BARI: DI RIVOLTE, IPM, CPR…IN STRADA(?)

Riceviamo e diffondiamo:

Di rivolte in carcere, IPM, Cpr…in strada(?)

Domenica 9 la quiete della città di Bari è stata squarciata dal coraggio e dalla rabbia di alcuni detenuti del IPM “Fornelli” (Istituto penale per minorenni).

Come sempre i media hanno dato voce solo al sindacato dei controllori che, come dopo ogni rivolta o aggressione, non perde tempo per chiedere più repressione e controllo (come per il carcere di Taranto in cui episodi del genere sono all’ordine del giorno); condizioni più severe per l* rivoltos*, chiedendo l’applicazione del regime di sorveglianza particolare e di mettere in forze le procedure che consentono il trasferimento immediato in sezioni speciali lontane dal territorio d’origine per determinat* detenut*. Entrambe previste nell’ordinamento penitenziario.

Una rivolta ha rotto il silenzio di Bari, città pacificata e gentrificata, vetrina di una zona d’Italia sempre più interessata da investimenti statali ed esteri, capoluogo di una regione succube del turismo e dello sfruttamento del territorio; non a caso scelta come sede dell’ultimo G7.
La nostra è una zona dove i movimenti sociali sembrano dormire da tempo; ma anche se le rivolte non avvengono in strada e a primo impatto la pace regna sovrana, due Cpr, un Hotspot, tre CARA e migliaia di strutture per l’accoglienza, fanno della Puglia terra di frontiera… dove c’è frontiera non esiste pace.

E mentre leghist* e razzist* propagandano che il problema e’ esclusivamente chi cerca speranza nel nostro paese; con undici carceri, un IPM e centinaia di comunità penali per minori, la verità è che la Puglia è terra di reclusione, repressione e sofferenza per tutt* l* oppress*.

Si rivoltano nelle carceri, negli IPM, nei CARA e nei Cpr. E in strada? Quando accoglieremo l’urlo della rabbia collettiva?

Anche a Bari da poco hanno istituito le zone rosse, a Foggia ci sono da Febbraio e sono stati eseguiti già 5 ordini di allontanamento, il messaggio è chiaro, non ci vogliono nelle “loro” città.

Anarchic* in cerca di rivolta.

CATANIA: SALUTO AL CARCERE PIAZZA LANZA

In seguito all’assemblea contro ogni galera e frontiera un nutrito gruppo di solidali si è riunito fuori dal carcere per creare un ponte solidale con lx detenutx.

Il cuore ci porta sempre lì, a sostegno dellx reclusx, per portare vicinanza a chi sta dentro le gabbie volute dal potere. Il carcere di Piazza Lanza si staglia nel centro della città, imponente, nel pieno del traffico cittadino.

I cori hanno riecheggiato all’interno delle mura gelide del carcere, lx detenutx si sono affacciate, urlando insieme a noi, sventolando la fiammella degli accendini fuori dalle sbarre, facendo giochi di luce con la lampada della stanza: creando comunicazione si crea comunità.

Non smetteremo di volgere il nostro sguardo verso lx ultimx, non smetteremo di lottare contro una violenza sistemica di Stato che dentro le mura priva di libertà e dignità lx reclusx.

Nella speranza che le rivolte che hanno animato la Sicilia in questi mesi si moltiplichino:

Freedom, Hurrya, Libertà 🏴‍☠️

PERUGIA: RAFFICA DI AVVISI ORALI DELLA QUESTURA NEI CONFRONTI DELLX ANTIFA

Riceviamo e diffondiamo dalla ridente Umbria.

Premessa: il 24 Gennaio 2025, a Perugia, un’adunata (neo)fascista ha potuto avere luogo nella suggestiva cornice della Sala della Vaccara, a un solo muro di distanza dall’aula consiliare di Palazzo dei Priori: motivo del ritrovo, la presentazione di un libro edito da Settimo Sigillo, marchio della Libreria Europa. Vista la dichiarata inettitudine dell’amministrazione Comunale ad impedire il raduno in alcun modo, la protesta è montata spontaneamente e un gruppo di persone si è quindi ritrovato in piazza IV Novembre per esprimere almeno il proprio disgusto e ribadire che iniziative del genere non dovrebbero essere tollerate.

