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Torturare e deportare: dal lager CPR di Gradisca [AGGIORNAMENTI]
Cresciamo nei terreni incolti, nelle zone asciutte e sassose, ai bordi dei viottoli

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Venerdì 14 novembre
La Vampa (Vico Calce n.28)
Ore 18
Presentazione mista del libro “Carte Forbici Sassi” – racconti ed esperienze autobiografiche contro prigioni e patriarcato
Ore 19.30
Cena
Ore 20
Laboratoria separata per confrontarci su esperienze di carcerazione e resistenza, di rapporto tra dentro e fuori, di cosa immaginiamo quando pensiamo alla carcerazione. Aperto a donne, lesbiche, persone trans* e non binarie. Raccomandiamo puntualità!

Riceviamo e diffondiamo
In provincia di Verona, un’infame operazione di sgombero è finita con la morte di tre infami carabinieri e il ferimento di altri militari. Lo sgombero di un vecchio casolare senza corrente occupato da due fratelli e una sorella finiti in estrema povertà in seguito a problemi finanziari e ipotecari, i tre si opponevano a una sentenza di sfratto del tribunale, la vicenda nasce da un mutuo che avrebbero sottoscritto nel 2014, con l’ipoteca di campi e casa.
I tre avevano però sempre sostenuto di non aver mai firmato i documenti per il prestito, e che anzi le firme erano state contraffatte. L’iter giudiziario era però arrivato fino alla decisione di esecuzione dell’esproprio e così è iniziata la violenza delle guardie e istituzioni, così cieche e pronte ad eseguire gli ordini, a far rispettare le regole a qualsiasi costo. C’erano già stati altri tentativi in passato, l’ultimo nel 2024, a cui i tre hanno resistito minacciando di far saltare in aria la casa.
La rabbia nata dentro Franco Dino e Maria Luisa dopo anni di abbandono e accanimento da parte delle istituzioni li aveva portatx a decidere di difendere l’unica cosa che sentivano gli fosse rimasta.
Fin dall’inizio, le operazioni sono state preparate da un grande dispiegamento delle forze dell’ordine con artificieri e merde in antisommossa, infatti le forze del male dicono di aver avvistato con droni alcune molotov sul tetto prima dello sgombero, ma la forza repressiva non è bastata a fermare la rabbia. Una volta entrati: gli sgherri dello stato si sono ritrovati difronte bombole di gas aperte, dicono che l’aria era già satura, quando con grande coraggio Maria Luisa, sola ad affrontare lo sgombero, con un accendino (o una molotov, non è chiaro) ha dato fuoco a una bombola piena d’odio, facendo saltare in aria 3 sgherri e ferendone altri 25. Maria fortunatamente è riuscita ad allontanarsi rimanendo gravemente ferita, non riuscendo a fuggire al contrario dei fratelli, purtroppo per loro, la fuga non durerà molto ed entrambi verranno presi da lì a poco.
Lo stato piange 3 carabinieri, proclama lutto nazionale e Crosetto parla di “follia totale”.
Noi festeggiamo perché il 14 ottobre 2025 alcuni omicidi di stato sono stati vendicati e lo stato e le forze del male hanno avuto paura. A Crosetto ci viene da rispondere che follia totale è eseguire quello sgombero, come qualsiasi altro sgombero, follia è l’accanimento dello stato, e che l’unico modo efficace per resistere a uno sgombero dovrebbe essere questo!
In una notte di Ottobre un boato che sapeva d’anarchia, poi le urla dei militari che sapevano di vendetta!
Maria, Franco e Dino sono tuttx e tre accusatx inizialmente d’omicidio premeditato in seguito diventato reato di strage.
Maria Franco e Dino liberx, le stragi le fanno guardie e istituzioni nel mediterraneo! Stragista è lo stato!
Grazie Maria per il tuo coraggio! Meglio una casa in meno che una casa vuota!
Morte ai Carabinieri e a tutte le forze dell’ordine! RAMY VIVE!!
Le streghe non se ne sono mai andate, hanno solo cambiato pozioni!
Maria è attualmente ricoverata in terapia intensiva per le ferite riportate. Franco e Dino sono in stato d’arresto. Nei giorni successivi, con Maria ancora in terapia intensiva i media avvoltoi ricostruivano la dinamica di quella notte, iniziando il processo di criminalizzazione e demonizzazione di Maria, definendola “la capa dei tre fratelli” e descrivendola come una pazza.
All’interrogatorio del Gip per la convalida Dino e Franco non hanno risposto e il giudice ha confermato la custodia in carcere, accusati di concorso in strage. Per Maria invece, anche gli inquirenti la giudicano come esecutrice materiale e principale responsabile del gesto. Franco e Dino sono reclusi alla casa circondariale di Montorio.
SOLIDARIETA CON LX RAMPONI!!
Per scrivergli:
Franco Ramponi
Casa Circondariale di Montorio, Via S. Cosma 1, 37141 Verona.
Dino Ramponi
Casa Circondariale di Montorio, Via S. Cosma 1, 37141 Verona.
Maria è ancora ricoverata in ospedale a Borgo Trento sorvegliata da agenti, presto verrà interrogata dal Gip.

