L’AQUILA: PRESENTAZIONE DI “HAIKU SENZA HAIKU. VERSI SCATENATI”

Diffondiamo:

Sabato 21 febbraio CaseMatte diventa uno spazio di arte collettiva resistente!

Ore 15.00 👉🏾 Laboratorio teatrale a cura di Nontantoprecisi:
“Il corpo è uno. Nel senso che c’è un corpo solo. Un continuo differenziato di corpi. Il soggetto è una chimera. Io è una chimera.”
Diamo forma a un corpo collettivo per chiederci davvero cosa può un corpo.

Ore 18.00 👉🏾 Presentazione di Haiku Senza Haiku
“Apri gli occhi
Dentro e fuori di te
Sovverti tutto.”
Versi scatenati da carceri, strade e stelle in stile JamPoetry a cura di Datura e Unos Necios. Porta i tuoi testi a tema libertario, i tuoi strumenti, la tua voce o scegli dei versi dalla raccolta Haiku Senza Haiku

Ore 20.30 👉🏾 Cena “porta e condividi”. Prepara ciò che vuoi e consuma responsabilmente ciò che preparano lə altrə

ALCUNE RIGHE DOPO LA SENTENZA IN PRIMO GRADO DEL CARNEVALE NO PONTE

Diffondiamo:

LIBERX TUTTX! LIBERX SUBITO!!!

Mercoledì 11 febbraio si é tenuta l’udienza in primo grado del processo per i fatti del carnevale no ponte dello scorso 1 marzo, a Messina. Le richieste di condanna si attestavano tra i quattro anni ed i quattro anni e mezzo, la sentenza ha infine ridimensionato le pene richieste dall’accusa disconoscendo le aggravanti. Questo non suggerisce certo una simpatia dei giudici nei confronti della libertà; ma, probabilmente, evidenzia l’animo punitivo che muove le intenzioni di questo sistema ogni qual volta si veda radicalmente messo in discussione. Infatti, unx delle tre imputatx si è vistx combinare una pena di tre anni di reclusione, con l’evidente intenzione di aggravare la sua condizione di imputato nel quadro, anche, dell’operazione “Ipogeo”.

Uno Stato che tiene in cattività le persone; costringe alle frontiere, respingendo verso il nulla o assorbendo nel tritacarne della detenzione; con le mani sporche del sangue versato da ogni proiettile e/o bomba sganciata nel mondo; che divora la natura, separandocene come papà capitale gli impone; che festeggia davanti alla sofferenza e morte altrui, come quell’uno a zero assassino pronunciato dopo piazza Alimonda o lo sfregolio di mani e risate dopo le scosse dell’Aquila (ma gli esempi andrebbero verso l’infinito); che carcera e si dota di sempre più possibilità di farlo, mentre spalanca le porte dell’industria detentiva ai big delle costruzioni (vedi Webuild); che accoratamente dalle Camere richiede il pugno di ferro contro la vita; che ci soffoca sempre piú, con goduria del sottosegretario Delmastro, tra gli altri.

Ecco questo stesso Stato, oggi, nel ruolo datogli dal plot del grande regista Potere Denaro (Golden globe alla strage e Primo premio alla misoginia), ha emesso sentenza di colpevolezza contro chi smaschera il suo squallido teatrino delle apparenze.

