ATTACCATO IL PRESIDIO CONTRO IL MUBA A BOLOGNA

Diffondiamo:

Il presidio permanente al parco Mitilini Moneta Stefanini al Pilastro contro il progetto del Muba è stato violentemente attaccato. Ingentissimo il dispositivo poliziesco. Ci sono diverse persone portate in questura e feriti.

C’è bisogno di supporto, chi puo raggiunga il parco o la questura!

TRADUZIONE DI UN TESTO PUBBLICATO SULLA RIVISTA TINDERBOX: COSTELLAZIONI SOTTERRANEE

Diffondiamo:

E’ uscita la traduzione di un testo, poi impaginato a opuscolo, pubblicato nel nr. 7 della rivista Tinderbox: Costellazioni Sotterranee.

Partendo dal contesto statunitense, tratta i temi dell’elaborazione di progettualità di lotta, di prospettive anarchiche a medio/lungo termine, di metodi di organizzazione e di affinità. Poiché sia Tinderbox sia questo specifico articolo sono per scelta non disponibili su internet, sarà lo stesso per questa traduzione. Chi volesse ricevere il  il link per scaricarla può scrivere a costellazionisotterranee2@riseup.net. Sarebbe auspicabile che si usassero mail “sicure”, quindi non gmail, yahoo, libero ecc.

Di seguito un estratto dall’introduzione:

Costellazioni Sotteranee

Mettere in luce gli ingranaggi della guerra e dell’ecocidio

Di cosa c’è bisogno per costruire un progetto di lotta capace di fare il necessario? […] Nella realtà di oggi, certo molto differente, che sforzi potrebbero dar vita ad una tale dinamica di contagio? Che cosa dovrebbe succedere affinché delle reti di anarchici negli Stati Uniti diventino capaci di suggerire delle azioni che ispirino tutti quelli che provano rabbia di fronte al genocidio di Gaza, alla macchina bellica, all’ecocidio? Non è la rabbia a mancare, ma le proposte potenti di azioni dirette che abbandonino gli obiettivi altamente simbolici come gli uffici dei governi o delle imprese per colpire dove più nuoce.

CARCERE DI SECONDIGLIANO: ANCORA UNA VOLTA IL SISTEMA REPRESSIVO HA GENERATO UN PROPRIO FIGLIO

Diffondiamo il testo di questi manifestini diffusi su alcuni muri della città di Napoli. Parlano del nuovo direttore di Secondigliano e ci sembra importante dargli eco e diffusione.

Da anni il punto di sfogo del sistema di repressione e di coercizione umana è individuato, dalle autarchie di tutto il pianeta, nel mondo carcerario.
Le maggiori ingiustizie sociali, le più forti forme di coercizione psicologica, e la più raffinate e subdole forme di intrusione nella mente umana, vengono sperimentate all’interno delle carceri. La disgregazione umana assurge a metodo di controllo e di repressione, non sempre direttamente percepibile dal detenuto e, circostanza ancora più grave, quasi mai percepita dal mondo esterno.

In questo solco sembra avviarsi il nuovo Direttore del Penitenziario di Secondigliano che, con una logica costrittiva e restrittiva, in poche settimane si è subito fatto conoscere dalla popolazione detentiva. In verità la conoscenza fisica di questa persona non si é ancora avuto il piacere di farla, perché da buono soggetto autoritario non ha inteso nemmeno presentarsi a i detenuti. Nessun giro di conoscenza per i reparti, nessun comunicato, nessuna forma di contatto con i detenuti. Quello in cui si è tanto profuso, invece, è nella emissione di numerosi ordini restrittivi che hanno notevolmente aggravato la situazione detentiva:

– diminuzione delle telefonate agli avvocati, con notevole detrimento del diritto alla difesa dei detenuti;
– chiusura anticipata dei blindi delle celle;
– limitazione delle ore di accensione dei termosifoni;
– limitazione sui cibi in ingresso portati dai familiari dei detenuti;
– eliminazione di molti prodotti alimentari prima distribuiti con il normale vitto;
– forte diminuzione dei corsi di formazione e di ingresso degli assistenti volontari, elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella vita esterna.

