TORINO: INIZIATIVE SOLIDALI CON LX IMPUTATX DELL’OPERAZIONE CITY

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Iniziative solidali con lx imputatx dell’Operazione City a Torino

24 febbraio ore 9
Tribunale di Torino – aula maxi 3
Presenza solidale in aula e fuori dal tribunale

27 febbraio ore 18
Radio Blackout (Via Cecchi 21/A)
Presentazione dell’opuscolo “Il conflitto e il suo rimosso” – discussione a partire dal reato di devastazione e saccheggio e aggiornamenti dal processo City


Dall’ottobre 2022 alla primavera 2023, una importante mobilitazione ha accompagnato lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, compagno anarchico prigioniero in 41bis. Iniziative, manifestazioni, azioni dirette hanno segnato in Italia e in molte altre parti del globo i passi di un movimento eterogeneo che è cresciuto nel dare forza alla protesta di Alfredo: una protesta che ha rivendicato l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo ostativo, il “fine pena mai”, con cui lo Stato italiano condanna quasi 1300 detenuti a morire in galera.

Ovviamente quello stesso stato, che probabilmente avrebbe lasciato morire di fame Alfredo, non ha tardato a presentare il conto con inchieste e processi in vari territori e città dove si è propagata la mobilitazione di quei mesi. A Torino, questa controffensiva dello Stato si sta manifestando principalmente per mezzo della cosiddetta “operazione City”: che ha emanato, nel 2023, un buon numero di misure cautelari e ha aperto due filoni processuali di cui si stanno tenendo le udienze. Nel primo troncone, di cui è prevista la sentenza di primo grado verso metà Aprile, i compagni e le compagne sono tuttx accusatx di “concorso in devastazione e saccheggio”. La chiamata in causa del “concorso” svela la finalità politica per cui viene utilizzato: spaventare e dissuadere dal manifestare, poiché l’arbitraria punizione potrà colpire chiunque scenda in strada e in qualunque modo decida di farlo. Il secondo troncone – la cui udienza preliminare sarà il 26 Febbraio – vede imputatx 53 compagnx accusatx di vari reati tra cui spicca, anche in questo caso, il reato di “concorso in devastazione e saccheggio” e il, rarissimo, “quasi reato” (art 115 c.p.) contestato a coloro che sono statx fermatx prima del corteo.

Ricordare oggi il corteo del 4 Marzo 2023 non è solo un modo per portare solidarietà alle e agli imputatx, e non lasciarlx solx davanti alla controparte. Ma è anche un modo per ricordare che la lotta contro il 41bis e l’ergastolo ostativo è una lotta sempre attuale: contro il carcere e la società che ne ha bisogno. Inoltre in questa contemporaneità bellica e genocidiaria, il reato di devastazione e saccheggio è sempre più usato dalle procure italiane per reprimere il più duramente possibile le piazze conflittuali e così terrorizzare su larga scala chi sceglie di manifestare. A tal proposito ricordiamo in particolare l’operazione Ipogeo, scattata a Catania nel novembre 2025, che ha portato 3 compagnx in carcere (di cui unx si trova ora agli arresti domiciliari). Se l’accusa di devastazione e saccheggio non è l’unica arma affilata in mano alla magistratura per cercare di reprimere il dissenso (ricordiamo l’uso smodato e continuo dell’art. 270bis), di certo il tentativo di scoraggiare chi partecipa alle piazze conflittuali con lunghe e gravose cautelari e con il timore di anni di galera non è ha sottovalutare.

Nel cercare di cogliere il momento storico che attraversiamo – fatto sia di piazze piene e,a volte, conflittuali nonché di continue ondate repressive – incontriamoci con il fine di riflettere sui tempi che corrono, le pratiche di solidarietà, dissenso e azione che possiamo, o vogliamo, mettere in campo.

La lotta contro il fine-pena-mai, la tortura del 41bis e le galere è legata a filo doppio con la resistenza al colonialismo, posizionandosi al fianco di chi resiste ai genocidi. Tessere le fila di un discorso unitario – che sappia affiancare le pratiche alle analisi – ci permette non solo di raffinare il nostro modo di agire ma anche di non lasciare nessunx indietro.

MILANO: PRESIDIO SOTTO AL CPR DI VIA CORELLI

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Sabato 28 febbraio h. 15:00
Ritrovo parcheggio di via Cavriana di fronte al centro sportivo

Ci vediamo di nuovo sotto le mura infami del CPR di Milano Corelli per portare un saluto di solidarietà ai reclusi e squarciare il silenzio che lo Stato e la città di Milano vorrebbero imporre attraverso la detenzione amministrativa. A ridosso dell’approvazione in Consiglio Ue di un nuovo patto sulle migrazioni e di un disegno di legge del governo italiano che rendono ancora più precarie le condizioni delle persone senza documenti, nei Cpr d’Italia si continua a morire. Per ultimo ci giunge notizia di un giovane morto nel cpr di Bari: ad uccidere sono le condizioni degradanti all’interno di queste strutture, la privazione della libertà e il razzismo sistemico.

