PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI FORLÌ

Diffondiamo:

LUNEDÌ 18 MAGGIO 2026
Presidio sotto le mura del carcere di Forlì (lato via della Rocca)

Dalle ore 18.00 alle 20.00

Per rompere l’isolamento di chi è rinchiusx, per non dimenticare che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio che rinchiude ed elimina chi gli é scomodx o contrarix!

QUESTA È LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ – CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO

Diffondiamo un volantino distribuito nel centro di Cagliari in occasione del rinnovo del 41bis per Alfredo Cospito. Qui il pdf.

“Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere il mio pensiero pubblicamente. Anche se da remoto, anche se per ii breve tempo di un battito d'ali, oggi posso strapparmi il bavaglio, la mordacchia medievale di un 41 bis che un governo di centrosinistra anni fa mi ha applicato per mettere a tacere una voce scomoda per quanto minoritaria e ininfluente, ma certo nemica di questa vostra democrazia. Questi due anni di regime speciale mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul vero volto del vostro diritto, delle vostre garanzie costituzionali, rivelandomi un sistema criminogeno fatto di totalitarismo osceno, quanto crudo e assassino.”

Queste parole sono state pronunciate durante l’udienza del 15 gennaio 2025 da Alfredo Cospito compagno anarchico rinchiuso da quattro anni nel Carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis, in cui, per protestare contra questo regime, ha intrapreso uno sciopero della fame per 180 giorni. Negli stessi giorni, in tutta Italia, si sono svolte grandi manifestazioni in sua solidarietà.

La galera è uno strumento di tortura per piegarti definitivamente quando finisci nelle mani dello Stato e, il 41 bis, con l’eventuale aggiunta dell’ostatività dei reati, è la sua evoluzione “democratica”, perché non lascia segni visibili della tortura imperialista. Lo stesso Stato che da anni tortura Alfredo ha deciso il rinnovo del 41 bis cercando ancora una volta di mettere a tacere e annientare il nostro compagno.

Il 41 bis è il modello che lo Stato propone per le carceri future, inserito con il pretesto della lotta alla mafia.
Il 41 bis è un monito verso chi non accetta lo Stato e la sua violenza.
Il 41 bis ha lo scopo, come vantato dai suoi ideatori, di estorcere informazioni al nemico annientandolo con le tecniche già usate dalla CIA ad Abu Graib e Guantanamo.
Il 41 bis è un regime di isolamento estremo grazie alla riduzione delle relazioni con qualsiasi altro essere umano.
Il 41 bis è la forma di tortura che ha portato alla morte di Diana Blefari Melazzi.

Lo Stato imprigiona e tenta di annientare chi è improduttivo e inutile, ovvero inadeguato all’idea di normalità. Lo Stato è responsabile dell’eliminazione di chi non si allinea, di chi si ribella e prova ad alzare la testa contro sfruttatori, servi in divisa e i tribunali che li proteggono. Lo Stato è il responsabile dello sterminio di chi tenta di varcare le frontiere, a costo della propria vita, frontiere create perché pochi possano arricchirsi sullo sfruttamento sino alla morte di molti. Lo Stato è il responsabile dell’eccidio di chi prova a scappare dalle guerre, dall’avvelenamento dei territori e della fame che lo Stato stesso ha creato.

Per quanto ci riguarda sappiamo da che parte della barricata stare. Al fianco di Alfredo e di tutti coloro che combattono contro lo Stato per un mondo senza galere e per un mondo senza sfruttati.

"Da quando sono al 41 bis non tocco un filo d'erba, un albero, un fiore solo cemento, sbarre e tv. Negli ultimi mesi con grande fatica sono riuscito a comprare un solo libro, e solo perché di me parlavano i media. I colloqui una sola volta al mese col vetro e con la voce metallica dei citofoni. Le mie sorelle e mio fratello che sono gli unici che possono venire a trovarmi vengono al loro arrivo incerottati sui tatuaggi e sugli orecchini, perché potrebbero comunicare messaggi criptici attraverso i disegni tatuati.” 

ALFREDO COSPITO
FUOCO ALLE GALERE
CON SARA E SANDRO NEL CUORE
ALFREDO LIBERO TUTTX LIBERX

Anarchici contro carcere e repressione

A’ CHIAZZE UNITE – RACCOLTA DI RIFLESSIONI SU CARCERE, LOTTA E RESISTENZA

Diffondiamo:

A’ chiazze unite
Raccolta di riflessioni su carcere, lotta e resistenza, scritte da detenutx e gruppi di supporto in Italia, Grecia e Germania per il 25 Aprile 2025.