Tutto questo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’Ordinamento Penitenziario che però molto spesso e in senso unico. Ed invero, risulta che molte delle norme regolamentari dell’Ordinamento non vengano rispettate dall’amministrazione detentiva:

– non viene mai rispettato il menù ministeriale;
– non sono rispettati i diritti dei detenuti in relazione alle visite dei familiari, visto che in alcuni casi anche conviventi dei parenti (soggetti riconosciuti dalla normativa vigente come parenti ormai a tutti gli effetti) non sono ammessi a colloquio diretto;
– non viene fornito il giusto quantitativo di derrate alimentari, né la qualità prescritta ex lege. Molto spesso il vitto é cosi scadente da non poter essere consumato e, sempre altrettanto spesso, i detenuti sono costretti a rimandare indietro la frutta marcia che nemmeno gli animali mangerebbero;
– è notorio che i controlli sanitari dell’ASL vengono preannunciati e, di conseguenza, le ore precedenti a tali accessi sono dedicate alle “grandi pulizie” e le derrate alimentari vengono sostituite con quelle di migliore qualità;

Rilevato che il detenuto, per I’alimentazione, costa allo Stato meno di €3,00 cadauno al giorno, mentre in totale dovrebbe costare circa €150,00 al giorno, alcune domande si pongono:

– che tipo di prodotti potrà essere mai fornito a questo prezzo se non uno scadente?
– come fa a costare €150,00 al giorno un detenuto a cui non vengono forniti nemmeno i servizi primari quali la sanità: un medico non & quasi mai presente, un accertamento medico e radiografico é assolutamente un miraggio, visite specialistiche vengono effettuate solo saltuariamente e senza un criterio logico, i medici privati personali praticamente sono banditi ed esclusi dal carcere anche se disponibili a sottoporsi a tutti i controlli necessari.

Questa situazione genera la più grande delle domande:
* dove sono i fondi che lo Stato destina alle carceri e che ammontano a 3,5 miliardi di Euro all’anno?

Dove sono i fondi destinati all’alimentazione (almeno minimamente sana dei detenuti) visto che mangiano solo prodotti comprati a proprie spese con il sopravvitto, memori del fatto che dalle ricerche effettuate il vitto non solo é scadente, ma addirittura DANNOSO.
Pertanto, si CONDANNA il comportamento autoritario e REPRESSIVO del nuovo DIRETTORE

DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO che non ha nessuna volontà di confronto con i detenuti e che, sicuramente, comporterà un inasprimento delle condizioni di vita di questi ultimi.

DENUNCIATX DUE COMPAGNX A CAMPOBASSO IN OCCASIONE DELL’ UDIENZA DI AHMAD

Diffondiamo:

Il 20 gennaio a Campobasso c’è stato un presidio in solidarietà ad Ahmad Salem, ragazzo palestinese ingiustamente arrestato la primavera scorsa dalla digos di Campobasso, mentre faceva richiesta d’asilo politico.
Quel giorno abbiamo partecipato al presidio per portare solidarietà a tuttx lx prigionierx palestinesi e perchè riteniamo vergognoso che Ahmad, come tante altre persone, sia tutt’ora reclusx dalle istituzioni totali, le galere, che reputiamo essere i luoghi dove la repressione dello Stato prende una delle sue forme più violente.
C’è un collegamento ovvio tra chi costringe le persone nelle carceri e chi finanzia il genocidio in Palestina, come chi toglie fondi a scuole, centri antiviolenza e ospedali per spostarli verso multinazionali di armi o combustibili fossili.
Per questo, con un gruppo di persone, dopo l’udienza di Ahmad, abbiamo deciso di spostarci per un breve saluto al carcere di Campobasso, che si trova a pochi metri dal tribunale.
Si tratta di un carcere sovraffollato, con una struttura fatiscente e mancanza di servizi base, in cui molti detenuti hanno meno di 25 anni; un posto che si trova in centro, ma è dimenticato e lasciato da parte, mentre all’interno continuano a morire persone nell’indifferenza assordante della città.
Ci sembrava quindi importante portare la nostra solidarietà e spezzare l’isolamento, anche solo per poco tempo, perché la resistenza delle persone detenute ci riguarda tuttx.
Per questo saluto al carcere, peró, due compagnx sono statx denunciatx dalla questura di Campobasso, per manifestazione non autorizzata.
Un atto intimidatorio, volto a reprimere la voglia di esprimere solidarietà e di stare in piazza e in strada contro il fascismo, il sionismo, le galere e tutti i tipi di oppressione che quotidianamente impattano le nostre vite.
Chiediamo a tutte le persone solidali, che vedono il marcio nelle leggi repressive del nostro governo, come nelle forze dell’ordine che eseguono i comandi, di prendere questa occasione per lottare meglio e di più e di stare vicine come possono alle compagnx denunciatx.

