CATANIA: NOTIZIE DALLA PALESTRA L.U.P.O. [IN AGGIORNAMENTO]

Condividiamo questi testi di aggiornamento dalla Palestra L.U.P.O di Catania. Il 21 marzo lx compagnx hanno ricevuto notizia dell’imminente demolizione dell’edificio e cantierizzazione dell’area, per realizzare l’ennesimo progetto di “riqualificazione urbana” finanziato con i soldi del PNRR. Da quel giorno, compagnx e solidali resistono in presidio permanente contro le ruspe del Nulla che avanza. Tutta la nostra solidarietà a chi continua ad aprire spazi di libertà: contro sgomberi e gentrificazione, lottiamo contro i padroni delle città.


31/03/2026

Dopo otto giorni di presidio permanente in Piazza Pietro Lupo, alle 4 di notte del 31 Marzo 2026 un ingente arrivo di mezzi pesanti e ogni tipo di forza armata circonda la L.U.P.O. per dare il via allo sgombero e simultaneamente alla demolizione.
I presenti al momento dell’irruzione vengono identificati e subito rilasciati.

Il quartiere è militarizzato e tutte le vie d’accesso alla piazza sono bloccate da mezzi pesanti e barriere mobili, impedendo il transito diretto.

Una cinquantina di solidali resta in presidio all’angolo tra Via Teatro Massimo e Piazza Cutelli, il punto più vicino e adiacente raggiungibile.

Un’idea non si demolisce.
Contro galere, cpr e cantieri, fino alla fine.


28/03/2026

Questo non è uno sgombero
Questo non è un cantiere
Questo è un ammutinamento

Che un pezzo di città non volesse rinunciare alla L.U.P.O. era già intuibile, ma la solidarietà immediata dopo l’anomalo tentativo di sgombero ha spazzato via ogni dubbio. La necessità di spazi che non calino dall’alto e che rifiutino le logiche relazionali del profitto è talmente forte che in tantx sono dispostx a combattere per ottenerla.
Il tentativo di recintarci in un cantiere mentre ancora viviamo lo Spazio è la dimostrazione del pressappochismo criminale dell’apparato istituzionale che, galoppando ormai verso un progressivo scenario sempre più militarista, crede di poter disporre di chiunque come di un docile soldato pronto per il fronte.
Ed è proprio in questo scenario che le istituzioni sono colluse, direttamente e indirettamente, in ogni disegno bellico.
A fare grandi affari è l’industria della guerra italiana che nel 2025 ha registrato un volume di transazioni per un totale di 14 miliardi, ma è la società intera che si avvia verso un processo di militarizzazione dell’esistente. Il nuovo modello occidentale è la macchina da guerra sionista alimentata da colonialismo razzista e fanatismo religioso. Con una disciplina che prende piede già nelle scuole e attraverso l’indottrinamento mediatico si mantiene con la pervasiva tecno-sorveglianza.
Disertiamo tutte le guerre e rimandiamo al mittente gli ipocriti attacchi che vengono da chi rappresenta un sistema genocida.
Contrastare la gentrificazione e le logiche di profitto sono la macchia che vogliamo creare nella decorosa trama dietro il cantiere di Piazza Lupo, incuranti delle invettive di politici di quartiere, di presunti residenti preoccupati e degli interessi dei soliti costruttori mafiosi amici del potere.
Crediamo in spazi autogestiti e orizzontali e snaturare questa scelta rimane solo una vigliacca via d’uscita per ricondurre il conflitto a più miti posizioni, forse quelle di chi ha dichiarato in questi giorni la necessità di aprire tavoli di concertazione o proporre creazioni di hub socio-culturali.
Chi difende la L.U.P.O. e chi in varie parti d’Italia e non solo, ha manifestato solidarietà, sa bene che l’autogestione e l’azione diretta sono le pratiche necessarie da contrapporre a strategie di recupero e contrattazione con il potere.

La L.U.P.O. continua
Piazza Pietro Lupo è occupata Permanentemente dal 23 Marzo
Fino all’ultimo ululato collettivo


Il Consiglio del Primo Municipio, per quanto sia un organismo che non riconosciamo e disprezziamo come qualsiasi frammento del grande mosaico istituzionale dell’oppressione, ci fornisce un’occasione per fare chiarezza sullo sgombero della L.U.P.O.
Il vero insulto al riscatto di questo quartiere non sono certo gli abbattimenti delle transenne del cantiere e il non rispettarne la sua sacra inviolabilità ma il prendere per buona l’ennesima proposta che mira a creare una piazza gentrificata ad uso e consumo di profitto e turismo. Crediamo che il vero insulto è la solita salsa pseudo ambientalista delle istituzioni quando, inserendo colonnine di ricarica elettriche e pannelli solari, credono di poter abbindolarci proponendo l’ennesimo parcheggio.
Al dubbio peloso del Primo Consiglio Comunale che si chiede chi, addirittura, potrebbe mai esercitare una tale violenza contro un cantiere rispondiamo con facilità: tutti e tutte le solidali agiscono con protervia per riappropriarsi della città, la cui rinascita non sta certo in nuovi posteggi o demolizioni di luoghi di aggregazione.
E siamo concordi: l’azione diretta non è mai una bravata, mai lo sarà, perché agire senza delega contro chi ci opprime è una parte essenziale della nostra vita. I lavori potranno pure andare avanti in un cantiere al di fuori della stessa legalità che tanto amano, la L.U.P.O. potrà essere demolita alla fine di questa resistenza coraggiosa ma una cosa è certa: chi sta frapponendo i propri corpi contro lo sgombero della L.U.P.O. diffonde autogestione, orizzontalità e lotta ad un esistente sempre più costretto dalle logiche di mercato e di potere.
Alla vostra presunta rigenerazione urbana, al vostro decoro e ai vostri sogni di hub turistici e led a basso consumo pronti a rendere questa città sempre più una vetrina contrapponiamo la nostra passione per la libertà che è più forte di ogni autorità.


