida della detenzione amministrativa che, di fatto, azzera il conto dei mesi di trattenimento e inevitabilmente allunga i tempi di detenzione.

È ben chiaro come il clima di paura imposto dai gestori del centro sia volto a pacificare la struttura e così guadagnare economicamente il più possibile dal perdurare dello stato delle cose.
A tal proposito è bene raccontare la situazione odierna dentro il lager di Torino e quali sono gli strumenti di cui si stanno dotando i reclusi per resistere e protestare. Parte cruciale della tortura inflitta quotidianamente ai detenuti ruota attorno alla scarsezza e alla nocività dei beni di prima necessità distribuiti. I prodotti per l’igiene personale vengono somministrati in dosi minime, troppo scarse. L’acqua potabile, nonostante il caldo estivo, è limitata a un litro a pranzo e uno alla cena. Il cibo è rancido, maleodorante e immangiabile.

Qualche giorno fa – alla consegna di pane scaduto e con la data di scadenza modificata a penna – molti detenuti di tutte e tre le aree hanno deciso di rifiutare il cibo per un giorno intero.

Grazie a questa protesta, da quel giorno in poi almeno il pane è stato consegnato non scaduto, dimostrando ai dirigenti del CPR come la determinazione dei detenuti vada molto oltre – e possa sfidare – le umiliazioni, i ricatti e le torture a cui sono sottoposti.

Al fianco dei detenuti di tutti i CPR
Tutti liberi!