PERUGIA: C’HO LE TURBE – DUE GIORNATE SULL’ANTIPSICHIATRIA

Diffondiamo:

28-29 giugno
Csoa Turba (Perugia)
C’HO LE TURBE – DUE GIORNATE SULL’ANTIPSICHIATRIA

28 giugno
dalle 17: dibattito sull’antipsichiatria con il collettivo Antonin Artoud – da Basaglia a Stella Maris
a seguire cena sociale e concerto punk/metal fori de capoccia

29 giugno
h 18: visione collettiva del documentario “Dentro le proprie mura” di Carlo Corinaldesi
a seguire dibattito


Sarà che il caldo ci dà già i nervi.

Sarà che il governo sta portando avanti il ddl Zaffini, come si trascina una sedia sul pavimento spoglio di una celletta squallida: per logorare, per fare male.

Nel testo, oltre al raddoppio dei termini per i TSO (da 7 a 15 giorni), si introduce il ricorso a «trattamenti coattivi fisici, farmacologici e ambientali» che, come se non fossero già la norma, ora riposeranno su un’ulteriore codifica legale. L’istituzione getta la maschera: con buona pace di Basaglia, che il crimine di pace diventi legge. Il ddl Zaffini è la prova, se mai ce ne fosse bisogno, che seppur chiusi i manicomi, la matrice manicomiale è sopravvissuta. Ha continuato a vivere e prosperare, nelle forme di contenzione meccaniche, chimiche e ambientali, negli elettroshock, nella stigmatizzazione, nella segregazione. Non ha mai smesso di produrre sofferenza, al riparo della facciata di cura e custodia – senza nemmeno sforzarsi troppo nel mantenerla. Lo dimostra il caso Stella Maris, di cui parleremo diffusamente con lx compagnx del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, che stanno seguendo il processo per i maltrattamenti e le sevizie che nella struttura di Montalto di Fauglia erano pane quotidiano.

Sarà che a due passi da dove abitiamo è stata dichiarata la Zona di Vigilanza Rafforzata, aka Zona Rossa, dalla quale l’allontanamento è arbitrio di polizia. Da un lato l’internamento, dall’altro la zona rossa. In una non puoi entrare, dall’altro non puoi uscire. Espulsione e contenzione: due movimenti speculari, ma armonici, dello stesso tempo repressivo.

Sarà che il muro è sempre da entrambi i lati. Uno dà l’illusione di essere aperto, per l’altro non è necessario.

Sarà quel che sarà, sta di fatto che c’abbiamo le turbe. Due giornate di antipsichiatria.


“VORREI ESSERE LIBERO COME UN UCCELLINO” – SALUTO AL CPR DI CALTANISSETTA

Diffondiamo:

Martedì 17 giugno, in seguito alle notizie di reclusx in sciopero della fame, ci siamo recatx sotto le grate del CPR di Caltanissetta.

Questo non luogo disumano, nel pieno centro assolato della Sicilia, trae la sua forza dall’invisibilità. Difatti la struttura, trasformata nel tempo in “Centro governativo polifunzionale per migranti”, è il luogo perfetto dove nascondere un lager.

Con l’arrivo delle temperature sempre più alte, lx reclusx lamentano condizioni sempre più stringenti, che insieme all’ingiustizia sistemica dello stato e dei suoi guardiani rende ancora più crudele lo stato detentivo.

Non usciremo mai da qua“, ci grida una persona da dietro le sbarre.

A testimonianza dell’effetto devastante delle angherie del Giudice di Pace che rinnova di tre mesi in tre mesi la detenzione: questo il motivo dello sciopero della fame di una parte del CPR di Caltanissetta.

Al nostro arrivo lx reclusx hanno gridato da dentro delle loro condizioni, ci hanno detto che un ragazzo si era sentito male.

Voglio essere libero

Vorrei essere un uccellino per volare via da qui dentro

Sono alcune delle frasi che ci hanno colpito e che ci rendono piccolx ed inermi di fronte ad una violenza che in questo paese non ha eguali. Ribadire qui, che lo stato tumula, annienta, deporta e nel migliore dei casi uccide le persone migranti ci sembra scontato.