25/03/2026

Dopo tre giorni dall’inizio dell’occupazione di Piazza Lupo il messaggio è chiaro: uno sgombero provoca solo ulteriore sovversione e aizza gli animi ad ambire a sempre maggiore libertà d’azione. Il continuo flusso di solidali cementa la concretezza della pratica di autogestione: pranzi e cene sociali diventano routine, così come i confronti durante le assemblee sulla rotta da tenere; ci si scambia esperienze e si tracciano nuovi percorsi. Fiorisce la gratitudine per il vicinato che esprime supporto e non si risparmia l’odio verso ogni tipo di forza dell’ordine che accenna timide e goffe incursioni a sostegno della realizzazione del cantiere.
Nel tardo pomeriggio lx solidali si riappropriano degli spazi sottratti dalla repressione e abbattono le transenne del cantiere muovendosi poi in corteo spontaneo verso il municipio, ricordando al Comune con uno striscione che lo sgombero della Lupo non avverrà in silenzio.
Abbiamo ben presente tuttavia che qualcosa manca: chi è adesso rinchiuso in galera o chi è costrettx a stare lontano da qui a causa dei fogli di via.
Mentre loro sono prigionierx in celle o in confini geografici arbitrari, la Lupo affila gli artigli e si scaglia contro l’assedio che sempre di più sta circondando la sua tana.
Resisteremo anche per loro, perché quando torneranno potranno essere di nuovo parte dei percorsi di lotta che abbiamo condiviso e che sono transitati anche dentro la Palestra Lupo.

È vero, potrebbe finire tutto anche domani. Ma l’oggi che ci stiamo riprendendo vale tutta la posta in gioco.

Le idee non si demoliscono, le barriere si. Fino all’ultima.


24/03/2026

Il comune ha deciso che noi ce ne dobbiamo andare, ma non si assume la responsabilità di buttarci fuori.
La giunta sociale piaciona preferisce non avere ulteriori cali di popolarità. Dopo aver bruciato 2 teatri, restare inerte difronte al crollo di 2 piazze e suscitando l’ilarità generale per la sua incredibile candidatura a capitale della cultura. Operai e municipale dovrebbero spaventare lx occupanti della lupo e indurlx ad abbandonare il luogo. Da due giorni però la lupo resiste. Il cantiere rimane aperto e la piazza Pietro lupo piena di solidali.
Dopo che hanno  provato a recintarci, domani rispondiamo con una nuova giornata di lotta, per affermare con decisione la nostra presenza in città.
La presenza di un’occupazione che da più di 10 anni porta avanti una realtà alternativa al capitale, con pratiche di autogestione.
Domani mattina ore 6:00 colazione diretta.

Il tentativo di accerchiamento fisico della Lupo è proseguito nella giornata di oggi(24/03/2026). Il Comune di Catania continua a delegare agli operai della ditta incaricata di allestire il cantiere il ruolo di confinatore della nostra tana. Nel corso della mattinata, con evidente frustrazione della manovalanza, viene tentata l’ulteriore stretta tramite l’aggiunta di nuove transenne. Il branco non si fa intimidire, difende il territorio ed impedisce che l’asfissia voluta dal potere si concretizzi.
La convivialità, la musica e la solidarietà sono i pilastri di queste giornate, indicando che non c’è volontà di fare nessun passo indietro.

Crediamo sia ora di mostrare gli artigli a chi crede di poter spaventarci solo con la movimentazione di reti, barriere e ostacoli.
L’appuntamento è per le 6:00 con una colazione diretta che dia il via a una giornata di lotta e di riappropriazione di condizioni di vita che ci soddisfano.
La Lupo chiama a raccolta chiunque l’ha transitata, la transita e desidera ancora poterlo fare.
È tempo di ululare, ancora una volta, insieme.

NON SI CHIUDONO LX LUPX IN GABBIA.


