SALENTO: CORPI, LUOGHI, FRONTIERE – TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI

SALENTO 26-27-28 GIUGNO 2026

Nell’antica Grecia, la Xénia indicava il rituale dell’ospitalità verso lo straniero che bussava alla porta. Viaggiatore, naufrago o fuggitivo, l’ospite riceveva cure e onori che un giorno avrebbe dovuto ricambiare. Nel corso dei secoli, le regole della Xénia hanno reso il Mediterraneo uno spazio di ibridazioni e incroci, uno spazio di possibilità, dove l’alterità e l’ignoto contaminavano l’identità dei popoli.

Oggi, nell’eco lontana di quell’idea, noi abitanti di un piccolo frammento di terra mediterranea sappiamo di vivere ai margini di quel centro di potere chiamato Occidente. Un Impero che ha costretto l’orizzonte universale della storia entro i confini della sua sovranità. A costo di migrazioni forzate, desertificazione, genocidi e distruzione degli ecosistemi, la sua violenza ha imposto il dominio del profitto e il pensiero unico dello sviluppo tecno-industriale inarrestabile.

Nel territorio in cui viviamo, al confine meridionale dell’Impero, si parla ancora il griko, un’antica lingua derivata dal greco. In griko, sséno, mutazione di xénos, indica la provenienza da un generico altrove. Ancora oggi, mentre il Mediterraneo è uno spazio di respingimenti, frontiere militarizzate e mercato turistico, sentiamo il legame a questa radice storica ed è questa concezione dello spazio che vogliamo abitare e attraversare. Mentre il potere attribuisce agli stranieri la responsabilità della miseria in cui ha fatto sprofondare intere popolazioni, riconosciamo come complici coloro che, come noi, vivono ai margini dell’Impero e rappresentano una breccia aperta su molteplici possibilità.

Vivere ai margini ci permette di vedere da vicino le mura della fortezza, ma anche le sue crepe. Qui, la frontiera è un avvertimento ma anche una sfida. E’ la linea fisica o immaginaria che separa brutalmente la speranza dalla disperazione, il privilegio dallo sfruttamento, il turista dal clandestino. Ma a volte, i centri di detenzione vanno a fuoco.

Viviamo in un territorio devastato dal saccheggio capitalista. Una violenza che, dopo lo spopolamento causato dall’emigrazione dei braccianti agricoli senza terra, è proseguita con l’ installazione di impianti industriali predatori. L’acciaieria di Taranto, il complesso petrolchimico di Brindisi e l’estrazione petrolifera in Lucania sono solo le ferite più visibili di un territorio fatto oggetto di operazioni cosmetiche per essere appetibile sul mercato turistico.

Proposta

Vogliamo organizzare tre giorni di incontri nel nostro territorio, il Salento, per dare voce ad esperienze di lotta provenienti da diversi luoghi ed elaborare insieme analisi politiche a misura delle esigenze del nostro tempo. L’interconnessione dei luoghi di amicizia potrebbe assomigliare a un’esperienza di vicinanza, una mujawara, -come lo definirebbero le nostre compagne libanesi, poiché crediamo che la solidarietà non si basi sul compimento di una «buona azione militante», ma sul considerare le altre lotte come parte delle nostre e viceversa. Riconoscersi è il motore dell’internazionalismo.

Cominciamo con l’abitare un luogo dove condividere storie e prospettive, cibo, musica; un luogo di cui saremo ospiti –sséni– sulle rive del Mediterraneo. Organizzeremo, nello spazio di un campeggio, giornate di discussione e convivialità ma anche di scoperta dei territori e condivisione dei progetti di lotta.

Vi chiediamo di partecipare alla costruzione di questo incontro proponendo interventi sulle vostre esperienze, analisi e pratiche sviluppate tra centri e margini; rapporti tra frontiere e attraversamenti, tra militarizzazione, speculazione turistica da un lato, ed esperienze di resistenza, sussistenza e solidarietà internazionalista dall’altro.

Pubblicheremo prossimamente altri approfondimenti. Organizzeremo le proposte di intervento che perverranno al seguente indirizzo:

maisiaturista@riseup.net

https://luoghicorpifrontiere.noblogs.org/

BOLOGNA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DELLA DOZZA

Diffondiamo:

Domani 3 marzo saremo in presidio dalle 10 alla Dozza per portare solidarietá allx compagnx in carcere per la lotta contro il Muba.