Vogliamo ribadire che dei cpr non devono rimanere che macerie. Sappiamo cosa succede in questi posti di merda, centri di morte e tortura. Sappiamo delle violenze, dei ricatti, dei pestaggi, del forzato imbottimento di psicofarmaci e tutte le sofferenze imposte che si dispiegano in ogni sfaccettatura del quotidiano di chi vive dentro. Sappiamo delle morti e vogliamo vendetta.
Ma sappiamo anche delle forme di ribellione che lx ribelli portano avanti con il proprio corpo quotidianamente, da Gradisca a Trapani, passando per Gjader e Macomer.

Continuiamo a gridare che l’unico cpr accettabile è quello in fiamme.
Portiamo solidarietà e calore a chi dentro prova a restituire allo Stato un briciolo della violenza quotidiana che riceve.
Per Abdel, morto di cpr
Per un ragazzo ucciso dal razzismo di cui lo stato ancora non diffonde il nome, perché a queste persone non viene nemmeno concessa la possibilità di esistere come individui

Freedom, hurriya, libertà!

TAZ BENEFIT OPERAZIONE IPOGEO E NO PONTE [7 MARZO, MILANO AREA]

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All’ingresso della festa ci sarà la possibilità di lasciare un’offerta libera. Tutto il ricavato della festa, della cena e del bar andrà in benefit per le operazioni “No Ponte” e “Ipogeo”. Porta il tuo banchetto (con tavolino e luce) e se puoi lascia parte del ricavato in benefit. Per info è possibile contattare la mail tazbenefitinfo@protonmail.com
Dalle 19 aggiornamenti dai territori colpiti dalla repressione e chiacchiera su pratiche di solidarietà, cena veg e a seguire musica fino all’alba. Alla festa sarà presente un’area chillout e il bar.

Tra settembre e novembre 2025 due operazioni infami hanno colpito compagnx e territori del sud Italia. A settembre tre compagnx sono statx arrestatx in merito ai fatti avvenuti durante un corteo di Marzo a Messina in occasione del Carnevale No Ponte. Andre, Gui e Bak sono statx rinchiusx in carcere e poi agli arresti domiciliari come misura cautelare. A maggio 2025 invece, in risposta al Decreto Sicurezza che sancisce sotto forma di legge lo stato di guerra interna in cui ci troviamo, un corteo determinato e rabbioso sfilava per le vie di Catania. Anche stavolta la risposta repressiva non si è fatta attendere: una valanga di denunce, perquisizioni in diverse case tra Catania, Palermo, Messina, Siracusa e Bari. Due compagnx, Luigi e Bak sono in carcere con vari capi d’accusa, tra cui spiccano devastazione e saccheggio e rapina.

Queste operazioni repressive puntano a sostenere la narrazione dellx violentx venutx da fuori e dellx infiltratx per sminuire la volontà di opporsi allo Stato di guerra e alle devastazioni dei territori. Questi fatti dimostrano come il tentativo di isolamento delle pratiche di lotta più conflittuali va di pari passo con quello di isolare chi si oppone ai piani del capitale e del mondo-guerra, ma la solidarietà travalica i confini e attraverso la condivisione di pratiche, stringe le anime affini in un obiettivo comune: la libertà. Nella chiacchiera che faremo ci sarà la possibilità di ricevere aggiornamenti sulle operazioni repressive citate e di discutere su cosa intendiamo per solidarietà, la sua importanza e le varie pratiche che possiamo portare avanti per diffonderla (anche in festa!).

La riuscita della festa è una responsabilità collettiva, abbi cura di te stessx ma anche delle persone che ti circondano, rispetta il consenso altrui, rendi lo spazio accessibile. Non saranno tollerati atteggiamenti prevaricatori e discriminatori. Se subisci molestie non sei solx, chiedi una mano al bar o all’area chillout.
Anche partecipare a una festa è una pratica di solidarietà: cerca di venire presto e se riesci fermati fino alla fine per supportare!
Se riesci, lascia il cane a casa!
No machi, no fasci, no sbirri, no sionisti.
Tuttx liberx. Fuoco alle galere

PESCARA: PRESIDIO AL CARCERE, PER TAREK E PER TUTTX

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Venerdì 20 febbraio ore 18
Pescara, Via Enzo Tortora (all’inizio della prima curva)

Da qualche giorno il nostro compagno Tarek si è cucito la bocca per reagire ai soprusi che sta ricevendo nel carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti, in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e Torino.

Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024, giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.

Diversi mesi fa, è stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3, all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito la consegna di pacchi, negandogli addirittura la solidarietà di qualche calzino e vestito . Inoltre, la struttura è stata problematica impedendogli anche di partecipare alle udienze che lo riguardano: in continuità con la strategia di isolamento propria della detezione gli è stato permesso di partecipare alle udienze solo in collegamento video, nel giorno dell’udienza mancava addirittura la luce.

Tarek ha usato il proprio corpo come strumento di lotta. Per molte persone in detenzione, nelle carceri come nei CPR, il corpo resta ciò di cui non si può essere privati e permette di urlare fuori dalle mura la violenza che si consuma dentro.

Ma se un corpo può gridare fino a spezzarsi, l’incidenza sul reale — quella che sfonda il muro e trasforma una singola denuncia in forza collettiva — può amplificarsi quando, fuori, ci sono persone che si organizzano, capaci di raccogliere quel gesto, sottrarlo all’isolamento imposto e restituirlo alla lotta comune contro quel sistema carcerario che punisce e reprime, che vorrebbe relegare al silenzio. Nelle carceri ci sono persone, in carne ed ossa, che subiscono repressioni di ogni tipo e in ogni forma possibile.

Perché ciò che Tarek ci sta urlando dal carcere di San Donato non resti sepolto tra le mura di cemento, è necessario rispondere con una mobilitazione collettiva per dargli solidarietà materiale e forza politica.

In questi due anni c’è chi ha riempito le piazze di questo paese, bloccato porti, strade e fabbriche, ostacolato come possibile la macchina genocidiaria che parte da paesi come l’Italia.
La Palestina insegna, non lasciamo da sol3 l3 attivist3 palestinesi e solidali colpit3 dalla repressione!

La solidarietà è un’arma, usiamola!

Con Tarek, Anan, Hannoun, Dawoud, Ahmad.
Per la Palestina libera dal fiume fino al mare.

FERRARA: PRESIDIO AL CARCERE – LIBERTÀ PER DAWOUD, LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

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Continua la vendetta dello Stato italiano, complice del sionismo, contro chi gli scorsi mesi ha contribuito a bloccare il paese, contro chi ha lottato per lo stop al genocidio e per la liberazione della Palestina!

Spiccano le minacce del governo alle comunità e alle associazioni palestinesi in Italia, che si sono tramutate in arresti per terrorismo che hanno colpito il presidente e altri 8 membri dell’API (Associazione Palestinesi d’Italia), tra cui Raed e Yaser, portati e detenuti in custodia cautelare nella sezione di massima sicurezza del carcere di Ferrara. Raed è stato rilasciato mentre Yaser rimane in carcere ma è stato trasferito nel sud Italia. Dawoud è stato da poco trasferito a Ferrara con le stesse modalità.

È inaccettabile che lo Stato italiano utilizzi “prove” fornite dall’entità sionista, la stessa che ha accusato anche l’ONU, l’UNRWA, la Flottilla e numerose ONG di essere affiliate ad Hamas. È inaccettabile che se “Israele” dice che sei un terrorista vieni arrestato e messa alla gogna mediatica in attesa di processo.

A Dawoud va tutta la nostra solidarietà e complicità, come a Mohammad Hannoun, Riyad e Yaser, come ad Anan Yaesh, Ahmad Salem e Tarek, come a tutti i prigionieri politici palestinesi, non ci fermeremo fino a quando non saranno stati tutti liberati!

Ci vediamo il 21 febbraio davanti il carcere di Ferrara, via Arginone 327, alle ore 15:00.

MODENA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI”

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8 marzo 2026 H 19
Istituto Storico della Resistenza
Sala Ulivi, Viale Ciro Menotti 137 (Modena)

La preziosa testimonianza di Claudio, uno dei cinque detenuti firmatari dell’esposto alla Procura di Modena per i fatti avvenuti l’8 marzo 2020 nel carcere di Sant’Anna: la rivolta e la violenta repressione che ne seguì portarono alla morte di 9 prigionieri. Nelle sommosse di quei giorni morirono in totale 14 detenuti negli istituti penitenziari italiani.
Si tratta della più grande strage carceraria della storia repubblicana.


8 MARZO 2020:  in concomitanza con l’inizio del lockdown, scoppiano decine di rivolte negli istituti penitenziari italiani. Tra tentativi d’ evasione di massa e la distruzione di intere sezioni, centinaia di persone detenute si ribellano a quei veri e propri luoghi di sofferenza e morte che sono le patrie galere. Per sedare le agitazioni in un clima di crescente paura, lo Stato risponde con una violenta repressione, torture e mancati soccorsi.
Il bilancio di quei giorni è tragico: 14 detenuti muoiono nelle prigioni in sommossa, 9 solo nella rivolta del Sant’ Anna di Modena.
Si tratta della più grande strage carceraria italiana dal dopoguerra.

