ALE BENTORNATX A CASA!

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Finalmente ieri, venerdì 9 gennaio, Ale è uscitx dalla Casa Circondariale di Piazza Lanza, dove era detenutx in arresto preventivo dal 28 novembre scorso. A metà dicembre era stata accolta la richiesta di domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico.
Misura alquanto pesante, utilizzata anche per le misure alternative al carcere accettate per lx nostrx compas Gui, Andre e Bak arrestatx in relazione all’operazione repressiva contro il corteo per il Carnevale No Ponte del 1 marzo 2025.
Successivamente, per Bak venne annullata la misura alternativa e venne trasferito al carcere di Brindisi, un’altra volta detenutx, per l’operazione Ipogeo inerente al corteo NO DDL del 17 maggio 2025.

Siamo un botto contentx che, per ora, almeno ALE sia al caldo di una casa affettuosa e famigliare.
Ricordiamo anche GUI e ANDRE ai domiciliari.
BAK e LUIGI ancora in carcere, nelle grinfie del sistema stato.
FORZA BELLE ANIME!!

La nostra solidarietà non cesserà di essere un’arma usata contro lo stato e i suoi sgherri.

BEN TORNATX ALE!!

 

OPERAZIONE IPOGEO: AGGIORNAMENTI SU LUIGI, ALE E BAK IN ARRESTO PREVENTIVO

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È passato più di un mese e mezzo da quando lx nostrx amicx Luigi, Ale e Bak sono statx arrestatx nel corso dell’Operazione Ipogeo, condotta dalla Procura di Catania lo scorso 20 novembre.
Da allora, Luigi e Ale si trovano incarcerati nella gabbia di Piazza Lanza a Catania. Bak in quella di Brindisi.
I loro arresti preventivi sono volti a colpire la contestazione al ddl sicurezza adottato lo scorso anno dal governo e contro il quale, il 17 maggio, si è svolto un corteo a Catania, proposto dalla rete cittadina contro il ddl 1660.
Come sta accadendo ovunque in Italia, anche in questa occasione, gli inquirenti hanno imposto la narrativa della distinzione tra “buoni” e “cattivi”, dove i secondi sarebbero ovviamente coloro che esprimono con maggior radicalità la propria contestazione verso un ordine delle cose in cui guerra e repressione interna sono le principali bussole che orientano l’agire dei potenti. Così, chi allora contestava con fermezza la violenza del regime carcerario durante il passaggio lungo la via Ipogeo, che conduce alla gabbia di Piazza Lanza, oggi si trova rinchiuso in quella stessa gabbia o in altre altrettanto schifose (1).

Luigi si trova reclusx in uno dei due reparti “maschili” di media sicurezza, in cui si trovano anche la maggior parte delle prigionerx razzializzate. Bak è reclusx nella ex AS2 di Brindisi, ora adibita a detenutx in transito, ovvero in attesa di essere trasferitx nelle sezioni comuni. Le carceri con sezioni ad alta sicurezza hanno strutture ben diverse dalle comuni, e anche se cambiano destinazione d’uso, il cemento resta a soffocare.

Per fortuna a dare aria e respiro ci pensano le alleanze che si creano all’interno tra detenutx, che permettono di continuare a resistere, creare una quotidianità, trovare le energie per costruirsi una vita dentro quelle quattro mura e stare bene, anche con il sottofondo penetrante della televisione sempre accesa. Leggere, scrivere e far sentire la vicinanza attraverso la solidarietà delle amicizie fuori resta una delle cose più potenti che possiamo fare.