A un mese di distanza, stanno fioccando tra chi ha partecipato alla protesta avvisi orali del Questore. Stante l’insostenibilità di mettere alla sbarra quella che è stata una dimostrazione più che pacifica, la Questura ha deciso di criminalizzare il dissenso ricorrendo al collaudato arbitrio delle misure preventive.

Niente udienza, niente possibilità di difendersi nell’immediato, ma solo a posteriori e con un esoso ricorso. Intanto però si viene marchiat* come elemento “antisociale”.

Nelle notifiche infatti si minaccia apertamente chi ha espresso il proprio antifascismo, con buona pace della finzione di ordinamento costituzionale cui il Questore dovrebbe la sua lealtà. Rivolgendosi direttamente alle persone presenti a quella che è definita “adunata sediziosa” (san codice Rocco, illumina il cammino), si sostiene che queste debbano “cambiare condotta”, e che il loro “stile di vita” potrebbe in futuro portarle a commettere dei reati. Si arriva addirittura a ipotizzare il possibile ricorso a procedure restrittive antimafia.
In ogni caso, e senza alcun elemento a suffragio di tale affermazione, le persone sono definite nelle parole della Questura come “socialmente pericolose”.

Ha pienamente ragione, signor Questore.

È un autentico pericolo per il corpo sociale limitarsi a contestare in poche decine la presenza dei fascisti in città. Non siamo certo orgoglios* di quanto accaduto. Quanto abbiamo fatto è il minimo sindacale, lo riteniamo anzi inadeguato, manchevole, e dunque sì, pericoloso.

A sole 48 ore dalla vigilia del giorno della Memoria, i diretti eredi dei responsabili morali e politici dello sterminio nei campi si sono riuniti in pieno centro città con il tacito assenso dell’amministrazione, la stessa che pochi giorni più tardi si sarebbe riempita la bocca di retorica sulla Shoah. Gli epigoni dei boia genocidi hanno potuto ritrovarsi impunemente, e in tutta calma disquisire della continuità di quella che dicono essere la loro “comunità di destino”. Destino da dominanti, costruito sulle ceneri di chi è reputato inferiore, e che vorrebbero vedersi compiere una volta di più nella storia umana. Inutile cullarsi nell’illusione che questi figuri siano anacronistici, e che sia meglio ignorarli, assumendo la comoda posizione dello struzzo. A una certa, è cosa nota, l’odore di piume bruciate arriva anche nel buco in cui si è cacciata la testa per non vedere.

Siamo quindi pienamente d’accordo con lei, signor Questore, e condividiamo la sua preoccupazione. Che un numero tutto sommato esiguo di persone si sia limitato a stazionare lanciando cori fuori della sala in cui si teneva un incontro dell’estrema destra, difeso peraltro da un ingente dispiegamento di FF. OO., è un autentico e allarmante segnale di pericolo per la società intera.

Ribadiamo, signor Questore, il suo cruccio è anche il nostro. Troppo poch*. E troppo poco (come si dice a Perugia). Consentire la presenza fascista può portare ad essere complici di crimini, non c’è nulla di più vero. Crimini contro l’umanità solitamente, quali deportazioni, torture, stragi e genocidi.

Quanto è successo (e sta succedendo tuttora) a Perugia è di assoluta gravità, ma non rappresenta un caso isolato nel panorama locale: pensiamo a quanto recentemente accaduto alla stazione di Terni a margine della protesta contro il decreto Sicurezza, quando di ritorno al binario un manifestante è stato oggetto di intimidazioni da parte degli agenti, trattenuto e denunciato per il solo motivo di avere con sé una bandiera palestinese (plaudiamo all’apparato repressivo, che si erge a difesa di tutti i progetti genocidari, senza fare distinzioni).

Dell’Umbria si è cianciato come di una regione rossa, ultimamente si preferisce paragonarla a un cuore verde… A noi sembra che dietro questa facciata colorata si celi non da oggi un ventre bruno, gonfio di identitarismo e pulsioni autoritarie, peraltro in linea con quelle che sono le tendenze a livello nazionale e internazionale.