A 6 anni di distanza, dopo le varie archiviazioni di Stato e il tentativo di rimozione dalla memoria collettiva,  c’è chi ancora vuole tenere vivo il ricordo di quelle giornate attraverso il racconto di chi l’ha vissuto da dentro, in prima persona.

Next Stop Modena 2020 è la preziosa testimonianza di Claudio Cipriani, uno dei cinque firmatari dell’ esposto alla procura di Modena per i fatti dell’ 8 marzo 2020. Essendo Claudio tuttora detenuto,  la pubblicazione del suo libro  rappresenta una forte crepa nel muro di isolamento tra dentro e fuori e per questo crediamo nell’importanza di sostenerne la più ampia diffusione. Inoltre, per volontà dell’ autore, il ricavato del libro sarà destinato a sostenere la battaglia per la verità portata avanti dai familiari dei detenuti morti.

Abbiamo quindi organizzato la presentazione del libro di Claudio in  Sala Ulivi presso l’istituto storico della Resistenza di Modena domenica 8 marzo. Che la crepa nel muro che ci divide diventi un varco; che delle galere restino solo macerie.

L’AQUILA: PRESENTAZIONE DI “HAIKU SENZA HAIKU. VERSI SCATENATI”

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Sabato 21 febbraio CaseMatte diventa uno spazio di arte collettiva resistente!

Ore 15.00 👉🏾 Laboratorio teatrale a cura di Nontantoprecisi:
“Il corpo è uno. Nel senso che c’è un corpo solo. Un continuo differenziato di corpi. Il soggetto è una chimera. Io è una chimera.”
Diamo forma a un corpo collettivo per chiederci davvero cosa può un corpo.

Ore 18.00 👉🏾 Presentazione di Haiku Senza Haiku
“Apri gli occhi
Dentro e fuori di te
Sovverti tutto.”
Versi scatenati da carceri, strade e stelle in stile JamPoetry a cura di Datura e Unos Necios. Porta i tuoi testi a tema libertario, i tuoi strumenti, la tua voce o scegli dei versi dalla raccolta Haiku Senza Haiku

Ore 20.30 👉🏾 Cena “porta e condividi”. Prepara ciò che vuoi e consuma responsabilmente ciò che preparano lə altrə

ALCUNE RIGHE DOPO LA SENTENZA IN PRIMO GRADO DEL CARNEVALE NO PONTE

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LIBERX TUTTX! LIBERX SUBITO!!!

Mercoledì 11 febbraio si é tenuta l’udienza in primo grado del processo per i fatti del carnevale no ponte dello scorso 1 marzo, a Messina. Le richieste di condanna si attestavano tra i quattro anni ed i quattro anni e mezzo, la sentenza ha infine ridimensionato le pene richieste dall’accusa disconoscendo le aggravanti. Questo non suggerisce certo una simpatia dei giudici nei confronti della libertà; ma, probabilmente, evidenzia l’animo punitivo che muove le intenzioni di questo sistema ogni qual volta si veda radicalmente messo in discussione. Infatti, unx delle tre imputatx si è vistx combinare una pena di tre anni di reclusione, con l’evidente intenzione di aggravare la sua condizione di imputato nel quadro, anche, dell’operazione “Ipogeo”.

Uno Stato che tiene in cattività le persone; costringe alle frontiere, respingendo verso il nulla o assorbendo nel tritacarne della detenzione; con le mani sporche del sangue versato da ogni proiettile e/o bomba sganciata nel mondo; che divora la natura, separandocene come papà capitale gli impone; che festeggia davanti alla sofferenza e morte altrui, come quell’uno a zero assassino pronunciato dopo piazza Alimonda o lo sfregolio di mani e risate dopo le scosse dell’Aquila (ma gli esempi andrebbero verso l’infinito); che carcera e si dota di sempre più possibilità di farlo, mentre spalanca le porte dell’industria detentiva ai big delle costruzioni (vedi Webuild); che accoratamente dalle Camere richiede il pugno di ferro contro la vita; che ci soffoca sempre piú, con goduria del sottosegretario Delmastro, tra gli altri.

Ecco questo stesso Stato, oggi, nel ruolo datogli dal plot del grande regista Potere Denaro (Golden globe alla strage e Primo premio alla misoginia), ha emesso sentenza di colpevolezza contro chi smaschera il suo squallido teatrino delle apparenze.