E proprio lo stesso giorno, l’undici febbraio, si é celebrato il processo per l’omicidio di Moussa Balde, ucciso da quel meccanismo stragista che Stati ed Unione europea riservano ai corpi risputati dalle stragi architettate ed eseguite dagli sgherri del sistema di capitale. Una strage che avviene per mano di eserciti e guardie di frontiera; secondini ed operatori delle cooperative; medici, guardie e tribunali. A conferma dell’impunibilità dei sicari in divisa, assoluzioni per tutti gli operatori delle FF. OO. Ma non é certo una condanna di un tribunale che può sanare un meccanismo razzista e misantropo, di cui ne é invece organicamente parte. Nella mattinata dell’undici febbraio poi, ancora una volta, moriva tra le mura del CPR di Bari Palese un giovane venticinquenne, razzializzato e rinchiuso tra le fauci del razzismo strutturale dello Stato e le sue istituzioni. “Arresto cardiaco”…ma come fa un cuore a reggere cotanta malvagità?! Come fanno occhi di bambinx a non trasformarsi in vuoti grigi di paura, gialli di malattia?! L’oblio del dimentacatoio aspetta quest’ennesimo assassinio di Stato, la persona non esiste più, nemmanco un numero…solo un brandello di carne da straziare per ciucciare via quanto più humus vitale possibile da trasformare in sgocciolante denaro, colpevole potere. Morte naturale dicono… ma come fa ad essere naturale una morte inflitta da un mondo fondamentalmente e banalmente finto? Era forse naturale la morte dei soldati nelle trincee durante le guerre mondiali?! Era forse naturale la morte che infliggeva la spada ed il cannone del colonizzatore alla ricerca del demonio nascosto nel petto delle sottomessx?! Sono forse naturali la morti sulle coste di Cutro ed in tutto il Mediterraneo?! Lo sono quelle delle persone suicidate nelle galere della non-vita?! Lo sono quelle dei gazawi? Lo sono quelle dei campi libici?! Quelle dello stragi dell’imperialismo?! Quelle dei tumori inflitti dalla fumata nera dell’industria?! Tutte quelle avvenute nelle caserme?! Sono morti naturali quelle della solitudine dell’abbandono?!

Vogliono ridurre l’esistenza in cattività e celebrano il rito della loro morte insensata con balaclava e trasferte pompose di digossini per andare ad acciuffare il micelio della rivolta. Ma questo, inarrestabilmente contagioso si propaga e rispunta nuovamente, altrove, in più punti, sempre più rigoglioso. Ci potranno imporre galere, pilastri di ponti, infinite linee ferrate e/o asfaltate, caserme, provvedimenti sicurezza etc. etc. etc.; tutti i loro loculi del guadagno e della sicurezza non possono tumulare la pretesa di vita delle insortx.

La loro morte insensata, culto di denaro e spossesso, il loro ipogeo di morte. Le loro squallide operazioni di sicurezza. Mentre il mondo si scandalizza (ben venga) per i rastrellamenti dell’ICE negli Stati Uniti; in Europa, Frontex consegna alle guardie libiche migranti braccatx nel Mediterraneo; le polizie irrompono nei quartieri e rapiscono persone razzializzate in nome del decoro e della sicurezza, vedi San Berillo a Catania, tra gli altri; trans-nazionali dell’infrastruttura mettono sotto scacco interi territori con il supporto di camionette, idranti e procure; vengono sgomberate popolazioni cui terra frana sotto i piedi, come a Niscemi, dove la base del Muos é messa in sicurezza per garantire gli scopi assassini che assolve e migliaia di persone vedono le proprie case crollare al fianco delle laccate passerelle istituzionali; la polizia irrompe in casa delle persone per trascinarle in buchi neri di pochi metri quadri e decisamente affollati. Come ha fatto con altrx compagnx, che il 17 maggio, a Catania, esprimevano una luminosa critica nei confronti di questo schifosissimo mondo galera che uccide e suicida ostaggi quotidianamente.

Ma non finisce qui, lo scempio della giustizia non tarda nel confermare che al peggio non c’è mai fine.. Fogli di via ed avvisi orali; che sgraditx dallo sguardo incendiario si vadano a nascondere nelle foreste!! la caccia alle streghe non è mai finita!! Pennivendoli al servizio ostracizzano la rivolta dai loro confini; “infiltratx venutx da fuori”; “solitx fascinorosx”; “psicosi che si esprimono contro innocenti agenti di polizia”… CHE SCHIFO! Nemici delle vostra stessa specie, svendete il mondo per quei luridi trenta denari e per la plastica emozione di far parte degli incravattati. SQUALLIDI MAGNACCIA INFAMI! Ed ogni istanza di rivolta è invece patologia, è aliena in una baraonda di alienati.