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14.15.16 Novembre
Matrici Aperte (Brescia)
VENERDÌ 14
15:00 apertura
Per tutto il giorno tattoo e laboratori collettivi di stampa. Faremo maglie, toppe e cartoline in serigrafia, linoleografia e tipografia (porta tessuti e carta).
19:00 cibarie varie
21:00 live @kiki_alix + dj set
SABATO 15
11:00 presidio sotto al carcere di canton mombello
14:00 apertura, tattoo e laboratori collettivi di stampa
20:00 cibarie
21:00 live @siouxieandtheskunks + @liquidwords.band
DOMENICA 16
13:12 pranzo collettivo
15:00 tattoo e piercing
laboratorio di fanzine autoprodotte con @fanzacheganza
PER TUTTI I GIORNI
Baretto_musica_banchetti_distro_stampe_massaggi_presabbene
La tre giorni è tutta benefit prigionierx.
Contro ogni muro in tutte le sue forme, reali e immaginarie.


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FORLÌ, LA CITTADELLA DELL’AEREOSPAZIO È UNA CITTÀ DELLA GUERRA!
Sul progetto di Leonardo e Thales nel quartiere Ronco.
Come spesso accade nel nostro mondo digitalizzato, gli eventi della vita ci appaiono come immagini, astrazioni da schermo, completamente scollegate dalle cause o dai responsabili materiali. Così la guerra, che pure tragicamente è un tema ricorrente nella società in cui viviamo, viene presentata quasi fosse un evento atmosferico avverso, qualcosa che non si può prevedere né tantomeno fermare.
Invece, esattamente come per il genocidio in Palestina o la guerra tra NATO e Federazione Russa sul suolo ucraino, qualsiasi tipo di conflitto armato necessita di soldati che, obbedendo, le combattano; di ufficiali e strateghi che le dirigano; di politici che le approvino; di banche e ricchi imprenditori che le finanzino; di tecnici e centri di ricerca che sviluppino le armi; di aziende e fabbriche che le costruiscano.
E così, nella placida e tutto sommato privilegiata Forlì, il Comune e la Fondazione Cassa dei Risparmi (onnipresente dove c’è da far soldi!), unite nella “Fondazione Mercury”, assieme al consorzio ERiS (Emilia Romagna in Space), promosso da Thales Alenia Space con sette imprese emiliano romagnole, vogliono impiantare una cittadella della guerra, per farci capire da vicino cosa significhi essere parte integrante della logistica della morte.
2000mq di terreno (che in futuro potrebbero diventare molti di più) di proprietà del Comune di Forlì, nel quartiere Ronco (non bastava la caserma De Gennaro!?), per l’esattezza in via Montastro, a due passi dal Polo Tecnologico Aeronautico-Spaziale dell’Università, in cui dovrebbe sorgere un “polo” di produzione altamente tecnologico nell’ambito delle antenne satellitari “dual-use”, ossia doppio utilizzo in ambito sia civile che militare. La cessione del terreno al consorzio ERiS è già stata approvata a metà ottobre all’unanimità: la riprova che su militarizzazione e soldi, centro destra e centro-sinistra vanno d’accordissimo.
Cosa c’entra questo con la guerra!? Purtroppo il curriculum delle aziende che partecipano al consorzio ERiS parla da solo: la multinazionale capofila Thales Alenia Space, partecipata da Thales (67%) e Leonardo (33%), rappresenta un tassello chiave del complesso militare-industriale che alimenta i conflitti in tutto il mondo, realizzando componenti strategici per i sistemi di comunicazione, sorveglianza e difesa. I satelliti prodotti da Thales Alenia Space forniscono gli “occhi” a droni e tecnologie militari per colpire i loro obiettivi.