Coscienti del pericolo,

L* antifa

CATANIA: ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO OGNI GALERA E FRONTIERA

Diffondiamo

📍Catania 11 Marzo 2025 – Bastione degli Infetti h.17.00

🔴 Continuano le mobilitazioni contro il decreto sicurezza che si appresta ad essere approvato. A subirne maggiormente le conseguenze saranno lx detenutx e lx migranti.

⛓️‍💥 Per questo ci vediamo martedì al bastione degli Infetti h.17.00 per parlare del decreto e degli articoli che riguardano le detenzioni, resistenza passiva, reato di rivolta.

🗣️ Ne parliamo con compagnx della rete, presenteremo una mappa interattiva che ha come intento mappare i centri di detenzione, confinamento e basi militari in Sicilia e riapriremo un discorso sulla cassa anti-carceraria che è attiva a Palermo (vogliamo un mondo senza carceri)

🔴 Sarà occasione per riaprire anche un dibattito sul decreto Caivano che pende sul quartiere S.Cristoforo, luogo dell’assemblea, e delle zone rosse cercando di fare il punto sulla situazione

Sempre al fianco dellx ribelli
Con la Palestina nel cuore
No al decreto sicurezza
Tuttx liberx


Programma

-Aggiornamento dalla rete noddl sicurezza Catania su carcere e cpr

– Presentazione mappa centri di detenzione, confinamento e basi militari in Sicilia

– Cassa permanente per detenutx (Palermo)


Il ddl sicurezza che sta venendo discusso in senato mira a rendere ulteriormente invivibili le vite di chi si ritrova impoverit3, sfruttat3 e detenut3.

L’introduzione del reato di rivolta nelle carceri, oltre alla creazione di nuovi capi d’imputazione, renderà ancora più difficile rompere la parete del silenzio assordante che si sente aldilà delle mura. Proprio mentre dentro e attorno alle carceri stanno succedendo cose sempre più infami.
Quest’anno il DAP regionale ha emesso una nuova circolare che ha misure iper restrittive sui pacchi: quasi niente più cibo, niente più vestiti o coperte calde. Secondo loro, le persone detenute possono continuare a crepare di freddo e gli vengono tolti i cibi per cucinare dentro. Al Cavadonna di Siracusa, al Pagliarelli di Palermo, a Gazzi a Messina, in queste settimane ci sono state delle proteste e alcune hanno portato ad ottenere qualcosa. E ciò ci riempie il cuore.

Ma se il dal passa, anche le battiture e lo sciopero del carrello possono diventare occasione per prendersi altri anni di carcere: da 2 a 8 col nuovo reato di rivolta. Per chi governa, la risposta alla invivibilità dentro è quindi ulteriore detenzione. Oppure lavoro forzato.
Se vuoi provare a guadagnare qualche ora di distrazione dal
vuoto delle giornate e dal sovraffollamento, magari uscire, ti concedono, se ti sei dimostrato docile, di farti sfruttare. Non è cosa da poco quella in gioco, perché dentro ogni cosa può apparire buona quando si tratta di mantenersi in vita e non finire a sentire di doversi ammazzare. Le morti dentro le celle nel 2025 sono già 53, di cui 15 suicidi: non si fa fatica a dire che in Italia esiste la pena di morte. Il suicidio infatti è la principale causa dei decessi nelle carceri: “degli 810 decessi registrati nel quinquennio 2020-2024, 340 sono di persone che si sono tolte volontariamente la vita (il 42% del totale)”.

Il punto è che di fronte a questo stillicidio, quello che fa il Ministero della giustizia è ricattare i detenuti e ribadire che, ai più meritevoli, può essere caritatevolmente concessa la possibilità di una formazione professionale.
Si generano situazioni paradossali, come quella con WeBuild, la multinazionale che sta lavorando al raddoppio della linea ferroviaria a Messina, ovvero che sta sventrando la città e spargendo arsenico su chi ci abita. Situazione che per altro peggiorerà se i lavori del ponte, sempre ad opera di Webuild, inizieranno.