Insomma la loro guerra alla vita gode di una lista infinita di sofferenze inferte dentro e fuori confini, non basterebbe tempo per ricordare le complicità dello Stato italiano con il sistema di esternalizzazione delle frontiere e i massacri che determina sui confini e nei centri di detenzione nei c.d. paesi di transito; le complicità nel genocidio di Gaza (con Webuild nominata per la ricostruzione di gaza); Leonardo S.p.a. fabbrica di morte tutta italiana..

Un tempo le trincee, un tempo Pirelli, un tempo Fiat, un tempo una lineaferrata dritta che taglia esattamente a metà quest’isola o che si ritira tatticcamente sotto le montagne (come nel messinese,lasciando le coste ad altre “operazioni del capitale” possibili). Sempre e comunque trincee da cui viene sferzata la guerra contro l’esistenza, da cui si impone lo squallido esistente. La spaventosa e terribilmente concreta favoletta del ponte sullo Stretto incombe sulle persone e sui territori e mentre il gruppo Webuild (capofila Eurolink consorzio affidatario dei lavori di costruzione del ponte e cantieri affini) attende per poter banchettare di tutta la carne a loro ammazzata dalla cieca brama di governantx, assume sempre più commissioni di cantiere in diverse parti d’Italia. Solo nel meridione vi sono diciannove proggetti in corso, “per un valore aggiudicato di circa tredici miliardi di euro”. Con la complessiva capacità produttiva di “due conci ogni sette minuti” e “quarantotto anelli al giorno”, la costruzione di gallerie nelle diverse tratte ferroviarie AC/AV e nei diversi lotti autostradali segue a spron battuto; il ticchettio dell’invasione. “In Sicilia, Webuild è attualmente impegnata nella realizzazione del Lotto 1 dell’asse autostradale Ragusa-Catania e di sette tratte ferroviarie sulla direttrice Palermo-Catania-Messina. Sulla direttrice Palermo-Catania, sta realizzando: il Lotto 1+2 (Fiumetorto- Lercara Diramazione), il Lotto 3 (Lercara- Caltanissetta Xirbi), il Lotto 4a (Caltanissetta Xirbi- Nuova Enna), il Lotto 4b (Nuova Enna-Dittaino) e il Lotto 6 (Bicocca- Catenanuova). Sulla linea Messina Catania sta invece realizzando il Lotto 1 (Fiumefreddo- Taromina/Letojanni) e il Lotto 2″ (Taormina-Giampilieri)”. Questo solo in Sicilia, risalendo per la Calabria, per la Campania, per la Basilicata, per la Puglia e continuando verso il Nord della penisola, i lotti di cantiere si moltiplicano e moltiplicano. La Statale Jonica 106, in Calabria; la linea alta velocità Salerno-Reggio Calabria e Napoli-Bari; la Nuova Strada Statale Cagliaritana; metropolitana, infraflegrea e linea cumana tra Napoli e circondario; l’ospedale Monopoli Fasano. Questi sono parte dei progetti in corso d’opera solo nel Sud Italia da parte del gruppo, la cantierizzazione di sempre più spicchi di territorio, che via via viene sottratto alle persone per permettere al Sud di avere infrastrutture “nuove e sostenibili”. Ma il loro ‘nuovo’ è fatto sulla negazione ed eliminazione totale del ‘vecchio’ e lo stesso il loro ‘sostenibile’, costruito sulla distruzione e sostituzione della vita vissuta con non-vita futura. Un’imposizione di scambio sempre a perdere, barattare la propria esistenza in virtù di non precisati benefici futuri, l’inno alla sopravvivenza.