La nostra rabbia brucia molto piu forte della vostra repressione!

E se soffi sul fuoco… lo accendi di piú!

ATTACCATO IL PRESIDIO CONTRO IL MUBA A BOLOGNA

Diffondiamo:

Il presidio permanente al parco Mitilini Moneta Stefanini al Pilastro contro il progetto del Muba è stato violentemente attaccato. Ingentissimo il dispositivo poliziesco. Ci sono diverse persone portate in questura e feriti.

C’è bisogno di supporto, chi puo raggiunga il parco o la questura!

DENUNCIATX DUE COMPAGNX A CAMPOBASSO IN OCCASIONE DELL’ UDIENZA DI AHMAD

Diffondiamo:

Il 20 gennaio a Campobasso c’è stato un presidio in solidarietà ad Ahmad Salem, ragazzo palestinese ingiustamente arrestato la primavera scorsa dalla digos di Campobasso, mentre faceva richiesta d’asilo politico.
Quel giorno abbiamo partecipato al presidio per portare solidarietà a tuttx lx prigionierx palestinesi e perchè riteniamo vergognoso che Ahmad, come tante altre persone, sia tutt’ora reclusx dalle istituzioni totali, le galere, che reputiamo essere i luoghi dove la repressione dello Stato prende una delle sue forme più violente.
C’è un collegamento ovvio tra chi costringe le persone nelle carceri e chi finanzia il genocidio in Palestina, come chi toglie fondi a scuole, centri antiviolenza e ospedali per spostarli verso multinazionali di armi o combustibili fossili.
Per questo, con un gruppo di persone, dopo l’udienza di Ahmad, abbiamo deciso di spostarci per un breve saluto al carcere di Campobasso, che si trova a pochi metri dal tribunale.
Si tratta di un carcere sovraffollato, con una struttura fatiscente e mancanza di servizi base, in cui molti detenuti hanno meno di 25 anni; un posto che si trova in centro, ma è dimenticato e lasciato da parte, mentre all’interno continuano a morire persone nell’indifferenza assordante della città.
Ci sembrava quindi importante portare la nostra solidarietà e spezzare l’isolamento, anche solo per poco tempo, perché la resistenza delle persone detenute ci riguarda tuttx.
Per questo saluto al carcere, peró, due compagnx sono statx denunciatx dalla questura di Campobasso, per manifestazione non autorizzata.
Un atto intimidatorio, volto a reprimere la voglia di esprimere solidarietà e di stare in piazza e in strada contro il fascismo, il sionismo, le galere e tutti i tipi di oppressione che quotidianamente impattano le nostre vite.
Chiediamo a tutte le persone solidali, che vedono il marcio nelle leggi repressive del nostro governo, come nelle forze dell’ordine che eseguono i comandi, di prendere questa occasione per lottare meglio e di più e di stare vicine come possono alle compagnx denunciatx.

CI VEDIAMO IL 10 MARZO A CAMPOBASSO, in occasione della seconda udienza di Ahmad.

Contro lo stato di polizia, contro il sionismo, contro le galere, contro i ddl sicurezza.
Solidarietà con chi lotta!

BOLOGNA: COMPLICI E SOLIDALI CON ALFREDO E TUTTX LX PRIGIONERX ANARCHICHX

🔸 GIOVEDÌ 5/03 – SENZA CHIEDERE PERMESSO. Tettoia Nervi, via Fioravanti.

Presentazione della fanza “SBI-LANCIO. Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo” e cena benefit inguaiatx mobilitazioni NO41 BIS.

🔸 MERCOLEDI 11/03 ORE 19:30 AL TRIBOLO – Via Donato Creti 69/2, BOLOGNA.

LOTTARE E FAR FRONTE ALLA REPRESSIONE: parliamone a partire da alcuni processi in corso a Bologna.

A seguire cena benefit inguaiatx rinviatx a processo per la mobilitazione in solidarietà ad Alfredo contro 41-bis ed ergastolo ostativo.

🔸 MERCOLEDì 18/03 ORE 9:30 AL TRIBUNALE – Via D’Azeglio 56, BOLOGNA.

