BOLOGNA: TATTOO CIRCUS BENEFIT PRIGIONIERX [23 e 24 MAGGIO]

Diffondiamo:

La tattoo circus vuole essere un momento dedicato al tatuaggio e al piercing fuori dalle logiche di mercato, che pone al centro la solidarietà con le persone rinchiuse dentro le carceri.
In un momento in cui guerre divorano corpi e territori e gli stati stringono la morsa interna della repressione, sembra fondamentale creare e supportare un’iniziativa come la tatto circus.
Un’occasione in cui porre al centro i percorsi di lotta e critica radicale nei confronti della società che ci circonda, quella stessa società che produce e necessita massacri per sopravvivere e carceri per reprimere.
Sarà una due giorni di discussione e condivisione di esperienza di lotta, di resistenza.

Al Tribolo, in via Donato Creti 69/2

CONTRO OGNI STATO, GALERA E CPR
AI CUORI GENEROSI, CON SARA E SANDRO
ALFREDO LIBERO
TUTTX LIBERX

 

BOLOGNA: PAROLA AD ALFREDO!

Diffondiamo:

Il 18 maggio al tribunale di Bologna si è svolta la seconda udienza contro 6 compagnx, imputatx per fatti specifici inerenti la mobilitazione del 2022-23 al fianco di Alfredo contro il 41bis e l’ergastolo ostativo.
In quest’udienza sono stati sentiti diversi testimoni e, tra loro, ha potuto prendere parola anche lo stesso Alfredo, in videoconferenza dal carcere di Bancali.
La sue emozione, unita a quella della trentina di compagnx presenti in aula, è stata fin da subito palpabile. Alfredo ha esordito con queste parole
In questo momento è emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all’epoca c’erano Sara e Sandrone che ora sono morti e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere.
Ha proseguito parlando delle motivazioni che nel 2022 , appena trasferito in 41 bis, l’hanno spinto ad intraprendere uno sciopero ad oltranza. Motivazioni che, come lui stesso ha ricordato, hanno trovato ampia diffusione nella mobilitazione internazionale che ha sostenuto la sua lotta. Ha evidenziato che, senza il sostegno ricevuto da fuori, sarebbe stato condannato all’ergastolo ostativo e che la sua lotta è stata mossa dalla necessità che la sua detenzione in 41 bis non creasse un precedente estendibile al movimento.
A seguito di questo Alfredo ha raccontato il suo attuale stato di isolamento. Ha ribadito di essere sottoposto ad un blocco pressoché totale della posta che attualmente (a differenza del periodo antecedente la mobilitazione) vale anche per le notifiche della posta trattenuta. Non riceve corrispondenza da mesi, gli è stata recapitata di recente una lettera di dicembre 2025.
Ha poi parlato dell’ormai risaputa impossibilità dell’accesso ai libri, sia tramite acquisto attraverso cataloghi che tramite la biblioteca centrale del carcere. Ha raccontato il paradosso del suo isolamento, avendo avuto notizia di larga parte delle mobilitazioni anarchiche degli ultimi anni attraverso il corposissimo fascicolo che motiva il suo rinnovo al 41 bis, definito dalle stesse guardie che gliel’hanno notificato “il più corposo della storia del 41bis”.
Come ulteriore elemento della sua carcerazione ha descritto un 41bis che va allargandosi sempre più a persone prima non colpite da questo regime, in un progressivo abbassamento della soglia di accesso, citando l’esempio di un detenuto passato dall’ AS al 41bis perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Quest’occasione ha consentito inoltre ad Alfredo di tratteggiare i passaggi della sua detenzione, dal carcere militare per l’obiezione totale alla leva, alle sezioni comuni, dalle sezioni di Alta Sicurezza di Ferrara e Terni, fino all’approdo in 41bis, definito luogo di isolamento totale. Sicuramente lo sguardo di Alfredo non si è fermato alla sua personale esperienza e, anche questa volta, non ha perso occasione per condannare la brutalità del 41bis tutto, ribadendo che per lui non c’è distinzione tra prigionieri all’interno di tale sistema di reclusione e annientamento. Ha raccontato l’orrore del reparto ospedaliero di 41 bis di Opera, dove sono detenute perlopiù persone molto anziane, parecchie affette da Alzheimer, in carrozzina o con diverse autonomie limitate, che non sanno manco più perché si trovano lì. Non ha potuto esimersi dall’esprimere, infine, una valutazione sul senso di questo regime, voluto originariamente per eliminare quei soggetti con cui lo Stato ha trattato e che ha dovuto mettere a tacere una volta rivelatisi inutili ai suoi sporchi giochi.
A seguito della sua testimonianza si sono levati in aula inevitabili e calorosi saluti carichi di affetto che hanno fatto indispettire la giudice con il conseguente sgombero dell’aula. Anche all’inizio dell’udienza lx compagnx presentx sono riuscitx a salutare Alfredo che ha ricambiato con affetto, riuscendo così a rompere, seppur per una frazione di secondo, un isolamento tremendo. È stata un’emozione fortissima, condivisa da entrambi i lati di quel maledetto schermo.
Siamo certi che l’occasione di oggi sia stata molto preziosa per Alfredo, ma ancor più per noi, che nelle sue parole e nella sua sempre presente ironia, abbiamo trovato ancora una volta una determinazione enorme, un odio per gli oppressori e un fortissimo amore per i suoi compagni, a partire dalle sue prime parole per Sara e Sandro. Ed è con il loro vivo ricordo che anche noi vogliamo concludere queste righe, per non dimenticare chi ha dato la propria vita per lottare per un mondo diverso.