Antudo, Luigi, Claudio, Giulio, Marianna, Gruppo di supporto per Nanuk, Stecco, Tonio, Alessandro e Graziano.

Redatto e stampato da
Valle d’Itria Antifascista
Settembre 2025

itria.antifa@autoproduzioni.net

Scarica qui il PDF


Dalla prefazione:

Siamo Valle d’Itria Antifascista, un gruppo attivo in puglia dal giugno 2024. Crediamo nell’importanza di fare politica fuori dalle grandi città e vogliamo portare, nella provincia, una narrativa diversa, una narrativa conflittuale che si oppone radicalmente alla politica istituzionale. Vogliamo creare uno spazio che dia la possibilità, a chiunque ne abbia voglia, di avvicinarsi all’anarchia, alla militanza, all’antisessimo, all’antifascismo e a tutte quelle lotte chi si oppongono all’oppressione e allo sfruttamento dei più deboli. Vogliamo interagire con la comunità locale attraverso manifestazioni pubbliche e soprattutto nella vita di tutti i giorni attraverso le conoscenze dirette e personali.

Questa fanzine nasce come conseguenza del nostro primo presidio pubblico nella piazza di un paesino, Locorotondo, dove i concetti di militanza, antifascismo e anarchia sono ben lontani dall’essere familiari.

Abbiamo deciso di organizzare il nostro primo presidio per il 25 aprile 2025. Per noi questa data è un’occasione per ribadire le nostre posizioni di resistenza, lotta e distruzione del sistema attuale imperniato su logiche di dominio e sfruttamento.

Abbiamo voluto ricordare che l’antifascismo non è legato solamente al passato e alle dittature del ‘900, esso non ha mai cessato di esistere e non ha mai smesso di opporsi a tutte le nuove forme di fascismo ed oppressione nella società. Con questo presidio abbiamo voluto ribadire, che l’antifascismo reale, non quello legato alle fasulle celebrazioni istituzionali di questa data, è presente e messo in pratica quotidianamente da moltx compagnx. Una militanza che viene duramente repressa e perseguitata. Numerosx compagnx sono infatti dietro le sbarre proprio perché si impegnano nella lotta contro il fascismo e contro ciò che lo perpetua, ovvero, lo stato e il capitale.

Durante questo presidio abbiamo voluto dare spazio allx compagnx in prigione. Abbiamo voluto portare le loro voci e le loro idee nella piazza del nostro paese, Locorotondo, in modo tale che anche in questo luogo, pieno di turisti, imprenditori e fascisti potessero risuonare le parole dellx compagnx che stanno pagando il prezzo più alto della loro militanza.

Abbiamo quindi scritto allx prigionierx, a collettivi e gruppi di supporto allx detenutx, chiedendo loro un contributo da poter leggere in piazza riguardo all’infame repressione che lx ha colpitx, e delle considerazioni su ciò che vogliano dire al giorno d’oggi, i concetti di resistenza, lotta e distruzione del potere e delle logiche di dominio. Questa fanzine raccoglie alcune delle lettere e dei contributi che ci sono stati inviati.

MESTRE: IN PIAZZA CONTRO IL 41BIS

Diffondiamo:

Sabato 2 maggio alle ore 17 in piazzetta coin a Mestre (Venezia) per insistere ancora contro la tortura di Stato e le sue carceri di guerra. Al fianco di Alfredo con Sara e Sandro nel cuore.

Entro il prossimo 4 maggio il ministro della giustizia deciderà sul rinnovo del “carcere duro” per Alfredo Cospito, anarchico detenuto da quattro anni in regime di 41bis.

Il 41bis è a tutti gli effetti una “pena di morte viva”. Un’arma di guerra che lo Stato riserva ai suoi nemici interni. Una tortura legale da cui si esce da morti o da collaboratori.

Scendiamo in piazza, di nuovo.
Solidali con Alfredo e la sua lotta.
Contro il 41bis. Contro ogni galera.