Lo stato italiano ha fatto una convenzione con Webuild che, mentre riceve decine di milioni di euro per avvelenare la nostra terra e le nostre vite, si è proposta di offrire le briciole di una formazione professionale a chi sta recluso. Lavoro non pagato, ancora più infame perché avviene sotto minaccia. Mentre i prezzi dei beni dentro aumentano, mentre i soldi per le attività più libere di formazione e socialità non ci sono. Poi c’è anche quanto sta per incombere su San Cristoforo. Assieme ad altri quartieri di grandi città italiane è diventato un obiettivo specifico del governo: secondo loro è un’area urbana piena di criminali che va bonificata. Il nuovo decreto Caivano sta dando quindi al comune di Catania milioni di euro. Chissà che intende farci oltre a portare altri poliziotti e rendere questo
quartiere militarizzato.

Alla luce di questo quadro disarmante crediamo sia necessario incontrarci per discutere tuttx assieme dei risvolti che avrà il ddl sui corpi delle reclus3 e l’approvazione del modello Caivano sul quartiere S.Cristoforo.
CI VEDIAMO MARTEDI’ 11 MARZO AL BASTIONE DEGLI INFETTI H.17.00

ALCUNI AGGIORNAMENTI DAL LAGER CPR DI GRADISCA D’ISONZO

Diffondiamo:

Riceviamo dall’interno del CPR di Gradisca la notizia che otto prigionieri sono saliti sul tetto e hanno distrutto l’attrezzatura di sorveglianza. Probabilmente si è trattato di un tentativo di evasione: da settimane ormai si moltiplicano i buchi nelle reti delle gabbie e riprendono gli incendi. La polizia, spesso in assetto antisommossa, entra nelle celle nel tentativo di riportare l’ordine, fatto – come sappiamo – di sottomissione, deportazione e annichilimento. E’ successo anche il giorno successivo a questi episodi: numerosi sono stati i pestaggi, impressionanti al punto da sembrare “un film in diretta”, ci è stato detto. Un ragazzo ha provato il salto, si è rotto una gamba ed è stato trasportato in ospedale.

Sono tanti i tasselli di questa macchina imperfetta. Cure negate, per le vendette quotidiane nella gestione del campo. Le deportazioni, spesso con voli charter, in direzione della Nigeria e dell’Egitto, e a ritmi vertiginosi verso la Tunisia. Ma anche le angherie più sottili, l’arbitrio poliziesco: perfino i libri, ora, sono materia da negoziare. Così, alcune guardie di sorveglianza hanno deciso che con loro non sarebbe entrata nemmeno la letteratura: chi è prigioniero deve morire di noia, starsene in gabbia e sottomettersi al regime di tortura che hanno preparato per lui.

Lo stesso regime che ora vorrebbero estendere con l’apertura di altri cinque CPR sul territorio nazionale (è notizia di qualche giorno fa che il Ministero dell’Interno ne sta individuando i siti) e che, alla fine della catena, è disposto anche ad uccidere. Lo abbiamo ricordato di fronte al Tribunale di Gorizia (responsabile di un procedimento farsa per la morte di Vakhtang Enukidze a poche settimane dalla riapertura del lager di Gradisca e dove ha sede, anche, il Giudice di Pace che convalida i trattenimenti): i nomi di Vakhtang, Orgest, Anani, Arshad e prima ancora Majid, morti di stato, sono stati tra i nostri discorsi, insieme a quelli dei senza nome che si ribellano ai dispositivi del razzismo di stato.

Finché i CPR rimarranno aperti, ed anzi se ne costruiranno altri, finché ne esisterà l’idea, noi staremo dalla parte di chi non si piega allo stato razzista. Rimarremo complici e solidali dei rivoltosi e continueremo a far risuonare le loro voci, testimonianze di chi da dentro non smette di accendere fuochi, spaccare telecamere, tagliare reti e scappare.