Le esperienze dellx nostre compagnx ci raccontano di un posto di sofferenza e resistenza, dove l’equilibrio emotivo di tuttx è instabile, l’odore terribile e la TV sempre accesa. In una cella di pochi metri, costrettx a contendersi lo spazio con altre 5 persone, il mobilio, gli oggetti, i vestiti (puliti e sporchi), si passa il tempo a inventare oggetti utili, sistemi per raffreddare meglio il cibo, si chiacchiera, si guarda la TV, c’è chi va a messa per non impazzire (o forse per impazzire).
Ma la cognizione del tempo ti sfugge troppo facilmente, la luce del sole non sei sicurx che esista. Ogni tanto l’”ora d’aria ” al chiuso, in una stanza col calcetto, più grande della cella e più sgombra ma sempre piena di quell’aria pesante. Ci arriva notizia che Ale a volte si sente “iperattivx”, pienx di energie a cui non può dare sfogo nemmeno camminando su e giù per la cella, non c’è spazio.

Uno degli aspetti che Bak ritiene non secondario del ritrovarsi in gabbia è essere costrettx ad avere come unica alternativa dei cadaveri nei piatti. Ciò è violento, come violento è lo stato che ingabbia ed uccide animalx umanx e non umanx.
In prigione, cucinare il proprio cibo o poter mangiare quello portato da fuori diventa un privilegio economico e sociale, ma anche una pratica concreta di solidarietà tra concellinx e con chi da fuori lx sostiene.

Nelle carceri siciliane questo nutrirsi assieme e da sé è stato ulteriormente ristretto da una circolare regionale quasi un anno fa, che aveva portato moltx detenutx ad organizzarsi in partecipati scioperi, come a Siracusa e a Palermo.
A riprova di come tutto ciò che viene (o non viene) ingerito sia studiato e controllato dallo stato per consumare le nostre vite.

All’interno di queste gabbie, come all’interno dei lager chiamati cpr, uno strumento infame utilizzato sui corpi detenuti sono le terapie di psicofarmaci in grandi quantità,utili ad annientarne e silenziarne rabbia e vitalità.
Lungi da noi stigmatizzare chi ne fa uso e legittimare anche indirettamente logiche proibizioniste, che sono poi quelle che contribuiscono a rendere le galere necessarie e piene. Lungi da noi veicolare giudizi che vengono agiti per moralizzare le condotte e creare ulteriori prevaricazioni, qui ci soffermeremo su l’assunzione in contesti di prigionia dove il tunnel di merda al quale si é sottopostx con la “terapia” rende tanto facile l’accesso a queste droghe quanto difficile la loro sospensione, grazie alla collusione di guardie e medici, che non si  pongono alcun problema sulle condizioni estremamente violente in cui, in particolare per i cpr, le persone si ritroveranno una volta che saranno fuori da quelle grate. E quando qualcunx richiede di smettere, approfittano della dipendenza per impedirlo, violando corpi e volontà dellx reclusx.

Preme nominare anche l’ulteriore violenza che il carcere, con la sua rigida divisione tra reparti cosiddetti “maschili” e “femminili” – riflesso e specchio del binarismo che struttura la società etero-patriarcale in cui viviamo, soffocandoci –  agisce sulle persone trans. Anche dentro Piazza Lanza, ci arrivano notizie di donne trans che si ritrovano in detenzione con uomini cis.  E possiamo solo immaginare di quantx non ci arrivi proprio, ahinoi, alcuna notizia.
È questa realtà infame che suicida le persone in gabbia: oltre 50 quelle che si sono tolte la vita per mano dello stato nel solo periodo compreso tra gennaio e luglio di quest’anno. E ad agosto, proprio a Piazza Lanza, a queste si è aggiunta una persona delle Mauritius, che era reclusa in attesa di giudizio. E proprio a Piazza Lanza, a fine novembre, un giovane recluso si è suicidato nella sua cella e un’altra persona straniera ha rischiato di morirvi. Nel silenzio dei carcerieri, che ne parlano solo per chiedere nuove assunzioni, imputando quelle che definiscono “tragedie” a chissà quale sottorganico. Un silenzio su queste morti reso ancor più assordante dal razzismo sistemico che rafforza l’isolamento e il sentimento di abbandono cui sono sottopostx lx prigionierx quando allo status di reclusx si somma quello di soggettività razzializzatx, magari senza familiari che possano portare vestiti o un qualche supporto o senza una casa “legale” con cui poter tentare la roulette dei domiciliari.