Compagne e compagni dal Veneto

https://nonriciclabile.noblogs.org/2026/04/22/in-piazza-contro-il-41-bis/

SASSARI: PRESENTAZIONE DI “CARTE FORBICI SASSI. SFIDE DA E CONTRO LE PRIGIONI E IL PATRIARCATO”

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📌 27 aprile 2026 Ore 18:30
Ex Colonia Campestre di via Savoia
Sassari

a cura di Arkivia S’Apara

🔥 Presentazione e chiacchierata con le autrici.
Discuteremo i testi, le esperienze e le riflessioni a partire dal libro e intorno a noi

🍕 a seguire magnozia e beozia

“Questo libro é una sfida.
Sfida con noi stesse nel partire da sé attraverso il racconto autobiografico di prigioniere.
Sfida all’immaginario comune sul carcere femminile.
Sfida alle logiche carcerarie e patriarcali.”

FIRENZE: CORTEO AL CARCERE MINORILE [25 APRILE]

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❗❗❗PARTENZA DEL CORTEO SPOSTATA IN PIAZZA DEL CARMINE❗❗❗

Il 25 aprile 1945 ci liberavamo dal fascismo. Eppure come sappiamo il fascismo non ci ha mai lasciatǝ. Italianità, securitarismo e criminalizzazione è il mantra di questo governo fascista (che peraltro prosegue sul tracciato dei precedenti). Mentre il mondo capitalista sprofonda nella crisi perpetua e nelle guerre genocidarie e coloniali, la povertà, la disoccupazione e il lavoro precario avanzano a spese dellǝ giovani, dellǝ migranti, delle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.
E la risposta alla giusta rabbia di chi si vede emarginatǝ e spogliatǝ di tutto è un’ulteriore criminalizzazione. Fin da giovanissimǝ ci insegnano ad avere paura delle autorità, a tenere a freno le domande, a imparare nozioni a memoria, a subire senza reagire. Il nostro futuro ci viene rubato dalle industrie belliche, dalla scomparsa dei diritti umani e dalla desertificazione sociale e ambientale e noi dovremmo restare sedutǝ compostǝ dietro i banchi?

Negli ultimi anni la repressione delle persone giovani è aumentata sempre di più, anche grazie alla narrazione tossica dei media su “maranza” e “baby gang”. Con il decreto Caivano del 2023 sono aumentate le pene per molti piccoli reati, con il risultato di rinchiudere più giovani e giovanissimǝ dietro le sbarre. Non dimentichiamo, inoltre, il coraggioso protagonismo dellǝ minori stranierǝ non accompagnatǝ nelle mobilitazioni per la Palestina dei mesi scorsi. Ora pagano un prezzo più salato di altrǝ perché è più facile reprimere chi già è ai margini della società.
Ogni struttura detentiva lascia ferite indelebili, ma il carcere minorile è particolarmente crudele perché tarpa le ali a chi sta per spiccare il volo alla scoperta della vita. Simboleggia l’accanimento dello stato contro chi subisce un sistema malato architettato da altri e non riesce a trovarvi il proprio posto.

Libertà significa abolire ogni gabbia e ogni confine.
Per questo il 25 aprile 2026 vogliamo portare un po’ di rumore e solidarietà sotto il carcere minorile in Via Orti Oricellari 18, una struttura fatiscente e spesso sovraffollata.
Ci troviamo alle 14:00 in piazza Santo Spirito e partiamo in corteo verso il minorile, poi torneremo in Santo Spirito per convergere con il corteo antifascista.

Per tutte le realtà e persone interessate a organizzare insieme il corteo e a discutere di repressione dellǝ minori, appuntamento lunedì 20 aprile alle ore 19:00 all’occupazione di via del Leone 60/62
C.A.N.I.

LETTERA DI LUIGI DAL CARCERE DI PIAZZA LANZA (CT)

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“Eppure io ho visto compagne ritrovarsi ad essere, per l’esterno, il punto di riferimento di un compagno prigioniero solo perché quando era libero ogni tanto ci scopava. Eppure quando andavo a trovare un compagno in galera non mi si chiedeva più come stavo io, ma solo come stava lui. Eppure un amico diceva che il 90% delle lettere che riceveva erano inviategli da compagne. Eppure ho visto una compagna senza casa né lavatrice dover fare il bucato di lenzuola di un compagno prigioniero per mesi. Eppure più di un’amica dice che quando il suo ex-compagno con cui aveva avuto una relazione tossica e con cui aveva fortunatamente rotto i ponti era stato arrestato, aveva avuto un irrefrenabile rigurgito d’amore. Eppure ho visto compagni prigionieri esigere castità dalla morosa libera attraverso ricatti emotivi. Eppure sono stata l’ossigeno di un compagno che quando è uscito, è sparito senza dire ciao, figuriamoci grazie”.
Carte Forbici Sassi_Uccidi la crocerossina che è in te