Con Sara e Sandro nel cuore.
Affinchè di ogni prigione non restino che macerie.
Forza Alfredo!
Alcunx compagnx di Bologna imputatx e solidali

La prossima udienza del processo in questione sarà il 15 giugno alle ore 9. Verranno sentiti gli ultimi testimoni e probabilmente si avvierà la discussione.

ATENE-BOLOGNA: SOLIDARIETÀ CON PROSFYGIKA

Riceviamo e diffondiamo:

Nell’ambito dell’appello internazionale del Fronte Popolare Turco per uno sciopero della fame simbolico di un giorno il 15 maggio, in solidarietà con Prosfygika, un gruppo di compagni di Atene e Bologna ha deciso di aderire all’appello.
Questa giornata non è stata scelta affatto casualmente.
È il giorno in cui il compagno Aristotelis Chatzis sarà al suo 100° giorno di sciopero della fame(fino alla morte) e la compagna Suzon Doppagne al suo 15° giorno.
È anche la data dell’anniversario della “Nakba” (che in arabo significa “Catastrofe”), in cui quasi 1.000.000 di palestinesi furono espulsi dalla loro terra, con lo scopo di creare lo stato assassino di “Israele” e l’ulteriore espansione dell’entità sionista-tirannica.
Da allora ad oggi, i nostri fratelli e sorelle palestinesi non hanno mai smesso di lottare per il ritorno alla loro terra.

SOLIDARIETÀ CON PROSFYGIKA.
SOLIDARIETÀ CON GLI SCIOPERANTI DELLA FAME FINO ALLA MORTE, ARISTOTELIS CHATZIS E SUZON DOPPAGNE.
PALESTINA LIBERA, DAL FIUME FINO AL MARE.
“Vince sempre il giusto.
Un giorno vincerà l’uomo.
Un giorno la libertà vincerà la guerra.
Fratelli miei. Fratelli miei.
Un giorno vinceremo per sempre”.
Giannis Ritsos

 

Στα πλαίσια του διεθνούς καλέσματος του Λαϊκού Μετώπου Τουρκίας για μονοήμερη συμβολική απεργία πείνας την 15η Μαΐου σε αλληλεγγύη με τα Προσφυγικά,μια ομάδα συντρόφων από την Αθήνα και την Μπολόνια,αποφασίσαμε να πλαισιώσουμε το κάλεσμα.
Η συγκεκριμένη μέρα δεν επιλέχθηκε καθόλου τυχαία.
Είναι εκείνη που ο σύντροφος Αριστοτέλης Χατζής θα βρίσκεται στην 100η μέρα απεργίας πείνας μέχρι θανάτου και η συντρόφισσα Suzon Doppagne στην 15η μέρα.
Είναι επίσης η μέρα της επετείου της “Νάκμπα” (στα αραβικά σημαίνει “Καταστροφή”), όπου σχεδόν 1.000.000 Παλαιστίνιοι εκδιώχθηκαν απ’τη γη τους,με σκοπό την δημιουργία του κράτους-δολοφόνο του “Ισραήλ” και την περαιτέρω εξάπλωση του Σιωνιστικού-Τυρρανικού μορφώματος.
Από τότε έως τώρα,οι Παλαιστίνιοι αδερφοί και αδερφές μας,δεν σταμάτησαν ποτέ να μάχονται για την επιστροφή στη γη τους.