In queste settimane di arresto preventivo, le istanze di trasferimento ai domiciliari presentate dallx legalx hanno avuto esiti diversi per ciascunx dellx nostrx compagnx.

A metà dicembre, i giudici hanno rifiutato l’istanza di riesame con richiesta di trasferimento ai domiciliari per Luix come misura alternativa alla detenzione in carcere. Oltre che devastazione e saccheggio in concorso, resistenza, danneggiamento e lesioni, a Luigi si contesterebbe anche la “rapina” di una paletta ad un vigile urbano, reato molto pesante dal punto di vista repressivo il cui uso, sul piano semantico prima ancora che penale, sembra rimandare a una volontà di accumulare patrimonio che in quel corteo non aveva appiglio alcuno.

Dovremo aspettare altre settimane prima di un nuovo pronunciamento sul suo rilascio ai domiciliari.

La medesima istanza è stata rifiutata dai giudici del riesame anche per B, per lx quale la risposta negativa é arrivata molto in ritardo rispetto alle altre.

Per Ale, la stessa richiesta è stata invece accolta ormai tre settimane fa. Eppure, lx nostrx compagnx aspetta ancora dentro la sua cella. Perché? Viene da chiedersi. La risposta delle guardie è che bisogna che arrivino i braccialetti elettronici. Spesso tardano ad essere riforniti, in diverse aree d’Italia. Non stupisce che Catania sia una delle città più colpite da questi ritardi, visto l’altissimo livello di sovraffollamento carcerario (+70% lo scorso dicembre al Lanza) e repressione cui è sottoposta la sua popolazione, come quella siciliana più in generale. Come iscritto nella relazione coloniale che intercorre fra questa e lo stato italiano.
Sappiamo benissimo quanto spazio di arbitrio questo possa di fatto lasciare nelle mani di giudici e carcerieri. La nostra attenzione non si abbassa mai da quello che succede allx nostrx amicx e compagnx ora in mano dello stato.

Avvertiamo tutta la violenza opprimente di questo ordine delle cose. Ma non ci spezza.

L’INTRECCIO DELLE NOSTRE MANI E’ MOLTO PIÙ FORTE DELLE VOSTRE CATENE.
UN RAMO D’OLIVO, QUANDO SI TAGLIA, ESPLODE DI VITA E NE GENERA MOLTI DI PIÙ.

LIBERTÀ PER LUIGI, ALE, ANDRE, BAK, GUI
LIBERTÀ PER LX ARRESTATX DI SAN BERILLO
LIBERTÀ PER TUTTX LX PRIGIONERX DI CARCERI E CPR

FUOCO ALLE GALERE

Per scrivere allx amicx:

Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa circondariale Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania

Venturi Gabriele Maria
C/o Casa circondariale
Via Appia 131 – 72100 Brindisi

Di Mauro Alessio
C/o Casa circondariale
Piazza Vincenzo Lanza 11 – 95123 Catania
[Consigliamo di spedire con posta raccomandata, così che se dovesse uscire
ai domiciliari prima di ricevere le lettera, questa tornerà indietro
all’indirizzo fornito dal mittente]

(1) https://radioblackout.org/2025/11/operazione-ipogeo-a-catania/

https://distrovo.noblogs.org/post/2025/07/04/carcere-di-piazza-lanza-detenzione-centrale/

PALERMO: OLTRE L’IMMEDIATAMENTE VISIBILE – SERATA BENEFIT CONTRO GABBIE E PATRIARCATO

Diffondiamo:

Venerdì 19 dicembre ore 18.30
Via Fastuca 2 (Palermo)

“EL EMPAPELADO AMARILLO” (La carta gialla) – Rappresentazione teatrale con Maria Laura Caccamo. Adattamento del testo di Charlotte Perkins Gilman. Regia di Carlos Lipsic.
In lingua spagnola con libretto in italiano.

