FORLÌ: CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! SALUTO AL CARCERE

Diffondiamo:

Per rompere l’isolamento di chi è rinchiusx, per non dimenticare che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio che rinchiude ed elimina chi gli è scomodx o contrarix!

Lunedì 30 marzo (data della sentenza sull’opposizione all’archivizione per il massacro del carcere Sant’Anna di Modena, nel marzo 2020) ore 18:00 Carcere la Rocca, Forlì, lato viale Corridoni.

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L’8 marzo 2020 lo Stato italiano ha inaugurato l’esperimento sociale securitario della pandemia con la strage più sanguinosa nelle carceri di tutta la storia repubblicana: 14 morti, subito etichettati come tossici e subito dimenticati. Il 30 marzo 2026 ci sarà l’esito del ricorso fatto dai familiari delle vittime del carcere Sant’Anna di Modena, dove ne hanno ammazzati 8, contro l’archiviazione del caso. Al di là di risvolti giuridici – perchè per noi chi spedisce la gente in galera e poi prova a darsi un tono democraticamente accettabile con la farsa della “giustizia” è comunque complice di oppressione e di morte – ci pare fondamentale non lasciare che la strage del Sant’Anna (così come le botte, le torture, le sevizie in tanti carceri lungo tutto il Bel Paese ogni giorno) non venga dimenticata, nè perdonata. Inoltre, ci pare importante tornare a parlere di galera e parlarne con chi se la vive, da reclusx ma non solo, perchè lo Stato italiano continua ad armarsi di strumenti legali per sbattere sempre più gente in galera (pacchetti sicurezza, decreti Cutro e Caivano etc.) in previsione di anni di incandescenza sociale, visti il presente di miseria e tristezza in cui ci troviamo e il futuro di fame, guerra e catene sempre più vicini. Il carcere è l’espressione massima di una società ingiusta, che prima ti condanna ad essere un emarginatx, unx stranx, unx poverx, unx sconfittx, un alinex, un delinquentx, un terrorista e poi ti condanna a startene in gabbia, per non disturbare il banchetto del libero mercato, del patriarcato, della democrazia con il manganello che pattuglia le strade. Il carcere è un buco nero nella nostra società, e così lo vogliono i governanti: luoghi che devono incutere timore, eterno ricatto per chi sogna di evadere dagli schemi, chi vuole infrangere la pace sociale fondata sulla diseguaglianza strutturale; al suo interno marciscono individui che ci dipingono come mostri, quando chi bombarda e stermina e se la ride pure in mondovisione, fa il presidente o il ministro.

Il 4 Maggio ci sarà inoltre il rinnovo o il rifiuto del regime di detenzione 41bis per il compagno anarchico Alfredo Cospito che il potere vuole utilizzare come monito per tuttx lx compagnx che non si rassegnano: murare vivo lui, primo anarchico nella storia d’Italia in questo regime carcerario infernale, per terrorizzarci tuttx. La lotta di Alfredo, con quasi 6 mesi di sciopero della fame, ha fatto scoprire al mondo intero l’infamia del 41bis e le strade, in quei lunghissimi mesi, si sono incendiate, di giorno e di notte, di rabbia e di solidarietà. Oggi lo Stato si vendica e condanna compagnx solidali che si sono battutx in quei giorni febbrili, con pesantissime richieste di anni di galera (chiesti, per esempio, fino a 12 anni, a Torino, nell’operazione City).
Scendiamo in strada anche per lui e per tuttx lx compagnx prigionierx nel mondo, nostrx fratelli e sorelle, colpevoli del più bel delitto mai sognato e mai commesso, la libertà!

Fino a che di ogni galera non resteranno che macerie!!

TORINO: CORPI [S]VINCOLATI

Diffondiamo:

Chiacchiera e aggiornamenti su solidarietà e complicità dentro e fuori le mura a partire dalle esperienze repressive delle Operazioni Ipogeo e No Ponte. Venerdì 27 marzo, Giardini Saint Bon, Torino.