COMUNICATO SULLA SENTENZA DI APPELLO PER IL PROCESSO CONTRO UN COMPAGNO E UNA COMPAGNA DELL’ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL CARCERE E LA REPRESSIONE DI FRIULI E TRIESTE

Comunicato sulla sentenza di appello per il processo ad un compagno e una compagna dell’Assemblea  permanente contro il carcere e la repressione di Friuli e Trieste

Le parole sono importanti

In questo inizio di 2025, vogliamo dare una notizia significativa rispetto ai tempi in cui viviamo.
Ci riferiamo al fatto che lo scorso 25 febbraio la corte d’appello di Trieste ha confermato due condanne per un compagno di Trieste e una compagna di Udine colpevoli di non aver usato mezzi termini nella solidarietà ai rivoluzionari prigionieri e nella lotta contro il carcere. Condannati per delle parole di troppo, insomma.

Il 23 novembre 2019, durante un partecipato corteo per la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, nel centro storico di Udine, il compagno prese il microfono e svolse un corposo intervento, per legare molti e diversi argomenti in un unico principio, la solidarietà di oppressi e sfruttate contro il potere e il dominio. In particolare, diede solidarietà a 7 compagni anarchici di Trento e Rovereto, che si trovavano ancora sotto limitazione della libertà e in attesa della sentenza di primo grado (che era prevista per il 5 dicembre 2019) con l’accusa di terrorismo per alcuni attacchi (incendi e danneggiamenti) contro le filiali di Unicredit, una sede trentina della Lega e apparati dell’esercito e di Eni. Affermò che, chiunque avesse fatto quelle azioni, aveva fatto bene, perché colpire responsabili di sfruttamento, guerra e razzismo è giusto e necessario. Noi non abbiamo dimenticato che, a quel punto, alcune componenti della manifestazione abbandonarono platealmente il corteo, prendendone in seguito le distanze, le stesse componenti che oggi ritroviamo opportunisticamente a lamentarsi per il ddl sicurezza. Il 29 dicembre 2019, in un’intervista resa a RadiAzione durante un presidio sotto il carcere di Udine, la compagna denunciò la condizione di abbandono sanitario dei detenuti, facendo il cognome della responsabile dell’area sanitaria del penitenziario, la dottoressa Bravo.
La procura di Udine costruì un pericolante impianto accusatorio contro l’Assemblea a partire proprio da questi due discorsi – dunque semplicemente da parole pronunciate senza mezzi termini – per finire poi a portarli a giudizio rispettivamente per apologia di attacchi a banche e sedi politiche e diffamazione nei confronti del medico. La causa materiale di questa inchiesta era che la nostra attività incrociava e sosteneva lo scoppio delle proteste e la situazione di incipiente rivolta del carcere provinciale friulano, che infatti esplose di lì a poco con l’emergenza sanitaria generale legata al covid-19 nel marzo 2020.
In primo grado, il 1° giugno 2023 (i tempi si sono dilatati anche a causa di una bizantina deviazione per la Corte costituzionale) il tribunale di Udine condannò il compagno a un anno e la compagna a una multa di 3600 euro.
Ora, in appello la sentenza è stata confermata, al netto di una conversione in pena pecuniaria di oltre 14 mila euro per il compagno e una lieve diminuzione della sanzione alla compagna.
Si tratta di una sentenza paradigmatica dei tempi, sopratutto alla luce del decreto sicurezza alle porte, che introduce il reato di “terrorismo della parola”. Il decreto “elmetto-manganello”, come è stato giustamente denominato in virtù della firma del ministro della difesa accanto a quelle dei ministri dell’interno e della giustizia, impone un contesto dove ogni critica al consenso guerrafondaio e ogni presa di posizione in solidarietà con i prigionieri rivoluzionari deve essere colpita. Il messaggio che si vuol far passare è rendere sempre più difficile prendersi la parola in termini sostanziali, strapparla a chi occupa in tutta la sua estensione lo spazio pubblico, dire le cose come stanno. Secondo sbirri e giudici, nessuno deve più osare neanche parlare della necessità di attaccare le banche che fanno credito ai colossi del complesso militare-industriale-energetico, oppure parlare di guerra in termini disfattisti, rivoluzionari e solidali con chi passa all’azione diretta.
Purtroppo per loro, anche per noi le parole sono importanti. Per loro sono penalmente rilevanti, per noi sono rilevanti nel definire la realtà di sfruttamento, oppressione e guerra imperialista che stiamo vivendo e nel sostenere chi osa combatterla. E con questo abbiamo detto tutto. Andremo avanti, nonostante tutto, a chiamare le cose come stanno e a schierarci dalla parte di chi, dalle parole, ha la forza di passare ai fatti.