Ingresso 7 euro
posti limitati, si consiglia la prenotazione via mail:
orticarie@bruttocarattere.net

Prenotazioni via Tel:
3278939439
338 7329206

dalle ore 20:30 ingresso libero, si mangia e si balla


Il carcere esiste soprattutto per fare paura, e spesso ci riesce. Le galere stanno lì per terrorizzare e annichilire non solo chi è dentro, ma anche chi resta fuori. In questo senso, pensiamo che cercare di conoscerlo sempre meglio, parlarne apertamente, rompere i muri di silenzio che gli si costruiscono attorno, sia anch’esso un modo che abbiamo per non restare ostaggx della paura e per opporci a questa società – carcere.

Ci siamo chieste cosa avremmo fatto se fossimo state noi a finire in carcere, se fossimo state noi a essere strappate alle nostre vite e ai nostri affetti. Poi, abbiamo spostato ancora lo sguardo: e se fosse stata la nostra compagnx a finire dentro? Abbiamo provato a immaginare cosa potesse voler dire per lei sentire il nostro sostegno da fuori, e cosa avremmo potuto fare per rompere il suo isolamento.

Da qui sono nate alcune domande per noi centrali sulle forme che assume la solidarietà nelle nostre relazioni tra compagnx, e in che modo, nel sostenere chi è dentro, si possono produrre le stesse logiche patriarcali contro cui lottiamo. Ci sembra necessario, infatti, comprendere non solo come la logica detentiva agisce nella riproduzione dei ruoli di genere all’interno del carcere, ma anche come questa estende le proprie maglie oltre quel perimetro fisico e coinvolge chi, pur non essendo reclusx, vive la vicinanza a chi sta dentro o sceglie la solidarietà come pratica quotidiana.

Sono queste ed altre le domande che ci suggerisce lo spettacolo che abbiamo scelto di ospitare. Come liberarsi e sostenere lx altrx nelle loro pratiche di liberazione, riconoscendo che le gabbie hanno mille forme diverse, spesso oltre l’immediatamente visibile?

NAPOLI: PRESENTAZIONE NEXT STOP MODENA 2020 DI CLAUDIO CIPRIANI

Diffondiamo:

Presentazione del libro Next Stop Modena 2020. Viaggio tra le carceri – di Claudio Cipriani.

Sabato 13.12 h 18:00 a Santa Fede Liberata, via San Giovanni Maggiore Pignatelli 2, Napoli.

E’ giunto alle stampe il libro di Claudio Cipriani sulle rivolte nelle carceri del 2020, in particolare quella di Modena, e sulla strage di Stato che in reazione ne seguì, nella quale morirono 14 persone detenute.

Il libro non è unicamente testimonianza diretta di quei giorni dal punto di vista e di vissuto di chi era detenuto, ma mette altresí in luce, da un lato, le responsabilità dello Stato dinanzi all’ennesima strage passata sotto silenzio e la fisiologica brutalità del carcere; dall’altro, fa intravedere la possibilità concreta di mettere in pratica relazioni di solidarietà che possano rompere l’isolamento imposto e sovvertire la società carceraria in cui viviamo.

Claudio è tuttora recluso al carcere di Secondigliano e Stecco, che ha scritto la prefazione, al carcere di Sanremo. Ricordiamo inoltre che quest’ultimo è dall’8 novembre in sciopero della fame in adesione alla campagna Prisoners for Palestine, e che da qualche giorno gli è stata applicata la censura alla posta, motivata dall’aver denunciato le condizioni detentive del carcere in cui è detenuto. Che questo libro esca proprio nel giorno in cui gli è stata disposta, potrebbe rappresentare un segnale, a ricordarci che per questo Stato stragista, chi parla e alza la testa deve stare zitto.

Un buon motivo che a nostro avviso rievidenzia l’importanza di supportare la diffusione di ogni testo da dentro che racconti ciò che accade, che mostra la vera faccia dello Stato e della detenzione, non sottostando alle forme di censura più o meno implicita che vengono costantemente applicate.

