BOLOGNA: NÈ RECLUSI, NÈ TRASFERITI, TUTTX LIBERX. RESOCONTO DEL PRESIDIO AL CARCERE DELLA DOZZA.

Diffondiamo:

Sabato 15 marzo siamo tornatx sotto al carcere della Dozza per portare la nostra solidarietà ai detenuti, contro l’istituzione di un nuovo regime speciale per “giovani adulti problematici” (provenienti da istituti minorili) all’interno del carcere e i trasferimenti annunciati per quel giorno.

Grida, cori e battiture non si sono fatti attendere.

Da dentro ci è stato comunicato da più voci il decesso di un detenuto all’interno del carcere, in infermeria. La notizia l’abbiamo ritrovata sui giornali i giorni successivi, sulle cronache di regime si parla di una morte in cella, di una terapia con il metadone appena iniziata, di indagini in corso, autopsia. La persona aveva trentacinque anni, era dentro da qualche giorno. L’ennesimo omicidio di Stato.

Ci hanno raccontato del sovraffollamento, dell’isolamento, della mancanza di assistenza sanitaria, di persone anziane e disabili che non riescono a farsi nemmeno la doccia. Del cibo fetido, del sudicio nelle docce, dappertutto. Della mancanza di attività e corsi, della spesa inaccessibile che grava su riferimenti e famiglie, dello sfruttamento lavorativo all’interno e dei pagamenti che non arrivano, delle visite di garanti ed ispettori che non servono a niente. Alcuni detenuti, a fronte di alluvioni e terremoti, si chiedevano quale sarebbe stato il loro destino in caso di terremoto qui, nella consapevolezza di essere solo carne da macello.

Per qualche ora abbiamo comunicato con i reclusx oltre il muro, scambiato informazioni e rotto l’isolamento del carcere.

Un carcere che sta inaugurando un nuovo regime speciale per colpire nei minorili quei detenuti di età compresa tra i 18 e i 25 anni che creano problemi, identificati come non educativamente recuperabili. Di fatto chi non si allinea alle pratiche rieducative del carcere e si rivolta, se ha superato la maggiore età, potrà essere deportato in queste nuove sezioni. La prima qui a Bologna, ma sembra che altre città siano pronte a seguire l’esempio. Per inaugurare questo regime 70 reclusi della sezione “Alta sicurezza 3″ sono stati smistati e deportati in altre carceri, mentre intere sezioni in carcere hanno subito stravolgimenti.

Abbiamo raccontato le rivolte al Beccaria e al carcere minorile di Bari, avvenute proprio di recente. Abbiamo ricordato le rivolte che nel 2020 hanno infiammato le carceri di tutta Italia, i morti al Sant’Anna – il carcere di Modena – la strage di Stato. Abbiamo condiviso quanto il DDL sicurezza all’orizzonte intenda colpire chi lotta dentro ancora più duramente di prima, e allo stesso modo chi da fuori sostiene con la solidarietà. Abbiamo condiviso quanto avviene nelle strade, nei quartieri, i rastrellamenti polizieschi quotidiani sulla linea del colore, il razzismo di Stato. È stata rilanciata la solidarietà al popolo palestinese, ad Anan, detenuto da oltre un anno nelle carceri italiane, perché nessunx sarà liberx finché la Palestina non sarà libera. Abbiamo diffuso i riferimenti del Sindef – sindacato nazionale detenuti e famiglie – un progetto sindacale gestito dai reclusi in sviluppo nelle carceri italiane, e lasciato i riferimenti per scrivere a Mezz’ora d’aria, trasmissione sulle frequenze di Radio Città Fujiko a disposizione dei detenuti e delle detenute qui su Bologna.

La repressione non basterà a fermare la solidarietà

CONTRO IL 41 BIS, L’ALTA SICUREZZA E TUTTI I REGIMI SPECIALI
FUOCO ALLE GALERE