CI VEDIAMO IL 10 MARZO A CAMPOBASSO, in occasione della seconda udienza di Ahmad.

Contro lo stato di polizia, contro il sionismo, contro le galere, contro i ddl sicurezza.
Solidarietà con chi lotta!

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

“ […] e le vittime innocenti? Ma io risolsi presto la questione. La casa in cui si trovarono gli uffici della compagnia di CARMAUX non era abitata che da borghesi; non vi sarebbero state dunque vittime innocenti.
La borghesia tutta quanta vive dello sfruttamento dei disgraziati; essa deve tutta quanta espiare i suoi delitti.
Oh! Certo è possibile avanzare distinguo, criticare questa posizione che generalizza, che fa di tutta l’erba un fascio. CERTO. Vi sono borghesi brutti e cattivi, ed altri meno brutti e più buoni, umani quasi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola.
Che differenza vi può mai essere, per lo sfruttato, se il proprio padrone è simpatico o antipatico, brutale o paternalista? Forse è per questo che lo sfruttamento non esiste e il sistema si riadrizza?
NIENTE AFFATTO! ”
Emlie Henry

Emlie parlava di borghesia e dell’attacco a questi ultimi, oggi i tempi sono cambiati e a mio parere al posto di borghesi e borghesia parlerei delle forze dell’ordine e di tutti gli apparati repressivi.

Certo ci sono sbirri buoni e cattivi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola […] Che differenza vi può essere per lx sfruttate se il proprio carnefice ( sbirri, questori, prefetti, giudici e magistrati) è simpatico o antipatico? Forse per questo la violenza non esiste e il sistema repressivo cessa d’esistere? Niente affatto!

Così modificherei e renderei mie le parole di Emlie, per rispondere alla narrazione costruita delle pazze che attaccano le forze dell’ordine senza un motivo, in modo generalizzato. Non necessitiamo di un motivo per attaccare questi esseri in divisa, la loro esistenza e violenza basta a renderlo più che accettabile, direi giusto. All Cops are Bastard, All cops are target.

“[…] Certo non mi illudo. Lo so che i miei atti non saranno ancora ben compresi dalle folle impreparate. Anche fra gli operai, per i quali ho lottato, molti, traviati dai vostri giornali, mi credono loro nemico. Ma questo poco importa. Io non mi preoccupo del giudizio di alcuno. Non ignoro nemmeno che vi sono sedicenti anarchici ( e compagni aggiungo io), i quali si affrettano a rinnegare ogni solidarietà coi propagandisti del fatto. Essi tentano di stabilire una distinzione sottile fra teorici e terroristi. Troppo vili per rischiare la loro vita, rinnegano coloro che agiscono…”

Con queste parole, vorrei riflettere e mettere a nudo tutta la parte di movimento “compagnx” che ad ogni occasione non perde tempo a dissociarsi Da OGNI AZIONE, CORTEO o MOVIMENTO PIU DETERMINATI E ANTAGONISTI, perfino aiutare gli inquirenti con le loro operazioni repressive. In entrambe le giornate per cui sono indagatx e accusatx di vari reati, “compagnx”, associazioni e sindacalisti non hanno perso tempo a dissociarsi e denunciare la “ violenza” e il “terrore” portato in piazza.

In primis il movimento No Ponte istituzionale, che ha sabotato il corteo del 1 marzo, e dopo pochi minuti dall’aggressione della polizia verso il corteo, già scrivevano e pubblicavano comunicati di dissociazione e di condanna verso chi ha lottato e resistito a quelle cariche. E nei giorni successivi hanno continuato il loro show con conferenze stampa e continue parole di condanna. Con questo non voglio rendermi superiore a chi non vuole rischiare la propria vita, non condanno i teorici, ma chi con le sue parole attacca e isola chi agisce.

DAI CORTEI PER RAMY A MILANO AI CORTEI NAZIONALI E NON PER LA PALESTINA IL PRIMO NEMICO DELL’ INSURREZIONE SONO I MOVIMENTI E I CORPI APPACIFICATORI!

SOLIDARIETÀ ALLX ANARCHICHX RINCHIUSX NELLE GALERE
DA CATANIA ALL’INDONESIA.

SEMPRE PACIFISTX, MAI PACIFICX!

