
La Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e gli organi centrali di polizia, nell’udienza di ieri davanti al tribunale di sorveglianza di Roma hanno chiesto la revoca del 41 bis per Alfredo Cospito. Il tribunale si è riservato di decidere.
Cresciamo nei terreni incolti, nelle zone asciutte e sassose, ai bordi dei viottoli

La Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e gli organi centrali di polizia, nell’udienza di ieri davanti al tribunale di sorveglianza di Roma hanno chiesto la revoca del 41 bis per Alfredo Cospito. Il tribunale si è riservato di decidere.
Diffondiamo da Il Rovescio:
Qualche notizia in più sul nostro amico Nasci e sulle vicende che hanno portato alla sua carcerazione a Spini di Gardolo.
Nasci è stato arrestato dalla DIGOS la mattina dello scorso martedì 10 ottobre per un cumulo di un anno e due mesi di condanne per tre diversi episodi: l’occupazione, nel febbraio 2017, del Municipio di Mori (un paese di circa 10.000 anime vicino a Rovereto), nel corso di una partecipata e vivace mobilitazione contro un progetto – purtroppo poi realizzato – di devastazione ambientale; una scritta vergata su un muro di Firenze nell’agosto di quell’anno, durante un’iniziativa in solidarietà agli arrestati e arrestate dell’Operazione Panico; i fatti del 9 febbraio 2018 a Trento, quando compagni e compagne contestarono con modalità creative (tra le quali dei seri danni al negozio di abbigliamento di un fascista accoltellatore) la consueta kermesse di Casapound in occasione della “Giornata delle Foibe”.
Determinante, nello spedire in galera il nostro compagno, è stato il rifiuto di ogni misura alternativa al carcere (che normalmente avrebbe dovuto ottenere, dato che il cumulo di condanne rientrava nei termini di legge) da parte del Tribunale di Sorveglianza di Trento, opportunamente istruito dall’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) che ha preteso e non ottenuto da Nasci la cosiddetta “revisione” delle sue idee e scelte di vita. Ancora una volta, dopo l’Operazione Renata e i casi di Poza e Rupert (e quello di Sasha, tuttora in detenzione domiciliare solo perché madre di una bambina piccola): o l’abiura, o la galera.
Dalla visita del suo avvocato sappiamo che Nasci sta bene. Uscito dai “nuovi giunti”, si trova adesso in sezione, in cella con un ragazzo giovane e tranquillo.
Ha sentito il partecipato e rumoroso presidio tenuto sotto al carcere nella serata di martedì 10 ottobre. Sa dell’ampia solidarietà che sta ricevendo (non solo da compagni in senso stretto) e ne è molto felice. Ha ricevuto regolarmente i telegrammi che gli sono stati spediti.
Solidarietà, complicità e affetto a Nasci!
Libertà per tutti e tutte!
Per scrivere al compagno:
Matteo Nascimben
CC di Spini di Gardolo
Via Cesare Beccaria, 13
38121 Località Produttiva, Trento (TN)
Diffondiamo:
Comunichiamo che il compagno anarchico sardo Davide Delogu è stato scarcerato dopo 14 lunghi anni, di cui 12 deportato nelle galere del continente. Ora trascorrerà un periodo agli arresti domiciliari. Seguiranno aggiornamenti.

“Protesta di un gruppo di detenuti della casa circondariale Pietro Cerulli di Trapani”
Dai media apprendiamo di una sollevazione la sera del 12 ottobre al carcere di Trapani: un gruppo di detenuti della Sezione Tirreno (dove sono reclusi i detenuti rivoltosi o ritenuti “aggressivi”) avrebbero occupato un intero piano della sezione per diverse ore.

Presidio solidale il 19 ottobre, giorno in cui presso il tribunale di sorveglianza di Roma si terrà un’udienza riguardante la permanenza di Alfredo in 41 bis.
Chiudere il 41 bis
Contro la tortura di stato
Tuttx liberx

Quando qualcuno assimila il carcere al manicomio non lo fa per esercizio di retorica: se a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 il Dottor Coda torturava i “malati” applicando elettrodi alle tempie, procurando infinite scariche e insopportabile dolore – un “trattamento” praticato di fronte a tutti, perché tutti vedessero cosa li aspettava se… – nel 2023 nelle carceri i detenuti vengono pestati e torturati allo stesso modo, a Cuneo, anche con l’ausilio del taser.
https://www.osservatoriorepressione.info/torture-carcere-cuneo-indagati-23-agenti-penitenziari

SMASH REPRESSION/MODENA – 28 OTTOBRE 2023
Ad un anno esatto dal rave di Modena nord e dalla legge anti-rave, un anno di sgomberi, repressione e ostilità, per le strade e nei quartieri, nella città che ha visto la strage al carcere Sant’Anna, contro la società del proibizionismo, delle gabbie e dei CPR, in solidarietà ai rave, alle TAZ, agli spazi sociali e a chi lotta… tuttx a Modena il 28 ottobre! 🏴☠️

A.R., 28 anni, morto il 30 dicembre 2019 alle Vallette di Torino per un’infezione polmonare dopo aver perso 25 chili nell’indifferenza dei suoi aguzzini. Il 20 novembre il medico del carcere rispondeva all’ennesima lettera indicando che la perdita di peso fosse voluta: “Una modalità strumentale per ottenere benefici secondari”. Era entrato in carcere il 28 aprile 2019 con il peso di circa 80 kg: a novembre erano diventati 50. Ne avevamo parlato qui.
Dai media apprendiamo che la seconda consulenza medico-legale effettuata indica che «Risulta il difetto di approfondite verifiche che […] se messe in atto, avrebbero potuto arginare lo stato di malnutrizione». La procura ha chiesto di nuovo l’archiviazione, la famiglia Raddi si è opposta.
Sanitari complici delle torture in carcere! Soltanto lottando possiamo spezzare l’isolamento che avvolge quelle mura affinché il sacrificio di chi non c’è più non sia stato inutile!