ΑΛΛΗΛΕΓΓΥΗ ΜΕ ΤΑ ΠΡΟΣΦΥΓΙΚΑ.

ΑΛΛΗΛΕΓΓΥΗ ΜΕ ΤΟΥΣ ΑΠΕΡΓΟΥΣ ΠΕΙΝΑΣ ΜΕΧΡΙ ΘΑΝΑΤΟΥ,ΑΡΙΣΤΟΤΕΛΗ ΧΑΤΖΗ ΚΑΙ SUZON DOPPAGNE.

ΛΕΥΤΕΡΙΑ ΣΤΗΝ ΠΑΛΑΙΣΤΙΝΗ,ΑΠ’ΤΟ ΠΟΤΑΜΙ ΜΕΧΡΙ ΤΗ ΘΑΛΑΣΣΑ.

“Πάντα νικάει το δίκιο.
Μια μέρα θα νικήσει ο άνθρωπος.
Μια μέρα η λευτεριά θα νικήσει τον πόλεμο.
Αδέρφια μου. Αδέρφια μου.
Μια μέρα θα νικήσουμε για πάντα”.
Γιάννης Ρίτσος

KYRIAKOS È SALPATA VERSO GAZA

Riceviamo e diffondiamo. Qui il comunicato in pdf in italiano e in inglese.

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, «Kyriakos X», naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni. In onore alla vita di Kyriakos, che fino all’ultimo giorno è stata dedicata alla lotta per la giustizia, sempre al finaco dei popoli oppressi, navighiamo in solidarietà con la legittima resistenza del popolo palestinese, che non ha mai smesso di lottare per porre fine all’occupazione colonialista della propria terra.

L’8 maggio, Kyriakos X ha lasciato il porto insieme ad altre 33 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e ha incontrato in mare altre quattro imbarcazioni della Freedom Flotilla Coalition. La barca trasporta 10 persone con passaporti di cinque paesi diversi, tra cui Grecia, Albania, Regno Unito, Corea, Francia e Guadalupe.

Storicamente, la Grecia ha avuto un ruolo di primo piano nel movimento della flottilla sin dal suo inizio. Il 23 ottobre 2008, due piccole barche da pesca con a bordo circa 44 persone del Free Gaza Movement raggiunsero Gaza; 10 di loro avevano passaporti greci. Sono state le prime imbarcazioni a
raggiungere Gaza in circa 40 anni. Le imbarcazioni sono state accolte da decine di migliaia di palestinesi. Il movimento, che in seguito è diventato la Freedom Flotilla Coalition, ha promesso a chi l’ha accolto quel giorno sulle coste della Palestina che “non avrebbe smesso di navigare finché
l’assedio di Israele non fosse stato spezzato”.

UnA deA compagn* che ha reso possibile la partenza di Kyriakos X ricorda bene il primo arrivo della Flotilla. Quel giorno, da bambin4 palestinese Gazawi, era li ad accogliere le barche, e ricorda quanto quelle due piccole imbarcazioni abbiano significato: le persone di Gaza non erano sole, il popolo palestinese non era solo, in tutto il mondo c’era chi lottava per la liberazione.

Kyriakos X mantiene la promessa fatta allora: non smetteremo di navigare finché la Palestina non sarà libera.