Leonardo (azienda compartecipata dallo Stato italiano) e la francese Thales, collaboratrice di primo piano della israeliana Elbit System, a cui ha fornito i componenti per i droni dell’IDF, sono tra le principali fornitrice di tecnologie militari allo Stato d’Israele per massacrare la popolazione palestinese. Senza contare che Leonardo è la terza azienda di armi in Europa per fatturato.
Nel consorzio ERIS partecipa, tra le altre, anche la ditta Curti di Castelbolognese, già al centro di proteste per il suo ruolo di fornitrice di componenti militari per elicotteri alla Leonardo.
Il “doppio” utlizzo, civile e militare, che viene sbandierato per far sembrare che ci sia una sorta di “valore sociale” della tecnologia prodotta è puro fumo negli occhi: il fatto che queste antenne satellitari possono ANCHE essere usate per altro non ci fa dimenticare il loro scopo principale. Per fare un esempio dell’utilizzo dei servizi internet satellitari nei conflitti odierni, basti ricordare il ruolo che le costellazioni di satelliti e di ricevitori come Starlink di Elon Musk hanno avuto e stanno avendo nella guerra in Ucraina, diventando un elemento chiave per le telecomunicazioni e l’osservazione terrestre, guidando i droni e i sistemi di puntamento dell’artiglieria sugli obiettivi prescelti. Non a caso proprio Starlink é il modello dichiarato per la realizzazione di una costellazione europea di satelliti dual use, che vede in prima fila l’alleanza tra Thales, Leonardo e Airbus (progetto Bromo).
Le macerie della striscia di Gaza e le decine di migliaia di morti ammazzati in Palestina (o in Sudan, Congo, Yemen, Ucraina…) portano la firma, tra le altre, di Leonardo e di Thales.
Se questo progetto dovesse andare in porto, anche Forlì potrebbe figurare come uno dei centri italiani di produzione di morte. E per cosa? Per la solita sanguinaria sete di profitto di padroni, fondazioni e aziende private e la smania di potere e riconoscimento dei politici locali e regionali.
La “creazione di posti di lavoro”, eterno mantra per far ingollare ogni schifezza, potrà anche stavolta farci dimenticare ogni scrupolo morale? Il lato “istruttivo” di questa bruttissima faccenda è che ci viene mostrato che le guerre vengono alimentate a pochi km da dove abitiamo, nelle nostre città, indicandoci che i produttori di morte hanno nomi, cognomi, indirizzi, e che li possiamo fermare! Li dobbiamo fermare!
NESSUNA CITTADELLA DELLA GUERRA, NÉ A FORLÌ NÉ ALTROVE!
SABOTIAMO, DISERTIAMO, BOICOTTIAMO IL MILITARISMO!
PALESTINA LIBERA IN UN MONDO LIBERO!
Collettivo Samara
PROGRAMMA:
➡️ GIOVEDÌ 20 NOVEMBRE.
Approfondimento ed assemblea aperta sul traffico d’armi globale e gli snodi romagnoli coinvolti.
* Ore 19.00 buffet vegan
* Ore 20.00 avremo con noi Linda Maggiori (giornalista e attivista) che ci parlerà della filiera della produzione delle armi in Emilia-Romagna, con un occhio particolare al contesto forlivese, dove avanza il progetto della cittadella dell’aerospazio di Thales e Leonardo prevista nel quartiere Ronco. L’iniziativa si terrà al “E’ Circulét” (Circolo Arci Asyoli), in via Garibaldi 280 a Forlì.
➡️ VENERDÌ 28 NOVEMBRE CORTEO.
in occasione del nuovo sciopero generale lanciato dai sindacati di base contro la finanziaria di guerra e in solidarietà con la Palestina, a Forlì ci sarà un CORTEO contro riarmo, guerra e contro il progetto ERiS, ovvero la cittadella dell’aerospazio di Thales-Leonardo prevista nel quartiere Ronco per produrre ed assemblare antenne satellitari dual use (civile e militare). Il concentramento della manifestazione è previsto in piazzale della Vittoria alle ore 9.00
SABOTIAMO LA GUERRA E IL MILITARISMO.
CON LA PALESTINA NEL CUORE.
Collettivo Samara
MANIFESTI:

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PRESIDIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI CAGLIARI
MERCOLEDÌ 12/11 ALLE ORE 9
Il 12 novembre lo Stato italiano con ogni probabilità celebrerà il processo contro il nostro compagno Paolo ed altri due nostri amici. Non sappiamo e non ci interessa sapere se siano o meno gli autori di ciò per cui vengono accusati. Come anarchici, siamo sempre solidali e complici con chi si oppone a una società che produce miseria, disuguaglianze, violenze, morte e genocidi. Ci preme sottolineare come ancora una volta il sistema tramite i suoi servi si accanisca, con continue ritorsioni e tormenti, contro chi, in libertà e in detenzione, non ha mai piegato la testa, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli, denunciando le violenze degli sbirri, le torture dello Stato che, nel carcere di Uta, nega ai prigionierx persino l’acqua potabile, contro chi svela la complicità arrogante del tribunale di Sorveglianza e dei garanti che tacciono sui soprusi e sulle torture subiti quotidianamente dai prigionierx.
per questi e per tanti altri motivi Paolo ha portato avanti uno sciopero della fame per 44 giorni tra maggio e giugno.
I tribunali sono strumenti per esercitare la violenza della legalità, pertanto pensiamo che il verdetto sarà usato come punizione esemplare, per mandare a loro, e a tuttx i proletari, il messaggio che non bisogna ribellarsi, ma bisogna accettare in silenzio ogni violenza e tortura dello Stato. Per questo non accetteremo i verdetti di giudici che rappresentano questo sistema assassino.
Siamo solidali e complici con Paolo, Joan e Walter e non li lasceremo soli né nelle galere, né nei tribunali.
Anarchicx contro carcere e repressione
PAOLO LIBERO
TUTTX LIBERX
FUOCO ALLE GALERE

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25 novembre ore 18
Piazza Tasso (Firenze)
Abbiamo deciso di chiamare questa piazza il 25 novembre sulla ricorrenza della giornata nazionale contro la violenza sulle donne, poi diventata giornata contro la violenza patriarcale e di genere perché in quanto persone trans non ci sentiamo né riconosciutx, né previstx o inclusx dalle analisi, narrazioni e immaginari di lotta delle piazze degli ultimi anni. Vogliamo prenderci spazio e alzare la voce. Vogliamo che la supremazia cis tanto nel mondo quanto negli spazi di movimento venga riconosciuta e problematicizzata perché necessaria per il mantenimento del patriarcato e la sua esportazione di repressione, dolore e morte. Spingiamo perché ci sia uno sforzo collettivo e trasversale per abolire la supremazia cis come c’è per lottare contro il patriarcato.
Abbiamo chiamato questa piazza perché ancora c’è chi storce il naso quando come persone trans pretendiamo di partecipare a momenti di lotta separati.
Siamo stufx che le nostre esperienze di sessismo vengano sminuite e invisibilizzate dallx compagnx cis. Siamo stufx di venire picchiatx e uccisx per strada nell’indifferenza del mondo cis. Siamo stufx che mentre noi veniamo cacciatx dai centri antiviolenza perché siamo trans nella rete dire per i cav possano partecipare tranquillamente realtà transfobiche.
Abbiamo chiamato questa piazza perché non ci accontentiamo più di un’inclusione superficiale, non ci bastano più le schwa nei comunicati, vogliamo una vera complicità nella lotta per la liberazione di tutti i corpi e vite dal patriarcato.
Non aspetteremo più che il movimento autodefinito transfemminista che però rimane profondamente ciscentrico si svegli, vogliamo prenderci spazio ora.
Non c’è transfemminismo senza persone trans

