NISCEMI: FUORI LE BASI U.S.A DALLA NOSTRA TERRA

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Fuori la guerra dalla nostra terra

Il 28 marzo alle ore 15 scendiamo in piazza a Niscemi, la città del MUOS, per una manifestazione contro la guerra e contro l’uso delle basi militari degli Stati Uniti in Italia.

Nel cuore della sughereta di Niscemi si trovano la NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) e il MUOS (Mobile User Objective System): due installazioni militari della US Navy, operative ogni giorno dell’anno e destinate esclusivamente alle comunicazioni militari statunitensi.

Da qui passano ogni giorno i segnali che coordinano operazioni militari, missioni e guerre in diversi teatri del mondo. Non sono strutture simboliche o passive e nemmeno strumenti di difesa: sono nodi operativi della macchina bellica statunitense.

Questo significa una cosa molto semplice: gli Stati Uniti fanno comodamente la guerra da casa nostra.

E i territori che ospitano queste infrastrutture vengono trasformati automaticamente in bersagli nei conflitti.

Niscemi è diventata negli anni uno dei simboli della militarizzazione dei territori. Ma la questione riguarda l’intero Paese: basi, radar, sistemi di comunicazione e installazioni militari disseminati sul territorio italiano trasformano l’Italia in una piattaforma di guerra nel Mediterraneo.

Noi rifiutiamo questa condizione.

Rivendichiamo il diritto delle popolazioni a decidere dei propri territori e pretendiamo che i luoghi occupati dalla militarizzazione siano restituiti alle comunità locali.

Per questo il 28 marzo torniamo a Niscemi.

Per dire che la guerra non è inevitabile.

Per dire che i territori non sono basi militari.

Per dire che i luoghi sottratti alle comunità devono tornare alle comunità.

Fuori la guerra dalla nostra terra.

📍 Niscemi

🗓 28 marzo 2026

🕒 ore 15:00

Movimento No MUOS

FAENZA: APPROFONDIMENTO E DIBATTITO SUL NUOVO, ENNESIMO, PACCHETTO SICUREZZA

Diffondiamo:

La foga securitaria di questo governo (più di altri, forse, ma di certo non inedita per nessun colore politico) ha partorito un ennesimo blocco di leggi che vanno a colpire direttamente la protesta e quei risicatissimi spazi di agibilità di lotta rimastici: con lx compagnx e legali del Mutuo Soccorso di Bologna cerchiamo di fare luce su cosa significano realmente, per le nostre vite e percorsi di lotta, queste nuove leggi.

Nello stesso giorno vorremmo fermarci con compagnx locals (ma non solo!) a riflettere e ragionare sulla situazione degli spazi sociali in Romagna, ormai sotto attacco costante, e magari sorprenderci nell’immaginare delle contromisure!

16 e 30, spazio autogestito Capolinea, via Volta 9, Faenza (RA)

NUOVO OPUSCOLO: AAM MOBILITÀ AREA AVANZATA – IL “BOOM” DEL VENETO.

Diffondiamo questo nuovo opuscolo sui progetti in corso della regione veneto in collaborazione con israele. Si parla di droni, infrastrutture chiave appaltate ad aziende sioniste e nuove architetture di guerra spacciate per investimenti civili. Qui il pdf: scarica, stampa, diffondi!

La scrittura di questo testo nasce dal senso di sconforto generato dalle mobilitazioni che hanno investito l’Italia, e il Nord Est nello specifico, negli ultimi mesi. Il ripetersi inesorabile di cortei o meglio passeggiate sempre più pacificate ha portato un senso di impotenza nelle persone che più hanno speso le proprie energie negli ultimi anni, arrivando nel migliore dei casi ad un burn out.

Se è vero che le mobilitazioni per la Palestina hanno aperto la strada a possibilità oltre le cornici imposte attraverso scioperi, cortei e blocchi, nel Veneto la sensazione è che si debba sempre ricominciare da capo e ripetere gli stessi discorsi all’infinito, cominciare ad organizzarsi, cominciare un percorso (ma non lo avevamo già fatto?)