Presenza solidale in aula e fuori dal tribunale in occasione della prima udienza per la mobilitazione bolognese contro il 41-bis.

CHE LA SOLIDARIETÀ FACCIA MACERIE DI OGNI GALERA, STRAGISTA È LO STATO!

ALCUNE RIGHE DOPO LA SENTENZA IN PRIMO GRADO DEL CARNEVALE NO PONTE

Diffondiamo:

LIBERX TUTTX! LIBERX SUBITO!!!

Mercoledì 11 febbraio si é tenuta l’udienza in primo grado del processo per i fatti del carnevale no ponte dello scorso 1 marzo, a Messina. Le richieste di condanna si attestavano tra i quattro anni ed i quattro anni e mezzo, la sentenza ha infine ridimensionato le pene richieste dall’accusa disconoscendo le aggravanti. Questo non suggerisce certo una simpatia dei giudici nei confronti della libertà; ma, probabilmente, evidenzia l’animo punitivo che muove le intenzioni di questo sistema ogni qual volta si veda radicalmente messo in discussione. Infatti, unx delle tre imputatx si è vistx combinare una pena di tre anni di reclusione, con l’evidente intenzione di aggravare la sua condizione di imputato nel quadro, anche, dell’operazione “Ipogeo”.

Uno Stato che tiene in cattività le persone; costringe alle frontiere, respingendo verso il nulla o assorbendo nel tritacarne della detenzione; con le mani sporche del sangue versato da ogni proiettile e/o bomba sganciata nel mondo; che divora la natura, separandocene come papà capitale gli impone; che festeggia davanti alla sofferenza e morte altrui, come quell’uno a zero assassino pronunciato dopo piazza Alimonda o lo sfregolio di mani e risate dopo le scosse dell’Aquila (ma gli esempi andrebbero verso l’infinito); che carcera e si dota di sempre più possibilità di farlo, mentre spalanca le porte dell’industria detentiva ai big delle costruzioni (vedi Webuild); che accoratamente dalle Camere richiede il pugno di ferro contro la vita; che ci soffoca sempre piú, con goduria del sottosegretario Delmastro, tra gli altri.

Ecco questo stesso Stato, oggi, nel ruolo datogli dal plot del grande regista Potere Denaro (Golden globe alla strage e Primo premio alla misoginia), ha emesso sentenza di colpevolezza contro chi smaschera il suo squallido teatrino delle apparenze.

E proprio lo stesso giorno, l’undici febbraio, si é celebrato il processo per l’omicidio di Moussa Balde, ucciso da quel meccanismo stragista che Stati ed Unione europea riservano ai corpi risputati dalle stragi architettate ed eseguite dagli sgherri del sistema di capitale. Una strage che avviene per mano di eserciti e guardie di frontiera; secondini ed operatori delle cooperative; medici, guardie e tribunali. A conferma dell’impunibilità dei sicari in divisa, assoluzioni per tutti gli operatori delle FF. OO. Ma non é certo una condanna di un tribunale che può sanare un meccanismo razzista e misantropo, di cui ne é invece organicamente parte. Nella mattinata dell’undici febbraio poi, ancora una volta, moriva tra le mura del CPR di Bari Palese un giovane venticinquenne, razzializzato e rinchiuso tra le fauci del razzismo strutturale dello Stato e le sue istituzioni. “Arresto cardiaco”…ma come fa un cuore a reggere cotanta malvagità?! Come fanno occhi di bambinx a non trasformarsi in vuoti grigi di paura, gialli di malattia?! L’oblio del dimentacatoio aspetta quest’ennesimo assassinio di Stato, la persona non esiste più, nemmanco un numero…solo un brandello di carne da straziare per ciucciare via quanto più humus vitale possibile da trasformare in sgocciolante denaro, colpevole potere. Morte naturale dicono… ma come fa ad essere naturale una morte inflitta da un mondo fondamentalmente e banalmente finto? Era forse naturale la morte dei soldati nelle trincee durante le guerre mondiali?! Era forse naturale la morte che infliggeva la spada ed il cannone del colonizzatore alla ricerca del demonio nascosto nel petto delle sottomessx?! Sono forse naturali la morti sulle coste di Cutro ed in tutto il Mediterraneo?! Lo sono quelle delle persone suicidate nelle galere della non-vita?! Lo sono quelle dei gazawi? Lo sono quelle dei campi libici?! Quelle dello stragi dell’imperialismo?! Quelle dei tumori inflitti dalla fumata nera dell’industria?! Tutte quelle avvenute nelle caserme?! Sono morti naturali quelle della solitudine dell’abbandono?!