Mentre il nuovo mondo si organizza e si espande ci si rende conto che c’è sempre meno spazio per la vita. La voracità con la quale il grande buco nero del loro “progresso” fagocita tutto ciò che incontra è spaventosa; ci sono molteplici esempi di ciò di cui sarebbe capace la trans-nazionale, cui curriculum vanterebbe una lista infinita di devastazioni irreversibili, di operazioni di ghettizzazione ed eliminazione della vita in virtù di strade, ponti, ferrovie, turbine idro-elettriche, basi militari etc. etc. etc. L’utilizzo della semantica bellico-militare è ancora una conferma di quanto la presenza del gruppo parrebbe potersi equiparare ad un’invasione vera e propria. Così mentre dai tubi non scendeva manco l’ultima goccia, sul versante sud del messinese operava una talpa (TBM, ossia Tunnel Boring Machine), una fresa meccanica che sembrerebbe necessitare mille litri d’acqua al minuto per scavare una tana devastante nel cuore della montagna. Mentre il deserto avanza su ogni versante promettono ulteriori opere (invasioni) per depurare e/o dissalare l’acqua e, dunque, ovviare ad una crisi che loro stessi ci infleggerebbero, volendo prosciugare di ogni humus vitale anche queste zone del pianeta. Ed intorno a loro rappresentanti e politicanti di varia tipologia cercano di arraffare tutto l’arraffabile, in termini tanto materiali quanto di squallida notorietà, facendo strazio della vita aprono la pista ai nuovi conquistadores, pronti, questi ultimi, ad acquistare quanto gli viene svenduto da salottierx localx.

Ecco in tutto questo (e molto altro!) si inserisce quest’ennesima operazione repressiva, l’ennesimo sfregio alla vita..

Ancora una volta opponiamo a questo regno delle apparenze la solidarietà per le prigioniere di questo impero misogino e misantropo, stragista e onnifagocitante. Ogni parola qui stesa, ogni riga è direttamente proveniente dal pensiero ardente per tutte quelle persone che si ritrovano investite dal “normale” funzionamento dell’apparato repressivo; a tutte queste persone che, intrise delle contraddizioni che la vita gli ha regalato, resistono dentro il buco nero della detenzione. Carcerate ed inquisite poichè non volenterose di rispondere con un silenzioso “sissignore” al ruolo di vittime accollatogli nel copione dello spettacolo democratico.

Che sia galera, l’ennesimo decreto liberticida, un ponte, un CPR… é chiaro di cosa sono emblema tutte questi orribili scabri. Quello stesso emblema protetto da galere e dai tribunali che le rinfoltiscono. L’unico emblema é il denaro; Stato, guardie, tribunali e galere servono solo a garantirne lo scruscio continuo. E mentre portano avanti il procedimento amministrativo ponte con nuove strategie, le talpe di webuild perforano le colline di tutta l’isola (e non solo) ed il governo regala alle mani dello Stato ulteriori strumenti repressivi ancora più espliciti. La loro guerra alla vita é su ogni fronte, ma non la potranno spezzare finché a brulicare ci sarà il germe della solidarietà; qualcosa che divampa ad ogni atto repressivo come fiamma su cui soffia scirocco.

Che fare di fronte all’apparentemente inesorabile avanzata di questo mostruoso colosso? Quali pratiche opporre ad un mondo che infligge ogni giorno sempre più guerra e devastazione? Come resistere davanti alla squallidissima avanzata del capitale? In che modo territorio e libidine possono diventare inceppamento in questo meccanismo di devastazione garantita? Davanti ad una tale complessità non ci si può certo raccontare di avere delle risposte definitive ed universalmente valide, possiamo quantomeno decidere di tornare alle nostre quotidianità con sempre meno sassi nelle scarpe; cercando di organizzarci ed infrangere quella membrana che ci vorrebbe, invece,
sempre più solx.