Dalle 15 aggiornamenti e chiacchiera.
Dalle 18 aperitivo benefit vegan.

Non ci sarà alcool, se lo vuoi portalo.

FUORI TUTTX DA GABBIE E GALERE!

LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA

CARCERE DI SECONDIGLIANO: ANCORA UNA VOLTA IL SISTEMA REPRESSIVO HA GENERATO UN PROPRIO FIGLIO

Diffondiamo il testo di questi manifestini diffusi su alcuni muri della città di Napoli. Parlano del nuovo direttore di Secondigliano e ci sembra importante dargli eco e diffusione.

Da anni il punto di sfogo del sistema di repressione e di coercizione umana è individuato, dalle autarchie di tutto il pianeta, nel mondo carcerario.
Le maggiori ingiustizie sociali, le più forti forme di coercizione psicologica, e la più raffinate e subdole forme di intrusione nella mente umana, vengono sperimentate all’interno delle carceri. La disgregazione umana assurge a metodo di controllo e di repressione, non sempre direttamente percepibile dal detenuto e, circostanza ancora più grave, quasi mai percepita dal mondo esterno.

In questo solco sembra avviarsi il nuovo Direttore del Penitenziario di Secondigliano che, con una logica costrittiva e restrittiva, in poche settimane si è subito fatto conoscere dalla popolazione detentiva. In verità la conoscenza fisica di questa persona non si é ancora avuto il piacere di farla, perché da buono soggetto autoritario non ha inteso nemmeno presentarsi a i detenuti. Nessun giro di conoscenza per i reparti, nessun comunicato, nessuna forma di contatto con i detenuti. Quello in cui si è tanto profuso, invece, è nella emissione di numerosi ordini restrittivi che hanno notevolmente aggravato la situazione detentiva:

– diminuzione delle telefonate agli avvocati, con notevole detrimento del diritto alla difesa dei detenuti;
– chiusura anticipata dei blindi delle celle;
– limitazione delle ore di accensione dei termosifoni;
– limitazione sui cibi in ingresso portati dai familiari dei detenuti;
– eliminazione di molti prodotti alimentari prima distribuiti con il normale vitto;
– forte diminuzione dei corsi di formazione e di ingresso degli assistenti volontari, elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella vita esterna.

Tutto questo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’Ordinamento Penitenziario che però molto spesso e in senso unico. Ed invero, risulta che molte delle norme regolamentari dell’Ordinamento non vengano rispettate dall’amministrazione detentiva:

– non viene mai rispettato il menù ministeriale;
– non sono rispettati i diritti dei detenuti in relazione alle visite dei familiari, visto che in alcuni casi anche conviventi dei parenti (soggetti riconosciuti dalla normativa vigente come parenti ormai a tutti gli effetti) non sono ammessi a colloquio diretto;
– non viene fornito il giusto quantitativo di derrate alimentari, né la qualità prescritta ex lege. Molto spesso il vitto é cosi scadente da non poter essere consumato e, sempre altrettanto spesso, i detenuti sono costretti a rimandare indietro la frutta marcia che nemmeno gli animali mangerebbero;
– è notorio che i controlli sanitari dell’ASL vengono preannunciati e, di conseguenza, le ore precedenti a tali accessi sono dedicate alle “grandi pulizie” e le derrate alimentari vengono sostituite con quelle di migliore qualità;

Rilevato che il detenuto, per I’alimentazione, costa allo Stato meno di €3,00 cadauno al giorno, mentre in totale dovrebbe costare circa €150,00 al giorno, alcune domande si pongono:

– che tipo di prodotti potrà essere mai fornito a questo prezzo se non uno scadente?
– come fa a costare €150,00 al giorno un detenuto a cui non vengono forniti nemmeno i servizi primari quali la sanità: un medico non & quasi mai presente, un accertamento medico e radiografico é assolutamente un miraggio, visite specialistiche vengono effettuate solo saltuariamente e senza un criterio logico, i medici privati personali praticamente sono banditi ed esclusi dal carcere anche se disponibili a sottoporsi a tutti i controlli necessari.