Vogliono ridurre l’esistenza in cattività e celebrano il rito della loro morte insensata con balaclava e trasferte pompose di digossini per andare ad acciuffare il micelio della rivolta. Ma questo, inarrestabilmente contagioso si propaga e rispunta nuovamente, altrove, in più punti, sempre più rigoglioso. Ci potranno imporre galere, pilastri di ponti, infinite linee ferrate e/o asfaltate, caserme, provvedimenti sicurezza etc. etc. etc.; tutti i loro loculi del guadagno e della sicurezza non possono tumulare la pretesa di vita delle insortx.

La loro morte insensata, culto di denaro e spossesso, il loro ipogeo di morte. Le loro squallide operazioni di sicurezza. Mentre il mondo si scandalizza (ben venga) per i rastrellamenti dell’ICE negli Stati Uniti; in Europa, Frontex consegna alle guardie libiche migranti braccatx nel Mediterraneo; le polizie irrompono nei quartieri e rapiscono persone razzializzate in nome del decoro e della sicurezza, vedi San Berillo a Catania, tra gli altri; trans-nazionali dell’infrastruttura mettono sotto scacco interi territori con il supporto di camionette, idranti e procure; vengono sgomberate popolazioni cui terra frana sotto i piedi, come a Niscemi, dove la base del Muos é messa in sicurezza per garantire gli scopi assassini che assolve e migliaia di persone vedono le proprie case crollare al fianco delle laccate passerelle istituzionali; la polizia irrompe in casa delle persone per trascinarle in buchi neri di pochi metri quadri e decisamente affollati. Come ha fatto con altrx compagnx, che il 17 maggio, a Catania, esprimevano una luminosa critica nei confronti di questo schifosissimo mondo galera che uccide e suicida ostaggi quotidianamente.

Ma non finisce qui, lo scempio della giustizia non tarda nel confermare che al peggio non c’è mai fine.. Fogli di via ed avvisi orali; che sgraditx dallo sguardo incendiario si vadano a nascondere nelle foreste!! la caccia alle streghe non è mai finita!! Pennivendoli al servizio ostracizzano la rivolta dai loro confini; “infiltratx venutx da fuori”; “solitx fascinorosx”; “psicosi che si esprimono contro innocenti agenti di polizia”… CHE SCHIFO! Nemici delle vostra stessa specie, svendete il mondo per quei luridi trenta denari e per la plastica emozione di far parte degli incravattati. SQUALLIDI MAGNACCIA INFAMI! Ed ogni istanza di rivolta è invece patologia, è aliena in una baraonda di alienati.

Insomma la loro guerra alla vita gode di una lista infinita di sofferenze inferte dentro e fuori confini, non basterebbe tempo per ricordare le complicità dello Stato italiano con il sistema di esternalizzazione delle frontiere e i massacri che determina sui confini e nei centri di detenzione nei c.d. paesi di transito; le complicità nel genocidio di Gaza (con Webuild nominata per la ricostruzione di gaza); Leonardo S.p.a. fabbrica di morte tutta italiana..