E proprio lo stesso giorno, l’undici febbraio, si é celebrato il processo per l’omicidio di Moussa Balde, ucciso da quel meccanismo stragista che Stati ed Unione europea riservano ai corpi risputati dalle stragi architettate ed eseguite dagli sgherri del sistema di capitale. Una strage che avviene per mano di eserciti e guardie di frontiera; secondini ed operatori delle cooperative; medici, guardie e tribunali. A conferma dell’impunibilità dei sicari in divisa, assoluzioni per tutti gli operatori delle FF. OO. Ma non é certo una condanna di un tribunale che può sanare un meccanismo razzista e misantropo, di cui ne é invece organicamente parte. Nella mattinata dell’undici febbraio poi, ancora una volta, moriva tra le mura del CPR di Bari Palese un giovane venticinquenne, razzializzato e rinchiuso tra le fauci del razzismo strutturale dello Stato e le sue istituzioni. “Arresto cardiaco”…ma come fa un cuore a reggere cotanta malvagità?! Come fanno occhi di bambinx a non trasformarsi in vuoti grigi di paura, gialli di malattia?! L’oblio del dimentacatoio aspetta quest’ennesimo assassinio di Stato, la persona non esiste più, nemmanco un numero…solo un brandello di carne da straziare per ciucciare via quanto più humus vitale possibile da trasformare in sgocciolante denaro, colpevole potere. Morte naturale dicono… ma come fa ad essere naturale una morte inflitta da un mondo fondamentalmente e banalmente finto? Era forse naturale la morte dei soldati nelle trincee durante le guerre mondiali?! Era forse naturale la morte che infliggeva la spada ed il cannone del colonizzatore alla ricerca del demonio nascosto nel petto delle sottomessx?! Sono forse naturali la morti sulle coste di Cutro ed in tutto il Mediterraneo?! Lo sono quelle delle persone suicidate nelle galere della non-vita?! Lo sono quelle dei gazawi? Lo sono quelle dei campi libici?! Quelle dello stragi dell’imperialismo?! Quelle dei tumori inflitti dalla fumata nera dell’industria?! Tutte quelle avvenute nelle caserme?! Sono morti naturali quelle della solitudine dell’abbandono?!

Vogliono ridurre l’esistenza in cattività e celebrano il rito della loro morte insensata con balaclava e trasferte pompose di digossini per andare ad acciuffare il micelio della rivolta. Ma questo, inarrestabilmente contagioso si propaga e rispunta nuovamente, altrove, in più punti, sempre più rigoglioso. Ci potranno imporre galere, pilastri di ponti, infinite linee ferrate e/o asfaltate, caserme, provvedimenti sicurezza etc. etc. etc.; tutti i loro loculi del guadagno e della sicurezza non possono tumulare la pretesa di vita delle insortx.

La loro morte insensata, culto di denaro e spossesso, il loro ipogeo di morte. Le loro squallide operazioni di sicurezza. Mentre il mondo si scandalizza (ben venga) per i rastrellamenti dell’ICE negli Stati Uniti; in Europa, Frontex consegna alle guardie libiche migranti braccatx nel Mediterraneo; le polizie irrompono nei quartieri e rapiscono persone razzializzate in nome del decoro e della sicurezza, vedi San Berillo a Catania, tra gli altri; trans-nazionali dell’infrastruttura mettono sotto scacco interi territori con il supporto di camionette, idranti e procure; vengono sgomberate popolazioni cui terra frana sotto i piedi, come a Niscemi, dove la base del Muos é messa in sicurezza per garantire gli scopi assassini che assolve e migliaia di persone vedono le proprie case crollare al fianco delle laccate passerelle istituzionali; la polizia irrompe in casa delle persone per trascinarle in buchi neri di pochi metri quadri e decisamente affollati. Come ha fatto con altrx compagnx, che il 17 maggio, a Catania, esprimevano una luminosa critica nei confronti di questo schifosissimo mondo galera che uccide e suicida ostaggi quotidianamente.

Ma non finisce qui, lo scempio della giustizia non tarda nel confermare che al peggio non c’è mai fine.. Fogli di via ed avvisi orali; che sgraditx dallo sguardo incendiario si vadano a nascondere nelle foreste!! la caccia alle streghe non è mai finita!! Pennivendoli al servizio ostracizzano la rivolta dai loro confini; “infiltratx venutx da fuori”; “solitx fascinorosx”; “psicosi che si esprimono contro innocenti agenti di polizia”… CHE SCHIFO! Nemici delle vostra stessa specie, svendete il mondo per quei luridi trenta denari e per la plastica emozione di far parte degli incravattati. SQUALLIDI MAGNACCIA INFAMI! Ed ogni istanza di rivolta è invece patologia, è aliena in una baraonda di alienati.