Ma vogliamo preservare la speranza di chi urla nella notte che vorrebbe essere un uccellino per volare via, preservare questi momenti per riservare allo stato ed ai suoi guardiani la stessa violenza alla quale costringe le persone recluse.

FREEDOM, HURRIYA, LIBERTA’

SALUTO ALLX DETENUTX DEL CPR DI BRINDISI-RESTINICO

Riceviamo e diffondiamo

SABATO 28 GIUGNO ORE 18 SALUTO ALLX DETENUTX DEL CPR DI BRINDISI-RESTINCO.

PER ABEL E TUTTE LE PERSONE UCCISE DALLO STATO.

Le istituzioni e i media sembrano aver dimenticato l’omicidio di Abel, anche alcunx professionistx che sembrava volessero fare uscire la merda che c’è nascosta ora sembrano tacere.
Noi non abbiamo dimenticato Abel, così come i suoi amicx, o anche le persone che l’hanno visto morire in cella nel Cpr di Brindisi Restinco.
Brucia ancora dentro, noi sappiamo sempre con più certezza chi e cosa ha ucciso Abel, così come sappiamo delle torture e degli abusi che ogni giorno ci sono in questo e in tutti i Cpr.
In attesa della vendetta, sabato 28 Giugno alle 18 torniamo davanti al Cpr di Brindisi Restinco per urlare che Abel non verrà dimenticato e per unirci alla rabbia dei reclusi!!🏴🐈‍⬛🔥

ABEL VIVE!!
VENDETTA PER ABEL!
VENDETTA PER TUTTX GLI OMICIDI DI STATO!
FUOCO AI CPR!
FREEDOM HURRIYA LIBERTÀ!

IERI COME OGGI – IN SOLIDARIETÀ AI CONDANNATI/E A MILANO

Riceviamo e diffondiamo:

IERI COME OGGI

La sentenza di primo grado per il corteo dell’11 febbraio 2023 a Milano al fianco di Alfredo Cospito, all’epoca da quattro mesi in sciopero della fame contro il regime 41bis e l’ergastolo ostativo, ha condannato 10 compagni e compagne a un cumulo complessivo di quasi quarant’anni.

A tutti e tutte loro va la nostra solidarietà e complicità.

Dieci condanne di questa entità sono l’ennesima, sinistra, conferma della progressiva e veloce torsione autoritaria e carceraria dei governi a regime democratico in un contesto di sempre più palese spinta alla guerra dispiegata a scala globale e del conseguente ingabbiamento repressivo che la classe dominante e i suoi apparati repressivi vorrebbero sempre più totale. Una società-carcere a cielo aperto che, se vede nella “mordacchia medievale” del 41bis il suo apice, è resa sempre più tale dai continui salti in avanti repressivi del cosiddetto diritto penale del nemico, passando per uno sfruttamento di terre e popolazioni sempre più brutale, una sorveglianza di massa e una militarizzazione dei territori sempre più capillari, un indottrinamento e disciplinamento sempre più pervasivi.

La lotta con e al fianco di Alfredo, per liberare il suo respiro – e quello degli oltre 700 detenuti e detenute al 41bis – dalla tomba del carcere duro e il nostro da questa affumicante cappa pacificata, è stata una boccata d’ossigeno, un piccolo ma necessario slancio oltre le gabbie – fisiche ma soprattutto mentali – imposte dal nemico che aveva segregato un compagno anarchico a un regime di tortura per farne un monito per tutti e tutte coloro che dentro e fuori le mura delle galere ostacolano – con metodi e pratiche al di là e al di fuori degli schemi dati dalle uniche rappresentazioni mediatico-spettacolari consentite – il tranquillo svolgimento dei piani di riassetto del capitale in incessante ricerca di risorse e manodopera vitali alla sua rigenerazione, con dietro e davanti a sé un abisso di morte e devastazione.

Fare il possibile, fare il necessario, in quei mesi voleva anche dire battersi contro i dispositivi di sbarramento dello stato e della sua polizia e provare a rispedire indietro un poca della violenza che quotidianamente viene somministrata dai suoi servi con e senza divisa, a Milano, a Torino, a Roma, a Trieste e ovunque ci fossero le forze per farlo.