Questa situazione genera la più grande delle domande:
* dove sono i fondi che lo Stato destina alle carceri e che ammontano a 3,5 miliardi di Euro all’anno?

Dove sono i fondi destinati all’alimentazione (almeno minimamente sana dei detenuti) visto che mangiano solo prodotti comprati a proprie spese con il sopravvitto, memori del fatto che dalle ricerche effettuate il vitto non solo é scadente, ma addirittura DANNOSO.
Pertanto, si CONDANNA il comportamento autoritario e REPRESSIVO del nuovo DIRETTORE

DEL CARCERE DI SECONDIGLIANO che non ha nessuna volontà di confronto con i detenuti e che, sicuramente, comporterà un inasprimento delle condizioni di vita di questi ultimi.

DENUNCIATX DUE COMPAGNX A CAMPOBASSO IN OCCASIONE DELL’ UDIENZA DI AHMAD

Diffondiamo:

Il 20 gennaio a Campobasso c’è stato un presidio in solidarietà ad Ahmad Salem, ragazzo palestinese ingiustamente arrestato la primavera scorsa dalla digos di Campobasso, mentre faceva richiesta d’asilo politico.
Quel giorno abbiamo partecipato al presidio per portare solidarietà a tuttx lx prigionierx palestinesi e perchè riteniamo vergognoso che Ahmad, come tante altre persone, sia tutt’ora reclusx dalle istituzioni totali, le galere, che reputiamo essere i luoghi dove la repressione dello Stato prende una delle sue forme più violente.
C’è un collegamento ovvio tra chi costringe le persone nelle carceri e chi finanzia il genocidio in Palestina, come chi toglie fondi a scuole, centri antiviolenza e ospedali per spostarli verso multinazionali di armi o combustibili fossili.
Per questo, con un gruppo di persone, dopo l’udienza di Ahmad, abbiamo deciso di spostarci per un breve saluto al carcere di Campobasso, che si trova a pochi metri dal tribunale.
Si tratta di un carcere sovraffollato, con una struttura fatiscente e mancanza di servizi base, in cui molti detenuti hanno meno di 25 anni; un posto che si trova in centro, ma è dimenticato e lasciato da parte, mentre all’interno continuano a morire persone nell’indifferenza assordante della città.
Ci sembrava quindi importante portare la nostra solidarietà e spezzare l’isolamento, anche solo per poco tempo, perché la resistenza delle persone detenute ci riguarda tuttx.
Per questo saluto al carcere, peró, due compagnx sono statx denunciatx dalla questura di Campobasso, per manifestazione non autorizzata.
Un atto intimidatorio, volto a reprimere la voglia di esprimere solidarietà e di stare in piazza e in strada contro il fascismo, il sionismo, le galere e tutti i tipi di oppressione che quotidianamente impattano le nostre vite.
Chiediamo a tutte le persone solidali, che vedono il marcio nelle leggi repressive del nostro governo, come nelle forze dell’ordine che eseguono i comandi, di prendere questa occasione per lottare meglio e di più e di stare vicine come possono alle compagnx denunciatx.

CI VEDIAMO IL 10 MARZO A CAMPOBASSO, in occasione della seconda udienza di Ahmad.

Contro lo stato di polizia, contro il sionismo, contro le galere, contro i ddl sicurezza.
Solidarietà con chi lotta!

