SAPENDO PERCHÈ

Da Infranero:

per A. e S.

«A memoria d’uomo non si era vista una cosa simile: tutto un mondo solo in attesa, attento solo all’evento accaduto, compiuto, atterrato diritto nel passato come un frutto maturo caduto dall’albero, il mondo sempre attento soltanto all’evento stagionato come un formaggio, e che vuol solo sapere cosa è stato, al fine di registrarlo, per sapere. Un mondo intero caduto nella pazienza; un mondo di uomini che sono tutto, che fanno tutto, e che si limitano a guardare come se non ci fossero affatto.
A memoria d’uomo non si era vista una cosa simile: un’epoca così mostruosamente abitata da timidezze e da pigrizie senza spina dorsale, da incoscienza e da abdicazioni, e che si agita da sola in preda alle convulsioni, si contorce e sputa sangue; un’epoca malata in cui l’uomo è assente, in cui l’uomo se ne sta tranquillo, rannicchiato nell’avventura e capace solo di crepare: un’epoca in cui nessuno si arrischia a pensare. Nessuno che sia qualcuno. È un brulicare di grandi uomini, quest’epoca, è un brulicare di persone, ma non sono che uomini della folla, oscene immagini che si sforzano d’essere sempre più simili. E il tempo passa.
Si vuole sapere, non si vuole capire — e il sapere vi allontana e la scienza vi inganna: tutto ciò che esce dalla memoria è un presente già divorato, è un passato ancora fresco, ancora fumante: è passato. Tutto il presente è proiettato all’indietro, ci si ritrae e si aspetta. Si aspetta cosa? Ciò che accade: ciò che è accaduto. Si classifica; si conta; e si aspetta ancora. Si guarda passare l’intero presente.
Si vede soltanto quando si chiude: un volto deluso, che non ha più nulla da dire, che non può più dire nulla e che se ne va, lontano, colpito da nullità, colpito da somiglianza con l’immondo come una incomprensibile medaglia ormai invecchiata, sopraffatta dalla somiglianza di tutto…
Ma i cuori semplici sono stati squarciati a coltellate; il nostro mondo è aperto a un improvviso avvenire, spalancato alla sofferenza: il cielo è là, nuovo di zecca, e i forti venti del cielo…
Hanno squarciato il mondo con una coltellata; il mondo aperto e la sua ferita divinatoria in cui guardo. Davvero non c’è nessuno? Nessuno se non quelli che sono morti e che sanno perché? Quelli che non sono morti, sono scampati solo perché non erano vivi?
Non c’è più nessuno che ci provi, oggi, ora, adesso perché è l’ora, a fare nel mondo un posto all’uomo e a scavare nell’uomo un posto per il mondo: gli alberi, le stagioni, le pietre, le costellazioni?
Ebbene no! Rifiuto. Rifiuto alla viltà, al timore, alla debolezza, rifiuto alle forme seducenti e orribili della menzogna, rifiuto alla scienza, al sapere, a quella che chiamate storia, rifiuto ai grandi uomini e al tradimento, rifiuto la mia complicità che non è innocente. Rifiuto e chiamo. Dove sono i miei compagni?».

[Armel Guerne, Mythologie de l’Homme, 1945]