Insomma la loro guerra alla vita gode di una lista infinita di sofferenze inferte dentro e fuori confini, non basterebbe tempo per ricordare le complicità dello Stato italiano con il sistema di esternalizzazione delle frontiere e i massacri che determina sui confini e nei centri di detenzione nei c.d. paesi di transito; le complicità nel genocidio di Gaza (con Webuild nominata per la ricostruzione di gaza); Leonardo S.p.a. fabbrica di morte tutta italiana..

Un tempo le trincee, un tempo Pirelli, un tempo Fiat, un tempo una lineaferrata dritta che taglia esattamente a metà quest’isola o che si ritira tatticcamente sotto le montagne (come nel messinese,lasciando le coste ad altre “operazioni del capitale” possibili). Sempre e comunque trincee da cui viene sferzata la guerra contro l’esistenza, da cui si impone lo squallido esistente. La spaventosa e terribilmente concreta favoletta del ponte sullo Stretto incombe sulle persone e sui territori e mentre il gruppo Webuild (capofila Eurolink consorzio affidatario dei lavori di costruzione del ponte e cantieri affini) attende per poter banchettare di tutta la carne a loro ammazzata dalla cieca brama di governantx, assume sempre più commissioni di cantiere in diverse parti d’Italia. Solo nel meridione vi sono diciannove proggetti in corso, “per un valore aggiudicato di circa tredici miliardi di euro”. Con la complessiva capacità produttiva di “due conci ogni sette minuti” e “quarantotto anelli al giorno”, la costruzione di gallerie nelle diverse tratte ferroviarie AC/AV e nei diversi lotti autostradali segue a spron battuto; il ticchettio dell’invasione. “In Sicilia, Webuild è attualmente impegnata nella realizzazione del Lotto 1 dell’asse autostradale Ragusa-Catania e di sette tratte ferroviarie sulla direttrice Palermo-Catania-Messina. Sulla direttrice Palermo-Catania, sta realizzando: il Lotto 1+2 (Fiumetorto- Lercara Diramazione), il Lotto 3 (Lercara- Caltanissetta Xirbi), il Lotto 4a (Caltanissetta Xirbi- Nuova Enna), il Lotto 4b (Nuova Enna-Dittaino) e il Lotto 6 (Bicocca- Catenanuova). Sulla linea Messina Catania sta invece realizzando il Lotto 1 (Fiumefreddo- Taromina/Letojanni) e il Lotto 2″ (Taormina-Giampilieri)”. Questo solo in Sicilia, risalendo per la Calabria, per la Campania, per la Basilicata, per la Puglia e continuando verso il Nord della penisola, i lotti di cantiere si moltiplicano e moltiplicano. La Statale Jonica 106, in Calabria; la linea alta velocità Salerno-Reggio Calabria e Napoli-Bari; la Nuova Strada Statale Cagliaritana; metropolitana, infraflegrea e linea cumana tra Napoli e circondario; l’ospedale Monopoli Fasano. Questi sono parte dei progetti in corso d’opera solo nel Sud Italia da parte del gruppo, la cantierizzazione di sempre più spicchi di territorio, che via via viene sottratto alle persone per permettere al Sud di avere infrastrutture “nuove e sostenibili”. Ma il loro ‘nuovo’ è fatto sulla negazione ed eliminazione totale del ‘vecchio’ e lo stesso il loro ‘sostenibile’, costruito sulla distruzione e sostituzione della vita vissuta con non-vita futura. Un’imposizione di scambio sempre a perdere, barattare la propria esistenza in virtù di non precisati benefici futuri, l’inno alla sopravvivenza.

Mentre il nuovo mondo si organizza e si espande ci si rende conto che c’è sempre meno spazio per la vita. La voracità con la quale il grande buco nero del loro “progresso” fagocita tutto ciò che incontra è spaventosa; ci sono molteplici esempi di ciò di cui sarebbe capace la trans-nazionale, cui curriculum vanterebbe una lista infinita di devastazioni irreversibili, di operazioni di ghettizzazione ed eliminazione della vita in virtù di strade, ponti, ferrovie, turbine idro-elettriche, basi militari etc. etc. etc. L’utilizzo della semantica bellico-militare è ancora una conferma di quanto la presenza del gruppo parrebbe potersi equiparare ad un’invasione vera e propria. Così mentre dai tubi non scendeva manco l’ultima goccia, sul versante sud del messinese operava una talpa (TBM, ossia Tunnel Boring Machine), una fresa meccanica che sembrerebbe necessitare mille litri d’acqua al minuto per scavare una tana devastante nel cuore della montagna. Mentre il deserto avanza su ogni versante promettono ulteriori opere (invasioni) per depurare e/o dissalare l’acqua e, dunque, ovviare ad una crisi che loro stessi ci infleggerebbero, volendo prosciugare di ogni humus vitale anche queste zone del pianeta. Ed intorno a loro rappresentanti e politicanti di varia tipologia cercano di arraffare tutto l’arraffabile, in termini tanto materiali quanto di squallida notorietà, facendo strazio della vita aprono la pista ai nuovi conquistadores, pronti, questi ultimi, ad acquistare quanto gli viene svenduto da salottierx localx.