Quel pomeriggio c’eravamo e ci saremo ancora, anche solo per interrompere per qualche ora lo svolgersi di una normalità che si vorrebbe già scritta, l’inesorabilità della vendetta di stato. Anche solo per ribadire che – come dimostrano la resistenza palestinese, i renitenti e i disertori di tutte le guerre, i prigionieri in lotta nei Cpr e nelle carceri, gli insorti in ogni luogo – c’è chi continua e continuerà a ribellarsi e lottare scegliendo di non sottomettersi alla società e al mondo che ci si profila all’orizzonte.

Con Alfredo Cospito

Con tutti i compagni e le compagne prigionieri e in ogni forma privati della libertà

Fuoco a tutte le galere

Compagni e compagne a nordest

 

FORLÌ: DECRETI PENALI DI CONDANNA

Riceviamo e diffondiamo

Negli scorsi giorni abbiamo avuto notizia di tre “decreti penali di condanna” per la partecipazione al bel presidio dell’8 febbraio 2025 a Forlì contro l’ex ddl 1660, detto “sicurezza”, poi trasformato dal governo in Decreto Legge ed approvato definitivamente lo scorso 4 giugno.

Il presidio in pieno centro città, con la presa bene di circa settanta persone si è trasformato in un corteo spontaneo; poca cosa di fronte all’ampiezza dello sfacelo che ci troviamo di fronte ma di certo qualcosa di bello e inaspettato per la sonnolenta Forlì, che ha interrotto la noia e la quiete borghese della città. Crediamo sia questo che deve aver infastidito i tutori dell’ordine, che infatti hanno provveduto a recapitare i decreti di condanna a tre compagn*.

I rapporti della digos indicano le tre persone, tra la settantina di presenti, come promotrici di una manifestazione che non ha rispettato il preavviso alla questura, obbligo peraltro introdotto dall’ordinamento fascista. Gli é addebitato l’aver preso pubblicamente parola e/o avere esposto uno striscione contro il decreto sicurezza, che in quel momento era in discussione in parlamento per la successiva autorizzazione.

Queste misure repressive, che si vanno ad aggiungere alle tante e simili piovute contro chi da nord a sud ha partecipato alle proteste contro il decreto liberticida del governo, giungono in coincidenza della sua conversione in legge che rappresenta un atto di guerra al dissenso interno e alla marginalità sociale in un’epoca di guerra globale. E suonano come tentativi di scoraggiare le resistenze dal basso.

Siamo nemiche e nemici di quest’ordine sociale della guerra e della morte, e veniamo trattat* di conseguenza. Di fronte a compagn* seppellit* da decenni di galera, ribelli pestat* nelle questure, internat* in inferni amministrativi come i CPR o i “centri d’igiene mentale”, tre decreti penali sono quasi un nonnulla, ma vogliamo con queste poche note esprimere solidarietà alle tre persone coinvolte, ribadendo che è fondamentale, anche di fronte all’approvazione del “decreto sicurezza” e a questi tentativi continui di zittire il dissenso, continuare a mobilitarci contro la repressione e mettere in pratica la libertà.

Nemic* dell’autorità

SALUTO AL CPR DI PALAZZO S. GERVASIO

Riceviamo e diffondiamo

Domenica 15 Giugno alcunx compagnx si sono ritrovatx sotto le mura del Cpr di Palazzo S. Gervasio per portare solidarietà ai reclusi e mostrare che c’è chi lotta ed è complice in ogni territorio ‘del pezzo di terra chiamato Italia’ con un CPR attivo.

E che nessuno è solo, neanche nei Cpr più isolati e nascosti del paese. Da alcuni contatti diretti con reclusi sappiamo che ci hanno sentitx e che era felici del saluto. Non abbiamo avuto modo di sentire le risposte dei reclusi per il breve tempo del saluto (la cui maggior parte del tempo è stato cori e fuochi d’artificio, rendendo difficile ricevere risposta).

È stato lasciato anche qualche ricordo del nostro passaggio all’esterno della struttura, fortunatamente non ci sono stati problemi e lx compagnx sono andate via senza problemi. Questo è solo l’inizio.