UN COMUNICATO DI BAK DAL CARCERE DI BRINDISI

Diffondiamo:

“ […] e le vittime innocenti? Ma io risolsi presto la questione. La casa in cui si trovarono gli uffici della compagnia di CARMAUX non era abitata che da borghesi; non vi sarebbero state dunque vittime innocenti.
La borghesia tutta quanta vive dello sfruttamento dei disgraziati; essa deve tutta quanta espiare i suoi delitti.
Oh! Certo è possibile avanzare distinguo, criticare questa posizione che generalizza, che fa di tutta l’erba un fascio. CERTO. Vi sono borghesi brutti e cattivi, ed altri meno brutti e più buoni, umani quasi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola.
Che differenza vi può mai essere, per lo sfruttato, se il proprio padrone è simpatico o antipatico, brutale o paternalista? Forse è per questo che lo sfruttamento non esiste e il sistema si riadrizza?
NIENTE AFFATTO! ”
Emlie Henry

Emlie parlava di borghesia e dell’attacco a questi ultimi, oggi i tempi sono cambiati e a mio parere al posto di borghesi e borghesia parlerei delle forze dell’ordine e di tutti gli apparati repressivi.

Certo ci sono sbirri buoni e cattivi, ma la fatalità delle cose non muta di una virgola […] Che differenza vi può essere per lx sfruttate se il proprio carnefice ( sbirri, questori, prefetti, giudici e magistrati) è simpatico o antipatico? Forse per questo la violenza non esiste e il sistema repressivo cessa d’esistere? Niente affatto!

Così modificherei e renderei mie le parole di Emlie, per rispondere alla narrazione costruita delle pazze che attaccano le forze dell’ordine senza un motivo, in modo generalizzato. Non necessitiamo di un motivo per attaccare questi esseri in divisa, la loro esistenza e violenza basta a renderlo più che accettabile, direi giusto. All Cops are Bastard, All cops are target.

“[…] Certo non mi illudo. Lo so che i miei atti non saranno ancora ben compresi dalle folle impreparate. Anche fra gli operai, per i quali ho lottato, molti, traviati dai vostri giornali, mi credono loro nemico. Ma questo poco importa. Io non mi preoccupo del giudizio di alcuno. Non ignoro nemmeno che vi sono sedicenti anarchici ( e compagni aggiungo io), i quali si affrettano a rinnegare ogni solidarietà coi propagandisti del fatto. Essi tentano di stabilire una distinzione sottile fra teorici e terroristi. Troppo vili per rischiare la loro vita, rinnegano coloro che agiscono…”

Con queste parole, vorrei riflettere e mettere a nudo tutta la parte di movimento “compagnx” che ad ogni occasione non perde tempo a dissociarsi Da OGNI AZIONE, CORTEO o MOVIMENTO PIU DETERMINATI E ANTAGONISTI, perfino aiutare gli inquirenti con le loro operazioni repressive. In entrambe le giornate per cui sono indagatx e accusatx di vari reati, “compagnx”, associazioni e sindacalisti non hanno perso tempo a dissociarsi e denunciare la “ violenza” e il “terrore” portato in piazza.

In primis il movimento No Ponte istituzionale, che ha sabotato il corteo del 1 marzo, e dopo pochi minuti dall’aggressione della polizia verso il corteo, già scrivevano e pubblicavano comunicati di dissociazione e di condanna verso chi ha lottato e resistito a quelle cariche. E nei giorni successivi hanno continuato il loro show con conferenze stampa e continue parole di condanna. Con questo non voglio rendermi superiore a chi non vuole rischiare la propria vita, non condanno i teorici, ma chi con le sue parole attacca e isola chi agisce.

DAI CORTEI PER RAMY A MILANO AI CORTEI NAZIONALI E NON PER LA PALESTINA IL PRIMO NEMICO DELL’ INSURREZIONE SONO I MOVIMENTI E I CORPI APPACIFICATORI!

SOLIDARIETÀ ALLX ANARCHICHX RINCHIUSX NELLE GALERE
DA CATANIA ALL’INDONESIA.

SEMPRE PACIFISTX, MAI PACIFICX!

