L’ISTINTO BRIGANTE. APPUNTI SU 270 BIS E LUCANIA

Diffondiamo:

Quello che segue vuole essere un abbozzo non esaustivo su un’operazione repressiva avvenuta nel territorio lucano. Molti temi semplicemente toccati o citati andrebbero e meriterebbero più spazio e tempo per essere approfonditi, qui ho solo cercato di restituire come potevo un quadro riassuntivo e un minimo di contestualizzazione per comprendere la natura dei fatti. Ogni parola e pensiero espresso sono frutto della sola esperienza e sensibilità individuale di chi scrive.

Verso la fine di giugno del duemilaventitre, l’alba bussava alle porte vestita da sbirro. Mentre delle case venivano perquisite dall’antiterrorismo di Potenza (tra la Basilicata, Torino, Milano, Sardegna ed Emilia Romagna) dodici persone venivano portate in caserma per una perquisizione informatica e rilasciate dopo otto ore con un foglio di apertura d’indagine nei loro confronti per i reati di associazione terroristica (270 bis) e istigazione a delinquere. A questa son seguiti due anni di limbo nei quali le persone coinvolte son state soggette ad intercettazioni telefoniche e pedinamenti, mentre le proprie vite venivano stravolte e divenivano materiale di studio per le guardie. La scorsa estate arriva così la notifica di chiusura d’indagine, e successivamente lo scorso mese quella per la fissazione dell’udienza preliminare che vi sarà al tribunale di Potenza il 3 marzo di quest’anno.
A conclusione dell’indagine – dalle cui carte si legge essere in realtà iniziata già alla fine del 2020 – si apprende su quali punti poggia l’accusa di 270 bis: propaganda anarchica , ricerca sul web o pubblicazione di materiale inerente alla lotta di Alfredo, striscioni e cartelli apparsi in vari centri in solidarietà con lx compagnx prigionierx, una non meglio precisata apparizione di stendardi inneggiati ad attentati nei confronti di appartenenti alle Istituzioni (riporto come scritto) , scritte su muri, partecipazione a cortei o manifestazioni non autorizzate e non pacificate, l’organizzazione di benefit e il possesso di una cassa di solidarietà (che qui diviene prova di un finanziamento volto ad alimentare questa sedicente associazione) e non ultima il danneggiamento di un impianto di stazione microsismica appartenente all’Eni.
Dalla zuppa di righe e parole cotta da guardie e PM si può dedurre come questa sia stata l’ennesima operazione repressiva agita come risposta repressiva alla solidarietà nei confronti di Alfredo, andando difatti a mutuare strumenti sperimentati sulla pelle di altrx compagnx e la medesima retorica deviante e psichiatrizzante nei confronti di chi cerca di non subire il dominio ma rivoltarsi ad esso e combatterlo (mi riferisco qui ad una certa terminologia psicologica usata per descrivere condotte e comportamenti che sempre più vanno a delineare anche attraverso la profilazione degli individui profili di devianza sociale). D’altro canto è un’operazione che nasce e prende respiro anche e soprattutto per lotte specifiche sul territorio lucano. Difatti nelle carte vengono citati i due spazi occupati che vi erano a Potenza e Matera, i vari collettivi e gruppi di affinità che vivevano e lottavano in queste latitudini, varie lotte tra cui quelle al CPR di Palazzo S. Gervasio e quella contro la trivellazione e la distruzione delle nostre terre e non ultima la scena punk hardcore locale (Make punk a threat again!).
E tale operazione si pone in un momento storico dove la Basilicata si ritrova ad essere un territorio ridotto all’osso, spopolato, immiserito, devastato, espropriato, oppresso e soffocato da anni di capitalismo coloniale e selvaggio. Sempre più trasformata in una bidonville, da dove estrarre e spremere, dove bruciare e seppellire. Un territorio invaso dall’eolico e da pannelli solari, interessato da trivellazioni, espropriato delle proprie fonti di acqua sempre più acquistate da multinazionali – come la Coca-Cola, da dove si prende il gas e l’idrogeno, un luogo dove una ruralità immiserita cozza con le varie sperimentazioni tecnologiche che avvengono nelle istituzioni totali della regione (ospedali e carceri in primis) la quale sempre più tende ad “emanciparsi” – goffamente – dal proprio passato per stare al passo con il progresso. E ciò è evidente anche nei processi di mediatizzazione e spettacolarizzazione del territorio, ridotto a gioiellino turistico per soddisfare la fame di esotico di ricchi turisti che ormai assaltano le coste e i piccoli borghi, sfigurandoli e soffocandoli tramite processi di gentrificazione. Turisti che vengono a cibarsi di una cultura e storia contadina rese mero fenomeno folkloristico mercificabile e consumabile. Nel frattempo le conseguenze di tali saccheggi, avvelenano vite, corpi e territori. Mentre da un punto di vista repressivo questa diviene sempre più territorio di frontiera, confine interno e confino politico.
A queste latitudini il sole illumina un macabro spettacolo del potere privo di ombre e mentre il muoversi di un filo d’erba al vento chiama alla libertà, lo sguardo si scontra subito contro un teatro d’oppressione fatta di rimosso e rimozione. Eppure è proprio nella non accettazione di un certo modo di vivere e di relazionarsi al mondo che nasce questa esigenza, questo spirito e questo desiderio di rivolta. Rivolta che ha animato questi territori nei vari secoli tra insurrezioni, banditismo sociale e brigantaggio, oltre che ai vari movimenti contadini di occupazione delle terre. Tracce di vita in rivolta che han scritto una ricca storia di lotta di classe contro i diversi padroni che si son dati il cambio nel dominio di queste terre. E non c’è da meravigliarsi se in territori così influenzati dalla magia si finisca per crescere con il desiderio di far sì che a cambiare sia la vita stessa creando dal niente piccoli focolari di autogestione e solidarietà. Perché lì dove c’è del vuoto, quel vuoto va colmato con i nostri sogni, legami e tensioni.
E checché ne voglia lo Stato coloniale, questi dialetti sovversivi e questo istinto brigante vanno già costruendo vite e tensioni rivoltose tessendo altre storie di lotta e libertà; perché quei gesti, quei linguaggi e quei sogni di libertà continuano a vivere in noi e attraverso il nostro agire; come una tamurriata sediziosa che accompagna il passo del cuore.

Solidarietà ad Anan, detenuto nel carcere di Melfi
Solidarietà allx compagnx arrestatx per l’op. Ipogeo e allx imputatx per il carnevale no Ponte per essersi oppostx all’ennesimo progetto coloniale
Solidarietà ad Alfredo, Anna, Juan, Stecco, Ghespe e a tuttx lx compagnx detenutx.
Solidarietà con le reclusx nei CPR.
Solidarietà a tuttx lx oppressx che disertano, si rivoltano, sabotano e distruggono questo mondo.
Che sia la fiamma delle nostre passioni a far cenere di questo mondo di morte!

Un anarchico lucano