Per chi volesse mandare delle parole di calore e abbracci solidali alle persone in questo momento detenute:

-Luigi Calogero Bertolani
C/o casa circondariale
Piazza Lanza, 11
95123 Catania

-Gabriele Maria Venturi
C7o casa circondariale
Via Appia 131
72100 Brindisi

CON ANDRE, BAK, GUIDO E LUIGI!! LIBERX SUBITO!
CON TUTTA LA GENTE DI PALESTINA!
CON SHANIN E TUTTE LE PERSONE RECLUSE NEI CPR!
CON TAREK, ANAN E AHAMAD!
CON PRISONERS FOR PALESTINE E TUTTX DETENUTX IN SCIOPERO DELLA FAME CON LA CAUSA PALESTINESE!
CON TUTTE LE PERSONE CHE DISERTANO LE CHIAMATE DA ENTRAMBI I LATI DEL FRONTE UCRAINO!
CON ANNA BENIAMINO, ALFREDO COSPITO, JUAN SORROCHE!
NO AL PONTE SULLO STRETTO! NO AL 41BIS! CONTRO OGNI DETENZIONE, ANCHE QUELLE DELLA MENTE!!!

CPR DI BARI PALESE: LO STATO UCCIDE

Diffondiamo:

Due giorni fa, l’11 febbraio 2026, é stato ucciso un ragazzo di 25 anni di origine marocchina che era rinchiuso nel CPR di Bari Palese. Si parla di cause naturali, di arresto cardiaco, ma sappiamo come ogni morte all’interno dei lager di stato non é mai cosi naturale e innocente. Dal momento che ci si trova in una condizione di privazione della libertà, in cui a decidere se hai abbastanza dignità per una visita medica, o per del cibo non avariato, non sei tu, ma le guardie, coloro che in quel momento hanno completo potere su di te.

Come sarà stato trattato il suo corpo?
La sua famiglia scoprirà della sua morte? E come? Dai giornali che per ora non hanno avuto neanche la decenza di dire il nome alla vittima?

Stupide domande per le quali sappiamo già fin troppo bene le risposte, perché questa non é di certo la prima morte all’interno di un CPR.

Nello stesso giorno é stata condannata ad 1 anno di pena per omicidio colposo, la direttrice del CPR di Torino, per la sua responsabilità della morte di Moussa Balde il 23enne proveniente dalla Guinea che il 23 maggio 2021 si è suicidato nel CPR di Torino.

Poco ci interessa di chiacchiere e sentenze di tribunali, che sono chiaramente posizionati e schierati al fianco di chi é direttamente responsabile nelle torture quotidiane in carcere e CPR; in uno stato razzista che tratta le persone migranti come scarti da rinchiudere, la cui vita non ha un briciolo di valore. Non ci interessa trovare unx solx colpevole formale che non è che un capro espiatorio che il sistema “sacrifica” (se di sacrificio si può parlare, guardando alla pena farlocca che le è stata data) quando l’ha fatta grossa, per pulirsi un attimo la faccia agli occhi dell’opinione pubblica. Per queste morti, la colpa é chiara, esplicita e condivisa. Lo stato: che sostiene e si regge sull’esistenza di questi luoghi tortura razzisti che sono i CPR.

Le morti all’interno di questi luoghi sono normalizzate, luoghi come galere e CPR dove autolesionismo, tentati suicidi, scioperi della fame sono all’ordine del giorno come forme di resistenza, rifiuto, ribellione da parte di individui privati della libertà.

Così come é all’ordine del giorno che vengano firmati fogli di idoneità medica alla reclusione all’interno dei CPR, senza nessun reale accertamento, e con la consapevolezza di star chiudendo una persona in un luogo dove l’unica assistenza medica possibile, consiste nella somministrazione di grandi quantità di psicofarmaci sedativi, senza alcun accertamento sulla condizione di salute delle persone. E comunque ribadiamo che si tratta di luoghi tortura all’interno dei quali nessun essere vivente dovrebbe essere idoneo a finire.

Per questo non ci stupisce che nei CPR si muore, cosi come nei CARA e nelle carceri. E i responsabili per tutte queste morti sono guardie, magistrati, istituzioni, aziende, operatori e sanitari, che permettano il perpetrarsi di questo sistema razzista, violento e di tortura.