E’ il terzo mese di galera, entro nel quarto. Qualcunx più navigatx di me mi scrive: “bastano pochi giorni per capire il carcere”. In effetti torti non ha, il carcere cristallizza alcune dinamiche, quelle repressive, quelle patriarcali, quelle razziste, cerca di annichilirti e lo fa anche coi tuoi affetti. Mi arriva una lettera di una compagna, sì dopo 3 mesi la percentuale di chi mi scrive resta 80% compagnx/e e 20% compagni, ma quello che mi scrive mi colpisce. Mi chiede: “una volta libero mi piacerebbe continuassimo a sentirci, di solito la corrispondenza con altri compagni non continua una volta liberi”. Questa frase mi colpisce dritto in faccia. Ripenso a questo pezzo di Carta, forbici e sassi, nel frattempo sono immerso nell’opuscolo di N. Vosper Riflessioni sull’impatto emotivo del carcere e della repressione. Provo a buttar giù quello che penso, a mettere a nudo quel che sento, che, ahimé, poco ho sentito esporci in quanto maschi/prigionieri.
Parto dal principio, qui la posta è vita, almeno per me lo è. Io a volte mi sento privilegiato, non solo in quanto detenuto che riceve posta (c’è qualcunx che qui non ha niente), ma anche in quanto persona che passa il suo tempo tra fogli, francobolli, penne, opuscoli, libri, lettere d’amore e d’anarchia. Fuori vivevo in una linea di mezzo, tra lavoro e compagnx. Qui, anche se non lx vedo, sento tantx, ed è bellissimo! Conservo tutte le lettere, rispondo a tuttx, con alcunx si creano bei legami, si fanno bei discorsi, ci si conosce, ci si riconosce, si gioca, si fanno disegnini, ci si immagina altrove, felici, senza gabbie, senza sbarre. Se ‘sta galera pesa meno è grazie a questa cura, a questo affetto.

“Se finisci in carcere, o supporti qualcunx che ci è finito, senza dubbio uscirai influenzatx e cambiatx da questa esperienza” N. Vosper, Riflessioni sull’impatto emotivo del carcere e della repressione.

Io qui, tra queste righe, non voglio spaventare nessunx all’idea di finire tra le sbarre, e non mi sento nemmeno di dire “è una passeggiata”. In questo paese, e credo anche altrove, ogni carcere è diverso, ed in genere è lo specchio del territorio, della repressione e del controllo che su esso vige. Con questo, è da tenere conto che non c’avrai a che fare solo tu. Chi si prenderà cura di te entrerà, seppur in parte, nelle dinamiche della prigione che ti fai. Basta poco affinché un colloquio diventi carico di tensione, in un’ora a settimana ti porti tutto quello che hai vissuto dentro una cella o in sezione, in 20 minuti (hai due chiamate alla settimana da 10 minuti) provi a coltivare il rapporto, a parlare del processo, chiedere quel che manca a te o ad altrx. E’ chiaro l’intento, isolarti ancora di più. Ma questo non succede solo a te. Fuori spesso, almeno finora la mia esperienza è questa, è una persona a farti da ponte, e su di lei grava tantissimo, troppo. E questo accade perché, almeno a mio avviso, non ci si divide il carico di cura. E’ raro vedere a colloquio un detenutx socializzatx come uomo fare colloqui con un altro uomo, c’è quasi sempre una figura femminile dall’altra parte.
La mia non è solo una presa di coscienza, è un invito a provare a non replicare la dinamica, ben spiegata nel libro di cui la citazione all’inizio, combattente/crocerossina. Provare a scardinare la prassi che vede il compagno parlare in assemblea o in piazza mentre la compagna fa la fila al colloquio, lava i vestiti, porta il pacco, si accolla gli sbatti. Questa viene riprodotta sia che tu venga arrestatx da solx, sia che tu abbia coimputatx.

“Quello che immagino di voler dire con ciò è: continuate a esprimere voi stessx, continuate ad amare se vi fate male, sì, farà male, e sì, in prigione farà male mille volte di più, ma il solo modo di rimarginare le ferite è attraverso le relazioni -con voi stessx, con i/le vostrx amici/he, con le persone -nuove e vecchie- che amate. Perché nel momento in cui smetti di sentire, smetti di amare e cominci a disumanizzare te stessx e gli/le altrx, allora hanno davvero vinto. Questa non è solo una guerra per i nostri obiettivi politici, è anche una guerra per i nostri cuori, e l’unica cosa che mi sento di dire è: continuiamo a farli battere.” N. Vosper, Riflessioni sull’impatto emotivo del carcere e della repressione.