Dobbiamo interrogarci su quali possono essere nuovi metodi di lotta. Per farlo è necessario conoscere a fondo il territorio in cui si vive e cominciare ad individuare degli obiettivi chiari e concreti, individuare gli snodi principali del sistema che vuole essere imposto, per evitare di sprecare tutte le energie che si hanno in una modalità che sembra (é?) studiata apposta per questo. Bisogna ragionare sui modi in cui la macchina bellica viene integrata nel nostro territorio; e su come questo sarà plasmato nel prossimo futuro. Quali sono i progetti che nascono e vengono sviluppati, sotto il silenzio/assenso generale?

Questa ricerca vuole fare luce sui progetti di mobilità aerea avanzata che si stanno sviluppando nel Veneto. Per lo sviluppo di questi, infatti, il territorio del Nord Est è in prima linea: nel 2022, il Veneto è stata la prima regione italiana ad approvare un protocollo per lo sviluppo di tecnologie innovative per il trasporto aereo a bassa quota.
La prima parte è dedicata alla mobilità aerea avanzata in generale, concentrandosi sugli accordi più evidenti nel nostro paese e in particolare nel territorio Veneto. Si vanno poi a prendere in considerazione i due progetti veneti “Sandbox” e “SKY53”. Viene poi fatto un inquadramento generale sulla mobilità aerea avanzata a livello europeo. L’ultima parte è dedicata ad un approfondimento sulle aziende menzionate, a cui è aggiunta una sezione sul metodo utilizzato per la ricerca.

FORLÌ: LAVORIAMO PER LA GUERRA!

Diffondiamo:

Domenica 25 gennaio una decina di persone vestite con delle tute con i loghi di Leonardo Spa e Thales Alenia Space hanno distribuito, durante il carnevale dell’Aeroporto al quartiere Ronco di Forlì, un volantino contro il Progetto ERiS, Emilia Romagna in Space. Il Progetto ERiS è un’iniziativa che mira a raggruppare aziende che operano nel settore militare per realizzare un nuovo polo aerospaziale. Un progetto che va contrastato!

Qui trovate il testo del volantino e alcune foto:
https://noeris.noblogs.org/2026/01/26/lavoriamo-per-la-guerra/

Il sito noeris.noblogs.org si propone di fare controinformazione sul progetto “Emilia-Romagna in Space” a Forlì.

Chi alimenta la guerra non va lasciato in pace!

FAENZA: PROGETTO ERIS FABBRICA DI MORTE

Diffondiamo:

Sabato 31 gennaio, al CSA Capolinea, Faenza

Concerto e piccola chiacchiera/introduzione alla situazione del Progetto ERiS (Emilia Romagna in Space) che pretende di impiantare una fabbrica per la produzione di morte della Leonardo e Thales (tra le altre ditte) a Forlì.

La guerra va sabotata e cancellata dalla storia dell’umanità!

Musica e autogestione, contro ogni autorità e oppressione!!

FORLÌ: I PADRONI MENTONO. IL PROGETTO ERIS È UN PROGETTO DI GUERRA

Riceviamo e diffondiamo: 

Sulla questione del progetto ERiS della cittadella dell’aerospazio a Forlì, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi arriva una paraculata mediatica per negare l’innegabile, ovvero il fatto incontrovertibile che le tecnologie che verrebbero prodotte a Forlì se il progetto andasse in porto troverebbero applicazione anche in scenari bellici. Forse (ci auguriamo) la contro-informazione (non solo da parte del nostro collettivo) e la mobilitazione iniziata a Forlì, con svariate serate a tema e un corteo ben riuscito contro il progetto (ma ci aspettiamo molte altre e variegate iniziative), seppure volutamente ignorate dai media locali, hanno dato molto fastidio ai grandi cartelli economici che governano la città e che, assieme ad aziende belliche come Leonardo, Thales, Curti (tra le altre) e con la partecipazione di Unibo e Comune di Forlì, collaborano a questo scellerato tentativo di installazione di un polo di produzione di tecnologia “dual use”, ovvero antenne per nanosatelliti che avranno applicazioni sia civili che militari.
Gli stessi dirigenti della Fondazione Cassa dei Risparmi non riescono a nasconderne il doppio uso, forse civile ma di sicuro anche militare, quando affermano che “spesso a rendere una tecnologia un’arma è l’uso scellerato da parte dell’uomo”. Qui l’ipocrisia rasenta livelli altissimi: se venissero prodotti spazzolini da denti o libri il problema si porrebbe? Si fatica a credere a soldati armati di libri o spazzolini per fare la guerra!
Non a caso la Fondazione Cassa dei Risparmi, che assieme al Comune di Forlì guida la “Fondazione Mercury” – ente a cui é stato concessa l’area verde pubblica posta nel quartiere Ronco in cui realizzare il progetto ERiS e che in questi giorni dovrebbe incontrarsi con esponenti del governo Meloni, dopo aver incassato la promessa di finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna – tira in ballo, sia come modello che come concorrente sul mercato, Elon Musk.
Musk che dell’utilizzo dei servizi internet satellitari ha fatto la sua fortuna, soprattutto per il ruolo giocato nei conflitti odierni, basti ricordare il ruolo che Starlink di SpaceX ha avuto e sta avendo nella guerra in Ucraina, diventando un elemento chiave, guidando i droni, i missili e i sistemi di puntamento.
Questa é la tecnologia che vorrebbero produrre anche a Forlì, con un progetto che si inserisce nei programmi di riarmo dell’Europa.
Le frottole hanno le gambe corte.
Chi lavora per la guerra non va lasciato in pace!