23/03/2026

Il comune di Catania, nella giornata di venerdì, si premura di affiggere una serie di avvisi intorno alla L.U.P.O. per comunicare l’avvio del tanto discusso cantiere, con inizio 23/3/26 e fine 31/12/26, finanziato dai fondi del PNRR. È l’epilogo di mesi di rinvii, solleciti e altri ingolfamenti tipici della macchina burocratica.
La notizia corre veloce e decine di solidali iniziano a organizzare una presenza costante, confrontandosi e cercando di fare fronte comune contro la minaccia che incombe.
Il comune di Catania ha fretta, molta fretta, forse perché teme di sforare con le tempistiche dei fondi europei e pertanto invia stamattina di buon’ora gli operai della ditta appaltatrice per delimitare l’area di cantiere, ovvero la Piazza Pietro Lupo. Neanche si cura di avvalersi dei cani da guardia del potere, forse troppo impegnati a vigilare i seggi referendari, per dare manforte all’operazione. C’è solo un problema. La L.U.P.O. non è un mero edificio vuoto, una presunta macchia nel tanto caro decoro cittadino, è anche l’unione di chiunque l’ha transitata negli anni e continua a farlo.
Gli operai si ritrovano a dover perimetrare un cantiere al cui interno il branco ancora ulula, ricordando all’autorità che la tana non si abbandona prima del tempo. Durante la  giornata si susseguono assemblee, incontri, chiacchiere, convivialità. La piazza antistante, bersaglio ambito dal potere, diventa una ulteriore zona di resistenza sottratta alla repressione dove in questi momenti chi è solidale dimostra la propria vicinanza.
Il presidio è permanente, la voglia di restare insieme anche e per tutta la serata di oggi e fino alla mattina di domani è ancora tempo di ululare alla luna.
La L.U.P.O. può anche perdere il posto, ma non il vizio!


21/03/2026

PRESIDIO IN PIAZZA PIETRO LUPO (CT) LUNEDÍ 23/03/26 DALLE 9:00
Dopo averla tirata per le lunghe, fino all’ultima scadenza possibile, per il Comune di Catania è arrivata l’ora dello sgombero della L.U.P.O. Questo spazio aggregativo al di fuori delle logiche di profitto sta per scomparire inghiottito dal Nulla, che tutto divora per trasformare in merce. La L.U.P.O. verrà demolita per fare spazio ad una piazzetta con parcheggio per completare il progetto vetrina del centro città, ad uso esclusivo dei turisti. Con i soldi del PNRR invece di mettere in sicurezza una città devastata da incuria e malagestione in cui il fronte mare crolla, i teatri prendono fuoco e i quartieri popolari restano degradati e privi dei servizi fondamentali, decidono di mettere a profitto ogni singolo pezzo di storia, con la scusa della cultura. L’ipocrisia si trasforma in sfacciataggine, grazie a un’amministrazione che crea una percezione mediatica artificiale, spremendo ogni monumento per monetizzare a favore di una città esclusiva che invece crea marginalità e miseria.
Il clima repressivo che l’intero pianeta sta subendo giustifica ulteriormente l’atteggiamento di un potere che non trova più freni o ostacoli a rallentare la sua marcia, così tramite degli avvisi di zona rimozione affissi alla L.U.P.O., (che fanno riferimento ad una ordinanza sul progetto PUI) validi da lunedì 23 marzo al 31 dicembre ci rendono noto la data dello sgombero o meglio ancora dell’apertura del cantiere per portare a termine la demolizione della L.U.P.O.
Quando la legalità si nutre di sfruttamento del lavoro, sorveglianza, deportazioni, reclusioni, guerre e genocidi, rivendichiamo con orgoglio la nostra indipendenza, rivendichiamo le pratiche di autogestione, rivendichiamo la matrice antifascista, antirazzista, antimachista e anticapitalista che  guida il nostro agire, rivendichiamo di aver sperimentato rapporti sinceri ed orizzontali, rivendichiamo la nostra illegalità.
Con lo sgombero della L.U.P.O. un altro pezzo del puzzle si incastra perfettamente alla creazione della sterile città dei padroni, purgata dal degrado del vivente, consegnata alla monocultura del capitale. In pratica un vero e proprio deserto sociale dove abbandonare le centinaia di ragazzx che ogni settimana hanno attraversato la L.U.P.O. coscienti di essere in un luogo che gli appartiene, conquistato attraverso il conflitto e non per una concessione e malgrado l’opposizione delle istituzioni. Il governo cittadino ha deciso di sgomberare manu militare per sanare una contraddizione con la forza, per imporre la sua decorosa idea di città. Ma un’idea è un fuoco che divampa nelle nostre teste e nessuna repressione può spegnere l’incendio che si è propagato nelle menti di chi ha vissuto la L.U.P.O.

CATANIA: FANNO IL DESERTO E LO CHIAMANO DECORO – PRESIDIO CONTRO LO SGOMBERO DELLA L.U.P.O

Diffondiamo

⚠️PRESIDIO IN PIAZZA PIETRO LUPO (CT) LUNEDI 23/03/26 DALLE 9:00

Dopo averla tirata per le lunghe, fino all’ultima scadenza possibile, per il Comune di Catania è arrivata l’ora dello sgombero della L.U.P.O. Questo spazio aggregativo al di fuori delle logiche di profitto sta per scomparire inghiottito dal Nulla, che tutto divora per trasformare in merce. La L.U.P.O. verrà demolita per fare spazio ad una piazzetta con parcheggio per completare il progetto vetrina del centro città, ad uso esclusivo dei turisti. Con i soldi del PNRR invece di mettere in sicurezza una città devastata da incuria e malagestione in cui il fronte mare crolla, i teatri prendono fuoco e i quartieri popolari restano degradati e privi dei servizi fondamentali, decidono di mettere a profitto ogni singolo pezzo di storia, con la scusa della cultura. L’ipocrisia si trasforma in sfacciataggine, grazie a un’amministrazione che crea una percezione mediatica artificiale, spremendo ogni monumento per monetizzare a favore di una città esclusiva che invece crea marginalità e miseria.