I RECLUSI DEL CPR DI PALAZZO NON SOLO SOLI!
FUOCO A TUTTI I CPR🔥
PER UN MONDO SENZA FRONTIERE E GALERE🐈‍⬛🏴

Anarchicx contro i CPR

SULL’OTTIMA SINERGIA TRA VENTO E FUOCO IL 14 GIUGNO A DECIMOMANNU

Dalla Sardegna, diffondiamo due testi sul corteo antimilitarista del 14 giugno a Decimomannu:

Lo scorso sabato lo Stato italiano ha dimostrato quanto sconsideratamente sia in grado di reagire, se messo di fronte a una minaccia che non ha idea di come gestire.

Pur di disperdere lə manifestanti che si avvicinavano all’aeroporto militare di Decimomannu, le forze del disordine hanno fatto bene il loro lavoro: hanno utilizzato un elicottero come sfollagente, facendolo pericolosamente avvicinare alle teste delle persone, e contemporaneamente, da dentro la base hanno lanciato lacrimogeni, sperando di crearci fastidio e disperdere ulteriormente il corteo. Uno di questi ha preso fuoco, e il vento creato dall’elicottero ha contribuito a diffondere le fiamme.

Dopo la manifestazione il questore ha parlato di ‘ottima sinergia’ e non capiamo sinceramente fra chi: forse fra l’elicottero e i lacrimogeni per dar fuoco all’aeroporto militare? O forse con l’idrante che avevano portato per rivolgerlo contro di noi ma che poi è stato usato per cercare di domare il fuoco?
Se questa fiera dell’incompetenza non avesse realmente messo in pericolo le persone lì presenti potremmo pure dire che vedere una base militare che brucia non può che farci piacere 🔥

Siamo comunque costrettə a costatare ancora una volta quanto, allo Stato italiano, non interessi nemmeno più mantenere una facciata da Stato di diritto e che gli interessi della guerra imperialista siano ormai l’unica cosa realmente importante. Oltre a tutti i discorsi sulla tutela dell’ambiente o sulla pubblica sicurezza, chiaramente non prendibili nemmeno in considerazione.

Ci rendiamo anche conto che ogni persona, nella lotta, è fondamentale.
La macchina bellica è più fragile di quanto pensiamo, e se qualche centinaio di persone li ha messi davvero così in difficoltà, beh cerchiamo di essere in qualche migliaia la prossima volta e di gridargli tuttə assieme A FORAS🔥

Rispetto si, solo per i pompieri però.

Solidarietà a Luca, compagno di lotte, arrestato il giorno prima del corteo.

Con la Palestina nel cuore e l’aeroporto di Decimo che brucia ancora davanti agli occhi 🇵🇸


14 GIUGNO BRUCIA L’AEROPORTO DI DECIMOMANNU

Oggi [14 giugno] siamo stat3 all’aeroporto militare di decimomannu, ci siamo trovat3 davanti a un enorme dispiegamento di forze dell’ordine, perquisizioni personali e alle auto. Noi non eravamo migliaia, la fortuna, diciamolo, non sembrava girare dalla nostra parte, eppure…
Eppure, siamo riuscit3 a fargliela anche questa volta, con tutta la nostra determinazione abbiamo deviato per i campi per avvicinarci all’aeroporto militare. Siamo riuscit3 ad arrivare in prossimità delle reti  e la polizia, ormai tesissima, ha tirato lacrimogeni contro il corteo. Contemporaneamente, l’elicottero è stato usato come sfolla gente, e scendeva ad altezza uomo per fare vento.

Chiaramente, i lacrimogeni tirati dalla polizia hanno dato fuoco ai campi e il vento generato dall’elicottero ha contributo a far divampare l’incendio, facendo sì che, nonostante idrante e vigili del fuoco, fosse molto difficile da spegnere.
La leggerezza con cui hanno messo a rischio l’incolumità di tant3 manifestanti ci dà solo la conferma di essere dalla parte giusta e di dover continuare a lottare.

Preparano guerre e genocidi in giro per il mondo e noi non dimenticheremo mai la gioia di veder sventolare la bandiera palestinese davanti a uno dei loro avamposti che brucia.