Un tempo le trincee, un tempo Pirelli, un tempo Fiat, un tempo una lineaferrata dritta che taglia esattamente a metà quest’isola o che si ritira tatticcamente sotto le montagne (come nel messinese,lasciando le coste ad altre “operazioni del capitale” possibili). Sempre e comunque trincee da cui viene sferzata la guerra contro l’esistenza, da cui si impone lo squallido esistente. La spaventosa e terribilmente concreta favoletta del ponte sullo Stretto incombe sulle persone e sui territori e mentre il gruppo Webuild (capofila Eurolink consorzio affidatario dei lavori di costruzione del ponte e cantieri affini) attende per poter banchettare di tutta la carne a loro ammazzata dalla cieca brama di governantx, assume sempre più commissioni di cantiere in diverse parti d’Italia. Solo nel meridione vi sono diciannove proggetti in corso, “per un valore aggiudicato di circa tredici miliardi di euro”. Con la complessiva capacità produttiva di “due conci ogni sette minuti” e “quarantotto anelli al giorno”, la costruzione di gallerie nelle diverse tratte ferroviarie AC/AV e nei diversi lotti autostradali segue a spron battuto; il ticchettio dell’invasione. “In Sicilia, Webuild è attualmente impegnata nella realizzazione del Lotto 1 dell’asse autostradale Ragusa-Catania e di sette tratte ferroviarie sulla direttrice Palermo-Catania-Messina. Sulla direttrice Palermo-Catania, sta realizzando: il Lotto 1+2 (Fiumetorto- Lercara Diramazione), il Lotto 3 (Lercara- Caltanissetta Xirbi), il Lotto 4a (Caltanissetta Xirbi- Nuova Enna), il Lotto 4b (Nuova Enna-Dittaino) e il Lotto 6 (Bicocca- Catenanuova). Sulla linea Messina Catania sta invece realizzando il Lotto 1 (Fiumefreddo- Taromina/Letojanni) e il Lotto 2″ (Taormina-Giampilieri)”. Questo solo in Sicilia, risalendo per la Calabria, per la Campania, per la Basilicata, per la Puglia e continuando verso il Nord della penisola, i lotti di cantiere si moltiplicano e moltiplicano. La Statale Jonica 106, in Calabria; la linea alta velocità Salerno-Reggio Calabria e Napoli-Bari; la Nuova Strada Statale Cagliaritana; metropolitana, infraflegrea e linea cumana tra Napoli e circondario; l’ospedale Monopoli Fasano. Questi sono parte dei progetti in corso d’opera solo nel Sud Italia da parte del gruppo, la cantierizzazione di sempre più spicchi di territorio, che via via viene sottratto alle persone per permettere al Sud di avere infrastrutture “nuove e sostenibili”. Ma il loro ‘nuovo’ è fatto sulla negazione ed eliminazione totale del ‘vecchio’ e lo stesso il loro ‘sostenibile’, costruito sulla distruzione e sostituzione della vita vissuta con non-vita futura. Un’imposizione di scambio sempre a perdere, barattare la propria esistenza in virtù di non precisati benefici futuri, l’inno alla sopravvivenza.

Mentre il nuovo mondo si organizza e si espande ci si rende conto che c’è sempre meno spazio per la vita. La voracità con la quale il grande buco nero del loro “progresso” fagocita tutto ciò che incontra è spaventosa; ci sono molteplici esempi di ciò di cui sarebbe capace la trans-nazionale, cui curriculum vanterebbe una lista infinita di devastazioni irreversibili, di operazioni di ghettizzazione ed eliminazione della vita in virtù di strade, ponti, ferrovie, turbine idro-elettriche, basi militari etc. etc. etc. L’utilizzo della semantica bellico-militare è ancora una conferma di quanto la presenza del gruppo parrebbe potersi equiparare ad un’invasione vera e propria. Così mentre dai tubi non scendeva manco l’ultima goccia, sul versante sud del messinese operava una talpa (TBM, ossia Tunnel Boring Machine), una fresa meccanica che sembrerebbe necessitare mille litri d’acqua al minuto per scavare una tana devastante nel cuore della montagna. Mentre il deserto avanza su ogni versante promettono ulteriori opere (invasioni) per depurare e/o dissalare l’acqua e, dunque, ovviare ad una crisi che loro stessi ci infleggerebbero, volendo prosciugare di ogni humus vitale anche queste zone del pianeta. Ed intorno a loro rappresentanti e politicanti di varia tipologia cercano di arraffare tutto l’arraffabile, in termini tanto materiali quanto di squallida notorietà, facendo strazio della vita aprono la pista ai nuovi conquistadores, pronti, questi ultimi, ad acquistare quanto gli viene svenduto da salottierx localx.

Ecco in tutto questo (e molto altro!) si inserisce quest’ennesima operazione repressiva, l’ennesimo sfregio alla vita..