https://www.forlitoday.it/cronaca/polo-aerospazio-governo.html
Qui l’articolo sulla stampa locale.

https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/aerospazio-e-guerra-a-forli-sul-progetto-eris-di-thales-alenia-space/
Qui un’analisi reale sul progetto ERiS.

MESSINA: CORTEO NO PONTE

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Sabato 9 agosto
ore 18.00
Piazza Cairoli (ME)

Costellata dagli innumerevoli annunci di Salvini e Ciucci è arrivata una nuova estate. Nel 2023 ci avevano già detto che era l’ultima estate, che eravamo alle soglie dell’avvio dei cantieri del ponte sullo Stretto. Sono passati due anni e ancora una volta ci troviamo di fronte ad accordi e cronoprogrammi che alludono alla messa in moto delle ruspe. Noi sappiamo bene, però, che, al di là dell’effettivo inizio dei lavori, le attività di Stretto di Messina Spa ed Eurolink consumano già risorse e rubano futuro,con la complicità di Regione e Comune di Messina lasciando inevasi i bisogni veri che i nostri territori esprimono.

Ancora una volta ci troviamo, d’altronde, di fronte a una estate di passione per l’assenza di acqua nelle nostre abitazioni. Circa metà di quella che passa dalla rete idrica siciliana va perduta, e in tutta la Sicilia, Messina inclusa, le crisi idriche sono all’ordine del giorno. Nonostante ciò, i soli lavori di costruzione del ponte ruberebbero 5 milioni di litri d’acqua al giorno, pari al 20% del fabbisogno idrico di Messina.

Già nella Relazione che accompagnava il DL 35/2023 il ponte sullo Stretto veniva annoverato come opera di interesse strategico. Già in quella occasione, dunque, Salvini & soci avevano provato a collocarlo dentro un contesto europeo che potesse, da un lato, consentire una corsia preferenziale nei meccanismi autorizzativi e, dall’altro, catturare risorse europee da utilizzare ai fini della progettazione e costruzione dell’opera. Di recente il Governo ha con ancora più forza rappresentato il ponte come opera di interesse militare, collocandolo nel quadro degli impegni strategici della Nato e rendendo la Sicilia, da quasi un secolo occupata dalla presenza di basi militari USA, NATO e italiane, sempre più un avamposto militare nel Mediterraneo.

Tale strategia politica e mediatica è stata messa in atto mentre il mondo intero continua la folle corsa verso la guerra e il riarmo. A tutti gli effetti, dunque, il manufatto d’attraversamento e tutte le opere collaterali previste diventano l’ennesima propaganda di una politica militarista che va contrastata. Essere contro la guerra, così, vuole dire essere contro il ponte ed essere contro il ponte significa essere contro la guerra.

Con i 14 miliardi di euro stanziati per il ponte e i 30 miliardi spesi annualmente in armi dall’Italia, quante delle emergenze strutturali del Sud e delle isole (e non solo) si potrebbero sanare? La siccità, certo. Ma anche ospedali, scuole, autostrade, ferrovie e tanto altro ancora.

Ecco perché, nel dire NO AL PONTE, gridiamo forte che VOGLIAMO L’ACQUA, NON LA GUERRA.