Ecco in tutto questo (e molto altro!) si inserisce quest’ennesima operazione repressiva, l’ennesimo sfregio alla vita..

Ancora una volta opponiamo a questo regno delle apparenze la solidarietà per le prigioniere di questo impero misogino e misantropo, stragista e onnifagocitante. Ogni parola qui stesa, ogni riga è direttamente proveniente dal pensiero ardente per tutte quelle persone che si ritrovano investite dal “normale” funzionamento dell’apparato repressivo; a tutte queste persone che, intrise delle contraddizioni che la vita gli ha regalato, resistono dentro il buco nero della detenzione. Carcerate ed inquisite poichè non volenterose di rispondere con un silenzioso “sissignore” al ruolo di vittime accollatogli nel copione dello spettacolo democratico.

Che sia galera, l’ennesimo decreto liberticida, un ponte, un CPR… é chiaro di cosa sono emblema tutte questi orribili scabri. Quello stesso emblema protetto da galere e dai tribunali che le rinfoltiscono. L’unico emblema é il denaro; Stato, guardie, tribunali e galere servono solo a garantirne lo scruscio continuo. E mentre portano avanti il procedimento amministrativo ponte con nuove strategie, le talpe di webuild perforano le colline di tutta l’isola (e non solo) ed il governo regala alle mani dello Stato ulteriori strumenti repressivi ancora più espliciti. La loro guerra alla vita é su ogni fronte, ma non la potranno spezzare finché a brulicare ci sarà il germe della solidarietà; qualcosa che divampa ad ogni atto repressivo come fiamma su cui soffia scirocco.

Che fare di fronte all’apparentemente inesorabile avanzata di questo mostruoso colosso? Quali pratiche opporre ad un mondo che infligge ogni giorno sempre più guerra e devastazione? Come resistere davanti alla squallidissima avanzata del capitale? In che modo territorio e libidine possono diventare inceppamento in questo meccanismo di devastazione garantita? Davanti ad una tale complessità non ci si può certo raccontare di avere delle risposte definitive ed universalmente valide, possiamo quantomeno decidere di tornare alle nostre quotidianità con sempre meno sassi nelle scarpe; cercando di organizzarci ed infrangere quella membrana che ci vorrebbe, invece,
sempre più solx.

Per chi volesse mandare delle parole di calore e abbracci solidali alle persone in questo momento detenute:

-Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale
Piazza Lanza, 11
95123 Catania

-Gabriele Maria Venturi
C7o casa circondariale
Via Appia 131
72100 Brindisi

CON ANDRE, BAK, GUIDO E LUIGI!! LIBERX SUBITO!
CON TUTTA LA GENTE DI PALESTINA!
CON SHANIN E TUTTE LE PERSONE RECLUSE NEI CPR!
CON TAREK, ANAN E AHAMAD!
CON PRISONERS FOR PALESTINE E TUTTX DETENUTX IN SCIOPERO DELLA FAME CON LA CAUSA PALESTINESE!
CON TUTTE LE PERSONE CHE DISERTANO LE CHIAMATE DA ENTRAMBI I LATI DEL FRONTE UCRAINO!
CON ANNA BENIAMINO, ALFREDO COSPITO, JUAN SORROCHE!
NO AL PONTE SULLO STRETTO! NO AL 41BIS! CONTRO OGNI DETENZIONE, ANCHE QUELLE DELLA MENTE!!!

CPR DI BARI PALESE: LO STATO UCCIDE

Diffondiamo:

Due giorni fa, l’11 febbraio 2026, é stato ucciso un ragazzo di 25 anni di origine marocchina che era rinchiuso nel CPR di Bari Palese. Si parla di cause naturali, di arresto cardiaco, ma sappiamo come ogni morte all’interno dei lager di stato non é mai cosi naturale e innocente. Dal momento che ci si trova in una condizione di privazione della libertà, in cui a decidere se hai abbastanza dignità per una visita medica, o per del cibo non avariato, non sei tu, ma le guardie, coloro che in quel momento hanno completo potere su di te.

Come sarà stato trattato il suo corpo?
La sua famiglia scoprirà della sua morte? E come? Dai giornali che per ora non hanno avuto neanche la decenza di dire il nome alla vittima?

Stupide domande per le quali sappiamo già fin troppo bene le risposte, perché questa non é di certo la prima morte all’interno di un CPR.

