PRESIDIO AL TRIBUNALE: CHI DEVASTA È IL PD, CHI SACCHEGGIA È ACER!

Il 28 luglio alle ore 9:30 si terrà l’udienza preliminare ad un compagno riferita ai fatti di giovedì 28 maggio 2020, quando l’amore di centinaia di persone liberò dalle recinzioni lo scheletro di quello che fu Xm24, ennesimo spazio sgomberato dall’amministrazione e dalla ruspa PD, un’esperienza che la città evidentemente non si rassegna a dimenticare.
L’accusa è devastazione e saccheggio: si riporta alla ribalta anche qui a Bologna quel reato che dal regime fascista viene utilizzato per colpire duramente i movimenti e l’autodeterminazione.

Non lo lasceremo solo. Continueremo a ribadire che chi devasta è chi sgombera e alza muri, chi saccheggia é chi svende interi quartieri alla speculazione, non chi si batte da sempre contro le discriminazioni, per l’autodeterminazione, l’autogestione e la solidarietà.

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Milano: MELE MARCE? ABBATTIAMO L’ALBERO

Lunedì 28 Giugno sono stati arrestati 52 agenti della polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere (CE); diversi filmati mostrano come, il giorno dopo ad una protesta dei detenuti in seguito alla diffusione dei primi casi di COVID-19 all’interno delle carceri, decine di secondini attuano una vera e propria rappresaglia fatta di pestaggi e torture.
Un’azione premeditata ed organizzata da decine di poliziotti (i detenuti parlano di 300), in cui sono stati coinvolti dai semplici secondini ai piani alti della linea di comando, non sembra lasciare spazio per la solita vomitevole narrazione del “caso isolato” e delle “mele marce”.
Oltre a quanto emerso dai filmati del carcere di Santa MCV, occorre ricordare di come, nel Marzo 2020, in decine di carceri italiane divamparono rivolte e proteste, tutte sedate con violenza e punite con forza. Da diverse carceri uscirono testimonianze che descrissero situazioni analoghe o ben peggiori a quanto visto nei filmati pubblicati, ma a fronte di almeno 13 morti a seguito delle rivolte nessuna responsabilità è stata ascritta al personale di polizia che in quei giorni intervenne. Senza questi filmati avremmo assistito ad una vera e propria strage di Stato, passata nel silenzio e coperta dalla complicità di medici, politici, giornalisti e magistrati.
La violenza della polizia non è però circoscritta alle carceri.
I recenti episodi accaduti a Milano, ma non solo, dimostrano come l’arroganza del braccio armato dello Stato sia sempre più trasversale e riguardi tutti e tutte.
Dall’avvento del primo coprifuoco in poi pare che la violenza degli sgherri in divisa abbia raggiunto il suo apice; le forze di polizia sembrano dirci che possono permettersi, nel deserto di socialità e nello stato di continua emergenza assicurato dalla pandemia, ogni tipo di azione, sicuri dell’impunità e dell’approvazione di giornalisti, politici e benpensanti. A Milano, solo negli ultimi mesi, reparti in antisommossa sgomberano persone sedute a bersi una birra, oppure sparano in piazze colme di gente, ferendo qualche malcapitato passante. Un gruppo di giovani afrodiscendenti, seduti a fare colazione in centro città, è stato brutalmente aggredito dalla celere. Fortunatamente questo episodio è stato filmato dalle persone coinvolte e non è stato possibile insabbiarlo nonostante i tentativi censori dei media.
Questo nuovo livello di violenta repressione però non è un caso, ma la risposta che lo Stato sembra voler dare alla situazione socio-economica sempre più stringente. Sempre più persone vivono marginalizzate, senza reddito, senza casa, mentre gli sgomberi continuano a grande velocità.
Un continuo susseguirsi di aggressioni ai lavoratori in sciopero, come a San Giuliano Milanese davanti alla FedEx, o addirittura uccisioni, come è successo a Novara a Adil Belakhdim, sindacalista della logistica investito da un camion durante un picchetto.
Un utilizzo sempre più asfissiante di fogli di via, Daspo Urbano e altre misure che limitano le libertà individuali e impediscono l’accesso a zone della città a persone ritenute socialmente inaccettabili, come è successo a due donne di etnia rom alle quali è stato proibito per un anno l’accesso alla metropolitana a causa della loro insistenza nel chiedere l’elemosina.
Questi non sono che alcuni esempi che mostrano come il potere stia cercando di isolare e colpire diverse categorie di persone, individuate sulla base di caratteristiche come la classe sociale, l’etnia e l’attivismo politico per confinarle nel loro ruolo di sfruttati e obbligarle a sostenere il peso di una società che si basa sulle disparità per mantenere il privilegio di pochi. La violenza e l’arroganza della polizia non sono altro che il tentativo di spaventare e isolare queste persone e annientare il più rapidamente possibile ogni forma di lotta e resistenza, fosse anche nel semplice trasgredire a un inutile coprifuoco o a chiedere dei diritti come lavoratori.
Che non si diffonda l’idea che, a fronte di condizioni di vita peggiori, sia possibile una qualche forma di protesta e disobbedienza alle norme e limiti decisi dallo Stato.
Noi crediamo sia necessario rispondere alla violenza dello Stato, crediamo sia necessario organizzarsi per non ritrovarci a vivere domani in un mondo ancora peggiore di quello in cui ci troviamo. Non possiamo far passare nel silenzio quello che avviene nelle nostre città, che sia dentro un carcere o in una piazza affollata il sabato sera; è necessario organizzare delle risposte che dicano forte e chiaro che non staremo a guardare mentre la polizia picchia, tortura e uccide. Non abbiamo fiducia che sia lo stesso Stato che arma polizia e carabinieri a processarli, lo stesso Stato che conosce solo la violenza repressiva come risposta ad ogni esigenza ed emergenza.
Non possiamo restare a guardare.
Alla violenza dello Stato rispondiamo con la rabbia sociale.
In diverse parti del globo questa rabbia si è concretizzata fino a dar vita a scenari che hanno fatto tremare i potenti della Terra. La grande ribellione avvenuta negli Stati Uniti in seguito all’omicidio di George Floyd ne è solo un esempio.
Anche qui a Milano e in altre città sono stati diversi gli episodi di resistenza all’arroganza poliziesca.
L’invito dunque è di guardarsi attorno e riconoscere i potenziali complici per poter affrontare insieme un problema che riguarda tutta la collettività.
Una prima risposta organizzata sarà questa domenica 11 luglio con un CORTEO, ci vediamo alle 17:00 al concentramento in Piazza 24 Maggio.

RIBELLIAMOCI ALLE VIOLENZE DELLA POLIZIA!