E’ nato il blog TRANSENNE – Barricate contro la transfobia
CHI SIAMO
Siamo una rete informale di persone trans* da tutta Italia in cui convergono individualità da diverse esperienze e percorsi, ma accomunate dalla critica al capitalismo, allo Stato, al suprematismo bianco e al potere del sistema bio-medicale, con un approccio intersezionale alle lotte. Organizziamo dall’estate 2022 un Campeggio Trans, un’iniziativa di socializzazione e scambio di prospettive nata dalla necessità di incontrarci e (ri)conoscerci su una base di affinità e orizzontalità per organizzarci in maniera autogestita senza la delega ad associazioni, partiti o istituzioni, e per estendere le nostre relazioni in senso più ampio rispetto ai soli collettivi urbani.
Da questa esperienza abbiamo costruito dei percorsi di sostegno alle persone trans detenute, oltre a mobilitazioni contro la transfobia di Stato e di movimento, prestando particolare attenzione al fenomeno del femminismo transfobico (TERF) e denunciando gli attacchi all’autodeterminazione trans da parte dei governi e del sistema medico. Nel partecipare ai momenti di lotta e mobilitazione del movimento transfemminista e per la libertà del popolo palestinese, cerchiamo di costituire una presenza organizzata per mettere in luce la nostra solidarietà alle altre persone oppresse da questo sistema e l’esistenza di una pratica trans militante radicale.
Questo sito vuole essere un collettore di alcuni dei contenuti che produciamo sulla base dei nostri incontri e scambi di sapere e riflessioni. In un momento storico in cui si sono moltiplicate le rappresentazioni mediatiche dell’esperienza trans e i luoghi di aggregazione virtuali, continuiamo a credere nell’importanza di creare possibilità di incontro fisico tra persone, interagendo di volta in volta con i contesti che ci ospitano, dalle occupazioni transfemministe e/o anarchiche in città ai contesti rurali solidali, godendo qui anche di una relazione con la natura da cui spesso siamo così alienatx in questi tempi.
Desideriamo dare vita a nuovi immaginari, tessere nuove narrazioni dell’esperienza trans, oltre la logica della rappresentazione, rompendo con la sovradeterminazione dei nostri vissuti e anche con una certa forma di performatività estetica che si traduce poi in nuove forme di normatività. Diamo vita a nuove forme di autonarrazione, riconoscendo le nostre singole vite nella loro unicità, riflettendo i nostri sguardi nella condivisione e nella solidarietà.
Sul sito verranno pubblicati comunicati, approfondimenti, materiali e le iniziative che organizziamo o a cui partecipiamo, dove puoi trovarci se ti interessa conoscerci e coinvolgerti!
Scrivici alla nostra email se vuoi contribuire in qualche modo a questo percorso od organizzare delle iniziative sul tuo territorio:
transenne@riseup.net
Puoi rimanere aggiornatx sui nuovi articoli pubblicati sul nostro canale telegram

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DOMENICA 16 NOVEMBRE
presso E’ Circulet (Circolo Asyoli), corso Garibaldi 280.
➡️ GIORNATA DI APPROFONDIMENTO E DISCUSSIONE SULL’ANTIPSICHIATRIA:
ne parleremo con le/i compagnə del Collettivo Artaud di Pisa e con Angelo del Collettivo CAMAP che gestisce tra l’altro il telefono di mutuo aiuto antipsichiatrico.
* Ore 13:00 pranzo conviviale con buffet vegan.
* Ore 14:30 chiacchierata su il TSO come strumento di Tortura, Sopruso e Oppressione: rischi legati a questa misura costrittiva e autodifesa legale e pratica.
* A seguire decompressione e convivialità.
* Ore 16:00 la psichiatria a scuola: come le aule sono sempre più e sempre più precocemente laboratori di psichiatrizzazione delle nostre vite.
* Ore 17:30 la psichiatria nella vita quotidiana: perché patologizzare i nostri comportamenti è uno strumento di dominio da parte del potere? Perché siamo antipsichiatricx per una idea di cura radicalmente altra?!
Organizza Collettivo Samara
Contatti: samara@inventati.org

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9 novembre ore 17 presidio al CPR di Ponte Galeria
Appuntamento alla stazione Fiera di Roma del treno per Fiumicino
La grande differenza tra una galera israeliana e un CPR come quello di Ponte Galeria è che la maggior parte delle torture e delle uccisioni l’Italia le ha esternalizzate ed appaltate alle guardie di Libia, Niger e Tunisia coperte dall’UNHCR.
Il razzismo, la segregazione e l’espulsione hanno la stessa radice coloniale, da una parte all’altra del Mediterraneo.
La storia dei CPR è fatta di quotidiane resistenze individuali e collettive che spesso hanno acceso la solidarietà all’esterno.
Ad oggi il CPR di Ponte Galeria è stato ricacciato nel silenzio, nulla è dato sapere dalla voce diretta delle persone imprigionate.
A Roma il PD – che ha avuto tra le sue fila i consulenti di Leonardo, i diretti responsabili dei lager in Libia e del bottino coloniale consegnato ad ENI – gioca una battaglia elettorale sul corpo delle persone colpite dal razzismo di stato dichiarando cose che non farà mai, come la chiusura dei CPR che il PD stesso ha aperto.
Crediamo sia importante rompere l’isolamento delle persone imprigionate e far sentire forte la nostra solidarietà fuori da quelle mura.
Assemblea di solidarietà e lotta