Lunedí 2 ottobre alle 20 al Tribolo (via D.Creti 69/2 Bologna)
Ci vediamo un lunedì ogni 2 settimane per condividere proposte e riflessioni tra individui e realtà di Bologna e dintorni in solidarietà con lx prigionierx, lx inguaiatx con la legge e contro le galere.
Ieri a Modena alcuni compagnx hanno portato la loro voce nei pressi di un convegno organizzato dalla Camera Penale di Modena su 41-bis e deontologia penale. È stato appeso uno striscione ISOLAMENTO É TORTURA. NO 41-BIS, sono stati fatti interventi al megafono e distribuiti volantini. La stessa voce è stata portata anche in centro, con particolare riferimento alla strage al Sant’Anna del marzo 2020 e al silenzio complice che la circonda. Sono state lette le testimonianze dei detenuti ed è stato ribadito che nessuna indagine per diffusione di notizie false e tendenziose fermerà la verità sui pestaggi e sulle uccisioni di quei giorni.
Stato assassino.

Di seguito il testo distribuito all’iniziativa:
Abbiamo deciso di dar voce in strada a tutto ciò che probabilmente là dentro non verrà detto perché non fa più notizia, nella città che ha visto la strage al carcere Sant’Anna dell’8 marzo 2020. Non ci va giù che si parli a cuor leggero di “deontologia penale” facendo riferimento ad una forma di tortura di Stato come il 41bis, un dispositivo repressivo nato col pretesto della lotta alla mafia, esteso nel 2002 a prigioniere e prigionieri politici e rivoluzionari e alle associazioni cosiddette eversive, col chiaro intento di perfezionare l’armamentario della repressione preventiva e intimidire chi intende lottare. Concepito come una vera e propria tomba per vivi, il regime di 41bis mira a recidere i legami e i contatti con il mondo esterno di chi vi è ristretta/o col proposito di costringerla/o a collaborare con la giustizia. L’isolamento totale e l’annichilimento della personalità che subisce chi vi è internata/o si aggiunge ad una quotidianità carceraria fatta di privazioni, umiliazioni e sofferenze. Un mezzo di pressione pari ai metodi dell’inquisizione, costruito per provocare danni fisici e mentali tramite la tecnica della deprivazione sensoriale allo scopo di indurre al pentimento, estorcere confessioni e dichiarazioni.
Ricordiamo gli oltre 700 detenuti in 41-bis. Ricordiamo la compagna Diana Blefari che si tolse la vita dopo la permanenza in questo regime. Ricordiamo Nadia Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, tutti militanti delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente, che vi resistono da oltre 17 anni. Ricordiamo il compagno anarchico Alfredo Cospito, che dopo l’intensa mobilitazione contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo sviluppatasi tra maggio 2022 e aprile 2023, e uno sciopero della fame di oltre sei mesi, continua ad essere recluso in questo duro regime detentivo, l’udienza riguardante la sua permanenza in 41 bis si svolgerà questo 19 ottobre presso il tribunale di sorveglianza di Roma. Ricordiamo Domenico Porcelli, ormai in sciopero della fame da aprile e sepolto nel silenzio. Anche lui ad ottobre avrà udienza al Tribunale di sorveglianza di Roma per discutere la sua detenzione in regime di 41-bis.
Allo stesso modo, ci rifiutiamo di dimenticare i nove detenuti morti a seguito della rivolta del carcere S.Anna di Modena (8 marzo 2020). Lo Stato e i media hanno prontamente tentato di motivare i decessi rinconducendoli a overdose da metadone e farmaci. Noi sappiamo che la realtà è un’altra. E sono proprio i cadaveri dei detenuti in questione a parlare chiaro, assieme ai segni di percosse, ai traumi e agli ematomi su di essi riscontrati (quando è stato possibile fare le autopsie),ma anche alle testimonianze di altri detenuti presenti quel giorno e poi trasferiti in altre galere, che raccontano i mancati soccorsi durante quegli stessi trasferimenti punitivi. Si tratta di assassinii di Stato, di una strage di Stato. Le indagini relative a quanto accaduto durante e a seguito di quella rivolta sono state prontamente archiviate. Non verrà fatta alcuna luce nemmeno sulle guardie penitenziarie (oltre 100), indagate per torture ai danni dei detenuti in rivolta del carcere di Modena. Ricordate le immagini di Santa Maria Capua Vetere? La giustizia e la rieducazione di Stato passano attraverso i manganelli, i pestaggi e le torture dei secondini, coperti dalla magistratura democratica, sui corpi e le menti dei detenuti.