Io a ciò voglio aggiungere solo qualche piccolo spunto. Il primo è che scardinare questa ed altre dinamiche non è semplice. Serve autocritica costante, essere dispostx alle volte anche a star male, accettarlo, capire da dove viene, chi lo vuole. Accettare e fare tesoro delle critiche che ricevi, anche se sei reclusx non sottrarti da ciò che scotta, far diventare discussioni orizzontali le problematiche, aprirsi, essere consapevoli che si sbaglia anche da qui. Quando vieni arrestatx, oltre alla repressione ti travolge una solidarietà incredibile. Viene da pensare, alle volte: “beh ho fatto bene, guarda quantx mi vogliono bene”. Ed è allora che sento il privilegio dell’anarchismo, ma quindi è un paracadute? Se poi realizzi che hai messo in gioco il privilegio della libertà, ma la cura e la solidarietà sono sproporzionate in base ai legami che avevi fuori, specie quelli legati alle persone che ti stanno accanto e che si “sbattono”, che ora sono solo quelle socializzate donne. Oh, ci sono esempi anche che scardinano ciò: un compagno accompagnava la “convivente” dellx prigionierx, ed aspettava fuori finché il colloquio non finiva. Si è aperto un dialogo su come combattere in ambienti machisti, come carcere, lavoro, scuola, spazi nostri, ed invito ancora “i maschietti” ad esporsi. Sarebbe bello una volta fuori da qui farne una raccolta. Scrivetemi se vi va, su questo e su altro, è un modo per alleggerire le compagnx/e e per rendere più orizzontale il confronto tra dentro/fuori. Il carcere non si smantella con la lotta “anarcospessa”, ci sono tanti modi per renderlo inefficace. E questa carcerazione, spero provi ad inventarne di nuovi. Qui ci si prova, e spero che quello che dice la compagna, che mi scrive dicendo che quando “siamo fuori” evaporiamo, non succeda in modo sistemico. Io vorrei provare a mantenere tante corrispondenze, vedere nuove e vecchie amicizie, far tesoro di quel che ricevo per alimentare il mio percorso di decostruzione in quanto maschio – ed aggiungerei bianco. La decostruzione è un percorso da iniziare con forza e da solx, poi avrai compagnx di viaggio con lx qualx discuterne, basta ascoltarlx, aprirsi. Fa male a volte, ma fa più male non farlo, trovarsi in un ambiente machista e patriarcale come il carcere e farsi inglobare, riprodurne le dinamiche, o isolarsi pur di non esporsi. Se due ceffoni servono ad aiutare liberazioni, ben vengano, pronti a riceverli.

“Eppure avevo 20 anni ed era molto emozionante ricevere una sua lettera, quel modo di comunicazione così antico, lento, fuori dal tempo, che mi spianava facilmente la strada all’introspezione e al romanticismo, avevo 20 anni e mi sembrava fichissimo flirtare via lettera con il compagnone grande che stava al gabbio… chissà se lui era così scemo da trovare fichissimo filtrare con la ventenne, oppure era solo un uomo medio qualsiasi, ma anarchico. Non cadete nelle mie provocazioni, sto semplicemente dicendo che più il supporto pratico/quotidiano a chi sta al gabbio sarà orizzontale tra tuttx lx compagnx, più avremo possibilità di spezzare i ruoli di genere patriarcali”.
Carte Forbici Sassi_Uccidi la crocerossina che è in te

Piccolo inciso, moltx che mi scrivono, anche i miei affetti più prossimi, hanno detto “è la prima volta che scrivo in carcere”. Eppure si sono buttatx in questa pratica. Io amo scrivere, aiuta ad andare altrove, ho notato che ci si riesce a dire molto su un foglio, a volte anche cose che a voce non si riesce. Ho notato, invece, che chi ha già avuto amicx prigionierx non lo fa, o non l’ha fatto. Maschietti, buttatevi, apritevi, c’è un mondo da sovvertire, anche attraverso queste righe ne esiste un pezzo. Io qui, dalla cella, aspetto le vostre lettere.
Con amore e rabbia.
Freedom, hurriya, libertà.