Il clima repressivo che l’intero pianeta sta subendo giustifica ulteriormente l’atteggiamento di un potere che non trova più freni o ostacoli a rallentare la sua marcia, così tramite degli avvisi di zona rimozione affissi alla L.U.P.O., (che fanno riferimento ad una ordinanza sul progetto PUI) validi da lunedì 23 marzo al 31 dicembre ci rendono noto la data dello sgombero o meglio ancora dell’apertura del cantiere per portare a termine la demolizione della L.U.P.O.
Quando la legalità si nutre di sfruttamento del lavoro, sorveglianza, deportazioni, reclusioni, guerre e genocidi, rivendichiamo con orgoglio la nostra indipendenza, rivendichiamo le pratiche di autogestione, rivendichiamo la matrice antifascista, antirazzista, antimachista e anticapitalista che guida il nostro agire, rivendichiamo di aver sperimentato rapporti sinceri ed orizzontali, rivendichiamo la nostra illegalità.

Con lo sgombero della L.U.P.O. un altro pezzo del puzzle si incastra perfettamente alla creazione della sterile città dei padroni, purgata dal degrado del vivente, consegnata alla monocultura del capitale. In pratica un vero e proprio deserto sociale dove abbandonare le centinaia di ragazzx che ogni settimana hanno attraversato la L.U.P.O. coscienti di essere in un luogo che gli appartiene, conquistato attraverso il conflitto e non per una concessione e malgrado l’opposizione delle istituzioni. Il governo cittadino ha deciso di sgomberare manu militare per sanare una contraddizione con la forza, per imporre la sua decorosa idea di città. Ma un’idea è un fuoco che divampa nelle nostre teste e nessuna repressione può spegnere l’incendio che si è propagato nelle menti di chi ha vissuto la L.U.P.O.

BOLOGNA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DELLA DOZZA

Diffondiamo:

Domani 3 marzo saremo in presidio dalle 10 alla Dozza per portare solidarietá allx compagnx in carcere per la lotta contro il Muba.

La nostra rabbia brucia molto piu forte della vostra repressione!

E se soffi sul fuoco… lo accendi di piú!

ATTACCATO IL PRESIDIO CONTRO IL MUBA A BOLOGNA

Diffondiamo:

Il presidio permanente al parco Mitilini Moneta Stefanini al Pilastro contro il progetto del Muba è stato violentemente attaccato. Ingentissimo il dispositivo poliziesco. Ci sono diverse persone portate in questura e feriti.

C’è bisogno di supporto, chi puo raggiunga il parco o la questura!

TAZ/GIORNATA BENEFIT PER LX INGUAIATX – CONTRO OGNI SGOMBERO E REPRESSIONE

Diffondiamo:

Sabato 13-12 abbiamo deciso di attraversare le strade e le piazze della città per costruire un momento che spezzi l’onda di repressione degli ultimi mesi. Vediamoci per aggiornarci sulle ultime operazioni e per scambiarci pratiche di resistenza e lotta alla repressione. Per ricordarci che la violenza è perpetuata dallo stato, ogni giorno, nelle carceri, nei cpr, negli ospedali, a largo delle nostre coste. Terrorista è lo stato che abbandona, isola, poi incolpa e annienta, chi in questa società non sfrutta e alimenta il capitale. Devastatore è lo stato che sfratta chi non ha scelta, spietatamente, che permette che la nostra terra sia devastata per l’interesse di pochi. Vogliamo continuare ad attraversare la città vetrina che ci stanno costruendo attorno, sempre più sterile e mai realmente pensata e creata secondo i bisogni della gente, stringendoci e ricordandoci che ogni galera uccide, ma il nostro amore per la libertà è un grido più rumoroso. Vediamoci per continuare a parlare non solo dellx compagnx detenutx a noi vicinx, ma anche di Alfredo al 41bis da 3 anni, Maya a Budapest, allx reclusx nei cpr.

Galere e cpr non ne vogliamo più.
Tuttx liberx. Ale, andre, luigi, bak e guido liberx.⛓️‍💥🔥


📌start 11: SPORT: calcio,freesbee, basket, pallavolo, briscola, scopa.. porta ciò a cui vuoi giocare

📌FREE SPOT GRAFITI: porta le spray al resto ci pensiamo noi

📌PRANZO SOLIDALE -AGGIORNAMENTI E CHIACCHERE ANTI REPRESSIONE

📌CARTOLINE E LETTERE SOLIDALI

📌RAP E MUSICHETTE: live rap e open mic. djsets tekno e free sets, porta la tua chiavetta.

CATANIA: GIÙ LE MANI DALLA LUPO

 

TESTO IN PDF: scarica, stampa, diffondi!

 “Nessuno dice: abbiamo gonfiato e arricchito le mafie perché Stato e Mafia devono vivere in simbiosi mutualistica, devono presupporsi ed alimentarsi a vicenda, rappresentarsi come Società, la Seconda Natura, per la maggiore gloria del Dio-Capitale, della sua Merce, del suo Spettacolo. Liberarsi dalle Mafie è liberarsi dallo Stato”.
Riccardo d’Este

Infine il comune di Catania ha deliberato un progetto esecutivo per la piazza Pietro Lupo. Lo ha fatto nonostante non sia stata fatta alcuna concertazione territoriale, perché in questi anni l’unica espressione dellx abitanti sono state proteste e critiche verso l’idea di realizzare il famoso e fumoso parcheggio.