Ci abbracciamo alla famiglia e alle amicizie del ragazzo ucciso. Esprimendo tutta la nostra solidarietà a loro, così come a chi continua ad essere rinchiuso nei CPR. Per questo ieri sera siamo andatx a portare solidarietà fuori dal CPR di Bari Palese.

Come per Moussa, Ramy, Abel, Abderrahim, i morti di Modena, e tutte le persone uccise dalla mano violenta di questo stato razzista, vogliamo Vendetta!

Unica soluzione FUOCO AI CPR

BOLOGNA: PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA [28 FEBBRAIO]

Diffondiamo:

SABATO 28 febbraio torniamo sotto al carcere della Dozza per portare un po’ di musica e tutto il nostro calore a chi vive la violenza del carcere. Rompiamo l’isolamento con cui tentano di annichilirci!

Ci vediamo alle ore 15:00 in via Ferrarese davanti le sezioni femminili (in prossimitá del benzinaio), per poi spostarci insieme sotto le sezioni maschili.

Il carcere di Bologna sta vivendo una situazione insostenibile fatta di sovraffollamento, violenze e abusi quotidiani subiti dalla popolazione carceraria.
Anni di leggi classiste e razziste hanno riempito quelle mura, facendo della repressione l’unica risposta al crescente disagio economico e sociale, trasformando le nostre strade in “zone di conflitto” sempre piu militarizzate, esclusive ed escludenti.
In un mondo dove ritorna ad essere presente la minaccia di una guerra esterna quale soluzione all’attuale crisi capitalista – dove con l’attiva collaborazione dei governi globali si normalizza il genocidio del popolo palestinese e la violenza coloniale quale forma di gestione ed eliminazione di un umanità considerata inutile/eccedente ai progetti del potere – si rafforza anche alle nostre latitudini la necessità per Stato e padroni di serrare i ranghi alimentando la guerra interna volta a mantenere lo sfruttamento, la violenza e l’ingiustizia sociale dominante.
Una guerra ai poveri e tra poveri portata avanti a colpi di decreti sicurezza contro chi è emarginato, migrante, povero e sfruttato e/o provi a ribellarsi a questa realtà fuori e/o dentro le galere.
Le rivolte a Bologna e Oristano sono solo le ultime di una lunga serie di proteste che hanno scosso le carceri da nord a sud, represse da una brutalità della polizia che non distingue più né limiti d’azione, né differenze tra prigioni e periferie.
Al fianco di quelle rivolte ci sono le nostre lotte, perché solo la solidarietà può abbattere ogni muro e distruggere definitivamente questa società assassina e il carcere di cui ha bisogno.

Tuttx liberx
Palestina libera
NO 41 BIS

QUI CHI NON TERRORIZZA, SI AMMALA DI TERRORE!

Apprendiamo che il nostro blog, insieme a sottobosko.noblogs.org, è finito sulle pagine di un noto giornale bolognese per via della pubblicazione del testo “Chi sabota è nemico dell’Italia”, relativo ad alcuni sabotaggi alle linee ferroviarie avvenuti di recente in occasione delle olimpiadi di Milano Cortina (alcuni proprio nel bolognese). “La rete del terrore” titolano.

La “rete del terrore” è quella che devasta e saccheggia i territori e le nostre vite nel nome del profitto, della guerra, di Stati che uccidono alle frontiere e in mare, quella che quotidianamente tortura e abusa nelle celle delle carceri e dei CPR. Terrore è una vita rubata sacrificata al ricatto sull’altare del capitalismo.

Quando qualcuno prova a rompere questo monopolio, restituendo un’infinitesimale parte della violenza statale, viene duramente repressx.

Terrore è quello che vorrebbero imporci rinchiudendo in carcere lx nostrx compagnx e cercando di affossarli a colpi di sentenze ed anni di galera, provando a isolare e spezzare la solidarietà per scoraggiarci.

La vera ”notizia” é che sono sempre di piu le persone disposte a rivoltarsi al loro terrore. Tutta la nostra solidarietà e complicità a chi decide di agire!