IL PONTE SULLO STRETTO E IL DECRETO SICUREZZA

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VIETATO LOTTARE CONTRO LE GRANDI OPERE

Il decreto legge in materia di sicurezza è stato definito da moltx il decreto anti-no ponte. Vengono difatti inasprite le pene per i “danni di imbrattamento e danneggiamento di edifici pubblici durante manifestazioni e inserite aggravanti per chi protesta contro opere pubbliche e strategiche come il Ponte sullo Stretto o il Tav”. Sembra chiaro che una parte del decreto legge abbia come focus reprimere il dissenso che la lotta alle grandi opere porta nelle piazze.

LA REPRESSIONE DEL DISSENSO

Opporsi alla costruzione di ecomostri come questo diventa centrale in un territorio come la Sicilia, devastata dalla siccità, dagli incendi – come è successo a Stromboli – e dalla costante turistificazione e militarizzazione che pervade gli spazi urbani e rurali. Magari nella speranza che il ponte lo costruiscano sfruttando il sovraffollamento nelle carceri?

WE BUILD – TRA GRANDI OPERE E DETENZIONE

A trarne vantaggio saranno i potenti. We Build ad esempio, azienda che ha costruito 14 edifici nella base di Sigonella, che si sta occupando del raddoppio ferroviario in Sicilia e che ha firmato un protocollo di intesa con il Ministero della Giustizia per la formazione professionale e il reinserimento lavorativo dei detenuti. L’azienda si impegna a formare professionalmente detenuti selezionati dal DAP, con particolare attenzione a quelli in possesso di specifiche attitudini e con fine pena breve. Successivamente, i detenuti potranno essere assunti nei cantieri delle società collegate a Webuild.

IL RUOLO MILITARE

Che il Ponte sullo Stretto serva solo per agevolare i trasporti ed il commercio è chiaro. Quello che non è chiaro è quale commercio e quali trasporti agevolerà. Oltre al turismo sfrenato che già rovina l’Isola e impoverisce lx abitantx a favore di pochx, si dice che il Ponte potrà essere utilizzato per trasportare materiale bellico, nonostante i rapporti negativi al riguardo: non risulta poi così strano che il Ponte possa essere attraversato per raggiungere l’aeroporto militare di Trapani Birgi o la base Usa di Sigonella (base operativa utilizzata anche per commettere il genocidio palestinese).

DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO

La lotta No Ponte è una lotta che parla dei problemi più evidenti del sistema in cui viviamo: devastazione ambientale, militarizzazione della città (1082 telecamere nella sola città di Messina), crisi abitativa, estrattivismo, carcere. L’imposizione di questo dispositivo funzionale alla messa a profitto e al controllo del territorio necessita di un organico che ha familiarità con le tattiche repressive più violente. Per questo vediamo investire personaggi legati agli abusi polizieschi G8 di Genova nelle cariche di dirigenza delle forze dell’ordine proprio nell’area di Messina e dintorni.

TERRITORI CHE RESISTONO

Alla luce di queste considerazioni: chi devasta e saccheggia il territorio? Quelli che si oppongono alle grandi opere o quelli che le costruiscono?
Noi non abbiamo dubbi, siamo No Ponte, ed è per questo che invitiamo chi parteciperà al corteo del 17 maggio “Liberiamoci dal Decreto Sicurezza” a raggiungere a Messina lx compagnx il giorno successivo, il 18 maggio!

Dopo il corteo a Catania ci vediamo a Messina! Non mancare!


Per maggiori info segui:
– Stretto LibertariA
– Contro il nulla che avanza
– Materiale Piroclastico

PALERMO: RIQUALIFICAZIONE SIGNIFICA SBIRRI NELLE STRADE

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Riqualificazione significa sbirri nelle strade, gente in galera e cpr
Parliamone insieme sabato 19 aprile in Piazza Colajanni (Palermo) ore 16.00

Palermo è cambiata molto negli ultimi anni. Il turismo ha modificato completamente molte strade e interi quartieri. Gli interventi del comune negli anni hanno sia assecondato l’ondata turistica, sia favorito progetti di cosiddetta “riqualificazione”, cioé messa a valore di aree a fini speculativi, rendendole più attraenti per nuovi abitanti frequentatori, più ricchi o comunque più decorosi e controllabili

Questi cambiamenti sono stati possibili solo grazie a un maggior controllo della popolazione, da parte degli sbirri e delle telecamere presenti ovunque. Una grossa mano è stata poi data dall’associazionismo, soprattutto di sinistra, che ha fornito la copertura ideologica e la manodopera per portare avanti buona parte dei progetti di “riqualificazione”.