BAK
CARCERE DI BRINDISI

FAENZA: APPROFONDIMENTO E DIBATTITO SUL NUOVO, ENNESIMO, PACCHETTO SICUREZZA

Diffondiamo:

La foga securitaria di questo governo (più di altri, forse, ma di certo non inedita per nessun colore politico) ha partorito un ennesimo blocco di leggi che vanno a colpire direttamente la protesta e quei risicatissimi spazi di agibilità di lotta rimastici: con lx compagnx e legali del Mutuo Soccorso di Bologna cerchiamo di fare luce su cosa significano realmente, per le nostre vite e percorsi di lotta, queste nuove leggi.

Nello stesso giorno vorremmo fermarci con compagnx locals (ma non solo!) a riflettere e ragionare sulla situazione degli spazi sociali in Romagna, ormai sotto attacco costante, e magari sorprenderci nell’immaginare delle contromisure!

16 e 30, spazio autogestito Capolinea, via Volta 9, Faenza (RA)

BOLOGNA: COMPLICI E SOLIDALI CON ALFREDO E TUTTX LX PRIGIONERX ANARCHICHX

🔸 GIOVEDÌ 5/03 – SENZA CHIEDERE PERMESSO. Tettoia Nervi, via Fioravanti.

Presentazione della fanza “SBI-LANCIO. Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo” e cena benefit inguaiatx mobilitazioni NO41 BIS.

🔸 MERCOLEDI 11/03 ORE 19:30 AL TRIBOLO – Via Donato Creti 69/2, BOLOGNA.

LOTTARE E FAR FRONTE ALLA REPRESSIONE: parliamone a partire da alcuni processi in corso a Bologna.

A seguire cena benefit inguaiatx rinviatx a processo per la mobilitazione in solidarietà ad Alfredo contro 41-bis ed ergastolo ostativo.

🔸 MERCOLEDì 18/03 ORE 9:30 AL TRIBUNALE – Via D’Azeglio 56, BOLOGNA.

Presenza solidale in aula e fuori dal tribunale in occasione della prima udienza per la mobilitazione bolognese contro il 41-bis.

CHE LA SOLIDARIETÀ FACCIA MACERIE DI OGNI GALERA, STRAGISTA È LO STATO!

PISA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PAZZI DA MORIRE” – LE STORIE DELLE PERSONE DECEDUTE E I DISPOSITIVI MORTIFICANTI DELLA PSICHIATRIA

Diffondiamo:

Sabato 28 febbraio dalle ore 17:30
al Newroz (Via Garibaldi 72), con la partecipazione di Multi-Sindacato Sociale
Presentazione del nuovo libro del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud “PAZZI DA MORIRE” – le storie delle persone decedute e i dispositivi mortificanti della psichiatria (edizioni Sensibili alle Foglie)

A seguire Apericena e Concerto con “Nothing To Lose”.

Questo libro raccoglie 106 storie di persone che hanno subìto fino alle estreme conseguenze gli abusi della psichiatria, negli ultimi due decenni, in Italia. Il numero stesso rende l’idea della sistematicità diffusa, del carattere strutturale, non episodico, della violenza psichiatrica. La paziente e dolorosa raccolta di fonti e di dati che il Collettivo Artaud ha svolto restituisce alla società l’età, il luogo, la data e la causa di morte di queste persone decedute per abusi della psichiatria all’interno di diverse strutture psichiatriche. Le singole narrazioni sono raggruppate in sei sezioni (contenzione, TSO, OPG-REMS-ATSM, psicofarmaci, incuria e imperizia, suicidi) precedute da specifiche introduzioni che illustrano criticamente le modalità, i dispositivi e le pratiche dell’abuso psichiatrico esercitato sui singoli individui, fino ad arrivare a un esito mortale.

CESENA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020 – VIAGGIO TRA LE CARCERI”

Diffondiamo:

Venerdì 6 marzo
presso lo Spazio Sole e Baleno (Cesena)
presentazione del libro “Next Stop Modena 2020, viaggio tra le carceri”.
Ore 19.30 cena vegan
Ore 20.30 presentazione e discussione con una curatrice del libro

Il periodo “pandemico”, come viene oggi chiamato, in Italia inaugura la sua funzione di esperimento sociale di reclusione, controllo, domesticazione con un massacro all’interno nelle carceri italiane che non ha eguali nella storia repubblicana: 13 detenuti morti, tutti dimenticati e catalogati dal potere come “tossici morti di overdose”

Claudio, uno dei detenuti che c’era, in quel momento imprigionato al Sant’Anna di Modena, ricostruisce quei giorni di violenza sistemica (ma anche di sfogo liberatorio da parte dei rivoltosi, di solidarietà) e riflette sulla natura del carcere in quanto istituzione totale.