BAK
CARCERE DI BRINDISI

CESENA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020 – VIAGGIO TRA LE CARCERI”

Diffondiamo:

Venerdì 6 marzo
presso lo Spazio Sole e Baleno (Cesena)
presentazione del libro “Next Stop Modena 2020, viaggio tra le carceri”.
Ore 19.30 cena vegan
Ore 20.30 presentazione e discussione con una curatrice del libro

Il periodo “pandemico”, come viene oggi chiamato, in Italia inaugura la sua funzione di esperimento sociale di reclusione, controllo, domesticazione con un massacro all’interno nelle carceri italiane che non ha eguali nella storia repubblicana: 13 detenuti morti, tutti dimenticati e catalogati dal potere come “tossici morti di overdose”

Claudio, uno dei detenuti che c’era, in quel momento imprigionato al Sant’Anna di Modena, ricostruisce quei giorni di violenza sistemica (ma anche di sfogo liberatorio da parte dei rivoltosi, di solidarietà) e riflette sulla natura del carcere in quanto istituzione totale.

Un libro che l’autore non può presentare, perché tutt’ora recluso nelle patrie galere, ma che grazie alla generosità e all’impegno di alcunx compagnx può portare in giro le idee e il vissuto di Claudio e di chi c’era, dal lato giusto della barricata.

PER UN MONDO SENZA GALERE!

PESCARA: PRESIDIO AL CARCERE, PER TAREK E PER TUTTX

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Venerdì 20 febbraio ore 18
Pescara, Via Enzo Tortora (all’inizio della prima curva)

Da qualche giorno il nostro compagno Tarek si è cucito la bocca per reagire ai soprusi che sta ricevendo nel carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti, in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e Torino.

Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024, giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.

Diversi mesi fa, è stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3, all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito la consegna di pacchi, negandogli addirittura la solidarietà di qualche calzino e vestito . Inoltre, la struttura è stata problematica impedendogli anche di partecipare alle udienze che lo riguardano: in continuità con la strategia di isolamento propria della detezione gli è stato permesso di partecipare alle udienze solo in collegamento video, nel giorno dell’udienza mancava addirittura la luce.

Tarek ha usato il proprio corpo come strumento di lotta. Per molte persone in detenzione, nelle carceri come nei CPR, il corpo resta ciò di cui non si può essere privati e permette di urlare fuori dalle mura la violenza che si consuma dentro.

Ma se un corpo può gridare fino a spezzarsi, l’incidenza sul reale — quella che sfonda il muro e trasforma una singola denuncia in forza collettiva — può amplificarsi quando, fuori, ci sono persone che si organizzano, capaci di raccogliere quel gesto, sottrarlo all’isolamento imposto e restituirlo alla lotta comune contro quel sistema carcerario che punisce e reprime, che vorrebbe relegare al silenzio. Nelle carceri ci sono persone, in carne ed ossa, che subiscono repressioni di ogni tipo e in ogni forma possibile.

Perché ciò che Tarek ci sta urlando dal carcere di San Donato non resti sepolto tra le mura di cemento, è necessario rispondere con una mobilitazione collettiva per dargli solidarietà materiale e forza politica.

In questi due anni c’è chi ha riempito le piazze di questo paese, bloccato porti, strade e fabbriche, ostacolato come possibile la macchina genocidiaria che parte da paesi come l’Italia.
La Palestina insegna, non lasciamo da sol3 l3 attivist3 palestinesi e solidali colpit3 dalla repressione!

La solidarietà è un’arma, usiamola!

Con Tarek, Anan, Hannoun, Dawoud, Ahmad.
Per la Palestina libera dal fiume fino al mare.

FERRARA: PRESIDIO AL CARCERE – LIBERTÀ PER DAWOUD, LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI

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Continua la vendetta dello Stato italiano, complice del sionismo, contro chi gli scorsi mesi ha contribuito a bloccare il paese, contro chi ha lottato per lo stop al genocidio e per la liberazione della Palestina!