Ancora una volta opponiamo a questo regno delle apparenze la solidarietà per le prigioniere di questo impero misogino e misantropo, stragista e onnifagocitante. Ogni parola qui stesa, ogni riga è direttamente proveniente dal pensiero ardente per tutte quelle persone che si ritrovano investite dal “normale” funzionamento dell’apparato repressivo; a tutte queste persone che, intrise delle contraddizioni che la vita gli ha regalato, resistono dentro il buco nero della detenzione. Carcerate ed inquisite poichè non volenterose di rispondere con un silenzioso “sissignore” al ruolo di vittime accollatogli nel copione dello spettacolo democratico.

Che sia galera, l’ennesimo decreto liberticida, un ponte, un CPR… é chiaro di cosa sono emblema tutte questi orribili scabri. Quello stesso emblema protetto da galere e dai tribunali che le rinfoltiscono. L’unico emblema é il denaro; Stato, guardie, tribunali e galere servono solo a garantirne lo scruscio continuo. E mentre portano avanti il procedimento amministrativo ponte con nuove strategie, le talpe di webuild perforano le colline di tutta l’isola (e non solo) ed il governo regala alle mani dello Stato ulteriori strumenti repressivi ancora più espliciti. La loro guerra alla vita é su ogni fronte, ma non la potranno spezzare finché a brulicare ci sarà il germe della solidarietà; qualcosa che divampa ad ogni atto repressivo come fiamma su cui soffia scirocco.

Che fare di fronte all’apparentemente inesorabile avanzata di questo mostruoso colosso? Quali pratiche opporre ad un mondo che infligge ogni giorno sempre più guerra e devastazione? Come resistere davanti alla squallidissima avanzata del capitale? In che modo territorio e libidine possono diventare inceppamento in questo meccanismo di devastazione garantita? Davanti ad una tale complessità non ci si può certo raccontare di avere delle risposte definitive ed universalmente valide, possiamo quantomeno decidere di tornare alle nostre quotidianità con sempre meno sassi nelle scarpe; cercando di organizzarci ed infrangere quella membrana che ci vorrebbe, invece,
sempre più solx.

Per chi volesse mandare delle parole di calore e abbracci solidali alle persone in questo momento detenute:

-Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale
Piazza Lanza, 11
95123 Catania

-Gabriele Maria Venturi
C7o casa circondariale
Via Appia 131
72100 Brindisi

CON ANDRE, BAK, GUIDO E LUIGI!! LIBERX SUBITO!
CON TUTTA LA GENTE DI PALESTINA!
CON SHANIN E TUTTE LE PERSONE RECLUSE NEI CPR!
CON TAREK, ANAN E AHAMAD!
CON PRISONERS FOR PALESTINE E TUTTX DETENUTX IN SCIOPERO DELLA FAME CON LA CAUSA PALESTINESE!
CON TUTTE LE PERSONE CHE DISERTANO LE CHIAMATE DA ENTRAMBI I LATI DEL FRONTE UCRAINO!
CON ANNA BENIAMINO, ALFREDO COSPITO, JUAN SORROCHE!
NO AL PONTE SULLO STRETTO! NO AL 41BIS! CONTRO OGNI DETENZIONE, ANCHE QUELLE DELLA MENTE!!!

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [28 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

SABATO 28 febbraio torniamo sotto al carcere della Dozza per portare un po’ di musica e tutto il nostro calore a chi vive la violenza del carcere. Rompiamo l’isolamento con cui tentano di annichilirci!

Ci vediamo alle ore 15:00 in via Ferrarese davanti le sezioni femminili (in prossimitá del benzinaio), per poi spostarci insieme sotto le sezioni maschili.

Il carcere di Bologna sta vivendo una situazione insostenibile fatta di sovraffollamento, violenze e abusi quotidiani subiti dalla popolazione carceraria.
Anni di leggi classiste e razziste hanno riempito quelle mura, facendo della repressione l’unica risposta al crescente disagio economico e sociale, trasformando le nostre strade in “zone di conflitto” sempre piu militarizzate, esclusive ed escludenti.
In un mondo dove ritorna ad essere presente la minaccia di una guerra esterna quale soluzione all’attuale crisi capitalista – dove con l’attiva collaborazione dei governi globali si normalizza il genocidio del popolo palestinese e la violenza coloniale quale forma di gestione ed eliminazione di un umanità considerata inutile/eccedente ai progetti del potere – si rafforza anche alle nostre latitudini la necessità per Stato e padroni di serrare i ranghi alimentando la guerra interna volta a mantenere lo sfruttamento, la violenza e l’ingiustizia sociale dominante.
Una guerra ai poveri e tra poveri portata avanti a colpi di decreti sicurezza contro chi è emarginato, migrante, povero e sfruttato e/o provi a ribellarsi a questa realtà fuori e/o dentro le galere.
Le rivolte a Bologna e Oristano sono solo le ultime di una lunga serie di proteste che hanno scosso le carceri da nord a sud, represse da una brutalità della polizia che non distingue più né limiti d’azione, né differenze tra prigioni e periferie.
Al fianco di quelle rivolte ci sono le nostre lotte, perché solo la solidarietà può abbattere ogni muro e distruggere definitivamente questa società assassina e il carcere di cui ha bisogno.