Luigi Calogero Bertolani
C/o Casa circondariale
Piazza Lanza, 11
95123, Catania (CT)

CESENA: PRESENTAZIONE DELLA FANZA “SBI-LANCIO – PAROLE E IMMAGINI DI UNA LOTTA ANCORA DA FINIRE CONTRO 41BIS ED ERGASTOLO”

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DOMENICA 19 APRILE 2026 / allo Spazio Libertario “Sole e Baleno”, via Sobborgo Valzania 27, Cesena.

Ore 17:30 Presentazione della fanza “SBI-LANCIO – Parole e immagini di una lotta ancora da finire contro 41bis ed ergastolo.”

A seguire aperitivo.

https://spazio-solebaleno.noblogs.org

PRESIDIO SOLIDALE SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI BRINDISI

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Presidio solidale sotto le mura del carcere di Brindisi – Sabato 11 aprile alle ore 11:00 affinché la solidarietà tra persone libere e detenute possa varcare la soglia di quelle mura!

Per la stragrande maggioranza delle persone il carcere è un universo sconosciuto. Il carcere fa schifo. Per nessuna vita c’è dignità nell’essere rinchiusa tra le sbarre.
Nello specifico, dall’amministrazione penitenziaria italiana alle singole galere, guardiamo e viviamo carceri, dirigenti, politici, che blaterano di rieducazione e reinserimento nel migiore dei casi ma sono sempre più evidenti le sue peculiarità nel modo di trattare e torturare lx detenutx.
Da qui la necessità di parlarne, di convocare presidi e manifestazioni sotto le carceri, perché crediamo che sia urgente rompere il muro dell’indifferenza, della diffidenza e dell’omertà che avvolge gli istituti di detenzione, affinché si possa fare luce sulle brutali condizioni detentive nelle carceri italiane, tra morte per mancanza di cure e suicidi (79 nel 2025), sovraffollamento cronico, assenza totale di assistenza sanitaria e di cura affettiva, mancanza di attività ricreative, sportive e di formazione e lavoro.

Le carceri non solo non “riabilitano”, ma escludono ulteriormente i detenuti dalla società, imponendo loro uno stigma e marchiandoli a vita. I luoghi di detenzione sono uno strumento dello stato per tenere rinchiuse le “classi pericolose”, ovvero persone povere, migranti, tossicodipendenti, militanti ed attiviste politiche, e tuttx coloro che hanno preferito correre il rischio di infrangere la legge piuttosto che rinunciare alla propria dignità.
Per il governo Meloni e più in generale per i governi degli ultimi 25 anni, la legislazione d’emergenza attuata attraverso i “decreti sicurezza”, l’innalzamento delle pene, la creazione di nuove fattispecie di reato, la repressione penale sempre più diffusa e il carcere, hanno assunto un ruolo centrale in una strategia d’azione volta a silenziare e invisibilizzare le soggettività marginalizzate e a reprimere ogni forma di dissenso, attraverso la costruzione di paure sociali che generino la percezione di una permanente “emergenza sicurezza”.

Sabato 11 sotto il carcere di Brindisi costruiamo un ponte tra chi sta fuori e chi è dentro, salutiamo! mettiamo musica! raccontiamo storie e dediche a chi è dentro. Porta tanta rabbia e voglia di libertà!

FUOCO ALLE GALERE! LIBERTA’ PER TUTTX!

BOLOGNA: BREVE AGGIORNAMENTO SUL PROCESSO RIGUARDANTE LA MOBILITAZIONE CONTRO IL 41BIS IN SOSTEGNO AD ALFREDO COSPITO

Diffondiamo:

Lo scorso 18 marzo si è tenuta la prima udienza contro 6 compagnx per fatti specifici riguardanti la mobilitazione in sostegno ad Alfredo contro il 41bis. In quest’occasione sono state presentate le liste testi sia dell’accusa che della difesa, con rinvio. Durante l’udienza successiva dell’8 aprile è stato reso noto che sono stati accolti tutti i testimoni presentati dalla difesa, tra cui Alfredo!
Durante la prossima udienza (18 maggio ore 9) potrebbero essere sentiti tutti i testimoni e quindi anche Alfredo, seppur in videoconferenza.
Anche se in una squallida aula di tribunale, sarà un’occasione per fare uscire la voce di Alfredo da quella tomba per vivi chiamata 41bis in cui è sepolto da quasi 4 anni.

IL 41bis È TORTURA!
ALFREDO LIBERO!
TUTTX LIBERX!