Il libro è dedicato da Claudio alla memoria di Artur, Sasá, Hafedh, Ali, Slim, Ghazi, Lofti Bem, Erial, Abdellha, Marco, Ante, Carlo Samir, Haitem.

Durante la presentazione sarà possibile acquistare delle copie del libro, i cui proventi, per volontà di Claudio saranno destinati a sostenere la memoria delle persone morte in quelle giornate e loro familiari.

Solidali con chi si ribella da ogni galera e con lx prigionierx attualmente in sciopero della fame per la Palestina

https://jamme.la/event/presentazione-del-libro-next-stop-modena-2020-di-claudio-cipriani

PERUGIA: TRONCHESE. CONTRO LE SBARRE, DA ENTRAMBI I LATI

Diffondiamo da la Turba a Perugia:

Tronchese – contro le sbarre, da entrambi i lati.
Due presentazioni, due live, tante altre cose.
Domenica 7 dicembre 2025.

Scarceranda 2026 (alle 17h00)

Dal 1999 l’agenda contro il carcere, giorno dopo giorno. Scarceranda viene donata alle persone prigioniere che ne facciano richiesta o segnalate a Radio Onda Rossa, che provvede alla spedizione postale in carcere. Questo è possibile grazie al sostegno di chi, liberx, “acquista” Scarceranda: per ogni copia comprata fuori, una viene mandata dentro.

Potete contribuire alle edizioni future di Scarceranda con i vostri disegni e scritti: saggi, racconti, poesie, ricette culinarie (l’agenda ospita le Ricette evasive: di facile preparazione servendosi del fornelletto, pensate soprattutto per chi è prigionierx, riutilizzando parte del vitto fornito dall’amministrazione penitenziaria).

Se volete far giungere la Scarceranda in carcere a una persona specifica, potete comunicare a Radio Onda Rossa il nominativo dellx prigionierx e l’indirizzo, avendo premura di indicare la città, il carcere e possibilmente anche la sezione.

Perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva.

Mai farsi arrestare di venerdì (alle 19h00)

Un libro che sin dal titolo è un ottimo suggerimento, ma non solo. Mai farsi arrestare di venerdì. Memoir di un’esperienza carceraria con poesie d’amore verso la fine del mondo, di Sara Caterina Tzarina Casiccia, Eris edizioni.

Questo testo parla di carcere, di misure repressive, di corpi femminili e corpi che non sono liberi di muoversi, ma anche di lotta, di voglia di usare un linguaggio diverso per raccontare tutte queste esperienze perché a volte certe parole sono fredde e non riescono a rappresentare il proprio vissuto. È così che la saggistica si mescola con la poesia. Un modo per condividere il senso di solitudine, il sentirsi intrappolate, la sensazione di esilio che si vive quando non si è libere di spostarsi perché libere non lo si è completamente. Questo è soprattutto un racconto autobiografico, tra prosa, poesia e saggistica. Un memoir che parte da un’esperienza personale in carcere, in Spagna, non per far conoscere solo la propria storia, ma soprattutto quella delle altre persone che l’autrice ha incontrato tra le mura della prigione. Allo stesso tempo questa è una riflessione su che cos’è il carcere e cosa vuol dire starci dentro, riflessioni politiche, ma soprattutto umane ed empatiche.

Porque no estamos todas, faltan las presas – perché non ci siamo tutte, mancano le prigioniere.

Doppio concerto, perché galere e CPR non ne vogliamo più

ATSL – Attempt to Somebody’s Life (Firenze): presentano la loro nuova opera CYRENE. Non un semplice disco, ma un atto d’accusa e ribellione: un concept album imperniato, traccia dopo traccia, sulla denuncia dei crimini commessi contro i migranti nei lager libici.

Nueva Isla Kilombo (Perugia): spazio di resistenza e guerriglia sonora. Piccole sommosse rumorose e liberatrici.