Tuttx liberx
Palestina libera
NO 41 BIS

DA BOLOGNA AL FIANCO DEX COMPAGNX IN LOTTA AL SUD

Diffondiamo:

Da Bologna al fianco dex compagnx in lotta al Sud!

Oggi a Messina verrà pronunciata la sentenza di primo grado del processo al Carnevale No Ponte, per il quale due persone si trovano attualmente ai domiciliari ed una in carcere. Per questo abbiamo voluto lasciare un messaggio sui muri di Bologna: siamo al fianco del Sud in lotta, siamo complici e solidali con lx inguaiati No Ponte ed Op. Ipogeo!

L’UNICO INFILTRATO È LO STATO NELLE NOSTRE VITE!
GUI, ANDRE, BAK, LUIGI ED ALE LIBERX
TUTTX LIBERX 🖤

NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI

Diffondiamo:

Di recente è giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute. Il libro ha iniziato il suo “viaggio” fuori, con le prime presentazioni a Napoli e a Udine. Di seguito il blog di riferimento della rete solidale che ha sostenuto l’iniziativa di Claudio, si potranno trovare le presentazioni in programma oltre che aggiornamenti, contributi e lettere dal carcere.

nextstopmodena2020.noblogs.org

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE DENTRO LE GALERE

UDINE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI” DI CLAUDIO CIPRIANI

Diffondiamo:

SABATO 7 FEBBRAIO alle 17.00 presentazione del libro NEXT STOP MODENA 2020 – Viaggio tra le carceri di Claudio Cipriani edito da Sensibili alle foglie, allo Spazio Autogestito di Udine
Via De Rubeis, 43

MODENA 2020: I DETENUTI CHIESERO SANITÁ, LO STATO RISPOSE «FATELI MORIRE!»

PER NON DIMENTICARE, PER UN MONDO SENZA GABBIE, AL FIANCO DI CHI LOTTA!

Il 20 novembre 2020 cinque uomini coraggiosi, cinque detenuti,presentarono alla procura di Modena un esposto: di fronte alle ripetute falsità e reticenze dei funzionari e delle guardie, responsabili di aver assassinato 9 uomini nel contesto di una massiccia rivolta scoppiata nel carcere modenese nelle giornate di esordio del primo confinamento di massa, in seguito al diffondersi del Covid 19 nel marzo di quell’anno, questi cinque detenuti diedero una svolta, raccontando la verità di quei giorni, raccontando le percosse, gli sputi, le manganellate, le negligenze, le omissioni, il terrore, le brutalità, le umiliazioni.

Il racconto di Claudio, Ferruccio, Mattia, Francesco, Belmonte li espose alle rappresaglie e al rischio di morte: quando si parla franco davanti al potere, quando si dice la verità, ci insegnano gli antichi, la propria vita è esposta al pericolo. Infatti in seguito al loro racconto subirono ulteriori umiliazioni, l’isolamento e il trasferimento conclusivo in 5 differenti carceri. Ma la notizia dell’esposto trapelò e fu fatta circolare da compagne e compagni solidali nelle strade e nei quartieri sotto coprifuoco. In quel caos pilotato che fu l’emergenza Covid 19 l’esposizione mediatica, anche se debole, attutì il colpo repressivo delle autorità sui cinque di Modena.

Claudio Cipriani, uno di loro, ha curato i propri materiali relativi a quella vicenda per darne una restituzione pubblica e riportare l’attenzione su quegli eventi.

La presentazione del libro è promossa dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e Trieste

liberetutti@autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org