Quasi 4 milioni di euro sono stati invece ora stanziati per diminuire i posti auto già esistenti, piantare qualche essenza arborea e fare un’ennesima postazione per turisti e telecamere. Se il problema era migliorare la pedonabilità dello spazio urbano e la qualità della vita in questo pezzo di centro storico non serviva di certo uno spreco così ampio di risorse pubbliche, o meglio un tale indebitamento (ricordiamoci che i soldi del PNRR sono un debito che l’Italia ha contratto con l’Europa). Questo mentre arriva la notizia che Catania ha perso 19 istituti scolastici negli ultimi 2 anni.

3 milioni 900mila euro verranno dati alle imprese edili risultate vincitrici dell’appalto, in primis il “Consorzio stabile progettisti costruttori”, del gruppo Capizzi. L’imprenditore, fratello del sindaco  di Maletto appartenente a FdI, è tutt’ora coinvolto in diverse inchieste per corruzione e ha dichiarato di aver pagato tangenti per ottenere un cospicuo appalto pubblico a Messina. Nonostante il patteggiamento, resta chiara la lettura politica dei modi in cui queste imprese edili operano.

Così come è chiara la comprensione di cosa sia stato il progetto precedente del parcheggio, quello per cui Virlinzi e Ciancio avevano aperto la società “Parcheggio Lupo srl” con il quale l’amministrazione comunale, sempre della stessa destra fascista,si è ritrovata esposta in un ulteriore contenzioso per non avere portato avanti i lavori.

Sono decenni che esiste un apparato di governo a Catania che è colluso con famiglie imprenditoriali che usano metodi mafiosi e che drena risorse pubbliche per svendere pezzi di città e terreni naturali all’economia immobiliare e turistica. Lo si vede ovunque. A Ognina, alla Pescheria, alla Civita e anche nella contigua San Berillo, dove l’amministrazione comunale ha lasciato i proprietari liberi di speculare e interviene solo aggiungendo videocamere di sorveglianza e supportando i raid della questura.

Come nello sgombero in via di Prima di poche settimane fa quando più di una decina di forze di polizia sono state mandate a difendere una proprietà della famiglia Virlinzi per sgomberare donne e uomini che stavano pagando un affitto e nei confronti dellx quali non è stata proposta alcuna soluzione abitativa alternativa.

Nella delibera si sproloquia sulla “scarsa fruizione di Piazza Pietro Lupo” attuale e si dice che il progetto permetterebbe invece di “accogliere la collettività”. La collettività è accolta ogni giorno in uno spazio autogestito in cui si continuano a proporre laboratori, attività culturali e ricreative, libere e gratuite. E in cui trovano posto anche quelle persone razzializzate che il governo locale e nazionale, e la prefettura, vorrebbero solo rinchiuse in un CPR.

Ma che al comune di Catania di chi abita davvero nel territorio non importi nulla lo si è visto anche con lo sgombero della Consultoria autogestita, dove ci si organizzava per fornire accesso gratuito alla salute in una provincia in cui, per legge, dovrebbero esserci almeno altri 19 consultori. D’altronde, cosa aspettarci da un sindaco che scrive che Catania non è “puttana che si mette in mostra per essere violata”?

Nel progetto di piazza Pietro Lupo si chiama in causa direttamente anche il turismo. È la stessa scusa con cui hanno sgomberato anche lo storico centro sociale Auro, il cui edificio sarebbe dovuto diventare un hub turistico e invece continua ad essere abbandonato e murato. E intanto le navi da crociera continuano a susseguirsi al porto, con la loro scia di inquinamento e predazione dei luoghi. Sappiamo bene l’idea di città che ha in testa chi governa: turismo di massa sempre più invasivo, nessuna politica abitativa e criminalizzazione di chi non ha soldi, si organizza senza profitto e/o prova a difendersi da espropri e sgomberi.

Qua si tratta di difendere la LUPO, ovvero impedire che si tolga uno dei pochi spazi liberi rimasti in città dove poter sperimentare relazioni umane senza gerarchie e profitto e organizzarsi contro chi uccide, imprigiona e sfrutta la vita. Ma qua si tratta anche di difendere lx abitanti di Catania dai progetti di un’amministrazione collusa che ha in testa solo stato, dio, patria, famiglia, repressione e tanto profitto. In una città dove i sodalizi tra ex questurini, imprese immobiliari e turistiche ed eletti sono strutturali. Insomma, dove governa la mafia, intesa come “il modello di tutte le imprese commerciali avanzate”, parte e partner (non deviata) dello stato.

Dalla Lupo occupata e per la Palestina liberata.
Giù le mani dalla LUPO!

Assemblea cittadina mercoledì ore 19.00 in Piazza G. Falcone. 

 

CATANIA: ULTIMO ULULATO – ASSEMBLEA CITTADINA CONTRO LO SGOMBERO DELLA L.U.P.O.

Mercoledì 22 Ottobre h.19.00

Diffondiamo:

Ecco ci risiamo, lo sgombero della L.U.P.O. è alle porte, un’altra volta, ma questa volta sembra che, il progetto di trasformare Piazza Pietro Lupo in parcheggio,sia passato in esecutivo il 2 ottobre.
Passeranno all’azione i paladini della “riqualificazione urbana”, capeggiati dal sindaco fascista e sessista e dal suo assessore all’urbanistica.
Quasi 4 milioni di euro definitivamente stanziati per radere al suolo la palestra lupo e costruire il famoso parcheggio di cui Catania avrebbe così tanto bisogno.