Spiccano le minacce del governo alle comunità e alle associazioni palestinesi in Italia, che si sono tramutate in arresti per terrorismo che hanno colpito il presidente e altri 8 membri dell’API (Associazione Palestinesi d’Italia), tra cui Raed e Yaser, portati e detenuti in custodia cautelare nella sezione di massima sicurezza del carcere di Ferrara. Raed è stato rilasciato mentre Yaser rimane in carcere ma è stato trasferito nel sud Italia. Dawoud è stato da poco trasferito a Ferrara con le stesse modalità.

È inaccettabile che lo Stato italiano utilizzi “prove” fornite dall’entità sionista, la stessa che ha accusato anche l’ONU, l’UNRWA, la Flottilla e numerose ONG di essere affiliate ad Hamas. È inaccettabile che se “Israele” dice che sei un terrorista vieni arrestato e messa alla gogna mediatica in attesa di processo.

A Dawoud va tutta la nostra solidarietà e complicità, come a Mohammad Hannoun, Riyad e Yaser, come ad Anan Yaesh, Ahmad Salem e Tarek, come a tutti i prigionieri politici palestinesi, non ci fermeremo fino a quando non saranno stati tutti liberati!

Ci vediamo il 21 febbraio davanti il carcere di Ferrara, via Arginone 327, alle ore 15:00.

MODENA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NEXT STOP MODENA 2020. VIAGGIO TRA LE CARCERI”

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8 marzo 2026 H 19
Istituto Storico della Resistenza
Sala Ulivi, Viale Ciro Menotti 137 (Modena)

La preziosa testimonianza di Claudio, uno dei cinque detenuti firmatari dell’esposto alla Procura di Modena per i fatti avvenuti l’8 marzo 2020 nel carcere di Sant’Anna: la rivolta e la violenta repressione che ne seguì portarono alla morte di 9 prigionieri. Nelle sommosse di quei giorni morirono in totale 14 detenuti negli istituti penitenziari italiani.
Si tratta della più grande strage carceraria della storia repubblicana.


8 MARZO 2020:  in concomitanza con l’inizio del lockdown, scoppiano decine di rivolte negli istituti penitenziari italiani. Tra tentativi d’ evasione di massa e la distruzione di intere sezioni, centinaia di persone detenute si ribellano a quei veri e propri luoghi di sofferenza e morte che sono le patrie galere. Per sedare le agitazioni in un clima di crescente paura, lo Stato risponde con una violenta repressione, torture e mancati soccorsi.
Il bilancio di quei giorni è tragico: 14 detenuti muoiono nelle prigioni in sommossa, 9 solo nella rivolta del Sant’ Anna di Modena.
Si tratta della più grande strage carceraria italiana dal dopoguerra.

A 6 anni di distanza, dopo le varie archiviazioni di Stato e il tentativo di rimozione dalla memoria collettiva,  c’è chi ancora vuole tenere vivo il ricordo di quelle giornate attraverso il racconto di chi l’ha vissuto da dentro, in prima persona.

Next Stop Modena 2020 è la preziosa testimonianza di Claudio Cipriani, uno dei cinque firmatari dell’ esposto alla procura di Modena per i fatti dell’ 8 marzo 2020. Essendo Claudio tuttora detenuto,  la pubblicazione del suo libro  rappresenta una forte crepa nel muro di isolamento tra dentro e fuori e per questo crediamo nell’importanza di sostenerne la più ampia diffusione. Inoltre, per volontà dell’ autore, il ricavato del libro sarà destinato a sostenere la battaglia per la verità portata avanti dai familiari dei detenuti morti.

Abbiamo quindi organizzato la presentazione del libro di Claudio in  Sala Ulivi presso l’istituto storico della Resistenza di Modena domenica 8 marzo. Che la crepa nel muro che ci divide diventi un varco; che delle galere restino solo macerie.