«In tal modo liberi attacchiamo questo sistema mortifero, forti del fatto che, diffuso ovunque, dappertutto può essere colpito… Fino al suo collasso, fino alla liberazione delle nostre vite e delle altrui esistenze»

Nemiche dell’Italia e di ogni Stato

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

*”Dovete tenere presente che, sebbene voi siate dei giudici ed oggi sedete più in alto di me, molte volte i rivoluzionari, ed io stesso nel caso specifico, vi hanno giudicato, molto prima che voi giudicaste me. Noi ci troviamo in campi opposti, in campi ostili tra loro.*

*I rivoluzionari e la giustizia rivoluzionaria – poiché io non ritengo che questo tribunale rappresenta la giustizia, ma piuttosto la parola giustizia tra virgolette – molte volte giudicano spietatamente i loro nemici, quando hanno la possibilità di imporre la giustizia.*

*Comincerò da molti anni fa. Qui non c’è nessun mio crimine da giudicare. Al contrario, parleremo di crimini, ma non di crimini commessi da me. Parleremo dei crimini dello stato, dei suoi meccanismi, della giustizia e dei crimini della polizia…”*

*Estratto dalla dichiarazione di Nikos Marzitos di fronte alla giuria del tribunale penale di Atene durante un processo tenutosi tra il 5 e 7 luglio 1999, nel quale era accusato di detenzione di armi ed esplosivi e per un fallito attentato in solidarietà alla popolazione di Strimonikos in lotta contro un opera devastante proprio come il Ponte sullo Stretto.*

Qui: Nikos inizia ad elencare crimini e soprusi commessi da polizia, istituzioni e stato greco.

L’11 febbraio io e altrx due compagnx siamo statx giudicati dalla “giustizia” colpevoli per reati come “resistenza e aggressione” e “lesioni gravissime” a pubblico ufficiale, ma io so di essere giudicatx per aver provato a rispondere a un’imposizione della Polizia sul percorso del corteo: deviato tramite prescrizioni per proteggere la caserma dei Carabinieri Bonsignore del comando provinciale, considerata un punto sensibile da proteggere.

Per spiegare la necessità di proteggere una caserma con prescrizioni, schieramenti di celere e cariche potrei seguire l’esempio di Nikos ma la lista sarebbe lunga, a me e alla Questura basta nominare solo Ramy Elgaml un giovane ucciso dai carabinieri di Milano nel quartiere Corvetto la notte del 24 novembre 2025.

Il 1 Marzo, giorno del corteo, a nemmeno 4 mesi dall’omicidio di stato, in piazza ancora ricordavamo il suo nome e la polizia a protezione di quelle mura lo ricordavano ancora più forte.

Quella maledetta caserma è ancora li, come l’ombra del progetto del Ponte e i danni che ha già prodotto con espropri, acque inquinate e l’isola sventrata dai cantieri del raddoppio ferroviario, ma sui muri della città e sui corpi di qualche sbirro sono rimasti i segni dell’odio e della rabbia verso le forze dell’ordine, lo stato e le istituzioni, l’odio e la rabbia in memoria di Ramy e tutti gli omicidi di stati, in nome della terra sfruttata e deturpata e di tutti i corpi che lottano e resistono come in Palestina, che si rivoltano come in Iran o mettono in gioco i propri privilegi in piazza come a Torino il 31 gennaio. Per me questo vale più di ogni libertà.

*”Non ho nient’altro da dire. Aggiungo solo che non mi importa a che pena mi condannerete, perché che sarò condannato è cosa certa, io non mi pento di niente. Resterò quello che sono. Posso anche dire che il carcere è sempre una scuola per un rivoluzionario. Le sue idee e la resistenza della sua anima vengono messe alla prova. E se supera questa prova diviene più forte e si rafforzano le convinzioni per le quali è andato in galera. Non ho niente da aggiungere.”*

Sempre dalla dichiarazione di Nikos. In quel processo fu condannato a 15 anni di prigione, la sua bomba non è esplosa, non ha fatto danni o feriti, ma tanta paura agli oppressori.