In un articolo di qualche giorno fa non c’era scrupolo nel definire la L.u.p.o. come un posto di aggregazione e socialità e non c’è stato scrupolo neanche nel parlare dello sgombero e della successiva demolizione.
Siamo dunque giuntx al momento dello scontro finale. Il comune di Catania si immagina pronto a sgominare il degrado inferendogli una ferita mortale. Grazie ad i fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per i PUI (Piani Urbani Integrati), possono ripristinare l’agognato grigio decoro; cacciando via lx migrantx da San Berillo e demolendo i suoi edifici storici per trasformare le sue strette stradine in larghe vie a misura di turistx. Non secondario lo sgombero e la demolizione della L.U.P.O., rea di ospitare ogni settimana centinaia di ragazzx ad eventi socioculturali totalmente autogestiti e senza alcun scopo di lucro.

Non è una novità che lx giovani alla pari dellx migrantx e dellx marginalizzatx siano consideratx coloro che degradano.
Sono queste le priorità della città? No, ovviamente. Queste sono le priorità per i pochi speculatori che ne potranno beneficiare. D’altronde il comune di Catania ha un debito di circa 100 milioni con la Banca Sistema e stenta a portare avanti i minimi incomprimibili di bilancio: rifiuti, servizi sociali e manutenzione essenziale. Quindi l’erogazione di fondi europei sembra rimasto l’unico modo per drenare denaro pubblico e accontentare le imprese dei soliti noti bacini di consenso, che importa se l’ex abitanti non avranno alcun giovamento?
Così Catania è destinata a rimanere la città con meno verde d’Italia, rimarrano i suoi problemi infrastrutturali, rimarrano insufficienti gli ospedali, le scuole continueranno a non formare una delle popolazioni con più ostacoli all’alfabetizzazione d’Europa, la viabilità continuerà ad essere un problema, Librino rimarrà un quartiere dormitorio.

Catania continuerà ad essere una città con poca vista sulla costa e ancor meno accessi al mare, una città in cui le piazze crollano e i quartieri sono sommersi di rifiuti, ma la si vuole fare diventare la “Capitale della Cultura” 2028. Capitale della cultura del profitto derivante dal overtourism, della cultura dello sradicamento, della cultura del Trumpismo di guerra, della sopraffazione della povertà e della riverenza ai ricchi. Capitale dell’indifferenza e del cinismo, d’altronde come può importare delle persone che ci vivono, se gli affari non si fermano nemmeno di fronte ad un genocidio?

La L.U.P.O. è un piccolissimo tassello per i “Signori” della città, ma un grande esempio di cultura critica, di relazioni anticapitaliste, antirazziste e antisessiste per tuttx coloro che la hanno attraversata e si sono ritrovatx a comprendere in prima persona cosa significa autorganizzarsi senza gerarchie. Sono 10 anni che la L.U.P.O. promuove laboratori, workshop, esposizioni, iniziative politiche e solidali, attività sportive e tanta musica, organizzati da collettivi e individualità cittadine a costo zero. Questo è veramente troppo per una politica esclusivamente orientata al profitto che impernia le sue attività culturali e musicali appaltandole esclusivamente all’industria dell’intrattenimento, che recinta le proprie relazioni intorno al consumo patinato nei tavolini dei dehors mentre non ammette alcuna possibilità di espressione per lx proprx abitanti.

A tuttx coloro che hanno partecipato a qualsiasi titolo e in qualsiasi maniera e che qui conservano ricordi preziosi, a tuttx coloro che non hanno avuto la possibilità di attraversare questi spazi, a chiunque arde dalla voglia di sovvertire l’esistente: è adesso il momento di agire, è adesso il momento in cui necessitiamo realmente delle energie di tuttx.
Prima che sia troppo tardi e la memoria di questo posto svanisca insieme alle speranze di un futuro migliore. Prima di non aver lottato abbastanza per quello che ci spetta: la possibilità di autodeterminare i nostri desideri, raggiungerli, e di prendere in mano il nostro destino.

DALLA LUPO LIBERATA ALLA PALESTINA OCCUPATA,
NON SI PUÒ DEMOLIRE UN’IDEA.

BOLOGNA: PARCO DON BOSCO. BOLLETTINO E BILANCIO AL 7 MAGGIO 2025

Riceviamo e diffondiamo:

PARCO DON BOSCO: MR. SBATTI LEGALI NON FA PASSI DI LATO. BOLLETTINO E BILANCIO AL 7 MAGGIO 2025

03 aprile 2024.
Bologna, Parco Don Bosco. Mattina presto. Facce assonnate e tè caldo. Si parlotta e si scherza, tensione nell’aria, unx giovane ghirx sbadiglia su un pioppo. Arrivano le camionette, quante ce n’erano? La digos inizia già a filmare. Qualcunx ci parla, chi davvero, chi per scherzo… presto avrebbero invaso i confini del parco che proteggevamo. Le ore passano rapide scandite da grida: “Attenti! Sono entrati di là!”, “Facce schifose”, “Mi fai male!”, “Daje regaaa”. In quel prato verde le creature volevano ancora giocare a tiro alla fune, allo sparviero, all’arrampicata, a guardie e ladri. Vinsero lx ladrx mentre gridavano: “Fuori! Gli sbirri! Dal Don Bosco!”.