Speriamo che la giornata di oggi sia di ispirazione per tutte quelle future, che ci dia la consapevolezza che siamo forti e nulla è mai perduto, che nuovi immaginari e possibilità si possono aprire sempre anche nei momenti che sembrano più bui.

Con la resistenza palestinese nel cuore

Con tutta la solidarietà al nostro compagno arrestato ieri

Per vedere la nostra terra libera

Ainnantis

BARI: SOLIDARIETÀ A G.

Riceviamo e diffondiamo

A Bari lunedì 16 Giugno intorno le 11.30, quattro poliziotti della squadra mobile di Bari hanno accerchiato G., un compagnx anarchicx mentre aspettava un FlixBus. Gli hanno chiesto i documenti, sequestrato oggetti personali e hanno provato a farli sbloccare il telefono.

Mentre il compagnx chiedeva spiegazioni sul suo stato e motivo del fermo, gli agenti hanno fatto arrivare una volante per il trasporto in questura. Solo una volta arrivatx in questura ,su pressioni di G., un poliziotto gli ha comunicato che era in arresto ma che non avrebbe avuto altre informazioni. Dall’inizio dell’arresto G. ha chiesto di chiamare un avvocatx, anche se questo non è mai avvenuto, G. non ha mai avuto contatti con lui, anche se ha più volte urlato, fatto casino e minacciato di farsi del male se non lo avessero chiamato.

Mentre la Digos e la Polizia provvedevano con la stesura degli atti a G. è stato detto che sarebbe stato necessario andare al Centro Polifunzionale della Polizia per le foto segnaletiche, il deposito delle impronte digitali e un campione di DNA. Nonostante alcunx agenti di Polizia cercassero di fare ottenere il permessodi contattare un avvocato a G., la Digos ha comunque deciso di negare il contatto col legale e, piuttosto, hanno deciso di ammanettarlo e portarlo di forza in macchina, mentre filmavano.

Solo una volta arrivatx al Centro, G. è stato avvisatx che sarebbe andatx ai domiciliari in attesa dell’udienza, poiché indagatx per fatti riguardanti il corteo in solidarietà col popolo palestinese di Sabato 14 Giugno, senza però specificare i capi d’imputazione, scoperti solo alla fine delle procedure e alla firma dei verbali verso le 18.30 dopo più di 7 ore di fermo. 7 ore in cui a G. è stata negata qualsiasi informazione su ciò che stava succedendo e qualsiasi contatto con l’esterno.

Alla fine G. è accusatx di:
“- Lesioni personali cagionate ad un Ufficiale ed un Agente di Pubblica Sicurezza nel corso di una manifestazione pubblica (ex.artt. 582 e 583 quater c.p.)
– Violenza a pubblico ufficiale (ex.art. 337 c.p.) e per il reato previsto dall’art. 5 bis L. 22 maggio 1975 n.152.

In poche parole:
LACRIME DA DIGOSSINO!🔥🐈‍⬛️😭

FORLÌ: RESISTENZA VERDE. APERITIVO E DISCUSSIONE SULLA LOTTA DEI SARAYAKU

Riceviamo e diffondiamo:

FORLÌ, GIOVEDI’ 19 GIUGNO 2025
al parchetto del centro commerciale “Portici” (zona stazione FC) – Forlì
(in caso di pioggia si farà al circolo ARCI ASYOLI c.so Garibaldi 280 – Forlì)

– ORE 19:30 – APERITIVO VEGAN
– ORE 20:30 – Chiacchierata con Federica Falancia partendo dai suoi libri “I GUARDIANI DELLA FORESTA” e “LA FORZA INVISIBILE” (in prossima uscita).
Dalla lotta dei Kichwa Sarayaku della foresta amazzonica ecuadoriana contro le estrazioni petrolifere ai “diritti della Natura”.

Tutto ha inizio alla fine degli anni ‘90, quando lo Stato dell’Ecuador concede ad una multinazionale argentina il permesso di estrarre petrolio dal territorio dei Sarayaku e la  comunità, composta di sole 1400 persone compresi i bambini si oppone al gigante « Stato » e ai suoi militari. Il libro mette in discussione le certezze della tradizione giuridica occidentale. I sarayaku ci insegnano ad andare oltre il diritto conosciuto e a metterci in ascolto della grande Selva Vivente che li ospita.