L’unica cosa di cui mi pento è essermi fatto prendere.
Per Ramy, Abel e tutti gli omicidi di stato.
Siamo la natura che si vendica della vostra devastazione e del vostro
saccheggio.

Un abbraccio a tutti lx mix coimputati in questo processo e
dell’operazione Ipogeo
PALESTINA LIBERA
TUTTX LIBERX


DA BOLOGNA AL FIANCO DEX COMPAGNX IN LOTTA AL SUD

Diffondiamo:

Da Bologna al fianco dex compagnx in lotta al Sud!

Oggi a Messina verrà pronunciata la sentenza di primo grado del processo al Carnevale No Ponte, per il quale due persone si trovano attualmente ai domiciliari ed una in carcere. Per questo abbiamo voluto lasciare un messaggio sui muri di Bologna: siamo al fianco del Sud in lotta, siamo complici e solidali con lx inguaiati No Ponte ed Op. Ipogeo!

L’UNICO INFILTRATO È LO STATO NELLE NOSTRE VITE!
GUI, ANDRE, BAK, LUIGI ED ALE LIBERX
TUTTX LIBERX 🖤

NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI

Diffondiamo:

Di recente è giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute. Il libro ha iniziato il suo “viaggio” fuori, con le prime presentazioni a Napoli e a Udine. Di seguito il blog di riferimento della rete solidale che ha sostenuto l’iniziativa di Claudio, si potranno trovare le presentazioni in programma oltre che aggiornamenti, contributi e lettere dal carcere.

nextstopmodena2020.noblogs.org

PER NON DIMENTICARE I MORTI NELLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI DEL 2020, E PER CHI CONTINUA A LOTTARE DENTRO LE GALERE

UDINE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI” DI CLAUDIO CIPRIANI

Diffondiamo:

SABATO 7 FEBBRAIO alle 17.00 presentazione del libro NEXT STOP MODENA 2020 – Viaggio tra le carceri di Claudio Cipriani edito da Sensibili alle foglie, allo Spazio Autogestito di Udine
Via De Rubeis, 43

MODENA 2020: I DETENUTI CHIESERO SANITÁ, LO STATO RISPOSE «FATELI MORIRE!»

PER NON DIMENTICARE, PER UN MONDO SENZA GABBIE, AL FIANCO DI CHI LOTTA!

Il 20 novembre 2020 cinque uomini coraggiosi, cinque detenuti,presentarono alla procura di Modena un esposto: di fronte alle ripetute falsità e reticenze dei funzionari e delle guardie, responsabili di aver assassinato 9 uomini nel contesto di una massiccia rivolta scoppiata nel carcere modenese nelle giornate di esordio del primo confinamento di massa, in seguito al diffondersi del Covid 19 nel marzo di quell’anno, questi cinque detenuti diedero una svolta, raccontando la verità di quei giorni, raccontando le percosse, gli sputi, le manganellate, le negligenze, le omissioni, il terrore, le brutalità, le umiliazioni.

Il racconto di Claudio, Ferruccio, Mattia, Francesco, Belmonte li espose alle rappresaglie e al rischio di morte: quando si parla franco davanti al potere, quando si dice la verità, ci insegnano gli antichi, la propria vita è esposta al pericolo. Infatti in seguito al loro racconto subirono ulteriori umiliazioni, l’isolamento e il trasferimento conclusivo in 5 differenti carceri. Ma la notizia dell’esposto trapelò e fu fatta circolare da compagne e compagni solidali nelle strade e nei quartieri sotto coprifuoco. In quel caos pilotato che fu l’emergenza Covid 19 l’esposizione mediatica, anche se debole, attutì il colpo repressivo delle autorità sui cinque di Modena.

Claudio Cipriani, uno di loro, ha curato i propri materiali relativi a quella vicenda per darne una restituzione pubblica e riportare l’attenzione su quegli eventi.

La presentazione del libro è promossa dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e Trieste

liberetutti@autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org