03 aprile 2025. La natura del Parco Don Bosco fiorisce per un’altra primavera ancora, ma un’ombra grigia si aggira tra condomini e cantieri, turbando il risveglio delle creature dopo il riposo invernale. Anche le indagini per i fatti relativi al 20 giugno sono state concluse, e la figura del Signor Sbatti Legali di cui abbiamo parlato qualche mese fa ha preso la sua forma definitiva, mostrandosi in tutta la sua arroganza: un decreto penale di condanna per il 29 gennaio, una condanna in primo grado a seguito del vergognoso pestaggio ad unx di noi da parte dei carabinieri la notte seguente al 3 aprile, due fogli di via da Bologna, tre daspo dagli eventi sportivi applicati “fuori contesto” con obbligo di firma in questura, 23 persone denunciate per le giornate di lotta del 3 aprile e del 20 giugno. Vengono contestati i reati di oltraggio, resistenza e aggressione a pubblico ufficiale, omesso preavviso di manifestazione pubblica, travisamento, rifiuto di identificarsi, lancio di oggetti, interruzione di pubblico servizio. Il tutto aggravato dal concorso con altre creature, perché non eravamo mica pochx, ma uno sciame a difesa degli alberi.

Eccoci, dunque, ancora qui. Nell’attesa che Mr. Sbatti Legali convochi tra qualche mese lx imputatx all’udienza preliminare, continuiamo a tracciare sul cemento di questa città una linea, la traccia di una storia che, seppure irregolare, tutt’oggi si scrive.
I ricordi di notti stellate tra i rami rimangono vividi, le cicatrici nei corpi e nei cuori bruciano ancora. È tempo che le creature si siedano attorno al fuoco per trarre un bilancio di quello che è stato il presidio a difesa del Parco Don Bosco.

Giocare è una cosa tremendamente seria, come la lotta; lo sapevamo allora e lo sappiamo ancora meglio adesso.

Per cosa ci battevamo il 20 Giugno? Per il parco? Certo. Per gli alberi? Ovviamente. Contro il tram? Forse. Il passaggio dal “No al progetto per le nuove scuole Besta” all’opposizione ai lavori per la tranvia non era scontato. Basti pensare a metà marzo 2024, quando la comunità del parco assistette inerme e confusa al primo taglio di alberi armato sul terrapieno di Via Serena, propedeutico al cantiere della linea rossa. Non c’è mai stata nei sei mesi del presidio permanente una riflessione condivisa sulla contestazione al progetto del tram, ma i tre mesi che hanno separato marzo e giugno sono stati sufficienti per rendersi conto che la favola di un trasporto pubblico più green non vale il taglio di un albero, né al Don Bosco né altrove. Ci pare che questo sia un aspetto positivo, che racconta di come una comunità in lotta si trasformi e maturi man mano che gli eventi procedono, e con essi cresca e prenda consapevolezza di sé e dei valori per cui battersi.

Se non ci fosse stata la resistenza del Comitato Besta, delle creature del parco, dei collettivi cittadini e di tutte quelle persone e figure leggendarie che animavano il presidio, non avremmo visto nessun passo di lato da parte del sindaco, nessuna ritirata da parte delle guardie il 3 aprile, ma solo una grossa colata di cemento sul parco. Chi oggi si trova imputatx, verrà giudicatx per azioni compiute per ragioni che hanno già vinto sul piano politico pubblico, dal momento in cui l’amministrazione ha compiuto il suo “passo di lato” bloccando un progetto di scuola ingiustificabile e insostenibile nonostante le sue stesse bugie. Invece i cantieri della tranvia proseguono, collassando la viabilità urbana e portando a un aumento di più del 50% il costo dei biglietti per il trasporto “pubblico”. Peccato che quella pista ciclabile green che avrebbe dovuto affiancare i binari di Via Aldo Moro, costata la vita ad alberi sani e adulti e qualche osso rotto ad indomite creature, non sia mai stata realizzata. Al suo posto… lo stesso marciapiede rinnovato e lo stesso terrapieno, su cui svettano oggi giovani alberi appena piantumati che impiegheranno decenni a ripristinare il ruolo ecosistemico che avevano i loro predecessori. Anche la logica ingannevole delle compensazioni si mostra nella sua ridicola limitatezza.

Il presidio al Don Bosco ha messo in seria crisi la governance cittadina. Non ha raggiunto potenzialità destituenti, ma in prospettiva ne ha avute: il moltiplicarsi dei comitati cittadini, la solidarietà proveniente da tutta Italia, gli strani e inattesi legami di complicità che si stringevano al parco. Tutto ciò ha aperto lo spiraglio di una contestazione non solo al progetto delle Nuove Scuole Besta, ma alle modalità della trasformazione urbanistica tout court. Ma anche oltre il piano locale, gli esempi di lotte territoriali sono innumerevoli e costellano tutto lo spazio nazionale. Dalla Val Susa allo Stretto di Messina, da Gallarate a Vicenza, che sia per la difesa del verde urbano o contro opere infrastrutturali e strategiche, dovunque si odono i sussurri o le grida di chi pretende e pratica modi diversi di abitare i territori. Sta a noi mettere in relazione queste esperienze e queste voci per inceppare il meccanismo di questa macchina in avaria.