Troverai anche un banchetto di materiale informativo.

– SOLIDARIETA’ AX 3 COMPAGNX DENUNCIATX PER IL BEL PRESIDIO/CORTEO DELL’8 FEBBRAIO 2025 IN PIAZZA SAFFI CONTRO IL DDL 1660
___________
Collettivo Samara.
X info:  samara@inventati.org

Iniziativa in collaborazione con Equal Rights Forlì

SARDEGNA: COMPLICI E SOLIDALI CON LUCA

Diffondiamo

Venerdì scorso è stato arrestato e messo ai domiciliari, Luca, compagno sardo. Per un corteo che vi era stato qualche settimana prima a Cagliari contro l’occupazione militare dell’isola e per la Palestina.
Il suo arresto è stato proprio il giorno prima della manifestazione contro la base militare di Decimomannu, in cui i manifestanti sono riusciti ad entrare nell’area e il lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine ha provocato alcuni incendi.
Quelle che seguono sono le parole di Luca, a cui ci stringiamo con affetto, solidarietà e complicità.

“I fatti sopra descritti possono essere considerati indici di un’indole incline alla prevaricazione e alla sopraffazione, specie nei confronti delle istituzioni militari, sintomatica di una personalità pericolosa e socialmente allarmante.”
Con queste parole, tra le tante, nel pomeriggio di ieri 13 giugno, è stato disposto il mio arresto domiciliare in seguito ai fatti avvenuti il 10 maggio a Cagliari durante un corteo in solidarietà al popolo palestinese. In quell’occasione nel porto di Cagliari era presente la nave militare Trieste nella quale venivano eseguiti screening pediatrici gratuiti sponsorizzati dalla fabbrica di Bombe RWM, da Amazon, Terna e altre multinazionali.

Sono nato e cresciuto in una terra colonizzata e piegata agli interessi di uno Stato che ci usa come discarica, come laboratorio di guerra e come luna park per gli eserciti di mezzo mondo, come luogo in cui costruire super carceri anziché ospedali, un luogo buono per piantare pale eoliche e pannelli fotovoltaici, anziché permettere lo sviluppo di attività autoctone e sostenibili per l’ambiente. La miseria in cui ci hanno ridotto è la stessa che ci porta ad accettare tutto, a non lamentarci mai di nulla, a non lottare per modificare la nostra condizione subalterna, la stessa che porta tante persone a non capire le mie scelte, che sono poi quelle che mi hanno portato a questa condizione. Ma le condizioni sono buone o cattive in base a dove le si guarda, se per tanta gente la mia situazione è considerata una disgrazia, perché sono rinchiuso in casa, per un’abitante di Gaza non sono altro che un privilegiato che almeno una casa ce l’ha. Cosa c’è da aggiungere davanti alle immagini dello sterminio e dei bombardamenti, davanti alle più atroci azioni di prevaricazione e sopraffazione?

Per me l’unico posto giusto è quello a fianco a chi prova ad opporsi.
Sempri ainnantis
Po una vida e una terra liberas dae sa gherra e dae sa tirrania
Cun sa Palestina in su coru.


IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

SOLIDALI CON LUCA

Gli innocenti non fanno rumore, non si sporcano le mani, neppure quando le stringono agli sbirri, dialogando con loro e accettano le loro prescrizioni. Opposizione democratica, gradita al sistema.

I petardi fanno rumore, il rumore dei colpevoli di combattere questo Stato di guerra autore e complice del genocidio che non si può fermare né con passeggiate, né con discorsi.

Stasera un nostro compagno è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver lanciato un petardo durante la manifestazione pro Palestina del 10 maggio a Cagliari.

Non ci interessa sapere chi l’abbia lanciato; l’abbiamo lanciato tutti, e continueremo a lanciarli, sperando che in futuro siano molto più rumorosi ed efficaci.

Con la Palestina nel cuore

Luca libero, Tuttx liberx

Anarchicx contro carcere e repressione

[da rifiuti.noblogs]