Il movimento della flottiglia è un’azione non violenta che naviga legalmente nelle acque internazionali.
Il blocco israeliano dello spazio aereo, marittimo e terrestre di Gaza è illegale: Israele non ha giurisdizione sulle acque territoriali palestinesi. Nonostante ciò, le forze di occupazione israeliane hanno iniziato a intensificare gli attacchi contro le flottiglie a partire dal 2009, speronando le imbarcazioni per affondarle, rapendo, colpendo con taser e aggredendo i partecipanti, imprigionandoli illegalmente e, nel 2010, uccidendo 10 civili a bordo della “Mavi Marmara”.

La brutalità e l’impunità di Israele sono state ulteriormente messe a nudo durante il suo recente attacco terroristico alla flotta della Global Sumud Filotilla, avvenuto nella notte trail29 e il 30 aprile al largo delle coste di Creta, nella zona SAR greca, a soli 75 km dal Peloponneso e a 1240 km dalla Palestina. L’esercito di occupaizone israeliano, é arrivato dall’altra parte del mediterraneo con le sue navi da guerra, ha rapito circa 175 civili, aleun* de) qual” sono stat torturatA, aggredit* sessualmente e fisicamente.

Le forze di occupazione israeliane hanno distrutto e danneggiato 22 imbarcazioni, distruggendo i motori delle barche, e lasciandole alla deriva, e hanno rapito Saif Abu Keshek e Thiago Avila, che sono stati portati e detenuti illegalmente nella Palestina occupata. Gli avvocati di Adalah hanno riferito che all’arrivo idue attivisti presentavano segni di tortura sui loro corpi. Gli attivisti della GSF rimasti sono stati consegnati direttamente nelle mani delle autorità greche, in territorio greco, il che non solo ha messo in luce ancora una volta il totale disprezzo di Israele peri principi umanitari e il diritto internazionale, ma ha anche rivelato fino a che punto il governo greco sia disposto ad arrivare nella collaborazione diretta con un esercito genocida, agendo apertamente la sua complicità ai crimini di guerra dello stato sionista.

La missione della flottiglia non è simbolica. Si tratta di un’azione civile, diretta e non violenta, da popolo a popolo, per contrastare un sistema di apartheid, dominio, colonizzazione e oppressione che i governi di tutto il mondo hanno permesso e protetto, da cui hanno tratto impunemente profitto.

Kyriakos X invita chi sitrova a terra a mobilitarsi: la lotta per la liberazione palestinese è ovunque, laddove aziende, istituzioni, media e governi complici alimentano il genocidio di Israele con totale impunità. Israele e i suoi alleati sono responsabili dei loro crimini contro il popolo palestinese.

Kyriakos X invita le persone a concentrarsi sul sabotaggio della macchina e della catena di approvvigionamento delle armi che rende possibile il genocidio di Israele: nei porti, nelle fabbriche, negli uffici aziendali e nelle istituzioni governative. Chiediamo alle persone di tutto il mondo di interrompere il flusso di armi e costringere i governi a fare i conti con la loro complicità. Questo è un momento che richiede un’escalation.

«Salpiamo perché l’assedio illegale e il genocidio di Gaza da parte di Israele devono finire. Salpiamo per i diritti di del popolo Palestinese, e di tutti i popoli, per l’autodeterminazione di ognuno. Salpiamo perché la società civile palestinese ha chiesto al mondo di agire, e noi non possiamo non rispondere».

Mentre la Freedom Flotilla Coalition e la Global Sumud Flotilla continuano la loro navigazione, circa 10.000 palestinesi sono detenut4 nelle prigioni israeliane, la maggior parte senza accuse né processo. Molti vengono torturati, subiscono violenze sessuali e vengono uccisi. Centinaia di loro
sono bambin4. Nel frattempo, la violenza dei coloni e dei soldati israeliani in tutta la Cisgiordania continua a intensificarsi: If bambin4 palestines* vengono colpit* a scuola, le loro case vengono demolite e i loro raccolti o il bestiame distrutti. Allo stesso tempo, la “Linea Gialla” illegale di Israele si sta espandendo a Gaza, e il genocidio e i bombardamenti non si sono mai fermati. Il genocidio di Israele in Libano continua, e le sue innumerevoli violazioni dei cosiddetti cessate il fuoco vengono ignorate dai leader mondiali. Il mondo rimane in silenzio.