Nello stesso giorno é stata condannata ad 1 anno di pena per omicidio colposo, la direttrice del CPR di Torino, per la sua responsabilità della morte di Moussa Balde il 23enne proveniente dalla Guinea che il 23 maggio 2021 si è suicidato nel CPR di Torino.

Poco ci interessa di chiacchiere e sentenze di tribunali, che sono chiaramente posizionati e schierati al fianco di chi é direttamente responsabile nelle torture quotidiane in carcere e CPR; in uno stato razzista che tratta le persone migranti come scarti da rinchiudere, la cui vita non ha un briciolo di valore. Non ci interessa trovare unx solx colpevole formale che non è che un capro espiatorio che il sistema “sacrifica” (se di sacrificio si può parlare, guardando alla pena farlocca che le è stata data) quando l’ha fatta grossa, per pulirsi un attimo la faccia agli occhi dell’opinione pubblica. Per queste morti, la colpa é chiara, esplicita e condivisa. Lo stato: che sostiene e si regge sull’esistenza di questi luoghi tortura razzisti che sono i CPR.

Le morti all’interno di questi luoghi sono normalizzate, luoghi come galere e CPR dove autolesionismo, tentati suicidi, scioperi della fame sono all’ordine del giorno come forme di resistenza, rifiuto, ribellione da parte di individui privati della libertà.

Così come é all’ordine del giorno che vengano firmati fogli di idoneità medica alla reclusione all’interno dei CPR, senza nessun reale accertamento, e con la consapevolezza di star chiudendo una persona in un luogo dove l’unica assistenza medica possibile, consiste nella somministrazione di grandi quantità di psicofarmaci sedativi, senza alcun accertamento sulla condizione di salute delle persone. E comunque ribadiamo che si tratta di luoghi tortura all’interno dei quali nessun essere vivente dovrebbe essere idoneo a finire.

Per questo non ci stupisce che nei CPR si muore, cosi come nei CARA e nelle carceri. E i responsabili per tutte queste morti sono guardie, magistrati, istituzioni, aziende, operatori e sanitari, che permettano il perpetrarsi di questo sistema razzista, violento e di tortura.

Ci abbracciamo alla famiglia e alle amicizie del ragazzo ucciso. Esprimendo tutta la nostra solidarietà a loro, così come a chi continua ad essere rinchiuso nei CPR. Per questo ieri sera siamo andatx a portare solidarietà fuori dal CPR di Bari Palese.

Come per Moussa, Ramy, Abel, Abderrahim, i morti di Modena, e tutte le persone uccise dalla mano violenta di questo stato razzista, vogliamo Vendetta!

Unica soluzione FUOCO AI CPR

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [28 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

SABATO 28 febbraio torniamo sotto al carcere della Dozza per portare un po’ di musica e tutto il nostro calore a chi vive la violenza del carcere. Rompiamo l’isolamento con cui tentano di annichilirci!

Ci vediamo alle ore 15:00 in via Ferrarese davanti le sezioni femminili (in prossimitá del benzinaio), per poi spostarci insieme sotto le sezioni maschili.

Il carcere di Bologna sta vivendo una situazione insostenibile fatta di sovraffollamento, violenze e abusi quotidiani subiti dalla popolazione carceraria.
Anni di leggi classiste e razziste hanno riempito quelle mura, facendo della repressione l’unica risposta al crescente disagio economico e sociale, trasformando le nostre strade in “zone di conflitto” sempre piu militarizzate, esclusive ed escludenti.
In un mondo dove ritorna ad essere presente la minaccia di una guerra esterna quale soluzione all’attuale crisi capitalista – dove con l’attiva collaborazione dei governi globali si normalizza il genocidio del popolo palestinese e la violenza coloniale quale forma di gestione ed eliminazione di un umanità considerata inutile/eccedente ai progetti del potere – si rafforza anche alle nostre latitudini la necessità per Stato e padroni di serrare i ranghi alimentando la guerra interna volta a mantenere lo sfruttamento, la violenza e l’ingiustizia sociale dominante.
Una guerra ai poveri e tra poveri portata avanti a colpi di decreti sicurezza contro chi è emarginato, migrante, povero e sfruttato e/o provi a ribellarsi a questa realtà fuori e/o dentro le galere.
Le rivolte a Bologna e Oristano sono solo le ultime di una lunga serie di proteste che hanno scosso le carceri da nord a sud, represse da una brutalità della polizia che non distingue più né limiti d’azione, né differenze tra prigioni e periferie.
Al fianco di quelle rivolte ci sono le nostre lotte, perché solo la solidarietà può abbattere ogni muro e distruggere definitivamente questa società assassina e il carcere di cui ha bisogno.

Tuttx liberx
Palestina libera
NO 41 BIS