Ballarò è un buon esempio di questi cambiamenti, ma nel quartiere tali dinamiche non hanno totalmente preso il sopravvento. Le diverse “comunità” riescono ancora a mettere in campo forme di abitare e vivere il quartiere resistenti al controllo dello Stato.

Recentemente il contrasto alla vendita di crack e le regolarizzazioni del mercato storico e di quello dell’usato sono state le occasioni per un rinnovato intervento statale, chiesto a gran voce dalle associazioni. Le conseguenze non sono tardate ad arrivare. Ballarò, l’Albergheria e le aree
circostanti sono infestate giorno e notte da volanti e falchi in borghese.

Negli ultimi mesi si sono succeduti numerosi fermi di polizia con arresti, trasferimenti in cpr e correlate violenze sbirresche.

Nel frattempo il governo ha messo a punto nuove norme repressive, che prevedono numerosi e nuovi reati e aumenti delle pene, insomma più carcere per sempre più persone. Il governo ha pure previsto l’apertura di nuovi cpr, centri per il rimpatrio, cioè luoghi dove rinchiudere le persone prive di permesso di soggiorno prima di deportarle.

Queste misure, quindi carcere e cpr, andranno a colpire anche la gente di Ballarò, soprattutto chi sarà ritenuto un ostacolo ai cambiamenti in corso.

E’ il momento, per chi non vuole lasciare tutto in mano a politicanti e sbirri, di prendere la parola e cercare i modi per auto-organizzarsi.

TORINO: MANGANELLATE, CARICHE E FERITI ALL’USCITA DELLA TAZ “MUTAZIONI”

TORINO: MANGANELLATE E CARICHE ALL’USCITA DELLA TAZ “MUTAZIONI”

Nella giornata di ieri è andato in scena l’ennesimo delirio di violenza poliziesca nei pressi di La Cassa (Torino), quando al termine della TAZ “Mutazioni” la polizia ha dapprima chiuso le persone dentro il capannone, con il ricatto di consegnare il sound e gli organizzatori per poter uscire illese; in un secondo momento ha caricato a sangue freddo alcune persone a piedi, che stavano portando uno striscione cercando di aprire la strada per far passare i mezzi.

Alcuni furgoni e macchine sono poi riusciti a passare, ma sono stati ripetutamente manganellati dai celerini, che hanno bucato le ruote e rotto finestrini e parabrezza, ferendo persone all’interno dei mezzi e fuori. I media di regime parlano di oltre 300 identificati. Lo stesso copione si era ripetuto neanche un mese fa al termine di un’altra Taz nei pressi di Moncalieri: anche in quel caso la polizia aveva tentato di bloccare l’uscita, manganellando persone, macchine, furgoni, cercando di impossessarsi del sound.

Ad ogni sgombero una nuova occupazione
10, 100, 1000 TAZ!


«Rivendichiamo la nostra illegalità perché scegliamo di autogestire le nostre vite, le nostre relazioni e il nostro spazio/tempo. Non chiediamo un posto nel vostro sistema marcio, né tanto meno vogliamo essere accettati […]

Non crediamo che la creazione di ZONE TEMPORANEAMENTE AUTONOME sia un “diritto” da “liberi cittadini” bensì un’azione concreta che ogni individuo può intraprendere per gettare le basi di un’esistenza autogestita. Coscienti del fatto che non basta un pomeriggio per diffondere autogestione, ma un percorso di lotta quotidiana, lunghissimo, forse infinito e pieno di ostacoli da superare. Coscienti del fatto che questi ostacoli da solx non possiamo superarli, è per questo che, ancora una volta, ci aggreghiamo liberamente.

“Siamo fuorilegge perché la legge ci ha espropriato dei nostri corpi obbligando i nostri gesti e le nostre vite a battere il tempo del dovere e dell’alienazione.
Siamo fuorilegge perché non sguazziamo nei soprusi e diamo alla vita un altro valore che non è quello di merce, perché pensiamo che non tutto abbia un prezzo.
Siamo fuorilegge perché non amiamo le gabbie.
Una TAZ nasce da tutto questo e mentre ballate e vi divertite pensate ad una cosa: state commettendo un reato.”»

(Da un volantino anonimo)