Su Kyriakos X non navigano eroi e eroine, siamo persone comuni che rifiutano il silenzio e la complicità: abbiamo deciso di usare i nostri corpi e i nostri privilegi per stare al fianco dei popoli oppressi, rifiutandoci di vivere in un mondo in cui il genocidio è normalizzato e tollerato.

Nessun” è libero finché la Palestina non sarà libera.

Forensic Architecture Tracker https://freedomfiotilla.org/ffo-gsf-tracker/

Live Cams Freedom Filotilla Coalition https://\mww.youtube.com/@freedomflotillacoalition6166

Instagram https://Amww.instagram.com/kyriakosx_ffc.greece

BOLOGNA: PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “DEPORTAZIONI. Riflessioni per attaccare gli ingranaggi del razzismo di Stato”

Diffondiamo:

Presentazione dell’opuscolo “DEPORTAZIONI Riflessioni per attaccare gli ingranaggi del razzismo di Stato”
MERCOLEDÌ 6 MAGGIO ore 18.30

In una società sempre più carceriera e guerrafondaia, dove il concetto di confine regna eterno, sia nelle dinamiche interne che esterne, riteniamo di fondamentale importanza affrontare e discutere della repressione che ogni giorno subisce chi cerca di superare queste frontiere. Parleremo quindi di deportazioni, considerando i diversi meccanismi e attori che le rendono possibili e analizzando lo sviluppo che ha avuto l’impianto normativo che le regola negli ultimi anni, senza dimenticare il laboratorio politico che il sistema migrazioni ha rappresentato e rappresenta per le società occidentali.

Al Tribolo in via Donato Creti 69/2 (BO)

Fuoco a galere e cpr!
Libertà per tuttx
Con Sara e Sandrone nel cuore!

FORLÌ: ANCORA SUL PROGETTO ERiS!

Diffondiamo:

LUNEDÌ 27 APRILE 2026, FORLÌ, serata di contro-informazione sul “Progetto ERiS”.

ORE 20:30, VIALE ROMA 275 (adiacente la chiesa di S. Giovanni B.), Quartiere Ronco, Forlì.

Forse non tutte e tutti ancora sanno che nel quartiere Ronco, giù gravato dall’areoporto civile e dalla caserma De Gennaro (i cui soldati vanno in giro per il mondo a fare la pace coi carriarmati), il Comune di Forlì avrebbe approvato la costruzione di una fabbrica di componentistica per nano-satelliti.
Queste tecnologie sofisticatissime (prodotte, tra le altre, da Thales e Leonardo, colossi mondiali dell’industria di guerra) sono, per intenderci, indispensabili alla nuova guerra hi-tech che vediamo tutti i giorni sui nostri schermi: possiamo accettare che una cosa del genere succeda a “casa nostra”?!

Ne parliamo con la giornalista e attivista Linda Maggiori che farà una panoramica su che cos’è il progetto, sullo stato attuale dei lavori e sul perchè questo progetto incontra la nostra ferma opposizone.

MORIRE IN CHIESA, AMMANETTATA E CONTENUTA

Riceviamo e diffondiamo:

Novembre 2023. Vigevano, Pavia.
Chiesa della Madonna Pellegrina.