La violenza subita al parco e la repressione che ne è seguita vanno comprese alla luce di questi ultimi aspetti, ma storicamente non rappresentano una novità o una variabile. Il tentativo è stato quello di disinnescare “l’effetto Besta”, scongiurare nuove “commistioni pericolose” e spezzare i legami di solidarietà attraverso il solito braccio forzuto di uno Stato sempre più armato, levatosi a difesa e con la complicità di un’inquietante amministrazione di sinistra, il cui consenso è sempre più fragile. Una debolezza di senso svelata nelle scioccanti scene in cui le forze dell’ordine si aggrappano alle gambe nude di persone arrampicate sugli alberi. Ecco la stupidità ingiustificabile di chi è cieco e sordo, in contrapposizione agli sguardi spaventati e i sussurri di incoraggiamento provenienti dallx bambinx delle scuole Besta, che ci guardavano incredulx attraverso il cortile.

A riprova di quanto fosse pericolosa la commistione che si era creata al parco (citazione letterale del preoccupato Questore), la mano della legge ha estratto dalle varie aree che formavano l’eterogenea composizione del presidio: tra le persone denunciate troviamo studentx delle superiori, dei vari collettivi politici, quasi tuttx giovanissimx e non riconducibili al volto pubblico del comitato. Un paio di persone per area sono state isolate, e poi colpite. Nonostante queste tattiche divisive, stiamo assistendo all’effetto opposto all’isolamento: la solidarietà come arma trasversale, orizzontale e universale.

Siamo consapevoli che i mesi trascorsi dalla fine del presidio abbiano lasciato in moltx un vuoto difficile da colmare. Ma crediamo anche che tante delle energie che avevano trovato nel parco un luogo in cui confluire scorrano ancora per le vie di Bologna: le occupazioni studentesche, le rivolte per Ramy, le manifestazioni contro il genocidio palestinese e tutte le guerre colonialiste, i movimenti contro la precarietà abitativa e salariale, le piazze contro la violenza di genere e il patriarcato o le politiche securitarie, sono i segni di un quadro che si stravolge. Forse quel vuoto non chiede di essere riempito con le risposte corrette, ma con le giuste domande.

L’esito del processo giudiziario dipenderà anche da quella variegata comunità e dalla sua capacità di ribaltare nuovamente i rapporti di forza e restare unita. Una lunga attesa ci si para davanti: anni di una lentezza giudiziaria inconciliabile con l’incalzare frenetico del sistema capitalista. Di questo ritmo rallentato vogliamo fare tesoro, calandoci nei ricordi e passandoli alla memoria collettiva, affinché possano ispirare futuri orizzonti di lotta.

Creature contro la repressione
7 maggio 2025

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parco Don Bosco”


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PALERMO: RIQUALIFICAZIONE SIGNIFICA SBIRRI NELLE STRADE

Diffondiamo

Riqualificazione significa sbirri nelle strade, gente in galera e cpr
Parliamone insieme sabato 19 aprile in Piazza Colajanni (Palermo) ore 16.00

Palermo è cambiata molto negli ultimi anni. Il turismo ha modificato completamente molte strade e interi quartieri. Gli interventi del comune negli anni hanno sia assecondato l’ondata turistica, sia favorito progetti di cosiddetta “riqualificazione”, cioé messa a valore di aree a fini speculativi, rendendole più attraenti per nuovi abitanti frequentatori, più ricchi o comunque più decorosi e controllabili

Questi cambiamenti sono stati possibili solo grazie a un maggior controllo della popolazione, da parte degli sbirri e delle telecamere presenti ovunque. Una grossa mano è stata poi data dall’associazionismo, soprattutto di sinistra, che ha fornito la copertura ideologica e la manodopera per portare avanti buona parte dei progetti di “riqualificazione”.

Ballarò è un buon esempio di questi cambiamenti, ma nel quartiere tali dinamiche non hanno totalmente preso il sopravvento. Le diverse “comunità” riescono ancora a mettere in campo forme di abitare e vivere il quartiere resistenti al controllo dello Stato.

Recentemente il contrasto alla vendita di crack e le regolarizzazioni del mercato storico e di quello dell’usato sono state le occasioni per un rinnovato intervento statale, chiesto a gran voce dalle associazioni. Le conseguenze non sono tardate ad arrivare. Ballarò, l’Albergheria e le aree
circostanti sono infestate giorno e notte da volanti e falchi in borghese.

Negli ultimi mesi si sono succeduti numerosi fermi di polizia con arresti, trasferimenti in cpr e correlate violenze sbirresche.

Nel frattempo il governo ha messo a punto nuove norme repressive, che prevedono numerosi e nuovi reati e aumenti delle pene, insomma più carcere per sempre più persone. Il governo ha pure previsto l’apertura di nuovi cpr, centri per il rimpatrio, cioè luoghi dove rinchiudere le persone prive di permesso di soggiorno prima di deportarle.

Queste misure, quindi carcere e cpr, andranno a colpire anche la gente di Ballarò, soprattutto chi sarà ritenuto un ostacolo ai cambiamenti in corso.

E’ il momento, per chi non vuole lasciare tutto in mano a politicanti e sbirri, di prendere la parola e cercare i modi per auto-organizzarsi.