A intervallare silenzio e rumore, cena benefit Radio Onda Rossa e ludopatia solidale con La Smorfiosa – tombola sovversiva autoprodotta.

Per tutta la durata dell’iniziativa, sarà possibile scrivere/disegnare contributi per Scarceranda 2027 in un ambiente tranquillo e fornito di materiale (se però vuoi portarne da casa torna sempre utile). Nello spazio è inoltre presente un angolo con buste, carta da lettere e un indirizzario il più possibile aggiornato per scrivere allx prigionierx.

PADOVA: CORTEO IN SOLIDARIETÀ AX COMPAGNX IN CARCERE, PER UN MONDO SENZA GALERE

Diffondiamo:

Il carcere è da sempre un luogo tetro, nato per rinchiudere le persone indesiderate alla società. O meglio a chi la società la controlla. I prigionieri per dissidenza sono tanto antichi quanto le stesse prigioni. La risposta dell’organizzazione statale (dalle monarchie assolutiste alle cosidette democrazie liberali) contro la lotta rivoluzionaria è sempre stata la stessa: carcere, carcere e ancora carcere. Se non addirittura morte quando le azioni degli insorti generarono una destabilizzazione politica tale che l’unico modo di recuperare il tanto amato ordine fosse l’esecuzione di chi si era reso protagonista di tale caos. Viviamo in un mondo in rapido cambiamento: l’avanzamento del tecnocontrollo che tutto domina e che tutto può, silenziosamente si inserisce in ogni spazio e in ogni dove. Nel frattempo grasse e grosse operazioni di polizia sceniche e scenografiche continuano a mandare dentro sempre più compagnx. Esemplare è il caso di Anan per il quale al rifiuto dei tribunali dell’estradizione in Israele per delle azioni di resistenza in Cisgiordania, lo Stato Italiano si è fatto, come fa sempre più spesso, tentacolo dell’entità sionista buttandolo in carcere. Un processo farsa dove prima si decide il reato di cui accusarlo e poi si capisce come renderlo colpevole.
Trasferimenti di carceri, testi della difesa rifiutati, tutto per cercare di spezzare i movimenti di solidarietà che si sono mossi per denunciare l’ennesimo abominio sionista in terra italiana. In fondo per quanto riguarda controllo e repressione l’Italia sta proprio imparando dai migliori, con arresti sempre più frequenti come le perquisizioni di questi mesi ci stanno dimostrando. Carcere facile e repressione facile. Ti metto dentro un paio di settimane giusto per ricordati dove devi stare nell’ordine delle cose che io presiedo. Un pensiero lineare e quanto mai onesto quello dello Stato, che, perlomeno, sta iniziando a smettere di cianciare di libertà per mostrarsi sempre più nella sua reale natura. Gli indesiderati, appunto, i più colpiti. E chi meglio di Tarek per esemplificare il tutto? Una persona di origine non italiana che il 5 Ottobre dello scorso anno si è rifiutato di accettare in silenzio il massacro sionista e alla vista della violenza dei servi in divisa ha risposto, come tanti e tante altre, ed è passato all’attacco. Per questo si trova ora da oltre un anno in carcere. Eppure Tarek è tutte noi, è quell’istante di rabbia che scoppia alla vista delle luci blu, è quell’attimo di coscienza che straborda e ci ricorda del perchè stiamo da una parte specifica. Quella della lotta. Quella della rivolta. Come non pensare quindi a quelle persone che per la lotta sono sepolte vive dentro le infami galere dello Stato?
Come Juan con fine pena nel 2045, accusato di alcune azioni, tra le quali un attacco alla POLGAI di Brescia, infame scuola di polizia di cui sono documentate le collaborazioni con i servizi di sicurezza israeliani. Come non pensare a Stecco in carcere e che, alla stesura di questo testo, si trova in sciopero della fame in sostegno ai prigionieri politici britannici che lottano contro l’accusa di terrorismo che l’entità coloniale inglese affigge loro per non accettare inermi il genocidio a Gaza. E ancora Alfredo, che nei prossimi mesi riceverà la riconferma del regime assassino del 41bis, nonostante nel processo che aveva fatto partire la misura cautelare, ovvero quello contro il giornale anarchico rivoluzionario Il Vetriolo, sia stato assolto da ogni falsa accusa che era stata mossa nei suoi confronti. Se lo Stato attacca bisogna rispondere con qualunque mezzo a propria dispozione, e uno dei mezzi che possiamo mettere in campo è la solidarietà alle persone rinchiuse.
Ribadiamo anche che noi siamo solidali con loro se innocenti e ancora più solidali se colpevoli. Per questo vogliamo che le strade di Padova si riempiano dei nomi dei compagni e delle compagne tenute in ostaggio dallo Stato italiano per la loro lotta partigiana, per urlare libertà per chi ha messo a repentaglio la sua.
Portiamo Solidarietà a tuttx i compagnx in carcere, portiamo la loro storia, il loro esempio e la loro voce in ogni angolo della città. Non vogliamo però dimenticare tutta la popolazione carceria ostaggio delle leggi di questo Stato. Il carcere e le sue appendici più infami come il CPR e il 41bis sono tortura, morte e abuso.
Contro ogni carcere e la società che ne ha bisogno, dalla parte dei compagni rinchiusi e dex detenutx tuttx scendiamo in piazza a Padova il 7 Dicembre per non lasciare indietro nessunx e per rivendicarci la libertà della lotta e la libertà dex compagnx.