I giornali raccontano che è in corso un funerale. Una donna, già in carico ai servizi psichiatrici, entra, si inginocchia, va in crisi, alza la voce. «Non aveva la percezione del luogo in cui si trovava. Abbiamo quindi pensato di chiedere un intervento di natura sanitaria e di pubblica sicurezza», racconta il parroco alla stampa. Sembrerebbe dunque un TSO in piena regola, ma i resoconti cronachistici sono reticenti e contraddittori. Di certo si capisce che c’è stato l’intervento di due agenti della polizia locale, che avrebbero in qualche modo fermato e contenuto la donna. «La donna era a pancia in giù: uno le teneva la testa bloccata per impedirle di picchiarla contro il pavimento mentre i colleghi le aveva bloccato le gambe», secondo un altro quotidiano.
La donna muore durante il fermo.
C’è un processo attualmente in corso. I due agenti devono difendersi dall’accusa di omicidio colposo. «I poliziotti, infatti, avrebbero immobilizzato e ammanettato la donna […] la quale subito dopo sarebbe morta. La Procura dovrà chiarire se il decesso sia stato causato dalle modalità con cui la 39enne è stata fermata o se sia morta per cause naturali», riferisce ancora la stampa.
Fin qui i resoconti cronachistici. Malgrado le nostre ricerche non c’è stato possibile avere ulteriori informazioni sugli sviluppi del procedimento in corso.
Da quello che risulta, e da quello che siamo riusciti a sapere direttamente, la vittima non era una persona aggressiva, né in quel momento stava commettendo violenza contro altre persone. Esprimeva sicuramente a suo modo uno stato di profonda sofferenza interiore, di difficoltà personale. Sarebbe stato necessario prendersi carico, attuare modalità di protezione, ascolto e cura.
Invece sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, le manette, la contenzione, il soffocamento. Con i mezzi tipici del trattamento sanitario obbligatorio, l’unica pratica “medica” che si mette in atto con l’intervento della forza pubblica, con l’imposizione della “cura”. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
3357002669

ASTRAZIONE E PERDITA DI SIGNIFICATO

Diffondiamo questo scritto, come un dono sempre attuale.

Pensiero e dinamite, il pensiero per sollevare i deboli,
la dinamite per abbattere i potenti
Paolo Schicchi

La pochezza dei tempi non avviene per caso. Per chi ha un mondo da demolire, astrazione e insignificanza stanno sempre più divenendo spettri. Da una parte è chiaro come un sistema estremamente tecnologico renda l’alienazione astratta: reale e virtuale tendono a mischiarsi e il sentire ne viene divorato. Che fare quando l’avvilimento emerge in tutta la sua inconsistenza nel vissuto? Quando si percepisce la stasi ma non se ne vuole vedere la sostanza? Questa greve alienazione senza peso è legata fortemente alla perdita del significato di ogni parola. Con chi discutere se tutto è diventato incomprensibile? Se la giustapposizione ha offuscato la contrapposizione? Se si può dire questo e fare il suo perfetto contrario? Se si considera la vita separata dalla sopravvivenza perché tanto questa separazione rende comodo il fatto di sommergere nella sicurezza del bisogno, piuttosto che inoltrarsi nella selva oscura della libertà desiderata e

inafferrabile?

Allora reinventarsi potrebbe divenire un tentativo tutto da esplorare. La lotta contro l’oppressione non è che una minima parte dell’incombenza insurrezionale che vuole prendersi ciò che è inaudito: la vita. Siamo sempre troppo giovani per aspettare, le nostre esistenze sono troppo brevi e non sono mai state così tante le teste dei tiranni da oltraggiare e i loro regni da distruggere. A divenire merce spendibile nelle false coscienze è l’opinione buona per tutte le stagione e per calmare gli animi: il realismo. Ma le mie idee, il mio corpo, le mie azioni non sono quelle di ieri, non saranno uguali nel domani e non appartengono a nessuno se non a me stessa, perché penso e sento. Di già coniato sulla moneta, di già identificato sulla merce, di già programmato nelle infrastrutture, di già urlato dalla cattività, di già disegnato nell’arte e di già scritto su tantissimi fogli imbrattati, nascosta dietro gli imperativi del vivere quotidiano, c’è solo la schiavitù che ci pone in un vincolo del tutto totalitario: indugiare nel futuro.

I dominatori del tempo e i censori dello spazio vogliono imporre a tutte e a tutti la propria misura. Solo le nostre pretese smisurate possono divenire l’ordigno indispensabile per stravolgere tutto l’abbrutimento di questo mondo. Può sempre accadere qualcosa, al di là dell’insignificanza generalizzata e dell’astrazione alienante.

Senza prendere appuntamento con nessuno, stringendo per mano l’imprevedibile, godendo all’infinito per incarnare ciò che più di lontano esiste dalla tecnologia: l’appassionante bellezza della vendetta.

(Dardi, n. 8)

DI TRALICCI E ORO NERO

Diffondiamo da: infranero.xyz

«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati»
(Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)

E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza.
Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto.
Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio.
Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli.
Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.