Un libro che l’autore non può presentare, perché tutt’ora recluso nelle patrie galere, ma che grazie alla generosità e all’impegno di alcunx compagnx può portare in giro le idee e il vissuto di Claudio e di chi c’era, dal lato giusto della barricata.

PER UN MONDO SENZA GALERE!

TORINO: INIZIATIVE SOLIDALI CON LX IMPUTATX DELL’OPERAZIONE CITY

Diffondiamo

Iniziative solidali con lx imputatx dell’Operazione City a Torino

24 febbraio ore 9
Tribunale di Torino – aula maxi 3
Presenza solidale in aula e fuori dal tribunale

27 febbraio ore 18
Radio Blackout (Via Cecchi 21/A)
Presentazione dell’opuscolo “Il conflitto e il suo rimosso” – discussione a partire dal reato di devastazione e saccheggio e aggiornamenti dal processo City


Dall’ottobre 2022 alla primavera 2023, una importante mobilitazione ha accompagnato lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, compagno anarchico prigioniero in 41bis. Iniziative, manifestazioni, azioni dirette hanno segnato in Italia e in molte altre parti del globo i passi di un movimento eterogeneo che è cresciuto nel dare forza alla protesta di Alfredo: una protesta che ha rivendicato l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo ostativo, il “fine pena mai”, con cui lo Stato italiano condanna quasi 1300 detenuti a morire in galera.

Ovviamente quello stesso stato, che probabilmente avrebbe lasciato morire di fame Alfredo, non ha tardato a presentare il conto con inchieste e processi in vari territori e città dove si è propagata la mobilitazione di quei mesi. A Torino, questa controffensiva dello Stato si sta manifestando principalmente per mezzo della cosiddetta “operazione City”: che ha emanato, nel 2023, un buon numero di misure cautelari e ha aperto due filoni processuali di cui si stanno tenendo le udienze. Nel primo troncone, di cui è prevista la sentenza di primo grado verso metà Aprile, i compagni e le compagne sono tuttx accusatx di “concorso in devastazione e saccheggio”. La chiamata in causa del “concorso” svela la finalità politica per cui viene utilizzato: spaventare e dissuadere dal manifestare, poiché l’arbitraria punizione potrà colpire chiunque scenda in strada e in qualunque modo decida di farlo. Il secondo troncone – la cui udienza preliminare sarà il 26 Febbraio – vede imputatx 53 compagnx accusatx di vari reati tra cui spicca, anche in questo caso, il reato di “concorso in devastazione e saccheggio” e il, rarissimo, “quasi reato” (art 115 c.p.) contestato a coloro che sono statx fermatx prima del corteo.

Ricordare oggi il corteo del 4 Marzo 2023 non è solo un modo per portare solidarietà alle e agli imputatx, e non lasciarlx solx davanti alla controparte. Ma è anche un modo per ricordare che la lotta contro il 41bis e l’ergastolo ostativo è una lotta sempre attuale: contro il carcere e la società che ne ha bisogno. Inoltre in questa contemporaneità bellica e genocidiaria, il reato di devastazione e saccheggio è sempre più usato dalle procure italiane per reprimere il più duramente possibile le piazze conflittuali e così terrorizzare su larga scala chi sceglie di manifestare. A tal proposito ricordiamo in particolare l’operazione Ipogeo, scattata a Catania nel novembre 2025, che ha portato 3 compagnx in carcere (di cui unx si trova ora agli arresti domiciliari). Se l’accusa di devastazione e saccheggio non è l’unica arma affilata in mano alla magistratura per cercare di reprimere il dissenso (ricordiamo l’uso smodato e continuo dell’art. 270bis), di certo il tentativo di scoraggiare chi partecipa alle piazze conflittuali con lunghe e gravose cautelari e con il timore di anni di galera non è ha sottovalutare.

Nel cercare di cogliere il momento storico che attraversiamo – fatto sia di piazze piene e,a volte, conflittuali nonché di continue ondate repressive – incontriamoci con il fine di riflettere sui tempi che corrono, le pratiche di solidarietà, dissenso e azione che possiamo, o vogliamo, mettere in campo.

La lotta contro il fine-pena-mai, la tortura del 41bis e le galere è legata a filo doppio con la resistenza al colonialismo, posizionandosi al fianco di chi resiste ai genocidi. Tessere le fila di un discorso unitario – che sappia affiancare le pratiche alle analisi – ci permette non solo di raffinare il nostro modo di agire ma anche di non lasciare nessunx indietro.