BOLOGNA: CONTRO L’ISTITUZIONE DI UN NUOVO REGIME CARCERARIO SPECIALE PER “GIOVANI ADULTI”

Diffondiamo:

Ieri martedi 25 febbraio un po’ di persone si sono trovate sotto al carcere del Pratello per un volantinaggio rumoroso contro l’istituzione di un nuovo regime speciale per “giovani adulti problematici” (provenienti da istituti minorili) all’interno del carcere della Dozza, e per portare la loro solidarietà ai reclusx. Di seguito il volantino distribuito:

IL CARCERE FA SCHIFO

Siamo qui per contestare l’istituzione di una sezione speciale destinata a “giovani adulti problematici” (giovani provenienti da istituti minorili) all’interno del carcere della Dozza (carcere “per adulti”). Sembra che proprio oggi martedì 25 febbraio stia avvenendo il trasferimento di 50/70 detenuti (il numero non è chiaro) provenienti da diversi istituti penali per minori di Italia, pare, dal centro nord. Questa misura ha già previsto la deportazione di 70 reclusi in “Alta sicurezza 3”, per fare spazio ai detenuti in arrivo. Le sezioni “alta sicurezza”, articolate su tre livelli, sono regimi speciali, i più isolati e degradanti di tutta la struttura penitenziaria, peggio dell’ AS c’è solo il carcere cosiddetto duro\41bis. Il trasferimento di questi detenuti potrebbe creare ulteriori trasferimenti interni tra sezioni AS, scombussolando la vita già difficile di ben piu di una cinquantina di giovani detenuti. I detenuti trasferiti dai penitenziari minorili sono di età compresa tra i 18 e i 25 anni, hanno commesso un reato quando erano ancora minorenni e per il ministero sono da considerarsi non educativamente recuperabili.

Ma chi è “non recuperabile”? Probabilmente chi non si allinea alle pratiche rieducative del carcere, che, come si è visto a Milano al Beccaria, consistono in punizioni, pestaggi e violenze. Questa manovra che viene spacciata come risolutiva dei problemi di spazio e di inagibilità del carcere minorile del Pratello mostra la vera faccia di questo sistema: non esiste alcuna differenza tra un carcere per minori ed uno per adulti, il carcere fa schifo.

I detenuti vengono gestiti, presi, spostati, assegnati ad altri carceri, considerati come numeri in più all’interno di una struttura sempre più sovraffollata e in decadenza. Il trasferimento spesso viene usato come arma di punizione da parte dell’amministrazione penitenziaria per isolare le persone dai legami che si sono costruite all’interno del carcere e dai loro affetti all’esterno. Una quotidianità carceraria che oltre ad essere priva di dignità umana è, post pandemia e post rivolte, sempre più soggetta a soprusi di ogni tipo: dalla potenziata discrezionalità di ogni singola Direzione carceraria e Sanitaria, all’abuso di potere delle guardie penitenziarie. Quando qualcuno prova a rompere questo monopolio restituendo un’infinitesimale parte della violenza statale viene duramente represso, come avvenuto dopo le rivolte del marzo 2020.

Anche al carcere minorile del Pratello vi sono stati episodi di rivolta ed evasione: a fine dicembre del 2022 una cella è stata data alle fiamme e qualche giorno dopo vi è stata una rivolta. Anche in questo caso vi sono stati trasferimenti punitivi dei detenuti maggiorenni coinvolti alla Casa circondariale per adulti. Si parla di cinque celle rese inagibili e di una porta blindata divelta. A luglio del 2024 i detenuti hanno dato fuoco a due celle e sfidato le guardie, mentre un detenuto è riuscito ad evadere attraverso un foro scavato nella cella. Un’altra evasione risale a settembre del 2023. Ma questi sono soltanto alcuni degli episodi di rifiuto e rivolta di cui abbiamo notizia dalla stampa di regime, chissà invece quante sono le rivolte che rimangono represse dietro quelle mura.

Chi riduce il problema del carcere ad un problema di “sovraffollamento” è lo stesso che le galere le ha riempite fino a farle scoppiare.

Con l’approvazione del Decreto Caivano, un provvedimento fortemente punitivo e repressivo volto a criminalizzare e colpire i giovani delle periferie e le fasce più marginalizzate della popolazione, la situazione si è ulteriormente aggravata: più pene, più carcere, più facilità per un minore di finire in arresto e/o di essere tradotto in questura, eliminazione di istituti alternativi al carcere (ora subordinati a lavori di pubblica utilità nonostante la minore età, riproducendo la premialità già presente nelle carceri comuni e nei regimi speciali). Un decreto approvato per far fronte a quella che il governo Meloni definisce come “emergenza baby gang”,un tipo di retorica, non lo dimentichiamo, propagandata non solo dai governi di destra ma anche da tutte quelle realtà politiche e partitiche che si proclamano di sinistra ma che hanno sempre portato avanti e vidimato politiche emergenzialiste e securitarie.

A Bologna questo attacco ha trovato infatti nuovo vigore con l’asse Lepore-Piantedosi, tra retate, espulsioni, arresti, interventi ad “alto impatto” nei quartieri e per le strade, fino alla recente ordinanza del prefetto che vieta l’accessibilità ad alcune zone della città a quelle persone valutate “moleste” da guardie e divise, naturalmente con “valutazioni” iper discrezionali e arbitrarie. Un dispositivo, quello delle “zone rosse”, che sta armando ancora di più il senso di impunità delle forze dell’ordine. Una caccia alle streghe che conferma la funzione primaria del carcere come strumento di repressione, governo delle diseguaglianze e del conflitto sociale, volto al mantenimento di un ordine fatto di sfruttate e sfruttatori.

In un clima di guerra interna e sistematica repressione del dissenso (in qualsiasi forma esso si esprima) il carcere diventa prospettiva concreta per chiunque si opponga a questo esistente. Non vogliamo un carcere bello. Non vorremmo nessun carcere.

CHE LA RIVOLTA SOCIALE (PAROLA VUOTA E RIDICOLA IN BOCCA AI CANI DA GUARDIA DEL PADRONATO) DIVENTI REALTÀ DENTRO E FUORI LE GALERE