Fuoco Alla Galere
Tuttx Liberx

CORTEO PER UN MONDO SENZA GALERE
DALLA PARTE DEX COMPAGNX RINCHIUSX PER LA LOTTA

PADOVA 7 DICEMBRE 2025
ORE 15:00 PIAZZA DELLA FRUTTA


Qui il testo in versione pdf

BOLOGNA: NON CI SIAMO TUTTX, MANCANO LX COMPAGNX INCARCERATX

Diffondiamo il testo di un volantino distribuito oggi 25 novembre a Bologna, nella giornata contro la violenza maschile e di genere.

La galera è uno schifo senza se e senza ma, come la società che ne ha bisogno, e di per sé non merita nessuna distinzione ulteriore, fra colpevoli e innocenti o fra categorie di persone. Ciò non toglie che esistono altre carceri dentro al carcere stesso:  in una civiltà ultra-capitalista ed etero-patriarcale, dove la giustizia è nelle mani di chi detiene i maggiori privilegi sociali ed economici, il carcere diventa lo specchio e l’ingranaggio che riflette, perpetua ed esaspera le oppressioni che viviamo e combattiamo “fuori”. Il metodo della segregazione è caro tanto allo Stato nelle sue galere, quanto al patriarcato dentro le mura domestiche. Le violenze subite a casa, in famiglia, sul lavoro, per le strade, sono connesse e si riproducono con la violenza dell’esperienza in prigione. Abusi, violenze, maltrattamenti, pregiudizi, misconoscimento costante… E’ ormai evidente come il carcere non solo non protegga nessunx di noi dalle oppressioni, ma come sia in realtà un meccanismo centrale nel riprodurle sulle classi subalterne, non solo su uomini migranti e poveri, ma anche e soprattutto sulle donne cisgender e trans, gli uomini trans, le persone di genere non binario, gender variant o intersessuali.

Siamo con tuttx lx reclusx che subiscono la doppia violenza del carcere. Con tutte le donne cisgender e trans detenutx, con gli uomini trans imprigionatx, con tutte le persone di genere non binario, gender variant e intersessuali reclusx.

Per alimentare il fuoco delle lotte e collegarle fra di loro. Contro ogni autorità e ogni forma di sfruttamento e oppressione.

CHE LA SOLIDARIETÀ FACCIA MACERIE DI OGNI GALERA