CREMONA: MANIFESTO CONTRO LA SICUREZZA


Diffondiamo:

L’OMBRA DEL SABBA NELLA ZONA ROSSA

«Così gli uccelli nella loro venuta fanno a pezzi il mondo perché odiano così tanto quel mondo che non li accetta che loro, a loro volta, non accettano altro che la distruzione di quel mondo».
Lee Edelman

Ebbene sì, anche la “pacificatissima” Cremona si tinge di rosso e non si tratta più solo del rosso che già ne intossica i cieli ad ogni colata dell’acciaieria Arvedi, ma della nuova proposta liberticida introdotta con la scusante dello “stop al degrado”. Ma d’altronde queste operazioni da parte di uno Stato sempre di polizia, che hanno già incontrato un’ottima palestra di rodaggio nel periodo della pandemia, in una città vetrina e provinciale come questa non sorprendono, anzi il più delle volte passano inosservate, come se l’addomesticamento fosse la bandiera di una “psicosi collettiva”, che si alimenta nella distrazione di massa.
Eppure qui nella nebbia ci sono teste ancora capaci di sollevarsi, guardare al di là delle sbarre di una prigione a cielo aperto; sono le teste dei reietti, delle pazze, delle escluse, dei recidivi, delle senza casa e dei senza patria, con i loro corpi scomodi per l’ingranaggio sociale e i loro lancinanti stridii
degni di un cupo stormo di corvi e cornacchie, pronte a cagare sulle loro volanti e beccargli dita e pupille.
Sotto la minaccia del daspo urbano si cerca di blindare intere città, appellandosi alla necessità di difesa da un nemico interno purtroppo immaginario e creato su misura dalla propaganda, che di volta in volta prende l’aspetto degli stranieri d’ogni nazione, così come delle sex workers o dei vandali imbrattatori.
Una manovra che pone un altro tassello nel mosaico di merda che chiamano Stato e che ogni giorno amplia la categoria dei deviati e delle degenerate, una categoria che permette immediatamente di identificare i possibili intralciatori del suo progetto, di modo da spazzarli via o inglobarli nella sua logica. Che le indesiderabili si oppongano, ad un mondo a cui si obbedisce senza neanche lo sforzo di dire si, disertare ogni ordine è già pensare un mondo altro e a agire di conseguenza.

Il manifesto in pdf: qui

CREMONA: ANTIFASCISTX IN STRADA CONTRO FORZA NUOVA

Diffondiamo:

Giovedì 6 marzo lx antifascistx di Cremona sono scese in strada per impedire ai fascisti di Forza Nuova di tenere un comizio in piazza “contro la carenza di sicurezza in città”.

LA SICUREZZA INCATENA, SCATENATI!

Dalla cronaca di regime locale: https://www.cremonaoggi.it/2025/03/06/forza-nuova-in-piazza-per-sicurezza-protesta-degli-antifascisti/

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [15/3/2025]

Diffondiamo aggiornamento:

Vista la situazione meteo il presidio sotto al carcere della Dozza previsto per sabato 15 marzo alle 15 è anticipato alle 10:30 del mattino.
Ci vediamo perciò sotto le sezioni maschili (Stradello sterrato – via del Gomito) alle 10:30!

Contro l’istituzione di un nuovo regime speciale per “giovani adulti problematici” (provenienti da istituti minorili) all’interno del carcere della Dozza.
Contro i trasferimenti annunciati per il 15 marzo.
Contro il 41 bis, l’alta sicurezza e tutti i regimi speciali.
Contro il DDL sicurezza e il razzismo di stato.

NE’ RECLUSI, NE’ TRASFERITI, TUTTX LIBERX


Di seguito un volantino diffuso sotto al carcere minorile del Pratello il 25 febbraio. Se in un primo momento i trasferimenti sembrava fossero previsti per quel giorno, nei giorni successivi sono stati annunciati per il 15 marzo -> IL CARCERE FA SCHIFO